lunedì 27 aprile 2026

John Wick, iniziano le riprese dello spin-off su Caine: novità anche su John Wick 5

L’universo di John Wick continua ad espandersi e questa volta è il turno di Caine. Il franchise guidato abilmente da Keanu Reeves ha lanciato diversi progetti spin-off negli ultimi anni, da Ballerina con protagonista Ana de Armas fino alla nuova produzione di Caine, tirando in ballo l’abile assassino introdotto in John Wick 4 e rendendolo protagonista di una nuova avventura sullo schermo.

Nel mezzo, l’universo d’azione di John Wick ha favorito anche lo sviluppo di una miniserie intitolata The Continental: Dal mondo di John Wick, ambientata nel celebre hotel della saga principale ma negli Anni ’70. Sono diverse le novità emerse nelle ultime ore sui prossimi progetti di John Wick, da un quinto film in arrivo al progetto spin-off guidato da Donnie Yen.

John Wick non si ferma: al via la produzione con protagonista Donnie Yen

Il primo capitolo di John Wick ha raggiunto le sale nel 2014 e, a distanza di oltre dieci anni, continua a far parlare di sé. Donnie Yen ha interpretato l’abile sicario Caine in John Wick 4 e ha ottenuto il via libera per uno spin-off tutto suo, le cui riprese sono ufficialmente iniziate, almeno stando a quanto condiviso proprio dall’attore protagonista via Instagram. Nello scatto in questione, che inquadra un ciak, emerge il titolo ufficiale del film che segue l’impostazione di Ballerina: Caine – Dal mondo di John Wick.

Nel corso del quarto film della saga principale, Caine (un assassino cieco) viene chiamato in causa dalla Gran Tavola per vedersela con John Wick. Nello spin-off sequel, invece, lo vedremo alle prese con Shimazu Akira, interpretata ancora una volta da Rina Sawayama e alla ricerca di vendetta dopo quanto accaduto a suo padre per colpa di Caine. Oltre a figurare come attore protagonista, Donnie Yen è anche regista del film. Al momento il progetto non ha ancora annunciato una potenziale data d’uscita ma, avendo avviato le riprese, è possibile che arriverà al cinema tra il 2027 e il 2028.

Cosa ne sarà di John Wick 5? Gli aggiornamenti

Un’altra domanda che ruota attorno al successo di John Wick punta alla saga principale: a quando un quinto film? John Wick 4 sembrava aver offerto al pubblico una chiusura definitiva con la presunta morte del protagonista ma, come ribadito più volte dal regista, tutto è possibile con una buona idea alla base. Il progetto, in realtà confermato, di recente ha ottenuto un nuovo aggiornamento dal presidente di Lionsgate Motion Picture Group Adam Fogelson. Ai microfoni di Business Insider, Fogelson ha confermato che il regista Chad Stahelski e Keanu Reeves hanno scovato un’idea che ritengono entusiasmante per il quinto film: “Chad e Keanu hanno un'idea che pensano possa essere davvero entusiasmante. Ci sono molti passaggi da seguire, quindi non vorrei dare una tempistica precisa. Ma per quanto riguarda la ricerca di un'idea centrale, sembra che abbiano trovato qualcosa che li entusiasma, e ora vedremo”.

Inoltre ha precisato che, prima di John Wick 5, il pubblico si imbatterà sicuramente nello spin-off dedicato a Caine e nel prequel animato in fase di sviluppo. Ma cosa aspettarsi dal quinto capitolo? Non molto tempo fa, il regista aveva rivelato ad Empire che il prossimo film sarebbe stato “davvero diverso” dai precedenti dopo la conclusione della trama della Gran Tavola: “La saga di John Wick si è praticamente conclusa. Quindi l'unico modo per realizzare un [quinto film] è quello di avere una nuova storia che coinvolga John Wick. Non è una continuazione con la Gran Tavola. John ha affrontato il suo dolore. Sarà davvero diverso”.



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The Long Walk, le regole spietate del gioco di Stephen King: riusciresti a sopravvivere?

The Long Walk è nelle nostre sale dal 23 aprile e la critica lo sta già definendo uno dei migliori adattamenti di Stephen King degli ultimi anni (qui potete recuperare la nostra recensione). Il film diretto da Francis Lawrence è un horror distopico che racconta di un gruppo di giovani che si sfidano in una gara mortale. Sotto sorveglianza armata, i concorrenti dovranno camminare senza sosta lungo un interminabile ed impervio percorso, mantenendo una velocità minima costante. Chi rallenta o si ferma viene immediatamente giustiziato e si va avanti finché non ne rimane solo uno solo.

