martedì 29 settembre 2026

Disney e Dan Trachtenberg reinventano La bella addormentata nel bosco: tutto sul live action in arrivo

Disney non ne ha ancora abbastanza de La bella addormentata nel bosco e tra non molto proporrà al pubblico una nuova proposta cinematografica con il coinvolgimento di Dan Trachtenberg. Il regista di Prey e Predator: Badlands avrebbe stretto un accordo con gli Studios per portare in vita un’idea originale ispirata al classico d’animazione Disney su La bella addormentata nel bosco. Ma cosa sappiamo a riguardo?

La bella addormentata nel bosco, Disney propone un nuovo progetto live action con la regia di Dan Trachtenberg

Secondo quanto riferito da Deadline, il nuovo film ispirato a La bella addormentata nel bosco è da intendersi come un progetto live action attualmente sprovvisto di titolo e privo di collegamenti con i due film su Maleficent con protagonista Angelina Jolie. Il progetto, in fase di sviluppo iniziale, pare che porterà la storia verso una direzione completamente inedita. Dan Trachtenberg si occuperà della regia, ma ha anche ideato la storia con Rayna McClendon, la cui sceneggiatura è stata poi firmata da Alex Anfanger e Dan Schimpf.

Pur non avendo condiviso dettagli in merito alla trama, il nuovo film diretto da Trachtenberg non è da intendersi come il classico remake in chiave live action degli amatissimi film d’animazione, ma sarà piuttosto una storia che si ispira a quella de La bella addormentata nel bosco. Il regista figura anche come produttore insieme allo storico partner Ben Rosenblatt.

Il film d’animazione, diretto da Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman e Les Clark, è stato realizzato sulla scia di successi come Biancaneve e i sette nani e Cenerentola, rifacendosi ad una fiaba popolare classica. Tuttavia il debutto al cinema nel 1959 non ha ottenuto l’effetto sperato, con un incasso iniziale deludente ed un’accoglienza poco entusiasta. Con il tempo, però, La bella addormentata nel bosco è stato ampiamente rivalutato ed è diventato uno dei film d’animazione Disney più amati e apprezzati. Nel 2014, Disney ha pensato di realizzare una sorta di spin-off live action dedicato a Malefica, la perfida strega che nel classico d’animazione ha maledetto la piccola Aurora alla nascita, condannandola ad un sonno eterno all'alba dei sedici anni. Nello spin-off, ad interpretare Malefica è Angelina Jolie.



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Lina Sastri al Tropea Film Festival: “La casa di Ninetta, la storia di mia madre diventata film”

Ci storie che, prima di arrivare sullo schermo, attraversano una vita intera. È il caso de La casa di Ninetta, opera prima di Lina Sastri. Tutto è nato da un libro dedicato alla madre, diventato poi spettacolo teatrale e infine film. Un percorso lungo, intimo, che porta sul grande schermo il rapporto tra una figlia e sua madre, ma anche la storia di una famiglia, di una casa e di una città, Napoli, osservata attraverso il filtro della memoria.

Il film, presentato anche al Tropea Film Festival 2026, è il risultato di un progetto maturato per anni e affrontato da Sastri non soltanto come attrice e autrice, ma per la prima volta anche come regista e produttrice. Un'opera profondamente personale che, ci racconta l'autrice, temeva potesse rimanere troppo legata a chi quella storia l’aveva vissuta. È successo invece il contrario: La casa di Ninetta ha incontrato il favore pubblico nel circuito dei festival, ottenendo riconoscimenti come il Cult Movie Award all'Ischia Global Film & Music Festival 2024 e il Premio per la Migliore Regia Docufilm a Primo Piano sull'Autore – Festival Pianeta Donna 2025.

Dal libro al palco, fino alla macchina da presa

Il passaggio dalla pagina al cinema non è stato una semplice trasposizione. Ogni linguaggio ha permesso a Sastri di raccontare un volto diverso della stessa storia. A teatro c'era maggiore libertà, la possibilità di contenere tutto ciò che apparteneva alla memoria e alla riflessione. Con la sceneggiatura, invece, è arrivata la necessità di scegliere.

