martedì 21 luglio 2026

A Giffoni 2026 Minerva – La scuola di Netflix, Giovanni Allevi e il ritorno delle Winx: Il programma del 21 luglio

Prosegue a gonfie vele il Giffoni Film Festival 2026 e, nella sua quinta giornata, si prepara a regalare nuove emozioni ai giurati e a tutti i presenti alla Cittadella del Cinema. Martedì 21 luglio il festival torna a intrecciare cinema, musica, animazione, formazione e incontri con protagonisti della cultura e dello spettacolo. Al centro del programma ci sono tre eventi particolarmente attesi: l’anteprima di Minerva – La scuola, nuova serie teen di Netflix diretta da Ivan Silvestrini, l’incontro della giuria con Giovanni Allevi e il ritorno delle Winx con Winx Club – The Magic Is Back.

Minerva – La scuola: Netflix porta a Giffoni il racconto di un liceo militare tra regole, sogni e crescita

Il grande evento della Sala Truffaut sarà alle 19:30 con la presentazione di “Minerva – La scuola”, nuova serie teen drama targata Netflix diretta da Ivan Silvestrini (già regista di Mare Fuori). Ambientata in un liceo militare di Napoli, la serie racconta un mondo regolato da disciplina, tradizioni e rigide gerarchie: sveglie all’alba per l’alzabandiera, divieto di utilizzare cellulari, niente abiti civili, lezioni di tattica militare e scherma. Un ambiente in cui ogni errore può avere conseguenze importanti e dove anche i sentimenti sembrano non trovare spazio.

Sul carpet saranno presenti il regista Ivan Silvestrini e il cast della serie, composto da Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino, Ciro Minopoli, Margherita Buoncristiani, Biagio Venditti, Simone Secce, Nicole Malaj e Giulio Brizzi.

Giovanni Allevi incontra i giovani giurati e il ritorno delle Winx con “Winx Club – The Magic Is Back”

Alle 18:00 la Sala Truffaut ospiterà l’incontro con Giovanni Allevi. Il pianista e compositore dialogherà con i ragazzi del festival raccontando il proprio percorso artistico, il rapporto con la musica e il valore della creatività come strumento di espressione e crescita personale. L’incontro si inserisce nella tradizione di Giffoni, che porta davanti alle giovani generazioni grandi protagonisti della cultura, creando occasioni di dialogo diretto e partecipazione.

Tra gli eventi più attesi dai giurati più giovani c’è il ritorno delle Winx con Winx Club – The Magic Is Back, nuova produzione Rainbow firmata da Iginio Straffi. Nella Sala Lumière, per la sezione Elements +6, sarà presentata in anteprima una puntata inedita della serie, con la partecipazione speciale delle Winx. Un appuntamento dedicato agli appassionati del celebre universo animato che continua a coinvolgere nuove generazioni di spettatori. Sempre per Elements +6 sarà proiettato “Jumbo” di Ryan Adriandhy, mentre Elements +10 proporrà “Children of the Resistance” di Christophe Barratier.

I film in concorso del 21 luglio

Prosegue il concorso internazionale del Giffoni Film Festival con una nuova giornata di proiezioni dedicate alle diverse sezioni competitive. Per la sezione Elements +10 sarà proiettato Children of the Resistance di Christophe Barratier, mentre gli spettatori di Elements +6 potranno assistere alla proiezione di Jumbo di Ryan Adriandhy. La sezione Elements +3 proporrà invece una selezione internazionale di cortometraggi animati in concorso: Dancing Friend di Elena Walf (Croazia/Germania), Once Upon a Starry Night di Masha Rumyantseva (Portogallo/Russia), Piccolo Piccolo di Marta Gennari (Francia/Svizzera), Rub di Júlia Francino (Portogallo/Spagna), Sketches on Ice di Marion Auvin (Belgio/Francia), Snorri, Catch Me If You Candy! di Thierry Marchand (Germania) e The Stick di Pernilla Olsson (Svezia).

Giffoni Impact, sport e appuntamenti serali

La quinta giornata proporrà numerosi appuntamenti di Giffoni Impact, la sezione dedicata ai giovani dai 18 ai 30 anni. Tra gli ospiti l’ingegnere Giuseppe Mormile, esperto di sicurezza nei luoghi di svago, la comica e autrice teatrale Agnese Pucci e i rappresentanti del FAMI – Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, con il Prefetto Roberta Lulli e il Vice Prefetto Ferdinando Santoriello. Nel pomeriggio spazio alla cultura con Walter Veltroni, che presenterà il libro Il Bar di Cinecittà e la Fondazione Ennio Morricone. A seguire gli incontri con Davide Avolio e Jenny Serpi.

Lo sport sarà protagonista con i Lete Sport Talks nella Sala De Masi, con incontri dedicati ai motori, alla sostenibilità e alle discipline olimpiche. Tra gli ospiti Mario Isola, Gian Carlo Minardi, Raffaele Giammaria, Giulia Imperio, Gek Galanda e Mattia Furlani..Nel corso della giornata il Giffoni Village ospiterà laboratori dedicati alla musica, alla lettura, al doppiaggio e alla creatività, mentre il Giffoni Food Show proporrà cooking class e show cooking con Francesca Casci Ceccacci, Ruben Bondì e Mario Cioffi.

La programmazione serale partirà al Giardino degli Aranci con LOW Shò, spettacolo dedicato alla memoria, alla leggerezza e al divertimento, con Orazio Cerino, Adriano Falivene e la Giardino Low Orchestra. Alle 21:00 torna “Il posto delle favole”, con ospiti e talent del festival impegnati a raccontare storie ispirate al tema “Le Cose Impossibili”, accompagnati dal Laboratorio Orchestra dell’Accademia del Musical di Baronissi. Per la rassegna Celebration Nights sarà proiettato Thelma & Louise di Ridley Scott, in occasione del 35° anniversario dall’uscita nelle sale. La serata musicale continuerà in Piazza Fratelli Lumière, dove alle 22:00 saliranno sul palco Luca Pescara, Meccanico DJ, Francesca Michielin e Camilla Magli.



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Adam Driver e gli X-Men? Il boss Marvel spiega la situazione sinceramente

Ma insomma, Adam Driver nel Marvel Cinematic Universe s'ha da fare? Le ultimissime voci lo davano papabile per Magneto o Sinistro nel reboot degli X-Men, ma in passato aveva sfiorato il ruolo di Reed Richards in I Fantastici 4 - Gli inizi, andato poi a Pedro Pascal. È davvero così difficile convincerlo? A quanto pare sì, se ascoltiamo le parole di Kevin Feige al podcast Happy Sad Confused. È stata una buona occasione per chiedere al boss dei Marvel Studios quanto sia probabile un'entrata di Driver nell'MCU.

Adam Driver si sottrae sempre dal Marvel Cinematic Universe, Kevin Feige alza le mani

Sembra proprio che Adam Driver non entrerà nemmeno questa volta nel Marvel Cinematic Universe. Sì, c'è stato un altro abboccamento, ma - come pare sia consuetudine - si è risolto nella proverbiale bolla di sapone. Kevin Feige, in vena di confessioni, ammette: "Non è un segreto che ci piacerebbe lavorare con lui, ma la tradizione è: fai una chiamata Zoom con lui, e alla fine lui passa. Ormai è una lunga tradizione. Non potrebbe essere più cordiale, solitamente è molto franco nell'esprimere quello che pensa". Insomma, arrivato a questo punto della carriera, non sembra che Driver voglia infilarsi in saghe che lo terranno impegnato diversi anni, come avvenne per il suo villain Kylo Ren invece nella trilogia composta da Star Wars: Il risveglio della Forza (2015), Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017) e Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019), peraltro sempre in casa Disney, seppur in zona Lucasfilm e non Marvel Studios.
Nel frattempo prosegue la fase di preparazione del primo lungometraggio dell'MCU interamente dedicato agli X-Men, che in passato avevano occupato il grande schermo sotto etichetta Fox: ricordiamo che alla regia c'è il Jake Schreier dell'interessante Thunderbolts*, con la sceneggiatura in corso di seconda stesura a cura di Lee Sung Jin e Joanna Calo, collaboratori di Schreier proprio su quest'ultimo lungometraggio. Dobbiamo comunque far notare che la presenza dei mutanti appare piuttosto importante nell'Avengers: Doomsday che ci aspetta in sala il 16 dicembre, per cui la macchina Marvel Studios sta via via aumentando la presenza di quei personaggi nelle loro produzioni. Leggi anche Adam Driver nel reboot degli X-Men: l'indiscrezione sul ruolo da cattivo che convince tutti



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lunedì 20 luglio 2026

Avengers: Doomsday, chi c'è nel primo trailer? Tutti i personaggi confermati

Dottor Destino sta per scatenare un’altra battaglia nel Multiverso Marvel e gli eroi dovranno fare squadra ancora una volta ripristinando la potenza dei Vendicatori. Il primo trailer di Avengers: Doomsday ha anticipato l’altissima posta in gioco, con un Thor spaventato e timoroso all’idea di affrontare una nuova minaccia diversa dalle precedenti.

Numerosi sono i personaggi introdotti nel primo trailer ufficiale condiviso dai Marvel Studios: molti tra questi sono stati già confermati da tempo. Ma chi appare, di preciso? E chi è stato escluso? Ecco un breve resoconto di tutti gli eroi che rivedremo in Avengers: Doomsday.

Avengers: Doomsday, tutti i personaggi Marvel apparsi nel primo trailer del film corale

Già da tempo i Marvel Studios avevano confermato il ritorno degli X-Men e il primo trailer di Avengers: Doomsday richiama proprio il teaser diffuso mesi fa, riportando sullo schermo il Professor X di Patrick Stewart, così come Magneto di Ian McKellen. Tra gli altri mutanti appare anche Ciclope, così come Mystica che affronta Yelena assumendo brevemente anche le sue sembianze. Infine anche Gambit di Channing Tatum torna sullo schermo dopo il debutto in Deadpool & Wolverine, mentre si scontra con Shang-Chi di Simu Liu.