Cooper Hoffman, figlio del compianto Philip Seymour Hoffman, interpreta Ray Garraty, un ragazzo in lutto per la morte del padre e pronto ad intraprendere il cammino della morte. Il cast include David Jonsson, Mark Hamill e Charlie Plummer. The Long Walk ha attirato l'attenzione anche per il contest centrale della storia. Leggendo la trama, è difficile non pensare a Squid Game, la celebre serie Netflix che metteva a sua volta in scena giochi mortali come forma di critica sociale. Tuttavia, la competizione nel racconto di King è ancora più distopica e riflette una forte denuncia del totalitarismo. Qualora foste curiosi di mettere alla prova le vostre capacità di sopravvivenza, ecco le regole da conoscere.

Le cinque regole per sopravvivere a The Long Walk

  • 100 persone vengono selezionate da un grande bacino di candidati
  • L’esercito fornisce razioni di cibo e acqua
  • Bisogna mantenere sempre una velocità minima di 4 miglia orarie
  • Si hanno al massimo tre avvertimenti prima di essere uccisi
  • La camminata continua fino a quando ne resta uno solo

Sulla carta le regole non sembrano troppo severe (eccetto la parte dell’uccisione, ovviamente), ma l’aspetto più difficile è che non è permesso dormire. Anche riuscendo a vincere, la mancanza di sonno, unita a giorni e giorni di cammino continuo, lascerebbe probabilmente conseguenze permanenti sulla salute, tra cui un aumento del rischio di ansia e instabilità cognitiva.

Allor stesso tempo, visto come i giochi di Squid Game sono stati in parte riprodotti nella realtà, seppur depurati dalla violenza, viene naturale chiedersi se qualcosa di simile possa accadere anche con l’adattamento di King, soprattutto dopo la buona accoglienza della critica. Ma l’ipotesi è improbabile: The Long Walk, pur nella sua brutalità, non ha nulla dell’estetica riconoscibile e accattivante della serie coreana. Eppure, nell’imprevedibile ecosistema dei social, potrebbe per assurdo bastare un singolo contenuto virale per trasformare anche questo film in un trend.

Leggi anche The Long Walk, il rimpianto di Cooper Hoffman: "Avevo bisogno di mio padre Philip Seymour Hoffman"

Le condizioni di Stephen King per l’adattamento

L'adattamento di La lunga marcia, romanzo di Stephen King del 1979, mette in luce l’ossessione della società per la violenza e lo spettacolo. Per l'autore, era indispensabile il film non accettasse compromessi nella rappresentazione di questo gioco al massacro. King ha anche criticato la mancanza di sequenze realistiche e cruente nei film di supereroi, che, a suo dire, tendono a edulcorare la violenza nonostante le alte poste in gioco. “Se guardi questi film di supereroi - ha dichiarato lo scrittore - vedi un supercriminale che distrugge interi isolati, ma non c’è mai sangue. Ed è sbagliato, è quasi por*ografico… Ho detto: se non lo mostrate, non vale la pena farlo. E quindi hanno fatto un film piuttosto brutale”.



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domenica 26 aprile 2026

I migliori film in streaming di Stanley Tucci, il quale torna ne Il diavolo veste Prada 2

Il diavolo veste Prada 2 arriva nelle sale italiane e internazionali, e con esso torna anche il grande caratterista Stanley Tucci nel ruolo di Nigel. E proprio a questo attore e regista vogliamo dedicare i nostri odierni cinque film in streaming. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Stanley Tucci, che torna ne Il diavolo veste Prada 2

  • Big Night 
  • Harry a pezzi
  • The Terminal
  • Il diavolo veste Prada
  • Amabili resti 

Big Night (1996)

Diretto a quattro mani insieme al collega Campbell Scott, Tucci realizza un gioiello di cinema introspettivo ed elegante. Il suo amore per il cibo trabocca in questa commedia drammatica di costume che segna l'esordio al cinema della grande Allison Janney. Insieme a Tony Shalhoub, Tucci forma una coppia di protagonisti impagabile,a  cui si affiancano anche Isabella Rossellini, Ian Holm, Minnie Driver e lo stesso Campbell. Big Night è un  lungometraggio prezioso e sincero, che arriva dritto al cuore con una messa in scena tanto semplice quanto scoppiettante. E il piano sequenza che chiude questa gemma nascosta è semplicemente da storia del cinema. Emozionante. Disponibile su CHILI.