Altrimenti sarebbe venuto fuori un film di otto ore.

Il libro conteneva infatti una sorta di voce fuori campo, una visione più profonda della famiglia e una componente più spirituale. Il cinema ha imposto una selezione, ma le ha restituito qualcosa che gli altri due linguaggi non potevano darle: la possibilità di vedere concretamente quella realtà e, soprattutto, di tornare nei luoghi della propria memoria.

La casa che vediamo sullo schermo è realmente quella che Sastri aveva preso per la madre, malata di Alzheimer. È rimasta la sua casa a Napoli, anche se oggi l'attrice vive a Roma. Anche per questo il tempo ha avuto un ruolo particolare nella lavorazione. Il film è stato girato circa due anni fa e oggi, osserva Sastri, Napoli è cambiata rapidamente: più turisti, più b&b, bar e bistrot, una città diventata quasi "un mercato a cielo aperto". Girare oggi quelle stesse scene, negli stessi luoghi, sarebbe probabilmente molto più complicato.

Tre attrici per una sola Ninetta

Uno degli elementi più delicati del film è la scelta di raccontare Ninetta attraverso tre età diverse, affidandola a Francesca Tizzano, Maria Pia Calzone e Angela Pagano. Tre corpi, tre sensibilità, tre momenti della stessa esistenza.

Per Sastri, però, il principio era semplice: scegliere l'interprete giusta. Angela Pagano, scomparsa a luglio 2024, era la grande attrice con la quale Lina Sastri ha debuttato da giovanissima in Masaniello. Affidarle il ruolo della Ninetta anziana significava dunque creare un ponte tra la propria storia artistica e quella della madre raccontata nel film.

Per Maria Pia Calzone, invece, la scelta nasceva anche da una somiglianza cercata non tanto nella riproduzione fisica, quanto nella presenza: i colori chiari, la grazia e la dolcezza, insieme a una necessaria maturità. Le scelte attoriali, spiega Sastri, sono state molto ponderate. Prima di dirigere gli interpreti ha voluto incontrarli, parlarci e capire se fossero davvero le persone giuste per abitare quel mondo.

Una regia senza formule

L'esordio dietro la macchina da presa è arrivato dopo decenni trascorsi davanti all'obiettivo. Nel corso della sua carriera, Lina Sastri ha lavorato con registi come Nanni Moretti, Pupi Avati, Giuseppe Tornatore e Woody Allen. Un'esperienza che avrebbe potuto trasformarsi in un bagaglio di regole da applicare alla prima regia.

È accaduto invece qualcosa di diverso. Sastri racconta di non essersi chiesta se dovesse riprodurre ciò che aveva osservato sui set o, al contrario, fare tutto diversamente. Non ha cercato una formula. Ha cercato ciò che voleva vedere.

L'ho girato veramente come se fosse già montato.

È forse questa una delle chiavi del film: la macchina da presa non doveva interpretare la memoria al posto suo, ma darle una forma precisa. La regia nasce da una visione che, in qualche modo, era già presente nella mente dell'autrice.

Una storia privata che è diventata di tutti

Il timore iniziale era comprensibile. Raccontare la propria madre e la propria famiglia significava esporsi alla domanda più difficile: perché dovrebbe interessare agli altri? Lina Sastri confessa di aver avuto proprio questa paura. La storia di Ninetta è quella di una madre, di una moglie alle prese con un marito difficile, con il passato e con la malattia. Una vicenda particolare e, allo stesso tempo, profondamente comune.

La risposta è arrivata dal pubblico. Chi ha visto il film ha iniziato a restituirle letture diverse, riconoscendo nella vicenda qualcosa di proprio. Persino interpretazioni che l'autrice non aveva inizialmente immaginato: in un'occasione, uno spettatore ha letto nel film anche la possibilità di interrogarsi sul tema dell'eutanasia.

