martedì 21 luglio 2026

A Giffoni 2026 Minerva – La scuola di Netflix, Giovanni Allevi e il ritorno delle Winx: Il programma del 21 luglio

Prosegue a gonfie vele il Giffoni Film Festival 2026 e, nella sua quinta giornata, si prepara a regalare nuove emozioni ai giurati e a tutti i presenti alla Cittadella del Cinema. Martedì 21 luglio il festival torna a intrecciare cinema, musica, animazione, formazione e incontri con protagonisti della cultura e dello spettacolo. Al centro del programma ci sono tre eventi particolarmente attesi: l’anteprima di Minerva – La scuola, nuova serie teen di Netflix diretta da Ivan Silvestrini, l’incontro della giuria con Giovanni Allevi e il ritorno delle Winx con Winx Club – The Magic Is Back.

Minerva – La scuola: Netflix porta a Giffoni il racconto di un liceo militare tra regole, sogni e crescita

Il grande evento della Sala Truffaut sarà alle 19:30 con la presentazione di “Minerva – La scuola”, nuova serie teen drama targata Netflix diretta da Ivan Silvestrini (già regista di Mare Fuori). Ambientata in un liceo militare di Napoli, la serie racconta un mondo regolato da disciplina, tradizioni e rigide gerarchie: sveglie all’alba per l’alzabandiera, divieto di utilizzare cellulari, niente abiti civili, lezioni di tattica militare e scherma. Un ambiente in cui ogni errore può avere conseguenze importanti e dove anche i sentimenti sembrano non trovare spazio.

Sul carpet saranno presenti il regista Ivan Silvestrini e il cast della serie, composto da Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino, Ciro Minopoli, Margherita Buoncristiani, Biagio Venditti, Simone Secce, Nicole Malaj e Giulio Brizzi.

Giovanni Allevi incontra i giovani giurati e il ritorno delle Winx con “Winx Club – The Magic Is Back”

Alle 18:00 la Sala Truffaut ospiterà l’incontro con Giovanni Allevi. Il pianista e compositore dialogherà con i ragazzi del festival raccontando il proprio percorso artistico, il rapporto con la musica e il valore della creatività come strumento di espressione e crescita personale. L’incontro si inserisce nella tradizione di Giffoni, che porta davanti alle giovani generazioni grandi protagonisti della cultura, creando occasioni di dialogo diretto e partecipazione.

Tra gli eventi più attesi dai giurati più giovani c’è il ritorno delle Winx con Winx Club – The Magic Is Back, nuova produzione Rainbow firmata da Iginio Straffi. Nella Sala Lumière, per la sezione Elements +6, sarà presentata in anteprima una puntata inedita della serie, con la partecipazione speciale delle Winx. Un appuntamento dedicato agli appassionati del celebre universo animato che continua a coinvolgere nuove generazioni di spettatori. Sempre per Elements +6 sarà proiettato “Jumbo” di Ryan Adriandhy, mentre Elements +10 proporrà “Children of the Resistance” di Christophe Barratier.

I film in concorso del 21 luglio

Prosegue il concorso internazionale del Giffoni Film Festival con una nuova giornata di proiezioni dedicate alle diverse sezioni competitive. Per la sezione Elements +10 sarà proiettato Children of the Resistance di Christophe Barratier, mentre gli spettatori di Elements +6 potranno assistere alla proiezione di Jumbo di Ryan Adriandhy. La sezione Elements +3 proporrà invece una selezione internazionale di cortometraggi animati in concorso: Dancing Friend di Elena Walf (Croazia/Germania), Once Upon a Starry Night di Masha Rumyantseva (Portogallo/Russia), Piccolo Piccolo di Marta Gennari (Francia/Svizzera), Rub di Júlia Francino (Portogallo/Spagna), Sketches on Ice di Marion Auvin (Belgio/Francia), Snorri, Catch Me If You Candy! di Thierry Marchand (Germania) e The Stick di Pernilla Olsson (Svezia).

Giffoni Impact, sport e appuntamenti serali

La quinta giornata proporrà numerosi appuntamenti di Giffoni Impact, la sezione dedicata ai giovani dai 18 ai 30 anni. Tra gli ospiti l’ingegnere Giuseppe Mormile, esperto di sicurezza nei luoghi di svago, la comica e autrice teatrale Agnese Pucci e i rappresentanti del FAMI – Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, con il Prefetto Roberta Lulli e il Vice Prefetto Ferdinando Santoriello. Nel pomeriggio spazio alla cultura con Walter Veltroni, che presenterà il libro Il Bar di Cinecittà e la Fondazione Ennio Morricone. A seguire gli incontri con Davide Avolio e Jenny Serpi.

