giovedì 16 luglio 2026

G. I. Joe, nuovo film per il cinema, a caccia di un successo che sfugge

Nonostante l'indubbia popolarità, soprattutto negli USA, il marchio di G. I. Joe non è stato enormemente lucrativo in territorio cinematografico, avendo invece funzionato molto sotto forma di giocattolo e serie televisive animate, nel corso dei decenni. Paramount ha però deciso di fare un altro tentativo, dopo i primi tre film usciti diversi anni fa, scegliendo uno sceneggiatore di lungo corso che per l'occasione debutterà anche alla regia: è Danny McBride, altrove anche attore, una presenza non troppo sotto i riflettori, ma legata a diversi lungometraggi piuttosto famosi.

Danny McBride dirige il nuovo film dei dinamici G. I. Joe

La squadra speciale dei G. I. Joe riparte - pare con la massima priorità - alla Paramount Pictures, con Danny McBride a scrivere ma soprattutto a dirigere il prossimo film, che diventerà il suo debutto dietro alla macchina da presa. Attore con preferenza per l'umorismo, creatore e interprete del saritico The Righteous Gemstones su HBO Max, ha partecipato anche a film come Facciamola finita e Alien: Covenant. In parallelo ha mandato avanti una carriera di sceneggiatore su registri non sempre simili, per esempio cofirmando la trilogia composta da Halloween (2018), Halloween Kills (2021) e Halloween Ends (2022) con Jamie Lee Curtis. Insomma, è difficile immaginare quale registro ci possa aspettare nel prossimo film dei G. I. Joe.
Non possiamo fare altro che ripassare la saga cinematografica, composta finora da G.I. Joe - La nascita dei Cobra (2009, regia di Stephen Sommers, 302 milioni di dollari d'incasso per 175 di costo), G.I. Joe - La vendetta (2013, Jon M. Chu, 375 per circa 150) e Snake Eyes: G.I. Joe - Le origini (2021, Robert Schwentke, flop di 40 milioni per 100 di budget). In alternativa, il canale YouTube della Hasbro trasmette non-stop la serie animata originale degli anni Ottanta e primi Novanta, nonché qualcosa della più recente Renegades. Ricordiamo che il mito nasce dall'omonima linea di giocattoli creata nel 1964, la stessa per la quale si coniò il termine "action figure" (fino a quel momento esistevano solo le Barbie, come ci spiega Wikipedia, ed era necessario spiegare ai ragazzini che non avrebbero comprato "dolls", cioè "bambole"). Roba da veri duri.



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L'Odissea di Omero e l'Odissea di Nolan: cosa è cambiato

Appartengo a quella generazione (e non lo dico per vantarmi ma perché è un dato di fatto e una premessa necessaria), che ha studiato greco e latino e il cui primo impatto con l'Odissea di Omero, fedelissimo e appassionante, fu quello con la serie televisiva (otto puntate, la trovate su RaiPlay) di Franco Rossi, che traumatizzò un'intera generazione di boomer con le introduzioni (perdute) di un grifagno Giuseppe Ungaretti e soprattutto con un Polifemo terrificante, realizzato in modo magistrale e artificiale da Mario Bava. Quello è stato l'imprinting con i temi e i personaggi del poema omerico che in seguito abbiamo approfondito al liceo e che abbiamo amato anche, sempre da bambini, nella versione parodistica musicale della Biblioteca di Studio 1 realizzata dal quartetto Cetra. Sono andata a vedere dunque l'Odissea di Nolan con un misto di curiosità e timore, ma essenzialmente aperta a tutto e ho trovato un'opera che ha dei momenti alti e delle notevoli cadute di stile (anche nel casting), sicuramente frutto di compromessi necessari per un film prodotto in America e che essenzialmente, accuse di woke a parte, deve arrivare ad un pubblico che dell'epica non sa niente e che la identifica tutt'al più coi cinecomic e personaggi come Thor, mutuato però dal fumetto.

