lunedì 21 settembre 2026

La vittoria agli Oscar? Per Sandra Bullock è un ricordo sfocato: ecco cos'è successo davvero

Vincere un Oscar potrebbe sembrare un’esperienza indimenticabile, ma non per Sandra Bullock, che all’epoca era piuttosto distratta. Tra le attrici più amate in quel di Hollywood, tornata di nuovo al cinema con il sequel diretto di Amori & Incantesimi, in una recente intervista ha ricordato il momento in cui ha vinto il suo premio Oscar come migliore attrice per la performance in The Blind Side. Peccato che all’epoca fosse fin troppo stanca per rendersene conto. Perché?

Sandra Bullock aveva la testa da un’altra parte la notte in cui ha vinto l’Oscar: il retroscena che forse nessuno sa

Nel 2010 Sandra Bullock ha partecipato alla cerimonia degli Oscar dov’era candidata come migliore attrice per The Blind Side, film diretto da John Lee Hancock la cui performance le ha permesso di portare a casa quell’ambito riconoscimento. Quella gioia, però, è stata in parte oscurata dalla stanchezza, come ha raccontato di recente.

L’attrice ricorderebbe a malapena la notte in cui ha vinto l’Oscar, ma per una ragione molto valida, che ha affrontato durante la trasmissione Live with Kelly and Mark. Il motivo è da ricondursi alla maternità: all’epoca aveva da poco accolto in famiglia il suo primogenito Louis prendendosi cura di lui, una novità che l’attrice aveva preferito tenere per sé senza sbandierarlo ai media. In particolare, quella sera ricorda di aver dormito forse “due ore”, motivo per cui non ha prestato molta attenzione a quello che accadeva attorno a sé.

The Blind Side ha ottenuto anche un’altra candidatura, quella di miglior film, per cui i riflettori quell’anno erano particolarmente puntati sul cast. Sandra Bullock, però, ha ammesso scherzando di non ricordare niente di quella notte. “Avrò dormito forse due ore. Stavo nascondendo un neonato! Nessuno sapeva che avevo avuto Lou, e soffriva di reflusso gastroesofageo, quindi dormiva solo due ore alla volta. Per questo non ricordo molto di quella sera”.

Nonostante riconoscesse l’importanza della serata e del riconoscimento poi ottenuto, il suo unico pensiero era tornare a casa per stare con suo figlio. “Ma so che volevo tornare a casa perché volevo dargli da mangiare, perché sapevo che chi era lì con lui probabilmente era in difficoltà”. Una volta rientrata a casa, ricorda di non aver neppure rimosso l’abito bianco: “Ero lì fasciata in quell’abito, non riuscivo a toglierlo, quindi mi sono seduta e ho preso Lou. L’Oscar era a terra, mentre mio figlio era ben saldo in braccio. È stato il modo migliore per trascorrere quella serata, perché era stata davvero travolgente. Credo che sarebbe stata ancora più travolgente se non fossi stata così stanca. E volevo solo tornare a casa”.

Tornare a casa non è stato poi così semplice o veloce: l’attrice ha ammesso di aver partecipato anche all’after-party e atteso che il nome venisse aggiunto alla lista, dopodiché è fuggita. “Tutti pensavano che fossi stanca e lo ero davvero. Ma volevo tornare a casa da quella piccola persona di cui nessuno sapeva nulla”. All’epoca l’attrice aveva preferito tenere per sé l’informazione relativa all’adozione e all’arrivo in famiglia di Louis.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/gB73CoP

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

Resident Evil debutta primo al boxoffice italiano del weekend, supera le aspettative negli USA

Resident Evil, personale punto di vista del regista Zach Cregger sulla celebre saga videoludica horror, ha confermato le aspettative della vigilia e almeno negli USA le ha superate: al boxoffice italiano del weekend ha debuttato primo con 1.440.850 euro (fonte Cinetel), mentre nel mercato americano ha raccolto 60 milioni di dollari in tre giorni, diventando non solo la più remunerativa partenza per il marchio al cinema, ma anche per l'autore di Barbarian e Weapons. In tutto il mondo il lungometraggio Sony Columbia Pictures è già a quota 108.300.000 (fonte Boxofficemojo). Il budget rivelato da Variety aleggia sui 75 milioni, per cui c'è ancora della strada da fare per rientare nei costi, ma siamo partiti col piede giusto... a meno che i fan più oltranzisti, a digiuno dei loro personaggi amati, non pesino sulla lunga distanza più della critica e del pubblico non edotto. Quest'ultimo è però in grado però di apprezzare il racconto proprio per la scelta di Cregger di creare un protagonista ad hoc per la sua storia.