Tra i temi emersi dalla nostra conversazione c'è anche quello della rappresentazione femminile. Alla domanda sulla presenza nel cinema italiano di personaggi femminili ancora poco raccontati, Sastri allarga immediatamente il campo: non soltanto le donne anziane, ma quelle "dai 40 in su", arrivando persino a spostare il confine ai 35 anni. È un tema che attraversa anche La casa di Ninetta, con una donna raccontata non soltanto in relazione alla propria età, ma attraverso la complessità di una vita, dei sentimenti, delle relazioni e della memoria.

Da Napoli a Tropea, i sentimenti parlano a tutti

Portare La casa di Ninetta in Calabria significa anche mettere in dialogo due territori del Sud apparentemente diversi, ma accomunati da una forte centralità dei legami familiari e dei sentimenti. Sastri vede una differenza di carattere tra Campania e Calabria, ma ritiene che esista un terreno comune che va oltre le appartenenze geografiche: l'amore tra una madre e una figlia, il tradimento, il dolore.

I sentimenti basilari nella vita non cambiano mai.

Il percorso dell'artista, ad ogni modo, è ben lontano dall'essere concluso. Anche il cortometraggio La mancanza, proiettato al Tropea Film Festival, nasce da una vicenda personale: quella del Covid e della morte del fratello. Parallelamente, l'attrice e regista ha già scritto una nuova storia, questa volta una commedia leggera, ed è alla ricerca di una produzione che possa portarla sullo schermo.

Ma anche cambiando registro, secondo Sastri, si finisce spesso per tornare allo stesso punto. "Gli autori raccontano sempre la stessa cosa", dice, citando anche i poeti: la stessa tematica prende forme diverse, perché "ognuno di noi ha un nodo del cuore". Forse è proprio quel nodo ad aver permesso alla sua opera prima di superare i confini del racconto autobiografico. Il film parte da una storia precisa, quella di Lina e di sua madre, ma nel momento in cui arriva agli spettatori smette di appartenere soltanto a chi l'ha vissuta.

E tra le cose più belle che Lina Sastri racconta di aver ricevuto dal film c'è proprio questa trasformazione: incontrare a Napoli persone che ancora ricordano Ninetta. Scoprire che quella storia non è rimasta soltanto sullo schermo, ma è entrata nella memoria di chi l'ha guardata. Non c'è più soltanto la mamma di Lina. C'è Ninetta, un personaggio capace di lasciare una traccia nella memoria degli altri.



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lunedì 28 settembre 2026

Oggi nasceva Michelangelo Antonioni: ecco per voi i migliori film in streaming del grande regista

Il 29 settembre 1912 nasceva a Ferrara il genio cinematografico di Michelangelo Antonioni. Nessun altro cineasta ha saputo quanto lui portare sul grande schermo il malessere esistenziale dell’essere umano, trasformandolo in esperienze visive ed emozionali  impossibili da dimenticare. Ecco per voi cinque dei suoi migliori film in streaming. marca purtroppo all'appello delle piattaforme Professione: reporter, capolavoro del 1975 con un grande Jack Nicholson. Buona lettura.

Cinque film in streaming diretti dall'indimenticato Michelangelo Antonioni

  • L’avventura 
  • Deserto rosso
  • Blow Up
  • Zabriskie Point
  • Al di là delle nuvole

L’avventura (1960)

Il film che impone definitivamente Antonioni e la sua poetica traccia un solco netto nella storia della nostra cinematografia. Diretto in condizioni produttive quasi proibitive, L'avventura sfrutta magistralmente gli scenari naturali stilizzati delle isole Eolie e della Sicilia per creare un’ambientazione che riflette lo spaesamento psicologico e sentimentale dei protagonisti. Monica Vitti viene lanciata nell’Olimpo del cinema mondiale, Lea Massari e Gabriele Ferzetti a supporto sono semplicemente eccezionali. Premio della Giuria a Cannes, questo film decostruisce la narrazione temporale per costruirne una interna, mentale di potenza unica. Disponibile su Rakuten TV, Amazon Prime Video.

