giovedì 27 agosto 2026

Che fine ha fatto il biopic su Ozzy Osbourne? Il figlio Jack anticipa: “Abbiamo già un protagonista”

Il biopic su Ozzy Osbourne è ancora in lavorazione e, finalmente, abbiamo un aggiornamento che ci permette di capire quanto il progetto sia ormai concreto. A parlarne è stato Jack Osbourne, figlio dell'artista, che ha rivelato che la sceneggiatura del film è terminata e che la famiglia sta già cercando il regista che porterà sul grande schermo la storia del leggendario musicista. Ma c'è un dettaglio ancora più interessante: un attore per interpretare Ozzy è già stato individuato. Il nome, però, resta ancora segreto.

Il biopic su Ozzy Osbourne ha già trovato il suo protagonista?

Intervistato da E! News, Jack Osbourne ha spiegato che il biopic, annunciato per la prima volta nel 2021, procede a pieno ritmo. La sceneggiatura è conclusa e la famiglia sta incontrando diversi registi per trovare quello giusto. Quando gli è stato chiesto se avessero già qualcuno in mente per interpretare Ozzy, Jack ha risposto di sì, precisando però di non essere autorizzato a rivelarne l'identità. Le conversazioni con il potenziale interprete sono già cominciate e, se tutto dovesse andare per il verso giusto, la famiglia è convinta di avere davanti qualcosa di speciale.

Il film sarà prodotto da Sony insieme a Osbourne Media e Polygram Entertainment e sarà incentrato soprattutto sulla relazione tra Ozzy e Sharon Osbourne, sposati dal 1982. La coppia ha avuto tre figli, Aimee, Kelly e Jack, tutti coinvolti nel progetto come produttori. Alla sceneggiatura c'è Lee Hall, autore di Rocketman, mentre il film dovrebbe includere la musica di Ozzy sia nella sua carriera solista sia negli anni trascorsi come frontman dei Black Sabbath.

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Jack Osbourne: "Dobbiamo dare ai fan quello che vogliono"

Jack ha anche chiarito quale sarà l'approccio della famiglia al film. L'obiettivo non è realizzare un biopic sperimentale o particolarmente astratto, ma un film pensato per il pubblico che ha amato Ozzy. "Date ai fan quello che vogliono" è diventato, secondo Jack, una sorta di mantra durante le riunioni sul film. Per questo motivo, la famiglia non vuole trasformare la storia di Ozzy in un'opera troppo artistica o distante dall'immaginario che il pubblico associa al musicista. Del resto, nel 2021, quando il film era stato descritto da Sony come una storia incentrata sulla storia d'amore tra Ozzy e Sharon. L'idea, dunque, non è di raccontare semplicemente una carriera musicale, ma di mettere al centro la relazione più importante della vita del cantante.

Il film arriverà dopo la morte di Ozzy

Il progetto assume inevitabilmente un significato diverso dopo la morte di Ozzy Osbourne, avvenuta nel luglio 2025 all'età di 76 anni. Secondo il certificato di morte, il musicista è deceduto per arresto cardiaco extraospedaliero e infarto miocardico acuto. Poche settimane prima, il 5 luglio, Ozzy aveva tenuto quella che sarebbe diventata la sua ultima esibizione, partecipando al concerto d'addio dei Black Sabbath a Birmingham.

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Seduto su un trono, era tornato a esibirsi con la band che lo ha trasformato in una leggenda per la prima volta dopo vent'anni. Ora il biopic si prepara a raccontare quella storia sul grande schermo. Resta soltanto da scoprire chi sarà abbastanza folle da raccogliere l'eredità del Principe delle Tenebre.