Thor, uno dei pochissimi Vendicatori originali sopravvissuti, spiega perché questa nuova minaccia dovrebbe intimorire tutti loro, mentre si rivolge ad un team composto dai Nuovi Vendicatori apparsi in Thunderbolts*, come Yelena Belova di Florence Pugh. Nel trailer, il dio del Tuono è preoccupato: “Ho combattuto con molti guerrieri nel corso della mia vita. Erano molto più forti di tutti noi messi insieme, eppure sono morti. Sono morti affrontando nemici e minacce che mi spaventavano molto meno di questa. Tutto ciò che hanno sacrificato sarà stato vano se non resteremo uniti”. Torna anche Bucky Barnes di Sebastian Stan, Sam Wilson ormai diventato Captain America di Anthony Mackie, Ant-Man di Paul Rudd e sua figlia Cassie Lang; tornano anche Shuri, attuale Pantera Nera del Wakanda, e Namor, così come i Fantastici 4: Sue Storm, Reed Richards, Torcia Umana e la Cosa. Nel trailer appare brevemente anche Locki, così come Steve Rogers di Chris Evans, la cui presenza destabilizza Thor che lo mette alla prova con il Mjolnir.

Naturalmente il trailer serve ad introdurre anche la figura antagonista per eccellenza: il Dottor Destino di Robert Downey Jr., che sembra non faticare affatto quando ferma l’attacco di Thor. Il viso del nemico è coperto da una maschera, ma i fratelli Russo alla regia del film hanno già rivelato in anticipo che Avengers: Doomsday affronterà la somiglianza visiva tra Destino e Iron Man.

Chi manca all’appello? Tutti i personaggi assenti in Avengers: Doomsday

Pur avendo coinvolto un numero ricco di personaggi, il primo trailer di Avengers: Doomsday ne ha esclusi tanti altri non ancora annunciati ufficialmente dai Marvel Studios come ad esempio Bruce Banner. Hulk rientra tra i Vendicatori originali del MCU e sappiamo che apparirà in Spider-Man: Brand New Day; tuttavia la sua presenza non è stata confermata nel quinto film corale. Stesso discorso vale proprio per Spidey di Tom Holland.

Un altro grande assente è Occhio di Falco: Clint Barton rientra a sua volta tra i Vendicatori originali ancora in vita, eppure non è stato coinvolto nel trailer di Avengers: Doomdsay, così come la sua protetta Kate Bishop. Altri grandi assenti sono Nick Fury e War Machine, che in precedenza hanno offerto un prezioso contributo ai film corali sui Vendicatori. Esclusi anche Scarlet Witch (apparentemente morta in Doctor Strange nel Multiverso della Follia), Visione Bianca (introdotta in WandaVision), tutti i membri di Guardiani della Galassia (Star-Lord, Gamora, Nebula, Rocket, Groot, Drax), così come Captain Marvel, Doctor Strange, Wong, She-Hulk, Ms. Marvel, America Chavex, Monica Rambeau, Daredevil, Deadpool e Wolverine.



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A Giffoni 2026 l'anteprima di Oceania, Benedetta Porcaroli e Francesca Michielin: Il programma del 20 luglio

La quarta giornata del Giffoni Film Festival si apre con uno degli appuntamenti più attesi dell'intera 56esima edizione: l'anteprima di Oceania (Moana), il nuovo adattamento live action prodotto da The Walt Disney Company e diretto da Thomas Kail. Ma lunedì 20 luglio 2026 la Cittadella del Cinema tornerà ad animarsi con una giornata che intreccia anche altre anteprime, incontri, cinema internazionale, musica e momenti di approfondimento. Ecco tutto quello che c'è in agenda.

Giffoni, da Oceania a Becoming Her: le anteprime e gli eventi speciali del 20 luglio

L'appuntamento con la premiere di Oceania è fissato alle 20 in Sala Truffaut in versione originale con sottotitoli in italiano. La proiezione è riservata ai giurati delle sezioni Elements +10 e Generator +13 e +15. Ma un evento importante sarà anche la presentazione di Becoming Her: Prima di diventare grandi, il nuovo documentario prodotto dallo Juventus Creator Lab che debutterà a settembre su Disney+. Il progetto intreccia le storie di tre giovani donne accomunate da un percorso di crescita e di affermazione personale, raccontato dalla voce narrante di Francesca Michielin, da sempre sostenitrice della Juventus e protagonista dell'incontro insieme ad Anna Copelli, talento della Juventus Women Under 19. L'evento, riservato ai giurati delle sezioni Generator, offrirà l'occasione di riflettere sui temi dell'identità, del talento e della valorizzazione femminile.

La giornata ospiterà inoltre la presentazione de Il quaderno di Tommaso, cortometraggio di Marco Pellegrino promosso dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. Alla proiezione prenderà parte Antonio Gerardi, mentre nel pomeriggio il progetto sarà al centro anche di un incontro con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Elvira Calderone.

Gli incontri con i protagonisti del cinema, della tv e della cultura

Tra gli appuntamenti più attesi c'è l'incontro con l'attrice Benedetta Porcaroli, che salirà sul carpet della Sala Truffaut per dialogare con i giurati del festival. Ricchissimo anche il calendario di Giffoni Impact, che accoglierà il dirigente Ferrari Antonello Coletta, il direttore di Sky TG24 Fabio Vitale, la conduttrice Paola Perego, il musicista e attore Carlo Amleto, la giornalista e avvocata Beatrice Dalia, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e il presidente di Unioncamere Andrea Prete. Tra gli appuntamenti della giornata anche Effetto Domino, il docu-reality originale di Infinity LAB e Mediaset Infinity ideato da Marco Cortesi e Mara Moschini, che racconta cinque emozioni universali – rabbia, ansia, gelosia, senso di colpa e invidia – attraverso le storie autentiche di trenta ragazzi. Dopo la presentazione della serie, gli autori incontreranno i giurati per approfondire i temi dell'educazione emotiva e del dialogo tra le nuove generazioni. Spazio anche all'innovazione sociale con il progetto Il dono delle storie, promosso da UniCredit e Giffoni Innovation Hub, e agli incontri dedicati alla legalità con il testimone di giustizia Antonino Bartuccio.

I film in concorso del 20 luglio

Prosegue il concorso internazionale con una nuova selezione di opere provenienti da diversi Paesi. Per Generator +13 sarà proiettato Trad di Lance Daly, mentre la sezione Generator +15 presenterà Nipster di Sunniva Eir Tangvik Kveum. I giurati di Generator +18 assisteranno invece a Rain Fell on the Nothing New di Steffen Goldkamp. Per le sezioni Elements sono in programma King of the Wanderers di Janne Schmidt per Elements +10 e Super Furball and the Lying Squirrel di Joona Tena per Elements +6. Completano il programma Le bambine di Valentina e Nicole Bertani per Parental Experience e One in a Million di Itab Azzam e Jack MacInnes per GEX Doc.

Musica, sport, laboratori e gli eventi serali

Anche la quarta giornata animerà il Giffoni Village con laboratori dedicati alla musica, al teatro, alla web education e al contrasto del cyberbullismo, oltre alle numerose attività organizzate dagli stand dei partner del festival. Lo sport sarà protagonista con i Lete Sport Talks, che ospiteranno il docufilm Napoli Dakar! A Road to Employment, e con l'incontro con la campionessa olimpica di vela Caterina Banti, seguito dalle attività aperte al pubblico della Hollywood Lete Sport Arena.Proseguono anche gli appuntamenti del Giffoni Food Show e del Food Talk, mentre nel pomeriggio Piazza Cittadella del Cinema offrirà al pubblico l'osservazione del Sole attraverso telescopi astronomici.

La serata prenderà il via al Giardino degli Aranci con LOW Shò, seguito da Il posto delle favole, che proporrà uno spettacolo musicale dedicato alle fiabe dei Fratelli Grimm con Veronica Maya e il Millennium Ensemble. Per la rassegna Celebration Nights sarà proiettato Hook - Capitan Uncino di Steven Spielberg, in occasione del trentacinquesimo anniversario dell'uscita del film. A chiudere la giornata saranno ancora una volta la musica e la festa: Piazza Fratelli Lumière ospiterà il Giffoni Music Concept con Luca Pescara, Meccanico DJ, Dodoj, Angie e J Pata, mentre Piazza Umberto I si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto con il Giffoni Street Dance e lo spettacolo The Greatest Show.



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Perché Odissea è dedicato a David Keighley: chi era l'uomo che ha cambiato il cinema di Christopher Nolan

Tra le immagini spettacolari di Odissea, il nuovo kolossal di Christopher Nolan, c'è una dedica che ha colpito gli spettatori: il regista ha infatti dedicato a David Keighley, un nome che ai più non dirà nulla, ma che appartiene ad una figura fondamentale per il cinema in formato IMAX.

Il regista ha voluto ricordare un collaboratore e un amico che, per più di vent'anni, lo ha accompagnato nella sua ricerca di un'esperienza cinematografica sempre più immersiva. La dedica non rappresenta infatti soltanto un omaggio professionale, ma il riconoscimento di un percorso condiviso: quello che ha portato Nolan a trasformare l'IMAX da semplice formato spettacolare a una vera e propria forma narrativa.

Nolan ha annunciato pubblicamente la dedica durante la première londinese di Odissea al BFI IMAX Theater, proprio uno dei luoghi più importanti nella sua storia con Keighley. "Questo è stato il primo luogo in cui ho incontrato David" ha raccontato il regista, ricordando il momento in cui gli confidò il suo desiderio di realizzare grandi film hollywoodiani girati in IMAX. Da quell'incontro, iniziò una collaborazione durata oltre due decenni

Chi era David Keighley, il pioniere dell'IMAX

David Keighley è stato uno dei più importanti esperti mondiali di qualità e tecnologia IMAX. Per decenni ha lavorato per garantire che ogni immagine proiettata nei cinema rispettasse gli standard più elevati, diventando una figura fondamentale dietro le quinte del cinema in grande formato. Il suo lavoro non consisteva semplicemente nel "controllare" le immagini, ma nel preservare la visione dei registi: assicurarsi che colori, nitidezza e dettagli arrivassero al pubblico esattamente come erano stati pensati. Per Christopher Nolan, ossessionato dall'esperienza della sala cinematografica, Keighley è diventato un punto di riferimento indispensabile.

