mercoledì 24 giugno 2026

Simone Gialdini eletto vice presidente degli esercenti cinematografici internazionali di UNIC

Si è tenuta martedì 23 giugno a Barcellona l’assemblea generale di UNIC, Unione Internazionale di Cinema, nel corso dei giorni della convention internazionale Cineurope. Appuntamento riservato a tutti i componenti dell’esercizio internazionale che sono stati chiamati a eleggere un nuovo direttivo a partire proprio dal vertice. Le associazioni nazionali e le principali imprese internazionali di esercizio cinematografico hanno eletto alla guida di UNIC per il prossimo biennio Jaime Tarrazón, la cui esperienza di alto profilo e un programma molto qualificante consentirà di affrontare le nuove sfide dell’industria cinematografica.

Contestualmente, i rappresentanti degli oltre 30 paesi membri di UNIC hanno eletto anche i componenti del board che guiderà l’associazione per i prossimi due anni e Simone Gialdini, direttore generale ANEC, è stato eletto Vice President assicurando la rappresentanza italiana all’interno del ristretto direttivo internazionale.

Così ha commentato la notizia Gialdini. “Un incarico di grande prestigio che consentirà di condividere in maniera sempre più incisiva le best practices del nostro mercato e gli spunti che abbiamo applicato al nostro comparto nazionale. L’Italia gode di grande stima nell’ambito dell’esercizio internazionale per le azioni che abbiamo condiviso con la filiera e con il governo nel recovery post pandemia e con i dossier sul tavolo, da AGORA UE alla fusione Paramount-WBD, per non dimenticare i temi dei diritti d’autore e non solo, il lavoro da fare è ancora molto. Accorciare le distanze con i tavoli europei operando direttamente consentirà di poter supportare anche l’azione già avviata con ottimi risultati dal Direttore generale cinema e audiovisivo, Giorgio Brugnoni, in ambito europeo per affermare la centralità della sala e non far passare l’esperienza sul grande schermo in secondo piano. I nostri uffici nazionali intensificheranno le attività di studio e approfondimento dei temi sovra nazionali con la costante azione di Mario Mazzetti, che da molti anni segue attentamente i dossier europei e di cui lo ringrazio per la puntuale e certosina attenzione con cui vi si dedica.”



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martedì 23 giugno 2026

In ricordo di Eli Wallach: cinque film in streaming dell'attore scomparso dodici anni fa

Il 24 giugno 2014 ci lasciava alla veneranda età di 98 anni il grande caratterista newyorkese Eli WallachInterprete versatile specializzato in ruoli da antagonista, Wallach ha attraversato il cinema americano e internazionale a partire dagli anni ‘50 con un’ironia sorniona e sempre elegante. Qui sotto potete trovare cinque film in streaming con cui vogliamo rendergli omaggio. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Eli Wallach, a cui rendiamo omaggio nell’anniversario della scomparsa

  • Baby Doll - La bambola viva
  • I magnifici sette
  • Il Buono, il Brutto, il Cattivo
  • Pazza
  • Il Padrino - Parte III 

Baby Doll - La bambola viva (1956)

Il primo ruolo di una certa importanza a Wallach lo fornisce addirittura Elia Kazan, che lo vuole nel cast di uno dei suoi lungometraggi maggiormente discussi e complessi. Baby Doll - La bambola viva incontra infatti enormi problemi con la censura a stelle e strisce, ma si dimostra un film difficile da dimenticare. Ispirato dall’opera di Tennessee Williams, il film vede protagonista una bravissima Carroll Baker, affiancata dal fido Karl Malden, Mildred Dunnock oltre ovviamente a Wallach in un ruolo che in pochi avrebbero reso così mellifluo e disturbante. Il dramma torbido ottiene quattro nomination all’Oscar: miglior attrice protagonista, attrice non protagonista, adattamento e fotografia. Disponibile su Amazon Prime Video.

I magnifici sette (1960)

Per Wallach arriva la partecipazione a uno dei western più amati e riveriti della storia del cinema americano. Diretto da John Sturges, I magnifici sette vede un gruppo di attori in stato di grazia recitare in una ballata epica e magnificamente ritmata. Yul Brynner, Steve McQueen, Charles Bronson, Robert Blake, Horst Buchholz, James Coburn ci regalano personaggi maestosi, che partecipano a un finale mozzafiato entrato di diritto nella storia del cinema. Enorme successo di pubblico, questo western segna uno degli ultimi veri exploit di pubblico del genere in quel decennio. Wallach disegna un personaggio a tutto tondo, e lo interpreta con la veemenza che gli è propria. Un vero e proprio spasso cinematografico. Disponibile su Apple Itunes,  Amazon Prime Video.

Il Buono, il Brutto, il Cattivo (1966)

Il western di Sergio Leone proietta Eli Wallach nella storia del cinema in maniera indelebile. Insieme a Clint Eastwood e Lee Van Cleef, l’attore forma un terzetto di personaggi indimenticabili. Il Buono, il Brutto, il Cattivo è forse il lungometraggio più “politico” di Leone prima di Giù la testa. Momenti di cinema portentosi, che sviluppano questa ballata fino ad arrivare all’iconico finale. Le musiche di Ennio Morricone scandiscono una sequenza in cui regia e montaggio riscrivono in maniera perentoria la grammatica di questo genere. Negli Stati Uniti il film sfonda il botteghino, così come del resto in tutto il mondo. La visione del west secondo Leone, potente e a suo modo disincantata. Capolavoro senza tempo. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

Pazza (1987)

Wallach partecipa insieme a un gruppo di vecchi amici/colleghi al cast di contorno del bel dramma giudiziario firmato da Martin Ritt. Barbra Streisand e Richard Dreyfuss sono i due attori principali in Pazza, lungometraggio che vede recitare anche Karl malden e Maureen Stapleton. Ispirato da una piece teatrale di successo, il film si poggia quasi interamente sulle interpretazioni delle due star principali, offrendo al pubblico dei ritratti non scontati. La critica e il pubblico non apprezzano in pieno, ma questo non significa che il prodotto non possegga momenti di cinema emozionante. Inteso, in alcuni momenti toccante, di sicuro impatto. Di quei film processuali come se ne facevano una volta…Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Il Padrino - Parte III (1990)

Chiudiamo col tanto vituperato terzo episodio della saga di Michael Corleone che invece a noi sta particolarmente a cuore, dal momento che a livello formale si tratta di un film prezioso. La fotografia di Gordon Willis infatti ammanta Il Padrino - Parte III di una vena autunnale e tragica. E poi Al Pacino giganteggia ancora una volta nel ruolo di Michael. Wallach, Andy Garcia, Diane Keaton, Joe Mantegna, una Talia Shire tagliente conducono in porto questa tragedia greca che talvolta barcolla a livello narrativo ma possiede momenti di grandissimo cinema. Sette le nomination all’oscar tra cui miglior film e regia, meritatissime. Davvero, concedete una seconda (o terza, quarta…) occasione a questo film, non ve ne pentirete! Disponibile su Amazon Prime Video, Paramount +.



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Sea of Thieves diventa un film: dietro al progetto c'è il "tocco" del regista di Spider-Man

Un nuovo adattamento cinematografico tratto dai videogame è in arrivo sul grande schermo e con il coinvolgimento del regista di Spider-Man: Brand New Day. Secondo quanto riferito da Entertainment Weekly, è in arrivo un film di Sea of ​​Thieves, videogame action-adventure del 2018 di Rare a tema pirati e in modalità multigiocatore.

Sea of ​​Thieves ha trionfato su Xbox e ha persino proposto un crossover con Pirati dei Caraibi, acclamato franchise cinematografico Disney, introducendo Sea of Thieves: A Pirate’s Life tramite cui è possibile fare squadra con Jack Sparrow e salvare il Mare dei Ladri dal temibile Davy Jones. Ma cosa sappiamo in merito al film?

Sea of ​​Thieves, dopo il successo del videogame si punta al cinema: tutto sul nuovo adattamento cinematografico

Secondo quanto riferito, Sea of ​​Thieves diventerà molto presto un film live action con il supporto del regista Destin Daniel Cretton, il cui nome è fortemente associato al contesto Marvel sia per Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli sia per Spider-Man: Brand New Day.

Secondo quanto riferito da EW, Cretton in questo caso figurerà soltanto come produttore con la sua casa di produzione Hisako Films. Il regista non è stato ancora rivelato. Nel frattempo il vicepresidente esecutivo e responsabile dei contenuti di Xbox, Matt Booty, ha introdotto così il nuovo film: “Il vero protagonista di un gioco di Sea of ​​Thieves è il giocatore e la sua community. Quindi, se ti metti a pensare a Sea of ​​Thieves, non ti chiedi: 'Chi sono i personaggi principali? Qual è la trama?'. È un gioco estremamente sociale, ma Sea of ​​Thieves ha un tono ben preciso. Si basa su una community molto cooperativa, quindi puoi iniziare a intuire cosa aspettarti”.

La serie di videogame propone un gioco di ruolo e d’avventura open world dove ogni giocatore può forgiare la propria storia, ambientata in un universo in cui è possibile trovare tesori e vivere battaglie navali in mare aperto, proponendo un mondo in continua evoluzione e storie indimenticabili.

