domenica 27 settembre 2026

Brad Pitt e il calvario sul set di Intervista col vampiro: il bizzarro motivo rivelato dal regista

Ancor prima di diventare una Serie TV, il romanzo di Anne Rice Intervista col vampiro è diventato un film: correva l’anno 1994 e a guidare il cast furono Tom Cruise e Brad Pitt. A distanza di oltre 30 anni, il regista Neil Jordan ha raccontato di più dell’esperienza dietro le quinte, commentando nello specifico la trasformazione di Brad Pitt in una creatura della notte.

Interpretare un vampiro ha comportato diverse rinunce agli occhi di Brad Pitt: per Intervista col vampiro, l’attore ha trascorso molto tempo sul set di notte, alle prese con make-up e lenti a contatto. A distanza di tempo, anche il regista ha offerto il proprio retroscena sul lavoro svolto dietro le quinte offrendo una prospettiva diversa.

Intervista col vampiro, il regista affronta le difficoltà di Brad Pitt durante le riprese: “Doveva stare appeso a testa in giù ogni mattina”

Ai microfoni di Collider, ha spiegato: “Spesso accade con il personaggio centrale. Prendiamo ad esempio Tom Jones: il personaggio che racconta la storia può diventare il meno dinamico dell'intera vicenda, perché è colui al quale vengono fatte le cose. David Copperfield è il personaggio più dinamico di David Copperfield? No. Pip è il personaggio più dinamico di Grandi speranze? Tutti ricordano Estella, Miss Havisham e l'orribile criminale che le lega, ma non si ricordano molto di Pip. E questa è, per molti versi, la natura stessa della narrazione”.

In merito al ruolo meno dinamico assegnato a Pitt, il regista ha tirato in ballo l’autrice del romanzo: “Anne aveva scritto una sorta di romanzo vittoriano tradizionale quando ha scritto Intervista col vampiro e quella era la parte che Brad interpretava. Ha avuto difficoltà, ma solo quando siamo arrivati a Parigi. Non so, credo che la cosa lo abbia un po’ demoralizzato”. Al regista non è dispiaciuto girare principalmente di notte, un dettaglio che invece non è stato apprezzato dal resto del cast: “Ho adorato girare di notte per questo film. Era come fare il turno di notte per sei mesi. Come regista è fantastico perché puoi controllare tutto ciò che entra nell'inquadratura. Non devi aspettare che sorga o tramonti il ​​sole, le nuvole e tutto il resto. Tutto è illuminato, tutto è girato, tutto è deciso e progettato. Ma per gli attori, sono sicuro che sia stata una vera scocciatura”.

Anche la trasformazione di Brad Pitt in Louis non è stata una passeggiata: “Considerato il modo in cui avevo ideato i vampiri e come dovevano apparire, Brad doveva stare appeso a testa in giù ogni mattina e farsi truccare il viso. Doveva indossare le lenti a contatto, e anche Tom. È stata un'esperienza dura per un attore, e capisco perché si sia sentito turbato. Ma mi è piaciuto molto girare con lui. All'epoca eravamo amici. Non lo vedo da tanto tempo, ma eravamo molto legati. Anche alla fine delle riprese, eravamo ancora molto uniti. Quindi, se ha avuto difficoltà a girare, non so cosa dire. Parlate con lui”.



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Ortigia Film Festival 2026, i premi della ventottesima edizione: trionfa La Gioia di Nicolangelo Gelormini

Si è conclusa il 25 settembre, con la cerimonia di premiazione, la ventottesima edizione di Ortigia Film Festival, il festival del cinema della città di Siracusa diretto da Lisa Romano e Paola Poli che ha portato nell’isola che costituisce la parte più antica della città siciliana film italiani e internazionali, incontri con autori e interpreti, documentari, cortometraggi e appuntamenti dedicati alla formazione e alle nuove generazioni.