Harry a pezzi (1997)

Come succedeva sempre in quegli anni, Woody Allen assembla un cast enorme per il suo film “a episodi” incastonato dentro una cornice dal piglio fantastico. Oltre a Tucci partecipano infatti a Harry a pezzi anche Billy Crystal, Judy Davis, Robin Williams, Demi Moore, Tobey Maguire, Bob Balaban e molti altri attori di talento. Alcuni episodi sono di una genialità cristallina, altri meno ficcante. Uno dei film maggiormente amati del cineasta newyorkese, che conquista l’ennesima nomination all’Oscar per la sceneggiatura. A noi diverte, ma siamo lontani dai capolavori di Allen…Disponibile su Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

The Terminal (2004)

Una delle prove maggiormente composte ed eleganti di Stanley Tucci, il quale nei duetti col protagonista Tom Hanks eccelle grazie anche a un personaggio di antagonista ottimamente scritto. Una nomination all’Oscar come miglior supporting actor avrebbe potuto, anzi probabilmente dovuto scapparci. Steven Spielberg dirige The Terminal con la sua solita grazia, creando un microcosmo preciso ed amorevole, in cui risplende anche una dolcissima Zoe Saldana ai suoi primi ruoli. Presentato al Festival di Venezia, un film che ha avuto un buon successo di pubblico ed è stato probabilmente troppo sottovalutato dalla critica. Oggi è più che mai attuale, e nasconde un discorso sulla politica contemporanea decisamente critico. Film salutare. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Infinity +, Apple Itunes, TIMVision, Paramount +.

Il diavolo veste Prada (2006)

Il primo episodio diretto da David Frankel si rivela un enorme successo di pubblico ma soprattutto diventa un fenomeno di costume. Tucci si rivela prezioso e raffinato supporto alla protagonista Meryl Streep, con Anne Hathaway e Emily Blunt al suo primo film importante a risplendere. Il diavolo veste Prada è una commedia raffinata che sbeffeggia ma neppure troppo il mondo dell’alta moda, regalandoci personaggi divertenti e un tono che perfettamente si incontra con le esigenze del pubblico di ogni età. Si sorride molto, si amano i personaggi, si gode nel vedere gli abiti straordinari. Film magnificamente organizzato. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Infinity +, Apple Itunes, TIMVision, NOW, Disney +.

Amabili resti (2009)

L’adattamento cinematografico del libro di Alice Sebold regala a Tucci la sua unica (fino ad ora) candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista, per il ruolo del serial killer di cui rimane vittima la protagonista Saoirse Ronan. Peter Jackson torna alle origini per fare di Amabili resti una favola nera e dolorosa, rafforzata da una protagonista assolutamente intensa e un cast che comprende anche Mark Wahlberg e Susan Sarandon. Film difficilissimo, a tratti straziante, pieno di effetti speciali bellissimi per un melodramma che sfocia nella tragedia. La Ronan risplende davvero di luce propria, una delle sue migliori interpretazioni in assoluto. Da rivedere per soffrirne. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Infinity +, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.



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Incidente per Bob Odenkirk in Normal: ecco la scena che l'attore ha voluto salvare

Non è tutta finzione quella che appare sullo schermo: lo sa bene Bob Odenkirk, che durante le riprese di Normal è caduto ben due volte e alla fine ha deciso di conservare quella caduta come effetto di scena, proponendola nel montaggio finale. Questo significa che quando vedrete Normal non dovrete stupirvi più di tanto, perché quella caduta è avvenuta davvero ed è stata poi salvata e aggiunta al montaggio per volere dell’attore protagonista.