Al secondo posto... chi si rivede: in una riedizione per il suo ventennale è tornato al cinema Cars - Motori Ruggenti (2006) targato Pixar, diretto da John Lasseter (ora alla Skydance Animation). Anche se all'epoca per la critica segnò una battuta d'arresto per la casa di Emeryville, dopo una sequenza di film di animazione perfetti, il pubblico si è sempre dimostrato affezionato all'automobile da corsa senziente Saetta McQueen... e di sicuro la saga, che ha visto altri due capitoli più svariate miniserie anche su Disney+, rimane molto remunerativa sul piano del merchandising. Cars ha incassato nel fine settimana 834.400 euro.
Esordio in terza posizione per la commedia caustica The Invite - Il piacere è tutto nostro, diretto e cointerpretato da Olivia Wilde, con Seth Rogen suo marito e Penélope Cruz & Edward Norton che interpretano dei vicini sessualmente disinibiti, detonatori di una crisi dei due protagonisti. L'incasso in cinque giorni è di 716.530 euro (560.200 nel solo fine settimana). Nel mondo il film ha raccolto finora 55.735.630 dollari, un eccellente esito per una produzione accorta da 15 milioni, come riportato da Deadline.
Cade dal primo al quarto posto il film satirico a tecnica mista Coyote vs. Acme, inno al surrealismo comico del Looney Tunes: salvato dalla cancellazione, il gioiellino diretto da Dave Green è arrivato in Italia a 3.710.200 euro (504.600 nel weekend). Il responso mondiale è di 79.825.100 dollari, non ancora sufficienti a giustificare l'enorme regalo che Ketchup Entertainment ci ha fatto, rilevando il film da Warner Bros. per 50 milioni.
Scivola dalla seconda alla quinta posizione Odissea di Christopher Nolan, opera sulla quale non è rimasto molto da dire: altri 482.150 euro confluiscono nei magnifici 57.841.100 di incasso italiano (il più alto dell'anno solare, senza concorrenza). L'impegno da 250 milioni di dollari di budget da parte di Universal è stato premiato con un trionfo mondiale da 1.721.314.740 dollari.

Il box office completo del weekend



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/7EVO4Jn

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

domenica 20 settembre 2026

Buon compleanno Bill! Ecco i migliori film in streaming del genio comico Murray

Compie oggi 76 anni l’intramontabile Bill Murray, genio della commedia contemporanea. A questo attore unico vogliamo dedicare i nostri odierni cinque film in streaming, i quali dimostrano quanto la sua carriera sia stata assolutamente inimitabile. Buon compleanno Bill! E a voi come sempre buona lettura. 

I migliori film in streaming interpretati da Bill Murray

  • Tootsie 
  • Ghostbusters - Acchiappafantasmi 
  • Ricomincio da capo
  • Lost in Translation - L’amore tradotto 
  • Broken Flowers 

Tootsie (1982)

Dopo aver sfondato grazie a commedie quali Meatballs e Stripes - Un plotone di svitati, Murray viene chiamato ad affiancare Dustin Hoffman in un capolavoro che racconta la battaglia tra i sessi nell’ambiente dello show business con una vena pungente e sardonica. Insieme ai due attori troviamo anche Teri Garr, Jessica Lange, Charles DurningDabney Coleman, Geena Davis. Tootsie diventa immediatamente uno dei film dell’anno, ottiene una valanga di candidature all’oscar e si porta a casa quella per la miglior attrice non protagonista, una bravissima Lange. Le sequenze di culto sono innumerevoli, il tono sofisticato ma anche mainstream, i momenti di scrittura poliedrici. E poi Hoffman domina con una delle prove migliori della sua carriera. Alla regia un Sydney Pollack mai così fluido e spensierato. Film di efficacia assoluta. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Ghostbusters - Acchiappafantasmi (1984)

La commedia fantastica con cui Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis, Ernie Hudson, Sigourney Weaver, Rick Moranis e il regista Ivan Reitman si sono guadagnati un posto particolare nell’Olimpo del cinema fantastico. Ghostbusters - Acchiappafantasmi e un film come nessun altro mai realizzato in precedenza o dopo: scatenato, goliardico, intelligente, graffiante. Battute al fulmicotone, sceneggiatura che funziona a pennello, regia eclettica, interpretazioni che dimostrano di aver capito perfettamente i personaggi. Il successo di pubblico è incredibile, alcuni sequel sono intelligenti e toccanti, come quello diretto dal figlio Jason. Ma l'originale è un congegno a orologeria comica inarrivabile. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

