lunedì 22 giugno 2026

Good Luck, Have Fun, Don't Die: Michael Peña commette un grave errore in una clip in anteprima esclusiva del film

Sta arrivando al cinema uno dei film più divertenti, sregolati e liberi della stagione, che da quando abbiamo visto alla Berlinale lo scorso febbraio stiamo cercando di portare alla vostra attenzione: il film Good Luck, Have Fun, Don’t Die, strampalato mix tra commedia, fantascienza, thriller e azione che vede protagonista un grandissimo Sam Rockwell e che è stato diretto da Gore Verbinski, il regista americano che in carriera ha esplorato vari aspetti del cinema contemporaneo, dalla saga di Pirati dei Caraibi fino all'horror di The Ring, passando per l'animazione di Rango e la commedia amara di The Weather Man. Il film, scritto dal comico inglese Matthew Robinson, debutta nei cinema italiani il 25 giugno distribuito da Vertice 360, e questi sono trama e trailer ufficiali.

Una notte oscura. Un diner affollato. Un uomo armato di detonatore irrompe nel locale proclamando di venire dal futuro. È la 117ª volta che torna con lo stesso imperativo. Prima che il tempo scada, deve reclutare un gruppo di avventori del tutto improbabili e palesemente impreparati (Haley Lu Richardson, Michael Peña, Zazie Beetz, Asim Chaudhry e Juno Temple) per fermare l’imminente apocalisse dell’intelligenza artificiale e salvare l’umanità dai pericoli dei social media. Il problema? Tutto gioca contro di loro: dagli sconosciuti scettici agli adolescenti con il cervello ormai consumato dagli algoritmi, fino a mostruosità digitali fuori da ogni controllo. Eppure, se questo improbabile gruppo riuscirà nell’impresa, forse il mondo potrebbe ancora salvarsi… oppure no, chi lo sa. Dal regista premio Oscar Gore Verbinski (Pirates of the Caribbean, The Ring, Rango), GOOD LUCK, HAVE FUN, DON’T DIE è un’avventura comica, frenetica, folle e apocalittica come non avete mai visto prima.

Come avrete forse letto in  in questa recensione, non è che di Good Luck, Have Fun, Don’t Die - massimalista fin dal titolo -  ci abbiano convinto solo la trama o i mille riferimenti che fa alla storia della fantascienza, ma anche la satira sui nostri cervelli fritti da telefonini e social media. Un esempio di quest'ultimo aspetto lo abbiamo nella clip del film di Gore Verbinski che vi presentiamo qui di seguito in anteprima esclusiva. Dei vari componenti la "squadra" che assiste il personaggio di Rockwell nel film, viene infatti raccontato del pregresso che arriva tramite alcuni flashback, e qui vediamo quello che vede protagonista il personaggio interpretato da Michael Peña che, assieme alla fidanzata (Zazie Beetz), insegna in un liceo di Los Angeles. Nella clip lo vediamo alle prese con una classe totalmente assorbita dallo smartphone, e con un suo gesto inconsulto che scatena nei ragazzi una reazione che avrà inquietanti conseguenze. 



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domenica 21 giugno 2026

Oggi nasceva Billy Wilder: ricordiamone il genio attraverso cinque film in streaming

Il 22 giugno 1906 nasceva a Sucha Beskidzka, in Polonia, il genio assoluto di Billy Wilder. Dopo essersi fatto le ossa a Vienna e Berlino, Wilder si è trasferito a Hollywood nel 1937 lavorando prima come sceneggiatore  -principalmente per il suo mentore Ernst Lubitsch - fino al suo esordio dietro la macchina da presa con Frutto proibito (1942), che vede protagonisti Ginger Rogers e Ray Milland. Da quel momento Wilder ha riscritto la storia del cinema americano sfidando il sistema dall’interno, proponendo storie e personaggi in grado di mettere in discussione lo status quo sociale, civile e politico del paese. I cinque film in streaming che abbiamo scelto per rendergli omaggio sono soltanto una piccola parte di una produzione ricca di toni, generi, sfumature e voglia di mettersi in discussione. Godetevi dunque il meglio del grande e invariato Billy Wilder, sperando che i titoli che trovate qui sotto vi stimolino a recuperare anche gli altri tasselli di una filmografia incredibile. Buona lettura.

