venerdì 10 aprile 2026

Storie di donne, uomini e comunità: in anteprima a Roma il documentario che racconta la marginalità geografica e sociale

Il documentario Storie di donne, uomini e comunità, diretto da Paola Traverso e Vincenzo Franceschini, arriva in anteprima nazionale al Nuovo Cinema Aquila dal 13 al 17 aprile, all’interno della rassegna “Uscita d’Emergenza”.
Prodotto da TCC Teatro Cooperativa, Il Gigante e Big Bang Production, il film rappresenta il risultato di un lungo percorso creativo e produttivo sostenuto da numerose realtà istituzionali, tra cui il Ministero della Cultura e diverse Film Commission regionali. Il debutto romano segna l’inizio di un tour che porterà il documentario in tutta Italia e anche a livello internazionale, fino a una proiezione speciale al Parlamento Europeo.

Il cuore del racconto è un viaggio attraverso territori marginali, segnati dalla crisi e dall’abbandono, ma anche da una sorprendente capacità di rinascita. Dalle colline senesi del Teatro Povero di Monticchiello alle comunità alpine della Liguria, passando per esperienze urbane di rigenerazione a Genova e Bologna, fino alle realtà del Sud come Melpignano e Brindisi, il documentario racconta storie diverse unite da una stessa tensione: costruire legami, creare comunità, immaginare un futuro condiviso. In questi luoghi, spesso lontani dai riflettori, emergono nuove forme di convivenza, economia e cura del territorio che ribaltano la narrazione di un’Italia immobile.

"Storie di donne, uomini e comunità è frutto di un viaggio: fisico, poetico e politico" spiegano Traverso e Franceschini. "È un racconto corale, un intreccio di volti, voci e gesti, un mosaico di paesaggi e suoni, per far emergere e raccontare una creatività diffusa, minuta e indomita, capace di generare nuove forme di vita e di relazione. Esiste un movimento fragile e necessario che spinge l’essere umano a uscire da sé per cercare l’altro. È da questa urgenza che nasce il nostro film: un’opera che attraversa margini, periferie, borghi e città, incontra storie che spesso restano invisibili, restituendo uno sguardo aperto, autentico sul mondo che ci circonda.
Nato nel tempo dell’isolamento, il documentario guarda alla comunità non come a una forma chiusa, ma come a un organismo vivo e in continuo divenire. Per noi il cinema è questo: un luogo di incontro, di immaginazione e di costruzione condivisa, dove un’idea prende forma collettivamente. La troupe è di fatto una comunità, che in questo caso ne narra altre. E’ stato un percorso fatto di incontri, memorie e riflessioni, uno spazio per lasciarci toccare, sorprendere e farci pensare, un’avventura che continuerà nell’incontro con il pubblico in ogni città."

Dopo l’anteprima romana, Storie di donne, uomini e comunità intraprenderà un articolato percorso di proiezioni evento, toccando città come Milano, Pisa, Firenze, Livorno e Reggio Emilia, per poi proseguire nel Sud Italia tra Matera, Bari, Lecce e Foggia. Il progetto segna anche l’ingresso di Gigante Cinema Distribution nel campo della distribuzione indipendente, sostenuto dalla collaborazione di cooperative, associazioni e comunità locali. Più che un semplice documentario, Storie di donne, uomini e comunità si configura come un racconto corale che restituisce voce a chi, ogni giorno, sceglie di non subire il cambiamento, ma di costruirlo.
Qui sotto il trailer del film.



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Interstellar, Steven Spielberg ci lavorò per un anno: "Era più una cosa da Nolan"

Intervistato da Empire nell'attesa del suo Disclosure Day, al cinema dall'11 giugno, Steven Spielberg ha spiegato di avere avuto tra le mani il progetto di Interstellar per un anno intero. Ci lavorò, ma non riuscì a trovare la chiave giusta per lui.

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giovedì 9 aprile 2026

Pearl Harbor: cosa c'è di vero e cosa c'è di finzione nel film colossal ispirato a fatti realmente accaduti?

Pearl Harbor, film colossal del 2001 diretto da Michael Bay, che ha vinto il Premio Oscar per il Miglior montaggio sonoro, trae spunto dai fatti storici realmente accaduti ma si discosta dalla verità assolutamente storica per via della sua natura non accurata e per la presenza di diversi errori (se ne possono contare addirittura ben 177), oltre che dell'intreccio principale prettamente romanzato e amoroso. Ma cosa c'è di vero e cosa c'è di finzione?