Bob Odenkirk è caduto durante le riprese di Normal e ha inserito quelle scene nel film

Bob Odenkirk vuole che i suoi fan sappiano che la sua caduta per terra è vera in Normal. A dirla tutta, l’attore è caduto due volte durante le riprese del film d’azione in questione, ma non ha riportato danni. Anzi, agli occhi dell’attore avevano persino un fascino e per questo sono state poi incluse nel film.Ci sono delle scelte e delle gag davvero divertenti, e in entrambi i casi cado. E sono proprio io che cado. Non è stato scritto nella sceneggiatura, è successo che il vero Bob Odenkirk scivola su un pavimento bagnato e su uno unto. Abbiamo deciso di tenerle, perché mi piace interpretare eroi d’azione vulnerabili, che cadono, che si fanno male e si indeboliscono mentre combattono, ma devono superare questa debolezza per vincere la battaglia”, ha raccontato a People.

In Normal, l’attore interpreta il ruolo di sceriffo in carica in una piccola cittadina del Midwest: il suo nome è Ulysses. L’azione chiama nel momento in cui una banda criminale prende di mira la banca cittadina portando alla luce dei segreti pericolosi che il sindaco e altri avevano ben nascosto allo sceriffo. In merito alle cadute davanti alla telecamera, la star di Io sono nessuno ha ammesso: “È molto divertente. Non voglio farmi male, ma la verità è che non mi sono mai fatto male davvero facendo combattimenti acrobatici. Mi sono fatto male in programmi in cui non facevo combattimenti acrobatici. È strano, ma ovviamente, quando fai combattimenti acrobatici, ti alleni e ti riscaldi ogni giorno, tutto il giorno, quindi tendi a non farti male. Ti fai male quando non ti riscaldi a sufficienza”. Nel cast di Normal figurano anche Lena Headey, Jess McLeod, Ryan Allen, Billy MacLellan, Brendan Fletcher e Reena Jolly.



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Chi è Clayface? Origini e poteri del mostro di argilla del DCU (e il legame con Batman)

Il trailer di Clayface ha finalmente offerto un primo sguardo a uno dei personaggi più improbabili dell’universo DC ad aver ottenuto un film tutto suo. Per i fan di lunga data ci sono già molti riferimenti riconoscibili, dagli archi narrativi dei fumetti fino a serie cult come Batman: The Animated Series. Per un pubblico più casual, però, potrebbe non essere immediatamente chiaro che il protagonista non è soltanto “un mostro di fango”, bensì uno dei villain più complessi e drammatici del mondo di Batman. Con la sceneggiatura firmata da Mike Flanagan e la regia di James Watkins, il film sembra puntare su atmosfere da body horror, ma questa è solo la superficie. Clayface è infatti un personaggio con una lunga storia nel mondo DC, e conoscerne le origini rende l’esperienza ancora più interessante.

Chi è Clayface? Le sue origini nei fumetti DC

La prima cosa fondamentale da sapere è che Clayface non è un unico personaggio. Nel corso della storia editoriale DC, questo nome è stato utilizzato da almeno otto personaggi diversi, a partire dal 1940. Il primo e più celebre è Basil Karlo, un attore di serie B in declino che impazzisce e inizia a commettere omicidi seriali con le sembianze del villain che aveva interpretato in uno dei suoi vecchi film, proprio chiamato Clayface. Sarà Batman a fermarlo.

Successivamente arriva Matt Hagen, introdotto nel 1961: probabilmente la versione più vicina all’immaginario popolare del personaggio. Hagen è un cercatore d'oro che scopre in una grotta una sostanza protoplasmatica radioattiva. Dopo esservi caduto dentro, si trasforma in una creatura di argilla vivente capace di mutare forma a piacimento. Un’altra versione importante è Preston Payne, scienziato degli S.T.A.R. Labs che, nel tentativo di curare una rara malattia, utilizza un campione del sangue di Hagen. L’esperimento però fallisce, destabilizzando il suo corpo e trasformandolo in una creatura instabile e corrosiva.

I poteri di Clayface

I poteri del personaggio sono tra i più inquietanti e affascinanti dell’universo DC. Clayface può modellare completamente il proprio corpo, assumendo praticamente qualsiasi aspetto: può cambiare volto, imitare altre persone, alterare la propria massa fisica e persino trasformare parti del corpo in armi. È proprio questa capacità di mutare identità a renderlo uno dei nemici più pericolosi di Batman, perché non è mai semplice capire chi sia davvero. Nel nuovo film, il personaggio sembra un mix delle tre versioni sopracitate, con qualche influenza della serie animata.