Lo sport sarà protagonista con i Lete Sport Talks nella Sala De Masi, con incontri dedicati ai motori, alla sostenibilità e alle discipline olimpiche. Tra gli ospiti Mario Isola, Gian Carlo Minardi, Raffaele Giammaria, Giulia Imperio, Gek Galanda e Mattia Furlani..Nel corso della giornata il Giffoni Village ospiterà laboratori dedicati alla musica, alla lettura, al doppiaggio e alla creatività, mentre il Giffoni Food Show proporrà cooking class e show cooking con Francesca Casci Ceccacci, Ruben Bondì e Mario Cioffi.

La programmazione serale partirà al Giardino degli Aranci con LOW Shò, spettacolo dedicato alla memoria, alla leggerezza e al divertimento, con Orazio Cerino, Adriano Falivene e la Giardino Low Orchestra. Alle 21:00 torna “Il posto delle favole”, con ospiti e talent del festival impegnati a raccontare storie ispirate al tema “Le Cose Impossibili”, accompagnati dal Laboratorio Orchestra dell’Accademia del Musical di Baronissi. Per la rassegna Celebration Nights sarà proiettato Thelma & Louise di Ridley Scott, in occasione del 35° anniversario dall’uscita nelle sale. La serata musicale continuerà in Piazza Fratelli Lumière, dove alle 22:00 saliranno sul palco Luca Pescara, Meccanico DJ, Francesca Michielin e Camilla Magli.



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Adam Driver e gli X-Men? Il boss Marvel spiega la situazione sinceramente

Ma insomma, Adam Driver nel Marvel Cinematic Universe s'ha da fare? Le ultimissime voci lo davano papabile per Magneto o Sinistro nel reboot degli X-Men, ma in passato aveva sfiorato il ruolo di Reed Richards in I Fantastici 4 - Gli inizi, andato poi a Pedro Pascal. È davvero così difficile convincerlo? A quanto pare sì, se ascoltiamo le parole di Kevin Feige al podcast Happy Sad Confused. È stata una buona occasione per chiedere al boss dei Marvel Studios quanto sia probabile un'entrata di Driver nell'MCU.

Adam Driver si sottrae sempre dal Marvel Cinematic Universe, Kevin Feige alza le mani

Sembra proprio che Adam Driver non entrerà nemmeno questa volta nel Marvel Cinematic Universe. Sì, c'è stato un altro abboccamento, ma - come pare sia consuetudine - si è risolto nella proverbiale bolla di sapone. Kevin Feige, in vena di confessioni, ammette: "Non è un segreto che ci piacerebbe lavorare con lui, ma la tradizione è: fai una chiamata Zoom con lui, e alla fine lui passa. Ormai è una lunga tradizione. Non potrebbe essere più cordiale, solitamente è molto franco nell'esprimere quello che pensa". Insomma, arrivato a questo punto della carriera, non sembra che Driver voglia infilarsi in saghe che lo terranno impegnato diversi anni, come avvenne per il suo villain Kylo Ren invece nella trilogia composta da Star Wars: Il risveglio della Forza (2015), Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017) e Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019), peraltro sempre in casa Disney, seppur in zona Lucasfilm e non Marvel Studios.
Nel frattempo prosegue la fase di preparazione del primo lungometraggio dell'MCU interamente dedicato agli X-Men, che in passato avevano occupato il grande schermo sotto etichetta Fox: ricordiamo che alla regia c'è il Jake Schreier dell'interessante Thunderbolts*, con la sceneggiatura in corso di seconda stesura a cura di Lee Sung Jin e Joanna Calo, collaboratori di Schreier proprio su quest'ultimo lungometraggio. Dobbiamo comunque far notare che la presenza dei mutanti appare piuttosto importante nell'Avengers: Doomsday che ci aspetta in sala il 16 dicembre, per cui la macchina Marvel Studios sta via via aumentando la presenza di quei personaggi nelle loro produzioni. Leggi anche Adam Driver nel reboot degli X-Men: l'indiscrezione sul ruolo da cattivo che convince tutti



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lunedì 20 luglio 2026

Avengers: Doomsday, chi c'è nel primo trailer? Tutti i personaggi confermati

Dottor Destino sta per scatenare un’altra battaglia nel Multiverso Marvel e gli eroi dovranno fare squadra ancora una volta ripristinando la potenza dei Vendicatori. Il primo trailer di Avengers: Doomsday ha anticipato l’altissima posta in gioco, con un Thor spaventato e timoroso all’idea di affrontare una nuova minaccia diversa dalle precedenti.