Il sogno di Nolan e Keighley diventato realtà con Odissea

Il rapporto tra Nolan e Keighley è iniziato nei primi anni Duemila, quando il regista cominciò a sperimentare sempre di più il formato IMAX. Dopo Batman Begins, il regista utilizzò per la prima volta vere telecamere IMAX per alcune sequenze de Il Cavaliere Oscuro, aprendo una strada che avrebbe poi seguito nei film successivi. Da quel momento, Nolan ha continuato ad ampliare il ruolo dell'IMAX da Il cavaliere oscuro - Il ritorno a Interstellar, passando per Dunkirk, Tenet e Oppenheimer. Con Odissea, però, è arrivato il traguardo più ambizioso: realizzare un film interamente girato con telecamere IMAX, trasformando in realtà un sogno che Keighley coltivava da decenni.

Leggi anche Odissea nella storia del cinema IMAX: cos'è riuscito a fare Christopher Nolan

La dedica che racconta un'amicizia lunga più di vent'anni

La storia della dedica è diventata ancora più emozionante dopo le parole della famiglia di Keighley. Il figlio Geoff Keighley ha raccontato che suo padre aveva scoperto di avere una malattia terminale poco prima dell'inizio delle riprese di Odissea. Nonostante le condizioni di salute sempre più difficili, David aveva un obiettivo preciso: riuscire a completare il lavoro sul film di Nolan. Secondo il racconto della famiglia, quando i medici gli chiesero quale fosse la priorità per il tempo che gli restava, Keighley rispose di voler vivere abbastanza da portare a termine la produzione del film. E così è stato. Riuscì a completare il lavoro sulle immagini del film e ad accompagnare Odissea fino alla fine della sua fase più importante.

La dedica di Christopher Nolan a David Keighley assume quindi un significato particolare: non è soltanto un ricordo, ma un doveroso omaggio a una persona che ha contribuito a cambiare il modo in cui il pubblico vive il cinema. Se Odissea rappresenta il punto più alto della ricerca di Nolan sul formato IMAX, è anche il risultato del sogno condiviso con un uomo che, dietro le quinte, ha lavorato per rendere possibile quell'esperienza. Come il protagonista del poema di Omero, anche David Keighley ha portato a termine il proprio viaggio ed è riuscito a vedere compiuto il progetto a cui aveva dedicato gli ultimi mesi della sua vita.



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domenica 19 luglio 2026

NOdissea: l'Odissea senza stupore e meraviglia di Christopher Nolan

Seduto poco distante da me, all’anteprima di Odissea, c’era Francesco Piccolo, che l’indomani ha scritto su Repubblica un pezzo molto intelligente sul film. Dice Piccolo, in sostanza, che Nolan nel corso del film è come se si rendesse conto di quanto Omero sia meglio di lui e decida quindi di abbandonare ogni tentativo di sopraffare la sua narrazione. Quello che però a me interessa è quando dice che, nel suo combinare qualità e stereotipo, Odissea “è molto bello ed è anche, non esiste una parola più precisa per dirlo, una cazzata. Queste due strade non si biforcano, come dovrebbe succedere, ma avanzano parallele e stanno insieme. In qualche modo si fanno compagnia, e passi dal pensare che sia bello, a pensare che sia una cazzata. Continuamente.” Ed è qui che poi aggiunge: “Ma qui interviene lo spettatore. Cioè, tocca a noi. Dobbiamo decidere noi se è bello o se è una cazzata”.

Nolan e l'intelligenza scettica

Piccolo dice, giustamente, di essere andato a vedere il film da spettatore, sospendendo “ogni forma di intelligenza scettica”: e sebbene io sia andato a vedere anche come critico - purtroppo o per fortuna - e forse nel complesso posso dire di essere uno spettatore un po’ meno comprensivo di quanto sia stato in questo caso Piccolo, mi riconosco molto in quel suo oscillamento, e sono anche d'accordo sul fatto che al cinema - a volte, forse spesso - sia giusto e necessario sospendere l’intelligenza scettica.
Il problema, però, è che un autore come Nolan sembra stare sempre lì, con quel suo tono sempre un po’ grave e pensoso, con quella drammatica e totale assenza (forse incapacità) di leggerezza e di umorismo, con quel suo fare cinema che vuole costantemente ricordare, ostentare, propugnare l’importanza del cinema e del fare cinema, ecco: uno come Nolan, specie in un film come Odissea, fa sempre di tutto per dirti implicitamente “No, usala la tua intelligenza scettica, non abbandonarti alla meraviglia, qui parliamo di cinema, e il cinema è serio, si tratta di cose importanti”. Ed è allora, e specie nella volontaria assenza di meraviglia, che uno, nel suo oscillare tra il riconoscere i meriti indubbi di uno che il cinema lo sa e lo sa fare bene, e il rimanere basiti e delusi per certe cose un po’ sconcertanti del suo film, tende a privilegiare la seconda reazione.

Not so much open to meraviglia

Come ha notato Francesco Alò in una sua videorecensione, Nolan apre Odissea con una didascalia che ha il sapore di un’opinabile dichiarazione programmatica: “In un tempo di apparente magia…”. Ecco, la magia, o se preferite la meraviglia, in Odissea sono del tutto apparenti, perché è chiaro che di meravigliare a Nolan interessi pochissimo: un po’ perché del cinema, anche quando “spettacolare”, gli interessa sempre l’espressione razionale e tecnico-tecnologica (l’intelligenza scettica, ricordate?), un po’ perché a me pare chiarissimo che con Odissea Nolan non abbia voluto raccontare l’Odissea, ma usare il racconto dell’Odissea per una sorta di apologo morale, e fare di Ulisse una sorta di Robert Oppenheimer dell’età classica, come ho ampiamente dissertato in questo articolo qui.
E però a me, al critico ma ancora di più allo spettatore, la magia e la meraviglia mancano tantissimo; anche perché quando Nolan ci prova, a fare quella roba lì (perché non può evitarlo, mica puoi fare l’Odissea senza Polifemo: senza Nausicaa e Feaci sì, ma senza Polifemo no), e ci prova in quel suo modo tutto di testa, tutto concettuale (concettuale come il volto cubista del ciclope), cascano un po’ le braccia, perché è tutto goffo, incerto, zoppicante. E se rispetto a Polifemo va un po’ meglio con Circe, la Circe versione contadina e rancorosa di Samantha Morton, in virtù dell’idea - più teorica che pratica, ancora una volta - di farle modellare con le mani la trasformazione degli uomini di Ulisse da umani a porci, inspiegabile è la parentesi dei Lestrigoni, e inutilmente estetizzante e desolatamente priva di sensualità quella con la Calipso di Charlize Theron (che, sempre come nota Alò, fa quasi più la psicanalista che la ninfa).

Dubbi sul cast

Visto che le abbiamo citate: chiamate a fare quel che Nolan voleva, Morton e Theron non se la cavano male, come non se la cava male Damon (credibile anche quando gli viene chiesto di fare John Wick alla fine del film), ma non tutto il cast è all’altezza: Holland e la moglie Zendaya (che appare ogni tanto nei panni di Atena al fianco di Ulisse a fare le faccine di rimprovero: ma a ‘sto pòro cristo già va tutto male, gli dobbiamo imporre pure questo?) sono terribili, Pattinson nei panni di un Antinoo vile&febbrile pure, Anne Hathaway fa quel che può e Lupita Nyong'o ha due pose messe in croce (per dire della sensatezza delle polemiche).

Restano le immagini

Restano, come direbbero i critici-accademici, le immagini. Quelle immagini che sono, assieme al ragionamento sull’uomo e sulla modernità, sull’apocalisse del presente e dello scontro prometeico che tra aspirazioni e risultati, di cui già detto e detto altrove, la grande ossessione di Nolan e anche quella dei suoi indefessi sostenitori (tra i quali - lo dico per onestà intellettuale - non mi annovero: dei suoi film mi piacciono cose come Memento, The Prestige, Il Cavaliere Oscuro, Dunkirk e Oppenheimer, mentre film come Inception, Interstellar e Tenet mi lasciano basito e non in modo positivo). Che Nolan sia “bravo”, per carità di Dio, non ci sono dubbi. Che il suo cinema sia stato in grado in passato, e anche in Odissea, di pensare e generare e proporre immagini potenti, anche: qui basterebbe pensare a certe cose del Cavallo di Troia per dimostrarlo.
Il problema è che qui, anche quando riuscita, l’immagine proposta da Nolan mi pare nel complesso vuota, buona per gli account dei social che postano i frame più esteticamente belli della storia del cinema: ma si tratta, in questo caso, di frame già musealizzati, già separati dalla storia e dal senso che si portano - o si dovrebbero portare - appresso.

Il cane e il potere di Omero

Infine, esprimo una riserva con il beneficio del dubbio. Su un dettaglio ultra marginale, ma che guardando il film mi ha molto colpito, un dettaglio che riguarda Argo, il leggendario cane di Ulisse che per primo riconosce il suo padrone quando torna a Itaca sotto le spoglie del mendicante. Di Argo si racconta, in qualche modo, la origin story: peccato che il cucciolo che vediamo sullo schermo in braccio a John Leguizamo (che interpreta Eumeo) non mi sia parso affatto della stessa razza del cane adulto (anzi, anziano). Chi se ne frega, direte voi, e avrei detto anche io di fronte a un altro film. Ma se lo noto e lo annoto, questo dettaglio, è perché l’ossessione realista e materialista di Nolan lo permette, perché è lui che chiede implicitamente di non spegnere l’intelligenza scettica. Perché è stato lui il primo a parlare di magia apparente, e a sottrarci il potere magnifico della meraviglia. Un potere che invece Omero conosceva benissimo, e che ha usato a piene mani facendo sì che quella storia lì arrivasse fino a oggi, Nolan o non Nolan.