La giuria del concorso Lungometraggi - Opere prime e seconde, presieduta da Carla Signoris e composta da Gloria Satta e Fabio Segatori, ha scelto La Gioia di Nicolangelo Gelormini come Miglior Film, con la seguente motivazione:

Pur essendo ispirato a un agghiacciante delitto realmente avvenuto, il film trascende la cronaca per indagare con grande profondità psicologica le dinamiche morbose e distruttive che hanno determinato i fatti. Il regista evita la ricostruzione documentaristica a favore di un racconto intessuto di tensione, che racconta una relazione dominata da inganni e manipolazioni, senza mai giudicare i personaggi, interpretati dagli straordinari e coraggiosi Valeria Golino, Saul Nanni e Jasmine Trinca.

Il Premio per il Miglior Interprete è andato, ex aequo, a Babak Karimi e Ivar Wafaei per Balcanica di Nicola Sorcinelli. Ecco la motivazione della giuria:

Nel ruolo di padre e figlio musicisti afgani, in fuga dai talebani che hanno bandito ogni forma d’arte, ci portano nel pieno della tragedia dei migranti. Nel corso di quel loro viaggio infinito attraverso gli scenari desolati della rotta balcanica, la loro fatica e la loro sofferenza diventano le nostre. La loro interpretazione drammatica eppure asciutta abbatte il confine tra schermo e platea. Ed emoziona senza un filo di sentimentalismo.

Hanno vinto il Premio Miglior Sceneggiatura, per La Gioia, Giuliano Scarpinato, Benedetta Mori, Nicolangelo Gelormini e Chiara Tripaldi con la seguente motivazione:

Una scrittura che ha saputo trasformare una storia vera in un racconto che non cede mai alla tentazione della cronaca, della spiegazione o del giudizio. Una scrittura essenziale, capace di restituire personaggi complessi e profondamente umani senza assolverli o condannarli, lasciando agli attori lo spazio per esplorarne contraddizioni, fragilità e zone d’ombra. Una sceneggiatura che non cerca il compiacimento né l’effetto, ma affida ai gesti, alle parole e ai silenzi il compito di raccontare ciò che, in una vicenda come questa, sarebbe stato fin troppo facile spiegare.

Una Menzione Speciale è andata a Edoardo Pesce per la sua performance ne Il Grande Giaffa di Marco Santi. Questa la motivazione della Giuria:

Per la sua versatilità e il coraggio che lo hanno portato, fin dall’inizio della carriera, a passare dai ruoli ironici a quelli drammatici con la stessa credibilità e intensità, sempre al di fuori dagli stereotipi. Bravissimo tanto nei panni di personaggi complessi, violenti o marginali come il pugile di Dogman, quanto in quelli remissivi e apparentemente perdenti come il protagonista di Il Grande Giaffa, Edoardo è stato anche un godibile Alberto Sordi giovane. E si conferma come uno dei talenti più solidi su cui oggi può contare il cinema italiano.

Per il Concorso Internazionale Documentari, la giuria presieduta da Mattia Colombo e composta dagli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia - sede Sicilia ha premiato Where the Waves Took Her di Jana Stallein con il Premio CSC Sebastiano Gesù Miglior Documentario. Auber 99 di Giuseppe Schillaci ha avuto invece una Menzione Speciale.

Tra gli altri riconoscimenti di Ortigia Film Festival ricordiamo il Premio Speciale OFF18/2026 a Scarpe Rotte di Roberta Torre, assegnato dalla Direzione Artistica, Il Premio Banco BPM alla Carriera, andato a Carla Signoris e il Premio all’Eccellenza cinematografica OFF18/2026 a Peter Greenaway e Claudia Gerini, che hanno incontrato il pubblico di Ortigia Film Festival nel corso della settimana nel corso della manifestazione. Ecco le due motivazioni:

