martedì 30 giugno 2026

I migliori film in streaming diretti da Sydney Pollack

Il 1 luglio 1934 Sydney Irwin Pollack nasceva a Lafayette, nell’Indiana. Dalla fine degli anni ‘60 fino alla sua morte, avvenuta il 26 maggio 2008 a Los Angeles, questo regista e attore ha rappresentato il meglio del cinema americano, confrontandosi con i generi più disparati e ottenendo sensazionali successi di critica e pubblico. I cinque film in streaming selezionati per rendergli omaggio testimoniano una versatilità e una competenza spesso sconosciute a quasi tutti i suoi colleghi contemporanei. Nel lasciarvi ai suoi capolavori di auguriamo come sempre buona lettura.

Cinque film in streaming diretti dall’indimenticato Sydney Pollack

  • Corvo Rosso non avrai il mio scalpo 
  • I tre giorni del Condor
  • Diritto di cronaca
  • Tootsie
  • La mia Africa

Corvo Rosso non avrai il mio scalpo (1972)

Dopo aver ottenuto la nomination all’oscar per la regia del film di culto Non si uccidono così anche i cavalli?, purtroppo non disponibile in streaming in Italia, Pollack sforna questo western esistenziale che vede protagonista un intenso e carismatico Robert Redford. Corvo Rosso non avrai il mio scalpo rappresenta il primo fiore all’occhiello di una collaborazione leggendaria tra regista e attore. Immerso in una natura bellissima quanto ostile, il solitario Jeremiah Johnson (titolo originale del film) è un self-made man che diventa simbolo del western revisionista. Pacato e insieme vibrante, un film che è entrato di diritto nella storia non soltanto del genere, ma del decennio. Disponibile su Amazon Prime Video.

I tre giorni del Condor (1975)

Semplicemente uno dei più grandi thriller della storia del cinema. Forse il migliore. La sequenza iniziale dello sterminio dell’ufficio da parte della squadra di sicari capitanata da Max von Sydow è semplicemente perfetta, un lavoro sul montaggio e sul sonoro inarrivabili. E poi Redford braccato da tutti, Faye Dunaway ostaggio seducente suo malgrado. I tre giorni del Condor diventa sequenza dopo sequenza un meccanismo di intrattenimento perfetto, mentre al tempo stesso racconta della paranoia e delle ansie sociali e civili di quel periodo. Il finale “aperto” conclude un viaggio cinematografico ed esistenziale sontuoso. FIlm da incorniciare dal primo all’ultimo fotogramma. Disponibile su Infinity +, Amazon Prime Video.

Diritto di cronaca (1981)

Un Paul Newman come sempre pungente e preciso delinea un personaggio magnifico e in chiaroscuro, un uomo perseguitato dalla stampa che invece di difendersi preferisce controbattere. Ad osteggiare Sally Field, con la quale il protagonista sviluppa un’alchimia complessa e stridente. Accanto a loro la sempre efficace Melinda Dillon. Diritto di cronaca si rivela un lungometraggio che denuncia l'abuso di potere di comunicazione in maniera assolutamente non scontata. Un messaggio che deve necessariamente essere decifrato, e che farebbe molto bene ad essere recepito anche nei nostri giorni. Candidature agli Academy Award per Newman, la Dillon e alla sceneggiatura. Dramma psicologico difficile da dimenticare. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes.

Tootsie (1982)

Come già scritto per I tre giorni del Condor, uno dei migliori film mai realizzati nel suo genere. Ma sarebbe quasi indecoroso relegare Tootsie a semplice commedia, dal momento che nel corso delle scene si sviluppa come studio preciso sullo sciovinismo maschile, sull'incomprensione tra i sessi, sulla necessità endemica di scoprire il lato femminle dell’uomo. Un Dustin Hoffman impareggiabile si fa magnifico protagonista, Jessica Lange, Teri Garr, Billy Murray, Dabney Coleman e lo stesso Pollack formano un cast eccezionale. Enorme successo di critica e pubblico, una valanga di nomination all’Oscar - ma vincerà soltanto la Lange come non protagonista, assurdo - e soprattutto l’entrata di diritto nella storia del cinema contemporaneo. Film incredibile. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes.

La mia Africa (1985)

L’adattamento cinematografico del libro di memorie di Karen Blixen consente a Pollack di cimentarsi con il film in costume dal respiro epico. Il risultato è un classico romantico e tragico che guadagna gli Oscar per il film, la regia, la sceneggiatura e altri altri quattro tecnici. La mia Africa vede Meryl Streep, ancora Redford e Klaus Maria Brandauer primeggiare nei rispettivi ruoli. La sequenza della caccia ai leoni è ricca e palpitante, le vedute aeree del continente bellissime. La mia Africa fonde con pienezza sentimento e cinema d’altri tempi, diventando un punto di riferimento per chiunque ami emozioni forti e visioni che aprono il cuore. Bellissimo. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, NOW.



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Bella la Thailandia, peccato per gli squali: ecco il trailer di La bocca del diavolo

Dal 29 luglio in streaming su Prime Video questo shark movie in cui il solito, famelico pesciolone turba e insanguina la vacanza esotica di un gruppo di ventenni. Ecco trailer e trama di La bocca del diavolo.

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lunedì 29 giugno 2026

Buon compleanno Silvio Orlando! Ecco i film in streaming che ci hanno fatto innamorare dell'attore napoletano

Compie oggi 69 anni il napoletano D.O.C. Silvio Orlando, uno degli attori più amati e versatili dell’odierno panorama cinematografico italiano. Lanciato da Gabriele Salvatores che lo ha fatto esordire in Kamikazen - Ultima notte a Milano nel lontano 1987, Orlando ha lavorato con tutti i migliori autori nostrani. Nel suo personale palmares figurano tre David di Donatello, altrettanti Nastri d’Argento e la Coppa Volpi ottenuta al Festival di Venezia grazie a Il papà di Giovanna, diretto da Pupi Avati. Qui sotto potete trovare cinque dei suoi film in streaming che a nostro avviso rappresentano al meglio il suo percorso artistico. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Silvio Orlando

  • Palombella rossa
  • Il portaborse
  • Fuori dal mondo
  • Siccità
  • Parthenope

Palombella rossa (1989)

Per uno dei suoi lungometraggi maggiormente amati dalla critica e dal pubblico, Nanni Moretti sceglie Orlando per interpretare l’irruento e irresistibile allenatore della squadra di pallanuoto in cui il protagonista Michele Apicella gioca. Palombella rossa è una riflessione spiritosa ma anche molto profonda sullo stato dell’Italia in quel periodo, negli anni della caduta del Comunismo e della crisi degli ideali. Un film sentito, molto sincero e costruito su una sceneggiatura molto ben elaborata. nel cast anche una giovanissima Asia Argento. Prova molto convincente di Orlando, che disegna un personaggio umanissimo e irene, destinato a rimanere nella storia del cinema italiano contemporaneo. I contrasti con Michele sul titare o meno il rigore con la palombella sono irresistibili. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW, Disney +.

Il portaborse (1990)

Il thriller politico diretto da Daniele Luchetti si rivela uno dei casi cinematografici di quel periodo. Questa volta Silvio Orlando è veemente protagonista e Nanni Moretti perfetto contrappunto nel ruolo del politico corrotto Michele Botero. Giulio Brogi, Renato Carpentieri e altri caratteristi di lusso completano un cast notevole. Il portaborse possiede una sceneggiatura di ferro, una regia accurata e interpretazioni taglienti da parte dei due attori principali. Film che in qualche modo anticipa quello che sarebbe poi avvenuto pochi anni dopo con Tangentopoli. Un titolo che si inserisce di buon diritto nel filone prezioso del cinema politico nostrano. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes.

Fuori dal mondo (1998)

Piuttosto dimenticato nel corso del tempo, questo dramma intimista diretto da Giuseppe Piccioni ci regala invece un ritratto di donna molto complesso e non stereotipato. Una Margherita Buy al meglio delle sue capacità di attrice eleva il livello comunque alto di Fuori dal mondo, a cui Silvio Orlando partecipa con devozione, capendo molto bene il tono e i temi esplorati dal film. Le musiche di Ludovico Einaudi si fanno poi contrappunto emozionante per una messa in scena attivamente elaborata. La malinconia della fotografia e delle ambientazioni rende l’atmosfera del film di Piccioni ancor più importante e cadenzata. Notevole esempio di cinema che viene dal cuore. Disponibile su CHILI.

Siccità (2022)

In un cast enorme e pronto a raccontare diverse storie parallele, Orlando partecipa con adesione fisica  e psicologica ad un personaggio complesso, in chiaroscuro. Paolo Virzì dimostra ancora una volta il suo coraggio di cineasta adattamento alcuni racconti di Raymond Carver in un’ambientazione da film distopico che vede protagonista una Roma arida, alienante e purtroppo verissima. Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi e molti altri attori precisi fanno di Siccità un film molto interessante, a tratti davvero riuscito, secondo noi uno dei migliori del cineasta livornese. Alcune sequenze sono da antologia, altre meno efficaci, ma nel complesso si tratta di un film ardente e originale. Conferma di un regista che sa osare.  Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVIsion, Amazon Prime Video.