In ogni caso Sea of ​​Thieves non è l’unico adattamento cinematografico estrapolato dal popolare mondo dei videogame. Di fatto è stato preceduto da numerosi titoli di successo come Super Mario che ha ottenuto ben due adattamenti cinematografici finora, così come da Un Film Minecraft approvato anche per un sequel. E ancora in arrivo sul grande schermo anche adattamenti su The Legend of Zelda, Street Fighter, Call of Duty e God of War, mentre in TV è attesa la terza stagione di Fallout e The Last of Us.



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lunedì 22 giugno 2026

I migliori film in streaming di Matthias Schoenaerts, nel cast di Supergirl

L’arrivo nelle sale di tutto il mondo dell’atteso Supergirl riporta sul grande schermo uno degli attori europei che amiamo maggiormente, ovvero il belga Matthias Schoenaerts. Ed è proprio a lui che vogliamo dedicare i nostri odierni cinque film in streaming. Buona lettura.

Cinque film in streaming di Matthias Schoenaerts, che interpreta Krem in Supergirl 

  • Un sapore di ruggine e ossa
  • Chi è senza colpa
  • Via dalla pazza folla
  • A Bigger Splash
  • La vita nascosta - Hidden Life

Un sapore di ruggine e ossa (2012)

Chiamato da Jacques Audiard a recitare niente meno che accanto al premio Oscar Marion Cotillard, Schoenaerts risponde con una prova potente, che perfettamente si compenetra con la dolcezza e la fragilità dell’attrice francese. I due portano Un sapore di ruggine e ossa a diventare un melodramma di enorme impatto emotivo, girato con quel senso di realtà rinforzata proprio di Audiard. Film che nella scena dell’incidente sconvolge, poi si assesta sui binari del cinema d’autore solidissimo e preciso. Davvero uno dei migliori film europei di quel decennio, coraggioso e appassionante. Prova che conferma Schoenaerts come attore di presenza ma anche di talento. Da rivedere ogni volta col cuore in gola. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Rai Play.

Chi è senza colpa (2014)

Nella parte del vero villain Schoenaerts torna a collaborare con quel Michaël R. Roskam che lo aveva lanciato grazie a Bullhead. Questa volta l'ambientazione newyorkese trasforma il loro noir in un gioiello di atmosfera metropolitana, condito con personaggi a tutto tondo. Chi è senza colpa viene portato avanti da un Tom Hardy sontuoso, a cui si accompagnano Noomi Rapace, James Gandolfini e altri caratteristi di lusso. Sceneggiato da Dennis Lehane, uno dei migliori film di quell’anno, forse addirittura il migliore. teso, drammatico, quasi tragico, con un finale coi fiocchi. Grande cinema di genere e piccolo fiore all’occhiello per tutti quelli che vi hanno partecipato. Da vedere col fiato sospeso. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, Disney +.

Via dalla pazza folla (2015)

L’appassionante adattamento cinematografico del capolavoro letterario di Thomas Hardy permette a Schoenaerts di sfoderare una prova calorosa e romantica, diventando immediatamente l’oggetto del desiderio di molti spettatori, noi compresi. Carey Mulligan come eroina tragica è perfetta, Michael Sheen a supporto prezioso e incandescente. Thomas  Vinterberg dirige Via dalla pazza folla con un trasporto emotivo dirompente, mettendolo in scena con un naturalismo che si tramuta in grandezza visiva. Film enormemente sottovalutato a nostro avviso, si tratta di un lungometraggio intenso, scandito da una sceneggiatura avvolgente. Davvero uno dei migliori film in costume dei nostri tempi. Noi lo amiamo quasi incondizionatamente, ovvero tutto a parte la prova tremenda di Tom Sturridge. Bellissimo e straziante. Disponibile su  Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision.

A Bigger Splash (2015)

Luca Guadagnino dirige uno dei suoi lungometraggi maggiormente giocosi e spocchiosi, sfruttando un quartetto di attori molto affiatati che comprende oltre a Schoenaerts anche Ralph Fiennes, la “Musa” Tilda Swinton e Dakota Johnson. A Bigger Splash è una commedia intellettuale che propone situazioni intriganti e personaggi che si ama odiare, o viceversa, dipende dal gusto degli spettatori. Il finale amaro non si coniuga perfettamente con il tono di quanto visto in precedenza, ma nel complesso ci si diverte a vedere questo cast notevole giocare con i rispettivi personaggi e i loro propri stereotipi. Alla fine chi ne esce meglio di tutti è proprio Schoenaerts, e con colleghi di quel calibro non era esattamente facilissimo…Brioso, civettuolo come avrebbe dovuto essere. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

La vita nascosta - Hidden Life (2019)

Partecipazione di contorno al lungometraggio migliore del grande Terrence Malick, almeno dai tempi de La sottile linea rossa. La vita nascosta - Hidden Life è la storia di un uomo semplice  e di sua moglie, una coppia in armonia con la terra in cui vogliono vivere ma che vengono dilaniati dal regime che li costringe a scegliere l’odo e la guerra. August Diehl è bravissimo, doloroso e potente. Accanto a lui una altrettanto intensa Valerie Pachner. Malick si avvale della bellissima fotografia e della colonna sonora ammaliante di James Newton Howard per costruire un storia di rivolta etica e politica di enorme impatto emotivo. Il miglior film dell’anno per distacco, elegiaco e necessario. Disponibile su Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Disney +.



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Black Panther 3, spunta l'indiscrezione: ecco quando inizierà la pre-produzione

Tra i numerosi progetti attesi dai fan del Marvel Cinematic Universe rientra il terzo capitolo dedicato a Black Panther. Negli ultimi anni il regista Ryan Coogler ha più volte affrontato il destino del Wakanda, ribadendo il suo interesse nell’approfondire nuove avventure guidate dalla nuova Pantera Nera di Shuri, ma una nuova indiscrezione emersa grazie a Jeff Sneider avrebbe offerto un’informazione più concreta sui prossimi passi da seguire.

Dopo il successo di Black Panther nel 2018 e la successiva (prematura) scomparsa di Chadwick Boseman, il Regno del Wakanda ha offerto al pubblico un secondo capitolo che ha dovuto fare a meno di Re T’Challa. A farsi carico dell’eredità della Pantera Nera in questo caso è stata Shuri, il cui ruolo è stato confermato in Avengers: Doomsday. È probabile che quanto accadrà nel quinto film corale dei Vendicatori influenzerà non poco la trama del terzo capitolo. Ma in cosa consiste l’indiscrezione?

Black Panther 3 quando parte? L’indiscrezione offre aggiornamenti interessanti sul destino del Wakanda

Stando alle recenti informazioni emerse dall’esperto di scoop Jeff Sneider di TheInsneider, Black Panther 3 dovrebbe entrare in fase di pre-produzione entro la fine del 2026. Sneider non ha offerto ulteriori informazioni in merito ma, stando alle sue parole, il terzo capitolo ambientato in Wakanda dovrebbe avviare i motori a breve, rispettando la finestra d’uscita del 2028. Inoltre si allineerebbe anche con le precedenti dichiarazioni del regista Ryan Coogler, secondo cui Black Panther sarebbe stato il prossimo film da dirigere.

Pur non avendo condiviso dettagli finora in merito alla trama, è assolutamente probabile che quanto accadrà in Avengers: Doomsday prima e in Avengers: Secret Wars dopo influenzerà non poco Black Panther 3. Il 2028, in ogni caso, sembra essere una data sensibile nel Marvel Cinematic Universe: oltre al ritorno del Wakanda con un terzo film, il 2028 dovrebbe anche introdurre una nuova era degli X-Men, con un reboot attualmente in fase di sviluppo con il regista Jake Schreier.

In merito ad un terzo film di Black Panther, finora sono emerse diverse voci di corridoio come ad esempio il possibile coinvolgimento di Delroy Lindo, reduce dalla pregressa esperienza con Coogler ne I Peccatori, e di Denzel Washington il cui ruolo non è stato ancora confermato. Non è chiaro neppure quando dovrebbe iniziare la fase di pre-produzione, ma le parole dell’esperto suggeriscono che non dovremo aspettare poi molto. Avengers: Doomsay, del resto, è atteso nelle sale italiane dal 16 dicembre 2026.



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Good Luck, Have Fun, Don't Die: Michael Peña commette un grave errore in una clip in anteprima esclusiva del film

Sta arrivando al cinema uno dei film più divertenti, sregolati e liberi della stagione, che da quando abbiamo visto alla Berlinale lo scorso febbraio stiamo cercando di portare alla vostra attenzione: il film Good Luck, Have Fun, Don’t Die, strampalato mix tra commedia, fantascienza, thriller e azione che vede protagonista un grandissimo Sam Rockwell e che è stato diretto da Gore Verbinski, il regista americano che in carriera ha esplorato vari aspetti del cinema contemporaneo, dalla saga di Pirati dei Caraibi fino all'horror di The Ring, passando per l'animazione di Rango e la commedia amara di The Weather Man. Il film, scritto dal comico inglese Matthew Robinson, debutta nei cinema italiani il 25 giugno distribuito da Vertice 360, e questi sono trama e trailer ufficiali.