Cinque film in streaming diretti dal genio di Billy Wilder

  • La fiamma del peccato
  • Giorni perduti 
  • Viale del tramonto 
  • A qualcuno piace caldo
  • L’appartamento

La fiamma del peccato (1944)

Uno dei lungometraggi che hanno contribuito in maniera fondamentale a scrivere la grande pagina del noir anni ‘40. Co Sceneggiato con Raymond Chandler, ispirato dalle pagine di James M. Cain, La fiamma del peccato possiede una tensione narrativa incredibilmente solida e sfaccettata. Una Barbara Stanwick magnifica femme fatale, Fred MacMurray in grande spolvero e il sempre efficace Edward G. Robinson compongono un trio di atotri principlai incommensurabile. Il resto lo fa una messa in scena tagliente e stilizzata. il meglio di Wilder come regista. Sette nomination all’Oscar tra cui quelle per il film, la regia, l’attrice protagonista e l’adattamento. Titolo extralusso, grande trasposizione che eleva il genere. Portentoso e soffocante. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Giorni perduti (1945)

Un weekend a New York, un giornalista dedito più alla bottiglia che alla pagina, un dramma che spesso e volentieri sfocia nell’horror psicologico, come nella straordinaria scena dell’allucinazione. Un Ray Milland mattatore e verissimo trascina Giorni perduti esattamente dove il regista vuole, contribuendo a farne un film di"intensità emotiva eccellente". Il lavoro sugli interni è memorabile, la progressione narrativa soprattutto nelle sequenze dentro i bar della Grande Mela a tratti quasi insostenibile. Oscar per film, regia attore protagonista e sceneggiatura originale per un lungometraggio che all'epoca sfidò le regole del realismo portando sul grande schermo una piaga sociale fino a quel momento oggetto di silenzio, come un tabù. Ma Wilder è Wilder…Disponibile su CHILI, Apple Itunes.

Viale del tramonto (1950)

Semplicemente uno dei più grandi film della storia del cinema, che meritava l’Oscar con tutto il rispetto per un altro grande titolo quale è stato Eva contro Eva. Ma Viale del tramonto si spinge ben oltre, troppo per essere apprezzato fino in fondo  dal’establishment e dai premi che rappresenta. Uno sguardo impietoso e devastante dall'interno su Hollywood che dimentica le stelle di un tempo, che vive di ossessioni e stelline luccicanti. William Holden, Gloria Swanson, Erich Von Stroheim sono dolorosi e intensi, la sceneggiatura (Oscar) si sviluppa come un labirinto umano pazzesco. Il risultato è un dramma incorniciato da un’idea narrativa destinata a diventare leggenda, e un'inquadratura finale altrettanto simbolica. Il meglio del meglio del meglio. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

A qualcuno piace caldo (1959)

Il lungometraggio forse più famoso e celebrato dell’intera carriera di Billy Wilder, e tutto sommato a buon diritto. Perché A qualcuno piace caldo è una commedia degli equivoci scoppiettante che gioca con i ruoli e i sessi non prendendosi mai troppo sul serio pur affrontando tematiche più che importanti. Jack Lemmon, Tony Curtis e una divina Marilyn Monroe compongono un cast formidabile, a cui si aggiungono una serie di caratteristi straordinari. Il ritmo di A qualcuno piace caldo è indiavolato, le gag impareggiabili, il finale con la battuta iconica “Nessuno è perfetto!” perfetto per un film leggero e brioso. Molte candidature all’Oscar tra cui regia, sceneggiatura e a Lemmon come protagonista. Arriva la sola statuetta per i costumi della divina Edith Head. Uno dei film comici che hanno elevato il genere a pura arte. Funambolico. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes.

