mercoledì 11 novembre 2020

Festa del cinema di Roma 2020 - Selezione ufficiale: Des frères blessés

Le condizioni di convivenza tra algerini e francesi erano molto tese è molti abitanti di Algeri si organizzano per protestare contro le disparità sociali e economiche, tra questi vi è Fernand Iveton, operaio comunista anticolonialista.

Si arruolò come ribelle e militante al FNL, aveva trent'anni quando piazzò una bomba nella sua fabbrica di Belcourt.

Venne denunciato e arrestato prima che la bomba esplodesse. Non ci furono di conseguenza né morti né feriti, ma a quei tempi Iveton unico algerino di origine europea venne condannato a morte e ghigliottinato nonostante molte prove fossero a favore, visto che le sue intenzioni erano quelle di avvertire il governo del dissenso non di causare morti.

A differenza di coloro che sostengono che il film francese si concentri poco sulla storia, né possiamo comprendere il motivo è rispettarne la coerenza narrativa, visto che è molto fedele al libro, e quindi anche la sceneggiatura di sviluppa attorno agli eventi che lo scrittore aveva voluto sottolineare: la storia d'amore con la bella Hélène, interpretata da una meravigliosa Vicky Krieps e sui giorni del processo.

Iveton intrpretato da Vincent Lacoste, in un vero e proprio stato di grazia, viene raccontato, fedelmente come nel testo narrativo, nella parte più difficile della sua storia, ovvero quando realizza che tutto è perduto e che la felicità con il suo amore, sembrava solo un ricordo sbiadito e irripetibile.

È nella scelta registica di una cinematografia intimista, in cui le scene si concentrano molto nelle inquadrature degli sguardi, dei corpi dei due attori eccellenti nella loro complicità tra il drammatico e lo sturmeriano.

Seppur in numero più esiguo non sono meno intense le parentesi in cui i personaggi ribelli vengono ritratti con un maturo realismo storico, fungendo da presagio allo strazio degli ultimi giorni: l'arresto, l'interrogatorio, la detenzione e il processo di Iveton, evoca anche la sua infanzia nel suo paese, l'Algeria, e si sofferma sul suo incontro in Francia con Hélène, sottolineando il suo paradiso perduto e l'inesorabile violenza e la preannunciata fine.

Nel film Des nos freres bléssès, diretto da Hélène Cisterne, ormai affermata regista parigina, la letteratura è la guida di un cinema raffinato, ideologico ma senza eccedere, che preferisce concentrarsi sulle emozioni di un uomo che come tuti ha amato e sperato in un'evoluzione della storia meno ingiusta e crudele, che diventerà sua moglie. L'estrema violenza delle ultime settimane della sua esistenza viene così messa in prospettiva con la felicità del passato, quasi a ricordare che Fernand Iveton è semplicemente un uomo che avrà amato e sperato.

(Dés nos frères bléssès) Regia: Hélier Cisterne; sceneggiatura: Katèll Quillevere; fotografia: Hachame Alaouie; montaggio: Lila Desiles; musica: Emil Sornin; interpreti: Vincent Lacoste, Vicky Krieps; produzione: Justin Taurand; origine: Francia; durata: 100'.



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