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Il Signore degli Anelli, 5 verità scomode sulla trilogia di Peter Jackson: i fan non le ammetteranno mai

Quando si parla di fantasy al cinema, è quasi impossibile non citare Il Signore degli Anelli. La trilogia diretta da Peter Jackson tra il 2001 e il 2003 ha cambiato per sempre il genere, conquistando milioni di spettatori e trasformando il mondo creato da J.R.R. Tolkien in un fenomeno globale.

La Compagnia dell'Anello, Le Due Torri e Il Ritorno del Re sono ancora oggi considerati tra i migliori film fantasy mai realizzati. Non a caso, l'ultimo capitolo vinse ben 11 premi Oscar, entrando nella storia del cinema. Eppure, proprio perché la trilogia è così amata, alcune critiche vengono spesso accolte con difficoltà dai fan più appassionati. Ma anche un capolavoro può avere qualche difetto, e ci sono almeno cinque aspetti de Il Signore degli Anelli che molti spettatori preferirebbero non ammettere.

I film sono troppo lunghi (soprattutto per chi non è un fan)

Uno dei grandi meriti di Peter Jackson è stato riuscire a portare sul grande schermo un universo enorme e complesso senza tradire lo spirito dei libri di Tolkien. Il regista ha dedicato tempo ai personaggi, alle ambientazioni e alla costruzione della Terra di Mezzo, creando un mondo incredibilmente dettagliato. Il problema? Proprio questa ricchezza rende i film decisamente impegnativi.

Le versioni cinematografiche della trilogia durano quasi tre ore ciascuna: La Compagnia dell'Anello e Le Due Torri arrivano a circa 179 minuti, mentre Il Ritorno del Re supera abbondantemente le tre ore. Per le versioni estese, amate dagli appassionati, la durata aumenta ancora di più, arrivando a oltre 11 ore complessive. Per i fan è un sogno poter esplorare ogni dettaglio del mondo di Tolkien, ma per chi si avvicina per la prima volta alla saga può essere una vera sfida. Non tutti sono pronti a dedicare un'intera giornata alle scorribande di Frodo e ai segreti dell'Anello.

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Frodo è molto più giovane nei film rispetto ai libri

È difficile immaginare qualcun altro nei panni di Frodo Baggins oltre a Elijah Wood, la cui interpretazione è diventata uno dei simboli della trilogia. L'attore ha dato al personaggio fragilità, coraggio e umanità, rendendo il viaggio verso Mordor ancora più emozionante. Eppure c'è un dettaglio che i fan spesso dimenticano: il Frodo cinematografico è molto diverso da quello dei libri. Quando Elijah Wood iniziò a interpretarlo aveva appena 18 anni, mentre nel romanzo di Tolkien Frodo è molto più grande: al momento della partenza per la sua missione ha infatti circa 50 anni. La scelta di ringiovanire il personaggio aveva senso dal punto di vista cinematografico, rendendo Frodo più vicino al pubblico e accentuando il suo percorso da giovane inconsapevole a eroe, ma resta comunque una delle differenze più evidenti rispetto al materiale originale.

La mancanza di personaggi femminili è un vero problema

Una delle critiche più frequenti alla trilogia riguarda la presenza limitata di personaggi femminili. Le figure femminili più importanti sono principalmente Arwen (Liv Tyler), Galadriel (Cate Blanchett) ed Éowyn (Miranda Otto), tre personaggi fondamentali e molto diversi tra loro. Galadriel rappresenta saggezza e potere, Arwen è legata alla storia d'amore con Aragorn, mentre Éowyn regala uno dei momenti più memorabili della saga quando affronta il Re Stregone. Tuttavia, considerando l'ampiezza dell'universo di Tolkien, il numero di personaggi femminili resta ridotto. Molti fan hanno difeso questa scelta sottolineando che Jackson ha lavorato su un materiale originale scritto negli anni Cinquanta e che non era semplice modificare a tal punto la storia. Questo però non cambia il fatto che, vista oggi, la rappresentazione femminile della trilogia appare inevitabilmente limitata.

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La vittoria di Aragorn è troppo facile

Uno dei momenti più spettacolari de Il Ritorno del Re è senza dubbio l'arrivo dell'Esercito dei Morti durante la battaglia dei Campi del Pelennor. Dopo aver affrontato un esercito praticamente invincibile, Aragorn (Viggo Mortensen), Legolas (Orlando Bloom) e Gimli (John Rhys-Davies) riescono a convincere gli spiriti maledetti a mantenere il loro antico giuramento. Il loro intervento cambia completamente le sorti dello scontro. Ed è proprio questo il problema: forse le rende cambiate troppo velocemente. Dopo aver costruito per ore una situazione disperata, con Gondor sull'orlo della distruzione e le forze di Sauron apparentemente imbattibili, l'arrivo dell'esercito spettrale risolve quasi tutto in pochi minuti. È una scena spettacolare e fondamentale per il viaggio di Aragorn, ma i fan dovrebbero ammettere che, dal punto di vista narrativo, rende la vittoria decisamente più semplice.

Il Signore degli Anelli non tornerà mai più quello di Peter Jackson

La verità più difficile da accettare per molti fan è forse questa: la trilogia originale non tornerà mai più. Questo non significa che i nuovi progetti ambientati nella Terra di Mezzo siano destinati al fallimento. Il franchise continua a vivere con nuove produzioni, tra cui La caccia a Gollum, il film che riporterà Andy Serkis nei panni dell'iconico personaggio e che ha già riacceso l'entusiasmo dei fan. Tuttavia una parte del pubblico, la più nostalgica, sembra non desiderare semplicemente nuove storie: vorrebbe rivivere la magia della trilogia di Jackson.

Le richieste per vedere nuovamente Viggo Mortensen nei panni di Aragorn mostrano proprio il desiderio di tornare a un'epoca che ormai appartiene al passato. A quella combinazione irripetibile di cast, regista, momento storico e passione. La trilogia de Il Signore degli Anelli è stata, in molti sensi, un fulmine a ciel sereno. La Terra di Mezzo può ancora regalare grandi storie, ma nessun nuovo progetto potrà essere esattamente come quei tre film che hanno segnato la storia del cinema.



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sabato 18 luglio 2026

È il 1998 e Matt Damon a Roma legge l'Odissea sul set de Il talendo di Mr. Ripley

Matt Damon ha oggi 55 anni.
Nel marzo del 1998 saliva sul palco dello Shrine Auditorium per ritirare l'Oscar per la Migliore Sceneggiatura di Will Hunting - Genio Ribelle che aveva scritto insieme al suo amico Ben Affleck. Una carriera iniziata con un clamoroso successo che l'allora 27enne attore ha gestito magnificamente, dimostrando di saper crescere manentendo sempre un alto livello di professionalità. 28 anni e circa una cinquantina di film dopo, Matt Damon è Ulisse nell'Odissea di Christopher Nolan.
Ma torniamo al 1998.

Lo scatto fotografico in alto che potete vedere integralmente qui sotto, ritrae Damon in una pausa sul set de Il talento di Mr. Ripley, l'ottimo film diretto da Anthony Minghella e tratto dall'omonimo romanzo di Patricia Highsmith. Sono passati alcuni mesi dall'Oscar, è il mese di agosto, e l'attore si rilassa con in mano una copia de l'Odissea. La foto è sgranata, ma è il suo autore a confermare che si tratta del poema di Omero.

Matt Damon legge l'Odissea: la foto storica di Greg Williams

Sebbene la grana della fotografia renda difficile distinguere il volume, è il suo autore, Greg Williams, a confermare che si tratta proprio di un'edizione Penguin del 1954 del poema di Omero. Williams è uno dei più noti fotografi di scena e ritrattisti del cinema contemporaneo. Da oltre venticinque anni documenta i set di grandi produzioni hollywoodiane e realizza ritratti di alcune delle più importanti star internazionali, collaborando con testate come Vanity Fair, Esquire e The Sunday Times.
Lo scatto nacque proprio durante un servizio commissionato da quest'ultimo quotidiano dedicato al cinema britannico, poi confluito nel libro "Greg Williams On Se". "Era il momento in cui Matt stava passando dai ruoli da comprimario a quelli da protagonista ed era completamente concentrato sul suo lavoro», ricorda Williams. «Una rapida ricerca su Google mi ha confermato che stava leggendo proprio l'Odissea, una scelta che sembrava perfettamente in linea con ciò che avrebbe letto anche Tom Ripley".

Il fotografo conserva ancora oggi un legame speciale con quell'immagine. "Mi ricorda le fotografie di Life degli anni Cinquanta: il boom del microfono, le luci e l'abbigliamento di una donna sullo sfondo rivelano che appartiene a un'altra epoca", racconta Williams. Quel giorno un violento temporale costrinse troupe e attori a interrompere le riprese, trovando riparo sotto un grande pannello riflettente trasformato in un gigantesco ombrello. Williams speiga che nell'immagine si vede anche Cate Blanchett, seduta di spalle. A rendere la fotografia ancora più affascinante è però il significato che ha assunto con il passare del tempo. "È una delle mie preferite perché cattura un raro momento di quiete in un set molto movimentato", spiega il fotografo. "ma soprattutto perché tutte le linee dell'inquadratura convergono verso Matt: i raggi dell'ombrello, le linee degli edifici, la direzione dello sguardo di Cate e perfino la spallina del suo reggiseno". Quando quello scatto venne realizzato nessuno avrebbe potuto immaginare che, quasi trent'anni dopo, proprio quel giovane attore con in mano l'Odissea sarebbe stato scelto per incarnare Ulisse sul grande schermo. "È sorprendente che una fotografia di quasi trent'anni fa sia oggi più attuale che mai" conclude il fotografo, "è un'immagine che ha saputo invecchiare benissimo".
Qui sotto il trailer di Odissea.