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Queen Budapest: una clip del film sul rivoluzionario concerto dei Queen del 1986 oltre la Cortina di ferro

Dal 7 all'11 ottobre sarà nei nostri cinema e nelle sale IMAX, come evento speciale, Queen Budapest, il film-concerto che immortala una delle esibizioni dal vivo più significative dei Queen. Registrato il 27 luglio 1986 al Népstadion di Budapest, durante il Magic Tour della band, ci mostra l’ultima performance davanti a un pubblico di Freddie Mercury a essere stata filmata, a soli cinque concerti prima dell'ultima apparizione in assoluto. Al tempo, il gruppo era all'apice del suo successo, consacrato anche dall'incredibile esibizione, il 13 luglio del 1985, al Live Aid. Proprio nell’86, però, Mercury scoprì di avere la sindrome dell'AIDS, ma decise di continuare a calcare i palchi internazionali.

Il concerto di Budapest è importante perché fu la prima volta che un gruppo rock occidentale si spinse oltre la Cortina di ferro. All'epoca c'era ancora il muro di Berlino (buttato giù nel 1989) e l'Ungheria era ancora uno degli 8 paesi che facevano parte del Patto di Varsavia. Era governata da un regime comunista e sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, ed era quindi completamente diversa da come la conosciamo oggi. Ad assistere allo spettacolo dei Queen arrivarono numerosi fan dalla Polonia e dall’Unione Sovietica, e si stima che furono venduti 80.000 biglietti. Sembra inoltre che ben 45.000 persone abbiano ascoltato la band fuori dallo stadio. Queen Budapest celebra il 40° anniversario di quel memorabile giorno, durante il quale 17 cineprese, in mano ai più valenti operatori cinematografici ungheresi, filmarono lo show in 35 mm, impiegando 40 chilometri di pellicola, il tutto con l'approvazione del governo locale, il che costituì un fatto senza precedenti, indice dei profondi mutamenti che stavano attraversando quella parte del mondo.

Queen Budapest è stato accuratamente restaurato in 4K a presso gli studi neozelandesi Park Road Post Production di Peter Jackson, con un nuovo missaggio audio realizzato dalle registrazioni multitraccia originali. Il film ci regala grandi successi come "We Will Rock You", "We Are The Champions", "Under Pressure" e "Bohemian Rhapsody", oltre a un arrangiamento acustico del tradizionale canto popolare ungherese "Tavaszi Szél Vizet Áraszt", e include una nuova intervista a Brian May e Roger Taylor. La colonna sonora, remixata dal team di studio dei Queen a partire dalle registrazioni multitraccia originali, sarà pubblicata in CD, digitale e, per la prima volta, anche in un cofanetto di tre vinili. Dal 30 ottobre saranno disponibili anche i formati Blu-ray e DVD.

Queen Budapest: una clip del film-concerto

Di Queen Budapest, che è diretto da János Zsombolyai e distribuito in Italia da Nexo Studios, vogliamo farvi vedere una clip in cui la band canta "Who wants to live forever". Il brano faceva parte della bellissima e struggente colonna sonora di Highlander - L'ultimo immortale ed è stato cantato in tutti i concerti del Magic Tour. Naturalmente, essendo legato al film con Christopher Lambert, parlava di immortalità, ma oggi è impossibile non intristirsi un po’, ascoltandolo, proprio a causa della prematura scomparsa di Freddie Mercury.



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mercoledì 26 agosto 2026

I motivi della multa miliardaria a Meta sono nel nuovo trailer di The Social: Il Prezzo della Verità

Il tempismo del nuovo trailer del film di Aaron Sorking, nei nostri cinema dall'8 ottobre, è apparentemente studiatissimo.

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Avengers Endgame: Extra, puoi rivivere al cinema l'epica conclusione della Saga dell'Infinito, ecco il trailer ufficiale

Avengers Endgame: Extra, l'epica conclusione della Saga dell'Infinito, torna nei cinema italiani dal 24 settembre anche in IMAX e in Infinity Vision e con immagini esclusive di Avengers: Doomsday.