A Peter Greenaway, per aver fatto del cinema un luogo in cui la pittura prende vita e il racconto si fa visione. Da I misteri del giardino di Compton House a Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, da L’ultima tempesta a The Pillow Boo”, Greenaway ha costruito un cinema inconfondibile, nutrito di pittura, musica, architettura, teatro e letteratura. Un universo in cui corpi, parole, colori e composizioni diventano materia narrativa e in cui ogni film nasce dall’incontro tra arti diverse. Un autore che ha scelto di non adattarsi al cinema, ma di reinventarlo, con la libertà di chi ha sempre osato oltre il tempo, oltre i confini del racconto e delle forme, continuando a spingere lo spettatore verso nuovi territori della visione.
La cintura nera di Taekwondo che ha ottenuto per meriti sportivi è forse la miglior sintesi delle qualità artistiche di Claudia Gerini, che con l'applicazione ferrea e con grande forza di volontà ha ottenuto risultati straordinari nello spettacolo italiano. Ironica e divertita per il suo mentore Carlo Verdone e per i fratelli Manetti, ha saputo ricoprire ruoli drammatici intensi per Giuseppe Tornatore, Sergio Castellitto e Mel Gibson. Si è dedicata alle opere prime e ai film diretti da registe. Ha affrontato con originalità la regia, la canzone e persino il doppiaggio di una memorabile Barbie in Toy Story. Di lei Enrico Lucherini, grande esperto e pungente esegeta del divismo, diceva: “È l’unica attrice italiana che puoi mettere dappertutto e saprà sempre essere a suo agio".


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Avengers: Endgame Extra, un dettaglio che tutti hanno ignorato smentisce una teoria su Loki

Le nuove scene di Avengers: Endgame Extra sono finalmente arrivate al cinema e stanno alimentando nuove teorie sul futuro del Marvel Cinematic Universe. Il ritorno del film dei fratelli Russo non si limita infatti ad aggiungere qualche minuto alla storia: le quattro scene inedite contengono diversi indizi su Avengers: Doomsday e introducono alcuni cambiamenti destinati a far discutere.

Le anticipazioni circolate online nei giorni scorsi avevano già rivelato buona parte del contenuto dell'Extra, ma inizialmente non era chiaro se le indiscrezioni fossero attendibili o se le nuove scene fossero davvero tutte quelle aggiunte al film. La versione arrivata ufficialmente nelle sale ha però confermato le fughe di notizie: le sequenze aggiuntive sono quattro e arrivano tutte nella parte finale del film, con tre inserite durante o dopo i titoli di coda.

Tra queste ci sono il ritorno di Loki (Tom Hiddleston) nella casa di Steve Rogers e Peggy Carter, l'arrivo di Dottor Destino per “prendere” Bruce Banner, una scena che mostra Doom mentre costruisce la propria maschera e un'altra ambientata alla TVA con Mobius, Miss Minutes, OB e Casey. Ed è proprio quest'ultima ad aver sollevato le domande più interessanti. A prima vista, infatti, la scena sembrava entrare in contraddizione con il finale di Loki. Ma un dettaglio praticamente impossibile da notare a una prima visione dimostra che la sequenza si svolge davvero dopo gli eventi della seconda stagione. E questo apre una questione importante sul destino di Mobius.

Avengers: Endgame Extra cambia il destino di Mobius?

L'ultima volta che abbiamo visto Mobius (Owen Wilson), prima di Endgame Extra, il personaggio si trovava insieme a Sylvie e le spiegava di voler semplicemente “lasciar passare il tempo”. Il finale di Loki lasciava intendere che fosse finalmente libero dalla TVA e potesse vivere la propria vita senza essere controllato dall'organizzazione. Quella libertà era stata resa possibile anche dal sacrificio di Loki. Per questo motivo, quando sono emerse le prime immagini della nuova scena di Endgame Extra ambientata alla TVA, molti fan hanno pensato che potesse essere ambientata prima della conclusione di Loki 2.

Una teoria che sembrava plausibile, ma che viene smentita da un piccolissimo dettaglio presente nella scena. All'interno della TVA è infatti possibile vedere una fotografia di Loki accompagnata dalla scritta “Employee of All Time”. È un riferimento che sembra confermare senza troppi dubbi che, in quel momento, Loki sia già diventato il Dio delle Storie. E allora perché Mobius è di nuovo alla TVA?

Leggi anche Avengers: Endgame Extra, le nuove scene trapelate cambiano tutto: gli indizi su Doomsday

Cosa significa il ritorno di Mobius alla TVA?