Una notte oscura. Un diner affollato. Un uomo armato di detonatore irrompe nel locale proclamando di venire dal futuro. È la 117ª volta che torna con lo stesso imperativo. Prima che il tempo scada, deve reclutare un gruppo di avventori del tutto improbabili e palesemente impreparati (Haley Lu Richardson, Michael Peña, Zazie Beetz, Asim Chaudhry e Juno Temple) per fermare l’imminente apocalisse dell’intelligenza artificiale e salvare l’umanità dai pericoli dei social media. Il problema? Tutto gioca contro di loro: dagli sconosciuti scettici agli adolescenti con il cervello ormai consumato dagli algoritmi, fino a mostruosità digitali fuori da ogni controllo. Eppure, se questo improbabile gruppo riuscirà nell’impresa, forse il mondo potrebbe ancora salvarsi… oppure no, chi lo sa. Dal regista premio Oscar Gore Verbinski (Pirates of the Caribbean, The Ring, Rango), GOOD LUCK, HAVE FUN, DON’T DIE è un’avventura comica, frenetica, folle e apocalittica come non avete mai visto prima.

Come avrete forse letto in  in questa recensione, non è che di Good Luck, Have Fun, Don’t Die - massimalista fin dal titolo -  ci abbiano convinto solo la trama o i mille riferimenti che fa alla storia della fantascienza, ma anche la satira sui nostri cervelli fritti da telefonini e social media. Un esempio di quest'ultimo aspetto lo abbiamo nella clip del film di Gore Verbinski che vi presentiamo qui di seguito in anteprima esclusiva. Dei vari componenti la "squadra" che assiste il personaggio di Rockwell nel film, viene infatti raccontato del pregresso che arriva tramite alcuni flashback, e qui vediamo quello che vede protagonista il personaggio interpretato da Michael Peña che, assieme alla fidanzata (Zazie Beetz), insegna in un liceo di Los Angeles. Nella clip lo vediamo alle prese con una classe totalmente assorbita dallo smartphone, e con un suo gesto inconsulto che scatena nei ragazzi una reazione che avrà inquietanti conseguenze. 



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domenica 21 giugno 2026

Oggi nasceva Billy Wilder: ricordiamone il genio attraverso cinque film in streaming

Il 22 giugno 1906 nasceva a Sucha Beskidzka, in Polonia, il genio assoluto di Billy Wilder. Dopo essersi fatto le ossa a Vienna e Berlino, Wilder si è trasferito a Hollywood nel 1937 lavorando prima come sceneggiatore  -principalmente per il suo mentore Ernst Lubitsch - fino al suo esordio dietro la macchina da presa con Frutto proibito (1942), che vede protagonisti Ginger Rogers e Ray Milland. Da quel momento Wilder ha riscritto la storia del cinema americano sfidando il sistema dall’interno, proponendo storie e personaggi in grado di mettere in discussione lo status quo sociale, civile e politico del paese. I cinque film in streaming che abbiamo scelto per rendergli omaggio sono soltanto una piccola parte di una produzione ricca di toni, generi, sfumature e voglia di mettersi in discussione. Godetevi dunque il meglio del grande e invariato Billy Wilder, sperando che i titoli che trovate qui sotto vi stimolino a recuperare anche gli altri tasselli di una filmografia incredibile. Buona lettura.

Cinque film in streaming diretti dal genio di Billy Wilder

  • La fiamma del peccato
  • Giorni perduti 
  • Viale del tramonto 
  • A qualcuno piace caldo
  • L’appartamento

La fiamma del peccato (1944)

Uno dei lungometraggi che hanno contribuito in maniera fondamentale a scrivere la grande pagina del noir anni ‘40. Co Sceneggiato con Raymond Chandler, ispirato dalle pagine di James M. Cain, La fiamma del peccato possiede una tensione narrativa incredibilmente solida e sfaccettata. Una Barbara Stanwick magnifica femme fatale, Fred MacMurray in grande spolvero e il sempre efficace Edward G. Robinson compongono un trio di atotri principlai incommensurabile. Il resto lo fa una messa in scena tagliente e stilizzata. il meglio di Wilder come regista. Sette nomination all’Oscar tra cui quelle per il film, la regia, l’attrice protagonista e l’adattamento. Titolo extralusso, grande trasposizione che eleva il genere. Portentoso e soffocante. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Giorni perduti (1945)

Un weekend a New York, un giornalista dedito più alla bottiglia che alla pagina, un dramma che spesso e volentieri sfocia nell’horror psicologico, come nella straordinaria scena dell’allucinazione. Un Ray Milland mattatore e verissimo trascina Giorni perduti esattamente dove il regista vuole, contribuendo a farne un film di"intensità emotiva eccellente". Il lavoro sugli interni è memorabile, la progressione narrativa soprattutto nelle sequenze dentro i bar della Grande Mela a tratti quasi insostenibile. Oscar per film, regia attore protagonista e sceneggiatura originale per un lungometraggio che all'epoca sfidò le regole del realismo portando sul grande schermo una piaga sociale fino a quel momento oggetto di silenzio, come un tabù. Ma Wilder è Wilder…Disponibile su CHILI, Apple Itunes.

Viale del tramonto (1950)

Semplicemente uno dei più grandi film della storia del cinema, che meritava l’Oscar con tutto il rispetto per un altro grande titolo quale è stato Eva contro Eva. Ma Viale del tramonto si spinge ben oltre, troppo per essere apprezzato fino in fondo  dal’establishment e dai premi che rappresenta. Uno sguardo impietoso e devastante dall'interno su Hollywood che dimentica le stelle di un tempo, che vive di ossessioni e stelline luccicanti. William Holden, Gloria Swanson, Erich Von Stroheim sono dolorosi e intensi, la sceneggiatura (Oscar) si sviluppa come un labirinto umano pazzesco. Il risultato è un dramma incorniciato da un’idea narrativa destinata a diventare leggenda, e un'inquadratura finale altrettanto simbolica. Il meglio del meglio del meglio. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

A qualcuno piace caldo (1959)

Il lungometraggio forse più famoso e celebrato dell’intera carriera di Billy Wilder, e tutto sommato a buon diritto. Perché A qualcuno piace caldo è una commedia degli equivoci scoppiettante che gioca con i ruoli e i sessi non prendendosi mai troppo sul serio pur affrontando tematiche più che importanti. Jack Lemmon, Tony Curtis e una divina Marilyn Monroe compongono un cast formidabile, a cui si aggiungono una serie di caratteristi straordinari. Il ritmo di A qualcuno piace caldo è indiavolato, le gag impareggiabili, il finale con la battuta iconica “Nessuno è perfetto!” perfetto per un film leggero e brioso. Molte candidature all’Oscar tra cui regia, sceneggiatura e a Lemmon come protagonista. Arriva la sola statuetta per i costumi della divina Edith Head. Uno dei film comici che hanno elevato il genere a pura arte. Funambolico. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes.

L’appartamento (1960)

E chiudiamo con il nostro film preferito di Billy Wilder, anzi il nostro preferito in assoluto. L’appartamento racconta il cinismo e l'alienazione  a cui New York può spingerti con una verità che può essere tranquillamente applicata ai nostri giorni. E C.C. Baxter e Miss Kubelik sono due antieroi complessi e non retorici, capaci di raccontare le difficoltà dei rapporti umani in un ambiente sottilmente ostile. Cinico e insieme incredibilmente romantico, L’appartamento vince l’Oscar per film, regia e sceneggiatura ma perde incredibilmente quelli per i due magnifici protagonisti Shirley MacLaine e Jack Lemmon. Un finale aperto, momenti di scrittura raffinata e prodigiosa. la scena dello svelamento attraverso lo specchio rotto è semplicemente maestria della sceneggiatura. Non ci sarà un’altra commedia romantica come questa. Punto. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video.



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La XVI edizione de La Pellicola d'Oro, i mestieri del cinema italiano in festa a Via Veneto: i vincitori di quest'anno

Si è celebrata a Via Veneto, nel cuore di Roma, la sedicesima edizione de La Pellicola d'Oro, serata di premiazione condotta con maestria da Roberta Ammendola. L'evento, ideato e promosso dall'associazione culturale S.A.S. Cinema sotto la guida del suo presidente, lo scenografo e regista Enzo De Camillis, porta avanti da anni la missione di dare risalto ai mestieri tecnici e artigianali che sostengono ogni produzione cineaudiovisiva italiana, troppo spesso rimasti nell'ombra rispetto ai volti noti del grande schermo. Tra i momenti più attesi della serata, il Premio Speciale per l'Attività Artistica è andato a Sebastiano Somma e Gloria Guida, mentre i riconoscimenti come Miglior Attore e Miglior Attrice nella sezione cinema sono stati assegnati rispettivamente a Sergio Romano e Anna Foglietta. Per la sezione fiction, i corrispondenti premi sono stati conferiti a Max Tortora e Vanessa Scalera. Non sono mancati momenti di svago, con l'estrazione di due biglietti omaggio per le Arene di Roma e per un weekend in hotel con Spa per due persone.

