lunedì 7 settembre 2026

Coyote vs. Acme primo al boxoffice italiano del weekend, la riscossa di Willy Coyote

Fa molto piacere festeggiare un esordio in vetta al boxoffice italiano del weekend per Coyote vs. Acme di Dave Green: come forse saprete, l'intelligente commedia satirica in tecnica mista, dedicata al mondo dei Looney Tunes, è rimasta per tre anni chiusa nei cassetti Warner Bros., cancellata per ragioni fiscali e per nostra fortuna comprata dalla Ketchup Entertainment, che con partner internazionali (da noi Lucky Red) l'ha portata in sala. La partenza qui è da 1.490.300 euro in cinque giorni (fonte Cinetel), mentre nel mondo il film si assesta per ora su 44.274.000 dollari (fonte Boxofficemojo). Anche se il budget veleggiò intorno ai 70 milioni secondo Deadline e Hollywood Reporter, in questo peculiare caso contano i 50 spesi da Ketchup per rilevarlo: siamo quindi ancora purtroppo lontani da un pari. Ma ormai era una questione di principio, che appoggiamo con vigore.

Stabile in seconda posizione, eterno come il materiale da cui proviene, è Odissea di Christopher Nolan: l'Ulisse di Matt Damon ha convinto pubblico per altri 940.000 euro, portando il totale italiano a 55.941.000, il migliore dell'anno solare (difficilmente battibile, in un anno senza Zalone). L'esito mondiale parla ormai di 1.631.537.000, una cifra che forse nemmeno la stessa Universal Pictures pensava di ottenere, quando ha accettato di fornire a Nolan il budget più alto della sua carriera (250 milioni secondo Hollywood Reporter).
Scivola dal primo al terzo posto il remake dal vero di Oceania, con Dwayne Johnson come Maui e Catherine Laga'aia come Vaiana: raccoglie altri 851.800 euro, confluiti nel nostro totale di 10.154.900. Un esito di tutto rispetto, che se non fa registrare cifre paragonabili al boom del rifacimento di Lilo & Stitch l'anno scorso, colloca l'Italia tra i paesi che hanno meglio accolto l'operazione, ricevuta in modo più tiepido nel mondo, con 315.500.000 dollari. L'investimento di 250 milioni di cui parla Variety non è stato fruttifero per Disney.
Slitta dalla terza alla quarta posizione Spider-Man: Brand New Day con Tom Holland, ma questo non è davvero un problema per nessuno: al momento in Italia ha incassato 37.661.200 euro (509.200 nel fine settimana), però è la cifra mondiale a lasciare a bocca aperta, con un responso disorientante da 2.408.062.500 dollari. A questo punto ragionare sul vociferato budget di 225 milioni (secondo Deadline) fa sorridere: mai soldi furono meglio spesi da una major, anzi due: Sony al 75% e Marvel Studios / Disney al 25%, con ricavi pare divisi alla stessa maniera.
Stabile al quinto posto il distopico The Dog Stars - Le Stelle dopo la Fine di Ridley Scott, con Jacob Elordi, Josh Brolin, Guy Pearce e Margaret Qualley: il vagare post-apocalittico dei suoi protagonisti ha totalizzato finora in Italia 1.134.300 euro (262.800 nel weekend). Nel mondo intero è stato ricevuto freddamente con 33.037.035 dollari.

Il box office completo del weekend



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Festa del Cinema di Roma, un giorno in più per la 21ª edizione: si parte il 13 ottobre

La Festa del Cinema di Roma amplia la propria durata e aggiunge una giornata alla ventunesima edizione. La manifestazione, inizialmente prevista dal 14 al 25 ottobre, prenderà il via martedì 13 ottobre 2026 e si concluderà, come già annunciato, domenica 25 ottobre. La decisione è stata presa dalla Fondazione Cinema per Roma in considerazione dell’aumento dei film iscritti nel corso dell’anno e delle richieste arrivate da produttori e distributori, in particolare dall’area del cinema indipendente.

A ufficializzare il cambiamento sono stati il Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi, e la Direttrice Artistica, Paola Malanga. L’aggiunta di una giornata porta dunque la Festa a tredici giorni complessivi di programmazione, offrendo maggiore spazio a un numero di opere che, secondo quanto comunicato dagli organizzatori, è cresciuto durante l’anno.

