martedì 24 marzo 2026

Film ora al Cinema, ecco i 10 più visti ieri: Il Box Office italiano di Lunedì 23 Marzo

Ecco il BoxOffice italiano di Lunedì 23 Marzo 2026, con i 10 film più visti nelle nostre sale e i relativi incassi parziali e totali.

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Peaky Blinders, il finale di The Immortal Man spiegato: cosa succede davvero a Tommy Shelby?

Nel 2022, Peaky Blinders si è conclusa dopo sei stagioni e un successo clamoroso. La serie ideata da Steven Knight ha raccontato l’inarrestabile ascesa (e la caduta) di Tommy Shelby (Cillian Murphy): da capo di una gang di strada a potente imprenditore criminale, fino all'ingresso nel mondo della politica. La serie si chiude nel 1934, con la famiglia Shelby alle prese con l’emergere del fascismo, rappresentato dal perverso Oswald Mosley (Sam Claflin), mentre i primi segnali dell’ascesa di Hitler iniziano a diffondersi anche in Inghilterra.

La storia riprende con il film The Immortal Man, ambientato sei anni dopo, nel 1940. La Seconda Guerra Mondiale è nel pieno del suo svolgimento e l’Inghilterra è sotto i bombardamenti nazisti. Tommy vive ancora in un esilio autoimposto, tormentato dai suoi demoni, dai ricordi delle persone che ha ucciso e di quelle che sono morte a causa sua. Nel frattempo, suo figlio Duke (Barry Keoghan), con cui non ha più rapporti, ha preso il comando dei Peaky Blinders. È un leader spietato e impulsivo, senza una vera famiglia né alleati fidati, e finisce sotto l’influenza di John Beckett (Tim Roth), simpatizzante nazista, che lo convince a tradire il proprio paese partecipando a un’operazione illegale per far collassare l’economia.

Ma Tommy torna inaspettatamente dal suo esilio dopo aver scoperto che suo figlio ha smarrito se stesso e che Ada (Sophie Rundle) è stata assassinata. Il loro rapporto è inizialmente teso: Tommy disprezza l’egoismo e la brutalità di Duke, mentre quest’ultimo nutre un profondo risentimento per l’assenza del padre. Tuttavia, quando Tommy scopre il coinvolgimento del figlio con i nazisti, decide finalmente di assumersi le proprie responsabilità e vendicare Ada. Al tempo stesso, Duke è dilaniato da un dilemma cruciale: tradire suo padre per aiutare i nazisti o collaborare col genitore che conosce appena per eliminare i nemici?

Attenzione, seguono SPOILER sul finale di Peaky Blinders: The Immortal Man

Come finisce Peaky Blinders: The Immortal Man?

Nel finale, i Peaky Blinders trasportano la valuta contraffatta su alcuni traghetti lungo i canali. Grazie alla soffiata di Duke, i nazisti organizzano un’imboscata, pronti a eliminare Tommy e i suoi uomini. Tuttavia, Tommy non è a bordo delle imbarcazioni: si sta muovendo nell’ombra, attraversando le fogne (e i suoi traumi legati alla Prima Guerra Mondiale, alla quale partecipò come scavatore). Intanto Duke si trova nel magazzino di Beckett. Il rapporto tra i due è ambiguo: fino all'ultimo non è chiaro da che parte stia il ragazzo. Quando i Peaky Blinders si avvicinano al punto d’incontro, caricano i traghetti di dinamite. Tutti scendono tranne Johnny Dogs (Packy Lee), incaricato di accendere la miccia. Quando le imbarcazioni compaiono all’orizzonte, i nazisti si preparano a sparare. Johnny accende la miccia e si tuffa nel canale: pochi istanti dopo, i traghetti esplodono al contatto con il molo.

Duke tradisce davvero i Peaky Blinders?

Dopo l’esplosione, Beckett capisce di essere stato ingannato e punta una pistola contro Duke, cercando di metterlo contro il padre. Prima che possa agire, un’esplosione scuote il magazzino: Tommy è arrivato passando dalle fogne, che lo hanno condotto direttamente dal figlio. Segue uno scontro finale tra i Peaky Blinders e gli uomini di Beckett, che culmina in un confronto decisivo.

Leggi anche Peaky Blinders, il finale: il destino di Tommy Shelby secondo Cillian Murphy

Tommy Shelby muore in The Immortal Man?