Il finale di Loki non dice esplicitamente che Mobius non tornerà mai più alla TVA. Il punto è che tutto lasciava pensare che quella fase della sua vita fosse ormai conclusa. Come Sylvie, Mobius aveva finalmente conquistato la possibilità di vivere un'esistenza al di fuori del controllo della TVA. Loki aveva sacrificato tutto proprio per permettere a loro e agli altri di avere quella libertà. La sua presenza, quindi, apre uno scenario completamente diverso.

È possibile che Mobius abbia scelto autonomamente di tornare e che, questa volta, abbia davvero il controllo della propria vita. La scena di Endgame Extra sembra persino suggerire che il personaggio abbia finalmente una libertà che prima non aveva. Ma resta il rischio che il suo ritorno finisca per ridimensionare, almeno in parte, il significato del finale di Loki. E non è l'unico personaggio il cui futuro potrebbe essere cambiato dalle nuove scene. Loki stesso compare infatti in una delle sequenze aggiunte a Endgame Extra, quella ambientata nella casa di Steve Rogers e Peggy Carter.

In questo caso, però, esistono diverse possibilità che permetterebbero al personaggio di apparire nella storia senza contraddire necessariamente ciò che è successo alla fine di Loki. Per Mobius, invece, la questione sembra molto più complicata. Il suo ritorno alla TVA potrebbe essere uno dei primi indizi su come Avengers: Doomsday intenda riprendere gli eventi di Loki e, soprattutto, su quale ruolo avrà il personaggio nel nuovo capitolo del MCU. Le quattro scene aggiunte ad Avengers: Endgame Extra potrebbero quindi essere molto più importanti di quanto sembri: oltre a preparare il terreno per Doomsday, sembrano già suggerire che alcuni destini considerati definitivi potrebbero non esserlo affatto.



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sabato 26 settembre 2026

Il Re Leone, Hans Zimmer svela il segreto della colonna sonora: "Quel momento ha cambiato tutto"

Tra i compositori cinematografici più amati di sempre, Hans Zimmer deve a Il Re Leone il suo primo premio Oscar per la migliore colonna sonora. Classico d’animazione Disney distribuito nel 1994, ad oggi Il Re Leone è forse uno dei film animati più amati in assoluto dell’era Disney e il merito va anche al supporto musicale diventato un’icona del genere. E pensare che, in principio, Hans Zimmer non aveva neppure intenzione di comporre la colonna sonora di questo film. Cosa lo ha spinto a cambiare idea?

Il Re Leone, Hans Zimmer rivela cosa lo ha spinto a cambiare idea sul film: il motivo è personale

Ai microfoni di Collider, Hans Zimmer ha ripercorso alcuni dei suoi più grandi trionfi di carriera ricordando quando ha vinto il suo primo premio Oscar grazie a Il Re Leone. Impossibile dimenticare la forza di un cucciolo di leone che perde improvvisamente il padre ed è costretto a lasciarsi le spalle la casa e la famiglia credendo di non essere più voluto.

In una recente intervista, Hans Zimmer ha ammesso che inizialmente non era interessato particolarmente a realizzare un “film d’animazione”, ma ha accettato soltanto perché sua figlia (all’epoca aveva sei anni) avrebbe potuto finalmente assistere ad un’anteprima. Quando, poi, è arrivata la morte di Mufasa, il progetto ha assunto una connotazione più personale e ha cambiato tutto: “Il Re Leone è un caso particolare per me, perché non volevo fare un cartone animato, ma mia figlia aveva sei anni all'epoca e non ero mai riuscito a portarla a una prima, quindi ho pensato: 'Accetto questa proposta'. Un'altra cosa che ricordo di aver detto loro è stata: 'Odio i musical di Broadway', e loro mi hanno risposto: 'Ti garantiamo che non diventerà mai un musical'. Sapete, quanto potevamo sbagliarci? Bugiardi! Vero?”.