Festa del Cinema di Roma: Il rumore delle cose nuove è il film d'apertura

A inaugurare la manifestazione sarà Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, che sarà presentato nella sezione Grand Public durante la cerimonia inaugurale. Il film è una storia corale costruita attorno a tre coppie che, pur non conoscendosi, condividono una condizione simile: vite organizzate entro confini rassicuranti che un evento inatteso finirà per mettere in discussione. Nel cast figurano Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella ed Edoardo Pesce, con la partecipazione di Claudio Santamaria.

Il rumore delle cose nuove è prodotto da Lotus Production, società di Leone Film Group, con Rai Cinema, in collaborazione con Disney+ e in associazione con Vice Pictures. I produttori sono Raffaella Leone e Andrea Leone, con Leonardo Maria Del Vecchio come produttore associato per Vice Pictures.
Il film arriverà nelle sale italiane il 12 novembre 2026, distribuito da 01 Distribution.

Una Festa sempre più aperta alle diverse forme dell’audiovisivo

La scelta di allungare la manifestazione arriva mentre la selezione della ventunesima edizione è ancora in fase di definizione. Il programma completo sarà infatti diffuso nei primi giorni di ottobre, attraverso i canali ufficiali della Festa. 
La struttura della manifestazione conferma intanto un'identità che non si limita al cinema di finzione: il regolamento 2026 prevede infatti opere nazionali e internazionali di finzione, documentari e animazione, insieme a serie televisive e streaming, videoclip e videoarte. Dal 2022 la Festa ospita inoltre un concorso internazionale, affiancato da sezioni non competitive, incontri con il pubblico, eventi, proiezioni speciali e omaggi. 

Il principale quartier generale della Festa sarà ancora una volta l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, che ospiterà le principali sale di proiezione e il tradizionale red carpet. Il programma coinvolgerà inoltre altri luoghi e realtà culturali della Capitale, mantenendo quella dimensione diffusa che caratterizza la manifestazione romana.



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domenica 6 settembre 2026

Dario Argento compie oggi 86 anni: celebriamo il maestro della suspence con cinque dei suoi migliori film in streaming

Compie oggi 86 anni il leggendario Dario Argento, colui che a partire dall’inizio degli anni ‘70 ha rivoluzionato in maniera indelebile un genere come il thriller/horror. Ripercorrendo la sua filmografia abbiamo selezionato cinque film in streaming che raccontano al meglio la rivoluzione estetica di cui è stato protagonista assoluto. Buona lettura.

Cinque film in streaming diretti dal “maestro” del thriller/horror Dario Argento

  • L’uccello dalle piume di cristallo 
  • 4 Mosche di velluto grigio
  • Profondo rosso
  • Suspiria 
  • Phenomena

L’uccello dalle piume di cristallo (1970)

Fin dall’esordio dietro la macchina da presa Argento cambia le regole del cinema di genere italiano e  internazionale. L’uccello dalle piume di cristallo è infatti un thriller virtuoso nell’esposizione visiva, costruito su una sceneggiatura ottimamente architettata fino al colpo di scena finale. Effetti speciali sanguinolento al servizio di una regia  e di un montaggio con un’idea precisa e splendidamente esplicitata. Tony Musante come protagonista è perfetto, Suzy Kendall molto efficace, Enrico Maria Salerno il fiore all’occhiello di un film ispiratissimo e roboante. Quando il genere diventa visione d’autore. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video, Rai Play.

4 Mosche di velluto grigio (1971)

Subito dopo L’uccello dalle piume di cristallo arriva un altro thriller di enorme fattura cinematografica, forse meno celebrato di altri titoli di inzio carriera di Argento ma ugualmente valevole. 4 Mosche di velluto grigio si dipana come una parabola psicologica raffinata e ugualmente potente nella messa in scena. Mimsy Farmer è semplicemente incantevole nel suo ruolo, Michael Brandon come protagonista il suo lo fa, mentre a supporto troviamo addirittura Bud Spencer in uno dei suoi pochissimi ruoli “seri”. Divertente, capace di farti come sempre saltare sulla poltrona, non scontato. istrionico e insieme molto preciso. Disponibile su CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Profondo rosso (1975)