Clayface seguirà Matt Hagen (Tom Rhys Harries), un attore emergente il cui volto viene sfigurato da un gangster. Nel disperato tentativo di rimediare, si affida a un trattamento sperimentale che lo trasforma gradualmente in un mostro d’argilla. Anche se il film propone una sua interpretazione del personaggio, ci sono indubbiamente elementi tratti dalle storie di Boris Karlo, Matt Hagen e Preston Payne. La speranza è che i punti di forza di ciascuna versione confluiscano in un nuovo e avvincente villain.

Clayface è nello stesso universo di Superman?

Altra importante cosa da sapere: Clayface è da sempre uno degli antagonisti più iconici di Batman. Anche se il film si presenta come una origin story autonoma, il personaggio nasce e si sviluppa storicamente all’interno dell’universo del Cavaliere Oscuro. I DC Studios, almeno per ora, hanno minimizzato la possibilità di vedere Batman nel film, ma è evidente che l’intera storia sia pensata come la nascita di uno dei suoi futuri nemici. In questo senso la pellicola segue un’impostazione simile a Joker con Joaquin Phoenix: raccontare l’origine del villain senza mostrare necessariamente l’eroe.

Terza informazione fondamentale: sì, il film è ambientato nello stesso DCU del nuovo Superman. Questo significa che, nonostante il tono horror, Clayface coesiste nello stesso universo narrativo di Superman, Supergirl e della serie Lanterns. Quindi, in futuro, il personaggio potrebbe incrociare direttamente altri grandi eroi DC.

La versione più amata: la serie animata

Ultima cosa di cui prendere nota: per molti fan, la versione definitiva di Clayface resta quella di Batman: The Animated Series. La serie ha infatti fuso elementi di Basil Karlo e Matt Hagen, creando la versione più tragica e memorabile del personaggio: un attore sfigurato che usa una crema sperimentale per il viso chiamata "Renuyu" per mantenere il suo bell'aspetto, fino alla trasformazione definitiva nel mostro. Viene poi costretto dal suo fornitore, lo spietato industriale Roland Daggett, a usare l'unguento per impersonare Bruce Wayne e attirare Lucius Fox in un'imboscata. Dopo, Hagen cerca di rubare un'enorme quantità di Renuyu per liberarsi di Daggett, ma viene catturato e annegato nella sostanza, che trasforma il suo corpo in una massa di argilla che può modellare a piacimento. È molto probabile che il nuovo film prenda ispirazione proprio da questa incarnazione, amatissima dal pubblico.



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sabato 25 aprile 2026

Masters of the Universe, tra fedeltà e rivoluzione: come il look di He-Man sarà diverso secondo il regista

Non manca molto al debutto di Masters of the Universe, film live action ispirato ai personaggi del franchise Mattel e con protagonista He-Man, interpretato questa volta da Nicholas Galitzine. Con una data d’uscita italiana fissata per il 4 giugno 2026, Masters of the Universe sta per rilanciare personaggi già noti al pubblico. Il protagonista è il principe Adam, spedito sulla Terra per salvarsi dalla distruzione ma separatosi dalla sua Spada del Potere. Vent’anni dopo, una volta ritrovata la sua Spada, Adam è diretto di nuovo su Eternia per aiutare la sua gente a difendersi dal perfido Skeletor. Ma quanto il film live action è fedele alla serie d’animazione?

Masters of the Universe, il regista spiega in che modo lo stile del live action ha dovuto prendere le distanze dalla serie d’animazione per He-Man

Presentato in anteprima al CinemaCon 2026, Masters of the Universe presenta delle somiglianze innegabili con la serie d’animazione, ma al tempo stesso offre anche una differenza sostanziale affrontata proprio dal regista Travis Knight. Ai microfoni di ComicBook, il regista ha affrontato ad esempio i look dei personaggi nel live action: “In generale, dicevo sempre ai ragazzi che, ogni volta che ci trovavamo a un bivio, dovevamo tornare alle origini. Anche se ci prendiamo delle libertà per alcune cose e vogliamo dare un aspetto moderno e cinematografico, ci siamo sempre rifatti al cartone animato. Quindi ci sono molti riferimenti, la palette di colori, in realtà, quando Adam si trasforma per la prima volta, vediamo lo spirito di Grayskull proprio dietro di lui. È un momento fugace, ma c'è. E penso che questo livello di devozione al materiale originale sia qualcosa che troverete in tutto il film”.