I Peaky Blinders hanno la meglio e Beckett tenta la fuga in auto. Tommy gli si para davanti, ma viene colpito due volte all’addome. Nonostante le ferite, riesce comunque a ucciderlo con un colpo alla testa. Subito dopo, allo stremo delle forze, Tommy chiede a Duke di sparargli per porre fine alle sue sofferenze. Il ragazzo inizialmente esita, ma alla fine preme il grilletto. Negli ultimi istanti, Tommy rivede i volti delle persone perdute nel corso della sua vita: gli stessi fantasmi che lo hanno perseguitato per tutta la vita. Stavolta, però, sembra trovare finalmente pace.

Cosa succede dopo il finale?

Il film si conclude con il funerale di Tommy: il suo corpo viene cremato all’interno di una carrozza su una collina, in una scena che richiama direttamente il finale della serie. Se allora il fuoco simboleggiava una possibilità di rinascita, qui rappresenta invece una conclusione definitiva: per Tommy Shelby, finalmente, è arrivata la pace che ha inseguito per tutta la vita.



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Era: la nostra intervista a Vincenzo Marra, che racconta il tempo della terza età e prosegue nel solco della commedia

Con tenerezza, poesia, ironia e uno sguardo rispettoso alla grande tradizione teatrale napoletana, Vincenzo Marra torna dietro alla macchina da presa a 6 anni di distanza da La volta buona. Lo fa attraverso il linguaggio della commedia dolceamara in Era, fotografando una famiglia napoletana raccontata attraverso gli occhi di una donna di oltre 80 anni, Lina, che per un problema di salute e non volendo finire in un ospizio, deve accettare la presenza e le cure di una badante cingalese di nome Amilà che le impongono i tre figli. La salute di Lina, da sempre matriarca indiscussa, peggiora, e la donna si addolcisce, e con lei il film, che lascia spazio a un anziano corteggiatore e più in generale al "fuori", che diventa il luogo e il tempo di un quieto carpe diem da assaporare prima dell’ultimo grande viaggio.

Interpretato da Dalia Frediani, Maurizio Casagrande, Giovanni Esposito, Angela De Matteo, Rosaria D’Urso, Sabrina Marini Fernando e Antonio Gerardi, Era arriva in sala il 26 marzo ed è stato presentato in anteprima al Bif&st 2026, dove abbiamo incontrato e intervistato il regista in una sala cinematografica dalle poltrone colorate. Un uccellino ci aveva detto che il personaggio di Lina è ispirato alla nonna di Marra e da lì è partita la nostra chiacchierata.
"Da bambino venivo spesso parcheggiato a casa di mia nonna nei pomeriggi e durante l'estate" - ci ha raccontato Vincenzo Marra. "Appena finiva la scuola, mia madre prendeva la macchina e mi portava in un posto di mare che si chiama Vico Equense, dove poi ho girato diverse sequenze del film. Penso di aver cominciato a fare il regista proprio a casa di mia nonna, perché all'epoca, e parliamo degli anni Ottanta, non c'erano i telefoni cellulari, l'Ipad e la pay tv, e quindi mi mettevo sul divano e vedevo arrivare il mondo: fratelli, sorelle, nipoti, figli e queste vecchiette con cui mia nonna faceva delle riunioni religiose perché era una fervente cattolica, e chiaramente nessuno mi cacciava, perché tanto ero un bambino. Questo meraviglioso teatro involontario è rimasto dentro di me per tutta la vita. Naturalmente ho dovuto riscrivere molti dialoghi e molte scene, e sono contento che, a 53 anni, sono riuscito a far rivivere mia nonna, mio zio, mia zia e le altre persone che mi hanno cresciuto.

Come mai hai sentito proprio ora il desiderio di parlare di tua nonna?

Mi è venuto adesso perché mia madre ora ha l'età di mia nonna, quindi ho scritto questo copione senza nessun tipo di ambizione artistica. Spesso e volentieri scrivo i film con l’idea che non li farò leggere a nessuno, è un po’ una follia che faccio da quando ero ragazzo. Però mi ero tanto divertito a scrivere Era. La storia che raccontavo mi faceva ridere, sorridere, ed è successo che Federico Scardamaglia, che è un bravissimo produttore, si sia innamorato del film. Infine c'è stato l'intervento coraggioso di Rai Cinema, che ha avuto fiducia in me e nel mio cambiamento di genere e di registro. È stata davvero una bellissima esperienza.