L’appartamento (1960)

E chiudiamo con il nostro film preferito di Billy Wilder, anzi il nostro preferito in assoluto. L’appartamento racconta il cinismo e l'alienazione  a cui New York può spingerti con una verità che può essere tranquillamente applicata ai nostri giorni. E C.C. Baxter e Miss Kubelik sono due antieroi complessi e non retorici, capaci di raccontare le difficoltà dei rapporti umani in un ambiente sottilmente ostile. Cinico e insieme incredibilmente romantico, L’appartamento vince l’Oscar per film, regia e sceneggiatura ma perde incredibilmente quelli per i due magnifici protagonisti Shirley MacLaine e Jack Lemmon. Un finale aperto, momenti di scrittura raffinata e prodigiosa. la scena dello svelamento attraverso lo specchio rotto è semplicemente maestria della sceneggiatura. Non ci sarà un’altra commedia romantica come questa. Punto. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video.



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La XVI edizione de La Pellicola d'Oro, i mestieri del cinema italiano in festa a Via Veneto: i vincitori di quest'anno

Si è celebrata a Via Veneto, nel cuore di Roma, la sedicesima edizione de La Pellicola d'Oro, serata di premiazione condotta con maestria da Roberta Ammendola. L'evento, ideato e promosso dall'associazione culturale S.A.S. Cinema sotto la guida del suo presidente, lo scenografo e regista Enzo De Camillis, porta avanti da anni la missione di dare risalto ai mestieri tecnici e artigianali che sostengono ogni produzione cineaudiovisiva italiana, troppo spesso rimasti nell'ombra rispetto ai volti noti del grande schermo. Tra i momenti più attesi della serata, il Premio Speciale per l'Attività Artistica è andato a Sebastiano Somma e Gloria Guida, mentre i riconoscimenti come Miglior Attore e Miglior Attrice nella sezione cinema sono stati assegnati rispettivamente a Sergio Romano e Anna Foglietta. Per la sezione fiction, i corrispondenti premi sono stati conferiti a Max Tortora e Vanessa Scalera. Non sono mancati momenti di svago, con l'estrazione di due biglietti omaggio per le Arene di Roma e per un weekend in hotel con Spa per due persone.

La manifestazione ha richiamato un folto pubblico di personalità del mondo dello spettacolo e delle istituzioni: tra gli ospiti presenti, gli attori Pino Quartullo e la moglie Margherita Romaniello, Mariapia Calzone, Fiamma Parente, Rausy Giangarè, Roberta Di Somma, Floriana Gentile, Arianna Aloi, Cartisia Somma, Emanuele Porzio, Gianni Franco, Nicola Cuneo, Pietro Romano e il produttore Giannandrea Pecorelli, insieme a numerosi rappresentanti di enti e associazioni di settore come AIC, ANICA, MIC, Rai e Regione Lazio. L'iniziativa ha potuto contare sull'adesione della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e di Roma Capitale, oltre a svolgersi sotto l'Alto Patrocinio del Parlamento Europeo e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il sostegno, tra gli altri, della Banda Musicale della Marina Militare, della Regione Lazio, di Roma Lazio Film Commission, ANICA, APA, FITeL, Panalight e Studios Ex De Paolis.

I vincitori della Pellicola d'Oro 2026

Direttore di produzione
Maurizio Gallozzi, "La Città proibita" (sezione cinema)
Sabrina Manna, "Il Conte di Montecristo" (sezione fiction)

Operatore di macchina
Matteo Carlesimo, "La città proibita" (sezione cinema)
Riccardo Filippini, "Sandokan" (sezione fiction)

Capo elettricista
Gabriele Gorga, "La città proibita" (sezione cinema)
Stefano Proietti, "Call My Agent" (sezione fiction)

Capo macchinista
Cristiano Biagioli, "La Grazia" (sezione cinema)
Tommaso Mele, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Attrezzista di scena
Stefano Carbonaro, "Fuori" (sezione cinema)
Claudio Stefani, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Premio speciale attività artistiche all'attrice Gloria Guida