L'obiettivo, per un film costato tanto e per cui Nolan ha fatto il giro del mondo con una troupe gigantesca e apparecchiature pesantissime (Federico Fellini avrebbe ricostruito il tutto con maggiore efficacia a Cinecittà, ma erano altri tempi), è quello di incassare il più possibile e in questo riconosciamo al regista la capacità di passare sopra a tante cose pur di raccontare il suo Odisseo, un reduce con stress post-traumatico consumato dal senso di colpa per aver provocato con il suo stratagemma la morte di una civiltà e con le sue scelte la strage dei suoi uomini. Che non è, ovviamente, l'Odisseo/Ulisse che conoscevamo. L'Odissea non è un libro sacro e ogni adattamento cinematografico è per sua natura un tradimento, ma qua vorremmo solo accennare ad alcuni dei cambiamenti che possono lasciare interdetti gli spettatori che conoscono il testo, fino ad oggi mai cambiato.

Polifemo

Ovviamente, come tutti, sono gli incontri con le creature quelli che aspettavamo con più curiosità, soprattutto dopo aver letto che per il personaggio del Ciclope era stato fatto costruire un animatronic di sei metri. Bene, a prescindere dal fatto che la creatura (con un occhio verticale!) non ci ha fatto impazzire, anzi, qua Nolan opera un cambiamento sostanziale. Nel poema, Ulisse e i suoi uomini in cerca di cibo entrano nella grotta ed è subito evidente che le dimensioni di chi la abita sono minacciose, tanto che i suoi compagni lo pregano di prendere qualcosa e allontanarsi. Ma lui insiste per restare e fare conoscenza col padrone di casa, convinto che non potrà sottrarsi alla legge di Zeus sull'ospitalità e che anzi lo onorerà con doni. Le cose ovviamente vanno malissimo e due uomini vengono subiti divorati. Siccome Ulisse è astuto, dopo che sono rimasti intrappolati nella grotta, escogita un piano: ubriacarlo con un vino in suo possesso, farlo addormentare, accecarlo e fuggire aggrappati al vello delle gigantesche pecore del Ciclope. Il quale, “riconoscente”, prima di addormentarsi gli chiede il suo nome a cui Ulisse risponde com'è noto “nessuno”, al che Polifemo gli dice che lo mangerà per ultimo. Alle grida del mostro accorrono i suoi fratelli, ma quando alla domanda “chi ti ha accecato?” la risposta è “nessuno”, se ne vanno. Una volta fuori dalla grotta, l'eroe non può resistere di vantarsi per la propria astuzia e gli rivela il suo vero nome, al che il ciclope invoca il padre Poseidone perché renda impossibile il titorno in patria dell'eroe. Nella versione di Nolan tutto avviene molto in fretta, ma la differenza principale è che nessuno prova a comunicare col ciclope. Solo dopo averlo accecato e averlo sentito invocare il padre, si stupiscono che parli e si chiedono se forse non sarebbe stato meglio provare a comunicarci. Poi fuggono, in qualche modo, e a quel punto Ulisse, sempre anonimo, scaglia un'inutile freccia verso il Ciclope, provocandone l'ira. Sicuramente Nolan ha modificato questa sequenza per motivi di durata e per non sacrificare quello che davvero gli stava a cuore.

Circe

Nelle loro peregrinazioni, Ulisse e i suoi uomini arrivano all'isola di Eea, dove abita Circe, una dea o maga che li trasforma in maiali con l'uso di pozioni magiche. L'eroe si salva grazie a un antidoto che gli ha dato Ermes e costringe Circe a restituire sembianze umane al suo equipaggio. Nolan trasforma questo personaggio in una strega ante litteram che trasforma gli uomini manipolandoli alla lettera (forse un omaggio al body horror contemporaneo?), non soltanto in maiali ma in vari tipi di creature (ampio uso di animatronic e/o CGI). Inserisce anche una nota umoristica, che diventa il modo con cui Ulisse ottiene il suo scopo. Questa Circe ce l'ha a morte con gli uomini, di cui conosce gli istinti belluini e preferisce prevenire invece di curare. Nel poema, dopo aver trascorso un anno nell'isola in compagnia di Circe, una delle numerose donne con cui si unisce nel corso dei suoi viaggi, Ulisse viene convinto dai suoi compagni a ripartire.