Il capolavoro di Dario Argento, è davvero uno dei più grandi lungometraggi della storia del cinema italiano, a prescindere dal genere di appartenenza. Sceneggiato da Argento insieme a Bernardino Zapponi, Profondo rosso vede un David Hemmings elegante e misurato come bravissimo protagonista, mentre a supporto ci sono Gabriele Lavia, Daria Nicolodi e una indimenticabile Clara Calamai. Scrittura cinematografica sopraffina, scene di violenza istrioniche, stilizzate al meglio, lo svelamento finale realizzato con maestria incomparabile. Davvero, ogni cosa è sistemata al proprio posto in questo film irripetibile. Musiche dei Goblin a incorniciare un capolavoro assoluto. Disponibile su Infinity +, Amazon Prime Video.

Suspiria (1977)

Il passaggio all'horror conclamato consente ad Argento di realizzare un altro film che diventa una pietra miliare del genere. Le streghe di Suspiria sono terrificanti, suadenti, incorniciare dentro un film che fa dei colori altri protagonisti assoluti. Alida Valli, Jessica Harper, Daria Nicolodi e tutti gli altri interpreti sono praticamente perfetti per i rispettivi ruoli. La sceneggiatura spesso vacilla, ma a livello cinematografico siamo davvero dentro il terreno del grande cinema. Sequenze al cardiopalma, montaggio cadenzato, allestimento scenografico di bellezza cristallina. Uno dei migliori titoli di genere di fine anni 70, non soltanto in Italia. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Paramount +.

Phenomena (1985)

Chiudiamo con l’horror che ha definitivamente lanciato la carriera di una giovanissima Jennifer Connelly dopo la folgorante apparizione in C’era una volta in America di Sergio Leone. Phoenomena ci regala ancora una volta una Dario Argento che si diverte a padroneggiare la materia tratta operando principalmente il suo occhio cinematografico sempre splendente. Il film si regge su una storia che scricchiola, ma visivamente è davvero straordinario, e il cineasta adopera magnificamente l’ambientazione montana. Donald Pleasence è come sempre una presenza graditissima quando si tratta di horror, Patrick Bauchau una aggiunta di lusso. Forse l'ultimo vero grande film di Argento. Disponibile su Apple Itunes.



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Perché tornare al cinema per Endgame Encore? Joe Russo spiega la connessione diretta con Avengers: Doomsday

Joe Russo, co-regista di Avengers: Doomsday, ha anticipato che l’uscita di Avengers: Endgame Encore è indispensabile per i fan che intendono precipitarsi in sala a dicembre 2026 per approfondire la nuova avventura dei Vendicatori. Di ritorno al cinema dal 24 settembre 2026, Avengers: Endgame Encore a detta di Joe Russo è una “visione obbligatoria”, ma perché?

Joe Russo spiega ai fan perché è “obbligatorio” recuperare Avengers: Endgame Encore di nuovo al cinema prima di Doomsday

Secondo quanto spiegato dal regista esperto di film corali Marvel, Avengers: Endgame Encore è una visione obbligatoria per tutti i fan perché collega “la storia di due film”: da un lato Endgame, distribuito nel 2019, e dall’altro Doomsday, in arrivo a dicembre 2026 con un nuovo villain da sconfiggere. “C’è una naturale evoluzione da Endgame a Doomsday, che include anche tutte le storie che si sono sviluppate finora. Ma penso che sia importante rivedere Endgame al cinema per due motivi: il primo, vi divertirete molto… e il secondo, credo che sia una visione obbligatoria per seguire la trama di Doomsday”, ha precisato Joe russo a Fandango.

Ad inizio giugno, i Marvel Studios hanno confermato che il ritorno di Avengers: Endgame comporterà delle aggiunte interessanti: prima di tutto potrà contare su un’introduzione personalizzata, poi proporrà scene aggiuntive ed una sequenza finale esclusiva per le versioni Infinity Vision e IMAX. Anche Anthony Russo ha detto la sua in merito: “Se aveste visto Endgame al momento della sua uscita, non avreste potuto immaginare una cosa del genere”.