Deserto rosso (1964)

Leone d'Oro a Venezia per il film che vede ancora una volta protagonista la “musa” Monica Vitti insieme a un altrettanto intenso Richard Harris. Deserto rosso sfrutta questa volta gli alienanti scenari industriali del Nord Italia per raccontare una nuova storia di isolamento, dolore e alienazione. La fotografia straordinaria di Carlo di Palma incornicia i personaggi dentro dominanti cromatiche che li siolano tra di loro e dal resto del mondo. Altro film di rottura, scandito da un lavoro sull’immagine e sul suono di fattura incredibile. Uno dei migliori e più complessi lungometraggi degli anni ‘60, e non soltanto per quanto riguarda la nostra industria. Raggelante e bellissimo. Disponibile su Infinity +, Amazon Prime Video.

Blow Up (1966)

Altro capolavoro incredibile, che questa volta ribalta le coordinate dello spaesamento quando il protagonista si ritrova a dover indagare la realtà, la sua realtà, filtrandola attraverso la riproduzione fotografica. David Hemmings come protagonista di Blow Up è intenso e perfetto, Vanessa Redgrave seducente, la Swinging London come teatro di questo sparsamente percettivo si fa cornice insostituibile. Palma d’Oro a Cannes, nomination all’Oscar per la regia e sceneggiatura. La sequenza del “disvelamento” è di una potenza espressiva inarrivabile. Un film superbo, mai manierista eppure composto da un ritmo interno personalissimo. A livello mainstream, il capolavoro di Antonioni. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Zabriskie Point (1970)

Un lungometraggio che diventa immediatamente simbolo della controcultura grazie soprattutto alla leggendaria sequenza finale. Storia di ribellione giovanile che si consuma nel deserto che rappresenta il vuoto cosmico, quello dei sentimenti e dei valori, della civiltà e delle istituzioni. Mark Frechette e Daria Halprin sono protagonisti indimenticabili di Zabriskie Point, film di confine che Antonioni spinge fino ai confini delle sue potenzialità cinematografiche. Il risultato è spiazzante, straordinario da vedere, forse vagamente compiaciuto ma impossibile da dimenticare. La sequenza dell’esplosione finale è entrata di diritto nella storia del cinema, un momento vigoroso e intenso come pochi altri. Notevole esercizio di stile, con un cuore comunque vibrante. Disponibile su Apple Itunes.

Al di là delle nuvole (1995)

Diretto a quattro mani con l’amico geniale Wim Wenders, Al di là delle nuvole rappresenta una sorta di canto del cigno per Antonioni, che cuce quattro storie separate tra loro attraverso un filo narrativo estremamente tenue, ma ideale per riassumere il suo discorso sull’amore, sulle relazioni umane, sulla perdita e la confusione esistenziale. Un lungometraggio con un cast incredibile che comprende John Malkovich, Sophie Marceau e Kim Rossi Stuart. Non tutto funziona, alcuni momenti sono piuttosto impalpabili, ma il tocco profondo e sensibile di Antonioni fa spesso capolino. Progetto che merita di essere visto anche non fosse che per la grazia con cui è stato girato. Disponibile su Amazon Prime Video.



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Avengers Endgame Extra primo al boxoffice italiano del weekend, spopola ovunque

Avengers Endgame Extra ha confermato la ritrovata vitalità del Marvel Cinematic Universe al boxoffice italiano del weekend, ma non solo qui da noi, dove la riedizione è partita con 2.308.600 euro (fonte Cinetel), perché nei soli Stati Uniti ha raccolto 26 milioni di dollari, con un introito mondiale da 86 (fonte Boxofficemojo). La nuova versione dell'epico cinecomic del 2019 contiene quattro scene aggiuntive che lo collegano meglio al prossimo Avengers: Doomsday, nelle sale dal 16 dicembre, sempre diretto dalla premiata ditta Anthony & Joe Russo. Al momento questa nuova versione, intitolata Avengers Endgame Encore negli USA, nei calcoli degli incassi si tiene separata dalla precedente, ma se sommassimo questi 86 milioni al mostruoso totale dell'edizione originale, il colosso arriverebbe ormai a 2.971.439.100 dollari d'incasso totale mondiale: entro la fine della settimana superererebbe i 3 miliardi!

