mercoledì 23 novembre 2022

Bones and All, una convincente fiaba sulla solitudine: incontro con Timothée Chalamet e Luca Guadagnino

Una pausa di quiete, prima del delirio sanguigno ma benvoluto dei suoi fan. Timothée Chalamet ha fatto una breve tappa nella capitale, insieme al suo mentore Luca Guadagnino (“non sarei qui senza lui, mi ha donato una carriera”), per presentare Bones and all, nelle sale per Vision Distribution dopo una premiata partecipazione alla Mostra di Venezia. Per una volta non allo Stadio Olimpico, pur salutando la sua squadra italiana del cuore con un chiaro ‘Forza Roma!’, l’attore newyorkese con padre francese ha raccontato questa nuova avventura con il regista italiano dopo lo splendido Chiamami col tuo nome.

Bones and all, scritto da David Kajganich e diretto da Luca Guadagnino, è l’adattamento del romanzo di Camille DeAngelis, Fino all’osso (edito in Italia da Panini Books). Nel cast la coppia Timothée Chalamet e Taylor Russell oltre a Mark Rylance, Michael Stuhlbarg, André Holland e Chloë Sevigny. È  la  storia  del  “primo  amore  tra  Maren,  una  ragazza  che  sta imparando a sopravvivere ai margini della società, e Lee, un solitario dall’animo combattivo; è il viaggio on the road di due giovani che, alla continua ricerca di identità  e  bellezza,  tentano  di  trovare  il  proprio  posto in  un  mondo  pieno  di pericoli e che non riesce a tollerare la loro natura”.

La natura di cannibali, in quella che Guadagnino ha definito “una fiaba sulla solitudine dell’esistere e contemporaneamente sullo spezzare questa solitudine attraverso l’essere guardati da un altro. Di tutti i miei lavori è quello che affronta più direttamente la figura che si staglia nella vastità di un vuoto. Un film di personaggi agiti da un comportamento che non possono interrompere perché è nella loro natura, mostrato nella maniera più oggettiva possibile e non compiaciuta. Ma in generale tutti i film dell’orrore sono teneri, basta pensare a La mosca. Spero che guardando il film il pubblico più giovane, che ancora magari non ha consapevolezza di come ti travolga essere guardato dall’altro, ne esca più preparato. Il desiderio mi interessa molto, ma credo tutti i film ne parlino. Il cinema è desiderio”.

Concorda sulla natura di Bones and all anche Chalamet, che così articola con sempre attenta analisi e profondità di giudizio, “è prima di tutto una storia d’amore su due personaggi che superano il loro isolamento nell’America profonda degli anni '80, in piena era reaganiana, in cui veniva promesso a tutti di aumentare esponenzialmente il proprio tenore di vita. La realtà è che molti sono stati lasciati soli, specie in quelle zone. Ferite che sono ancora vive oggi. Due giovani che lottano per trovare sé stessi. La loro condizione di cannibali li allontana ancora di più dalla società e rende questa storia d’amore ancora più profonda. Quando scoprono dopo tanto tempo di meritare l’amore sotto forma dello sguardo di qualcuno ne sono sommersi, è un sogno che diventa realtà. Ma sono anche assassini in fuga che violano la legge, il che aggiunge intensità al loro folle amore”.

Leggi anche La recensione di Bones and all

Non ha avuto molti dubbi su chi scegliere per il ruolo di Lee, Luca Guadagnino, anche se la scommessa vinta è stata senz’altro una sorprendente Taylor Russell nei panni di Maren. “Ho letto la sceneggiatura del film nel settembre 2020, a pagina 45 appare il personaggio di Lee e a pagina 47 avevo capito che non poteva che essere Timothée. Dissi allo sceneggiatore che se lo avesse fatto lui lo avrei fatto anche io. Sentivo di volere lui accanto nell’esplorazione di questo mondo e dei personaggi che mi interessava fare, il mio primo film girato in America. Grazie al cielo ha deciso di farlo. Invece quando ho visto Taylor Russell in Waves di Trey Edward Shults e sono rimasto colpito dalla sua precisione interpretativa. L’ho conosciuta via zoom e ho trovato una giovane donna che mi incuriosiva molto e con cui avevo piacere e desiderio di continuare a chiacchierare. Il modo giusto era fare un film insieme e le ho offerto il ruolo senza che mi dovesse dimostrare nulla, né un provino né un test con Timothée. Taylor ha dato a questo film cento volte più delle mie più rosee aspettative, con una capacità di analisi del personaggio e di immersione nel suo mondo che nel film si vedono inequivocabilmente”.

Chalamet ricambia le dolci parole del regista, come ha fatto molte volte in passato. “Non sarei qui senza Luca, mi ha dato la possibilità di iniziare la mia carriera. Nel primo film è stato un mentore, mentre in Bones and all, usando le sue parole, è stata una collaborazione. Spero che continueremo a fare molte cose insieme, è un mio grande amico ora, una figura importante nella mia vita. Segue il suo ritmo artistico con coraggio, è entusiasmante stargli accanto. È un vero artista, è il motivo per cui sono davvero contento per tutta l’eccitazione online, l’apprezzamento di tante persone per Bones and all. Non ci sono chissà quali interessi di corporation dietro a questo film, non è una saga. È un film che esiste perché Luca ha voluto realizzarlo. Sono le produzioni di cui abbiamo sempre più bisogno”.

Una prima volta in America per Luca Guadagnino, con Nicholas Ray come riferimento a cui ha pensato maggiormente realizzando questo film. “La nostra missione era non andare sopra a quei luoghi, ma accanto, alla stessa altezza”, ha aggiunto. “Ho sempre trovato fastidioso in un certo tipo di cinema come cineasti, specialmente europei, in America cerchino di tradurre quella vastità e complessità attraverso una sorta di vernacolo grottesco che rassicura tutti sulla nostra idea degli americani”.



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