Ricomincio da capo (1993)

Harold Ramis dietro la macchina da presa e soprattutto alla sceneggiatura inventa questo loop temporale perfetto per le possibilità istrioniche di Murray, il quale da uomo delle previsioni cinico e donnaiolo si trasforma in innamorato credibile della dolcissima Andie MacDowell. Ricomincio da capo sfrutta al meglio lo spunto fantastico per trasformarsi in una riflessione sull’importanza delle piccole cose e dei gesti quotidiani. Momenti di ilarità assoluta, romanticismo soffuso, un paio di trovate comiche di effetto. Un piccolo grande film che ha fatto innamorare critica e grande pubblico, nel quale Murray si conferma attore raffinato tanto quanto istrionico. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Lost in Translation - L’amore tradotto (2003)

Golden Globe come attore comico, nomination all’Oscar per Murray, il quale interpreta un attore perso per le strade al neon di Tokyo che incontra e stringe un’amicizia speciale con l'altrettanto brava Scarlett Johansson. Ambientato in un mondo “finto”, Lost in Translation - L’amore tradotto racconta invece emozioni verissime, anime perse dentro una cornica sgargiante. Momenti che stringono il cuore, un finale da storia del cinema, atmosfere rarefatte eppure capaci di toccare nel profondo. Arriva l'Oscar per la sceneggiatura originale a Sofia Coppola, e le candidature per film e regia. Murray e la sua grande protagonista scrivono una pagina fondamentale di studio delle relazioni umane. Bellissimo, struggente, ancora oggi degnissimo di essere amato. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Broken Flowers (2005)

Murray mette al servizio di un Jim Jarmusch sardonico come sempre il suo humour compresso e il suo volto di gomma. Il protagonista di Broken Flowers deve attraversare il suo inferno personale fatto di ex per capire meglio il proprio passato. Momenti esilaranti, altri profondi, altri addirittura respingenti in questo percorso a tappe che vince il Gran Premio della Giuria a Cannes e ci regala ancora una volta un Murray eccezionale, in questo caso più contenuto ma sempre ficcante. A supporto vogliamo segnalare la presenza di una Sharon Stone coi fiocchi. FIlm dal ritmo interno personalissimo, uno dei migliori di Jarmusch come compattezza narrativa. Antieroe imbolsito, in tuta, pessimista ma sempre irresistibile, Un gioiello di cinema "alternativo".disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/rp2zoIA

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

Batman v Superman, Zack Snyder aveva in mente un ruolo diverso per Jesse Eisenberg

Jesse Eisenberg avrebbe potuto interpretare un personaggio diverso in Batman v Superman: Dawn of Justice, se soltanto Zack Snyder avesse portato a termine il suo piano iniziale. La star di Now You See Me è stato coinvolto nel film del DCEU come interprete di Lex Luthor, nemesi di Superman, ma in un primo momento il regista aveva preso in considerazione un’idea controcorrente.

Batman v Superman: Dawn of Justice, Zack Snyder aveva pensato ad un ruolo diverso per Jesse Eisenberg inizialmente

Zack Snyder ha deciso che Jesse Eisenberg avrebbe interpretato una versione poco convenzionale di Lex Luthor, dotato persino di capelli folti. Eppure, in principio, il regista aveva preso in considerazione anche un altro ruolo da assegnare all’attore e che avrebbe sicuramente colpito il pubblico.

E se Jesse Eisenberg avesse interpretato Jimmy Olsen? Il personaggio in questione in Batman v Superman non è esattamente memorabile, poiché dura pochi istanti e viene fatto fuori senza tanti complimenti mentre scorta Lois Lane in Africa. Ad interpretarlo in questo caso è stato Michael Cassidy, ma inizialmente Snyder aveva pensato di affidare quella breve parte proprio a Jesse Eisenberg.

Una decisione rischiosa, ma sensata ai suoi occhi. Snyder aveva compreso sin da subito che la storia non avrebbe ceduto molto spazio a Jimmy Olsen, ma desiderava usarlo per giocare con le aspettative del pubblico scegliendo un attore famoso e conosciuto che potesse depistare. Scegliendo Jesse Eisenberg, nessuno avrebbe mai sospettato una morte tanto precoce per il personaggio, cosa che poi è accaduta. “Ho pensato: se fosse Jesse Eisenberg e uscisse di prigione dicendo 'Sono Jimmy Olsen', pensereste 'Oh mio Dio, avremo Jimmy Olsen in tutto il film, vero?'. E poi, se venisse colpito da un proiettile, pensereste 'Cosa?! Non si può fare'”, aveva raccontato tempo fa a Entertainment Weekly.