I Lestrigoni

Una delle sequenze che hanno lasciato più perplessi gli amanti dell'Odissea, a partire dal trailer, è quella in cui Ulisse e i suoi sbarcano su un'isola, dove trovano un bambino, che prima li guarda ridendo poi emette un grido stridulo a cui accorrono dei giganti dotati di luccicanti armature. Dopo aver verificato, visto che non ricordavamo un simile episodio, abbiamo scoperto che si tratta dei Lestrigoni, che vengono subito dopo Polifemo. Forse per la difficoltà di riprodurre, subito dopo il mostruoso ciclope, altre orrende e primitive creature (cannibali anch'esse), Nolan sceglie di dotarle di incongrue armature e pure la parte del cannibalismo non è chiara da quello che succede durante l'assalto alle navi.

Il cavallo di Troia

In quello che sembra un omaggio al finale de Il pianeta delle scimmie, Nolan fa trovare il gigantesco cavallo in compagnia di Sinone, che sacrifica al fine di attuare il suo piano. Il cavallo è in posizione verticale, quasi si ergesse dalla sabbia, e non è chiaro come i soldati incaricati di aprire le porte di Troia una volta operato l'inganno dell'offerta votiva alla dea, siano posizioni e sopravvissuti. Nel film, Sinone è ignaro di tutto e muore, mentre nell'epica è un disertore e spia che convince i troiani a introdurre il cavallo dentro le mura ed è lui ad aprire le porte all'esercito. Morirà nel viaggio tra Scilla e Cariddi. Tornando al cavallo, assistiamo al faticosissimo trasporto dentro le mura di Troia, in cui viene trascinato da funi disteso su un fianco, poi, finalmente, lo vediamo di fronte al tempio su quattro zampe. Non si capisce perché alcuni dei soldati siano annegati nell'attesa e soprattutto come siano sopravvissuti senza apparenti danni ai vari sballottamenti necessari per la faticosa operazione. Va anche detto, però, che la scena della distruzione di Troia è forse la migliore del film per cui passiamo sopra alle nostre perplessità “logistiche”.

Le sirene

Questa è sicuramente una delle sequenze più suggestive e difficili da realizzare. Nolan la risolve piuttosto in fretta e fedelmente, anche se aggiunge il voice-over di Ulisse su cosa significava il loro canto. Le creature non si vedono e a un certo punto un marinaio si toglie i tappi di cera e si tuffa dalla nave, andando incontro a ignoto destino.

Scilla e Cariddi

Qua Ulisse mente ai suoi uomini, a cui non rivela, su consiglio di Circe, quello che sa. La narrazione è fedele, non vediamo il mostro Cariddi che provoca il gorgo ma appare ovviamente Scilla, in una scena molto confusa che ci impedisce di vederlo bene e che ricorda le animazioni a passo uno del leggendario Ray Harryhausen. A meno che non sia stato un omaggio consapevole da parte di Nolan al maestro della stop motion, il risultato è deludente.

Nausicaa e i Feaci (e Calipso)

Per motivi probabilmente ancora legati alla durata, Nolan omette del tutto il lungo episodio dell'approdo all'isola del Feaci (e l'incontro con Nausicaa), che poi sono quelli che riportano Ulisse, ormai solo, dopo i sette anni con Calipso, finalmente ad Itaca, affidando il compito di farlo a quest'ultima e a una zattera di fortuna. Le assenze più cospicue sono comunque quelle degli dei, fondamentali nel poema. Forse perché in fondo Nolan crede che l'uomo sia arbitro del suo destino. Anche se non si capisce allora la presenza di Athena, che forse è solo una proiezione del protagonista in crisi. E già che ci siamo, riguardo a Calipso: la ninfa nel poema lo tiene prigioniero col suo canto finché gli dei non la convincono a liberarlo. Nel film, Nolan condensa nel personaggio di Calipso l'episodio dei Lotofagi, mangiatori del fiore dell'oblio, un popolo pacifico, da cui Ulisse deve allontanare i suoi uomini, prima che dimentichino loro missione.

Il riconoscimento di Ulisse

Il finale del film segue piuttosto fedelmente quello del poema (a parte l'incoronazione di Menelao, la partenza di Ulisse e Penelope e il riconoscimento da parte del padre Laerte, assente), Ovviamente è un'invenzione di Nolan la spilla che la moglie consegna al marito di modo da sapere se chi dice di averlo visto dice la verità, La commovente scena in cui Penelope riconosce Ulisse solo quando lui le descrive il letto di legno che ha intagliato con le sue mani, è sacrificata nel film in favore di questo oggetto. Insomma, le libertà che si è preso Nolan sono parecchie, molte motivate, altre probabilmente per venire incontro ai gusti del pubblico moderno. Sicuramente le critiche ai singoli elementi non inficiano l'insieme di un film che potete e dovete giudicare solo dopo averlo visto, al cinema, come noi abbiamo fatto.