In occasione del Sands Film Festival 2026, svoltosi ad aprile, Joe Russo aveva già anticipato che la riedizione di Endgame includerà anche “filmati ambientati nella storia di Doomsday”. Ha aggiunto: “È un’opportunità per creare un ponte tra Endgame e Doomsday in modo davvero unico, è una storia complementare fondamentale e un’introduzione a ciò che vedrete a dicembre in Avengers: Doomsday”.

Il quinto capitolo degli Avengers è atteso in sala dal 16 settembre 2026 e vedrà Robert Downey Jr di nuovo nel MCU, ma questa volta coinvolto come villain. Dimenticate Iron Man: questa volta il suo Dottor Destino darà del filo da torcere agli altri eroi come Steve Rogers, Thor, i Fantastici 4, i Wakandiani e tanti altri di ritorno per contrastare una pericolosa minaccia.



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Amori & Incantesimi 2, Joey King accusata di aver "rovinato" il film: la sua risposta è virale

Non si può piacere a tutti e anche le star di Hollywood ne sono consapevoli, ma ciò non significa che ci debba andare bene tutto. Ad esempio, nel caso di Joey King, l’attrice ha pensato di affrontare direttamente un utente che, via TikTok, ha asserito che la sua presenza nel cast di Amori & Incantesimi 2 abbia “rovinato il film”. Ma cos’è successo e come ha risposto l’attrice?

Amori & Incantesimi 2, un fan contesta la scelta di Joey King nel cast e lei risponde

Un utente di TikTok non ha apprezzato il coinvolgimento di Joey King in Amori & Incantesimi 2: “La presenza di Joey King in Amori & Incantesimi 2 ha completamente rovinato quello che sarebbe stato un bellissimo film a tema stregoneria, amatissimo dai fan. Mi dispiace, King, sono sicuro che sei un tesoro”, ha concluso l’utente come riporta Entertainment Weekly.

La risposta dell’attrice non è tardata ad arrivare. Joey King ha cercato di placare lo scetticismo dell’utente scrivendo: “Oh no!! Spero davvero che il film vi piaccia, è stato un vero onore parteciparvi, essendo io stessa una grande fan dell'originale. So che a volte è difficile quando si realizzano sequel di film famosi e il cast è diverso da quello che alcune persone avevano immaginato, ma vi chiedo solo di essere un po' più aperti mentalmente e di capire quanto mi sia divertita a girarlo”, ha precisato come riporta E!

La star di The Kissing Booth ha poi evidenziato quanto abbia apprezzato poter lavorare al fianco di star come Nicole Kidman e Sandra Bullock: “Essere una donna Owens non è qualcosa che prendo alla leggera e spero che questo rispetto traspaia”. A quel punto l’utente TikTok ha pubblicato un video di scuse: “La partecipazione di Joey King ad Amori & Incantesimi 2 sarà una bomba. Non vedo l'ora di vedere i poteri magici di King. Comprerò due biglietti come parte delle mie scuse pubbliche a Joey King”. Vitek, l’utente in questione, ha poi dichiarato a Entertainment Weekly: “Amori & Incantesimi è un film nostalgico amatissimo da decenni. Incarna perfettamente ciò che un film stravagante e sopra le righe sulla stregoneria può essere. Viviamo in un'epoca di sequel e remake, in cui l'abilità artistica e la narrazione di un film dovrebbero apparire come un'aggiunta autentica e necessaria alla trama originale. Spero che il sequel riesca a raggiungere questo obiettivo. Per quanto mi riguarda, comprerò un biglietto, mi godrò un margarita a mezzanotte e scoprirò quali poteri ha l'iconica Joey King”.

In Amori & Incantesimi Joey King fa parte del cast di nuova generazione ed interpreta Kylie Owens, la figlia di Sally, il personaggio interpretato da Sandra Bullock. Quel personaggio, in realtà, nel primo film è stato interpretato da Evan Rachel Wood e la sua esclusione dal sequel ha destabilizzato non poco i fan di vecchia data. A sua discolpa, l’attrice nel 2025 ha dichiarato: “Non mi è stato chiesto di tornare e partecipare al sequel. Mi ero offerta, anche solo per una scena o una battuta. Ma mi è stato detto che stavano cercando una nuova star. Mi dispiace deludere i fan, ma non dipendeva da me, non era una mia scelta. Sarei stata felice di riunirmi alle mie sorelle”.