Quando, poi, Zack Snyder ha raccontato la sua idea al diretto interessato, Eisenberg ha iniziato a ragionare ad alta voce e a quel punto il regista ha pensato che avrebbe voluto coinvolgerlo per una versione inedita di Lex Luthor. Ed è così che poi il ruolo è stato assegnato ad un altro attore, coinvolgendo Eisenberg come Lex Luthor.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/T0n4NDd

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

Sandra Bullock e la svolta con Crash: "Sentivo il bisogno di mettermi alla prova"

Sandra Bullock ha recitato in tante commedie romantiche, ma ad un certo punto ha deciso di provare anche altro, lanciandosi verso un nuovo genere cinematografico. Difficile dimenticarla in film come Un amore tutto suo, Ricatto d’amore, Miss Detective e Amori & Incantesimi, eppure c’è stato un momento in cui l’attrice ha deciso di provare anche altro, cogliendo al volo un’opportunità che risponde al titolo di Crash.

Crash, Sandra Bullock ricorda di quando ha accettato quel ruolo per cimentarsi in qualcosa di diverso per la sua carriera

Con un cast corale composto da Brendan Fraser, Don Cheadle e Matt Dillon, Crash – Contatto fisico ha ottenuto sei candidature agli Oscar del 2006 vincendo poi in tre categorie incluso miglior film. A distanza di anni, Sandra Bullock ha ricordato quell’esperienza con piacere raccontando cos’ha imparato sul set.

Lavorare nel cast di Crash nel 2004 ha permesso a Sandra Bullock di mettersi in gioco e acquisire delle capacità diverse rispetto a quelle che ha utilizzato in altri film come le commedie romantiche. In Crash ha interpretato Jean Cabot, moglie del procuratore distrettuale del film e, ai microfoni di Interview in una recente intervista di coppia con Jennifer Aniston, ha ricordato di aver accettato quel ruolo perché “è stata l’unica volta in cui ho preso decisioni consapevoli sulla mia carriera”.

Ha poi specificato che all'epoca viveva a New York e lavorava anche come cameriera mentre faceva diversi provini: "Mi stavo facendo strada. Ogni attore in attività pensa che non lavorerà mai più, quindi prendi quello che capita e cerchi di sfruttarlo al meglio. L'unica volta in cui sono stata intenzionale riguardo alla mia carriera è stato quando ho detto: ‘Devo smetterla subito con le commedie romantiche’, perché ne stavo subendo di tutti i colori. E ho accettato un ruolo in questo film intitolato Crash. È stato un film geniale. Volevo iniziare ad allenare altri muscoli”.

Anche Jennifer Aniston ha partecipato alla conversazione ammettendo: “È qualcosa di molto rischioso dire: ‘Abbandonerà quella che considero la mia comfort zone, ovvero le commedie, e vediamo se mi prenderanno sul serio nel mondo dei film drammatici’. L'industria tende a snobbare le commedie, ma non sono così facili come sembrano”. A tale proposito, la Bullock ha confessato: “Ora più che mai ne avverto la mancanza. Non voglio fare altro che quello adesso”. Per fortuna è di nuovo al cinema con Amori & Incantesimi 2.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/Uw4urqP

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

I classici Disney si vedono davvero peggio su Disney+? Ecco perché sembrano diversi

In che senso i classici Disney si vedono male su Disney+? La domanda può sembrare provocatoria, soprattutto perché siamo abituati a pensare alle versioni digitali come a quelle più nitide, pulite e fedeli all'originale. Eppure un nuovo confronto tra le versioni in 35 mm e quelle oggi disponibili in streaming mostra qualcosa di sorprendente: alcuni film del cosiddetto Rinascimento Disney hanno colori, contrasti e luci sensibilmente diversi da quelli che il pubblico vedeva al cinema negli anni '90.

Non è, però, una conseguenza dei recenti problemi di Disney+ con la qualità dello streaming. La piattaforma ha effettivamente dovuto sospendere temporaneamente il supporto al 4K UHD e all'HDR in Italia a causa del contenzioso con InterDigital, per poi iniziare a ripristinare il 4K su alcuni dispositivi attraverso una tecnologia alternativa. HDR e Dolby Vision, invece, sono rimasti esclusi dal primo ripristino.