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Steven Spielberg sceglie il suo film preferito di Christopher Nolan: lo stesso che Brad Pitt ha rifiutato

A oltre vent’anni dalla sua uscita, uno dei primi film di Christopher Nolan continua a essere considerato tra i più originali e influenti degli ultimi decenni, capace ancora oggi di affascinare pubblico e critica con una struttura narrativa fuori dagli schemi. Un cult che, nel tempo, è arrivato a conquistare anche alcuni dei più grandi nomi di Hollywood, tra cui Steven Spielberg. In una recente intervista a Collider, il regista di Disclosure Day ha infatti rivelato senza esitazioni quale sia il suo film preferito firmato Nolan.

Un thriller che gioca con la memoria (e con lo spettatore)

Si tratta di Memento: uno dei film più ipnotici diretti da Christopher Nolan. Un cult assoluto per i fan del regista, che racconta la storia di un uomo, Leonard Shelby (Guy Pearce), affetto da amnesia anterograda, dunque incapace di formare nuovi ricordi. Per orientarsi nella realtà, il protagonista si affida a fotografie, biglietti e tatuaggi, costruendo una sorta di mappa personale della propria esistenza. Ma non è solo un thriller: è un esperimento narrativo che mette lo spettatore nella stessa condizione del protagonista, costretto a ricostruire gli eventi pezzo dopo pezzo, senza mai avere una visione completa e definitiva.

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Il ruolo che poteva essere di Brad Pitt

Eppure, Memento avrebbe potuto avere un protagonista molto diverso. Prima di Guy Pearce, infatti, il ruolo di Leonard era stato proposto anche a Brad Pitt. In passato, Nolan ha raccontato che il divo lesse la sceneggiatura, ma alla fine non se ne fece nulla.

In realtà, ha letto la sceneggiatura. Voglio dire, la storia nasce da lì: ha letto la sceneggiatura e ci siamo incontrati per parlarne, anche se lui non aveva motivo di sapere chi fossi o altro al riguardo. E non se n'è fatto nulla.

Il progetto era ancora poco conosciuto e lontano dai grandi riflettori, ma proprio quell’interesse iniziale contribuì a far circolare il copione negli ambienti hollywoodiani. Secondo alcune ricostruzioni, il forfait di Brad Pitt sarebbe da ricollegare soprattutto ad impegni concomitanti. E non dimentichiamo che, prima di diventare il regista de Il Cavaliere Oscuro, Inception e Oppenheimer, Nolan era ancora un autore emergente. Memento è stato il punto di svolta.

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Uscito nel 2000 e realizzato con un budget ridotto, il film con Carrie-Anne Moss ha conquistato critica e pubblico grazie alla sua struttura non lineare e a una scrittura estremamente originale. Il successo fu immediato, con tanto di candidatura al Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Da lì, Hollywood ha iniziato a guardare Nolan in modo completamente diverso, dandogli fiducia per titoli sempre più ambiziosi come Insomnia e, soprattutto, Batman Begins. Oggi Memento è considerato un classico moderno e il fatto che un regista come Spielberg continui a indicarlo come il suo preferito non fa che ribadirne lo status: un film "piccolo" nelle dimensioni, ma enorme nell’impatto.



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venerdì 17 luglio 2026

Il mondo di Orïsha prende vita: svelate le prime immagini di Figli di sangue e ossa

Figli di sangue e ossa, in lingua originale Children of Blood and Bone, ha mostrato le primissime immagini dal set. Film fantasy tratto dall’omonimo romanzo di successo di Tomi Adeyemi e primo di una trilogia, è una produzione di Paramount Pictures che ha finalmente offerto un primo sguardo ai fan.

La trilogia si intitola Legacy of Orisha ed è composta da tre titoli: il primo è Figli di sangue e ossa, distribuito in libreria nel 2018, seguito da Figli di virtù e vendetta del 2019 e il terzo, inedito in italiano, intitolato Children of Anguish and Anarchy e pubblicato nel 2024. Per combattere l’attesa, sono state condivise le prime immagini dell’adattamento cinematografico.

Figli di sangue e ossa, le prime immagini dal set introducono i personaggi di Orisha

In principio Figli di sangue e ossa aveva catturato l’interesse di Lucasfilm, casa di produzione ben nota ai più per il successo di Star Wars, ma anni dopo la produzione è passata nelle mani di Paramount Pictures. Il progetto risulta in fase avanzata di produzione, come dimostrano i primi scatti trapelati dal set che mostrano gran parte del cast in azione.

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Tramite l’account X di AMC Theaters, il pubblico ha finalmente scoperto di più in merito ai personaggi coinvolti, ottenendo una piccola anticipazione anche sui costumi utilizzati. Nel cast figurano Amandla Stenberg, Chiwetel Ejiofor, Cynthia Erivo, Regina King, Idris Elba e Viola Davis. Regina King e Chiwetel Ejiofor interpretano rispettivamente la Regina Nehanda e il Re Saran, che nella prima immagine siedono sui rispettivi troni. Cynthia Erivo, invece, interpreta l’ammiraglio Kaea mentre impartisce ordini alle truppe.

Diretto da Gina Prince-Bythewood, Figli di sangue e ossa è tratto dal primo romanzo ambientato nelle terre di Orisha e racconta di Zelie, una giovane appartenente ai maji, un popolo che ha utilizzato i propri poteri finché il re non ha deciso diversamente, tentando di abolire per sempre la magia. Scoprendo di poterla riportare in vita e porre così fine ai maltrattamenti della sua gente, Zelie guida una ribellione spalleggiata da suo fratello. L’adattamento cinematografico ha fissato una data d’uscita per il 15 gennaio 2027. Ecco le prime immagini dal set:



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Odissea, numeri altissimi al primo giorno del boxoffice italiano

Odissea di Christopher Nolan con Matt Damon si conferma uno dei film più attesi della stagione: dati Cinetel alla mano, ha avuto in Italia un primo giorno di incassi che lascia presagire un weeekend trionfale. Superato di poco l'esordio già ottimo di Oppenheimer nel 2023.

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giovedì 16 luglio 2026

G. I. Joe, nuovo film per il cinema, a caccia di un successo che sfugge

Nonostante l'indubbia popolarità, soprattutto negli USA, il marchio di G. I. Joe non è stato enormemente lucrativo in territorio cinematografico, avendo invece funzionato molto sotto forma di giocattolo e serie televisive animate, nel corso dei decenni. Paramount ha però deciso di fare un altro tentativo, dopo i primi tre film usciti diversi anni fa, scegliendo uno sceneggiatore di lungo corso che per l'occasione debutterà anche alla regia: è Danny McBride, altrove anche attore, una presenza non troppo sotto i riflettori, ma legata a diversi lungometraggi piuttosto famosi.

Danny McBride dirige il nuovo film dei dinamici G. I. Joe

La squadra speciale dei G. I. Joe riparte - pare con la massima priorità - alla Paramount Pictures, con Danny McBride a scrivere ma soprattutto a dirigere il prossimo film, che diventerà il suo debutto dietro alla macchina da presa. Attore con preferenza per l'umorismo, creatore e interprete del saritico The Righteous Gemstones su HBO Max, ha partecipato anche a film come Facciamola finita e Alien: Covenant. In parallelo ha mandato avanti una carriera di sceneggiatore su registri non sempre simili, per esempio cofirmando la trilogia composta da Halloween (2018), Halloween Kills (2021) e Halloween Ends (2022) con Jamie Lee Curtis. Insomma, è difficile immaginare quale registro ci possa aspettare nel prossimo film dei G. I. Joe.
Non possiamo fare altro che ripassare la saga cinematografica, composta finora da G.I. Joe - La nascita dei Cobra (2009, regia di Stephen Sommers, 302 milioni di dollari d'incasso per 175 di costo), G.I. Joe - La vendetta (2013, Jon M. Chu, 375 per circa 150) e Snake Eyes: G.I. Joe - Le origini (2021, Robert Schwentke, flop di 40 milioni per 100 di budget). In alternativa, il canale YouTube della Hasbro trasmette non-stop la serie animata originale degli anni Ottanta e primi Novanta, nonché qualcosa della più recente Renegades. Ricordiamo che il mito nasce dall'omonima linea di giocattoli creata nel 1964, la stessa per la quale si coniò il termine "action figure" (fino a quel momento esistevano solo le Barbie, come ci spiega Wikipedia, ed era necessario spiegare ai ragazzini che non avrebbero comprato "dolls", cioè "bambole"). Roba da veri duri.



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L'Odissea di Omero e l'Odissea di Nolan: cosa è cambiato

Appartengo a quella generazione (e non lo dico per vantarmi ma perché è un dato di fatto e una premessa necessaria), che ha studiato greco e latino e il cui primo impatto con l'Odissea di Omero, fedelissimo e appassionante, fu quello con la serie televisiva (otto puntate, la trovate su RaiPlay) di Franco Rossi, che traumatizzò un'intera generazione di boomer con le introduzioni (perdute) di un grifagno Giuseppe Ungaretti e soprattutto con un Polifemo terrificante, realizzato in modo magistrale e artificiale da Mario Bava. Quello è stato l'imprinting con i temi e i personaggi del poema omerico che in seguito abbiamo approfondito al liceo e che abbiamo amato anche, sempre da bambini, nella versione parodistica musicale della Biblioteca di Studio 1 realizzata dal quartetto Cetra. Sono andata a vedere dunque l'Odissea di Nolan con un misto di curiosità e timore, ma essenzialmente aperta a tutto e ho trovato un'opera che ha dei momenti alti e delle notevoli cadute di stile (anche nel casting), sicuramente frutto di compromessi necessari per un film prodotto in America e che essenzialmente, accuse di woke a parte, deve arrivare ad un pubblico che dell'epica non sa niente e che la identifica tutt'al più coi cinecomic e personaggi come Thor, mutuato però dal fumetto.