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Robert De Niro e Joaquin Phoenix ai ferri corti? Cosa è successo davvero sul set di Joker

Robert De Niro e Joaquin Phoenix si ritrovano faccia a faccia in una delle scene più memorabili di Joker, ma la tensione tra i due attori aveva radici anche fuori dal film. Sul set, infatti, i due avevano metodi di lavoro molto diversi e il regista Todd Phillips si ritrovò a fare da mediatore tra due approcci praticamente opposti alla recitazione.

Robert De Niro voleva leggere il copione, Joaquin Phoenix disse no

Prima di iniziare le riprese di Joker, Robert De Niro fece una richiesta che per lui era del tutto normale: voleva organizzare una lettura collettiva della sceneggiatura con il resto del cast. Un tradizionale read-through, utile per ascoltare il film nella sua interezza prima di girarlo. Joaquin Phoenix, però, non aveva alcuna intenzione di partecipare. L'attore rifiutò categoricamente l'idea, lasciando Todd Phillips in una posizione piuttosto scomoda. Come ha raccontato il regista a Vanity Fair, De Niro sosteneva che quella lettura fosse una parte naturale del suo modo di lavorare, mentre Phoenix non voleva proprio saperne.

Bob mi ha chiamato e mi ha detto: "Digli che è un attore e che deve esserci, mi piace sentire tutta la sceneggiatura e ci metteremo tutti in una stanza per leggerla". E io ero tra l'incudine e il martello perché Joaquin diceva: "Non c'è modo che io faccia una lettura del copione", e Bob rispondeva: "Io faccio le letture del copione prima di girare, è quello che facciamo".

Phillips si trovò così tra un mostro sacro che apparteneva a una scuola più tradizionale, e ad un artista altrettanto talentuoso, che però preferiva immergersi nel personaggio in maniera molto più istintiva e personale. La situazione è ancora più curiosa considerando che Phoenix ha definito più volte De Niro il suo attore americano preferito e ha studiato attentamente il suo modo di recitare. Il rapporto con De Niro, quindi, non nasceva da una mancanza di rispetto: al contrario, proprio quella grande ammirazione rendeva difficile per Phoenix comportarsi con lui come avrebbe fatto con qualsiasi altro collega.

Leggi anche Unbreakable come Joker: Folie à Deux? Perché il thriller con Bruce Willis è stato un flop

Alla fine, come riportato da GQ, sebbene Phoenix fosse irremovibile, si recò negli uffici della società di De Niro per la lettura. Non partecipò: rimase per tutto il tempo in silenzio e a fumare. De Niro lo prese poi da parte nel suo ufficio per parlarne, lo baciò sulla guancia e gli disse: "Andrà tutto bene".

Robert De Niro è sempre stato l'attore preferito di Joaquin Phoenix

Sul set di Joker, Phoenix decise infatti di limitare al minimo le conversazioni con De Niro. I due si salutarono il primo giorno e, secondo il racconto di Phoenix, in seguito parlarono poco. Il motivo era piuttosto semplice: Phoenix non voleva rischiare di trasformarsi in un fan davanti al suo idolo. Per riuscire a vivere la collaborazione in maniera professionale, aveva bisogno di considerare De Niro semplicemente come un altro attore con cui condividere la scena. L'ammirazione di Phoenix, però, aveva radici ancora più profonde. Anni prima, durante il periodo in cui aveva momentaneamente abbandonato la recitazione, suo fratello River Phoenix gli aveva consigliato di guardare Toro scatenato.

La performance di De Niro nel film di Martin Scorsese contribuì a convincere Joaquin a ripensarci e divenne per lui un importante punto di riferimento. Ammirava l'impegno di De Niro nel rimanere nel personaggio, anche fuori dal set.

È il mio attore americano preferito. Ho avuto l'impressione che, quando recitava, assumesse certi comportamenti, gesti o movimenti indipendentemente dal fatto che la telecamera lo stesse riprendendo o meno.
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era proprio questo tipo di attenzione a colpirlo nel lavoro di De Niro. Alla fine, nonostante le differenze tra i loro metodi, i due riuscirono a dare vita al confronto tra Arthur Fleck e Murray Franklin, uno dei momenti più intensi di Joker.