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mercoledì 15 luglio 2026

Disney+ abbassa il prezzo per tre mesi: ecco la nuova offerta e tutte le novità in arrivo

Disney+ ha annunciato una nuova promozione valida in Italia dal 15 al 28 luglio, pensata sia per i nuovi clienti sia per chi desidera riattivare il proprio abbonamento. L'offerta permette di sottoscrivere uno dei tre piani della piattaforma a un prezzo scontato per i primi tre mesi, proprio mentre il catalogo si prepara ad accogliere alcune delle uscite più attese dell'estate.

Nel dettaglio, il piano Premium sarà disponibile con 15 euro di risparmio nei primi tre mesi, il piano Standard consentirà di risparmiare 9 euro, mentre il piano Standard con pubblicità offrirà uno sconto complessivo di 6 euro. Al termine del periodo promozionale, l'abbonamento si rinnoverà automaticamente al prezzo mensile previsto dal piano scelto, salvo disdetta.

La promozione arriva in un momento particolarmente ricco per Disney+, che può già contare su nuovi titoli come Jumpers – Un salto tra gli animali, Avatar: Fuoco e Cenere, la quinta stagione di The Bear, la seconda stagione di Rivals, la serie The Testaments, la seconda stagione della serie Marvel Television Daredevil: Rinascita e la nuova stagione animata di X-Men '97. Nelle prossime settimane, il catalogo continuerà ad ampliarsi con Pompei: Fuori dal Tempo con Tom Hiddleston (23 luglio), la serie Furious (27 luglio) e Il Diavolo veste Prada 2, in arrivo il 29 luglio.

Disney+ potrebbe diventare gratis? Cosa c'è di vero nei rumor dagli Stati Uniti

Mentre in Italia l'attenzione è concentrata sulla nuova promozione, negli Stati Uniti sta circolando un'indiscrezione che potrebbe rappresentare una delle più grandi rivoluzioni nella storia di Disney+. Secondo un report di Business Insider, all'interno dell'azienda si starebbe discutendo la possibilità di introdurre un piano completamente gratuito finanziato dalla pubblicità, sul modello di servizi come Tubi o The Roku Channel. Al momento, però, non esiste alcun annuncio ufficiale: si tratterebbe ancora di un'ipotesi valutata internamente.

L'idea nascerebbe dalla crescente concorrenza delle piattaforme gratuite, che stanno conquistando sempre più spettatori. Negli Stati Uniti, infatti, servizi come YouTube, Tubi e Roku rappresentano ormai una fetta sempre più importante del tempo trascorso davanti alla TV, spingendo anche i grandi operatori dello streaming a ripensare le proprie strategie. Sempre secondo il report, Disney starebbe valutando anche nuovi formati, come contenuti brevi e video verticali, nel tentativo di attirare un pubblico sempre più abituato all'esperienza offerta da TikTok e YouTube.

Per il momento, quindi, Disney+ non diventerà gratis, né in Italia né negli altri Paesi. L'unica novità confermata è la promozione annunciata dalla piattaforma, mentre il possibile arrivo di un piano gratuito resta soltanto uno scenario tutto da verificare.



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Odissea: c'è un motivo se nessuno è mai riuscito a fare un grande film su Ulisse

Il 16 luglio arriva finalmente al cinema Odissea, il nuovo kolossal diretto da Christopher Nolan, nonché uno dei film più attesi dell'anno. Il regista di Oppenheimer, Interstellar e Il Cavaliere Oscuro ha deciso di confrontarsi con una delle storie più celebri mai raccontate: il viaggio di Odisseo verso Itaca dopo la guerra di Troia.

Sulla carta, sembra il progetto perfetto per un autore abituato a raccontare grandi dilemmi umani, avventure impossibili e personaggi tormentati. Eppure c'è un motivo se, nel corso degli anni, adattare l'Odissea per il cinema si è rivelato molto più difficile del previsto. Nonostante la fama immortale del poema attribuito a Omero, infatti, le precedenti trasposizioni non hanno mai conquistato davvero il pubblico. Dal film Ulisse del 1954 con Kirk Douglas alla miniserie televisiva del 1997, passando per altri tentativi di portare sullo schermo il mito greco, il problema è sempre stato lo stesso: raccontare davvero chi è Ulisse non è affatto semplice.