Pearl Harbor film diretto da Michael Bay: di cosa parla il film?

Rafe McCawley (Ben Affleck) e Danny Walker (Josh Hartnett), migliori amici e appassionati di aerei sin da bambini, si sono arruolati insieme nel Corpo Aeronautico dell’esercito e sono entrambi primi tenenti sotto il comando del maggiore Jimmy Doolittle (Alec Baldwin). Il superiore informa Rafe che la sua domanda per entrare nello Squadrone Eagle - un comando dell’aeronautica inglese per piloti americani - è stata accettata; deve quindi sottoporsi ai controlli e alle visite mediche a cui i soldati devono sottoporsi per poter partire in missione. Qui il ragazzo incontra una bella e gentile infermiera di nome Evelyn (Kate Beckinsale) che, dopo aver scoperto la dislessia del ragazzo, gli assegna ugualmente i 10/10 all’esame oculistico per non togliergli il distintivo. Tra i due nasce l'amore ma ben presto sono costretti a separarsi per via dell'imminente partenza di Rafe per combattere in Europa contro le forze naziste. Le promette comunque di raggiungerla al più presto.

Nel frattempo, Evelyn e Danny devono trasferirsi alla base navale delle Hawai, a Pearl Harbour, la principale base statunitense nel Pacifico. Qui, poco dopo, vengono a scoprire che Rafe è stato dato per disperso in un'azione di guerra. Il grande dolore per la perdita del suo amato porta Evelyn nelle braccia di Danny: i due finiscono con l'innamorarsi ed iniziare una relazione. Qualche settimana più tardi, però, Rafe torna a casa e si presenta da lei, spiegandole che è sopravvissuto all'incidente spinto proprio dall’amore per lei. Ma capisce fin da subito che qualcosa è cambiato. Tuttavia i due amici non hanno tempo e modo di chiarirsi perché la mattina successiva Pearl Harbor viene attaccata dall’esercito giapponese. Danny e Rafe si troveranno coinvolti, così come Evelyn, nella difesa aerea del porto militare e, nel tentativo di salvare più vite possibili, metteranno momentaneamente da parte i loro rancori...

Pearl Harbor: cosa c'è di vero e cosa di finzione?

Il film diretto da Michael Bay, come detto sopra, trae spunto dai fatti storici realmente accaduti ma l'attacco alla base navale di Pearl Harbor da parte dell'esercito giapponese funge solo da sfondo/contesto storico in cui viene inserito un intreccio prettamente romanzato e amoroso. Il triangolo amoroso tra i tre protagonisti è infatti puramente finzione e anche gli stessi personaggi sono immaginari, ma le riprese di Rafe e Danny nel film sono ispirate alle azioni eroiche di due piloti realmente esistiti, Kenneth Taylor e George Welch. Di vero, oltre al contesto storico, troviamo anche il personaggio di Doris Miller, il quale è esistito veramente: si trattava di un addetto alla mensa che, nonostante non fosse addestrato, ad un certo punto, prese il controllo di una mitragliatrice e fu il primo afroamericano a ricevere la Navy Cross. Sono realmente esistiti anche il presidente Franklin D. Roosvelt, l'ammiraglio Isoroku Yamamoto e l'ammiraglio Husband Kimmel.



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Exit 8: ecco il final trailer dell'inquietante horror giapponese presto anche nei cinema italiani

Quando si dice "ecco un horror che non mi perderei per niente al mondo"! Per noi questo è il caso di Exit 8, che fortunatamente arriverà anche nei nostri cinema, il prossimo 23 aprile, con Adler Entertainment. Ad essere sinceri i cosiddetti j-horror e i loro parenti asiatici sono forse gli ultimi film di genere che ci abbiano fatto provare brividi di autentica paura e non a caso sono stati molto copiati dai loro parenti occidentali. Diretto da Kawamura Genki e ispirato all'omonimo videogame di Kotake Create, Exit 8 ha tutti gli ingredienti giusti per creare inquietudine nello spettatore, che si trova da una situazione apparentemente normale catapultato nel suo peggiore incubo. E siccome tutti noi abbiamo luoghi in cui ci orientiamo poco e magari a volte abbiamo fatto un pensiero simile (alcuni spiritosi commentatori italiani hanno paragonato il labirinto in cui si trova il protagonista ai sotterranei dell'Alta Velocità della stazione di Bologna o a certe fermate della metro C di Roma), è più facile immedesimarsi in quello che accade al personaggio. Questo intanto è il final trailer originale di Exit 8, giudicate voi.