Sembra che tu abbia seguito il consiglio di Mario Monicelli di tentare la via della commedia, inaugurata con La volta buona…

Quel film lo scrissi di getto quando morì Mario, proprio per dargli dimostrazione che sapevo fare altro. Forse è più monicelliano La volta buona di Era, e quindi c'è stata un'evoluzione. Qui il mio sogno era anche far rivivere un po’ Eduardo, perché mia mamma e miei vari parenti erano tutti patiti di Eduardo De Filippo, e quando ero bambino mi mettevano davanti al televisore a vedere tutte le sue commedie, alcune delle quali so a memoria. Così, a un certo punto, ho capito che questo film poteva avvicinarsi in qualche modo ai suoi testi.

Le persone anziane hanno una percezione del tempo molto diversa dalla nostra e il film lo racconta benissimo…

Il tempo è un tema per me di grande interesse. Sto seguendo con grande angoscia tutto quello che succede, a cominciare dalla guerra. Quando vedo questi commentatori televisivi che dicono: "Adesso cosa succederà?", mi viene da pensare abbiano poca memoria del fatto che moriranno anche loro. Quindi questa televisione, questo mondo, soprattutto, oltreoceano, che vive nell'idea della rimozione della morte per me è uno dei segnali che la società e la nostra vita stanno andando a scatafascio, perciò mi piaceva l'idea di raccontare dei vecchietti arzillissimi e innamorati della vita che cercano di assaporare ogni giorno che arriva ma che sanno benissimo, e in maniera spirituale, che siamo tutti destinati a morire. I cinici potrebbero commentare: “Eh, ma che iella!", io invece penso che sia importante saper vedere come stanno andando le cose oggi, e quindi mi sembrava bello e importante soffermarmi sulla terza età, su quelli che hanno fatto la guerra. Mia nonna ha fatto la guerra, e da persone così c'è sempre stato tanto da imparare.

Com'è stato gestire un cast numeroso e soprattutto così eterogeneo?

Era non è stato un film semplice da girare. A un primo sguardo, qualcuno potrebbe pensare: Lo hanno girato quasi tutto in una casa, quindi sarà stato semplice da realizzare. In realtà, prendere tre attori di circa 80 anni praticamente alla prima esperienza, abbinarli a 3 cingalesi che non avevano mai recitato e aggiungere attori molto riconosciuti, e in più avere l’ambizione di far ridere e anche commuovere è stato come andare in guerra, quindi non fa niente se qualcuno non è entrato nel film o non lo ha amato, l'importante è che mi venga riconosciuto l'impegno che ho messo nel farlo. Io sono uno di quelli che vanno al cinema 3 o 4 volte alla settimana, quindi voglio parlare da spettatore. Mi capita spesso di pensare, dopo aver visto una commedia: Riprovateci perché non mi avete fatto ridere. Io non so se sono riuscito a far ridere, però ho dato tutto me stesso a questo film, cercando di mescolare la commedia a una parte più drammatica, più poetica, più intensa e più di sostanza. Ammetto che è stato un lavoro infernale, anche perché all'inizio pensavo che il clima sarebbe stato divertente, e invece mi sono reso conto che dovevano uscire fuori il mio rigore e la mia meticolosità per poter raggiungere un buon risultato.



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lunedì 23 marzo 2026

Film ora al Cinema: ecco i 10 più visti ieri, Domenica 22 Marzo

Ecco il BoxOffice italiano di Domenica 22 Marzo 2026, con i 10 film più visti nelle nostre sale e i relativi incassi parziali e totali.

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La Salita ovvero la bellezza ci salverà: Massimiliano Gallo ci parla del suo primo film da regista presentato al Bif&st 2026

Aveva cinque anni Massimiliano Gallo quando ha debuttato sulle tavole del palcoscenico, e il teatro è sempre stato la sua casa e il suo posto del cuore, anche perché sua madre Bianca Maria Varriale era un'attrice, mentre suo padre Nunzio Gallo un cantante e un attore. A Napoli il teatro, si sa, non può non passare attraverso Eduardo De Filippo. Le sue commedie Massimiliano Gallo le ha interpretate diverse volte, anche nei tre film tv del 2024 Filumena Marturano, Napoli milionaria e Questi fantasmi, e forse era destino che nel suo primo film da regista ci fosse il più grande dei fratelli De Filippo, naturalmente come personaggio. La Salita, infatti, ci mostra Eduardo, da poco nominato Senatore a vita, che si reca a Nisida, contribuisce alla ristrutturazione del Teatro del carcere minorile e fonda una scuola di scenotecnica e una di recitazione, inviando gli attori della sua compagnia per allestire il primo spettacolo teatrale in un Istituto penitenziario minorile italiano. A questa storia la sceneggiatura ne mescola un’altra, sempre vera, che narra di quando, nel 1983, il carcere di Pozzuoli venne chiuso e le detenute furono smistate tra varie prigioni, compreso l'IPM di Nisida. C'è infine una terza trama, legata al desiderio di vendetta di una detenuta.