E proprio questo sarà il primo grande ostacolo per Nolan.

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Odisseo non è l'eroe perfetto che il cinema vorrebbe raccontare

Uno dei problemi più grandi degli adattamenti dell'Odissea riguarda il suo protagonista. Il cinema spesso ha bisogno di un eroe con cui il pubblico possa identificarsi facilmente: qualcuno per cui tifare, un uomo giusto che combatte contro le avversità per tornare dalla propria famiglia. Ma Odisseo non è esattamente questo. Nel poema è un uomo intelligente, astuto e determinato, ma anche pieno di contraddizioni. Durante il suo viaggio verso casa trascorre anni lontano da Itaca, prima con la maga Circe e poi con la ninfa Calipso. Certo, desidera tornare dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco, ma il suo percorso non è quello di un uomo che pensa solo alla famiglia.

L'eroe della guerra di Troia è soprattutto un sopravvissuto. Un uomo capace di ingannare gli altri, manipolare le situazioni e usare la propria intelligenza come arma. E quando finalmente torna a Itaca, il suo ritorno non è una semplice riunione familiare: dopo aver scoperto che i Proci hanno invaso il suo palazzo, li massacra senza pietà insieme al figlio. È proprio questa parte più oscura del personaggio che spesso viene ammorbidita negli adattamenti moderni. Trasformare Odisseo in un eroe più rassicurante, però, significa perdere ciò che lo rende davvero interessante: la sua capacità di essere contemporaneamente geniale e spietato.

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Il finale dell'Odissea è uno dei problemi più grandi

Un altro ostacolo per chiunque provi ad adattare il poema di Omero riguarda il suo finale. A differenza di molte grandi storie epiche, l'Odissea non si conclude con un vero lieto fine. Il re di Itaca torna finalmente a casa, ritrova Penelope e riconquista il suo regno, ma la storia non termina davvero lì. Dopo la strage dei pretendenti, infatti, le famiglie degli uomini uccisi cercano vendetta e il rischio è quello di un nuovo ciclo infinito di violenza. A fermare lo scontro deve intervenire addirittura la dea Atena, imponendo una tregua.

Per il cinema, questa rappresenta una sfida enorme: il pubblico tendenzialmente si aspetta una conclusione chiara, una vittoria definitiva dell'eroe. Ma l'opera di Omero è molto più ambigua. E considerando che Nolan è famoso proprio per i suoi finali capaci di lasciare lo spettatore con domande e interpretazioni diverse, sarà interessante capire quale direzione prenderà il regista.

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Odissea non è solo un'avventura: è la storia di un trauma

Forse il motivo principale per cui tanti adattamenti non hanno funzionato è che hanno raccontato l'Odissea come una semplice avventura piena di mostri, battaglie e creature mitologiche, ma il poema di Omero è molto più complesso. Il viaggio di Odisseo non è soltanto un percorso fisico attraverso mari sconosciuti: è il racconto di un uomo distrutto dalla guerra, segnato da anni di violenza e costretto a fare i conti con ciò che ha vissuto.

Le tempeste, i ciclopi, le sirene e gli incontri con gli dei non sono solo ostacoli spettacolari, ma rappresentano anche il modo in cui Odisseo affronta le proprie paure, i propri ricordi e il peso delle sue scelte. Il rischio, quindi, è trasformare il protagonista in una versione antica di un eroe d'azione alla Indiana Jones o Jack Sparrow, dimenticando che, dietro il mito, c'è un uomo pieno di rimorsi, desideri e contraddizioni.

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Christopher Nolan riuscirà dove tanti hanno fallito?

È proprio qui che entra in gioco Christopher Nolan. Il regista ha molte delle caratteristiche necessarie per affrontare una storia così complessa: da sempre, nei suoi film, esplora personaggi tormentati, il rapporto tra memoria e identità e il confine tra ciò che è reale e ciò che percepiamo. Secondo le prime informazioni, Odissea dovrebbe iniziare dopo la guerra di Troia, seguendo il viaggio di Odisseo verso casa. Un terreno perfetto per Nolan, che potrà unire la spettacolarità delle battaglie e dei mostri mitologici con un racconto più intimo sul peso del passato.