Attrice protagonista
Anna Foglietta, "Storia di una donna" (sezione cinema)
Vanessa Scalera, "Storia della mia famiglia" (sezione fiction)

Sarta di scena
Lucia Signori, "La città proibita" (sezione cinema)
Antonietta Rendina, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Premio speciale ad Alberto Di Giuli (premio alla carriera come capo costruttore)

Premio speciale a Vittorio Imperia (per i 10 anni di attività nella fiction "Il Paradiso delle Signore")

Premio speciale a Sergio D'Offrizzi (direttore della fotografia)

Premio speciale a Nino Celese (direttore della fotografia)

Tecnico di effetti speciali
Maurizio Corridoni, "La città proibita" (sezione cinema)
Franco Galiano, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Sartoria cineteatrale
Anna Mode, "Queer" (sezione cinema)
Tirelli, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Capo costruttore
Cosimo Giannuzzi, "La Grazia" (sezione cinema)
Corrado Corradi, "Sandokan" (sezione fiction)

Attore protagonista
Sergio Romano, "La città di Pianura" (sezione cinema)
Max Tortora, "Doppio Gioco" (sezione fiction)

Premio speciale giovani dell'Istituto Cine-TV Rossellini a Gabriele Mainetti per il film "La città proibita"

Storyboard artist
Cristian De Giglio, "Queer" (sezione cinema)
David Orlandelli, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Capo pittore di scena
Paolo Cameli, "Queer" (sezione cinema)
Arianna Pascazi, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Premio attività artistiche a Sebastiano Somma

Maestro d'armi
Liang Yang, "La città proibita" (sezione cinema)
Emiliano Novelli, "Il Gattopardo" (sezione fiction)

Creatore di effetti sonori
Mirko Perri, "La città proibita" (sezione cinema)
New Digital Film Sound, "Il Gattopardo" (sezione fiction)



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Storia della CCTV: quando il cinema sfidò la TV trasformandosi in un'arena per eventi quasi 80 anni fa

Oggi è non è inusuale trovare nella programmazione delle sale cinematografiche concerti, opere liriche, spettacoli teatrali o eventi sportivi trasmessi in diretta. Il National Theatre Live, ad esempio, porta nei cinema di tutto il mondo i prestigiosi allestimenti del teatro londinese. Le partite di calcio sono, allo stesso modo, una ghiotta opportunità per i fan che vogliono vedere la nazionale in un constesto da grande schermo, in piazza o in una sala (si spera fra quattro anni). Quello che molti spettatori ignorano è che questa pratica affonda le proprie radici in una tecnologia nata ben prima dell’era digitale, ovvero la Closed-Circuit Television (CCTV).

Nel contesto dell’intrattenimento, la CCTV non era la videosorveglianza che conosciamo oggi, ma un sistema di trasmissione televisiva a circuito chiuso che consentiva di inviare un segnale video soltanto a luoghi autorizzati. La foto in alto (archivio Giancolombo) mostra la sala di un cinema di Carpi che offriva la possibilità agli spettatori, privi di TV a casa, di vedere Lascia o raddoppia, il programma televisivo più amato degli anni Cinquanta. La vera CCTV già dagli anni '40 negli Stati Uniti venne utilizzata per trasmettere eventi sportivi dal vivo in cinema, arene e auditorium. L'idea nasceva soprattutto come strumento per aumentare il pubblico di eventi che potevano essere visti soltanto da poche migliaia di persone presenti fisicamente.

L'ascesa del tubo catodico seminava il panico

La situazione cambiò radicalmente nella seconda metà degli anni '50, quando negli Stati Uniti il numero di televisori nelle abitazioni esplose. Si passò da circa il 9% delle famiglie nel 1950 che possedevano quella scatola magica, a oltre l'80% alla fine del decennio. Gli esercenti cinematografici si trovarono improvvisamente di fronte a un concorrente potentissimo. Molti spettatori preferivano restare comodamente a casa e il cinema registrò una significativa perdita di pubblico.