Parthenope (2024)

Chiudiamo con la partecipazione a uno dei lungometraggi più enigmatici e poetici diretti da Paolo Sorrentino. Orlando recita la parte di un docente universitario che nasconde un segreto ammaliante mentre diventa mentore della protagonista Celeste Dalla Porta. Parthenope vede nel cast anche un magnetico Gary Oldman. Film ancora una volta sull’elaborazione del lutto, che in questo caso si allontana dal realismo invece che abbracciarlo, e in questo caso lo supera idealizzando. Anche se con qualche caduta di tono, il film è affascinante, sorprendente, dolcemente sfrontato. E Orlando riesce a cadenza con la solita generosità una figura di uomo e di padre davvero non facile da gestire. Da applausi. Disponibile su Apple Itunes, TIMVIsion, Amazon Prime Video.



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Hulk spacca, ma non solo: i poteri incredibili che il MCU non ha ancora mostrato

Hulk è uno degli Avengers più potenti di sempre, in qualunque versione lo si guardi: fumetti, animazione o MCU. Eppure, proprio il Marvel Cinematic Universe ha mostrato finora solo una versione “ridotta” dei suoi veri poteri, lasciando fuori alcune delle abilità più assurde (e devastanti) del personaggio interpretato da Mark Ruffalo.

Con il ritorno del Savage Hulk nel MCU, soprattutto dopo quanto visto nel trailer di Spider-Man: Brand New Day, Marvel avrebbe finalmente l’occasione perfetta per mostrare cosa significa davvero affrontare il Gigante Verde a pieno regime. E alcune di queste capacità potrebbero cambiare completamente il modo in cui lo abbiamo sempre visto sullo schermo.

Hulk “assorbe” l’energia e il legame con la radiazione gamma

Nel MCU, Hulk è spesso mostrato come pura forza bruta, ma nei fumetti può anche assorbire energia diretta, trasformandola in potere. Un esempio classico è lo scontro con Thor: in più occasioni il Dio del Tuono ha colpito Hulk con i suoi fulmini, senza mai esplorare davvero questa capacità. Eppure, sulla carta, Hulk potrebbe assorbire e amplificare quell’energia, il che lo renderebbe ancora più imprevedibile negli scontri futuri.

In Avengers: Endgame, Hulk è l’unico in grado di usare il Guanto dell’Infinito perché compatibile con le radiazioni gamma. Ma lo sforzo lo riduce quasi al collasso. Nei fumetti, però, la sua connessione con la gamma è molto più profonda: non solo la sopporta, ma può anche manipolarla, immagazzinarla e riutilizzarla per potenziarsi o generare energia. Un dettaglio che avrebbe potuto cambiare completamente lo scontro finale con Thanos.

Leggi anche Spider-Man: i poteri mai visti prima che Peter Parker potrebbe sbloccare in Brand New Day (e non è un bene)

Sopravvive anche nello spazio e sott’acqua

In diverse versioni dei fumetti, Hulk è in grado di sopravvivere nello spazio e perfino sott’acqua, adattando il proprio corpo a condizioni estreme. Una resistenza quasi “aliena” che lo mette sullo stesso livello di entità cosmiche come Captain Marvel. Se il MCU decidesse di esplorare davvero questa abilità, Hulk diventerebbe una minaccia non solo sulla Terra, ma nell’intero universo Marvel.

Non è tutto: può colpire non solo attraverso il tempo, ma anche attraverso lo spazio. Si ipotizza che questa abilità derivi dalla sua connessione con l'Uno Sotto Tutto, che gli permette di tornare in vita attraverso la Porta Verde ogni volta che viene ucciso. Questa abilità potrebbe non adattarsi bene al MCU, dato che la Marvel sta cercando di semplificare l'intera linea temporale in un'unica narrazione dopo Secret Wars, ma Avengers: Doomsday potrebbe dargli occasione di sfoggiare questa skill per combattere il Dottor Destino.

Leggi anche Spider-Man: Brand New Day, l'Easter egg su Hulk nel trailer è un indizio sulla trama?

La mente di Hulk è immune a magia e controllo mentale

Uno degli aspetti più inquietanti del personaggio è la sua mente doppia: Bruce Banner e Hulk non sono mai davvero la stessa cosa. Questo lo rende estremamente difficile da controllare mentalmente. Nei fumetti, i tentativi di manipolazione psichica spesso falliscono o si ritorcono contro chi li esegue. Nel MCU, invece, abbiamo visto Hulk cadere sotto influenze esterne (come con Scarlet Witch in Age of Ultron). Ma una versione più fedele del personaggio lo renderebbe praticamente intoccabile sul piano mentale, nonché una seria minaccia non solo per Doctor Strange, ma anche per altre entità come Ghost Rider.

Qualcosa di simile potrebbe essere esplorato in Spider-Man: Brand New Day. Sebbene Hulk non abbia interagito direttamente con Spider-Man (Tom Holland) nei film, Banner, dopo Captain America: Civil War, ha trascorso molto tempo con Tony Stark ed è improbabile che non abbia mai sentito parlare di Peter. L'incantesimo di Strange ha cancellato Parker dalla memoria di tutti, ma Hulk potrebbe ancora ricordarsi del ragazzo. Tra le sue abilità più estreme nei fumetti, infine, c’è anche una connessione con il multiverso. È stato in grado di sopravvivere a eventi impossibili e non tutti sanno che il suo fattore rigenerativo rivaleggia con quello di Wolverine. Mentre nel MCU, sebbene si sia ripreso da gravi ferite, ha affrontato un processo di guarigione relativamente lento.



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domenica 28 giugno 2026

Aspettando La Casa - Il rogo del male ecco gli altri film in streaming della saga di Evil Dead

Il prossimo 8 luglio arriva nelle sale italiane La Casa - Il rogo del male, diretto da Sébastien Vanicek. Si tratta del nuovo capitolo del franchise horror di culto Evil Dead, iniziato quarantacinque anni orsono. Vi proponiamo allora gli altri film in streaming che appartengono alla serie, tra capolavori originali, sequel altrettanto geniali, reboot e aggiornamenti vari. Buona lettura.

In attesa de La Casa - Il rogo del male, ecco gli altri film in streaming della saga di Evil Dead

  • La Casa
  • La Casa 2
  • L’armata delle tenebre
  • La Casa
  • La Casa - Il risveglio del male

La Casa (1981)

Tutto comincia con il piccolo grande film di culto diretto da Sam Raimi, il quale affida a una regia istrionica e scatenata la propria visione dell’horror. Bruce Campbell diventa immediatamente iconico protagonista nel ruolo di Ash, e contribuisce a fare de La Casa un capolavoro del gore inizio anni ‘80. La prima sequenza di possessione con il gioco a carte è ancora oggi straordinaria e terrificante, il resto è un tripudio di effetti speciali caserecci e movimenti di macchina da presa funambolici. Il risultato è strabiliante, e lancia la carriera di Raimi nell’Olimpo dei grandi registi di genere. Film a suo modo capace di segnare un’epoca di cinema splatter. E non solo…Disponibile su Rakuten TV, Apple itunes.

La Casa 2 (1987)

Con un budget superiore, anche se non di molto, Raimi firma un sequel che in realtà si trasforma fin da subito in un remake aggiornato, soprattutto per quanto riguarda il tono. La Casa 2 infatti possiede moltissimi momenti in cui l’horror sfocia nella risata liberatoria, anche se la volontà di spaventare rimane inalterata. Bruce Campbell si rivela anche un ottimo attore comico, e trascina il tono di questo nuovo episodio dentri meandri spesso esilaranti. Si continua a tremare ma ci si diverte anche parecchio in questo secondo capitolo. La qualità “pecoreccia” continua ad abbinarsi con un alto valore artistico. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

L’armata delle tenebre (1992)

Il terzo capitolo della saga di Evil Dead proietta questa volta Ash nientemeno che nell’oscuro Medioevo. L’armata delle tenebre diventa in questo modo un film in costume a tratti addirittura sfarzoso, condito dal solito, fluido succo di pomodoro e da creature demoniache che si fanno sempre più potenti e variopinte. Embeth Davidtz e Bridget Fonda partecipano al film con divertita ironia. Il risultato è una nuova variazione sul tema che esalta gli amanti del franchise. A noi onestamente piace meno degli altri due precedenti, ma possiede comunque qualità indiscutibili, e dimostra che Raimi sa padroneggiare con creatività anche un budget superiore. Disponibile su CHILI, Apple itunes, Amazon Prime Video.

La casa (2013)

Il remake ufficiale del primo La casa viene prodotto sempre da Raimi, il quale affida la regia a Fede Alvarez. E il regista uruguaiano ne fa un horror spietato e realmente terrificante, in cui tutta l’ironia e lo spirito goliardico, liberatorio dell’originale scompare del tutto. Qui siamo di fronte a un lungometraggio soffocante, nerissimo, dove la visione del MAle si fa coerente con l'ambientazione e soggioga lo spettatore. Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Taylor Pucci sono i protagonisti principali di un rifacimento di spessore, che ottiene un ottimo riscontro di pubblico e tutto sommato convince anche la critica. peccato non si sia andati avanti con il filone “serio”, a noi ha convinto e soprattutto spaventato parecchio…Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple itunes, TIMVision.