Se c'è qualcuno in grado di trasformare il poema in qualcosa di più di una semplice avventura epica, potrebbe essere proprio lui. Perché il vero obiettivo dell'Odissea non è arrivare a Itaca, ma capire cosa resta di un uomo dopo aver attraversato l'inferno per tornare a casa.



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martedì 14 luglio 2026

Fan di Miyazaki, segnate questa data: arriva in Italia il libro più atteso sul maestro di Studio Ghibli

Per anni è stato uno dei volumi più desiderati dai fan italiani di Hayao Miyazaki: ora, finalmente, anche noi potremo leggerlo senza dover ricorrere alle edizioni straniere. Il prossimo 28 agosto arriverà infatti in libreria Punto di partenza (1979-1996), la prima edizione italiana di Starting Point, il libro in cui il maestro dello Studio Ghibli ripercorre gli anni fondamentali della sua carriera.

Pubblicato da La nave di Teseo nella collana Oceani e tradotto da Rosamaria Pavan, il volume raccoglie oltre 580 pagine di riflessioni, ricordi, disegni e materiali originali firmati da Miyazaki. Un vero viaggio dentro la mente di uno degli autori più importanti della storia dell'animazione, proprio nel periodo che precede la consacrazione mondiale arrivata con film come Il mio vicino Totoro, Principessa Mononoke e La città incantata.

Hayao Miyazaki prima dello Studio Ghibli: un artista controcorrente

Il titolo non racconta soltanto la nascita di un regista famoso in tutto il mondo, ma segue il percorso di un giovane animatore alle prese con un'industria spesso distante dalla sua idea di cinema. Prima di diventare il simbolo dello Studio Ghibli, Miyazaki ha costruito la propria identità artistica lavorando nell'animazione televisiva e sviluppando una filosofia precisa: mettere al centro la creatività, la cura dei dettagli e il rapporto con il pubblico, anche quando questo significava scontrarsi con logiche commerciali. Sono proprio queste battaglie, insieme ai sogni e alle ossessioni che hanno accompagnato la sua carriera, a rendere il libro un documento prezioso. Non una semplice autobiografia, ma un racconto del modo in cui nasce un film secondo uno degli autori più influenti del cinema contemporaneo.

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Dai ricordi di John Lasseter ai segreti dei film Ghibli

Ad aprire il volume c'è un'introduzione di John Lasseter, fondatore della Pixar e tra le figure che più hanno contribuito alla diffusione del cinema di Miyazaki negli Stati Uniti. Lasseter racconta il suo incontro con il lavoro del regista giapponese, avvenuto ai tempi di Lupin III – Il castello di Cagliostro, il primo lungometraggio diretto da Miyazaki. Nel corso delle pagine, prende forma un ritratto ricchissimo dell'autore: dalle sue idee sull'animazione al suo rapporto con cinema e letteratura, passando per il profondo legame con Osamu Tezuka, considerato il "dio del manga".

Non mancano poi materiali inediti e curiosità per gli appassionati: illustrazioni, fumetti, bozzetti e riflessioni legate alla sua grande passione per il volo e per gli aerei d'epoca, elemento ricorrente in moltissimi suoi film. Il volume contiene anche appunti, soggetti e documenti dedicati ad alcune opere celebri dello Studio Ghibli, oltre a progetti mai arrivati sul grande schermo.

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A chiudere il libro è un contributo di Isao Takahata, amico di una vita e co-fondatore dello Studio Ghibli, che offre uno sguardo più intimo sul Miyazaki artista e sull'uomo dietro le sue opere. Per questo motivo Punto di partenza (1979-1996) rappresenta qualcosa di più di una raccolta di ricordi: è una finestra privilegiata sul processo creativo di un autore brillanti ed enigmatico, che promette di diventare un appuntamento imperdibile per chi vuole scoprire non solo i film di Miyazaki, ma anche le idee e le passioni che li hanno resi immortali.