La manifestazione ha richiamato un folto pubblico di personalità del mondo dello spettacolo e delle istituzioni: tra gli ospiti presenti, gli attori Pino Quartullo e la moglie Margherita Romaniello, Mariapia Calzone, Fiamma Parente, Rausy Giangarè, Roberta Di Somma, Floriana Gentile, Arianna Aloi, Cartisia Somma, Emanuele Porzio, Gianni Franco, Nicola Cuneo, Pietro Romano e il produttore Giannandrea Pecorelli, insieme a numerosi rappresentanti di enti e associazioni di settore come AIC, ANICA, MIC, Rai e Regione Lazio. L'iniziativa ha potuto contare sull'adesione della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e di Roma Capitale, oltre a svolgersi sotto l'Alto Patrocinio del Parlamento Europeo e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il sostegno, tra gli altri, della Banda Musicale della Marina Militare, della Regione Lazio, di Roma Lazio Film Commission, ANICA, APA, FITeL, Panalight e Studios Ex De Paolis.

I vincitori della Pellicola d'Oro 2026

Direttore di produzione
Maurizio Gallozzi, "La Città proibita" (sezione cinema)
Sabrina Manna, "Il Conte di Montecristo" (sezione fiction)

Operatore di macchina
Matteo Carlesimo, "La città proibita" (sezione cinema)
Riccardo Filippini, "Sandokan" (sezione fiction)

Capo elettricista
Gabriele Gorga, "La città proibita" (sezione cinema)
Stefano Proietti, "Call My Agent" (sezione fiction)

Capo macchinista
Cristiano Biagioli, "La Grazia" (sezione cinema)
Tommaso Mele, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Attrezzista di scena
Stefano Carbonaro, "Fuori" (sezione cinema)
Claudio Stefani, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Premio speciale attività artistiche all'attrice Gloria Guida

Attrice protagonista
Anna Foglietta, "Storia di una donna" (sezione cinema)
Vanessa Scalera, "Storia della mia famiglia" (sezione fiction)

Sarta di scena
Lucia Signori, "La città proibita" (sezione cinema)
Antonietta Rendina, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Premio speciale ad Alberto Di Giuli (premio alla carriera come capo costruttore)

Premio speciale a Vittorio Imperia (per i 10 anni di attività nella fiction "Il Paradiso delle Signore")

Premio speciale a Sergio D'Offrizzi (direttore della fotografia)

Premio speciale a Nino Celese (direttore della fotografia)

Tecnico di effetti speciali
Maurizio Corridoni, "La città proibita" (sezione cinema)
Franco Galiano, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Sartoria cineteatrale
Anna Mode, "Queer" (sezione cinema)
Tirelli, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Capo costruttore
Cosimo Giannuzzi, "La Grazia" (sezione cinema)
Corrado Corradi, "Sandokan" (sezione fiction)

Attore protagonista
Sergio Romano, "La città di Pianura" (sezione cinema)
Max Tortora, "Doppio Gioco" (sezione fiction)

Premio speciale giovani dell'Istituto Cine-TV Rossellini a Gabriele Mainetti per il film "La città proibita"

Storyboard artist
Cristian De Giglio, "Queer" (sezione cinema)
David Orlandelli, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Capo pittore di scena
Paolo Cameli, "Queer" (sezione cinema)
Arianna Pascazi, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Premio attività artistiche a Sebastiano Somma

Maestro d'armi
Liang Yang, "La città proibita" (sezione cinema)
Emiliano Novelli, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Creatore di effetti sonori
Mirko Perri, "La città proibita" (sezione cinema)
New Digital Film Sound, "Il Gattopardo" (sezione fiction)



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Storia della CCTV: quando il cinema sfidò la TV trasformandosi in un'arena per eventi quasi 80 anni fa

Oggi è non è inusuale trovare nella programmazione delle sale cinematografiche concerti, opere liriche, spettacoli teatrali o eventi sportivi trasmessi in diretta. Il National Theatre Live, ad esempio, porta nei cinema di tutto il mondo i prestigiosi allestimenti del teatro londinese. Le partite di calcio sono, allo stesso modo, una ghiotta opportunità per i fan che vogliono vedere la nazionale in un constesto da grande schermo, in piazza o in una sala (si spera fra quattro anni). Quello che molti spettatori ignorano è che questa pratica affonda le proprie radici in una tecnologia nata ben prima dell’era digitale, ovvero la Closed-Circuit Television (CCTV).

Nel contesto dell’intrattenimento, la CCTV non era la videosorveglianza che conosciamo oggi, ma un sistema di trasmissione televisiva a circuito chiuso che consentiva di inviare un segnale video soltanto a luoghi autorizzati. La foto in alto (archivio Giancolombo) mostra la sala di un cinema di Carpi che offriva la possibilità agli spettatori, privi di TV a casa, di vedere Lascia o raddoppia, il programma televisivo più amato degli anni Cinquanta. La vera CCTV già dagli anni '40 negli Stati Uniti venne utilizzata per trasmettere eventi sportivi dal vivo in cinema, arene e auditorium. L'idea nasceva soprattutto come strumento per aumentare il pubblico di eventi che potevano essere visti soltanto da poche migliaia di persone presenti fisicamente.

L'ascesa del tubo catodico seminava il panico

La situazione cambiò radicalmente nella seconda metà degli anni '50, quando negli Stati Uniti il numero di televisori nelle abitazioni esplose. Si passò da circa il 9% delle famiglie nel 1950 che possedevano quella scatola magica, a oltre l'80% alla fine del decennio. Gli esercenti cinematografici si trovarono improvvisamente di fronte a un concorrente potentissimo. Molti spettatori preferivano restare comodamente a casa e il cinema registrò una significativa perdita di pubblico.

Fu proprio in questo contesto che l'industria cinematografica iniziò a sperimentare diverse strategie per differenziarsi dall'esperienza domestica. Di fatto, la sala comprese i propri superpoteri, ancor oggi imprescindibili: aggregazione e spettacolarità.
Arrivarono il Cinemascope, il Cinerama, il 3D e, in alcuni casi, anche gli eventi trasmessi tramite CCTV. Non era l'unica risposta alla crisi, ma certamente faceva parte di un tentativo più ampio di offrire qualcosa che la televisione di casa non poteva, e che anche oggi nel 2026 non può, garantire: la dimensione spettacolare e collettiva tipica dell'esperienza cinematografica.

Pugilato, musica e sport sul grande schermo

Il successo della CCTV fu legato soprattutto alla boxe. Il primo grande incontro distribuito con questo sistema fu il rematch tra Joe Louis e Jersey Joe Walcott nel 1948. Nel dicembre del 1952, l'opera Carmen venne trasmessa in diretta dal Metropolitan Opera di New York a ben trentuno cinema in ventisei città americane. Il successo spinse a trasmettere negli anni successivi anche musical di Broadway e concerti di musica classica.
Negli anni '60 e '70 il fenomeno raggiunse dimensioni enormi grazie alla boxe, le cui sfide venivano proiettate contemporaneamente in centinaia di sale e palazzetti. Eventi come il celebre Rumble in the Jungle (Muhammed Ali vs George Foreman) del 1974, svoltosi a Kinshasa, il successivo Thrilla in Manila (Muhammed Ali vs Joe Frazier) del 1975 e il mitico The War of the Worlds (Ali vs Antonio Inoki) a Tokyo che festeggia in questi giorni il 50° anniversario (in basso il manifesto per pubblicizzare l'evento a Londra, ritrasmesso in diretta nella storica sala Odeon Leicester Square con ingresso a mezzanotte).

Anche la musica, come citato prima, si difendeva bene. Nel marzo del 1964, il primo concerto dei Beatles negli USA al Washington Coliseum venne proiettato via CCTV in centinaia di cinema americani. Nelle sale vennero rimosse le poltrone per permettere ai fan di ballare e urlare esattamente come se si trovassero sotto il palco. A differenza della boxe, si trattava di una trasmissione della registrazione dell'esibizione avvenuta un mese prima. Il celebre concerto di Elvis a Honolulu del 1973, invece, fu il primo evento musicale trasmesso globalmente via satellite, proiettato in diretta in moltissime sale cinematografiche europee e asiatiche per i paesi che non coprivano la diretta televisiva standard (e con differita in alcuni casi per via del fuso orario).

Tra il 1964 e il 1970 la celebre corsa automobilistica di Indianapolis abbandonò la TV domestica per stringere un accordo con la CCTV ed essere esclusivamente trasmessa nei cinema. Per cinque edizioni le dodici telecamere del circuito offrivano uno spettacolo live in bianco e nero per gli spettatori delle sale. Soltanto l'ultima edizione fece il salto tecnologico passando al colore. La transizione tardiva al colore e una qualità di produzione considerata mediocre per gli standard cinematografici furono tra i motivi che decretarono la fine di questo esperimento, segnando così il ritorno al piccolo schermo.

La CCTV fu un business globale fino agli anni '80

Sebbene gli Stati Uniti rappresentassero il mercato principale, la CCTV si diffuse rapidamente anche in Canada, Regno Unito, Giappone e in numerosi altri Paesi. La tecnologia permetteva di sfruttare infrastrutture già esistenti e di raggiungere un pubblico enorme senza i limiti strutturali degli impianti sportivi. La risposta del pubblico fu entusiastica perché l’esperienza manteneva una forte dimensione collettiva. Le sale cinematografiche diventavano luoghi di aggregazione dove tifare, applaudire e vivere emozioni condivise, proprio come accadeva negli stadi o nei teatri.