La Casa - Il risveglio del male (2023)

Affidato a Lee Cronin l’ultimo episodio della serie, Raimi produce un altro piccolo gioiello di cinema dell’orrore. La Casa - Il risveglio del male adopera attivamente l'ambientazione unica - stavolta un appartamento dentro uno scadente lugubre condominio - per raccontare di rapporti familiari frantumati. La madre che diventa demone assassino e malefico è spesso uno spettacolo da gustare a occhi sgranati. Ci sono almeno un paio di sequenze ne La Casa - Il risveglio del male che fanno accapponare la pelle. Il lavoro sulla fotografia e sulle luci tenebrose è azzeccata, così come quello sulle scenografie. Un maggiore sviluppo dell’aspetto gore e di trucchi old-style avrebbe aiutato, ma nel complesso l’operazione funziona ancora bene. Divertente, brioso e discretamente terrificante. E questo basta e avanza…Disponibile su Google Play, Apple itunes, Amazon Prime Video.



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Star Wars, Olivia Cooke ricorda la sua audizione: "Davvero pessima"

Prima ancora di Westeros, Olivia Cooke aveva puntato ad un franchise tra le stelle ma ricorda ancora perfettamente l’esperienza pessima che ne è conseguita. A distanza di anni da allora, l’interprete di Alicent in House of the Dragon ha raccontato dell’audizione per Star Wars non andata come previsto. Ma chi avrebbe potuto interpretare in una galassia lontana lontana?

In realtà il nome di Olivia Cooke è noto soprattutto in TV: ha macinato la prima notorietà con il ruolo di Emma Decody in Bates Motel e successivamente è apparsa in House of the Dragon interpretando la versione adulta di Alicent Hightower, così come di recente ha guidato da co-protagonista la miniserie La fidanzata su Prime Video. Negli anni, la Cooke ha recitato anche al cinema prendendo parte a film come Amiche di sangue, La vita in un attimo, Ready Player One e The Good Mother. E forse in un universo parallelo avrebbe potuto interpretare persino Rey.

Olivia Cooke avrebbe potuto recitare in Star Wars, ma il suo provino è stato un disastro

Intervistata durante il podcast Happy Sad Confused, Olivia Cooke ha confessato di aver partecipato alle audizioni di Star Wars, smentendo tuttavia l’associazione al personaggio di Kerry Marie Tran, Rose Tico, in Star Wars: Gli Ultimi Jedi. Il personaggio a cui aveva puntato era di gran lunga più grande. “Ho fatto diversi provini per l’altro film, quello in cui Daisy Ridley ha ottenuto il ruolo di Rey… il primo. Ma insomma un po’ tutti hanno fatto il provino per quella parte”, ha rivelato.

Ha ricordato com’è andata l’esperienza a distanza di tempo: “Credo di aver fatto un provino a Los Angeles e poi uno con JJ Abrams. E sono stata pessima. Davvero pessima. Sono stata davvero tremenda. Sai quando vai a un’audizione e non dai il massimo, così deludi te stesso e tutti i presenti nella stanza? Ecco, questo è successo”.

Nonostante il ricordo poco piacevole, Olivia Cooke ha concluso che Star Wars ha scovato la perfetta interprete per Rey: “Daisy ha fatto un lavoro straordinario. Io, all'epoca, non ero quel tipo di attrice. Non era il ruolo adatto a me”. In altre occasioni, però, non è stata così diplomatica. “Non ne ho avute di veramente devastanti da qualche anno, ma [c'è stato] Un amore senza fine con Alex Pettyfer. Era un remake. Feci un provino per quello, lo volevo tantissimo, avevo 19 anni, era il mio primissimo provino e volevo avere quella parte. Il mio agente mi ha chiamato nel cuore della notte nel Regno Unito, perché loro erano in America, e ho pianto sul cuscino della mia infanzia nella casa in cui sono cresciuta”. Il ruolo è stato poi assegnato a Gabriella Wilde, ma non è stato facile per Olivia Cooke mandare giù quel boccone amaro: “Mi ripetevo che la mia carriera non sarebbe mai decollata senza quel film”. Il tempo ha offerto ad Olivia Cooke un forte riscatto.



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Christopher Reeve era il Superman perfetto: allora perché questo film fu un disastro?

Dal 25 giugno è nelle sale Supergirl, il nuovo capitolo dell'universo DC che punta a rilanciare sul grande schermo gli eroi di Krypton. Ma mentre il pubblico guarda al futuro con Milly Alcock, vale la pena ricordare un momento molto più complicato della storia dell'Uomo d'Acciaio: quel film che ancora oggi viene indicato da molti come il peggior Superman mai realizzato.

Perché se è vero che Christopher Reeve resta il Superman definitivo per intere generazioni, è altrettanto vero che la sua avventura nei panni dell'eroe si concluse con uno dei più grandi flop nella storia dei cinecomic: Superman IV.

La crisi del Superman di Christopher Reeve

Dopo il successo enorme di Superman (1978) e Superman II (1980), la saga iniziò a perdere slancio. Ma fu il quarto capitolo, uscito nel 1987, a rappresentare il punto più basso. Superman IV incassò appena 36,7 milioni di dollari a fronte di un budget di circa 17 milioni, deluse il pubblico e fu stroncato dalla critica. Ancora oggi è considerato uno dei peggiori film di supereroi mai prodotti. E pensare che l'idea di partenza non era nemmeno così male: Superman decide di eliminare le armi nucleari dal pianeta, attirando l'attenzione di Lex Luthor (Gene Hackman), che crea un nuovo avversario in grado di affrontarlo fisicamente, il famigerato Nuclear Man (Mark Pillow).

Uno dei problemi più evidenti del film riguarda gli effetti speciali. Se il primo Superman aveva stupito il pubblico con sequenze rivoluzionarie per l'epoca, Superman IV mostrava già allora tutti i limiti del suo budget ridotto. Le scene di volo sono tutt'oggi poco convincenti, gli sfondi risultano artificiali e molti combattimenti sembrano quasi improvvisati. Emblematici i duelli tra Superman e Nuclear Man, con i due personaggi spesso ripresi frontalmente mentre "volano" verso la telecamera, in sequenze che sfiorano la parodia.

Un villain involontariamente comico e un'ora di film tagliata

E a proposito del villain... Sulla carta, Nuclear Man avrebbe dovuto essere uno degli avversari più pericolosi mai affrontati da Kal-El. Nella pratica, il suo look sopra le righe e alcune scelte creative finirono per renderlo involontariamente grottesco. A complicare ulteriormente le cose ci fu una decisione curiosa: il personaggio venne interpretato fisicamente da Mark Pillow, ma con la voce preregistrata da Gene Hackman, che tornava nei panni di Lex Luthor. Il risultato è straniante, con espressioni facciali e dialoghi che raramente vanno nella stessa direzione.

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Pochi fan sanno che la versione originaria del film era molto più lunga e che quasi un'ora di film è stata eliminata. Dopo una prima proiezione di prova, le reazioni furono così negative che la produzione decise di intervenire pesantemente. Circa 45 minuti di materiale finirono sul pavimento della sala di montaggio. Tra le sequenze tagliate c'erano intere sottotrame, compresa quella che coinvolgeva una prima versione di Nuclear Man e diversi momenti dedicati alla relazione tra Clark Kent e Lacy Warfield (Mariel Hemingway).

Questi tagli drastici contribuirono a rendere la narrazione confusa e frammentata, creando numerose incoerenze che i fan hanno fatto fatica a digerire.

Il vero problema? Un budget troppo basso

Dietro quasi tutti i difetti del film si nasconde una causa precisa: la mancanza di risorse. A differenza dei capitoli precedenti, che avevano potuto contare su investimenti molto più consistenti, Superman IV venne realizzato con appena 17 milioni di dollari. Un budget estremamente limitato persino per gli standard degli anni Ottanta. La casa di produzione Cannon Films stava attraversando un periodo complicato e aveva numerosi progetti contemporaneamente in lavorazione. Superman non ricevette alcun trattamento speciale. Lo stesso Christopher Reeve, nella sua autobiografia Still Me, ammise che il film fu fortemente penalizzato dai continui tagli e dalle limitazioni economiche, sostenendo che sarebbe stato quasi impossibile soddisfare le aspettative del pubblico con quelle condizioni produttive.

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Nonostante il disastro di Superman IV, la reputazione di Reeve è rimasta intatta. Anzi, col passare degli anni molti fan hanno imparato a separare la qualità del film dalla straordinaria interpretazione dell'attore, che continua a essere una delle incarnazioni più iconiche del personaggio. Per questo motivo, mentre Supergirl prova ad aprire un nuovo capitolo, Superman IV resta un curioso promemoria di quanto anche le saghe più amate possano inciampare. E di come, a volte, nemmeno il Superman perfetto possa salvare un film destinato a fallire.