La morte di Mufasa ha ricordato al compositore la perdita di suo padre: aveva soltanto sei anni quando ha dovuto processare quella perdita traumatica: “Ma l'altra cosa è che pensavo: 'È solo un cartone animato stupido'. Ho iniziato a scrivere, e poi sono arrivato alla scena in cui muore il padre. Mio padre è morto quando avevo sei anni, e mi sono reso conto di non averlo mai veramente elaborato. Quindi non avevo scelta. Improvvisamente ho dovuto tornare indietro e affrontare qualcosa che avevo nascosto dentro di me. Penso che sia in parte per questo che la musica è così potente. Il Re Leone è un film fantastico. Ci sono la morte e le battute sulle flatulenze. Cosa si può chiedere di più?”. All’epoca forse non lo sapeva, ma quel cartone animato si è trasformato in una delle colonne sonore più amate di sempre, favorendo poi lo sviluppo di un musical a Broadway che nessuno credeva possibile in principio.



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Cosa pensa davvero l'autrice di The Love Hypothesis del film? La rivelazione di Lili Reinhart

Lili Reinhart torna da protagonista sullo schermo e ancora una volta alle prese con una commedia romantica, tratta da un romanzo di successo firmato da Ali Hazelwood: si intitola The Love Hypothesis: Il teorema dell’amore ed è un film romantico disponibile in streaming su Prime Video dal 23 settembre 2026. Come accade spesso per questa tipologia di produzione, anche l’autrice è stata coinvolta e ha offerto il proprio supporto all’attrice protagonista, che ha raccontato di più della natura del loro rapporto.

The Love Hypothesis: Il teorema dell’amore: Lili Reinhart racconta come ha gestito il rapporto con l’autrice del romanzo

Lili Reinhart ha apprezzato fortemente il supporto e l’affetto manifestato dall’autrice Ali Hazelwood durante la produzione di The Love Hypothesis, come ha raccontato in una recente intervista con People. Insieme alla collega di cast Rachel Marsh, ha espresso tutta la sua felicità in merito al legame nato con la Hazelwood durante le riprese. L’attrice di Riverdale ha ammesso che l’autrice era “molto contenta” del casting e della direzione generale del film e la sua approvazione ha significato molto per lei. “Siamo stati davvero fortunati ad avere, e ad avere tuttora, un supporto così incredibile da parte sua. Sta dimostrando un affetto enorme per il film e le siamo davvero grati per questo”.

Eppure Lili Reinhart non ha ricevuto un consiglio da parte dell’autrice su come interpretare Olive, la sua protagonista. A People, ha raccontato che in realtà la Hazelwood non le ha neppure raggiunte sul set a Montreal durante le riprese, ma soltanto in seguito hanno avuto l’opportunità di conoscersi a Los Angeles per delle riprese aggiuntive. Sia Lili Reinhart che Rachel Marsh hanno ammesso di conoscere il romanzo ancor prima di accettare i rispettivi ruoli per The Love Hypothesis, ma nel caso specifico della Reinhart, ha ammesso di averlo letto soltanto dopo aver ricevuto la sceneggiatura.

Se Lili Reinhart interpreta Olive, Rachel Marsh è stata scelta per interpretare la sua migliore amica Anh, il cui legame dà il via alla storia. Olive si rende conto che la sua amica è presa dal suo ex Jeremy e, pur di convincerla ad uscirci insieme evidenziando di non nutrire nessuna tipologia di sentimento per il ragazzo in questione, finge di avere una nuova storia d’amore e sceglie il primo a caso: il dottor Adam Carlsen, professore universitario d’animo criptico che miracolosamente decide di stare al suo gioco.



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Spider-Man: qualcuno si ricorda ancora di Peter Parker, ma non è chi pensate

Uno dei colpi di scena più importanti del Marvel Cinematic Universe è arrivato alla fine di Spider-Man: No Way Home. Dopo che Mysterio ha rivelato al mondo la sua identità, Peter Parker (Tom Holland) ha trascorso gran parte del film cercando di recuperare almeno una parvenza di normalità. Ma l'incantesimo di Doctor Strange, pensato per sistemare la situazione, ha finito per creare un problema ancora più grande.