In materia di uscite fuori dai canoni, non è sminuibile nemmeno il grande risultato del film-concerto Ultimo - Tutto. Live a Tor Vergata, diretto da Giorgio Testi, ripresa della performance da 250.000 spettatori all'Università di Roma Tor Vergata, avvenuta il 4 luglio 2026. L'amatissimo cantante romano in sei giorni ha registrato 2.641.000 euro (precisamente un secondo posto da 1.397.000 nel weekend), ulteriore tassello di una popolarità che sta segnando una generazione... e forse più di una.
Debutto in terza posizione per Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio di David Ayer con Brad Pitt, storia di un agente delle Forze Speciali disperso in Alaska col suo cane. Il dramma d'azione ha debuttato da noi con 930.000 euro, che diventano 1.043.400 se si calcolano le anteprime. Nel mondo viaggia sui 50 milioni di dollari, con un esordio poco energico da 20 negli USA. Stando a Variety è costato un'ottantina di milioni, per cui potrebbe andare in rosso, nonostante la star coinvolta.
Cade dal primo al quarto posto il beffardo Resident Evil di Zach Cregger con Austin Abrams, omaggio all'omonima saga videoludica horror targata Capcom: in Italia il suo totale ammonta a 2.717.300 euro (790.700 racimolati nel weekend), mentre nel mondo il film Sony ha totalizzato finora 196.476.250 dollari. Il budget di 75 milioni citato da Variety è stato appena giustificato nero su bianco.
Slitta dalla terza alla quinta posizione la caustica commedia The Invite - Il piacere è tutto nostro di e con Olivia Wilde, nella finzione sposata con Seth Rogen: insieme sono una coppia destabilizzata dai vicini disinibiti Edward Norton e Penélope Cruz. Registra altri 395.000 euro, toccando il 1.340.670. Nel mondo ha totalizzato 57.430.000 dollari, su una spesa di 15 milioni stando a Deadline: è andata bene.

Il box office completo del weekend



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domenica 27 settembre 2026

I migliori film in streaming di Riz Ahmed, nel cast di Digger con Tom Cruise

L’arrivo nelle sale di tutto il mondo di Digger, che vede protagonista assoluto Tom Cruise, ci regala anche il ritorno al cinema del comprimario di lusso Riz Ahmed. L’attore e musicista britannico negli ultimi anni ha collezionato una serie di interpretazioni di valore, che ne hanno dimostrato la versatilità e lo hanno addirittura portato a un passo dall’Oscar. Ecco i suoi cinque film in streaming che preferiamo. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Riz Ahmed, nel cast di Digger con Tom Cruise

  • Lo sciacallo - Nightcrawler 
  • Jason Bourne 
  • Sound of Metal 
  • Fingernails - Una diagnosi d’amore 
  • Relay: Informazioni pericolose 

Lo sciacallo - Nightcrawler (2014)

Per l’esordio alla regia di Dan Gilroy Ahmed lavora come spalla di un mefistofelico e portentoso Jake Gyllenhaal, divoratore delle news in tempo reale che si aggira per una Los Angeles notturna e asfissiante in cerca di sangue. Lo sciacallo - Nightcrawler è un thriller con venature da commedia nera che possiede dei momenti di cinema capaci realmente di metterti a disagio. Commento acerrimo nel nostro modo ossessionato dalla visione, sia essa la verità o meno, il film di Gilroy è un lungometraggio sporco e cattivo ma nella maniera giusta, perchè ti costringe a fare i conti con le tue pulsioni peggiori e comprendere che le abbracci piú spesso di quanto non vorresti. Nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, ne avrebbe probabilmente meritate altre. Ottima prova di Ahmed. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Jason Bourne (2016)