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sabato 27 giugno 2026

Spider-Man e il Dottor Destino di Robert Downey Jr.: Tom Holland rompe il silenzio sul loro incontro

Dottor Destino è il motore di Avengers: Doomsday e offrirà nuovi spunti narrativi al Marvel Cinematic Universe. Ad interpretarlo sarà Robert Downey Jr, di ritorno nello stesso universo che l’ha reso celebre tanti anni prima seppur in un ruolo diverso (quello di Iron Man) e questa volta schierato contro i Vendicatori. Uno dei grandi assenti è proprio Tom Holland, che riprenderà il ruolo di Peter Parker in Spider-Man: Brand New Day, in arrivo al cinema dal 29 luglio 2026, precedendo l’uscita di Avengers: Doomsday, prevista per dicembre 2026.

Considerata l’assenza di Tom Holland nel cast del film corale, il pubblico continua a sperare in un annuncio a sorpresa da parte dei Marvel Studios. Di recente, però, è stato proprio Tom Holland a commentare dell’incontro tra Spider-Man e Dottor Destino: quando potrebbe accadere?

Spider-Man incontrerà il Dottor Destino? Il clamoroso indizio di Tom Holland

Spider-Man: No Way Home ha scatenato un forte cambiamento nella vita di Peter Parker: tutti hanno dimenticato chi è, inclusi i suoi più cari amici. L’incantesimo di Doctor Strange ha avuto effetto anche sul resto dei Vendicatori. Nel trailer, infatti, appare anche Bruce Banner e non ha la benché minima idea di chi sia quel ragazzo apparso davanti ai suoi occhi con una bizzarra richiesta d’aiuto. Considerato quindi che il mondo intero ha completamente rimosso ogni ricordo su Spider-Man, come potrebbe quest’ultimo integrarsi al resto degli eroi per sconfiggere Dottor Destino?

In una recente intervista con Cinemania, Tom Holland ha raccontato di come ha scoperto del ritorno di Robert Downey Jr come Dottor Destino nel MCU e di come l’abbia comunicato poi a Zendaya. “Penso di aver riagganciato il telefono e di aver pensato: “Downey sta tornando… Sì, mi ha appena chiamato”. Ci siamo sentiti al telefono un paio di giorni fa. Sì, ogni tanto facciamo delle chiacchierate tranquille, così per aggiornarci. Lui si fa sentire. E mi ha appena detto questa cosa, ed è davvero emozionante… Non so molto di quei film, credo che lo facciano apposta. Ho la reputazione di uno che spoilera certe cose, quindi penso che gli Studios mi stiano tenendo all’oscuro dei dettagli più succosi. Ma quando potrò finalmente onorare quel set con la mia presenza, sarò davvero curioso — sapete, cosa comporterà tutto questo per Peter? E come funzionerà? Sono davvero entusiasta di… qualunque cosa abbiano in mente di fare”.

Pur non avendo offerto informazioni più concrete, le parole di Tom Holland hanno prontamente infiammato i fan perché suggeriscono una possibilità. Il fatto che abbia anticipato la sua presenza sul set suggerisce che ad un certo punto Peter Parker potrebbe apparire nei film corali dei Vendicatori e così facendo potrebbe interagire con Dottor Destino. Difficile, però, che accada in Avengers: Doomsday. Piuttosto Spider-Man potrebbe avere un ruolo in Avengers: Secret Wars, la cui produzione dovrebbe iniziare a breve.



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Dune: Parte Due, il piano originale di Denis Villeneuve: il ruolo scritto per Anya Taylor-Joy e poi rifiutato

Anya Taylor-Joy è un’artista estremamente impegnata: soltanto nel 2026 è coinvolta in ben tre produzioni diverse, ma tra non molto tornerà anche su Arrakis. Introdotta già in Dune – Parte 2, seppur con un breve cameo, l’attrice di Furiosa: A Mad Max Saga riprenderà il ruolo di Alia Atreides interagendo ancora una volta con suo fratello Paul Atreides interpretato da Timothée Chalamet.

Diretto ancora una volta da Denis Villeneuve, Dune - Parte Tre è atteso al cinema dal 17 dicembre 2026 e trae la sua forza dal romanzo Dune: Messiah di Frank Herbert, raccontando cos’è accaduto a Paul dopo essere diventato Imperatore. In merito al suo coinvolgimento nella trilogia cinematografica, Anya Taylor-Joy ha confessato che in principio Denis Villeneuve le aveva proposto un ruolo diverso, ma i numerosi impegni hanno costretto l’attrice a rinunciare e a valutare in un secondo momento un altro ruolo da gestire.

Dune – Parte Due, Anya Taylor-Joy avrebbe potuto interpretare un personaggio diverso ma ha dovuto ritrattare

Nel 2022, Anya Taylor-Joy ha partecipato alla stessa festa di Denis Villeneuve e, cogliendo la palla al balzo, il regista ha proposto all’attrice di recitare in Dune – Parte Due, spiegandole di aver scritto un ruolo appositamente per lei in quel film. Purtroppo, però, l’attrice non avrebbe potuto accettare poiché impegnata sul set di Furiosa: A Mad Max Saga come protagonista indiscussa della storia. A causa dei conflitti d’agenda, Anya Taylor-Joy ha dovuto rifiutare l’offerta, ma è stato un boccone amaro da mandare giù. “Ero devastata. Desideravo davvero fare parte del mondo che quell’uomo aveva costruito”, ha rivelato a The Hollywood Reporter, ricordando quanto fosse affranta all’idea di non poter accontentare Denis Villeneuve.

Durante le riprese di Furiosa in Australia, quel pensiero ha continuato a tormentarla. Ha raccontato che chiamava continuamente i suoi agenti per chiedere che fine avesse fatto la sua proposta per Dune e la risposta era sempre la stessa: lei era impegnata con Furiosa, mentre Dune – Parte Due aveva già avviato la produzione. “Ma per me non era finita, me lo sentivo, dentro di me lo sentivo, non poteva essere finita”. E aveva ragione.

Una volta finite le riprese di Furiosa, prequel di Mad Max: Fury Road, Anya Taylor-Joy ha ricevuto la telefonata che stava aspettando: Denis Villeneuve le chiese di incontrarlo ma, per farlo, avrebbe dovuto cambiare sei voli, raggiungerlo ad Abu Dhabi, proseguire poi per la Namibia e girare una brevissima scena nell’arco di una sola giornata. In più avrebbe dovuto cucirsi la bocca e non dire a nessuno del suo cameo top secret. Ancor prima di finire la domanda ufficiale, Anya Taylor-Joy aveva già accettato e, per il viaggio, ha portato sua madre con sé. “Probabilmente è la mia esperienza cinematografica preferita in assoluto”.



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Quando il Cinema Ritrovato è più attuale di quello contemporaneo

Ho trascorso meno di 72 ore a Bologna, perché a Bologna c'è Il Cinema Ritrovato: appuntamento imperdibile per chi ami il cinema. Questi qui di seguito sono alcuni appunti sulle cose - bellissime - che ho visto negli ultimi giorni, sperando che possano servire da spunto per voi per vedere, rivedere, ritrovare a vostra volta. A volte penso di essere io un vecchio brontolone e nostalgico che pensa che il cinema di una volta sia più attuale, coraggioso e moderno di quello di oggi, ma a giudicare dalla quantità di appassionati provenienti da tutto il mondo che sciamavano per le vie e i portici di Bologna, non sono forse il solo.

Manhunter


Ovvero: Hannibal Lecter (anzi, Lecktor) prima del Silenzio degli Innocenti, e secondo Michael Mann. O anche: il thriller primigenio definitivo degli anni Ottanta, di cui Michael Mann è stato straordinario cantore e che lampeggiano al neon (ma anche senza neon) fin dalle primissime inquadrature. O ancora: il film che ha inventato un genere. A Bologna è stato presentato un nuovissimo restauro in 4K denominato The Final Cut, perché nel rimettere mano al film Mann ha voluto fare dei piccolissimi aggiustamenti. C’è per esempio un po’ (non tanto) più dell’Hannibal di Brian Cox, che non ha nulla da invidiare a quello di Anthony Hopkins, e che anzi fa ancora più paura per il suo essere meno evidentemente psicopatico. Sparisce - peccato - la frase “Time is Luck”.
Ma non ho l’animo del filologo, e la mia visione precedente di Manhunter risale a troppi anni fa per poter lanciarmi in una disamina delle differenze tra versioni. Final Cut o meno, Manhunter rimane un thriller folgorante, il film dove l’estetica manniana così come la conosciamo deflagra per la prima volta in tutta la sua evidenza sul grande schermo, così pulita e oscura allo stesso tempo. La scena in cui il Dollarhyde del compianto Tom Noonan porta la collega cieca Reba (Joan Allen) ad accarezzare una tigre sedata prima di un’intervento ai denti è qualcosa di straordinario, massima espressione sintetica di tutto ciò di cui parla davero Manhunter: il confine tra bene e male, la loro coincidenza, la possibilità di una redenzione.
Immagini straordinarie (manco a dirlo), Kim Greist (nel ruolo della moglie di Will Graham, alias William Petersen) di una bellezza totale, "In-A-Gadda-Da-Vida" degli Iron Butterfly che rimane con voi a lungo. Michael Mann nel 1986 era avanti a tutti almeno di 10 anni. Facciamo 15. Capolavoro.