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martedì 25 agosto 2026

International Dog Day, i cani rubano la scena (anche) al cinema: da Krypto a The Dog Stars e Heart of the Beast

Se c'è un animale che il cinema non ha mai smesso di amare, è il cane. Può essere un compagno fedele, una presenza capace di cambiare la vita del protagonista o persino il personaggio attraverso cui guardare il mondo. Da Hachiko a Lassie, da Toto de Il mago di Oz a Beethoven, passando per i grandi classici dell'animazione come Lilli e il Vagabondo e La carica dei 101, sono tantissimi i cani che hanno conquistato generazioni di spettatori. E proprio in occasione dell' International Dog Day, il cinema torna a raccontare questo legame con due film particolarmente interessanti.

Il primo è The Dog Stars, il nuovo film di Ridley Scott, tratto dal romanzo di Peter Heller, che arriva nelle sale italiane il 26 agosto. In un futuro devastato da una pandemia che ha cancellato gran parte dell'umanità, Hig (Jacob Elordi) vive isolato in un piccolo aeroporto del Colorado insieme al suo cane Jasper, compagno di viaggio e di vita. Ogni giorno i due affrontano un mondo ormai irriconoscibile, mentre Hig cerca di proteggere quel poco che gli è rimasto. È significativo che, in un film costruito intorno alla solitudine e alla possibilità di ritrovare un senso di umanità, Jasper non sia semplicemente l'animale domestico del protagonista, ma sia famiglia, compagno e una delle ragioni per continuare ad andare avanti.

Poche settimane dopo, precisamente il 24 settembre, arriverà un'altra storia costruita intorno a un uomo e al suo cane. In Heart of the Beast, diretto da David Ayer e interpretato da Brad Pitt, il protagonista rimane isolato nella natura selvaggia dell'Alaska insieme a Odin, un ex cane militare. Dopo un incidente aereo, i due devono affrontare un ambiente estremamente ostile, mettendo alla prova il loro rapporto e il loro istinto di sopravvivenza. In questo caso, il legame viene portato ancora più all'estremo: entrambi sono feriti, hanno un passato difficile e nessuno dei due potrebbe davvero farcela senza l'altro.

Da compagni fedeli a veri protagonisti: i cani al cinema

Questi due film mostrano quanto il rapporto tra uomo e cane possa raccontare qualcosa che va oltre il semplice affetto per un animale. E il cinema recente lo ha dimostrato più volte, affidando ai cani funzioni molto diverse all'interno delle proprie storie. In Anatomia di una caduta, per esempio, Snoop è quasi un testimone silenzioso. Il Border Collie interpretato da Messi non è semplicemente il cane della famiglia: la sua presenza contribuisce alla tensione del film e al mistero che circonda la morte di Samuel. È un animale che osserva, percepisce e reagisce, ma non può naturalmente raccontare ciò che ha visto.

Krypto, invece, è forse l'esempio più evidente di quanto il cane non sia più semplice comprimario. Dopo aver conquistato il pubblico in Superman, lo scalmanato supercane è tornato quest'estate anche in Supergirl, dove ha affiancato Milly Alcock nei panni di Kara Zor-El. Tra poteri, disastri e una buona dose di caos, Krypto è diventato uno dei personaggi a quattro zampe più riconoscibili del nuovo DCU. Il suo ruolo è però molto diverso da quello di Jasper o Odin: Krypto non è il simbolo della solitudine o della sopravvivenza, ma un vero membro della famiglia, con tutto il caos che questo comporta quando, oltre a essere un cane, si hanno anche i superpoteri. Non a caso il personaggio è stato ispirato dal cane del regista, Ozu, che Gunn ha adottato proprio mentre iniziava a lavorare al film con David Corenswet.