Il film sarebbe poi diventato un fenomeno mondiale, superando il miliardo di dollari al box office, mentre Phoenix avrebbe conquistato l'Oscar come miglior attore. Dietro quella scena apparentemente esplosiva, quindi, non c'era una vera rivalità tra i due protagonisti, ma l'incontro tra due modi completamente diversi di intendere la recitazione. E Todd Phillips, almeno all'inizio, dovette trovare il modo di farli convivere.



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sabato 5 settembre 2026

V per Vendetta, perché non vediamo mai il volto di V? Ecco il mistero dietro la maschera

Sono passati quasi vent’anni dall’uscita di V per Vendetta, eppure una delle domande più immediate continua a tornare ogni volta che si parla del film: chi c’è davvero sotto la maschera di Guy Fawkes?

Il passato di V viene ricostruito solo per frammenti. Sappiamo che è stato prigioniero a Larkhill, che è sopravvissuto agli esperimenti condotti dal regime e che da quel luogo è uscito completamente trasformato. Tutto ciò che apparteneva alla sua vita precedente, però, sembra essere scomparso insieme alle fiamme che distruggono il centro di detenzione.

Il suo vero nome non viene mai pronunciato. Il suo volto non viene mai mostrato.

L’uomo che esce da Larkhill non esiste più

A Larkhill, V è soltanto il prigioniero della stanza numero cinque. Il trattamento biologico sperimentato sui detenuti uccide quasi tutti, mentre su di lui produce una reazione diversa, rendendolo fisicamente più resistente e trasformandolo nel combattente che incontreremo anni dopo.

Quando V emerge dall’incendio, il film mette fine alla sua identità precedente. Non conosciamo la sua famiglia, la sua professione, il luogo da cui proviene. Nel corso degli anni sono nate teorie che lo vorrebbero vicino al Norsefire, forse per spiegare la sua conoscenza dei meccanismi del regime, oppure legato al mondo dell’arte e della cultura, vista la sua formazione quasi enciclopedica.

Sono però soltanto teorie: né il film né il fumetto hanno mai fornito elementi sufficienti per ricostruire con certezza la sua vita precedente.

La maschera è più importante del volto 

Mostrare chi si nasconde sotto la maschera avrebbe cambiato inevitabilmente il modo in cui guardiamo V.

Un volto gli avrebbe restituito un’età, una storia, un’identità. Un nome lo avrebbe trasformato di nuovo in un singolo uomo, permettendo allo spettatore di leggere la sua missione soprattutto come la vendetta personale di una vittima contro i propri carnefici.

La maschera impedisce, invece, che questo accada.

V resta sospeso tra uomo e simbolo. Il dolore vissuto a Larkhill è il punto di partenza della sua storia, ma con il tempo la sua battaglia supera quella ferita personale e diventa qualcosa di più ampio. È per questo che il regime può tentare di ucciderlo senza riuscire davvero a cancellarlo: può colpire il corpo, ma non ciò che quel corpo ha finito per rappresentare.

Quando migliaia di persone iniziano a indossare la sua stessa maschera, l’identità del singolo ormai non ha più importanza.

Il finale risponde alla domanda, ma senza togliere la maschera

Ma allora chi è davvero V? La risposta arriva negli ultimi minuti del film, anche se non nel modo in cui potremmo aspettarci.

Dopo la morte di V, Londra si riempie di cittadini vestiti esattamente come lui. Per la prima volta quella maschera non appartiene più a una sola persona, ma a un’intera folla. V è diventato un’immagine nella quale chiunque può riconoscersi.

È anche per questo che, quando Finch chiede a Evey chi fosse davvero, la risposta non riguarda un nome o un volto. V coincide ormai con le persone che il regime ha schiacciato, con chi ha perso qualcuno e con chi ha scelto di ribellarsi.

Il film avrebbe potuto mostrarci il suo volto e risolvere il mistero negli ultimi secondi. Sceglie invece di lasciarlo intatto.

Perché l’identità di V, alla fine, non è necessaria per comprendere il personaggio. Il suo passato rimane volutamente senza risposta, mentre il film concentra l’attenzione sul significato che la sua figura assume per Evey e per il resto della popolazione.



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