Numerosi sono i personaggi introdotti nel primo trailer ufficiale condiviso dai Marvel Studios: molti tra questi sono stati già confermati da tempo. Ma chi appare, di preciso? E chi è stato escluso? Ecco un breve resoconto di tutti gli eroi che rivedremo in Avengers: Doomsday.

Avengers: Doomsday, tutti i personaggi Marvel apparsi nel primo trailer del film corale

Già da tempo i Marvel Studios avevano confermato il ritorno degli X-Men e il primo trailer di Avengers: Doomsday richiama proprio il teaser diffuso mesi fa, riportando sullo schermo il Professor X di Patrick Stewart, così come Magneto di Ian McKellen. Tra gli altri mutanti appare anche Ciclope, così come Mystica che affronta Yelena assumendo brevemente anche le sue sembianze. Infine anche Gambit di Channing Tatum torna sullo schermo dopo il debutto in Deadpool & Wolverine, mentre si scontra con Shang-Chi di Simu Liu.

Thor, uno dei pochissimi Vendicatori originali sopravvissuti, spiega perché questa nuova minaccia dovrebbe intimorire tutti loro, mentre si rivolge ad un team composto dai Nuovi Vendicatori apparsi in Thunderbolts*, come Yelena Belova di Florence Pugh. Nel trailer, il dio del Tuono è preoccupato: “Ho combattuto con molti guerrieri nel corso della mia vita. Erano molto più forti di tutti noi messi insieme, eppure sono morti. Sono morti affrontando nemici e minacce che mi spaventavano molto meno di questa. Tutto ciò che hanno sacrificato sarà stato vano se non resteremo uniti”. Torna anche Bucky Barnes di Sebastian Stan, Sam Wilson ormai diventato Captain America di Anthony Mackie, Ant-Man di Paul Rudd e sua figlia Cassie Lang; tornano anche Shuri, attuale Pantera Nera del Wakanda, e Namor, così come i Fantastici 4: Sue Storm, Reed Richards, Torcia Umana e la Cosa. Nel trailer appare brevemente anche Locki, così come Steve Rogers di Chris Evans, la cui presenza destabilizza Thor che lo mette alla prova con il Mjolnir.

Naturalmente il trailer serve ad introdurre anche la figura antagonista per eccellenza: il Dottor Destino di Robert Downey Jr., che sembra non faticare affatto quando ferma l’attacco di Thor. Il viso del nemico è coperto da una maschera, ma i fratelli Russo alla regia del film hanno già rivelato in anticipo che Avengers: Doomsday affronterà la somiglianza visiva tra Destino e Iron Man.

Chi manca all’appello? Tutti i personaggi assenti in Avengers: Doomsday

Pur avendo coinvolto un numero ricco di personaggi, il primo trailer di Avengers: Doomsday ne ha esclusi tanti altri non ancora annunciati ufficialmente dai Marvel Studios come ad esempio Bruce Banner. Hulk rientra tra i Vendicatori originali del MCU e sappiamo che apparirà in Spider-Man: Brand New Day; tuttavia la sua presenza non è stata confermata nel quinto film corale. Stesso discorso vale proprio per Spidey di Tom Holland.

Un altro grande assente è Occhio di Falco: Clint Barton rientra a sua volta tra i Vendicatori originali ancora in vita, eppure non è stato coinvolto nel trailer di Avengers: Doomdsay, così come la sua protetta Kate Bishop. Altri grandi assenti sono Nick Fury e War Machine, che in precedenza hanno offerto un prezioso contributo ai film corali sui Vendicatori. Esclusi anche Scarlet Witch (apparentemente morta in Doctor Strange nel Multiverso della Follia), Visione Bianca (introdotta in WandaVision), tutti i membri di Guardiani della Galassia (Star-Lord, Gamora, Nebula, Rocket, Groot, Drax), così come Captain Marvel, Doctor Strange, Wong, She-Hulk, Ms. Marvel, America Chavex, Monica Rambeau, Daredevil, Deadpool e Wolverine.



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A Giffoni 2026 l'anteprima di Oceania, Benedetta Porcaroli e Francesca Michielin: Il programma del 20 luglio

La quarta giornata del Giffoni Film Festival si apre con uno degli appuntamenti più attesi dell'intera 56esima edizione: l'anteprima di Oceania (Moana), il nuovo adattamento live action prodotto da The Walt Disney Company e diretto da Thomas Kail. Ma lunedì 20 luglio 2026 la Cittadella del Cinema tornerà ad animarsi con una giornata che intreccia anche altre anteprime, incontri, cinema internazionale, musica e momenti di approfondimento. Ecco tutto quello che c'è in agenda.