Per fermare il caos provocato dall'arrivo di personaggi provenienti da altri universi, Strange ha infatti lanciato un nuovo incantesimo: fare in modo che il mondo intero dimenticasse Peter Parker. Il prezzo da pagare è stato enorme. Non solo nessuno ricorda più Spider-Man, ma anche le persone più importanti della sua vita, compresi MJ e Ned, hanno perso ogni ricordo di lui. Spider-Man: Brand New Day parte proprio dalle conseguenze di quella scelta e dal peso della solitudine con cui Peter è costretto a convivere. Ora, però, una nuova rivelazione potrebbe cambiare ancora una volta le carte in tavola: c'è qualcuno nel MCU che ricorda Peter Parker.

E non è una persona.

E.D.I.T.H. ricorda ancora Peter Parker

E.D.I.T.H., acronimo di "Even Dead I'm The Hero", è l'intelligenza artificiale creata da Tony Stark e lasciata a Peter dopo la sua morte, come abbiamo visto in Spider-Man: Far From Home. Il sistema permette a Peter di accedere a una quantità enorme di informazioni e risorse e, soprattutto, rappresenta uno degli ultimi legami rimasti tra Spider-Man e il mondo di Tony. Ora E.D.I.T.H. sta per tornare in una forma completamente diversa. Nella serie Disney+ VisionQuest, infatti, l'intelligenza artificiale avrà un corpo umanoide e sarà interpretata da Emily Hampshire, insieme ad altri personaggi legati alle diverse intelligenze artificiali del MCU.

È proprio durante un nuovo video dal dietro le quinte della serie che arriva la rivelazione. In una scena, E.D.I.T.H. interagisce con Visione, che sta parlando delle difficoltà di essere padre e del suo rapporto con i figli adolescenti. A un certo punto l'intelligenza artificiale risponde con una battuta apparentemente innocua, che dice, più o meno: "Non me ne parlare: il mio primo capo era un ragazzino liceale".

Sembra soltanto una gag, ma in realtà contiene un dettaglio enorme. Il primo "boss" di E.D.I.T.H. era infatti Peter Parker. È lui a entrare in possesso dell'intelligenza artificiale dopo la morte di Tony e a utilizzarla in Far From Home. Se E.D.I.T.H. ricorda di aver avuto Peter come suo primo capo, significa che la memoria dell'intelligenza artificiale non è stata cancellata dall'incantesimo di Doctor Strange.

Leggi anche Spider-Man: quanti anni ha Peter Parker in Brand New Day? La timeline tra Snap e salti temporali

Perché l'incantesimo di Doctor Strange non funziona su E.D.I.T.H.?

La rivelazione solleva una domanda inevitabile: se Strange ha fatto dimenticare Peter a tutte le persone del mondo, perché E.D.I.T.H. continua a ricordarlo? La risposta potrebbe essere molto più semplice di quanto sembri. E.D.I.T.H. non è un essere umano, ma un'intelligenza artificiale. L'incantesimo di Strange ha modificato la memoria delle persone che conoscevano Peter Parker, ma non sembra aver avuto alcun effetto sui dati conservati da un sistema informatico.

Non si tratta quindi necessariamente di un buco di trama di No Way Home. Al contrario, il dettaglio potrebbe essere perfettamente compatibile con le regole stabilite dal film: Strange ha modificato i ricordi delle persone, mentre i dati digitali e le intelligenze artificiali potrebbero essere rimasti fuori dalla portata della magia. È una distinzione che il MCU non aveva ancora esplorato direttamente e che potrebbe diventare molto importante in futuro.

E.D.I.T.H. potrebbe aiutare Peter a dimostrare chi è davvero?

La cosa più interessante è ciò che questa rivelazione potrebbe permettere a Peter. Se E.D.I.T.H. conserva ancora informazioni su di lui, potrebbe teoricamente rappresentare una delle poche tracce rimaste della sua vecchia identità. Potrebbe avere accesso a dati, registrazioni o informazioni che dimostrano l'esistenza di Peter Parker e il suo legame con Spider-Man. Questo aprirebbe una possibilità particolarmente interessante per il futuro del personaggio. Peter potrebbe finalmente avere un modo per dimostrare che la sua storia non è stata cancellata completamente, ma soltanto dalla memoria delle persone.