Exit 8: la trama

Un uomo senza nome (Kazunari Ninomiya) che, dopo un momento di crisi personale, si ritrova intrappolato in un corridoio sotterraneo infinito, privo di tempo e direzione, alla disperata ricerca di una via d’uscita che sembra non esistere: la misteriosa Uscita 8. Prima di perdersi nel labirinto, l’uomo riceve una telefonata dalla sua ex compagna (Nana Komatsu), che lo informa di essere incinta e gli chiede cosa fare. Già tormentato dai dubbi sulla propria capacità di assumersi delle responsabilità, viene sopraffatto da un attacco d’asma nella metropolitana e si risveglia in un passaggio deserto che si ripete all’infinito. Sulle pareti del corridoio compaiono regole precise per sopravvivere. Se qualcosa appare strano, bisogna tornare immediatamente indietro; se tutto sembra normale, si può proseguire. Ogni errore, anche il più piccolo, riporta il protagonista al punto di partenza, all’Uscita 0, costringendolo a rivivere il ciclo all’infinito. Le anomalie possono essere minime o disturbanti: una porta comparsa dal nulla, un dettaglio fuori posto, fino a visioni inquietanti che mettono alla prova i suoi sensi. Nel corso del suo vagare, l’uomo incontra figure enigmatiche, tra cui un’entità silenziosa che percorre incessantemente il corridoio e un bambino. Attraverso frammenti di memoria e rivelazioni, il corridoio diventa una manifestazione delle sue paure, delle sue colpe e delle scelte mancate. Mentre il confine tra percezione e realtà si dissolve, l’uomo dovrà decidere se fidarsi di ciò che vede o spezzare il ciclo e capire se uscire dal corridoio significhi davvero salvarsi.



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A Cena con il Dittatore: 5 buoni motivi per non farsi sfuggire l'esplosiva e irriverente commedia spagnola campione d'incassi

Secondo la migliore tradizione della commedia nera nella cinematografia spagnola, A cena con il dittatore del regista Manuel Gómez Pereira, mette in scena una situazione paradossale e carica di tensione. Il film è ambientato nella Spagna del 1939, subito dopo la fine della Guerra Civile, ed è tratto dalla pièce teatrale di José Luis Alonso de Santos. Racconta le vicende di un gruppo di cuochi repubblicani costretti a preparare un banchetto in onore del generalissimo Franco. Tra satira, ironia, paura e desiderio di libertà, la storia costruisce un racconto corale che unisce intrattenimento e riflessione politica, riportando al centro del cinema europeo una forma di commedia capace di parlare del passato con uno sguardo lucido sul presente.

In patria, la critica spagnola ha evidenziato come A cena con il dittatore riesca a bilanciare satira e memoria storica, offrendo una “risa amarga”, ovvero una "risata amara", capace di riflettere sul franchismo senza rinunciare all’intrattenimento. L'opera è percepita come un film intelligente e stimolante, capace di far convivere comicità e tragedia. Ma per scendere più nel dettaglio, qui sotto potete trovare quelle che secondo noi sono le ragioni per non farsi scappare questo film, dal 9 aprile nei cinema italiani con Officine UBU.

La satira come strumento per raccontare la Storia

Uno dei punti di forza del film è la capacità di utilizzare la commedia per raccontare un periodo drammatico come quello immediatamente successivo alla Guerra Civile spagnola. La cena organizzata dal regime franchista diventa così un potente dispositivo narrativo, sospeso tra tensione e ironia. Non si tratta di una satira superficiale: l’umorismo è raffinato, mai gratuito, e convive con momenti di durezza e tragedia. Ne nasce un equilibrio sottile tra rispetto della memoria storica e intrattenimento. È proprio questa ambivalenza a rendere il film incisivo: si sorride, ma con piena consapevolezza.

Il film ha riscosso un notevole successo in patria, ottenendo otto candidature ai Premi Goya, di cui due che sono valse la statuetta per i migliori costumi e per la migliore sceneggiatura, e incassando quasi 4 milioni e mezzo di euro, con oltre 650.000 spettatori. Questi risultati confermano la sua capacità di parlare a un pubblico ampio, ma anche la forza del suo messaggio. Si tratta infatti di una commedia antibellica sorprendentemente attuale, capace di raccontare dinamiche di potere autoritario e sopraffazione che continuano a risuonare anche nel presente.