Giffoni, da Oceania a Becoming Her: le anteprime e gli eventi speciali del 20 luglio

L'appuntamento con la premiere di Oceania è fissato alle 20 in Sala Truffaut in versione originale con sottotitoli in italiano. La proiezione è riservata ai giurati delle sezioni Elements +10 e Generator +13 e +15. Ma un evento importante sarà anche la presentazione di Becoming Her: Prima di diventare grandi, il nuovo documentario prodotto dallo Juventus Creator Lab che debutterà a settembre su Disney+. Il progetto intreccia le storie di tre giovani donne accomunate da un percorso di crescita e di affermazione personale, raccontato dalla voce narrante di Francesca Michielin, da sempre sostenitrice della Juventus e protagonista dell'incontro insieme ad Anna Copelli, talento della Juventus Women Under 19. L'evento, riservato ai giurati delle sezioni Generator, offrirà l'occasione di riflettere sui temi dell'identità, del talento e della valorizzazione femminile.

La giornata ospiterà inoltre la presentazione de Il quaderno di Tommaso, cortometraggio di Marco Pellegrino promosso dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. Alla proiezione prenderà parte Antonio Gerardi, mentre nel pomeriggio il progetto sarà al centro anche di un incontro con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Elvira Calderone.

Gli incontri con i protagonisti del cinema, della tv e della cultura

Tra gli appuntamenti più attesi c'è l'incontro con l'attrice Benedetta Porcaroli, che salirà sul carpet della Sala Truffaut per dialogare con i giurati del festival. Ricchissimo anche il calendario di Giffoni Impact, che accoglierà il dirigente Ferrari Antonello Coletta, il direttore di Sky TG24 Fabio Vitale, la conduttrice Paola Perego, il musicista e attore Carlo Amleto, la giornalista e avvocata Beatrice Dalia, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e il presidente di Unioncamere Andrea Prete. Tra gli appuntamenti della giornata anche Effetto Domino, il docu-reality originale di Infinity LAB e Mediaset Infinity ideato da Marco Cortesi e Mara Moschini, che racconta cinque emozioni universali – rabbia, ansia, gelosia, senso di colpa e invidia – attraverso le storie autentiche di trenta ragazzi. Dopo la presentazione della serie, gli autori incontreranno i giurati per approfondire i temi dell'educazione emotiva e del dialogo tra le nuove generazioni. Spazio anche all'innovazione sociale con il progetto Il dono delle storie, promosso da UniCredit e Giffoni Innovation Hub, e agli incontri dedicati alla legalità con il testimone di giustizia Antonino Bartuccio.

I film in concorso del 20 luglio

Prosegue il concorso internazionale con una nuova selezione di opere provenienti da diversi Paesi. Per Generator +13 sarà proiettato Trad di Lance Daly, mentre la sezione Generator +15 presenterà Nipster di Sunniva Eir Tangvik Kveum. I giurati di Generator +18 assisteranno invece a Rain Fell on the Nothing New di Steffen Goldkamp. Per le sezioni Elements sono in programma King of the Wanderers di Janne Schmidt per Elements +10 e Super Furball and the Lying Squirrel di Joona Tena per Elements +6. Completano il programma Le bambine di Valentina e Nicole Bertani per Parental Experience e One in a Million di Itab Azzam e Jack MacInnes per GEX Doc.

Musica, sport, laboratori e gli eventi serali

Anche la quarta giornata animerà il Giffoni Village con laboratori dedicati alla musica, al teatro, alla web education e al contrasto del cyberbullismo, oltre alle numerose attività organizzate dagli stand dei partner del festival. Lo sport sarà protagonista con i Lete Sport Talks, che ospiteranno il docufilm Napoli Dakar! A Road to Employment, e con l'incontro con la campionessa olimpica di vela Caterina Banti, seguito dalle attività aperte al pubblico della Hollywood Lete Sport Arena.Proseguono anche gli appuntamenti del Giffoni Food Show e del Food Talk, mentre nel pomeriggio Piazza Cittadella del Cinema offrirà al pubblico l'osservazione del Sole attraverso telescopi astronomici.

La serata prenderà il via al Giardino degli Aranci con LOW Shò, seguito da Il posto delle favole, che proporrà uno spettacolo musicale dedicato alle fiabe dei Fratelli Grimm con Veronica Maya e il Millennium Ensemble. Per la rassegna Celebration Nights sarà proiettato Hook - Capitan Uncino di Steven Spielberg, in occasione del trentacinquesimo anniversario dell'uscita del film. A chiudere la giornata saranno ancora una volta la musica e la festa: Piazza Fratelli Lumière ospiterà il Giffoni Music Concept con Luca Pescara, Meccanico DJ, Dodoj, Angie e J Pata, mentre Piazza Umberto I si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto con il Giffoni Street Dance e lo spettacolo The Greatest Show.