Altra collaborazione preziosa per Ahmed con Paul Greengrass, che dirige ancora una volta Matt Damon nelle avventure della spia senza memoria. Jason Bourne è un altro film di spessore, che si confronta con problemi del nostro mondo contemporaneo facendolo come sempre dentro la cornice del grande spettacolo hollywoodiano. Vincent Cassel come antagonista è notevole, Tommy Lee Jones e Alicia Vikander a supporto efficaci. Un film che non ottiene il successo di critica e pubblico dei precedenti ma si conferma prodotto forte, saldo, carico di un’energia quasi disperata. Altro fiore all’occhiello nella filmografia di Ahmed. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

Sound of Metal (2019)

Per Ahmed arriva la prima nomination all’Oscar grazie alla vicenda di questo musicista di heavy Metal che si ritrova a perdere l’udito e vedere il proprio mondo completamente rovesciato. Sound of Metal è un dramma di enorme impatto emotivo, che vede nel cast anche una bravissima Olivia Cooke e il sempre efficace Mathieu Amalric. Momenti di enorme spessore, prove d’attore che non si dimenticano, un finale che dona speranza. Film indipendente che ottiene anche la nomination all’Oscar per il film e la sceneggiatura e vince le statuette per montaggio e sonoro. I duetti con il suo nuovo mentore Paul Raci sono portentosi. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes.

Fingernails - Una diagnosi d’amore (2023)

Quando si ha a disposizione un trio di attori carismatico e talentuoso come Riz Ahmed, Jessie Buckley e Jeremy Allen White, è difficile sbagliare il film. E infatti il regista Christof Nikou non lo fa, realizzando un piccolo film che adopera l’assunto iniziale fantascientifico per elaborare una dissertazione sull’amore romantica e dolcissima, ma anche profonda nel suo essere drammatica. Fingernails - Una diagnosi d’amore soprattutto nella prima parte si poggia sulle interpretazioni  notevoli dei protagonisti, mentre nella seconda sviluppa maggiormente la storia malinconica e commovente. E il finale “aperto” ci regala Ahmed e la Buckley al meglio delle loro possibilità. Il che davvero non è poco. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Relay: Informazioni pericolose (2024)

Un David MacKenzie, sempre efficace quando si tratta di inserire discorsi contemporanei nel cinema di genere, sfrutta al meglio il carisma del protagonista Ahmed e la sensibilità di Lily James per questa storia di spionaggio industriale molto ben orchestrata. Sam Worthington e Willa Fitzgerald sono antagonisti credibili, la trama è ben orchestrata, la messa in scena “povera” ma decisamente non banale. Relay: Informazioni pericolose è una partita a scacchi che si dipana con intelligenza e discreto senso dello spettacolo. Il finale è interessante, ci si arriva con la tensione giusta. Da vedere per divertirsi con intelligenza. Conferma dell’intelligenza di Ahmed nello scegliere ruoli perfetti per lui. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video.



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Brad Pitt e il calvario sul set di Intervista col vampiro: il bizzarro motivo rivelato dal regista

Ancor prima di diventare una Serie TV, il romanzo di Anne Rice Intervista col vampiro è diventato un film: correva l’anno 1994 e a guidare il cast furono Tom Cruise e Brad Pitt. A distanza di oltre 30 anni, il regista Neil Jordan ha raccontato di più dell’esperienza dietro le quinte, commentando nello specifico la trasformazione di Brad Pitt in una creatura della notte.

Interpretare un vampiro ha comportato diverse rinunce agli occhi di Brad Pitt: per Intervista col vampiro, l’attore ha trascorso molto tempo sul set di notte, alle prese con make-up e lenti a contatto. A distanza di tempo, anche il regista ha offerto il proprio retroscena sul lavoro svolto dietro le quinte offrendo una prospettiva diversa.