Ragionando però su una grande differenza rispetto alla serie d’animazione, il regista ha affrontato il look di He-Man: “In alcuni casi, siamo stati piuttosto fedeli a quegli elementi. In altri casi, non aveva molto senso per il design complessivo che stavamo dando al film. Ad esempio, con He-Man, c'è stato un acceso dibattito nel reparto artistico, nel team di scenografia, nel reparto costumi, del tipo: possiamo davvero avere un tizio con pantaloncini e stivali pelosi? E non potevamo farlo. Ci ​​abbiamo pensato un attimo, ma poi abbiamo esplorato l'idea di andare in un'altra direzione. E poi c'è stato un momento in cui indossava dei pantaloni di pelle e sembrava Jim Morrison. Alla fine, siamo approdati a qualcosa che richiamava il costume originale di He-Man, ma lo ha anche portato in un'era moderna. Quindi ha una specie di gonna da gladiatore al posto dei pantaloni pelosi. La silhouette è la stessa, ma con una prospettiva diversa”.



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Il Diavolo Veste Prada 2, intervista al regista David Frankel: "Amo pensare che Miranda e Andy lavoreranno sempre insieme"

Era il 2006 quando Il Diavolo veste Prada ha conquistato le sale internazionali per ammaliare centinaia di migliaia di fashion victim nonché i fan della divina Meryl Streep, qui alle prese con un personaggio destinato a entrare nel mito: per la voce flautata, i cappotti abbandonati di proposito sulle scrivanie delle assistenti e un incredibile buon gusto in fatto di outfit per ogni possibile occasione. Ci sono voluti 20 anni e un'ottima sceneggiatura per convincere il cast originale a tornare per un secondo film, ma il miracolo è stato fatto, ed ecco che, come d'incanto, l'implacabile direttrice della rivista di moda Runway, il suo braccio destro Nigel e la ex "Emily" Andy Sachs sono tornati, e dal 30 aprile li rivedremo ne Il Diavolo Veste Prada 2, che arriva nelle nostre distribuito da 20th Century Studios e diretto da David Frankel, a cui dobbiamo anche del primo film. Lo abbiamo intervistato quando Il Diavolo veste Prada è stato presentato al Festival di Venezia e lo abbiamo ritrovato ieri pomeriggio, quando ha incontrato la stampa per parlare dei i temi del nuovo film e del lavoro con gli attori. Il regista ha subito ammesso di sentirsi sotto pressione ora che il debutto del sequel è vicinissimo: "Il pubblico si aspetta molto da questo secondo film e, quando abbiamo cominciato a girare, ero spaventatissimo all'idea di deludere i fan. Il primo giorno di riprese è stato miracoloso, perché non appena Meryl ha indossato la sua parrucca bianca e i suoi incredibili vestiti, è immediatamente diventata Miranda Priestley. Inoltre si è dimostrata particolarmente gentile con la troupe e con gli altri attori, mentre durante la lavorazione del primo film aveva mantenuto le distanze con tutti, specialmente con Anne Hathaway ed Emily Blunt, perché voleva che si sentissero in soggezione proprio come accade ai loro personaggi quando si trovano in presenza di Miranda. L'atmosfera generale era insomma molto gioiosa".

Il Diavolo Veste Prada 2 comincia con la rivista Runway che sta attraversando un momento molto difficile. A salvarla, grazie a contenuti di notevole pregio, potrebbe essere Andy Sachs, che dopo una brillante carriera giornalistica si ritrova improvvisamente senza un lavoro. Il film parte dunque dalla crisi del giornalismo, o meglio della carta stampata, affossata dalla rete e dalle tecnologie avanguardistiche: "Ho l'impressione che siamo tutti condannati a pagare le conseguenze dell'incredibile sviluppo tecnologico di questi ultimi anni in cui tutto si sta digitalizzando. Presto verremo completamente travolti dallo tsunami dell'Intelligenza Artificiale ed è impossibile prevedere cosa accadrà in futuro. Mi sembra però che le nuovissime generazioni stiano tornando alla comunicazione e più in generale alle esperienze dal vivo, ad esempio vedere i film in sala. Comprano i vinili e sono più aperte nei confronti dell'altro, quindi lo sviluppo tecnologico potrebbe subire una battuta di arresto, anche se non ne sono poi così sicuro".