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Perché Odissea è dedicato a David Keighley: chi era l'uomo che ha cambiato il cinema di Christopher Nolan

Tra le immagini spettacolari di Odissea, il nuovo kolossal di Christopher Nolan, c'è una dedica che ha colpito gli spettatori: il regista ha infatti dedicato a David Keighley, un nome che ai più non dirà nulla, ma che appartiene ad una figura fondamentale per il cinema in formato IMAX.

Il regista ha voluto ricordare un collaboratore e un amico che, per più di vent'anni, lo ha accompagnato nella sua ricerca di un'esperienza cinematografica sempre più immersiva. La dedica non rappresenta infatti soltanto un omaggio professionale, ma il riconoscimento di un percorso condiviso: quello che ha portato Nolan a trasformare l'IMAX da semplice formato spettacolare a una vera e propria forma narrativa.

Nolan ha annunciato pubblicamente la dedica durante la première londinese di Odissea al BFI IMAX Theater, proprio uno dei luoghi più importanti nella sua storia con Keighley. "Questo è stato il primo luogo in cui ho incontrato David" ha raccontato il regista, ricordando il momento in cui gli confidò il suo desiderio di realizzare grandi film hollywoodiani girati in IMAX. Da quell'incontro, iniziò una collaborazione durata oltre due decenni

Chi era David Keighley, il pioniere dell'IMAX

David Keighley è stato uno dei più importanti esperti mondiali di qualità e tecnologia IMAX. Per decenni ha lavorato per garantire che ogni immagine proiettata nei cinema rispettasse gli standard più elevati, diventando una figura fondamentale dietro le quinte del cinema in grande formato. Il suo lavoro non consisteva semplicemente nel "controllare" le immagini, ma nel preservare la visione dei registi: assicurarsi che colori, nitidezza e dettagli arrivassero al pubblico esattamente come erano stati pensati. Per Christopher Nolan, ossessionato dall'esperienza della sala cinematografica, Keighley è diventato un punto di riferimento indispensabile.

Il sogno di Nolan e Keighley diventato realtà con Odissea

Il rapporto tra Nolan e Keighley è iniziato nei primi anni Duemila, quando il regista cominciò a sperimentare sempre di più il formato IMAX. Dopo Batman Begins, il regista utilizzò per la prima volta vere telecamere IMAX per alcune sequenze de Il Cavaliere Oscuro, aprendo una strada che avrebbe poi seguito nei film successivi. Da quel momento, Nolan ha continuato ad ampliare il ruolo dell'IMAX da Il cavaliere oscuro - Il ritorno a Interstellar, passando per Dunkirk, Tenet e Oppenheimer. Con Odissea, però, è arrivato il traguardo più ambizioso: realizzare un film interamente girato con telecamere IMAX, trasformando in realtà un sogno che Keighley coltivava da decenni.

Leggi anche Odissea nella storia del cinema IMAX: cos'è riuscito a fare Christopher Nolan

La dedica che racconta un'amicizia lunga più di vent'anni

La storia della dedica è diventata ancora più emozionante dopo le parole della famiglia di Keighley. Il figlio Geoff Keighley ha raccontato che suo padre aveva scoperto di avere una malattia terminale poco prima dell'inizio delle riprese di Odissea. Nonostante le condizioni di salute sempre più difficili, David aveva un obiettivo preciso: riuscire a completare il lavoro sul film di Nolan. Secondo il racconto della famiglia, quando i medici gli chiesero quale fosse la priorità per il tempo che gli restava, Keighley rispose di voler vivere abbastanza da portare a termine la produzione del film. E così è stato. Riuscì a completare il lavoro sulle immagini del film e ad accompagnare Odissea fino alla fine della sua fase più importante.

La dedica di Christopher Nolan a David Keighley assume quindi un significato particolare: non è soltanto un ricordo, ma un doveroso omaggio a una persona che ha contribuito a cambiare il modo in cui il pubblico vive il cinema. Se Odissea rappresenta il punto più alto della ricerca di Nolan sul formato IMAX, è anche il risultato del sogno condiviso con un uomo che, dietro le quinte, ha lavorato per rendere possibile quell'esperienza. Come il protagonista del poema di Omero, anche David Keighley ha portato a termine il proprio viaggio ed è riuscito a vedere compiuto il progetto a cui aveva dedicato gli ultimi mesi della sua vita.



