Lo sapeva perfino, e forse per primo, Ulisse che il canto delle sirene non andrebbe mai ascoltato, e alla prodigiosa melodia delle creature marine che sono donne dalla vita in su Francesco de Gregori ha dedicato nell'87 un brano, Il canto delle sirene, che si pregiava dei seguenti versi: "Non sarà il canto delle sirene che ci addormenterà. L'abbiamo sentito bene, l'abbiamo sentito già. Ma sarà il coro delle nostre donne, da una spiaggia di sassi".
Alle sirene è stata dedicata la serie tv in 3 stagioni Sirens, e Sirens è anche il titolo di una canzone dei Pearl Jam. Passando al cinema, le sirene più popolari sono due: Ariel (protagonista del celebre cartone animato La sirenetta) e la Madison di Splash - Una sirena a Manhattan, con Tom Hanks e Daryl Hannah. E’ questo secondo film in live action diretto da Ron Howard nel 1984 che la favola di Mathias Malzieu richiama alla memoria, ma solo per l'amore fra i due personaggi principali e i capelli biondi e lunghi della bella protagonista.
Per il resto, Una sirena a Parigi è un film molto francese, che ci ricorda un po’ Il favoloso mondo di Amélie (per il romanticismo del protagonista, la fotografia e una ville lumière un po’ retrò) e un po’ Moulin Rouge e perfino i film muti di George Méliès. Cenerentola a Parigi prende spunto dall'omonimo romanzo (sempre di Mathias Malzieu) e, pur essendo ambientato nel 2016, narra una storia senza tempo e senza smartphone, computer, tablet, Facebook e Instagram. Tutto comincia quando, in una notte di pioggia battente, un uomo di nome Gaspard Snow (Nicolas Duvauchelle), che si esibisce in un locale dentro a una chiatta, trova una sirena ferita (Marilyn Lima) e decide di accudirla finché non sarà pronta a immergersi nuovamente nelle acque. Nel cast del film, nel ruolo della vicina di casa impicciona di Gaspard, troviamo anche una vecchia conoscenza almodovariana: Rossy De Palma.
Una sirena a Parigi: l'idea del film e la disillusione amorosa
Fra le suggestioni di Una sirena a Parigi c'è anche un po’ di cinema americano. Mathias Malzieu, nel costruire le dinamiche fra i suoi protagonisti e raccontare lo stupore di una creatura marina che si trova catapultata in un contesto umano al 100%, ha tenuto conto della lezione di E.T. - L'extraterrestre, Luci della città, Edward mani di forbice, Solo gli amanti sopravvivono e Buffalo '66.
L'idea del film prende invece spunto dalla realtà e da qualcosa di personale, anzi personalissimo. Galeotto è stato, innanzitutto, l'alluvione di Parigi del 2016. "L'evento scatenante" - ha spiegato il regista - "è stato l'alluvione del 2016 a Parigi, durante la quale pesci e anatre si sono riversati sulle rive della Senna. Il paesaggio sembrava filtrato attraverso una lente d'ingrandimento, un po' come succede dopo una tempesta di neve, pericoloso e poetico al tempo stesso: la città aveva un aspetto unico e irripetibile. E quando è stato trovato un pesce gatto, mi è venuta voglia di farne una sirena. Immaginavo che sarebbe stata l'ultima delle sirene e che il mio eroe sarebbe stato un cantante o un personaggio uscito dalle pagine di un libro di letteratura".
In effetti Gaspard fa il cantante e, nonostante i muscoli, la barba e l'aria virile, è come se fosse rimasto bambino. E’ una specie di accumulatore seriale e nella sua casa-museo delle meraviglie ha pupazzi e pupazzetti di ogni foggia, mentre nel bagno conserva una serie di paperelle di gomma. Gaspard resiste al canto della sirena che soccorre (a differenza del resto dell'umanità maschile del film), perché non crede più nell'amore e ha paura di confrontarsi con le emozioni, nonostante la sua sensibilità lo porti a prendersi cura delle persone a cui vuole bene. In questo somiglia a Mathias Malzieu, che ha raccontato: "Questa storia è lievemente autobiografica ed è il resoconto di un grande strazio che mi ha ferito al punto di farmi credere che non potevo più innamorarmi, o che mi ci sarebbe voluto molto, forse troppo tempo per rifarlo nuovamente. Poi improvvisamente ho incontrato una giovane donna troppo bella per me, e la sirena è diventata una metafora che incarna una realtà pronta ad incantare la fantasia".