La questione sollevata da Animation Obsessive è un'altra e riguarda un momento particolare della storia dell'animazione: quello in cui Disney aveva già portato la produzione sul computer, ma continuava a realizzare i film pensando alla proiezione su pellicola.

I Classici Disney non erano pensati per essere visti sul computer

Per capire perché oggi Hercules, Mulan o Il gobbo di Notre Dame possano apparire diversi, bisogna tornare agli anni '90 e al sistema CAPS, la tecnologia sviluppata da Disney insieme a Pixar che portò la produzione dell'animazione sul digitale.

Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri del 1990 fu il primo lungometraggio Disney realizzato interamente con CAPS. Ma "digitale" non significava ancora che il film sarebbe arrivato direttamente dal computer allo schermo del cinema. Le immagini venivano registrate, fotogramma per fotogramma, su pellicola cinematografica da 35 mm. Da lì passavano attraverso sviluppo, bilanciamento del colore e montaggio prima di arrivare nelle sale, ed è qui che si trova il cuore della questione. La pellicola non era semplicemente il contenitore finale del film: contribuiva al suo aspetto.

Computer e pellicola, infatti, non restituivano colori e luminosità nello stesso modo. Gli animatori e i tecnici dovevano quindi tenere conto di come ogni colore avrebbe reagito una volta trasferito sul 35 mm e questi aggiustamenti facevano parte del processo creativo. Don Hahn, produttore di diversi Classici Disney, ha ricordato per esempio che, con La Bella e la Bestia, un colore pensato come un rosso acceso era inizialmente arrivato sulla pellicola con una tonalità molto più vicina al ruggine. Il risultato che il pubblico vedeva al cinema, dunque, non era semplicemente quello che gli animatori avevano davanti al monitor: era l'immagine dopo essere passata attraverso la pellicola.

Perché Hercules, Mulan e Il gobbo di Notre Dame sembrano diversi

Animation Obsessive ha messo a confronto alcune versioni in 35 mm con le versioni digitali oggi disponibili, concentrandosi proprio sui film del Rinascimento Disney. Il risultato è particolarmente evidente in Hercules. Nella versione in 35 mm i contrasti sono più profondi e le luci molto più morbide. Anche Il gobbo di Notre Dame cambia parecchio. Le luci e gli effetti luminosi acquistano sulla pellicola una consistenza diversa, tanto che alcune scene sembrano quasi utilizzare effetti fotografici ottenuti direttamente durante la ripresa.

Con Mulan la differenza riguarda soprattutto la resa dei colori. Nella versione in 35 mm le tonalità sono più morbide e si avvicinano maggiormente all'estetica dei dipinti e dei concept realizzati per il film da Hans Bacher, ispirati anche alla pittura tradizionale cinese. Guardando le due versioni una accanto all'altra, quindi, non si tratta semplicemente di dire che una è "più bella" dell'altra. Sono immagini costruite secondo logiche diverse.

Il digitale ha eliminato qualcosa che prima sembrava un difetto

Partiamo da un presupposto piuttosto ovvio: il passaggio alle versioni digitali non nasce per peggiorare l'aspetto dei film. Anzi, all'epoca il digitale sembrava rappresentare un miglioramento. La pellicola poteva introdurre grana, graffi e una certa perdita di nitidezza. Per molti spettatori, poter finalmente vedere un film attraverso un trasferimento digitale più pulito e definito significava liberarsi di quelle imperfezioni.

Don Hahn ha raccontato di non amare l'aspetto "fangoso e graffiato" che i film potevano assumere sulla pellicola. Anche in casa Pixar, l'arrivo dei trasferimenti digitali venne accolto come la possibilità di mostrare agli spettatori un'immagine più nitida e vicina a quella che gli artisti vedevano sui monitor durante la lavorazione.

Il problema, secondo l'analisi di Animation Obsessive, è che quelle che sembravano imperfezioni erano diventate parte dell'immagine finale. Quando le nuove versioni hanno iniziato a utilizzare direttamente i dati digitali prodotti durante la lavorazione, si è quindi eliminato anche quel passaggio sulla pellicola che aveva contribuito a definire colori, contrasti, luci e texture. Il risultato è un'immagine più pulita, ma non identica a quella che il pubblico aveva visto al cinema.

Quindi Disney+ mostra una versione "sbagliata"?