Fu proprio in questo contesto che l'industria cinematografica iniziò a sperimentare diverse strategie per differenziarsi dall'esperienza domestica. Di fatto, la sala comprese i propri superpoteri, ancor oggi imprescindibili: aggregazione e spettacolarità.
Arrivarono il Cinemascope, il Cinerama, il 3D e, in alcuni casi, anche gli eventi trasmessi tramite CCTV. Non era l'unica risposta alla crisi, ma certamente faceva parte di un tentativo più ampio di offrire qualcosa che la televisione di casa non poteva, e che anche oggi nel 2026 non può, garantire: la dimensione spettacolare e collettiva tipica dell'esperienza cinematografica.

Pugilato, musica e sport sul grande schermo

Il successo della CCTV fu legato soprattutto alla boxe. Il primo grande incontro distribuito con questo sistema fu il rematch tra Joe Louis e Jersey Joe Walcott nel 1948. Nel dicembre del 1952, l'opera Carmen venne trasmessa in diretta dal Metropolitan Opera di New York a ben trentuno cinema in ventisei città americane. Il successo spinse a trasmettere negli anni successivi anche musical di Broadway e concerti di musica classica.
Negli anni '60 e '70 il fenomeno raggiunse dimensioni enormi grazie alla boxe, le cui sfide venivano proiettate contemporaneamente in centinaia di sale e palazzetti. Eventi come il celebre Rumble in the Jungle (Muhammed Ali vs George Foreman) del 1974, svoltosi a Kinshasa, il successivo Thrilla in Manila (Muhammed Ali vs Joe Frazier) del 1975 e il mitico The War of the Worlds (Ali vs Antonio Inoki) a Tokyo che festeggia in questi giorni il 50° anniversario (in basso il manifesto per pubblicizzare l'evento a Londra, ritrasmesso in diretta nella storica sala Odeon Leicester Square con ingresso a mezzanotte).

Anche la musica, come citato prima, si difendeva bene. Nel marzo del 1964, il primo concerto dei Beatles negli USA al Washington Coliseum venne proiettato via CCTV in centinaia di cinema americani. Nelle sale vennero rimosse le poltrone per permettere ai fan di ballare e urlare esattamente come se si trovassero sotto il palco. A differenza della boxe, si trattava di una trasmissione della registrazione dell'esibizione avvenuta un mese prima. Il celebre concerto di Elvis a Honolulu del 1973, invece, fu il primo evento musicale trasmesso globalmente via satellite, proiettato in diretta in moltissime sale cinematografiche europee e asiatiche per i paesi che non coprivano la diretta televisiva standard (e con differita in alcuni casi per via del fuso orario).

Tra il 1964 e il 1970 la celebre corsa automobilistica di Indianapolis abbandonò la TV domestica per stringere un accordo con la CCTV ed essere esclusivamente trasmessa nei cinema. Per cinque edizioni le dodici telecamere del circuito offrivano uno spettacolo live in bianco e nero per gli spettatori delle sale. Soltanto l'ultima edizione fece il salto tecnologico passando al colore. La transizione tardiva al colore e una qualità di produzione considerata mediocre per gli standard cinematografici furono tra i motivi che decretarono la fine di questo esperimento, segnando così il ritorno al piccolo schermo.

La CCTV fu un business globale fino agli anni '80

Sebbene gli Stati Uniti rappresentassero il mercato principale, la CCTV si diffuse rapidamente anche in Canada, Regno Unito, Giappone e in numerosi altri Paesi. La tecnologia permetteva di sfruttare infrastrutture già esistenti e di raggiungere un pubblico enorme senza i limiti strutturali degli impianti sportivi. La risposta del pubblico fu entusiastica perché l’esperienza manteneva una forte dimensione collettiva. Le sale cinematografiche diventavano luoghi di aggregazione dove tifare, applaudire e vivere emozioni condivise, proprio come accadeva negli stadi o nei teatri.