House of Husher + Pit and the Pendulum


C’è poco da fare, poco da dire: Roger Corman era un genio, come regista e come produttore, e questi due film - in qualche modo gemelli: per i manieri, le candele, le ragnatele finte, le sepolte vive, per Poe, Vincent Price e il technicolor - stanno qui a dimostrarlo. Un tempo questa roba passava in TV di continuo, oggi tocca venire al Cinema Ritrovato per riscoprire la creatività e la capacità d’innovazione di Corman. La scena dell'incubo del povero Mark Damon, tonno come pochi, in House of Husher (uscito in Italia come I vivi e i morti) è lo step evolutivo fondamentale tra l'espressionismo tedesco e l'ultimo Nicolas Winding Refn (inteso come Her Private Hell). In quel film Price è senza baffetto d’ordinanza e con la chioma platinata, mentre in Pit and the Pendulum - che si apre con dei rivoli di colori acidi che invadono lo schermo nero in maniera psichedelica, innestando un nesso immediato col cinema di Mario Bava, così come è per la presenza della meravigliosa Barbara Steele, che aveva appena girato La maschera del demonio con l’italiano - è quello che tutti conosciamo: sia dal punto di vista estetico sia nella meravigliosa e sfacciata teatralità della recitazione. Anche qui ci sono momenti di grande visionarietà e ricerca visiva, con dettagli quasi psichedelici e carichi di valenze psicoanalitiche. Psichedelici e indimenticabili sono anche i quadri di House of Husher che ritraggono i degenerati avi del personaggio di Price, opera dell’artista Burt Shonberg, che da soli varrebbero la visione del film.

Sanshiro Sugata


Opera prima di Akira Kurosawa, un curioso intreccio tra arti marziali e melodramma: il protagonista, che dà il titolo al film, è un judoka forte, atletico, non particolarmente brillante della fine dell’Ottocento, quando il judo era appena nato come arte marziale e si contrapponeva al più tradizionale ju-jitsu. La sua è una storia di apprendistato, scontri coi rivali ma anche d’amore: quello per la bella figlia del massimo maestro della scuola dei suoi rivali. Il film ebbe problemi di censura in Giappone perché ai tempi - anno 1943 - non era considerato sufficientemente nazionalista, ma quel che conta è che al suo esordio Kurosawa dimostra già un talento per l’immagine, oltre che per il racconto, che lascia a bocca aperta.

Ball of Fire


Ci sono un po’ Biancaneve e i sette nani, ma anche un po’ (tanto) La pupa e il secchione, in questa screwball comedy del 1941 diretta da Howard Hawks e co-sceneggiata da Billy Wilder. Otto professori - tutti scapoli, tutti nerd, tutti di una certa età (tranne uno) - chiusi da anni in un appartamento di New York per la redazione di un’enciclopedia: la loro vita viene sconvolta quando in casa entra una ballerina di varietà con legami (amorosi) col crimine organizzato (Barbara Stanwyck), che l’unico professore non anziano (Gary Cooper) vuole utilizzare per studiare il gergo moderno a lui del tutto sconosciuto. Ovviamente si innamoreranno, e ovviamente ne succederanno di tutti i colori, specie nel finale. Divertente, arguto, malizioso, Ball of Fire (Colpo di fulmine, da noi) è uno dei quei film di Hawks che non vengono mai citati, e che è stato giusto e bello riscoprire al Cinema Ritrovato. Con la sua trama, che mette a confronto intellettuali fuori dal mondo e al mondo inadatti con elementi di quel mondo esterno che pare a loro incomprensibile, volgare e retrogrado, ma che finirà per conquistarli, non facevo altro che pensare a quanto fosse attuale, e quanto bello sarebbe che qualcuno ne facesse un remake ambientato ai giorni nostri. Poi ho pensato che in giro di Hawks e Wilder non ce ne sono, e quindi niente, lasciamo stare.

A Man on the Beach


In giro non ci sono nemmeno più dei Joseph Losey, se per questo, e quanto servirebbero. A Man on the Beach è un corto (30') girato nel 1955 da Losey dopo l'esilio da Hollywood, prodotto dalla Hammer. Comincia come una (quasi) commedia en travesti, diventa un film di rapina, poi un thriller in cui il misterioso personaggio che vive nella casa sulla spiaggia dove si è rifugiato il rapinatore in fuga ingaggia un gioco psicologico e di potere che anticipa tante cose di quel capolavoro che è Il servo.

Marco Melani. The Man with the Golden Eye



Chi era Marco Melani?
Lo racconta Chiara Seghetto in questo documentario di un'ora nel quale ha assemblato ricordi e dichiarazioni di amici/colleghi (la cosa pare fosse indistinguibile, beati loro) di questo cinefilo irrequito, di questo critico che non scriveva, di questa figura fondamentale nel panorama cinematografico tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Novanta, che è stato regista, sceneggiatore, montatore, selezionatore nei festival più audaci dell’epoca, autore televisivo (Schegge, Blob, Fuori orario) e tossicodipendente. Di Melani figure come Tonino De Bernardi, Marco Giusti, Otar Ioseliani, Enrico Ghezzi, Adriano Aprà, Roberto Silvestri, Francesca Archibugi, Bernardo e Giuseppe Bertolucci, Amos Gitai, Angelo Guglielmi. Utile per conoscere una figura irregolare e creativa, e per rendersi conto della palude della cultura contemporanea. Lo vedremo probabilmente in tv.

I Diavoli

Sono un po’ in difficoltà. Come si può raccontare, a parole, un film come I Diavoli? Da dove si comincia? Dalla potenza visionaria e iconoclasta delle immagini di Ken Russell (scusate il cinefilese)? Dalla trama provocatoria e blasfema che demolisce ogni potere, fede, relazione? Dal giganteggiare mai manieristico di Oliver Reed e Vanessa Redgrave? Dal fatto che la suora interpretata da quest’ultima fa la spider-walk due anni prima di Reagan in L’esorcista? Dalle scenografie di un certo Derek Jarman? Dalla straordinaria somiglianza tra il padre Mignon di Murray Melvin e il Giovanni Arnolfini dipinto da Jan van Eyck? Dall'esorcista-rockstar che anticipa mezzo Tommy? Da quanto sia incredibile che 55 anni fa si potessero fare film così (poi certo, censurati, banditi, e tutto il resto) e che oggi già se solo lo pensi, un film così, arriva qualcuno a farti cambiare idea con le cattive? Non lo so. So solo che vedere o rivedere I Diavoli - nella versione integrale, quindi mai vista prima da me - è davvero qualcosa di potentissimo. Per fortuna il film dovrebbe uscire al cinema in autunno, così ne riparliamo con più calma e a mente fredda, e così ve lo andate a vedere pure voi.



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venerdì 26 giugno 2026

Questo samurai in animazione entusiasma Keanu Reeves: "Lo voglio vedere e voglio esserci"

Un pilota per un film di animazione a passo uno, Hidari, si sta per trasformare in lungometraggio vero e proprio: l'annuncio è stato dato al Festival dell'Animazione di Annecy dal regista Masashi Kawamura, che ha introdotto a sorpresa un video saluto di Keanu Reeves. Con grande entusiasmo l'attore ha deciso di prender parte al film doppiando il protagonista, basato su una leggenda giapponese, ma con un tocco moderno alla John Wick. Qual è la trama di Hidari e come sarà realizzato? Leggi anche John Wick, un trailer per il videogioco con Keanu Reeves, annunciato per PC e console

Hidari, un samurai in stop-motion di legno, con la voce di Keanu Reeves

Da qualche anno è online su YouTube il pilota di Hidari, e se volete dedicarvi quattro minuti, guardandolo qui in basso, capirete meglio la descrizione del lungometraggio che ne sarà tratto. Keanu Reeves ha accettato di doppiare il protagonista nel film finito, commentando così il progetto: "Credo che questa stop-motion e tutto quello che hanno fatto, le loro speranze e ambizioni, siano molto cinematografiche. Può essere spettacolare ma anche molto intima, col copione che hanno preparato. Secondo me è straordinario. Voglio vedere quel film e voglio esserci! Non vedo l'ora più avanti di interpretare il ruolo, sarà qualcosa di molto speciale da mostrare al mondo."
Il regista Masashi Kawamura ci viene incontro spiegandosi in cosa consista quest'esperienza speciale: "Immaginate John Wick ambientato nel Giappone feudale, interpretato da pupazzi di legno sotto steroidi!" Si seguiranno le vicende di Hidari Jingoro, una figura leggendaria della tradizione giapponese, un falegname forse vissuto nel XVII secolo: "Nessuno sa se sia mai realmente esistito. È circondato da un alone di mistero, secondo me è un personaggio molto interessante su cui basare una storia. La gente diceva persino che poteva infondere la vita nel legno. Quando l'ho sentito ho pensato: è proprio quello che facciamo con la stop-motion! Muoviamo oggetti inanimati per provare a creare la vita!"
Descritto come "un film d'azione sui samurai che miscela l'energia dell'anime con l'estetica artigianale della stop-motion", Hidari segue un protagonista pensato proprio come un incrocio di Keanu Reeves e Toshiro Mifune. Nella storia, Hidari sta lavorando alla ricostruzione del Castello di Edo, quando per una cospirazione perde mentore, fidanzata e un braccio: userà le sue capacità per riprendersi e soprattutto vendicarsi. Gli autori chiamano lo stile "Wood Punk", perché il legno domina l'immagine così come la vita del protagonista. Kawamura sintetizza: "In un mondo in cui potresti generare un film in tre secondi con l'IA, se della qualità non te ne frega un cazzo, noi stiamo facendo l'esatto opposto: un intero film sull'artigianalità."