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lunedì 13 luglio 2026

I migliori film in streaming di Jon Bernthal, che interpreta Menelao nell'Odissea di Christopher Nolan

L’Odissea diretto da Christopher Nolan, il ruolo di Menelao è stato affidato al sempre efficace e carismatico Jon Bernthal. Lanciato dalla serie TV The Walking Dead, l’attore originario di Washington si è ritagliato una notevole carriera sia come caratterista che in ruoli principali. Eccovi dunque cinque film in streaming in cui ha dato prova della sua bravura. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Jon Bernthal, che interpreta Menelao nell Odissea di Christopher Nolan

  • Sicario
  • Sweet Virginia 
  • I segreti di Wind River 
  • Le Mans ‘66 - La grande sfida 
  • Una famiglia vincente - King Richard

Sicario (2015)

Piccola ma fondamentale partecipazione a uno dei migliori film diretti da Denis Villeneuve, forse ancora oggi il migliore. Nel ruolo dell’uomo che tenta di sedurre e poi eliminare la protagonista Emily Blunt, Bernthal offre una prova maiuscola, ambigua prima e seriamente terrificante poi. Sicario è un thriller di frontiera stilizzato e perfettamente orchestrato, sia a livello visivo che nella sceneggiatura di Taylor Sheridan. L’inizio è folgorante, lo svolgimento soffocante, il finale suggestivo. Film violentissimo ma prima di tutto a livello psicologico. Benicio Del Toro era da Oscar come miglior non protagonista. Josh Brolin anche lui da applausi, come tutti quelli che vi hanno partecipato. Uno dei migliori film di genere nel nuovo millennio, forse il migliore. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

Sweet Virginia (2017)

Quando Bernthal lavora come protagonista, molto spesso in piccoli prodotti indipendenti, talvolta ne escono fuori film che meritano decisamente di essere ricordati. È il caso appunto di Sweet Virginia, thriller rarefatto di provincia che vede nell’ottimo cast anche Rosemarie DeWitt, Imogen Poots e un terrificante Christopher Abbott, più Odessa Young. Diretto da Jamie M. Dagg, questo dramma criminale racconta di personaggi alla deriva, della dissoluzione della vita di tutti i giorni con un senso di predestinazione davvero notevole. Uno dei quei film che una volta visti ti rimangono nella memoria, denso nelle atmosfere e preciso nello sviluppo di storia e personaggi. E con prove di attori encomiabili. Cercatelo e guardatelo! Disponibile su Amazon Prime Video.

I segreti di Wind River (2017)

Anche in questo caso una parte di supporto di impatto emotivo indiscutibile. L’esordio alla regia di Taylor Sheridan è a mani basse il miglior film dell’anno, un thriller innevato e di frontiera dove Jeremy Renner la fa decisamente da padrone. I segreti di Wind River è cinema che ti costringe a prendere posizione, che mette in scena personaggi discutibili ma capaci di entrarti sotto pelle. Elizabeth Olsen come protagonista a supporto è brava, gli attori non protagonisti sono eccezionali. Il dolore del protagonista è tangibile, sommesso quanto potente. Il suo desiderio di vendetta è altrettanto forte da esperire. Un prodotto che va oltre il genere e si fa qualcosa d’altro, di più forte. Ogni volta che lo rivediamo aggiunge qualcosa a quanto ci ha dato in precedenza. Il che era già molto. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW.

Le Mans ‘66 - La grande sfida (2019)

Nel ruolo di Lee Iacocca, Bernthal aggiunge quel pizzico di ironia mescolata a carisma che eleva le performance di un cast già eccezionale. Le Mans ‘66 - La grande sfida vede infatti protagonisti Christian Bale, Matt Damon, Tracy Letts, Caitriona Balfe, Josh Lucas e Noah Jupe. Raramente un film sulle corse automobilistiche ha raggiunto tali traguardi, sia a livello artistico che al botteghino. Nona  caso alla regia c’è James Mangold, uno degli ultimi grandi veri artigiani del cinema americano contemporaneo. Non a caso arriva, e giustamente, la candidatura all’Oscar per il miglior film dell’anno. I duetti tra Damon e Bale sono deliziosi, le scene di corsa adrenaliniche. Il film è costruito e girato con la maestria di una volta, e la stessa epica. Grandioso e intimo. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, NOW, Disney +.