Nei 20 anni che ci separano dal primo film, il mondo è cambiato, e questo cambiamento influenza il rapporto fra Andy e Miranda, che più che mai hanno bisogno l'una dell'altra: "È interessante il fatto che debbano per forza lavorare insieme per salvare Runway e l’avvenire di entrambe. Questo film parla di sopravvivenza e dei sacrifici che sei costretto a fare per non soccombere professionalmente. Sia Andy che Miranda sono disposte a pagare il prezzo necessario a tenersi il lavoro: Andy facendo ciò che le garantisce di poter continuare a essere una giornalista e Miranda, ovviamente, cercando di tenere in vita Runway come rivista cartacea. Per fortuna la collaborazione tra le due donne si rivela felice, anche se Andy sente ancora quell'ansia che avvertono le persone che lavorano con Miranda, che sembra voler dire a tutti: 'Non siamo una squadra, non siamo soci, io resto il tuo capo'. Mi piace però pensare che in futuro Andy e Miranda lavoreranno sempre insieme".

La Miranda de Il Diavolo Veste Prada 2 è diversa dalla cinquantenne che abbiamo incontrato lustri or sono: "Certamente il personaggio è frutto della collaborazione fra me e Meryl, ma a crearlo è stata la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, quindi la Miranda di questo sequel è in realtà il frutto di un lavoro a tre. Ci siamo chiesti a lungo se Miranda dovesse essere sposata, felicemente sposata, perché la situazione matrimoniale del personaggio aveva avuto grande peso nel primo film. Un po’ sorprende vederla felice insieme al nuovo marito Stuart, ma questa sua felicità coniugale fa sì che a casa non avverta un senso di estraneità. Invece al lavoro si sente più vulnerabile di prima. Il budget è ridotto, si vendono meno copie della rivista e le pressioni del suo editore sono più insistenti. Miranda spera di ottenere una promozione che però fatica ad arrivare. Per queste ragioni appare probabilmente più insicura di com'era nel primo film, anche se resta una donna di potere che ama le sfide e le affronta al meglio".

Il Diavolo Veste Prada 2 non si limita a un'incursione nel mondo della moda. Il film si spinge oltre, esplorando contesti diversi seppur legati ancora una volta al potere, quel potere che, nel caso di Miranda, è esemplificato dagli outfit che sceglie, rigorosamente caratterizzati da linee pulite e tagli squadrati: "Era importante esplorare un contesto diverso, avere un nuovo approccio e raccontare una storia che fosse un po’ più complessa e che coinvolgesse maggiormente l'intero universo degli affari. Volevamo raccontare che cosa sta accadendo al mondo dei media in generale, e quindi la crisi della carta stampata, l’impero del digitale e la paura dell'Intelligenza Artificiale. La lavorazione di questo film è stata molto piacevole anche perché avevamo la sensazione che stavamo facendo qualcosa di utile".

Proprio come il primo film, Il Diavolo Veste Prada 2 doveva avere un andamento rapido, al passo con la frenesia delle nostre vite: "Volevamo che il film avesse un ritmo, e quindi un montaggio molto serrato. L'universo che racconta è pulsante di energia, e desideravamo che il pubblico la avvertisse. Andy si rende conto che il mondo di oggi è davvero impegnativo per le persone giovani. Andy ora è una donna di 40 anni, il che la rende molto diversa dalla Andy del primo film, ma ha lo stesso disperato bisogno di non perdere il lavoro e affronta le stesse difficoltà che si trovano di fronte tante persone giovani di oggi, che si domandano: 'Troverò un lavoro? Ci sarà ancora la possibilità di lavorare in futuro?’. Voi che siete nel mondo della comunicazione purtroppo queste cose le sapete bene".

Forse qualcuno ricorderà che David Frankel ha diretto anche diversi episodi di Sex and the City. Per questa ragione non potevamo non chiedergli una riflessione sulla città che non dorme mai: "New York è cambiata drammaticamente in questi 20 anni, è il mio posto preferito al mondo dove girare film, ogni strada sembra un set cinematografico e in più, mentre giravamo, c’erano centinaia di fan del primo film che ci guardavano. La città è un personaggio del film, ha una sua vita autonoma, e perfino nelle scene in interno volevo che si girasse davanti a una finestra in modo che fosse chiaro che la città faceva parte delle loro vite. Il film prende tantissima energia da New York, e credo che la cosa più bella di questa città sia che chi ci va ha l'impressione di sentirsi incredibilmente vivo".



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