I biglietti costavano generalmente più di una normale proiezione cinematografica, ma meno rispetto alla presenza dal vivo nell’arena che ospitava l’evento. Molte sale trasformavano l’occasione in una vera festa. Locandine dedicate, gadget, programmi stampati e allestimenti a tema contribuivano a creare l’illusione di assistere realmente all’incontro. La formula si estese anche al wrestling professionistico, culminando con il successo della prima edizione di WrestleMania nel 1985, seguita da oltre un milione di spettatori attraverso il circuito chiuso.

L’avvento della televisione via cavo e successivamente della pay-per-view domestica decretò il progressivo declino della Closed-Circuit Television tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90. Guardare un incontro o uno spettacolo da casa diventò più comodo e meno costoso, riducendo drasticamente la necessità di recarsi in una sala cinematografica. Sebbene il sistema non sia scomparso del tutto, il suo ruolo centrale nell’industria dell’intrattenimento terminò in quel periodo.

L’idea alla base della CCTV, però, è tornata in auge recentemente sotto una nuova veste. Grazie alla proiezione digitale e senza il pretesto di un evento in diretta, i cinema hanno ricominciato a ospitare contenuti alternativi. Concerti vintage di artisti come David Bowie, i Queen e Robbie Williams, opere liriche, balletti, spettacoli teatrali e perfino eventi sportivi, fanno sporadicamente parte della programmazione di alcune sale grazie a un sistema di distribuzione dedicato. L’attuale fenomeno dell’event cinema non è altro che l’evoluzione tecnologica di una pratica nata quasi ottant’anni fa, quando le sale cinematografiche scoprirono di poter essere molto più di semplici luoghi in cui vedere un film.
Il potere aggregativo e la dimensione spettacolare continuano a essere i muscoli che il cinema sa di poter mostrare di fronte al blob informe di contenuti social e in streaming. Anzi, per come il mondo si è parzialmente involuto con gli smartphone, diventando più rumoroso e superficiale, la sala cinematografica si è anche riscoperta detentrice di un altro valore, quello di offrire un prezioso isolamento da tutto questo chiasso.



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sabato 20 giugno 2026

Il retroscena che cambia tutto: Anne Hathaway ha quasi interpretato un altro personaggio accanto a Christian Bale

Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno avrebbe potuto coinvolgere Anne Hathaway in modo diverso, ma destino ha voluto che apparisse nel cast come interprete di Catwoman. Eppure, in principio, l’attrice aveva effettuato l’audizione per il personaggio di Harley Quinn, o quantomeno così credeva.

Diretta da Christopher Nolan, la trilogia de Il cavaliere oscuro ha potuto contare su performance degne di nota, da quella di Christian Bale scelto come Batman fino a quella del Joker di Heath Ledger. Anne Hathaway è stata coinvolta soltanto nell’ultimo film della trilogia ed è stata presentata al pubblico come Selina Kyle, in arte Catwoman, ma inizialmente aveva manifestato interesse per un personaggio molto diverso seppur ugualmente potente nella storyline di Batman.

Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, inizialmente Anne Hathaway aveva partecipato alle audizioni credendo di interpretare un altro forte personaggio di Gotham City

A raccontare di più in un’intervista ai microfoni di BBC1 Radio, tramite CBR, è stata proprio Anne Hathaway. L’attrice, riapparsa di recente al cinema dapprima con Il diavolo veste Prada 2 e Mother Mary, ha rivelato che in principio credeva di aver partecipato alle audizioni per interpretare Harley Quinn.

Sono entrata con questa splendida blusa di Vivienne Westwood, un po' stravagante ma elegante, con righe dappertutto. E indossavo delle scarpe basse che sembravano quelle del Joker. E cercavo di fare a Chris [Nolan] dei piccoli sorrisi folli. Dopo circa un'ora di riunione mi ha detto: 'Beh, sono sicuro di non doverlo dire, ma è Catwoman'. E io ho cambiato marcia. ‘Ok, cerchiamo di essere sinuose, il più sinuose possibili. Odio la mia maglietta, o meglio la amo ma in questo momento la detesto’.

Pare, dunque, che l’attrice avesse raggiunto la fase di audizione preparandosi per un ruolo estremamente diverso, curato nei minimi dettagli (come il look che ha descritto). Nolan, però, aveva già le idee chiare su chi dovesse interpretare ne Il cavaliere oscuro e alla fine l’ha coinvolta come Catwoman.



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venerdì 19 giugno 2026

Matt Damon irrompe furtivamente nello studio di Jimmy Kimmel per promuovere Odissea e far morire dal ridere il pubblico

Che Jimmy Kimmel abbia senso dell’umorismo e sia un gran burlone non è certo una novità, ma la riuscita di una puntata del suo talk show Jimmy Kimmel Live dipende anche dall’ospite di turno e dal modo in cui sta agli scherzi e raccoglie le battute del presentatore. Quando succede, il pubblico della trasmissione si diverte un mondo, così come gli spettatori a casa davanti alla tv o al computer. La puntata di ieri si è rivelata in questo senso un successo perché Matt Damon, chiamato per parlare di Odissea, ha fatto un divertente scherzetto al nostro uomo. Tutto è cominciato con l’arrivo, apparentemente imprevisto, di un pacco veramente speciale, anzi di due pacchi, entrambi non incartati e diversi solamente per dimensioni: si trattava di due cavalli. Ora, chi ha letto o ha sentito parlare del poema omerico da cui il nuovo film di Christopher Nolan è tratto, sa bene che la Guerra di Troia fu vinta dai greci grazie all’intelligenza di Ulisse, che fece lasciare davanti alle mura della città, in segno di resa e di pace, un grosso cavallo di legno al cui interno si nascondevano i migliori guerrieri greci. I troiani mangiarono la foglia e persero la guerra.

Il cavallo misterioro portato nello studio di Jimmy Kimmell: ecco come sono andate le cose

Tornando a Jimmy Kimmel, ieri sera è stato interrotto, mentre dialogava con il pubblico, da un forte nitrito, che lo ha sorpreso non poco. Subito dopo è arrivato un corriere che ha annunciato: “Ho una consegna per Jimmy Kimmel”. Il conduttore ha risposto: “Sono io Jimmy Kimmel. Di che si tratta?”. Il corriere ha indicato un monumentare cavallo alla sua destra e Kimmel, stupito, ha esclamato: “Un cavallo gigante!?”. Il corriere ha mostrato al destinatario del regalo che c’era anche un cavallo più piccolo e ha detto: “Le porto il cavallo più piccolo”. Fingendo grande stupore, Jimmy ha detto che non voleva il cavallo più piccolo, ma il corriere, accompagnato dal mitico Guillemo Rodriguez, spalla comica di Kimmel, è entrato nello studio con il cavallo più piccolo, e dal cavallo - guarda guarda - è uscito Matt Damon, che ha avuto una standing ovation. L’attore, fiero della sua impresa, ha esclamato: “Ce l’ho fatta!”, per poi declamare, indicando Kimmel: “Ho viaggiato in lungo e in largo, attraversando la guerra e il mare, per salvare questo pubblico dalla mediocrità”. Kimmel, indispettito, si è lamentato dell’intrusione e ha chiesto all’attore il motivo della sua presenza, al che Damon ha risposto, lapidario: “A te cosa sembra, idiota? Sono qui per promuovere un nuovo film che esce il 17 luglio. Si intitola Odissea, è tratto da un libro quindi probabilmente non sai di cosa sto parlando”. Sempre più contrariato, Jimmy ha chiesto a Matt: “Hai fatto questo film appositamente per intrufolarti in questa stanza dentro a un cavallo di Troia? È la cosa più triste che abbia mai visto. Sei proprio un perdente”. A quel punto l’attore ha risposto: “No, ho fatto il film per dire a te che questo è un cavallo di Troia, Tu padre avrebbe potuto usarne uno contro il suo piccolo wurstel invece di concepirti”.

Della divertente conversazione abbiamo il video. Guardandolo, potrete scoprire come ha reagito Jimmy a quest’ultima provocazione.



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Batti il Curry finché è caldo: l'autore di Obsession firma un altro contratto. Il punto sui suoi prossimi film

Curry Barker oramai lo conoscete tutti. È il 26 regista americano che ha esordito al cinema con uno degli horror migliori degli ultimi tempi, Obsession, il film attualmente quarto al botteghino italiano a cinque settimane dal suo debutto, quello che è costato soli 750mila dollari (nemmeno 656mila euro) e che è a un passo da averne incassati 300 milioni in tutto il mondo, che ha fatto impazziere pubblico e critica e pure Steven Spielberg.
Il ragazzo, insomma, ci sa fare. E pare saperci fare anche dal punto di vista imprenditoriale e della gestione della sua carriera, visto che sta surfando sull'onda del successo cercando di cogliere tutte le migliori opportunità che gli si parano di fronte. Arriva infatti oggi la notizia che Barker ha firmato un altro contratto, che lo porterà a realizzare un suo nuovo progetto originale per Universal Film Group e Blumhouse-Atomic Monster, che hanno messo il loro marchio produttivo su Obsession e che sembrano volersi tenere ben strette questo talentuoso giovanotto.
Bocche cucite su qualsiasi dettaglio di trama, e Barker si è limitato a commentare che si tratta di qualcosa che era ansioso di realizzare da un sacco di tempo.
Ma questo di cui stiamo parlando, fate bene attenzione, è solo il terzo dei progetti futuri del regista di Obsession.