Una famiglia vincente - King Richard (2021)

Il biopic diretto da Reinaldo Marcus Green con un Will Smith da Oscar vede Bernthal recitare nel ruolo di uno degli allenatori delle giovani Venus e Serena Williams. Altra prova di supporto in indubbio valore. Una famiglia vincente - King Richard si rivela un film molto interessante perché racconta di un’ossessione personale che travalica fin troppo spesso l’amore per le proprie figlie. Un dramma asciutto e ben costruito, che si poggia ovviamente sulle prove solide degli attori. Aunjanue Ellis-Taylor nel ruolo della madre/moglie è bravissima, la vera sorpresa del film, e infatti arriva alla candidatura come non protagonista. Complesso, pieno di domande dalle risposte non facili, questo è un film da vedere più volte per cercare di comprendere sempre meglio. Intelligente e non scontato. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision.



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Digger: Tom Cruise annuncia con un video l’arrivo, in giornata, del trailer di Digger, suo primo film con Iñárritu

Arriva oggi, e lo aspettiamo più impazienti che mai, il trailer di Digger, o meglio un trailer più corposo delle poche immagini che abbiamo visto qualche settimana fa, che pure ci davano un assaggio della prima collaborazione tra Tom Cruise e Alejandro González Iñárritu. Ancora oggi ben poco si sa del film, se non che si tratta di una commedia di proporzioni catastrofiche, come annunciato dal teaser. Sappiamo anche che al centro della storia c’è un uomo molto potente che, mentre cerca di diffondere il suo sapere nel mondo, combina, come già detto, un caos cosmico. Ovviamente il trailer ci svelerà qualcosa in più, e per questo il suo arrivo è celebrato da Tom come qualcosa di epico. Nel post condiviso da Crusie su X leggiamo:

Scava o muori. DIGGER. Soltanto al cinema dal 2 ottobre.

Sempre a proposito del film, vogliamo ricordare che ha dei costi stratosferici, come annunciato circa un mese fa. La cifra si aggira fra i 125 e i 200 milioni dollari, cosa frequente quando a interpretare il ruolo del protagonista è Cruise ma piuttosto insolita per il regista messicano, che negli anni passati ha fatto un punto d’onore dei suoi budget piuttosto bassi, soprattutto a fronte del successo dei suoi film. Sappiamo che Digger è tecnicamente complesso e accurato. È stato infatti girato in pellicola 35mm in formato VistaVision e il direttore della fotografia è il magnifico Emmanuel Lubezki, che è l’unico della sua categoria ad aver vinto per tre anni consecutivi l’Oscar per la migliore fotografia: con Gravity, Birdman e Revenant - Redivivo. Gli ultimi due, come sappiamo, sono stati diretti da Iñárritu, che, dopo una lunga collaborazione con Rodrigo Prieto, è passato a lui. Lo ha “tradito” per Darius Khondji (per Bardo, la cronaca falsa di alcune verità) ma ora è tornato a Canossa. Proprio per la grandiosità di Digger, il regista ha preteso un’uscita esclusiva nelle sale. Ha fatto bene - aggiungiamo noi -e anche se il film non è un blockbuster, è comunque un progetto grandioso, come del resto lo era Revenant - Redivivo, che non era certo stato girato nel giardino di casa di Alejandro.

Sceneggiato da Sabrina Berman, Alexander Dinelaris, Nicolas Giacobone e dallo stesso Alejandro González Iñárritu, Digger ha un cast all star. Accanto a Tom troviamo: Jesse Plemons, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg, Sophie Wilde, Emma D'Arcy, Riz Ahmed, Pip Torrens, Corey Johnson, Cullen Moss e Joe Hurst.

Il post di Tom Cruise con la notizia dell'arrivo del trailer previsto per oggi

Il video postato da Tom Cruise su X ieri sera (per noi stanotte) non aggiunge moltissimo al teaser, ma aumenta l'hype, che ha già raggiunto livelli stratosferici. Questo perché troveremo l'attore molto diverso da come l'abbiamo visto per esempio nella saga di Mission: Impossible, dove era indiscutibilmente un eroe. Qui Cruise si mette più in gioco e dà spazio a quel lato ironico e – perché no? – funambolico mostrato in Tropic Thunder con il personaggio di Les Grossman e in Rock of Ages, nel quale impersonava la rockstar a torso nudo e con pantaloni di pelle Stacee Jaxx.



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