Dal teatro al cinema: una storia costruita su dialoghi brillanti

Tratto dalla pièce "La cena de los generales", il film conserva una forte impronta teatrale che diventa un valore aggiunto. La sceneggiatura è ritmata e precisa, i dialoghi sono brillanti e taglienti, e la tensione cresce attraverso il confronto tra i personaggi e l’imprevedibilità delle loro scelte. La regia accompagna lo spettatore negli ambienti eleganti dell’Hotel Palace di Madrid, fondendo la solidità della scrittura teatrale con la fluidità del linguaggio cinematografico.

Una “cena” che si inserisce in una grande tradizione cinematografica

Il tema della cena come motore narrativo è un classico del cinema, da La grande abbuffata a Perfetti sconosciuti fino a La cena dei cretini. Qui però viene reinterpretato in chiave originale. Il banchetto diventa il luogo in cui si rivelano rapporti di potere e tensioni sociali, ma anche il punto di partenza per un piano di fuga. In questo caso, la cena è letteralmente una questione di vita o di morte. Il film riesce così a mescolare con intelligenza commedia degli equivoci, racconto storico e tensione da thriller.

Un cinema “classico” che dialoga con il presente

A cena con il dittatore è stato descritto come un film dal gusto “classico”, capace di richiamare la grande commedia europea e autori come Billy Wilder, Frank Capra e Ernst Lubitsch, oltre alla tradizione italiana di Dino Risi e Alberto Sordi. Ma non è un esercizio nostalgico: dietro la leggerezza si nasconde uno sguardo politico preciso, che usa l’ironia per riflettere su potere, libertà e resistenza. In un panorama cinematografico spesso dominato dallo spettacolo fine a sé stesso, questo film dimostra che si può ancora fare un cinema intelligente, capace di divertire e far pensare allo stesso tempo. Anche nei momenti più bui, la cultura trova sempre il modo di ricordarci che esiste una possibilità di scelta, di dignità e, soprattutto, di libertà.

A cena con il dittatore: la trama del film

Spagna, 1939. Appena due settimane dopo la fine della Guerra Civile, il generalissimo Franco ordina una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace di Madrid. Un giovane tenente, il maître dell’hotel e un gruppo di prigionieri repubblicani - oppositori del regime franchista ma dotati di grande talento in cucina - sono costretti a preparare il banchetto in tempi record. Tutto sembra procedere senza intoppi, ma i cuochi stanno pianificando non solo il banchetto… bensì anche la loro fuga. Tra sospetti, tradimenti e gesti estremi, come un tentativo di avvelenamento sventato all’ultimo momento, la cena si trasforma in un pericoloso equilibrio tra obbedienza e resistenza.

Qui sotto il trailer di A cena con il dittatore, dal 9 aprile al cinema.



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The Thing That Hurts: al via le riprese del film di Arnaud Desplechin prodotto da Wes Anderson

Pronto un cast internazionale di tutti rispetto per il nuovo film del regista francese Arnaud Desplechin, The Thing That Hurts (Les Choses qui font mal), il terzo girato in inglese dopo Esther Kahn e Jimmy P. Un progetto a cui si lavora da tempo, annunciato già nel 2024, con un produttore d'eccellenza come Wes Anderson, di casa in Francia, le cui riprese sono partite in questi giorni. Si tratta di una commedia agrodolce con protagonisti Alfre Woodard, J.K. Simmons, Felicity Jones, Jason Schwartzman e Noémie Merlant, oltre a Golshifteh Farahani, André Holland e Teddie Allen.

Con Wes Anderson come produttore esecutivo, le riprese del film sono iniziate martedì 7 aprile e si svolgeranno a Bruxelles e Parigi. Scritto da Desplechin e Kamen Velkovsky, il film ruota attorno a un gruppo di pazienti che si ritrovano a Parigi in seguito alla morte del loro rinomato psicoanalista americano. Quello che inizia come un incontro per onorarne la memoria si trasforma in un confronto molto intimo, mentre emergono legami inaspettati e verità sepolte da tempo, rivelando l’influenza profonda e duratura che il terapeuta ha avuto sulla vita di ognuno di loro. "Unendo umorismo e profondità emotiva, la storia esplora il lutto, l’identità e i fili invisibili che legano le persone".

Parlando del fillm qualche tempo fa a Variety, Desplechin ha descritto The Thing That Hurts come una commedia sugli espatriati a Parigi, “un po’ come Midnight in Paris. Ci sono sette storie. Come ne I sette samurai o Biancaneve e i sette nani. E al centro c’è la regina: la psicoanalista”, ha detto Desplechin, che ha preso ispirazione dalle tante storie divertenti di psicoanalisi che conosce, mentre Velkovsky ha portato il suo amore per la commedia americana.