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domenica 19 luglio 2026

NOdissea: l'Odissea senza stupore e meraviglia di Christopher Nolan

Seduto poco distante da me, all’anteprima di Odissea, c’era Francesco Piccolo, che l’indomani ha scritto su Repubblica un pezzo molto intelligente sul film. Dice Piccolo, in sostanza, che Nolan nel corso del film è come se si rendesse conto di quanto Omero sia meglio di lui e decida quindi di abbandonare ogni tentativo di sopraffare la sua narrazione. Quello che però a me interessa è quando dice che, nel suo combinare qualità e stereotipo, Odissea “è molto bello ed è anche, non esiste una parola più precisa per dirlo, una cazzata. Queste due strade non si biforcano, come dovrebbe succedere, ma avanzano parallele e stanno insieme. In qualche modo si fanno compagnia, e passi dal pensare che sia bello, a pensare che sia una cazzata. Continuamente.” Ed è qui che poi aggiunge: “Ma qui interviene lo spettatore. Cioè, tocca a noi. Dobbiamo decidere noi se è bello o se è una cazzata”.

Nolan e l'intelligenza scettica

Piccolo dice, giustamente, di essere andato a vedere il film da spettatore, sospendendo “ogni forma di intelligenza scettica”: e sebbene io sia andato a vedere anche come critico - purtroppo o per fortuna - e forse nel complesso posso dire di essere uno spettatore un po’ meno comprensivo di quanto sia stato in questo caso Piccolo, mi riconosco molto in quel suo oscillamento, e sono anche d'accordo sul fatto che al cinema - a volte, forse spesso - sia giusto e necessario sospendere l’intelligenza scettica.
Il problema, però, è che un autore come Nolan sembra stare sempre lì, con quel suo tono sempre un po’ grave e pensoso, con quella drammatica e totale assenza (forse incapacità) di leggerezza e di umorismo, con quel suo fare cinema che vuole costantemente ricordare, ostentare, propugnare l’importanza del cinema e del fare cinema, ecco: uno come Nolan, specie in un film come Odissea, fa sempre di tutto per dirti implicitamente “No, usala la tua intelligenza scettica, non abbandonarti alla meraviglia, qui parliamo di cinema, e il cinema è serio, si tratta di cose importanti”. Ed è allora, e specie nella volontaria assenza di meraviglia, che uno, nel suo oscillare tra il riconoscere i meriti indubbi di uno che il cinema lo sa e lo sa fare bene, e il rimanere basiti e delusi per certe cose un po’ sconcertanti del suo film, tende a privilegiare la seconda reazione.

Not so much open to meraviglia

Come ha notato Francesco Alò in una sua videorecensione, Nolan apre Odissea con una didascalia che ha il sapore di un’opinabile dichiarazione programmatica: “In un tempo di apparente magia…”. Ecco, la magia, o se preferite la meraviglia, in Odissea sono del tutto apparenti, perché è chiaro che di meravigliare a Nolan interessi pochissimo: un po’ perché del cinema, anche quando “spettacolare”, gli interessa sempre l’espressione razionale e tecnico-tecnologica (l’intelligenza scettica, ricordate?), un po’ perché a me pare chiarissimo che con Odissea Nolan non abbia voluto raccontare l’Odissea, ma usare il racconto dell’Odissea per una sorta di apologo morale, e fare di Ulisse una sorta di Robert Oppenheimer dell’età classica, come ho ampiamente dissertato in questo articolo qui.
E però a me, al critico ma ancora di più allo spettatore, la magia e la meraviglia mancano tantissimo; anche perché quando Nolan ci prova, a fare quella roba lì (perché non può evitarlo, mica puoi fare l’Odissea senza Polifemo: senza Nausicaa e Feaci sì, ma senza Polifemo no), e ci prova in quel suo modo tutto di testa, tutto concettuale (concettuale come il volto cubista del ciclope), cascano un po’ le braccia, perché è tutto goffo, incerto, zoppicante. E se rispetto a Polifemo va un po’ meglio con Circe, la Circe versione contadina e rancorosa di Samantha Morton, in virtù dell’idea - più teorica che pratica, ancora una volta - di farle modellare con le mani la trasformazione degli uomini di Ulisse da umani a porci, inspiegabile è la parentesi dei Lestrigoni, e inutilmente estetizzante e desolatamente priva di sensualità quella con la Calipso di Charlize Theron (che, sempre come nota Alò, fa quasi più la psicanalista che la ninfa).