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Stasera in TV: Film da vedere Venerdì 26 Giugno, in prima serata

Stasera in TV, Venerdì 26 Giugno 2026: Scopri cosa c'è da vedere in TV oggi con la nostra Guida TV completa con i Migliori Film in prima serata su Rai, Mediaset e su tutti i principali canali tv in chiaro gratuiti.

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Una donna rinascimentale al Filming Italy Sardegna Festival: incontro con Chiara Francini

Nel nostro tempo, e fin dal Cinquecento, non c'è soltanto l'uomo rinascimentale, inteso come individuo versatile ed erudito capace di eccellere in una molteplicità di campi. No, esiste anche la donna rinascimentale, che si giostra tra scrittura, recitazione, e nello specifico tra cinema, teatro e televisione, dimostrando eccellenti capacità oratorie. A questa eletta e poco nutrita schiera appartiene senz'altro Chiara Francini, ospite del Filming Italy Sardegna Festival 2026. Alla conferenza stampa di apertura della manifestazione cinematografica e televisiva che ha la sua Direttrice Artistica in Tiziana Rocca e il suo Presidente onorario in Harvey Keitel, l’attrice ha citato Natalia Ginzburg dicendo che ogni donna deve prima o poi fare i conti con il suo pozzo, dimostrando ancora una volta di essere una persona sensibile ed empatica, e dotata sia di una sensibilità che insieme alla gioia abbraccia anche la malinconia che di un’autoconsapevolezza che inevitabilmente e, nonostante un robusto ottimismo, la porta a riflettere sulla caducità nel nostro esistere.

Incontriamo Chiara nel lussureggiante giardino del resort a mille stelle Forte Village. Siamo seduti intorno a un tavolo con pochi colleghi, vinti dalla calura di inizio estate, e la prima domanda riguarda il nostro mondo e le tante cose che non vanno bene, a cominciare dalla politica. "Non sopporto le ingiustizie" - dichiara la Francini. "Non sopporto la mancanza di spirito critico, non sopporto gli abusivi, non sopporto chi non è preparato a livello sia intellettuale che umano. Quanto alla politica, per me non significa solo votare e governare ma anche scegliere come stare al mondo. Credo che la politica debba essere molto vicina alla fede, nel senso che mi piacerebbe che fosse un atto di generosità, e per questo un politico non dovrebbe mai mettere il proprio bene e il proprio tornaconto davanti a tutto e tutti. La cosa che detesto di più della politica di oggi è la semplificazione autoritaria del pensiero, che fa sì che quasi ogni cosa venga ridotta a una sorta di tifoseria. Per me è questo il fascismo di oggi".

Poi Chiara Francini, che si è laureata in italianistica e sa quindi usare efficacemente. approfondisce il concetto di fede: "

"La fede non è necessariamente religiosa. Tertulliano diceva: 'Credo quia absurdum est', che significa uso la fede nel momento in cui manca la razionalità', quindi la fede è una parte costitutiva del nostro essere, è quella cosa che diventa necessaria nel momento in cui devi saltare e, per quanto sia piccolo lo spazio in cui devi saltare e per quanto siano allenate le tue gambe, in quel salto c'è la misura della vita".

La Francini ha scritto ben 7 libri, tra cui il bellissimo e potente Le querce non fanno limoni, un romanzo storico che attraversa 50 anni di storia italiana, dalla Seconda Guerra Mondiale agli Anni di Piombo. È chiaro, quindi, quanto la scrittura sia una parte importante della sua vita: "Per me la scrittura è innanzitutto una modalità grazie alla quale è possibile tirare fuori tutta una serie di colori che, quando fai cinema o teatro, in fondo non ci sono, perché le parole che dici sono state scritte da altri, e poi ti truccano e ti 'parruccano' per farti diventare qualcosa che in fondo non sei. Scrivere, invece, è un po’ come essere Dio, nel senso che sei tu ad avere l'onere e l'onore. Penso che la bellezza di questo mestiere sia la condivisione. In fondo, la più grande paura dell’essere umano è la morte, e quindi il fatto che il pubblico possa rivedersi in ciò che scrivi è profondamente salvifico. Un libro è un affresco, e di fronte a un affresco cosa si fa? Lo si guarda e si riflette, e solitamente il fatto di ritrovare tra le pagine di un romanzo o di un saggio qualcosa che ci dà fastidio, che ci schiaffeggia o che ci cura, ci fa sentire meno soli e ci fa capire che siamo fatti tutti dello stesso arcobaleno".

Qualcuno domanda a Chiara Francini cosa ci sia ancora da raccontare sulle persone e sulla contemporaneità. Lei ci pensa, si leva per un attimo gli occhiali da sole svelando l’azzurro dei suoi occhi vivaci, e dice: "Io non scelgo il mezzo: scelgo il prodotto, quindi tutto quello che mi piace, e in questo senso il grande privilegio per me non è lavorare ma dire di no. Credo sia un grande atto di libertà. In ogni modo c’è tanto da narrare. Non ho mai la sindrome della pagina bianca, e il prossimo libro che scriverò sarà un saggio, nel quale, come sempre, ci saranno molte donne e molta politica.. Nella scrittura non vado avanti tramite algoritmi né penso ai generi che vanno più di moda. Io cerco sempre di scrivere e di fare delle cose che possano piacere a me, e questo mi ha sempre premiato. Sono una scrittrice che rispetta il gusto del pubblico, che tuttavia non cerco di imboccare, perché sono convinta che si debba mangiare insieme. Io non penso di essere diversa da voi, probabilmente dipende anche dal fatto che sono cresciuta in una famiglia molto basica, nel senso che non mi hanno mai regalato niente, anche se sono stata molto felice, quindi soffro della Sindrome dell’Impostore, nonostante sappia quanto valgo. Ho molto rispetto per gli altri. Non sono affascinata né dai soldi e né dal potere: Ad ammaliarmi è la cultura, sono gli esseri umani che si fanno da soli, e per me non c’è niente di più affascinante di una persona per bene".

Di Chiara Francini molti rammentano il monologo sulle donne che ha stregato la platea del Festival di Sanremo 2023 e il pubblico a casa. A colpire è stata soprattutto la parte sulla libera scelta di essere o non essere madri, ma l’attrice ci tiene a specificare che c’era anche altro nelle sue parole: "In realtà era un monologo sulla donna in generale e non soltanto sulla maternità.. Si trattava di una riflessione sulle difficoltà della vita di una donna, sul fatto che quando le donne vogliono un figlio e non ci riescono, si sentono male, cosa che succede anche nel momento in cui decidono che non desiderano averlo, perché ci hanno insegnato che una donna è completa solo quando diventa madre. Spiegavo che, anche se il nostro corpo riesce a farci avere un figlio, a volte non è quel miracolo di cui ci avevano parlato, quindi il mio monologo era realtà un excursus sulla straordinaria complessità del femminile e sulle oscillazioni che lo caratterizzano. Devo dire che sono stata fortunata e incosciente. Ho pensato che non avrei mai più avuto una platea così vasta a cui parlare. Avrei potuto portare un pezzo di uno spettacolo di Franca Rame, però, siccome sono disposta a difendere fino alla morte quello in cui credo, ho voluto portare una cosa scritta da me. Non pensavo che avrebbe lasciato il segno, ma sta di fatto che ormai tutte le volte che apro bocca, si scatenano dibattiti, forse perché il pubblico vede in me una grande autenticità. Non lo so, però sono davvero felice che molte donne si siano riviste nelle mie parole".

Se Chiara Francini è così popolare e così incisiva quando ha di fronte un pubblico, il merito è di un super-potere che in tantissimi vorremmo avere: "La mia grande fortuna è che non mi emoziono mai, nel senso che compartecipo ma non ho mai l’ansia, né a Sanremo né al cinema né a teatro. Se mi fanno un’intervista in televisione,non voglio mai sapere prima cosa mi verrà chiesto, perché per me è molto interessante rispondere alle domande. Non mi piace imparare le cose a memoria. Pippo Baudo una volta mi ha detto: 'Puoi conoscere tutte le domande del mondo, ma non conoscerai mai le risposte”.