Leggi anche La recensione di Obsession di Federico Gironi

Come lo stesso Barker ci aveva raccontato quando lo abbiamo intervistato via Zoom qualche settimana fa, sono già terminate le riprese del suo prossimo film, una storia di fantasmi che mescola horror e commedia che si intitola Anything But Ghosts, la cui sceneggiatura è stata scritta da Barker assieme a Cooper Tomlinson, il suo partner creativo nel canale YouTube That's A Bad Idea, grazie al quale si è fatto notare e che alterna short umoristici e cortometraggi e mediometraggi horror, come i notevoli The Chair e Milk and Serial, di cui vi abbiamo parlato.
Tomlinson, che recita anche in Obsession, è nel cast di Anything But Ghosts assieme allo stesso Barker, e a attori come Aaron Paul, Bryce Dallas Howard e Violet McGraw: la trama è quella di due imbroglioni che si spacciano per indagatori del paranormale (presumibilmente interpretati da Barker e Tomlison) che nel corso di una delle loro truffe si trovano a dover fare i conti con reali, terrificanti fantasmi.

Leggi anche Curry Barker, desideri sbagliati e amori immeritati: intervista al regista di Obsession

Anything But Ghosts è in post-produzione e dovrebbe debuttare in sala il prossimo anno, mentre in piena pre-produzione è invece il secondo film di Barker tra quelli che vedremo nel prossimo futuro, ovvero il tanto reclamizzato e atteso remake o reboot o rielaborazione di una pietra miliare dell'horror come Non aprite quella porta che verrà prodotto dalla A24 (la quale, astuta come sempre, aveva messo sotto contratto il ragazzo ancora prima che Obsession uscisse, e che accoppia il film di Barker alla serie tv commissionata a JT Molner e Glen Powell).
Barker in alcune interviste ha dichiarato avere un'idea per approcciare la storia in maniera nuova e fresca (altrimenti, dice, non avrebbe accettato), sempre nel rispetto di un film che è stato fondamentale per la sua formazione cinefila. A Variety Barker ha detto che si tratterà di una storia "brutale, cruda, molto molto scomoda per lo spetattore", e di voler "azzeccare il tono" per farci "affezionare ai personaggi con cui stiamo intraprendendo questo viaggio", di modo dale da farci sentire "davvero tristi se dovessero morire in maniera brutale".
Insomma. Almeno per un po' di tempo, di Curry Barker - come avevamo predetto - sentiremo abbondantemente parlare. E la sensazione è che dopo questi tre nuovi film, ce ne saranno molti altri.
Intanto, per chi ancora non l'avesse visto, Obsession è ancora in tanti nostri cinema.



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giovedì 18 giugno 2026

Geena Davis pensa che questo fllm sia migliore di Thelma & Louise, vuole un sequel

Con una certa autoironia, ai microfoni di Deadline, Geena Davis si dichiara colpevole: sicuramente Thelma & Louise è stato uno dei suoi film che ha lasciato di più il segno nell'immaginario collettivo, ma se dovesse dire qual è il preferito della sua carriera, è d'accordo con Samuel L. Jackson, che nel 1996 interpretò con lei Spy di Renny Harlin (all'epoca suo marito). E certo che sì, le piacerebbe davvero realizzarne un sequel, anche perché il suo finale fu modificato appositamente per evocarlo... Leggi anche Beetlejuice 2, Geena Davis: "Perché non sono nel sequel? Per Barbara è passato solo un minuto!"

Spy, Geena Davis sogna un sequel insieme a Samuel L. Jackson

Spy (1996), titolo originale "The Long Kiss Goodbye", era scritto addirittura da Shane Black (Arma Letale, Kiss Kiss Bang Bang) e diretto dall'esperto di azione Renny Harlin: raccontava di Samantha (Geena Davis), un'insegnante che conduce una vita tranquilla, anche se la sua memoria arriva fino agli otto anni precedenti. Prima c'è solo il vuoto, sul quale sta indagando l'investigatore privato Mitch (Samuel L. Jackson), incaricato da lei stessa. Quando viene coinvolta in un incidente d'auto, il trauma riattiva la sua vera identità: la donna ha capacità di combattimento e sopravvivenza sconcertanti, tanto che si difende d'istinto anche da un uomo misterioso che si presenta per eliminarla. Tra azione, thriller e umorismo nero, Spy all'uscita fu piuttosto amato, anche se al boxoffice mondiale non riuscì a raggiungere i 90 milioni di dollari, per 65 di costo, risultando un flop (fonte Boxofficemojo). Per questa ragione temiamo che i sogni di Davis per un sequel non saranno esauditi mai, ma chissà: con la nostalgia tutto è possibile. Geena è d'accordo con Jackson, che lo considera il suo film preferito: "Anche per me è lo stesso! Dovrei dire che il mio preferito è Thelma & Louise, perché quel film è insostituibile, ma devo ammettere che mi divertii troppo con Sam e ho sempre sperato che avremmo fatto un sequel! A dirla tutta, la gente magari non lo sa, ma cambiammo il finale in modo tale che il personaggio di Samuel sopravvivesse. Nella prima versione del copione moriva, e tutti noi: no, no, no, no. Ci serve per il sequel, se ci sarà! Ma chissà, forse si può ancora fare. Non siamo troppo vecchi! [Geena ha 70 anni, Jackson 77, ndr]"



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mercoledì 17 giugno 2026

Ecco alcuni film in streaming di Aaron Taylor-Johnson, protagonista di Fuze - Conto alla rovescia

L’arrivo nelle sale italiane di Fuze - Conto alla rovescia, diretto dal talentuoso David Mackenzie (Il ribelle -Starred Up, Hell or High Water) riporta sul grande schermo l’attore Aaron Taylor-Johnson, a cui vogliamo dedicare i nostri cinque film in streaming del giorno. Buona lettura.

Cinque film in streaming di Aaron Taylor-Johnson, protagonista di Fuze - Conto alla rovescia

  • Kick-Ass
  • Le belve
  • Outlaw King - Il re fuorilegge
  • Bullet Train
  • Nosferatu 

Kick-Ass (2010)

A lanciare la carriera di Aaron Taylor-Johnson ci pensa uno dei cinecomic più folli e iconoclasti dei nostri tempi, diretto da Matthew Vaughn che assolutamente non ne edulcora la portata sovversiva e ambigua. Kick-Ass è un universo popolato da vigilanti strampalati e violentissimi, criminali sanguinosi, violenza anche gratuita che talvolta sfocia nella tortura. Nicolas Cage, Chloe Moretz, Mark Strong, Evan Peters compongono un cast che insieme a Taylor-Johnson si presta al gioco in maniera sentita e spumeggiante. Il risultato finale è bizzarro, a tratti respingente, ma di certo non passa inosservato. Il sequel è di minore impatto. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes.

Le belve (2012)

L'adattamento del romanzo di Don Winslow diretto dal grande Oliver Stone mette Aaron Taylor-Johnson in condizione di recitare non soltanto con i due coprotagonisti Taylor Kitsch e Blake Lively, ma con altri attori di razza come Benicio Del Toro, Salma Hayek, John Travolta, Uma Thurman. Le belve è un film mainstream che sa come intrattenere soprattutto grazie al ritmo indiavolato e all’azione adrenalinica. Certo, non siamo ai livelli del grande cinema di Stone, ma alcuni momenti sono senza dubbio riusciti. E poi la presenza scenica dei tre giovani protagonisti è innegabile. Spigliato, iperbolico e divertente. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, NOW.

Outlaw King - Il re fuorilegge (2018)

Prima collaborazione con David Mackenzie per un film robusto, epico, che possiede la giusta carica adrenalinica e la messa in scena appropriata per questo tipo di storie. Outlaw King - Il re fuorilegge vede un Chris Pine in una interpretazione di statura e un gruppo di caratteristi a supporto capaci di costruire atmosfere tese e momenti di ottimo cinema d’avventura e azione. Film solido, ben gestito nei tempi di racconto e nella delineazione della storia e dei personaggi. Taylor-Johnson vi partecipa con l’energia e il carisma che gli appartengono, creando una “spalla” notevole al degno protagonista. Da vedere con piacere. Disponibile su Netflix.

Bullet Train (2022)

David Leitch mette in scena un action scatenato, alla sua maniera, con un'ambientazione unica  e hi-tech che funziona davvero bene. Brad Pitt è al centro di Bullet Train, film ad altissima velocità narrativa che vede nel cast oltre a uno spiritioso Taylor-Johnson anche Zazie Beets, Joey King, Michael Shannon, Brian Tyree Henry e molti altri. Intrattenimento di lusso, ipercinetico e brioso, leggero e violento come vuole il cinema odierno. Non mancano momenti di tensione e divertimento scatenato, nel complesso un’operazione che funziona e va presa per quello che è, ovvero estremizzazione dei canoni dello show business contemporaneo, soprattutto per quanto riguarda i tempi della narrazione. Impazzito. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Infinity +, Apple Itunes, TIMVIsion, Amazon Prime Video, NOW.