L'obiettivo, per un film costato tanto e per cui Nolan ha fatto il giro del mondo con una troupe gigantesca e apparecchiature pesantissime (Federico Fellini avrebbe ricostruito il tutto con maggiore efficacia a Cinecittà, ma erano altri tempi), è quello di incassare il più possibile e in questo riconosciamo al regista la capacità di passare sopra a tante cose pur di raccontare il suo Odisseo, un reduce con stress post-traumatico consumato dal senso di colpa per aver provocato con il suo stratagemma la morte di una civiltà e con le sue scelte la strage dei suoi uomini. Che non è, ovviamente, l'Odisseo/Ulisse che conoscevamo. L'Odissea non è un libro sacro e ogni adattamento cinematografico è per sua natura un tradimento, ma qua vorremmo solo accennare ad alcuni dei cambiamenti che possono lasciare interdetti gli spettatori che conoscono il testo, fino ad oggi mai cambiato.

Polifemo

Ovviamente, come tutti, sono gli incontri con le creature quelli che aspettavamo con più curiosità, soprattutto dopo aver letto che per il personaggio del Ciclope era stato fatto costruire un animatronic di sei metri. Bene, a prescindere dal fatto che la creatura (con un occhio verticale!) non ci ha fatto impazzire, anzi, qua Nolan opera un cambiamento sostanziale. Nel poema, Ulisse e i suoi uomini in cerca di cibo entrano nella grotta ed è subito evidente che le dimensioni di chi la abita sono minacciose, tanto che i suoi compagni lo pregano di prendere qualcosa e allontanarsi. Ma lui insiste per restare e fare conoscenza col padrone di casa, convinto che non potrà sottrarsi alla legge di Zeus sull'ospitalità e che anzi lo onorerà con doni. Le cose ovviamente vanno malissimo e due uomini vengono subiti divorati. Siccome Ulisse è astuto, dopo che sono rimasti intrappolati nella grotta, escogita un piano: ubriacarlo con un vino in suo possesso, farlo addormentare, accecarlo e fuggire aggrappati al vello delle gigantesche pecore del Ciclope. Il quale, “riconoscente”, prima di addormentarsi gli chiede il suo nome a cui Ulisse risponde com'è noto “nessuno”, al che Polifemo gli dice che lo mangerà per ultimo. Alle grida del mostro accorrono i suoi fratelli, ma quando alla domanda “chi ti ha accecato?” la risposta è “nessuno”, se ne vanno. Una volta fuori dalla grotta, l'eroe non può resistere di vantarsi per la propria astuzia e gli rivela il suo vero nome, al che il ciclope invoca il padre Poseidone perché renda impossibile il titorno in patria dell'eroe. Nella versione di Nolan tutto avviene molto in fretta, ma la differenza principale è che nessuno prova a comunicare col ciclope. Solo dopo averlo accecato e averlo sentito invocare il padre, si stupiscono che parli e si chiedono se forse non sarebbe stato meglio provare a comunicarci. Poi fuggono, in qualche modo, e a quel punto Ulisse, sempre anonimo, scaglia un'inutile freccia verso il Ciclope, provocandone l'ira. Sicuramente Nolan ha modificato questa sequenza per motivi di durata e per non sacrificare quello che davvero gli stava a cuore.

Circe

Nelle loro peregrinazioni, Ulisse e i suoi uomini arrivano all'isola di Eea, dove abita Circe, una dea o maga che li trasforma in maiali con l'uso di pozioni magiche. L'eroe si salva grazie a un antidoto che gli ha dato Ermes e costringe Circe a restituire sembianze umane al suo equipaggio. Nolan trasforma questo personaggio in una strega ante litteram che trasforma gli uomini manipolandoli alla lettera (forse un omaggio al body horror contemporaneo?), non soltanto in maiali ma in vari tipi di creature (ampio uso di animatronic e/o CGI). Inserisce anche una nota umoristica, che diventa il modo con cui Ulisse ottiene il suo scopo. Questa Circe ce l'ha a morte con gli uomini, di cui conosce gli istinti belluini e preferisce prevenire invece di curare. Nel poema, dopo aver trascorso un anno nell'isola in compagnia di Circe, una delle numerose donne con cui si unisce nel corso dei suoi viaggi, Ulisse viene convinto dai suoi compagni a ripartire.

I Lestrigoni

Una delle sequenze che hanno lasciato più perplessi gli amanti dell'Odissea, a partire dal trailer, è quella in cui Ulisse e i suoi sbarcano su un'isola, dove trovano un bambino, che prima li guarda ridendo poi emette un grido stridulo a cui accorrono dei giganti dotati di luccicanti armature. Dopo aver verificato, visto che non ricordavamo un simile episodio, abbiamo scoperto che si tratta dei Lestrigoni, che vengono subito dopo Polifemo. Forse per la difficoltà di riprodurre, subito dopo il mostruoso ciclope, altre orrende e primitive creature (cannibali anch'esse), Nolan sceglie di dotarle di incongrue armature e pure la parte del cannibalismo non è chiara da quello che succede durante l'assalto alle navi.

Il cavallo di Troia

In quello che sembra un omaggio al finale de Il pianeta delle scimmie, Nolan fa trovare il gigantesco cavallo in compagnia di Sinone, che sacrifica al fine di attuare il suo piano. Il cavallo è in posizione verticale, quasi si ergesse dalla sabbia, e non è chiaro come i soldati incaricati di aprire le porte di Troia una volta operato l'inganno dell'offerta votiva alla dea, siano posizioni e sopravvissuti. Nel film, Sinone è ignaro di tutto e muore, mentre nell'epica è un disertore e spia che convince i troiani a introdurre il cavallo dentro le mura ed è lui ad aprire le porte all'esercito. Morirà nel viaggio tra Scilla e Cariddi. Tornando al cavallo, assistiamo al faticosissimo trasporto dentro le mura di Troia, in cui viene trascinato da funi disteso su un fianco, poi, finalmente, lo vediamo di fronte al tempio su quattro zampe. Non si capisce perché alcuni dei soldati siano annegati nell'attesa e soprattutto come siano sopravvissuti senza apparenti danni ai vari sballottamenti necessari per la faticosa operazione. Va anche detto, però, che la scena della distruzione di Troia è forse la migliore del film per cui passiamo sopra alle nostre perplessità “logistiche”.

Le sirene

Questa è sicuramente una delle sequenze più suggestive e difficili da realizzare. Nolan la risolve piuttosto in fretta e fedelmente, anche se aggiunge il voice-over di Ulisse su cosa significava il loro canto. Le creature non si vedono e a un certo punto un marinaio si toglie i tappi di cera e si tuffa dalla nave, andando incontro a ignoto destino.

Scilla e Cariddi

Qua Ulisse mente ai suoi uomini, a cui non rivela, su consiglio di Circe, quello che sa. La narrazione è fedele, non vediamo il mostro Cariddi che provoca il gorgo ma appare ovviamente Scilla, in una scena molto confusa che ci impedisce di vederlo bene e che ricorda le animazioni a passo uno del leggendario Ray Harryhausen. A meno che non sia stato un omaggio consapevole da parte di Nolan al maestro della stop motion, il risultato è deludente.

Nausicaa e i Feaci (e Calipso)

Per motivi probabilmente ancora legati alla durata, Nolan omette del tutto il lungo episodio dell'approdo all'isola del Feaci (e l'incontro con Nausicaa), che poi sono quelli che riportano Ulisse, ormai solo, dopo i sette anni con Calipso, finalmente ad Itaca, affidando il compito di farlo a quest'ultima e a una zattera di fortuna. Le assenze più cospicue sono comunque quelle degli dei, fondamentali nel poema. Forse perché in fondo Nolan crede che l'uomo sia arbitro del suo destino. Anche se non si capisce allora la presenza di Athena, che forse è solo una proiezione del protagonista in crisi. E già che ci siamo, riguardo a Calipso: la ninfa nel poema lo tiene prigioniero col suo canto finché gli dei non la convincono a liberarlo. Nel film, Nolan condensa nel personaggio di Calipso l'episodio dei Lotofagi, mangiatori del fiore dell'oblio, un popolo pacifico, da cui Ulisse deve allontanare i suoi uomini, prima che dimentichino loro missione.

Il riconoscimento di Ulisse

Il finale del film segue piuttosto fedelmente quello del poema (a parte l'incoronazione di Menelao, la partenza di Ulisse e Penelope e il riconoscimento da parte del padre Laerte, assente), Ovviamente è un'invenzione di Nolan la spilla che la moglie consegna al marito di modo da sapere se chi dice di averlo visto dice la verità, La commovente scena in cui Penelope riconosce Ulisse solo quando lui le descrive il letto di legno che ha intagliato con le sue mani, è sacrificata nel film in favore di questo oggetto. Insomma, le libertà che si è preso Nolan sono parecchie, molte motivate, altre probabilmente per venire incontro ai gusti del pubblico moderno. Sicuramente le critiche ai singoli elementi non inficiano l'insieme di un film che potete e dovete giudicare solo dopo averlo visto, al cinema, come noi abbiamo fatto.



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mercoledì 15 luglio 2026

Disney+ abbassa il prezzo per tre mesi: ecco la nuova offerta e tutte le novità in arrivo

Disney+ ha annunciato una nuova promozione valida in Italia dal 15 al 28 luglio, pensata sia per i nuovi clienti sia per chi desidera riattivare il proprio abbonamento. L'offerta permette di sottoscrivere uno dei tre piani della piattaforma a un prezzo scontato per i primi tre mesi, proprio mentre il catalogo si prepara ad accogliere alcune delle uscite più attese dell'estate.

Nel dettaglio, il piano Premium sarà disponibile con 15 euro di risparmio nei primi tre mesi, il piano Standard consentirà di risparmiare 9 euro, mentre il piano Standard con pubblicità offrirà uno sconto complessivo di 6 euro. Al termine del periodo promozionale, l'abbonamento si rinnoverà automaticamente al prezzo mensile previsto dal piano scelto, salvo disdetta.