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giovedì 25 giugno 2026

Pop Corn Festival del Corto 2026: all’Argentario il cinema breve parla al mondo tra premi, ospiti e nuove visioni

Torna dal 24 al 26 luglio 2026 il Pop Corn Festival del Corto, manifestazione dedicata al cinema breve che da nove anni trasforma Piazzale dei Rioni a Porto Santo Stefano in un’arena cinematografica a cielo aperto. Diretto da Francesca Castriconi e organizzato dall’Associazione Argentario Art Day APS con il sostegno del Comune di Monte Argentario e della Regione Toscana, il festival conferma la propria vocazione internazionale proponendo tre serate a ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

A guidare il pubblico attraverso gli appuntamenti sarà, come sempre, Andrea Dianetti, volto televisivo e attore recentemente visto su Prime Video nella commedia Ancora più sexy. Tra gli ospiti attesi figura anche Riccardo Rossi, mentre gli incontri con gli artisti saranno moderati dalla giornalista e scrittrice Claudia Catalli. Il tema scelto per questa edizione, “Luce e ombra: proiezioni dell’anima”, invita autori e spettatori a riflettere sulle sfumature più profonde dell’esperienza umana attraverso il linguaggio cinematografico.

Dall’Italia al Kazakistan: i cortometraggi in concorso

La selezione ufficiale comprende diciotto opere suddivise nelle categorie Corti Italiani, Corti Internazionali e Corti d’Animazione, offrendo uno spaccato della produzione contemporanea proveniente da diverse parti del mondo.
Tra i lavori italiani spiccano Viola di Marco Lorenzo Masante con Marina Massironi e Gigio Alberti, La casa di papà di Maria Rosaria Russo con Francesco Montanari e Goodbye Baghdad di Simone Manetti, dedicato alla vicenda di Giuliana Sgrena. Non mancano thriller, commedie e documentari, fino ad arrivare a Storia semiseria di un piccione viaggiatore, interpretato da Alessandro Haber e diretto da Alessandro Capitani.

Sul fronte internazionale il festival ospita opere provenienti da Inghilterra, Pakistan, Iran e Palestina. Tra queste figurano The Pearl Comb di Ali Cook, già candidato ai principali premi del cinema fantastico europeo, e I'm Glad You're Dead Now del palestinese Tawfeek Barhom, vincitore della Palma d’Oro per il miglior cortometraggio al Festival di Cannes 2025. La sezione animazione amplia ulteriormente l’orizzonte geografico con produzioni dal Kazakistan, dal Regno Unito e dall’Italia, tra cui Rukeli di Alessandro Rak, recente vincitore del Nastro d’Argento.

Federico Moccia guida la giuria e torna il Premio Raffaella Carrà

A valutare le opere sarà una giuria artistica presieduta da Federico Moccia e composta da professionisti del settore come il montatore Marco Spoletini, Carlo Griseri, Michele Suma, Manuela Rima, Manuela Pasqualetti e Stefano Giovani. Numerosi i riconoscimenti in palio, a partire dai premi per i migliori cortometraggi delle tre sezioni competitive.

Particolarmente atteso è il Premio Raffaella Carrà, del valore di 4.000 euro, assegnato all’opera che saprà distinguersi per originalità e innovazione narrativa. Il corto vincitore sarà inoltre proiettato al Sudestival di Monopoli, festival gemellato con la manifestazione toscana. Accanto ai premi principali trovano spazio il Premio Panalight, dedicato ai servizi tecnici per la produzione audiovisiva, i riconoscimenti di Inclusion Creative Hub, il Premio Mujeres nel Cinema e il Premio del Pubblico.

A completare l’identità visiva dell’edizione 2026 è la locandina realizzata dall’artista Elena Mascioli, intitolata L&S (Light and Shadow), che interpreta graficamente il tema scelto dal festival. Un’immagine simbolica per una manifestazione che continua a crescere e a consolidare il proprio ruolo tra gli appuntamenti più interessanti dedicati al cortometraggio in Italia.



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Stasera in TV: Film da vedere Giovedì 25 Giugno, in prima serata

Stasera in TV, Giovedì 25 Giugno 2026: Scopri cosa c'è da vedere in TV oggi con la nostra Guida TV completa con i Migliori Film in prima serata su Rai, Mediaset e su tutti i principali canali tv in chiaro gratuiti.

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mercoledì 24 giugno 2026

I migliori film in streaming di Sam Rockwell, protagonista di Good Luck, Have Fun, Don't Die

Il ritorno al cinema di Gore Verbinski intitolato Good Luck, Have Fun, Don’t Die vede scatenato e irriverente protagonista il premio Oscar Sam Rockwell. Ed è proprio l'attore californiano che vogliamo dedicare i nostri consueti cinque film in streaming. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Sam Rockwell, protagonista di Good Luck, Have Fun, Don’t Die

  • Il miglio verde
  • Il genio della truffa
  • L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford
  • Moon
  • Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Il miglio verde (1999)

Dopo Le ali della libertà Frank Darabont sceglie di portare sul grande schermo il bellissimo libro a puntate di Stephen King. Oltre al cast principale composto da Tom Hanks, David Morse, James Cromwell e Michael Clark Duncan, il regista sceglie Rockwell per il ruolo di un detenuto perverso e maligno. Il miglio verde ottiene un grandissimo successo di pubblico e addirittura le nomination all’Oscar per il miglior film, l’attore non protagonista e l’adattamento. Film corale ed emozionante, con almeno un paio di scene che ti tolgono il respiro. La partecipazione di Rockwell è preziosa nel suo essere senza freni, e la carriera dell’attore viene definitivamente lanciata. Con pieno merito. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, Netflix, NOW.

Il genio della truffa (2002)

Chiamato niente meno che da Ridley Scott ad affiancare Nicolas Cage in questo heist-movie “piccolo” ma prezioso, Rockwell si confronta con l’attore facendogli da perfetto sparring-partner. Presentato fuori concorso a Venezia, Il genio della truffa è anche un film sui rapporti familiari, e su quelli che ci costruiamo con la fiducia e il rispetto. Divertente, con molte trovate di sceneggiatura e regia azzeccate, è un lungometraggio che merita di essere rivisto oppure recuperato, possiede una sua anima gentile e un senso della narrazione mainstream molto efficace. Una delle migliori prove di Cage in quel periodo. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (2007)

Il bellissimo western autunnale diretto da Andrew Dominik consente a Rockwell di recitare accanto a colleghi di talento come Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Shepard, Mary-Louise Parker. Fotografato in maniera straordinaria da Roger Deakins, L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford è un viaggio sofferto e splendido dentro la mente di un uomo dilaniato, e insieme una scoperta della brutalità di un’epoca troppo spesso mitizziata. Coppa Volpi a Venezia per Pitt, nomination all’Oscar per la fotografia e ad Affleck come non protagonista. Ballata tutt’altro che nostalgica, ma ugualmente solenne. Film d’autore bellissimo. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Moon (2009)

Per il suo esordio da regista Duncan Jones sceglie la fantascienza d’autore e prende Rockwell come protagonista assoluto. Non unico, perché l'attore si moltiplica per interpretare i propri cloni rendendoli tutti diversi e originali. Una prova magnifica, sottile, commovente che dimostra come rockwell possa essere sempre eccellente anche come protagonista. Moon diventa una delle sorprese dell’anno, un film con un'idea di cinema originale e perfettamente sfruttata. Momenti ad alta spettacolarità che si alternano con riflessioni sull’essere umano profonde e toccanti. Un gioiello piccolo ma prezioso, che conferma la bravura del suo fantastico attore principale. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017)

E per Rockwell arriva l’Oscar come miglior attore non protagonista per questo dramma sulla perdita e sull’accettazione. Frances McDormand conduce Tre manifesti a Ebbing, Missouri dentro un tour de force narrativo ed emotivo a cui partecipano anche Woody Harrelson (altrettanto bravo), John Hawkes, Peter Dinklage e molti altri. Oscar anche per l’attrice protagonista, nomination per Harrelson a supporto, per la sceneggiatura e il film. Poco da aggiungere, è un grande film di storia e di attori che Martin McDonagh realizza con efficacia e lucidità. Da rivedere per soffrire ogni volta. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, Disney +.



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James Bond 007 e Twitter, la strana lista della spesa di una major

In un'intervista col Financial Times, Bob Iger, ex-CEO Disney che da poco ha lasciato le redini a Josh D'Amaro, ha raccontato qualche dietro le quinte di acquisizioni riuscite o mancate da parte dell'azienda, per marchi cinematografici e social di assoluto rilievo, ma ha illuminato anche la vociferata fusione Disney - Apple (nella quale la seconda avrebbe dovuto invece acquisire la prima). Non tutto è andato in porto, ma Iger si ritiene più che contento delle operazioni che sono invece riuscite negli ultimi vent'anni, il periodo della sua gestione del colosso.