Una sirena a Parigi: l'ambientazione del film e la storia vera che l'ha ispirata
"I sorprenditori sono quelli la cui immaginazione è così potente da renderli capaci di cambiare il mondo". E’ con questa battuta che si apre Una sirena a Parigi, introducendoci nel mondo di Gaspard e del Flower Burger (il locale sulla chiatta). Un simile universo pieno di luci, dove l'oro e il rosso regnano sovrani, ha anch'esso qualcosa di autobiografico. "Sono stato ricoverato 11 settimane in una stanza sterile prima di scrivere questa storia" - ha detto Mathias Malzieu - "e l'unico modo per fuggire ed estraniarmi era la mia immaginazione. L'ho chiamato l'impegno poetico per non rassegnarmi a essere solo un malato. Quello che ho vissuto nella mia stanza sterile mi portava al periodo della Seconda Guerra Mondiale: nella zona occupata, mia nonna nascondeva combattenti della resistenza e mio padre doveva nascondersi nei bunker. Così ho inventato questa società segreta di persone (i sorprenditori) e ho immaginato che, durante la guerra, la nonna di Gaspard si nascondesse sulla sua chiatta e che i combattenti della resistenza, i creativi che registravano dischi e scrivevano libri, facessero operazioni di poesia commando per rigenerare il mondo solo per il gusto di farlo".
Tanto nella costruzione del Flower Burger quanto nell'arredamento della casa di Gaspard Snow, regista e scenografi hanno giocato la carta del realismo magico. Nel film, tuttavia, a parte la sirena, non c'è nessun elemento soprannaturale e fantastico. Niente effettoni speciali né CGI, dunque, in questa storia di una nuova educazione sentimentale e di un personaggio chapliniano che Nicolas Duvauchelle si è molto divertito molto a impersonare.
Essere una sirena in una vasca: Marilyn Lima è una donna con una coda di pesce
Una sirena a Parigi è il secondo film con Marilyn Lima, che Mathias Malzieu ha scelto per il modo in cui sapeva "interpretare" i silenzi, riempiendoli di gesti e di sguardi. L'attrice ha immediatamente aderito al progetto per il suo tono da favola, per la delicatezza con cui parla d'amore e per la vulnerabilità nascosta della sirena Lula, che ha perso sua mamma ed è diffidente nei confronti degli esseri umani. Lula si diverte a guardare la tv, a fumare e a truccarsi come una diva. E’ un po’ una bambina insomma, proprio come Gaspard che conserva l'incanto dell'infanzia. Nonostante l'entusiasmo per il film, la Lima ha dovuto fare i conti con la sua natura per metà marina e con uno degli esercizi di pazienza a cui quasi ogni attore deve sottoporsi almeno una volta nella vita: interminabili ore di trucco. Marilyn doveva indossare una parrucca e la coda da sirena faceva parte di una tuta. La sfida più insidiosa è stata però trascorrere molto tempo in una vasca da bagno, dove l'acqua si raffreddava immediatamente e aveva quindi bisogno di essere continuamente riscaldata. Anche recitare solo con la parte superiore del corpo non è stato semplice per l'attrice, ma, a detta del regista e di Duvauchelle, il risultato di tanto sforzo è stato sorprendente.
Nelle sale da 20 agosto grazie a Vision Distribution e Cloud 9 Films, Una sirena a Parigi è un film per tutti: per i piccoli che ancora credono nelle sirene e per i grandi che pensano di poter fare a meno dell’amore. E poi è perfetto per i nostalgici degli anni ’50, quelli delle commedie di Frank Capra, e per quanti vorrebbero uscire dalla propria comfort zone e e hanno bisogno di una piccola spinta.

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