Intervista col vampiro, il regista affronta le difficoltà di Brad Pitt durante le riprese: “Doveva stare appeso a testa in giù ogni mattina”

Ai microfoni di Collider, ha spiegato: “Spesso accade con il personaggio centrale. Prendiamo ad esempio Tom Jones: il personaggio che racconta la storia può diventare il meno dinamico dell'intera vicenda, perché è colui al quale vengono fatte le cose. David Copperfield è il personaggio più dinamico di David Copperfield? No. Pip è il personaggio più dinamico di Grandi speranze? Tutti ricordano Estella, Miss Havisham e l'orribile criminale che le lega, ma non si ricordano molto di Pip. E questa è, per molti versi, la natura stessa della narrazione”.

In merito al ruolo meno dinamico assegnato a Pitt, il regista ha tirato in ballo l’autrice del romanzo: “Anne aveva scritto una sorta di romanzo vittoriano tradizionale quando ha scritto Intervista col vampiro e quella era la parte che Brad interpretava. Ha avuto difficoltà, ma solo quando siamo arrivati a Parigi. Non so, credo che la cosa lo abbia un po’ demoralizzato”. Al regista non è dispiaciuto girare principalmente di notte, un dettaglio che invece non è stato apprezzato dal resto del cast: “Ho adorato girare di notte per questo film. Era come fare il turno di notte per sei mesi. Come regista è fantastico perché puoi controllare tutto ciò che entra nell'inquadratura. Non devi aspettare che sorga o tramonti il ​​sole, le nuvole e tutto il resto. Tutto è illuminato, tutto è girato, tutto è deciso e progettato. Ma per gli attori, sono sicuro che sia stata una vera scocciatura”.

Anche la trasformazione di Brad Pitt in Louis non è stata una passeggiata: “Considerato il modo in cui avevo ideato i vampiri e come dovevano apparire, Brad doveva stare appeso a testa in giù ogni mattina e farsi truccare il viso. Doveva indossare le lenti a contatto, e anche Tom. È stata un'esperienza dura per un attore, e capisco perché si sia sentito turbato. Ma mi è piaciuto molto girare con lui. All'epoca eravamo amici. Non lo vedo da tanto tempo, ma eravamo molto legati. Anche alla fine delle riprese, eravamo ancora molto uniti. Quindi, se ha avuto difficoltà a girare, non so cosa dire. Parlate con lui”.



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Ortigia Film Festival 2026, i premi della ventottesima edizione: trionfa La Gioia di Nicolangelo Gelormini

Si è conclusa il 25 settembre, con la cerimonia di premiazione, la ventottesima edizione di Ortigia Film Festival, il festival del cinema della città di Siracusa diretto da Lisa Romano e Paola Poli che ha portato nell’isola che costituisce la parte più antica della città siciliana film italiani e internazionali, incontri con autori e interpreti, documentari, cortometraggi e appuntamenti dedicati alla formazione e alle nuove generazioni.

La giuria del concorso Lungometraggi - Opere prime e seconde, presieduta da Carla Signoris e composta da Gloria Satta e Fabio Segatori, ha scelto La Gioia di Nicolangelo Gelormini come Miglior Film, con la seguente motivazione:

Pur essendo ispirato a un agghiacciante delitto realmente avvenuto, il film trascende la cronaca per indagare con grande profondità psicologica le dinamiche morbose e distruttive che hanno determinato i fatti. Il regista evita la ricostruzione documentaristica a favore di un racconto intessuto di tensione, che racconta una relazione dominata da inganni e manipolazioni, senza mai giudicare i personaggi, interpretati dagli straordinari e coraggiosi Valeria Golino, Saul Nanni e Jasmine Trinca.

Il Premio per il Miglior Interprete è andato, ex aequo, a Babak Karimi e Ivar Wafaei per Balcanica di Nicola Sorcinelli. Ecco la motivazione della giuria:

Nel ruolo di padre e figlio musicisti afgani, in fuga dai talebani che hanno bandito ogni forma d’arte, ci portano nel pieno della tragedia dei migranti. Nel corso di quel loro viaggio infinito attraverso gli scenari desolati della rotta balcanica, la loro fatica e la loro sofferenza diventano le nostre. La loro interpretazione drammatica eppure asciutta abbatte il confine tra schermo e platea. Ed emoziona senza un filo di sentimentalismo.