La Disney perse Twitter e James Bond 007, mentre la fusione con Apple non si concretizzò mai

A partire dal 2005, quando il CEO Michael Eisner fu cacciato dalla Disney e Bob Iger prese il suo posto, cominciò un'era di acquisizioni per la major. Bob Iger considera l'acquisto della Pixar, avvenuto nel maggio 2006, come la prima crocetta posta su una vera e propria lista della spesa: "Stilammo una lista di acquisizioni possibili. Una era la Marvel, l'altra Star Wars, poi c'era James Bond. Avevamo questa lista e ci dicemmo: spuntiamole tutte, compriamo tutto." Come ricordiamo, due dei tre obiettivi furono effettivamente centrati: la Marvel nel 2009, a fine 2012 arrivò appunto Star Wars (cioè la Lucasfilm, significativo il lapsus freudiano di Bob). L'acquisto più pesante avvenne nel 2019, con la scossa tellurica della 20th Century Fox. La campagna acquisti però fallì su James Bond 007, rilanciato da una seconda giovinezza targata Daniel Craig, terminata la quale la Disney non era più interessata ed è subentrata Amazon.
Al di là dei marchi cinematografici, Iger fu a un passo dal mettere le mani su Twitter, prima che fosse comprata da Elon Musk e ribattezzata "X": pare che Jack Dorsey avrebbe proposto un prezzo "molto interessante". Nonostante avesse l'idea di trasformare il social network in una piattaforma per l'azienda, all'ultimo momento Iger ebbe un ripensamento, giudicandola in fin dei conti più una distrazione che un vantaggio.
Nella stessa intervista Iger dà la sua versione di una voce che era circolata molto qualche anno fa, cioè l'idea che fosse la Apple a comprare l'intera Disney. Il pensiero c'è stato sul serio, a quanto pare, ma non è mai diventato più di questo: "La fusione sarebbe stata una vera rivoluzione, con le due aziende sullo stesso piano. Ne parlammo internamente, ne discutemmo qualche volta con la Apple, ma la cosa non è mai andata da nessuna parte" (pare anche per una Apple non troppo convinta). Leggi anche Dopo 20 anni il CEO Disney Bob Iger saluta: "Gli ultimi tre anni sono stati difficili, ora ci sono sicurezza ed entusiasmo"



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Simone Gialdini eletto vice presidente degli esercenti cinematografici internazionali di UNIC

Si è tenuta martedì 23 giugno a Barcellona l’assemblea generale di UNIC, Unione Internazionale di Cinema, nel corso dei giorni della convention internazionale Cineurope. Appuntamento riservato a tutti i componenti dell’esercizio internazionale che sono stati chiamati a eleggere un nuovo direttivo a partire proprio dal vertice. Le associazioni nazionali e le principali imprese internazionali di esercizio cinematografico hanno eletto alla guida di UNIC per il prossimo biennio Jaime Tarrazón, la cui esperienza di alto profilo e un programma molto qualificante consentirà di affrontare le nuove sfide dell’industria cinematografica.

Contestualmente, i rappresentanti degli oltre 30 paesi membri di UNIC hanno eletto anche i componenti del board che guiderà l’associazione per i prossimi due anni e Simone Gialdini, direttore generale ANEC, è stato eletto Vice President assicurando la rappresentanza italiana all’interno del ristretto direttivo internazionale.

Così ha commentato la notizia Gialdini. “Un incarico di grande prestigio che consentirà di condividere in maniera sempre più incisiva le best practices del nostro mercato e gli spunti che abbiamo applicato al nostro comparto nazionale. L’Italia gode di grande stima nell’ambito dell’esercizio internazionale per le azioni che abbiamo condiviso con la filiera e con il governo nel recovery post pandemia e con i dossier sul tavolo, da AGORA UE alla fusione Paramount-WBD, per non dimenticare i temi dei diritti d’autore e non solo, il lavoro da fare è ancora molto. Accorciare le distanze con i tavoli europei operando direttamente consentirà di poter supportare anche l’azione già avviata con ottimi risultati dal Direttore generale cinema e audiovisivo, Giorgio Brugnoni, in ambito europeo per affermare la centralità della sala e non far passare l’esperienza sul grande schermo in secondo piano. I nostri uffici nazionali intensificheranno le attività di studio e approfondimento dei temi sovra nazionali con la costante azione di Mario Mazzetti, che da molti anni segue attentamente i dossier europei e di cui lo ringrazio per la puntuale e certosina attenzione con cui vi si dedica.”



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martedì 23 giugno 2026

In ricordo di Eli Wallach: cinque film in streaming dell'attore scomparso dodici anni fa

Il 24 giugno 2014 ci lasciava alla veneranda età di 98 anni il grande caratterista newyorkese Eli WallachInterprete versatile specializzato in ruoli da antagonista, Wallach ha attraversato il cinema americano e internazionale a partire dagli anni ‘50 con un’ironia sorniona e sempre elegante. Qui sotto potete trovare cinque film in streaming con cui vogliamo rendergli omaggio. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Eli Wallach, a cui rendiamo omaggio nell’anniversario della scomparsa

  • Baby Doll - La bambola viva
  • I magnifici sette
  • Il Buono, il Brutto, il Cattivo
  • Pazza
  • Il Padrino - Parte III 

Baby Doll - La bambola viva (1956)

Il primo ruolo di una certa importanza a Wallach lo fornisce addirittura Elia Kazan, che lo vuole nel cast di uno dei suoi lungometraggi maggiormente discussi e complessi. Baby Doll - La bambola viva incontra infatti enormi problemi con la censura a stelle e strisce, ma si dimostra un film difficile da dimenticare. Ispirato dall’opera di Tennessee Williams, il film vede protagonista una bravissima Carroll Baker, affiancata dal fido Karl Malden, Mildred Dunnock oltre ovviamente a Wallach in un ruolo che in pochi avrebbero reso così mellifluo e disturbante. Il dramma torbido ottiene quattro nomination all’Oscar: miglior attrice protagonista, attrice non protagonista, adattamento e fotografia. Disponibile su Amazon Prime Video.

I magnifici sette (1960)

Per Wallach arriva la partecipazione a uno dei western più amati e riveriti della storia del cinema americano. Diretto da John Sturges, I magnifici sette vede un gruppo di attori in stato di grazia recitare in una ballata epica e magnificamente ritmata. Yul Brynner, Steve McQueen, Charles Bronson, Robert Blake, Horst Buchholz, James Coburn ci regalano personaggi maestosi, che partecipano a un finale mozzafiato entrato di diritto nella storia del cinema. Enorme successo di pubblico, questo western segna uno degli ultimi veri exploit di pubblico del genere in quel decennio. Wallach disegna un personaggio a tutto tondo, e lo interpreta con la veemenza che gli è propria. Un vero e proprio spasso cinematografico. Disponibile su Apple Itunes,  Amazon Prime Video.

Il Buono, il Brutto, il Cattivo (1966)

Il western di Sergio Leone proietta Eli Wallach nella storia del cinema in maniera indelebile. Insieme a Clint Eastwood e Lee Van Cleef, l’attore forma un terzetto di personaggi indimenticabili. Il Buono, il Brutto, il Cattivo è forse il lungometraggio più “politico” di Leone prima di Giù la testa. Momenti di cinema portentosi, che sviluppano questa ballata fino ad arrivare all’iconico finale. Le musiche di Ennio Morricone scandiscono una sequenza in cui regia e montaggio riscrivono in maniera perentoria la grammatica di questo genere. Negli Stati Uniti il film sfonda il botteghino, così come del resto in tutto il mondo. La visione del west secondo Leone, potente e a suo modo disincantata. Capolavoro senza tempo. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

Pazza (1987)

Wallach partecipa insieme a un gruppo di vecchi amici/colleghi al cast di contorno del bel dramma giudiziario firmato da Martin Ritt. Barbra Streisand e Richard Dreyfuss sono i due attori principali in Pazza, lungometraggio che vede recitare anche Karl malden e Maureen Stapleton. Ispirato da una piece teatrale di successo, il film si poggia quasi interamente sulle interpretazioni delle due star principali, offrendo al pubblico dei ritratti non scontati. La critica e il pubblico non apprezzano in pieno, ma questo non significa che il prodotto non possegga momenti di cinema emozionante. Inteso, in alcuni momenti toccante, di sicuro impatto. Di quei film processuali come se ne facevano una volta…Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Il Padrino - Parte III (1990)

Chiudiamo col tanto vituperato terzo episodio della saga di Michael Corleone che invece a noi sta particolarmente a cuore, dal momento che a livello formale si tratta di un film prezioso. La fotografia di Gordon Willis infatti ammanta Il Padrino - Parte III di una vena autunnale e tragica. E poi Al Pacino giganteggia ancora una volta nel ruolo di Michael. Wallach, Andy Garcia, Diane Keaton, Joe Mantegna, una Talia Shire tagliente conducono in porto questa tragedia greca che talvolta barcolla a livello narrativo ma possiede momenti di grandissimo cinema. Sette le nomination all’oscar tra cui miglior film e regia, meritatissime. Davvero, concedete una seconda (o terza, quarta…) occasione a questo film, non ve ne pentirete! Disponibile su Amazon Prime Video, Paramount +.



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