Nosferatu (2024)

Se soltanto Robert Eggers si ricordasse di dirigere anche gli attori oltre che mettere in scena i suoi film! esteticamente questo Nosferatu è davvero impressionante, un lavoro sulle luci, ombre, ambientazioni, costumi e trucco di primissimo ordine. E non a caso sono arrivate infatti moltissime nomination all’Oscar in categorie tecniche, ben quattro. Il cast di attori che comprende Bill Skarsgard, Lily Rose Depp, Emma Corrin, Willem Dafoe, Nicholas Hoult è incredibilmente sopra le righe, Taylor-Johnson alla fine risulta il più preciso. Enorme successo di pubblico e critica per una versione notevolissima a livello estetico, talvolta irritante nella gestazione dei toni. Nel complesso un Nosferatu che non lascia comunque indifferenti. Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes.



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Sean Penn, un poliziotto e il 6 gennaio (non quello della Befana, ma dell'assalto al Campidoglio)

Sean Penn, che se ne frega dei divieti e degli integralismi e che fuma al tavolo durante la serata di premiazione dei Golden Globe.
Sean Penn, che non va a ritirare l'Oscar come miglior attore non protagonista vinto per Una battaglia dopo l'altra perché sta in Ucraina e che dice che la statuetta la fonderebbe per ricavarne pallottole da dare a Zelensky.
Sean Penn, che dichiara che lui i selfie no, nemmeno se lo chiede l'ottuagenaria sopravvissuta alla Shoah con nipote disabile al seguito.
Sean Penn, ultimo ribelle, forse un po' un poser per alcuni, ma punta di diamante alla lotta contro l'ipocrisia del contemporaneo per tanti altri, ha annunciato un nuovo film da regista, e il tema è assolutamente in linea con il suo personaggio, i suoi interessi e la sua dimensione politica.
Ancora senza titolo, il film ripercorrerà infatti uno degli eventi più infami nella storia della democrazia statunitense e occidentale in senso ampio, ovvero l'assalto al Campidoglio avvenuto il 6 gennaio del 2021 da parte di gruppi insurrezionalisti tutti appartenenti alla galassia della nuova estrema destra americana, dal movimento MAGA (la scintilla per l'insurrezione fu infatti la sconfitta elettorale di Donald Trump contro Joe Biden) al Tea Party passando per quelli di QAnon, nazionalisti e suprmatisti bianchi di varia estrazione e milizie assortite.

Il film - che Penn ha anche scritto - sarà raccontato dal punto di vista di un agente di polizia coinvolto durante l'assalto, e dovrebbe concentrarsi su di questo personaggio, ispirato a un non meglio specificato agente realmente presente sul posto all'epoca. Se tutti indicano un interesse di e per Bradley Cooper come interprete di quel personaggio, meno chiaro sembra essere quanto le dichiarazioni ufficiali riguardo al film essere su "un'inaspettata storia d'amicizia" e suo il concentrarsi sulla vita del protagonista prima del 6 gennaio, siano tattiche rispetto al vero cuore tematico del film.
Sappiamo comunque benissimo quanto forti e radicate siano le convinzioni politiche di Penn, che fu visto prendere parte alle udienze pubbliche nel corso delle quali un comitato del Congresso investigò sui i fatti del 6 gennaio, che sembrerebbe alquanto strano Penn scelta di tenere semplicemente sullo sfondo. In quell'occasione, peraltro, Penn fu visto parlare con Michael Fanone, un agente della polizia di Washington che fu malmenato e rimase ferito il giorno dell'assalto, e che aveva un background da trumpiano ma anche un'amicizia con una sex worker nera e trans di nome Leslie.
Da notare anche che il film è targato Warner Bros., che sembrerebbe sul punto essere acquistata dalla Paramount di David Ellison, la cui famiglia è notoriamente vicina all'attuale Presidente degli Stati Uniti.



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martedì 16 giugno 2026

In ricordo di Jean-Louis Trintignant: 5 film in streaming per celebrare l'attore comparso 4 anni fa

Il 17 giugno 2022 moriva all’età di 91 anni il grande attore francese Jean-Louis Trintignant. Legato in maniera indelebile anche alla storia del cinema italiano - grazie in primis a Il sorpasso (1962) di Dino Risi, incredibilmente non disponibile in streaming sulle piattaforme nostrane - Trintignant si è distinto per l’eleganza del suo stile di recitazione e per la capacità naturale di dare spessore a personaggi comunisti. Qui sotto potete trovare cinque dei suoi più famosi film in streaming, con cui vogliamo rendergli un commosso omaggio. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati dall indimenticato Jean-Louis Trintignant

  • Un uomo, una donna
  • Il conformista
  • Il deserto dei Tartari
  • Tre colori - Film Rosso 
  • Amour

Un uomo, una donna (1966)

Insieme ad Anouk Aimée, Trintignant forma una coppia destinata a entrare nella storia del cinema romantico e drammatico. Claude Lelouch dirige Un uomo, una donna con una precisione encomiabile, attentissima alla vita interiore dei due personaggi principali. Il film trionfa a Cannes e ottiene due premi Oscar, per la sceneggiatura originale e per il miglior film straniero. Arrivano anche le nomination per il migliore regista e l’attrice protagonista. Trionfo del cinema francese popolare ma comunque capace di possedere un’impronta precisa e personale. Prima grande conferma a livello internazionale per Trintignant.  Disponibile su Amazon Prime Video.

Il conformista (1970)

Diretto da un Bernardo Bertolucci in stato di grazia, il quale a sua volta adatta magnificamente il testo letterario di Alberto Moravia, Trintignant offre al cineasta italiano una delle performance più ambigue e potenti della sua carriera. Il conformista si avvale anche della bravura sempre fulgida di Stefania Sandrelli, della presenza scenica di Gastone Moschin, dell’eleganza altolocata di Dominique Sanda. Nomination all’Oscar per il miglior adattamento, prima per il cineasta. Film che racconta di un’Italia divisa, raggelata dall’orrore del regime, corrotta e sconfortata. Grandissima messa in scena, piena di simbolismi e rimandi artistici. Geniale e malinconico. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Il deserto dei Tartari (1976)

Per l’adattamento dei bellissimo libro di Dino Buzzati, Valerio Zurlini assembla uno dei cast più incredibili della storia del cinema italiano: Jacques Perrin, Vittorio Gassman, Fernando Rey, Philippe Noiret, Max von Sydow, Laurent Terzieff e molti altri. E ovviamente Trintignant, che partecipa a Il deserto dei Tartari con una parte breve ma estremamente significativa. Vincitore del David di Donatello per il film e la regia, uno dei film maggiormente significativi in un decennio caratterizzato da enormi terremoti nella nostra industria cinematografica. Film di valore artistico e simbolico difficilmente categorizzabile. Complesso e ancora oggi affascinante come pochi altri film del nostro Paese. Disponibile su CHILI.

Tre colori - Film Rosso (1994)

Nel chiudere la trilogia dei colori, il grande e indimenticato autore polacco Krzysztof Kieślowski regala a Trintignant e Irène Jacob due ruoli che li proiettano indelebilmente nella storia del cinema. Tre colori - Film Rosso è un dramma stilizzato da una messa in scena incredibile, che traspone in immagini e colori lo stato interiore dei personaggi. Duetti di una potenza emotiva indescrivibile, messa in scena in cui la semplicità si sposa con la visione come è impossibile descrivere. Candidature all’Oscar per la regia, la sceneggiatura e la fotografia. quando il cinema diventa poesia, studio dell’animo umano sussurrato e vibrante. Film che ha scandito un’epoca di cinema europeo come pochissimi altri. Per noi la miglior prova della carriera di Trintignant. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Amour (2012)

Diretto da un Michale Haneke maggiormente diretto verso lo studio di relazioni umane maggiormente "funzionali", Trintignant ci regala l’ennesima prova maestosa accanto a una indimenticabile Emmanuelle Riva. Nel cast anche la “musa” Isabelle Huppert. Amour è questa volta un film caloroso, geometrico ma vibrante, dove il distacco tra occhio dell’autore e personaggi è minimo. E infatti arriva dritto al cuore oltre che alla mente. Palma d’Oro a Cannes, Oscar per il miglior film internazionale, candidature per film, regia, sceneggiatura originale e attrice protagonista. Anche Trintignant un riconoscimento, se non altro per la gloriosa carriera, l’avrebbe meritato. Poco importa, questo attore ha creato cinema che non si può dimenticare. Eterno. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Amazon Prime Video.



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La Sobrietà: intervista a Eva Basteiro-Bertolì, sensuale e manipolatoria actor coach nel mockumentary di Carlo Fenizi

Fra i titoli di Prime Video c’è un mockumentary che ha dalla sua l’originalità, una grande ironia e un ottimo cast, a cominciare dalla protagonista femminile Eva Basteiro Bertolí e dal protagonista maschile Michele Venitucci. Diretto da Carlo Fenizi, La Sobrietà ricostruisce, attraverso testimonianze ovviamente fittizie, la vita di una celeberrima actor coach di nome Kimba che ha aiutato e formato diverse attrici. Dotata di grande intelligenza e intraprendenza, Kimba ha un metodo tutto suo. Nel film un regista e uno sceneggiatore tentano di smascherare la donna, che manipola spudoratamente persone fragili e in cerca di punti fermi e che arriva dalla Spagna.