La promozione arriva in un momento particolarmente ricco per Disney+, che può già contare su nuovi titoli come Jumpers – Un salto tra gli animali, Avatar: Fuoco e Cenere, la quinta stagione di The Bear, la seconda stagione di Rivals, la serie The Testaments, la seconda stagione della serie Marvel Television Daredevil: Rinascita e la nuova stagione animata di X-Men '97. Nelle prossime settimane, il catalogo continuerà ad ampliarsi con Pompei: Fuori dal Tempo con Tom Hiddleston (23 luglio), la serie Furious (27 luglio) e Il Diavolo veste Prada 2, in arrivo il 29 luglio.

Disney+ potrebbe diventare gratis? Cosa c'è di vero nei rumor dagli Stati Uniti

Mentre in Italia l'attenzione è concentrata sulla nuova promozione, negli Stati Uniti sta circolando un'indiscrezione che potrebbe rappresentare una delle più grandi rivoluzioni nella storia di Disney+. Secondo un report di Business Insider, all'interno dell'azienda si starebbe discutendo la possibilità di introdurre un piano completamente gratuito finanziato dalla pubblicità, sul modello di servizi come Tubi o The Roku Channel. Al momento, però, non esiste alcun annuncio ufficiale: si tratterebbe ancora di un'ipotesi valutata internamente.

L'idea nascerebbe dalla crescente concorrenza delle piattaforme gratuite, che stanno conquistando sempre più spettatori. Negli Stati Uniti, infatti, servizi come YouTube, Tubi e Roku rappresentano ormai una fetta sempre più importante del tempo trascorso davanti alla TV, spingendo anche i grandi operatori dello streaming a ripensare le proprie strategie. Sempre secondo il report, Disney starebbe valutando anche nuovi formati, come contenuti brevi e video verticali, nel tentativo di attirare un pubblico sempre più abituato all'esperienza offerta da TikTok e YouTube.

Per il momento, quindi, Disney+ non diventerà gratis, né in Italia né negli altri Paesi. L'unica novità confermata è la promozione annunciata dalla piattaforma, mentre il possibile arrivo di un piano gratuito resta soltanto uno scenario tutto da verificare.



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Odissea: c'è un motivo se nessuno è mai riuscito a fare un grande film su Ulisse

Il 16 luglio arriva finalmente al cinema Odissea, il nuovo kolossal diretto da Christopher Nolan, nonché uno dei film più attesi dell'anno. Il regista di Oppenheimer, Interstellar e Il Cavaliere Oscuro ha deciso di confrontarsi con una delle storie più celebri mai raccontate: il viaggio di Odisseo verso Itaca dopo la guerra di Troia.

Sulla carta, sembra il progetto perfetto per un autore abituato a raccontare grandi dilemmi umani, avventure impossibili e personaggi tormentati. Eppure c'è un motivo se, nel corso degli anni, adattare l'Odissea per il cinema si è rivelato molto più difficile del previsto. Nonostante la fama immortale del poema attribuito a Omero, infatti, le precedenti trasposizioni non hanno mai conquistato davvero il pubblico. Dal film Ulisse del 1954 con Kirk Douglas alla miniserie televisiva del 1997, passando per altri tentativi di portare sullo schermo il mito greco, il problema è sempre stato lo stesso: raccontare davvero chi è Ulisse non è affatto semplice.

E proprio questo sarà il primo grande ostacolo per Nolan.

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Odisseo non è l'eroe perfetto che il cinema vorrebbe raccontare

Uno dei problemi più grandi degli adattamenti dell'Odissea riguarda il suo protagonista. Il cinema spesso ha bisogno di un eroe con cui il pubblico possa identificarsi facilmente: qualcuno per cui tifare, un uomo giusto che combatte contro le avversità per tornare dalla propria famiglia. Ma Odisseo non è esattamente questo. Nel poema è un uomo intelligente, astuto e determinato, ma anche pieno di contraddizioni. Durante il suo viaggio verso casa trascorre anni lontano da Itaca, prima con la maga Circe e poi con la ninfa Calipso. Certo, desidera tornare dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco, ma il suo percorso non è quello di un uomo che pensa solo alla famiglia.

L'eroe della guerra di Troia è soprattutto un sopravvissuto. Un uomo capace di ingannare gli altri, manipolare le situazioni e usare la propria intelligenza come arma. E quando finalmente torna a Itaca, il suo ritorno non è una semplice riunione familiare: dopo aver scoperto che i Proci hanno invaso il suo palazzo, li massacra senza pietà insieme al figlio. È proprio questa parte più oscura del personaggio che spesso viene ammorbidita negli adattamenti moderni. Trasformare Odisseo in un eroe più rassicurante, però, significa perdere ciò che lo rende davvero interessante: la sua capacità di essere contemporaneamente geniale e spietato.

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Il finale dell'Odissea è uno dei problemi più grandi

Un altro ostacolo per chiunque provi ad adattare il poema di Omero riguarda il suo finale. A differenza di molte grandi storie epiche, l'Odissea non si conclude con un vero lieto fine. Il re di Itaca torna finalmente a casa, ritrova Penelope e riconquista il suo regno, ma la storia non termina davvero lì. Dopo la strage dei pretendenti, infatti, le famiglie degli uomini uccisi cercano vendetta e il rischio è quello di un nuovo ciclo infinito di violenza. A fermare lo scontro deve intervenire addirittura la dea Atena, imponendo una tregua.

Per il cinema, questa rappresenta una sfida enorme: il pubblico tendenzialmente si aspetta una conclusione chiara, una vittoria definitiva dell'eroe. Ma l'opera di Omero è molto più ambigua. E considerando che Nolan è famoso proprio per i suoi finali capaci di lasciare lo spettatore con domande e interpretazioni diverse, sarà interessante capire quale direzione prenderà il regista.

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Odissea non è solo un'avventura: è la storia di un trauma

Forse il motivo principale per cui tanti adattamenti non hanno funzionato è che hanno raccontato l'Odissea come una semplice avventura piena di mostri, battaglie e creature mitologiche, ma il poema di Omero è molto più complesso. Il viaggio di Odisseo non è soltanto un percorso fisico attraverso mari sconosciuti: è il racconto di un uomo distrutto dalla guerra, segnato da anni di violenza e costretto a fare i conti con ciò che ha vissuto.

Le tempeste, i ciclopi, le sirene e gli incontri con gli dei non sono solo ostacoli spettacolari, ma rappresentano anche il modo in cui Odisseo affronta le proprie paure, i propri ricordi e il peso delle sue scelte. Il rischio, quindi, è trasformare il protagonista in una versione antica di un eroe d'azione alla Indiana Jones o Jack Sparrow, dimenticando che, dietro il mito, c'è un uomo pieno di rimorsi, desideri e contraddizioni.

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Christopher Nolan riuscirà dove tanti hanno fallito?

È proprio qui che entra in gioco Christopher Nolan. Il regista ha molte delle caratteristiche necessarie per affrontare una storia così complessa: da sempre, nei suoi film, esplora personaggi tormentati, il rapporto tra memoria e identità e il confine tra ciò che è reale e ciò che percepiamo. Secondo le prime informazioni, Odissea dovrebbe iniziare dopo la guerra di Troia, seguendo il viaggio di Odisseo verso casa. Un terreno perfetto per Nolan, che potrà unire la spettacolarità delle battaglie e dei mostri mitologici con un racconto più intimo sul peso del passato.

Se c'è qualcuno in grado di trasformare il poema in qualcosa di più di una semplice avventura epica, potrebbe essere proprio lui. Perché il vero obiettivo dell'Odissea non è arrivare a Itaca, ma capire cosa resta di un uomo dopo aver attraversato l'inferno per tornare a casa.



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martedì 14 luglio 2026

Fan di Miyazaki, segnate questa data: arriva in Italia il libro più atteso sul maestro di Studio Ghibli

Per anni è stato uno dei volumi più desiderati dai fan italiani di Hayao Miyazaki: ora, finalmente, anche noi potremo leggerlo senza dover ricorrere alle edizioni straniere. Il prossimo 28 agosto arriverà infatti in libreria Punto di partenza (1979-1996), la prima edizione italiana di Starting Point, il libro in cui il maestro dello Studio Ghibli ripercorre gli anni fondamentali della sua carriera.

Pubblicato da La nave di Teseo nella collana Oceani e tradotto da Rosamaria Pavan, il volume raccoglie oltre 580 pagine di riflessioni, ricordi, disegni e materiali originali firmati da Miyazaki. Un vero viaggio dentro la mente di uno degli autori più importanti della storia dell'animazione, proprio nel periodo che precede la consacrazione mondiale arrivata con film come Il mio vicino Totoro, Principessa Mononoke e La città incantata.

Hayao Miyazaki prima dello Studio Ghibli: un artista controcorrente

Il titolo non racconta soltanto la nascita di un regista famoso in tutto il mondo, ma segue il percorso di un giovane animatore alle prese con un'industria spesso distante dalla sua idea di cinema. Prima di diventare il simbolo dello Studio Ghibli, Miyazaki ha costruito la propria identità artistica lavorando nell'animazione televisiva e sviluppando una filosofia precisa: mettere al centro la creatività, la cura dei dettagli e il rapporto con il pubblico, anche quando questo significava scontrarsi con logiche commerciali. Sono proprio queste battaglie, insieme ai sogni e alle ossessioni che hanno accompagnato la sua carriera, a rendere il libro un documento prezioso. Non una semplice autobiografia, ma un racconto del modo in cui nasce un film secondo uno degli autori più influenti del cinema contemporaneo.