I biglietti costavano generalmente più di una normale proiezione cinematografica, ma meno rispetto alla presenza dal vivo nell’arena che ospitava l’evento. Molte sale trasformavano l’occasione in una vera festa. Locandine dedicate, gadget, programmi stampati e allestimenti a tema contribuivano a creare l’illusione di assistere realmente all’incontro. La formula si estese anche al wrestling professionistico, culminando con il successo della prima edizione di WrestleMania nel 1985, seguita da oltre un milione di spettatori attraverso il circuito chiuso.

L’avvento della televisione via cavo e successivamente della pay-per-view domestica decretò il progressivo declino della Closed-Circuit Television tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90. Guardare un incontro o uno spettacolo da casa diventò più comodo e meno costoso, riducendo drasticamente la necessità di recarsi in una sala cinematografica. Sebbene il sistema non sia scomparso del tutto, il suo ruolo centrale nell’industria dell’intrattenimento terminò in quel periodo.

L’idea alla base della CCTV, però, è tornata in auge recentemente sotto una nuova veste. Grazie alla proiezione digitale e senza il pretesto di un evento in diretta, i cinema hanno ricominciato a ospitare contenuti alternativi. Concerti vintage di artisti come David Bowie, i Queen e Robbie Williams, opere liriche, balletti, spettacoli teatrali e perfino eventi sportivi, fanno sporadicamente parte della programmazione di alcune sale grazie a un sistema di distribuzione dedicato. L’attuale fenomeno dell’event cinema non è altro che l’evoluzione tecnologica di una pratica nata quasi ottant’anni fa, quando le sale cinematografiche scoprirono di poter essere molto più di semplici luoghi in cui vedere un film.
Il potere aggregativo e la dimensione spettacolare continuano a essere i muscoli che il cinema sa di poter mostrare di fronte al blob informe di contenuti social e in streaming. Anzi, per come il mondo si è parzialmente involuto con gli smartphone, diventando più rumoroso e superficiale, la sala cinematografica si è anche riscoperta detentrice di un altro valore, quello di offrire un prezioso isolamento da tutto questo chiasso.



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sabato 20 giugno 2026

Il retroscena che cambia tutto: Anne Hathaway ha quasi interpretato un altro personaggio accanto a Christian Bale

Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno avrebbe potuto coinvolgere Anne Hathaway in modo diverso, ma destino ha voluto che apparisse nel cast come interprete di Catwoman. Eppure, in principio, l’attrice aveva effettuato l’audizione per il personaggio di Harley Quinn, o quantomeno così credeva.

Diretta da Christopher Nolan, la trilogia de Il cavaliere oscuro ha potuto contare su performance degne di nota, da quella di Christian Bale scelto come Batman fino a quella del Joker di Heath Ledger. Anne Hathaway è stata coinvolta soltanto nell’ultimo film della trilogia ed è stata presentata al pubblico come Selina Kyle, in arte Catwoman, ma inizialmente aveva manifestato interesse per un personaggio molto diverso seppur ugualmente potente nella storyline di Batman.

Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, inizialmente Anne Hathaway aveva partecipato alle audizioni credendo di interpretare un altro forte personaggio di Gotham City

A raccontare di più in un’intervista ai microfoni di BBC1 Radio, tramite CBR, è stata proprio Anne Hathaway. L’attrice, riapparsa di recente al cinema dapprima con Il diavolo veste Prada 2 e Mother Mary, ha rivelato che in principio credeva di aver partecipato alle audizioni per interpretare Harley Quinn.

Sono entrata con questa splendida blusa di Vivienne Westwood, un po' stravagante ma elegante, con righe dappertutto. E indossavo delle scarpe basse che sembravano quelle del Joker. E cercavo di fare a Chris [Nolan] dei piccoli sorrisi folli. Dopo circa un'ora di riunione mi ha detto: 'Beh, sono sicuro di non doverlo dire, ma è Catwoman'. E io ho cambiato marcia. ‘Ok, cerchiamo di essere sinuose, il più sinuose possibili. Odio la mia maglietta, o meglio la amo ma in questo momento la detesto’.