Hanno vinto il Premio Miglior Sceneggiatura, per La Gioia, Giuliano Scarpinato, Benedetta Mori, Nicolangelo Gelormini e Chiara Tripaldi con la seguente motivazione:

Una scrittura che ha saputo trasformare una storia vera in un racconto che non cede mai alla tentazione della cronaca, della spiegazione o del giudizio. Una scrittura essenziale, capace di restituire personaggi complessi e profondamente umani senza assolverli o condannarli, lasciando agli attori lo spazio per esplorarne contraddizioni, fragilità e zone d’ombra. Una sceneggiatura che non cerca il compiacimento né l’effetto, ma affida ai gesti, alle parole e ai silenzi il compito di raccontare ciò che, in una vicenda come questa, sarebbe stato fin troppo facile spiegare.

Una Menzione Speciale è andata a Edoardo Pesce per la sua performance ne Il Grande Giaffa di Marco Santi. Questa la motivazione della Giuria:

Per la sua versatilità e il coraggio che lo hanno portato, fin dall’inizio della carriera, a passare dai ruoli ironici a quelli drammatici con la stessa credibilità e intensità, sempre al di fuori dagli stereotipi. Bravissimo tanto nei panni di personaggi complessi, violenti o marginali come il pugile di Dogman, quanto in quelli remissivi e apparentemente perdenti come il protagonista di Il Grande Giaffa, Edoardo è stato anche un godibile Alberto Sordi giovane. E si conferma come uno dei talenti più solidi su cui oggi può contare il cinema italiano.

Per il Concorso Internazionale Documentari, la giuria presieduta da Mattia Colombo e composta dagli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia - sede Sicilia ha premiato Where the Waves Took Her di Jana Stallein con il Premio CSC Sebastiano Gesù Miglior Documentario. Auber 99 di Giuseppe Schillaci ha avuto invece una Menzione Speciale.

Tra gli altri riconoscimenti di Ortigia Film Festival ricordiamo il Premio Speciale OFF18/2026 a Scarpe Rotte di Roberta Torre, assegnato dalla Direzione Artistica, Il Premio Banco BPM alla Carriera, andato a Carla Signoris e il Premio all’Eccellenza cinematografica OFF18/2026 a Peter Greenaway e Claudia Gerini, che hanno incontrato il pubblico di Ortigia Film Festival nel corso della settimana nel corso della manifestazione. Ecco le due motivazioni:

A Peter Greenaway, per aver fatto del cinema un luogo in cui la pittura prende vita e il racconto si fa visione. Da I misteri del giardino di Compton House a Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, da L’ultima tempesta a The Pillow Boo”, Greenaway ha costruito un cinema inconfondibile, nutrito di pittura, musica, architettura, teatro e letteratura. Un universo in cui corpi, parole, colori e composizioni diventano materia narrativa e in cui ogni film nasce dall’incontro tra arti diverse. Un autore che ha scelto di non adattarsi al cinema, ma di reinventarlo, con la libertà di chi ha sempre osato oltre il tempo, oltre i confini del racconto e delle forme, continuando a spingere lo spettatore verso nuovi territori della visione.
La cintura nera di Taekwondo che ha ottenuto per meriti sportivi è forse la miglior sintesi delle qualità artistiche di Claudia Gerini, che con l'applicazione ferrea e con grande forza di volontà ha ottenuto risultati straordinari nello spettacolo italiano. Ironica e divertita per il suo mentore Carlo Verdone e per i fratelli Manetti, ha saputo ricoprire ruoli drammatici intensi per Giuseppe Tornatore, Sergio Castellitto e Mel Gibson. Si è dedicata alle opere prime e ai film diretti da registe. Ha affrontato con originalità la regia, la canzone e persino il doppiaggio di una memorabile Barbie in Toy Story. Di lei Enrico Lucherini, grande esperto e pungente esegeta del divismo, diceva: “È l’unica attrice italiana che puoi mettere dappertutto e saprà sempre essere a suo agio".


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