Da Argo a Indy: quando il cane diventa parte della storia

C'è poi Argo, il cane di Odissea, il kolossal di Christopher Nolan ispirato al poema di Omero. La sua presenza ha un significato particolare, perché Argo non è semplicemente un animale aggiunto alla storia: è uno dei cani più celebri della letteratura. Appartiene a Ulisse, ed è l'unico che riconosce il suo padrone quando torna a Itaca dopo vent'anni. Dal grande poema epico all'horror, il passo è sorprendentemente breve. In Good Boy, infatti, Indy è molto più di un semplice comprimario: il film diretto da Ben Leonberg, infatti, racconta gli eventi quasi interamente dal suo punto di vista. Il cane percepisce una presenza soprannaturale che il suo padrone Todd non riesce a vedere e cerca di proteggerlo. Per una volta, quindi, non siamo noi a osservare il cane: è il cane a mostrarci il mondo.

E persino il cane di John Wick assume un significato che va oltre quello di un semplice animale domestico. La sua morte rappresenta per il personaggio di Keanu Reeves la perdita dell'ultimo legame concreto con la moglie e con la vita che aveva cercato di lasciarsi alle spalle. È proprio quella perdita a trasformare il lutto in vendetta e a rimettere in moto la storia. In Io sono leggenda, infine, Sam diventa qualcosa di ancora più essenziale: in un mondo quasi completamente privo di esseri umani, è l'ultimo legame affettivo di Robert Neville con ciò che resta della sua vita precedente. La sua storia è una delle più dolorose rappresentazioni del rapporto tra uomo e cane viste al cinema negli ultimi vent'anni.

Forse è proprio questo il motivo per cui funzionano così bene: non devono necessariamente parlare, salvare il mondo o essere protagonisti assoluti. Basta che ci siano. Possono rappresentare la famiglia, la paura, la speranza o persino il nostro modo di guardare una storia. E mentre The Dog Stars e Heart of the Beast si preparano a riportare questa relazione al centro del cinema, l'International Dog Day è l'occasione perfetta per ricordare quanto, sul grande schermo come nella vita, un cane possa significare molto più di quanto sembri.



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Come farsi lasciare in 10 giorni avrà un sequel e non rinuncia alla sua star originale

Sono trascorsi più di 20 anni dal debutto al cinema di Come farsi lasciare in 10 giorni, commedia romantica con protagonisti Matthew McConaughey e Kate Hudson che molto presto tornerà con un sequel.

Il progetto sarebbe attualmente in fase di sviluppo, secondo quanto riferito da Entertainment Weekly, e coinvolgerebbe anche Kate Hudson, che ha guidato il primo capitolo da protagonista. Ecco tutto quello che sappiamo finora.

Come farsi lasciare in 10 giorni sta per tornare: Paramount vuole un sequel con Kate Hudson

Kate Hudson starebbe cercando di capire come realizzare un sequel di Come farsi lasciare in 10 giorni, una commedia romantica cult del 2003 diretta da Donald Petrie che ha reso l’attrice un’icona delle rom com. A distanza di oltre 20 anni da allora, Paramount sarebbe attualmente interessata ad un sequel che coinvolgerebbe ancora una volta Kate Hudson come produttrice.

Secondo Variety, lo sviluppo del sequel è ancora alle sue fasi iniziali per cui non è stato ancora definito il cast o il team creativo, ma una voce vicina al progetto suggerisce che l’intenzione è quella di riportare in campo sia Matthew McConaughey che Kate Hudson, riprendendo quindi i ruoli originali. Il sequel sarebbe anche alla ricerca di uno sceneggiatore, per cui molto dipenderà dalla storia che riusciranno a costruire.

Nel primo film, la protagonista è Andie Anderson, giornalista ambiziosa che desidera portare a termine un servizio interessante e ispirato a quanto accaduto ad una collega: dovrà scrivere un articolo su Come farsi lasciare in dieci giorni, ovvero scegliere un malcapitato da conquistare e poi lasciare entro i termini previsti. Lungo il cammino incrocia Benjamin Berry, che a sua volta ha stretto un patto con i suoi amici: dovrà conquistare una donna in dieci giorni. Entrambi hanno un obiettivo ben definito, ma non tutto andrà come previsto.