Ne La Sobrietà, che tutto è tranne un film dallo stile sobrio, ci sono altri personaggi strambi e grotteschi, a cominciare da una suora con il volto di Amanda Lear. I generi si mescolano – a cominciare dal noir e dalla commedia nera – e il surreale prevale sul realismo. Dello stile del finto documentario e dei temi che affronta abbiamo avuto modo di parlare con Eva Basteiro Bertolí, che è anche musicista, storica e archeologa. Nella sua carriera si è divisa fra cinema, arte e tv, anche se è al primo che accorda la sua preferenza, come lei stessa ci ha subito raccontato:"Ho sempre amato il cinema. A 17 anni sono andata a studiare negli Stati Uniti ed è cominciata allora la mia passione per il mestiere dell'attore. Quando poi sono tornata a Barcellona, ho frequentato per quattro anni una scuola di recitazione. Del mondo del cinema mi piacevano le dinamiche interne, quindi stare sul set, parlare con il direttore della fotografia, eccetera. Ero molto attratta anche dalla musica e quindi dalle colonne sonore. Ci sono stati periodi in cui ho lavorato e fasi in cui mi sono fermata: il nostro lavoro funziona così, del resto, però l’amore per il cinema è sempre rimasto".

Il tuo personaggio è favoloso. Immagino ti sia piaciuto molto interpretarlo...

Mi sono divertita molto. In più, Carlo Fenizi ed io abbiamo un modo molto simile di accostarci a un film, lui come regista e io come attrice. Siamo un po’ "guerrilla-style", anzi, come spesso mi dicono gli amici, punk a bestia. Anche se ho studiato, ho un approccio molto viscerale al mio lavoro. Inoltre ho un vantaggio, perché ho tantissima memoria, il che nella vita vera non sempre è un bene, perché le persone non si ricordano più di avermi raccontato una storia e me la raccontano di nuovo, e io capisco se e quando si inventano delle cose perché ricordo perfettamente ciò che mi avevano detto in precedenza. Avendo una memoria incredibile, posso studiare un testo anche all'ultimo momento, perché, soprattutto se è scritto bene, impiego un attimo a imparare le battute.

Hai qualcosa in comune con Kimba?

Kimba è un personaggio che non si avvicina molto a me, anche perché io non sono una manipolatrice, però ha la mia impulsività iberica, quindi, avvicinandolo, non mi sono chiesta: ma prima, ma dopo, ma cosa sente o non sente? Ho incontrato Carlo e insieme abbiamo subito capito quale dovesse essere la chiave, e quindi abbiamo fatto pochissimi ciak.

Cosa pensi del genere mockumentary?

Sono felicissima di aver fatto La Sobrietà perché amo molto il mockumentary, da This is Spinal Tap alla serie folle What We See in the Shadows di Taika Waititi con i suoi finti vampiri. È proprio il concetto di mockumentary che mi affascina per la sua continua oscillazione tra verità e finzione, anche perché io sono un po’ barocca, nel senso che amo l’estetica barocca e i film barocchi, che non significa pieni di parole o con una trama arzigogolata, ma caratterizzati da un modo di girare e da personaggi surreali, che poi è una cosa molto spagnola. E infatti mi vengono subito in mente Luis Buñuel e Pedro Almodovàr, ma anche Javier Calvo e Javier Ambrossi, che al Festival di Cannes hanno vinto il premio per la Regia con La bola negra. La mia ossessione cinematografica è il muto e il mio regista preferito Erich Von Stroheim, che era senza ombra di dubbio barocco, con quella sua potentissima iconografia religiosa fortemente dissacratoria.

Conosci attori e attrici che si affidano a dei coach some Kimba?

Sì, ho conosciuto e conosco attori e attrici che non solo si affidano a questi guru, ma passano la vita a fare workshop di ogni genere, però ognuno ha il suo metodo. A me non servono, perché penso che la cosa più importante sia l'esperienza. quindi va benissimo il workshop, va benissimo studiare, ma è fondamentale "fare". Se non ti chiamano, chiama tu, fai un corto, fai teatro, fai quello che vuoi, però ci devi essere, e poi bisogna conoscersi. Resto sempre molto affascinata dalle sette e dalle loro manipolazioni, essendo una persona un po' cinica, quindi mi incuriosisce vedere come la gente resti intrappolata in certi meccanismi, che sono i meccanismi di Kimba, e per questo mi è piaciuto tantissimo il personaggio. Mi ha riportato con la memoria agli anni di studio e ad alcuni insegnanti che ci chiedevano ad esempio di prenderci per mano e raccontarci i nostri traumi infantili. Di personaggi come Kimba ne esistono tanti e, per colpa dei social, hanno moltissima gente che li segue, e io continuo a chiedermi perché. D'accordo, usano un certo tipo di linguaggio, una demagogia, però in alcuni casi mi sembra di vedere i fili del burattinaio che li fa muovere, e mi chiedo come facciano a credere a tutto ciò che sentono. Tutti abbiamo bisogno di maestri, tutti ne abbiamo avuti, però adesso c’è una proliferazione esagerata di ciarlatani.

Nel film la produttrice impersonata da Carmen Russo dice che in Italia si fanno film tutti uguali e che vanno per la maggiore le storie di riscatto sociale, di periferie, di criminalità organizzata, di rappresentanti eroici delle forze dell'ordine. Sei d'accordo?

Sono d'accordo con il personaggio di Carmen Russo. Vengo dalla Spagna, dove il cinema si prende dei rischi. È vero che abbiamo anche tutto il mercato centro-americano e sudamericano, però trovo che la forza dei nostri film sia proprio la tendenza a rischiare, o osare, quindi non ha senso in Italia fare sempre gli stessi film. Ammetto che è successo anche in Spagna, dove per un certo periodo si giravano film solo sulla Guerra Civile. Da archeologa e storica, credo che il passato sia importante, però penso che ci siamo un po’ seduti su determinati argomenti. Se vuoi fare un film d'autore, devono esserci sempre disgrazie e problemi sociali, come se la bellezza e l'eleganza fossero appannaggio di opere più superficiali. Paolo Sorrentino fa film eleganti, ma lui è un regista affermato. Se sei un regista emergente, ti chiedono la storia di riscatto sociale possibilmente ambientata in periferia. In Italia manca la sperimentazione e non ci fidiamo del pubblico. Va bene capire cosa possa piacere al pubblico, ma è meglio lasciarlo un po’ spiazzato, perché a volte ti sorprende. La Sobrietà è un film indipendente, e quindi Carlo Fenizi si è mosso in totale libertà. Se dietro ci fosse stata una grossa casa di produzione, avrebbe avuto tanti tagli e tanti paletti, perché certa gente è convinta di conoscere i gusti del pubblico. E a questo proposito sono convinta che il livello culturale si sia abbassato profondamente. e non parlo solo dell’Italia ma in generale. È pure vero che se produci contenuti intelligenti, la gente si interessa. 30 anni fa non c’erano tante reti televisive e per vedere certi film bisognava andare al cinema. In tv c'erano cose incredibili, ad esempio in Spagna, verso la fine degli anni Ottanta, andava per la maggiore una trasmissione per i bambini dove si parlava di Alexandre Dumas. Era super divertente. C'erano dei grossi pupazzi e la musica dal vivo. I bambini impazzivano per quel programma, quindi perché non proviamo a lasciarci sorprendere? Gli spettatori li devi sfidare, altrimenti sarà sempre peggio.

Hai un tuo metodo di recitazione?

Ovviamente leggo la sceneggiatura ed è inevitabile che nella mia mente si formino delle immagini, e quindi una prima idea del personaggio. Poi bisogna confrontarsi con il regista, perché puoi anche avere in testa un'immagine ma il regista ti dice: "Assolutamente no". Quando mi avvicino a un personaggio, mi piace immaginare una piccola cosa che è molto lontana da me: un gesto, un modo di toccarsi i capelli, insomma qualcosa che io non farei mai e che crea una distanza tra me e il ruolo e mi fa dire: "Adesso sono un personaggio". Nel caso di Kimba, ho tentato di parlare con un tono un po’ più grave, in maniera lenta e suadente, quasi sussurrata. Era una specie di trigger che mi faceva diventare Kimba.

Recitare ha reso la tua vita migliore?

Non ho mai usato la recitazione come uno strumento terapeutico, come una seduta psicoanalitica per scacciare i mostri. Non l’ho mai vissuta così perché tira fuori la mia parte più estroversa. D'accordo, recitare significa vivere altre vite, ma io non dimentico mai che si tratta di finzione. Ti puoi anche lasciare andare, soprattutto facendo teatro, ma io ho un grillo parlante che mi dice che è una recita. Cito spesso, a questo proposito, Laurence Olivier. Quando girò Il maratoneta con Dustin Hoffmann, disse al suo compagno di lavoro: "Perché non provi semplicemente a recitare?" Sono due maniere di lavorare diverse, ma entrambe valide. Io sono un po’ come Laurence Olivier, e quando sono su un set, forse proprio per merito del grillo parlante, non perdo mai il contatto con la realtà che mi circonda.



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