Dubbi sul cast

Visto che le abbiamo citate: chiamate a fare quel che Nolan voleva, Morton e Theron non se la cavano male, come non se la cava male Damon (credibile anche quando gli viene chiesto di fare John Wick alla fine del film), ma non tutto il cast è all’altezza: Holland e la moglie Zendaya (che appare ogni tanto nei panni di Atena al fianco di Ulisse a fare le faccine di rimprovero: ma a ‘sto pòro cristo già va tutto male, gli dobbiamo imporre pure questo?) sono terribili, Pattinson nei panni di un Antinoo vile&febbrile pure, Anne Hathaway fa quel che può e Lupita Nyong'o ha due pose messe in croce (per dire della sensatezza delle polemiche).

Restano le immagini

Restano, come direbbero i critici-accademici, le immagini. Quelle immagini che sono, assieme al ragionamento sull’uomo e sulla modernità, sull’apocalisse del presente e dello scontro prometeico che tra aspirazioni e risultati, di cui già detto e detto altrove, la grande ossessione di Nolan e anche quella dei suoi indefessi sostenitori (tra i quali - lo dico per onestà intellettuale - non mi annovero: dei suoi film mi piacciono cose come Memento, The Prestige, Il Cavaliere Oscuro, Dunkirk e Oppenheimer, mentre film come Inception, Interstellar e Tenet mi lasciano basito e non in modo positivo). Che Nolan sia “bravo”, per carità di Dio, non ci sono dubbi. Che il suo cinema sia stato in grado in passato, e anche in Odissea, di pensare e generare e proporre immagini potenti, anche: qui basterebbe pensare a certe cose del Cavallo di Troia per dimostrarlo.
Il problema è che qui, anche quando riuscita, l’immagine proposta da Nolan mi pare nel complesso vuota, buona per gli account dei social che postano i frame più esteticamente belli della storia del cinema: ma si tratta, in questo caso, di frame già musealizzati, già separati dalla storia e dal senso che si portano - o si dovrebbero portare - appresso.

Il cane e il potere di Omero

Infine, esprimo una riserva con il beneficio del dubbio. Su un dettaglio ultra marginale, ma che guardando il film mi ha molto colpito, un dettaglio che riguarda Argo, il leggendario cane di Ulisse che per primo riconosce il suo padrone quando torna a Itaca sotto le spoglie del mendicante. Di Argo si racconta, in qualche modo, la origin story: peccato che il cucciolo che vediamo sullo schermo in braccio a John Leguizamo (che interpreta Eumeo) non mi sia parso affatto della stessa razza del cane adulto (anzi, anziano). Chi se ne frega, direte voi, e avrei detto anche io di fronte a un altro film. Ma se lo noto e lo annoto, questo dettaglio, è perché l’ossessione realista e materialista di Nolan lo permette, perché è lui che chiede implicitamente di non spegnere l’intelligenza scettica. Perché è stato lui il primo a parlare di magia apparente, e a sottrarci il potere magnifico della meraviglia. Un potere che invece Omero conosceva benissimo, e che ha usato a piene mani facendo sì che quella storia lì arrivasse fino a oggi, Nolan o non Nolan.



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Il Signore degli Anelli, 5 verità scomode sulla trilogia di Peter Jackson: i fan non le ammetteranno mai

Quando si parla di fantasy al cinema, è quasi impossibile non citare Il Signore degli Anelli. La trilogia diretta da Peter Jackson tra il 2001 e il 2003 ha cambiato per sempre il genere, conquistando milioni di spettatori e trasformando il mondo creato da J.R.R. Tolkien in un fenomeno globale.

La Compagnia dell'Anello, Le Due Torri e Il Ritorno del Re sono ancora oggi considerati tra i migliori film fantasy mai realizzati. Non a caso, l'ultimo capitolo vinse ben 11 premi Oscar, entrando nella storia del cinema. Eppure, proprio perché la trilogia è così amata, alcune critiche vengono spesso accolte con difficoltà dai fan più appassionati. Ma anche un capolavoro può avere qualche difetto, e ci sono almeno cinque aspetti de Il Signore degli Anelli che molti spettatori preferirebbero non ammettere.

I film sono troppo lunghi (soprattutto per chi non è un fan)

Uno dei grandi meriti di Peter Jackson è stato riuscire a portare sul grande schermo un universo enorme e complesso senza tradire lo spirito dei libri di Tolkien. Il regista ha dedicato tempo ai personaggi, alle ambientazioni e alla costruzione della Terra di Mezzo, creando un mondo incredibilmente dettagliato. Il problema? Proprio questa ricchezza rende i film decisamente impegnativi.