La Salita arriverà nelle nostre sale il 9 aprile distribuito da Fandango, ma noi abbiamo avuto la fortuna di vederlo al Bif&st - Bari International Film Festival 2026, dov'è stato presentato tra gli Eventi Speciali. Naturalmente era presente Massimiliano Gallo, che con grandissimo piacere abbiamo intervistato, chiedendogli innanzitutto se fosse nata prima l'idea di debuttare nella regia di un film o la voglia di raccontare a modo suo questo bellissimo esempio di come l'arte e la bellezza possano cambiare il mondo. "Avevo già l'idea di dirigere un film e pensavo a una commedia" - ha risposto. "Un giorno Riccardo Bruni mi ha mandato questa sceneggiatura, che ho rifiutato perché era ambientata ai giorni nostri, e non avevo voglia di raccontare quest'epoca che secondo me è poco romantica. Dopo un po’ mi hanno richiamato dicendomi: "Siamo tornati indietro nel tempo, siamo tornati a due storie che secondo noi meritano attenzione", che poi sono quelle che abbiamo narrato nel film, così ho risposto: "D'accordo, possiamo ripartire da qui", e quindi ho cambiato molte cose nella sceneggiatura e abbiamo confezionato quello che poi è diventato La Salita".

Come volevi raccontare il carcere minorile? O Meglio, come non volevi raccontarlo?

Di certo non mi interessava fare una riproposizione di Mare Fuori. Non volevo raccontare né la detenzione né il motivo per cui quei giovani detenuti si trovavano a Nisida. Non ho fatto vedere quasi nulla del carcere. Ho mostrato dei ragazzi che stanno in una dimensione straordinaria, e cioè fuori dall'ordinario, perché hanno sbagliato, hanno fatto delle cose. Tuttavia hanno i sogni di tutti i ragazzi normali e, se li metti in condizione di riscattarsi, probabilmente riusciranno a trovare la strada giusta. Ovviamente sta a loro cogliere la giusta occasione. Non è che all'improvviso si viene unti dal Signore, e infatti qualcuno di loro si è salvato e qualcuno no, e fa parte del gioco della vita, però sapere che delle persone che non hanno mai conosciuto la bellezza possano salvarsi nel momento in cui entrano in contatto con questa bellezza, mi sembra una cosa importante da comunicare.

Per un attore e regista teatrale napoletano, Eduardo De Filippo è un'eredità ingombrante o uno stimolo?

Per me è sempre uno stimolo, perché anche quando ho recitato nei tre film tv dalle commedie di Eduardo, al di là della consapevolezza del valore dei testi che interpretavo, mi sentivo molto orgoglioso e contento. Poi una cosa ti può piacere o non piacere, per carità, siamo ancora in una democrazia, però io ho sempre sostenuto che dire che non si può fare Eduardo senza Eduardo equivale a fare un cattivo servizio all'Eduardo autore. Il fatto è l'Eduardo attore purtroppo ha creato un precedente perché ha registrato tutte le sue commedie in Rai, e quindi gli attori a volte non si sentono all'altezza. Tuttavia Eduardo De Filippo è talmente grande come autore, che se tu lo leggi per come lui ha scritto - e ha scritto tutto, anche le virgole e i sottotesti - è difficile che tu non riesca a interpretarlo. Eduardo è talmente grande… è l'autore italiano più rappresentato al mondo, in più è stato anche uno dei più grandi intellettuali del '900 insieme a Pasolini e a Pirandello. Quando va a Nisida, non fa della retorica: firma un assegno e fa costruire un teatro. Mette il suo scenografo a disposizione del carcere e salva dei ragazzi.

Il teatro resta sempre il tuo primo e grande amore?