Pare, dunque, che l’attrice avesse raggiunto la fase di audizione preparandosi per un ruolo estremamente diverso, curato nei minimi dettagli (come il look che ha descritto). Nolan, però, aveva già le idee chiare su chi dovesse interpretare ne Il cavaliere oscuro e alla fine l’ha coinvolta come Catwoman.



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venerdì 19 giugno 2026

Matt Damon irrompe furtivamente nello studio di Jimmy Kimmel per promuovere Odissea e far morire dal ridere il pubblico

Che Jimmy Kimmel abbia senso dell’umorismo e sia un gran burlone non è certo una novità, ma la riuscita di una puntata del suo talk show Jimmy Kimmel Live dipende anche dall’ospite di turno e dal modo in cui sta agli scherzi e raccoglie le battute del presentatore. Quando succede, il pubblico della trasmissione si diverte un mondo, così come gli spettatori a casa davanti alla tv o al computer. La puntata di ieri si è rivelata in questo senso un successo perché Matt Damon, chiamato per parlare di Odissea, ha fatto un divertente scherzetto al nostro uomo. Tutto è cominciato con l’arrivo, apparentemente imprevisto, di un pacco veramente speciale, anzi di due pacchi, entrambi non incartati e diversi solamente per dimensioni: si trattava di due cavalli. Ora, chi ha letto o ha sentito parlare del poema omerico da cui il nuovo film di Christopher Nolan è tratto, sa bene che la Guerra di Troia fu vinta dai greci grazie all’intelligenza di Ulisse, che fece lasciare davanti alle mura della città, in segno di resa e di pace, un grosso cavallo di legno al cui interno si nascondevano i migliori guerrieri greci. I troiani mangiarono la foglia e persero la guerra.

Il cavallo misterioro portato nello studio di Jimmy Kimmell: ecco come sono andate le cose

Tornando a Jimmy Kimmel, ieri sera è stato interrotto, mentre dialogava con il pubblico, da un forte nitrito, che lo ha sorpreso non poco. Subito dopo è arrivato un corriere che ha annunciato: “Ho una consegna per Jimmy Kimmel”. Il conduttore ha risposto: “Sono io Jimmy Kimmel. Di che si tratta?”. Il corriere ha indicato un monumentare cavallo alla sua destra e Kimmel, stupito, ha esclamato: “Un cavallo gigante!?”. Il corriere ha mostrato al destinatario del regalo che c’era anche un cavallo più piccolo e ha detto: “Le porto il cavallo più piccolo”. Fingendo grande stupore, Jimmy ha detto che non voleva il cavallo più piccolo, ma il corriere, accompagnato dal mitico Guillemo Rodriguez, spalla comica di Kimmel, è entrato nello studio con il cavallo più piccolo, e dal cavallo - guarda guarda - è uscito Matt Damon, che ha avuto una standing ovation. L’attore, fiero della sua impresa, ha esclamato: “Ce l’ho fatta!”, per poi declamare, indicando Kimmel: “Ho viaggiato in lungo e in largo, attraversando la guerra e il mare, per salvare questo pubblico dalla mediocrità”. Kimmel, indispettito, si è lamentato dell’intrusione e ha chiesto all’attore il motivo della sua presenza, al che Damon ha risposto, lapidario: “A te cosa sembra, idiota? Sono qui per promuovere un nuovo film che esce il 17 luglio. Si intitola Odissea, è tratto da un libro quindi probabilmente non sai di cosa sto parlando”. Sempre più contrariato, Jimmy ha chiesto a Matt: “Hai fatto questo film appositamente per intrufolarti in questa stanza dentro a un cavallo di Troia? È la cosa più triste che abbia mai visto. Sei proprio un perdente”. A quel punto l’attore ha risposto: “No, ho fatto il film per dire a te che questo è un cavallo di Troia, Tu padre avrebbe potuto usarne uno contro il suo piccolo wurstel invece di concepirti”.

Della divertente conversazione abbiamo il video. Guardandolo, potrete scoprire come ha reagito Jimmy a quest’ultima provocazione.