Tra le commedie romantiche più apprezzate di quel periodo, Come farsi lasciare in 10 giorni ha incassato oltre 175 milioni di dollari al botteghino e, proprio qualche giorno fa, Matthew McConaughey ha confessato che è proprio questa rom com ad essere uno dei titoli più remunerativi della sua carriera ancora oggi. “Penso che sia, probabilmente, la mia commedia romantica preferita, e a molte persone piace molto. Ed è ancora il film che mi garantisce i guadagni più alti di qualsiasi altro film che abbia mai girato. Di gran lunga. In modo molto più consistente... Quando c'erano solo i DVD o la TV via cavo, ogni marzo ricevevo un assegno sostanzioso per San Valentino”, aveva raccontato la star. Ad oggi i dettagli relativi al sequel risultano ancora in fase di definizione.



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lunedì 24 agosto 2026

Ridley Scott, 89 anni a novembre, parla di sé come di "un influencer, non un regista"

Ridley Scott, che al momento è impegnato nella promozione del suo nuovo film The Dog Stars, parla di sé definendosi un regista più che un influencer. Ovviamente l’immenso filmmaker, che ci ha regalato capolavori come Blade Runner, Alien e Il gladiatore, non è impazzito né ha cambiato mestiere diventando una versione femminile di Chiara Ferragni o chi per lei. Semplicemente si rende conto di quanto ormai sia importante sorprendere il pubblico regalandogli ogni volta qualcosa di nuovo, tanto più in questo nostro tempo balordo nel quale gli stimoli arrivano da ogni dove alla velocità della luce e la parola d’ordine è: consumare. In un’intervista rilasciata a The Times of London, il regista ha spiegato chiaramente la sua visione, dichiarando:

Ogni volta sei vulnerabile. Inoltre non voglio mai ripetermi, e in tutti i miei film ho messo grande cura. Sono spesso stato un precursore, e quando riesci a diventare un precursore, sei un influencer. Quindi non sono un regista ma un influencer.

Il breve discorso di Scott non fa una piega, dal momento che molti suoi film hanno effettivamente anticipato i tempi. Prendete Thelma & Louise: già nel 1991 qualcuno si prendeva la briga di raccontare una storia di empowerment femminile! E che dire della battaglia iniziale del sopracitato Il gladiatore? Gli esempi di grande cinema sono tantissimi, eppure Ridley sa di avere ancora diverse nuove strade da percorrere, soprattutto in termini di generi cinematografici. A tal proposito, sempre dialogando con il giornalista di The Times of London, ha spiegato:

Non ho mai fatto un western. Ho voluto Hugh Jackman nel mio adattamento de L'isola del tesoro, voglio fare in musical e ho in testa un meraviglioso film sugli elefanti africani.

Quest'ultima dichiarazione di intenti ci incuriosisce non poco. Quanto all'adattamento del celeberrimo romanzo di George Luis Stevenson "L'isola del tesoro", sappiamo che al momento è in pre-produzione e che l'attore australiano avrà il ruolo del mitico Long John Silver, astuto pirata senza una gamba e con un pappagallo sulla spalla che certamente è il personaggio più complesso del romanzo di fine Ottocento.

Il desiderio di percorrere nuove strade è alla base anche di The Dog Stars, l'avventura fantascientifica con Jacob Elordi, Margaret Qualley e Josh Brolin in uscita il 26 agosto. Nel presentarlo, Ridley Scott aveva confessato di essere stanco delle solite storie hollywoodiane, e infatti ha ribadito il concetto dicendo:

Ormai non si parla che di ragazze uccise nei boschi, di un agente dell'FBI che è l'uomo migliore del mondo o di un supereroe. Fanculo! Dovranno pur esserci altre storie da raccontare!

Ricordiamo che il regista, che fra mesi compirà 89 anni, riceverà l'Oscar alla carriera (chiamato anche Oscar Onorario) a novembre durante una serata speciale chiamata Governors Awards. Il trofeo è più che meritato.



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