Sono nato in teatro e spero di morire in scena a 100 anni. Il set è una bellissima esperienza, soprattutto psicologica, nel senso che ti permette di scendere molto più in profondità con i personaggi, quindi non lo lascerei mai, però credo che questa separazione fra questi due mondi sia un problema solo italiano, nel senso che gli inglesi sono tutti attori di teatro, poi fanno dei film e degli sceneggiati importanti. Io mi sono sempre mosso da un ambito all'altro senza farmi tante domande su come essere classificato, però il teatro lo devo fare almeno 3 o 4 mesi all'anno, perché mi dà una grande scarica di adrenalina.

Ne La Salita hai affiancato a grandi attori come Gianfelice Imparato e Antonio Milo dei non attori. I due gruppi si sono amalgamati facilmente?

Il set è stato particolarmente felice, nel senso che ci siamo voluti tanto bene e alla fine anche i tecnici, i cinematografari romani erano commossi. Sia ai ragazzi che ai grandi ho fatto leggere il copione a tavolino proprio come si usa a teatro. Abbiamo provato le scene insieme ai musicisti e con le canzoni. Per tranquillizzare i ragazzi, li ho fatti andare sul set prima di cominciare a girare: hanno visto come avevamo ricostruito le celle e hanno parlato con il direttore della fotografia. Sono stati straordinari e li ho seguiti uno per uno. La cosa che mi rende più orgoglioso è che nel film anche chi ha una sola posa lascia il segno, e succede perché sono andato a pescare tutti gli attori più bravi che c'erano, ad esempio Roberta Caronia, che è un'attrice di teatro incredibile e poteva rendere giustizia alla complessità del personaggio, che è una manipolatrice ma poi si affeziona al ragazzo che vorrebbe vendicare per lei la morte del figlio. Poi ho chiamato mia moglie a interpretare l'istitutrice e Mariano Rigillo per il ruolo di Eduardo. Mariano sembra un attore inglese. Mi ricorda David Niven perché fa tutto con una classe incredibile ed è riuscito a riproporre Eduardo senza scimmiottarlo, senza fare una caricatura. Infine c'è Maurizio Casagrande che impersona benissimo Carlo Croccolo e Gianfelice Imparato che fa il direttore del carcere. E non bisogna dimenticare la colonna sonora di Enzo Avitabile, che secondo me è un valore aggiunto.

Ti è capitato di portare il teatro in un carcere?

Mi sono recato spesso nel carcere minorile di Nisida, perché c’è un direttore illuminato che andavo spesso a trovare, però diciamo che per lavoro ho frequentato tutte le prigioni, ad esempio Rebibbia. Vado a incontrare i detenuti, e quando sto con loro mi accorgo che in quella giornata è come se ci fosse una bolla in cui respirano per un attimo un'aria diversa. L'ultimo in cui sono stato era a Siena. Stavo facendo uno spettacolo in città, siamo andati e ho scoperto che i detenuti avevano un progetto molto bello: un disco suonato e cantato da loro e dalle guardie carcerarie. Una cosa del genere è la dimostrazione che puoi far migliorare le persone. Il problema è che devi dare la possibilità di sognare anche a loro perché altrimenti non c'è mai speranza e quindi non c'è nemmeno la riabilitazione



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domenica 22 marzo 2026

Il vino di Una Battaglia dopo l’Altra è virale: quanto costa bere come DiCaprio

Una Battaglia dopo l'Altra di Paul Thomas Anderson continua a far parlare di sé, e non solo per aver fatto incetta di Oscar. Il film con Leonardo DiCaprio e Sean Penn è stato tra i protagonisti della notte più importante di Hollywood, dove ha trionfato portando a casa ben sei statuette, tra cui quella, ambitissima, per il miglior film. Ma il film ha anche portato sotto ai riflettori un dettaglio decisamente insolito e... alcolico! Proprio così: una scena di Una Battaglia dopo l’Altra ha fatto diventare virale un vino molto particolare.

Secondo quanto riportato dal sito Everyeye, che a sua volta cita WineNews, i produttori hanno scoperto che DiCaprio sorseggia il loro vino nel film quasi per caso, per merito degli importatori americani. Margarida Madrigal di Bodegas Más Que Vinos ha dichiarato in un’intervista a Rtve: “Sono convinta che gli sia piaciuto, alla fine del film, quando si rilassa con un bicchiere di vino”.