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Batti il Curry finché è caldo: l'autore di Obsession firma un altro contratto. Il punto sui suoi prossimi film

Curry Barker oramai lo conoscete tutti. È il 26 regista americano che ha esordito al cinema con uno degli horror migliori degli ultimi tempi, Obsession, il film attualmente quarto al botteghino italiano a cinque settimane dal suo debutto, quello che è costato soli 750mila dollari (nemmeno 656mila euro) e che è a un passo da averne incassati 300 milioni in tutto il mondo, che ha fatto impazziere pubblico e critica e pure Steven Spielberg.
Il ragazzo, insomma, ci sa fare. E pare saperci fare anche dal punto di vista imprenditoriale e della gestione della sua carriera, visto che sta surfando sull'onda del successo cercando di cogliere tutte le migliori opportunità che gli si parano di fronte. Arriva infatti oggi la notizia che Barker ha firmato un altro contratto, che lo porterà a realizzare un suo nuovo progetto originale per Universal Film Group e Blumhouse-Atomic Monster, che hanno messo il loro marchio produttivo su Obsession e che sembrano volersi tenere ben strette questo talentuoso giovanotto.
Bocche cucite su qualsiasi dettaglio di trama, e Barker si è limitato a commentare che si tratta di qualcosa che era ansioso di realizzare da un sacco di tempo.
Ma questo di cui stiamo parlando, fate bene attenzione, è solo il terzo dei progetti futuri del regista di Obsession.

Leggi anche La recensione di Obsession di Federico Gironi

Come lo stesso Barker ci aveva raccontato quando lo abbiamo intervistato via Zoom qualche settimana fa, sono già terminate le riprese del suo prossimo film, una storia di fantasmi che mescola horror e commedia che si intitola Anything But Ghosts, la cui sceneggiatura è stata scritta da Barker assieme a Cooper Tomlinson, il suo partner creativo nel canale YouTube That's A Bad Idea, grazie al quale si è fatto notare e che alterna short umoristici e cortometraggi e mediometraggi horror, come i notevoli The Chair e Milk and Serial, di cui vi abbiamo parlato.
Tomlinson, che recita anche in Obsession, è nel cast di Anything But Ghosts assieme allo stesso Barker, e a attori come Aaron Paul, Bryce Dallas Howard e Violet McGraw: la trama è quella di due imbroglioni che si spacciano per indagatori del paranormale (presumibilmente interpretati da Barker e Tomlison) che nel corso di una delle loro truffe si trovano a dover fare i conti con reali, terrificanti fantasmi.

Leggi anche Curry Barker, desideri sbagliati e amori immeritati: intervista al regista di Obsession

Anything But Ghosts è in post-produzione e dovrebbe debuttare in sala il prossimo anno, mentre in piena pre-produzione è invece il secondo film di Barker tra quelli che vedremo nel prossimo futuro, ovvero il tanto reclamizzato e atteso remake o reboot o rielaborazione di una pietra miliare dell'horror come Non aprite quella porta che verrà prodotto dalla A24 (la quale, astuta come sempre, aveva messo sotto contratto il ragazzo ancora prima che Obsession uscisse, e che accoppia il film di Barker alla serie tv commissionata a JT Molner e Glen Powell).
Barker in alcune interviste ha dichiarato avere un'idea per approcciare la storia in maniera nuova e fresca (altrimenti, dice, non avrebbe accettato), sempre nel rispetto di un film che è stato fondamentale per la sua formazione cinefila. A Variety Barker ha detto che si tratterà di una storia "brutale, cruda, molto molto scomoda per lo spetattore", e di voler "azzeccare il tono" per farci "affezionare ai personaggi con cui stiamo intraprendendo questo viaggio", di modo dale da farci sentire "davvero tristi se dovessero morire in maniera brutale".
Insomma. Almeno per un po' di tempo, di Curry Barker - come avevamo predetto - sentiremo abbondantemente parlare. E la sensazione è che dopo questi tre nuovi film, ce ne saranno molti altri.
Intanto, per chi ancora non l'avesse visto, Obsession è ancora in tanti nostri cinema.



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