Leggi anche Spider-Man: Brand New Day, il finale spiegato: Ned e MJ si ricordano di Peter?

E.D.I.T.H. potrebbe quindi diventare molto più di una vecchia tecnologia di Tony Stark. Potrebbe essere uno dei pochissimi personaggi o sistemi del MCU in grado di collegare il Peter Parker di prima dell'incantesimo a quello che conosciamo dopo No Way Home. E c'è anche un'altra possibilità: Peter potrebbe tornare a utilizzare E.D.I.T.H., ma questa volta in una versione inedita. L'intelligenza artificiale, si diceva, avrà un corpo umanoide in VisionQuest, trasformando quello che era un semplice sistema tecnologico in un personaggio con cui Spider-Man potrebbe interagire direttamente.

VisionQuest potrebbe cambiare ancora il futuro del MCU

La presenza di E.D.I.T.H. in VisionQuest potrebbe essere anche un'indicazione di quanto spazio la serie darà alle intelligenze artificiali del MCU. Oltre a E.D.I.T.H., la storia potrebbe infatti coinvolgere altre AI già conosciute dai fan, tra cui Ultron, F.R.I.D.A.Y., D.U.M.E. e J.A.R.V.I.S., mentre la vicenda di Vision continua a intrecciarsi con personaggi come Tommy Maximoff e Wanda. Per Spider-Man, però, la rivelazione più importante resta una: mentre il mondo ha dimenticato Peter Parker, E.D.I.T.H. potrebbe non averlo mai fatto. E questo significa che l'eroe potrebbe non essere completamente solo come abbiamo sempre pensato.



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venerdì 25 settembre 2026

Jigsaw è di nuovo in sella al suo triciclo: un nuovo capitolo di Saw è ufficialmente in arrivo

Appena qualche giorno fa qualcuno aveva dato la saga per spacciata, in un groviglio di false ripartenze, ma l'annuncio dato su X sull'account ufficiale di Saw non lascia spazio a dubbi ed è accompagnato da un teaser inequivocabile: Saw 11 è realtà, anzi per ora un "Saw senza titolo", ma viene svelato il nome del regista scelto, e in concomitanza col post tutte le personalità e le aziende coinvolte nella saga hanno confermato. Sì, Jigsaw sta per tornare... e farà prigionieri. D'altronde è la sua specialità.

Saw 11 finalmente sbloccato nella gioia del fandom, James Wan conferma

Considerando che la saga inagurata da Saw nel 2004 è composta da produzioni a basso costo, i tre anni trascorsi dall'ultimo Saw X avevano lasciato il fandom piuttosto interdetto, specialmente ricordandone il solido successo di pubblico (oltre 125 milioni di incasso per un budget di dieci volte inferiore). In effetti tra il 2024 e il 2025 la saga è finita nei guai, perché divergenze creative hanno fatto saltare l'undicesimo lungometraggio previsto per il settembre 2024, Saw XI, sempre diretto dal veterano della serie Kevin Greutert. Quel progetto è stato cancellato per la resistenza di una delle aziende coinvolte, Twisted Pictures, la cui quota del marchio è stata però poi rilevata da Blumhouse, che più di un anno fa ha rimesso in gioco nel processo cretivo l'autore originale James Wan. Wan, insieme a Jason Blum e Lionsgate, ha avviato quindi il nuovo filone di Saw, scegliendo come regista Mike P. Nelson, autore di altri horror come Wrong Turn - The Foundation, The Domestics e più recentemente dello slasher Silent Night, Deadly Night e dell'imminente Beware Boiúna. "Mike ha una voce cinematografica cruda, particolare, con un approccio inventivo al genere, credo che porterà qualcosa di davvero originale e speciele al franchise", ha commentato Wan. Il nuovo copione è scritto da Gregory Weidman e Geoff Tock, già nello staff di Dune: Prophecy: la sceneggiatura è per Nelson "selvaggia, fedele al mistero dell'originale, mentre esplora nuove idee sanguinarie". Il fandom non chiede di meglio: attenderemo di conoscere dettagli su trama, cast e data d'uscita.



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