Andiamo con ordine: in una delle sequenze del film, Leonardo DiCaprio ha un calice di vino in mano. Un gesto semplice, che vediamo in un'infinità di film e senza quasi farci caso. Il divo, invece, ha contribuito a trasformare quella bottiglia in un vero e proprio fenomeno virale. Si tratta di un vino spagnolo giovane e accessibile: Los Conejos Malditos, prodotto dalla cantina Bodegas Más Que Vinos, nella zona di Toledo. Niente sentori ricercati né etichette blasonate, tuttavia questo rosso, nato nel 2018, ha una storia accattivante.

Una Battaglia dopo l’Altra: il vino di DiCaprio conquista Hollywood

Nasce da uve Tempranillo coltivate in vigneti biologici e non viene affinato in botte di rovere né filtrato, puntando sulla freschezza al palato. E non avete ancora sentito la parte migliore: il prezzo. Costa meno di 10 euro al litro, un dettaglio che lo rende irresistibile. Anche il nome, Los Conejos Malditos (letteralmente, i conigli maledetti), ha un’origine curiosa e ironica: i vigneti della cantina vengono spesso invasi dai conigli ghiotti di uva, che riducono le rese. Un piccolo inconveniente è diventato il divertente tratto distintivo di un marchio che, di colpo, ha impennato le vendite.

Una Battaglia dopo l'Altra racconta le vicende dell'ex rivoluzionario Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio), oggi paranoico e solitario, costretto a tornare in pista quando un nemico dal passato, il colonnello Steven J. Lockjaw (Sean Penn), rapisce sua figlia Willa (Chase Infiniti). Con l'aiuto dei suoi vecchi compagni, dovrà affrontare una feroce corsa contro il tempo, dove in gioco non c’è solo la salvezza della ragazza, ma anche la possibilità di riscrivere il proprio destino. La trama combina dramma, conflitti personali e azione: un mix irresistibile che ha consacrato il film come uno dei più importanti del 2025. Agli Oscar 2026 ha vinto non solo come miglior film, ma anche per miglior regista, miglior attore non protagonista a Sean Penn, miglior sceneggiatura non originale, miglior casting e miglior montaggio.



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Dune: Parte Tre, Robert Pattinson attribuisce a Zendaya il merito di essere nel cast

Robert Pattinson e Zendaya hanno condiviso il set di The Drama, in arrivo al cinema ad aprile 2026 e in cui interpretano una coppia prossima al matrimonio, la cui serenità viene messa a dura prova da un segreto passato. Nel frattempo, però, entrambi riappariranno al cinema a dicembre 2026 poiché coinvolto in Dune: Parte Tre.

Se Zendaya riprenderà il ruolo di Chani, personaggio introdotto in Dune nel 2021, Robert Pattinson invece rappresenterà una novità per i fan di Arrakis: sua sarà l’interpretazione dello spietato Scytale, un personaggio che lo stesso attore ha ritenuto pericoloso, ma al tempo stesso divertente da interpretare. E non avrebbe potuto farlo se non fosse stato per Zendaya.

Robert Pattinson anticipa l’aspetto “straordinario” di Scytale in Dune: Parte Tre

A detta di Robert Pattinson, la sua apparizione in Dune: Parte Tre è merito di Zendaya, sua co-protagonista in The Drama. Ai microfoni di ComicBook, la star di The Batman ha confessato: “Ho adorato questi film. Li ho visti più volte al cinema. E credo di aver parlato con (Zendaya) sul set di The Drama. Le ho chiesto: 'Come faccio a partecipare ad uno di quei film di Dune?'. E qualche mese dopo ho ricevuto una chiamata del tutto inaspettata. In un certo senso ho pensato che avesse avuto un ruolo importante”.

Pattinson ha poi elogiato il lavoro del regista Denis Villeneuve: “Penso che questi film siano un risultato straordinario per il cast. È incredibile. E penso che tutti vogliano lavorare con Denis, è un maestro. Quando vedi la portata, la scala e l’ambizione di questi film sul set, capisci perché hanno questo effetto sullo schermo. È un’esperienza straordinaria e incredibile”. In Dune: Parte Tre, Robert Pattison interpreta Scytale, che nel romanzo di Frank Herbert Dune: Messiah è l’antagonista principale della storia: il suo unico obiettivo è rimuovere Paul Atreides dal trono. Una delle sue caratteristiche principali è che è un Il Danzatore del Volto Tleilaxu, quindi in grado di cambiare aspetto a proprio piacimento. “È un personaggio estremamente divertente da interpretare. E il suo aspetto è davvero straordinario”, ha garantito l’attore.



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