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Dai ricordi di John Lasseter ai segreti dei film Ghibli

Ad aprire il volume c'è un'introduzione di John Lasseter, fondatore della Pixar e tra le figure che più hanno contribuito alla diffusione del cinema di Miyazaki negli Stati Uniti. Lasseter racconta il suo incontro con il lavoro del regista giapponese, avvenuto ai tempi di Lupin III – Il castello di Cagliostro, il primo lungometraggio diretto da Miyazaki. Nel corso delle pagine, prende forma un ritratto ricchissimo dell'autore: dalle sue idee sull'animazione al suo rapporto con cinema e letteratura, passando per il profondo legame con Osamu Tezuka, considerato il "dio del manga".

Non mancano poi materiali inediti e curiosità per gli appassionati: illustrazioni, fumetti, bozzetti e riflessioni legate alla sua grande passione per il volo e per gli aerei d'epoca, elemento ricorrente in moltissimi suoi film. Il volume contiene anche appunti, soggetti e documenti dedicati ad alcune opere celebri dello Studio Ghibli, oltre a progetti mai arrivati sul grande schermo.

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A chiudere il libro è un contributo di Isao Takahata, amico di una vita e co-fondatore dello Studio Ghibli, che offre uno sguardo più intimo sul Miyazaki artista e sull'uomo dietro le sue opere. Per questo motivo Punto di partenza (1979-1996) rappresenta qualcosa di più di una raccolta di ricordi: è una finestra privilegiata sul processo creativo di un autore brillanti ed enigmatico, che promette di diventare un appuntamento imperdibile per chi vuole scoprire non solo i film di Miyazaki, ma anche le idee e le passioni che li hanno resi immortali.



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lunedì 13 luglio 2026

I migliori film in streaming di Jon Bernthal, che interpreta Menelao nell'Odissea di Christopher Nolan

L’Odissea diretto da Christopher Nolan, il ruolo di Menelao è stato affidato al sempre efficace e carismatico Jon Bernthal. Lanciato dalla serie TV The Walking Dead, l’attore originario di Washington si è ritagliato una notevole carriera sia come caratterista che in ruoli principali. Eccovi dunque cinque film in streaming in cui ha dato prova della sua bravura. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Jon Bernthal, che interpreta Menelao nell Odissea di Christopher Nolan

  • Sicario
  • Sweet Virginia 
  • I segreti di Wind River 
  • Le Mans ‘66 - La grande sfida 
  • Una famiglia vincente - King Richard

Sicario (2015)

Piccola ma fondamentale partecipazione a uno dei migliori film diretti da Denis Villeneuve, forse ancora oggi il migliore. Nel ruolo dell’uomo che tenta di sedurre e poi eliminare la protagonista Emily Blunt, Bernthal offre una prova maiuscola, ambigua prima e seriamente terrificante poi. Sicario è un thriller di frontiera stilizzato e perfettamente orchestrato, sia a livello visivo che nella sceneggiatura di Taylor Sheridan. L’inizio è folgorante, lo svolgimento soffocante, il finale suggestivo. Film violentissimo ma prima di tutto a livello psicologico. Benicio Del Toro era da Oscar come miglior non protagonista. Josh Brolin anche lui da applausi, come tutti quelli che vi hanno partecipato. Uno dei migliori film di genere nel nuovo millennio, forse il migliore. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

Sweet Virginia (2017)

Quando Bernthal lavora come protagonista, molto spesso in piccoli prodotti indipendenti, talvolta ne escono fuori film che meritano decisamente di essere ricordati. È il caso appunto di Sweet Virginia, thriller rarefatto di provincia che vede nell’ottimo cast anche Rosemarie DeWitt, Imogen Poots e un terrificante Christopher Abbott, più Odessa Young. Diretto da Jamie M. Dagg, questo dramma criminale racconta di personaggi alla deriva, della dissoluzione della vita di tutti i giorni con un senso di predestinazione davvero notevole. Uno dei quei film che una volta visti ti rimangono nella memoria, denso nelle atmosfere e preciso nello sviluppo di storia e personaggi. E con prove di attori encomiabili. Cercatelo e guardatelo! Disponibile su Amazon Prime Video.

I segreti di Wind River (2017)

Anche in questo caso una parte di supporto di impatto emotivo indiscutibile. L’esordio alla regia di Taylor Sheridan è a mani basse il miglior film dell’anno, un thriller innevato e di frontiera dove Jeremy Renner la fa decisamente da padrone. I segreti di Wind River è cinema che ti costringe a prendere posizione, che mette in scena personaggi discutibili ma capaci di entrarti sotto pelle. Elizabeth Olsen come protagonista a supporto è brava, gli attori non protagonisti sono eccezionali. Il dolore del protagonista è tangibile, sommesso quanto potente. Il suo desiderio di vendetta è altrettanto forte da esperire. Un prodotto che va oltre il genere e si fa qualcosa d’altro, di più forte. Ogni volta che lo rivediamo aggiunge qualcosa a quanto ci ha dato in precedenza. Il che era già molto. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW.

Le Mans ‘66 - La grande sfida (2019)

Nel ruolo di Lee Iacocca, Bernthal aggiunge quel pizzico di ironia mescolata a carisma che eleva le performance di un cast già eccezionale. Le Mans ‘66 - La grande sfida vede infatti protagonisti Christian Bale, Matt Damon, Tracy Letts, Caitriona Balfe, Josh Lucas e Noah Jupe. Raramente un film sulle corse automobilistiche ha raggiunto tali traguardi, sia a livello artistico che al botteghino. Nona  caso alla regia c’è James Mangold, uno degli ultimi grandi veri artigiani del cinema americano contemporaneo. Non a caso arriva, e giustamente, la candidatura all’Oscar per il miglior film dell’anno. I duetti tra Damon e Bale sono deliziosi, le scene di corsa adrenaliniche. Il film è costruito e girato con la maestria di una volta, e la stessa epica. Grandioso e intimo. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, NOW, Disney +.

Una famiglia vincente - King Richard (2021)

Il biopic diretto da Reinaldo Marcus Green con un Will Smith da Oscar vede Bernthal recitare nel ruolo di uno degli allenatori delle giovani Venus e Serena Williams. Altra prova di supporto in indubbio valore. Una famiglia vincente - King Richard si rivela un film molto interessante perché racconta di un’ossessione personale che travalica fin troppo spesso l’amore per le proprie figlie. Un dramma asciutto e ben costruito, che si poggia ovviamente sulle prove solide degli attori. Aunjanue Ellis-Taylor nel ruolo della madre/moglie è bravissima, la vera sorpresa del film, e infatti arriva alla candidatura come non protagonista. Complesso, pieno di domande dalle risposte non facili, questo è un film da vedere più volte per cercare di comprendere sempre meglio. Intelligente e non scontato. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision.



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Digger: Tom Cruise annuncia con un video l’arrivo, in giornata, del trailer di Digger, suo primo film con Iñárritu

Arriva oggi, e lo aspettiamo più impazienti che mai, il trailer di Digger, o meglio un trailer più corposo delle poche immagini che abbiamo visto qualche settimana fa, che pure ci davano un assaggio della prima collaborazione tra Tom Cruise e Alejandro González Iñárritu. Ancora oggi ben poco si sa del film, se non che si tratta di una commedia di proporzioni catastrofiche, come annunciato dal teaser. Sappiamo anche che al centro della storia c’è un uomo molto potente che, mentre cerca di diffondere il suo sapere nel mondo, combina, come già detto, un caos cosmico. Ovviamente il trailer ci svelerà qualcosa in più, e per questo il suo arrivo è celebrato da Tom come qualcosa di epico. Nel post condiviso da Crusie su X leggiamo:

Scava o muori. DIGGER. Soltanto al cinema dal 2 ottobre.

Sempre a proposito del film, vogliamo ricordare che ha dei costi stratosferici, come annunciato circa un mese fa. La cifra si aggira fra i 125 e i 200 milioni dollari, cosa frequente quando a interpretare il ruolo del protagonista è Cruise ma piuttosto insolita per il regista messicano, che negli anni passati ha fatto un punto d’onore dei suoi budget piuttosto bassi, soprattutto a fronte del successo dei suoi film. Sappiamo che Digger è tecnicamente complesso e accurato. È stato infatti girato in pellicola 35mm in formato VistaVision e il direttore della fotografia è il magnifico Emmanuel Lubezki, che è l’unico della sua categoria ad aver vinto per tre anni consecutivi l’Oscar per la migliore fotografia: con Gravity, Birdman e Revenant - Redivivo. Gli ultimi due, come sappiamo, sono stati diretti da Iñárritu, che, dopo una lunga collaborazione con Rodrigo Prieto, è passato a lui. Lo ha “tradito” per Darius Khondji (per Bardo, la cronaca falsa di alcune verità) ma ora è tornato a Canossa. Proprio per la grandiosità di Digger, il regista ha preteso un’uscita esclusiva nelle sale. Ha fatto bene - aggiungiamo noi -e anche se il film non è un blockbuster, è comunque un progetto grandioso, come del resto lo era Revenant - Redivivo, che non era certo stato girato nel giardino di casa di Alejandro.

Sceneggiato da Sabrina Berman, Alexander Dinelaris, Nicolas Giacobone e dallo stesso Alejandro González Iñárritu, Digger ha un cast all star. Accanto a Tom troviamo: Jesse Plemons, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg, Sophie Wilde, Emma D'Arcy, Riz Ahmed, Pip Torrens, Corey Johnson, Cullen Moss e Joe Hurst.

Il post di Tom Cruise con la notizia dell'arrivo del trailer previsto per oggi

Il video postato da Tom Cruise su X ieri sera (per noi stanotte) non aggiunge moltissimo al teaser, ma aumenta l'hype, che ha già raggiunto livelli stratosferici. Questo perché troveremo l'attore molto diverso da come l'abbiamo visto per esempio nella saga di Mission: Impossible, dove era indiscutibilmente un eroe. Qui Cruise si mette più in gioco e dà spazio a quel lato ironico e – perché no? – funambolico mostrato in Tropic Thunder con il personaggio di Les Grossman e in Rock of Ages, nel quale impersonava la rockstar a torso nudo e con pantaloni di pelle Stacee Jaxx.



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