Qui è importante non semplificare troppo. Non esiste una singola versione assoluta di questi film. Ogni copia in 35 mm poteva presentare piccole variazioni e anche le diverse edizioni home video hanno avuto caratteristiche proprie. La stessa Animation Obsessive sottolinea che non è possibile stabilire con certezza che ogni differenza dipenda da una precisa scelta deliberata di Disney. Ma c'è un dato difficile da ignorare: i film del Rinascimento Disney furono progettati in un'epoca di transizione e il risultato finale era pensato anche per la pellicola.

Le versioni moderne che bypassano quel passaggio mostrano quindi qualcosa di molto vicino ai dati digitali originali, ma non necessariamente all'immagine che arrivava sul grande schermo. È una distinzione fondamentale, perché siamo abituati a considerare il digitale come sinonimo di fedeltà. In questo caso, invece, la versione più "pura" dal punto di vista digitale può essere anche quella che si allontana maggiormente dall'esperienza originale.

La magia che ricordiamo era anche nella pellicola

Quando riguardiamo oggi un film che amavamo da bambini, è facile pensare che i colori più caldi, le immagini più morbide o certe luci particolari siano semplicemente il risultato della memoria. Abbiamo visto quel film su vecchi televisori, VHS e DVD, e il nostro cervello ha inevitabilmente conservato un ricordo diverso dalla versione disponibile oggi. Ma nel caso di diversi Classici Disney degli anni '90, quel ricordo sembra avere una base concreta.

Le versioni in 35 mm mostrano effettivamente un'immagine diversa da quella dei trasferimenti digitali moderni. Non significa che Disney+ stia "rovinando" i film, né che ogni vecchia copia rappresenti automaticamente la versione definitiva. Significa però che una parte dell'aspetto che associamo alla magia Disney nasceva proprio dal modo in cui quei film venivano trasformati da immagini digitali in pellicola. È quasi un paradosso: per anni abbiamo considerato la grana, la morbidezza e le piccole imperfezioni della pellicola come qualcosa da eliminare. Oggi, riguardando quei film attraverso immagini digitali perfettamente pulite, ci accorgiamo che quello era uno degli ingredienti che li faceva sembrare così belli.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/T4jFnrf

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

sabato 19 settembre 2026

Spider-Man: Brand New Day, Hulk nel film? Il regista ha dovuto chiedere il permesso

Il coinvolgimento di Hulk in Spider-Man: Brand New Day non è stato scontato. Il regista Destin Daniel Cretton ha raccontato di aver dovuto chiedere il permesso al presidente dei Marvel Studios per poter coinvolgere Bruce Banner nel quarto film dedicato a Spider-Man, ma come si è svolta la richiesta?

Spider-Man: Brand New Day, il regista racconta di aver chiesto il permesso a Kevin Feige per poter coinvolgere Hulk nella trama

Mark Ruffalo è tornato nel MCU, apparendo brevemente in Spider-Man: Brand New Day dapprima come Bruce Banner e successivamente come Hulk. Stuzzicato da Jean Grey, Hulk è tornato alla sua furia selvaggia, privo dei vincoli imposti dalla convivenza con Bruce Banner rendendosi protagonista di una sequenza alquanto movimentata che ha scatenato il panico. Peter Parker ha cercato di frenare Hulk facendo leva sull’emotività di Bruce ed è riuscito a contenere i danni; eppure, per arrivare a quel punto della trama, il regista ha dovuto lottare dietro le quinte.

Dopo essere apparso in She-Hulk: Attorney at Law, Bruce Banner è tornato al cinema grazie a Spider-Man: Brand New Day, ma la furia scatenata di Hulk ha reso il suo cameo decisamente turbolento, concludendosi con un ricovero forzato di Banner che potrebbe giustificare la sua assenza in Avengers: Doomsday (film che non ha ancora confermato Ruffalo nel cast).

Eppure la presenza di Hulk non è stata data per scontato in Brand New Day. Il regista Daniel Destin Cretton ha dovuto interpellare Kevin Feige per poter coinvolgere Banner nel film: “Kevin non ci impone mai nulla. Una volta che sappiamo cosa vogliamo, dobbiamo soltanto andare da lui e chiedergli se funzionerà o se possiamo usare un determinato personaggio nel film. Lo stesso vale per Hulk. Abbiamo dovuto chiedere a Kevin. Aveva senso per il nostro film avere Hulk, ma non era un obbligo. Abbiamo dovuto fare una richiesta e Kevin ci ha permesso di farlo”, ha spiegato ai microfoni del podcast Fresh Air di NPR.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/KoP8AYm

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web