Le versioni cinematografiche della trilogia durano quasi tre ore ciascuna: La Compagnia dell'Anello e Le Due Torri arrivano a circa 179 minuti, mentre Il Ritorno del Re supera abbondantemente le tre ore. Per le versioni estese, amate dagli appassionati, la durata aumenta ancora di più, arrivando a oltre 11 ore complessive. Per i fan è un sogno poter esplorare ogni dettaglio del mondo di Tolkien, ma per chi si avvicina per la prima volta alla saga può essere una vera sfida. Non tutti sono pronti a dedicare un'intera giornata alle scorribande di Frodo e ai segreti dell'Anello.

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Frodo è molto più giovane nei film rispetto ai libri

È difficile immaginare qualcun altro nei panni di Frodo Baggins oltre a Elijah Wood, la cui interpretazione è diventata uno dei simboli della trilogia. L'attore ha dato al personaggio fragilità, coraggio e umanità, rendendo il viaggio verso Mordor ancora più emozionante. Eppure c'è un dettaglio che i fan spesso dimenticano: il Frodo cinematografico è molto diverso da quello dei libri. Quando Elijah Wood iniziò a interpretarlo aveva appena 18 anni, mentre nel romanzo di Tolkien Frodo è molto più grande: al momento della partenza per la sua missione ha infatti circa 50 anni. La scelta di ringiovanire il personaggio aveva senso dal punto di vista cinematografico, rendendo Frodo più vicino al pubblico e accentuando il suo percorso da giovane inconsapevole a eroe, ma resta comunque una delle differenze più evidenti rispetto al materiale originale.

La mancanza di personaggi femminili è un vero problema

Una delle critiche più frequenti alla trilogia riguarda la presenza limitata di personaggi femminili. Le figure femminili più importanti sono principalmente Arwen (Liv Tyler), Galadriel (Cate Blanchett) ed Éowyn (Miranda Otto), tre personaggi fondamentali e molto diversi tra loro. Galadriel rappresenta saggezza e potere, Arwen è legata alla storia d'amore con Aragorn, mentre Éowyn regala uno dei momenti più memorabili della saga quando affronta il Re Stregone. Tuttavia, considerando l'ampiezza dell'universo di Tolkien, il numero di personaggi femminili resta ridotto. Molti fan hanno difeso questa scelta sottolineando che Jackson ha lavorato su un materiale originale scritto negli anni Cinquanta e che non era semplice modificare a tal punto la storia. Questo però non cambia il fatto che, vista oggi, la rappresentazione femminile della trilogia appare inevitabilmente limitata.

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La vittoria di Aragorn è troppo facile

Uno dei momenti più spettacolari de Il Ritorno del Re è senza dubbio l'arrivo dell'Esercito dei Morti durante la battaglia dei Campi del Pelennor. Dopo aver affrontato un esercito praticamente invincibile, Aragorn (Viggo Mortensen), Legolas (Orlando Bloom) e Gimli (John Rhys-Davies) riescono a convincere gli spiriti maledetti a mantenere il loro antico giuramento. Il loro intervento cambia completamente le sorti dello scontro. Ed è proprio questo il problema: forse le rende cambiate troppo velocemente. Dopo aver costruito per ore una situazione disperata, con Gondor sull'orlo della distruzione e le forze di Sauron apparentemente imbattibili, l'arrivo dell'esercito spettrale risolve quasi tutto in pochi minuti. È una scena spettacolare e fondamentale per il viaggio di Aragorn, ma i fan dovrebbero ammettere che, dal punto di vista narrativo, rende la vittoria decisamente più semplice.

Il Signore degli Anelli non tornerà mai più quello di Peter Jackson

La verità più difficile da accettare per molti fan è forse questa: la trilogia originale non tornerà mai più. Questo non significa che i nuovi progetti ambientati nella Terra di Mezzo siano destinati al fallimento. Il franchise continua a vivere con nuove produzioni, tra cui La caccia a Gollum, il film che riporterà Andy Serkis nei panni dell'iconico personaggio e che ha già riacceso l'entusiasmo dei fan. Tuttavia una parte del pubblico, la più nostalgica, sembra non desiderare semplicemente nuove storie: vorrebbe rivivere la magia della trilogia di Jackson.

Le richieste per vedere nuovamente Viggo Mortensen nei panni di Aragorn mostrano proprio il desiderio di tornare a un'epoca che ormai appartiene al passato. A quella combinazione irripetibile di cast, regista, momento storico e passione. La trilogia de Il Signore degli Anelli è stata, in molti sensi, un fulmine a ciel sereno. La Terra di Mezzo può ancora regalare grandi storie, ma nessun nuovo progetto potrà essere esattamente come quei tre film che hanno segnato la storia del cinema.



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