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mercoledì 8 aprile 2026

I migliori film in streaming interpretati da Dennis Quaid

Compie oggi 72 anni il texano D.O.C. Dennis Quaid, attore che ha attraversato quasi cinquant’anni di cinema americano regalandoci titoli di grande richiamo e in qualche caso notevole valore artistico. Qui sotto potete trovare alcuni dei suoi film in streaming che vi consigliamo di vedere o recuperare. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Dennis Quaid

  • I cavalieri dalle lunghe ombre 
  • Salto nel buio
  • Wyatt Earp
  • The Day After Tomorrow - L’alba del giorno dopo
  • The Substance

I cavalieri dalle lunghe ombre (1980)

Walter Hill si cimenta col western e regala al pubblico di tutto il mondo un lungometraggio indimenticabile, uno spaccato metaforico e stilizzato dell’epoca in cui le pallottole contavano più delle parole. Dennis Quaid recita insieme al fratello Randy, ai fratelli Carradine, ai fratelli Keach. I cavalieri dalle lunghe ombre è una produzione a basso budget che sa esaltare la visione del regista con trovate magnifiche e un'atmosfera crepuscolare degna dei grandi nomi. Titolo di culto di inizio anni ‘80 che merita di essere posto accanto ai migliori western revisionisti. Grande cinema per il primo successo personale dell’attore. Disponibile su Apple Itunes.

Salto nel buio (1987)

Il classico di fantascienza diretto da Joe Dante vede Quaid recitare insieme a Meg Ryan che diventerà la sua futura moglie e Martin Short. Salto nel buio diventa immediatamente un oggetto di culto per famiglie, un lungometraggio dal ritmo scatenato e  dalle trovate visive preziose, tanto da arrivare all’Oscar per gli effetti speciali, ideati tra gli altri dal leggendario Dennis Muren. Azione, fantasia al potere, quel pizzico di tono iconoclasta che Dante sapeva sempre regalare ai propri prodotti. Da rivedere sempre con enorme piacere, un film che ti mette costantemente di ottimo umore. Uno dei fiori all’occhiello della filmografia di Quaid. Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes.

Wyatt Earp (1994)

Western dal budget spropositato, che Lawrence Kasdan non riesce a contenere nella scala epica franando spesso contro una narrazione lentissima. Eppure questo Wyatt Earp continua ad avere un fascino potente, quello del capolavoro mancato che possiede comunque un respiro epico notevole. Kevin Costner è potente una volta che smette i panni del giovane protagonista, ma la cosa migliore del film è senza alcun dubbio Quaid nel ruolo di Doc Holliday. Anche Gene Hackman in una breve apparizione in un film scollato ma a tratti vibrante, che avrebbe meritato un montaggio migliore e fortune maggiori. A noi comunque affascina. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes.

The Day After Tomorrow - L’alba del giorno dopo (2004)

Il più grande disaster movie mai realizzato” Ci sono in molti che lo pensano, e noi potremmo essere tra essi. Perché Roland Emmerich costruisce The Day After Tomorrow - L’alba del giorno dopo prima di tutto con la sceneggiatura, dotando il suo blockbuster di un’anima contagiosa e di personaggi non stereotipati. Il resto lo fanno i grandiosi effetti speciali  e le interpretazioni ottime di Quaid, di Jake Gyllenhaal, di Emmy Rossum e tutti gli altri. Ci si diverte, si parteggia per i personaggi, si assiste ammutoliti allo spettacolo della natura che si ribella. Potentissimo e ultra-spettacolare. Il capolavoro di Emmerich. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, Disney +.

The Substance (2024)

Chiudiamo con il body-horror do Coralie Fargeat dove Quaid può lanciare a ruota libera il suo lato istrionico. In questo modo si alterna perfettamente con le due protagoniste Demi Moore e Margaret Qualley. The Substance possiede una sceneggiatura robusta ma soprattutto un occhio cinefilo che funziona, soprattutto se hai vissuto l’horror degli anni ‘80. Il finale è parossistico, spietato e divertente. Trucchi tutti meccanici che vincono l’Oscar strameritata mente. Gore come questo tipo di lungometraggi dovrebbero sempre essere. Straripante e vezzoso, uno spasso da gustare al sangue…Disponibile su CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Paramount +.



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