domenica 23 agosto 2026

Marvel svela la watchlist per Avengers: Doomsday e dura ben 42 ore

Quali film e Serie TV recuperare prima di Avengers: Doomsday? La risposta definitiva arriva proprio dai Marvel Studios che, in occasione del D23 organizzato da Disney in California, ha offerto una risposta decisiva per tutti quelli che continuano ad interrogarsi sul da farsi.

Come arrivare pronti a Doomsday? Una guida ufficiale è stata condivisa proprio dai Marvel Studios: a semplificare le cose è la piattaforma di riferimento, poiché la maggior parte di questi titoli è disponibile in streaming su Disney+. Scopriamo insieme tutti i film e le serie tv Marvel da recuperare in vista del quinto film corale del MCU sui Vendicatori.

Avengers: Doomsday si avvicina e i Marvel Studios suggeriscono quali film e serie tv recuperare

I Marvel Studios hanno ragionato su quali titoli recuperare in vista di Avengers: Doomsday arrivando ad una rapida conclusione che prevederebbe 42 ore di intrattenimento. Certo, non è poco, ma è il tempo necessario a comprendere al meglio tutte le dinamiche che ritroveremo poi in Doomsday.

Chi ha del tempo a disposizione fino a dicembre 2026 potrebbe spalmare 42 ore di intrattenimento nei prossimi mesi recuperando un pezzo alla volta. Secondo i Marvel Studios è indispensabile partire dagli X-Men, che in questo film tornano per interagire con gli eroi della Terra-616. Nello specifico, suggeriscono di recuperare X-Men del 2000 e il sequel X-Men 2. Successivamente non bisogna dimenticare Captain America: Il Primo Vendicatore, il primo film con protagonista Steve Rogers che è poi riapparso in The Avengers. Indispensabili a detta degli Studios anche terzo e quarto capitolo corale ovvero Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

Prezioso è anche Loki, disponibile in streaming su Disney+ con due stagioni all’attivo dove il Multiverso e le incursioni giocano un ruolo preciso ai fini della trama. Anche Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli va recuperato, considerato che il protagonista è coinvolto in Doomsday, così come anche Spider-Man: No Way Home dove la complicità di Doctor Strange ha favorito l’esplorazione del Multiverso. Altri film da recuperare sono Black Panther: Wakanda Forever dove Shuri ha giocato un ruolo importante che riprenderà anche in Doomsday, Captain America: Brave New World che ha introdotto un nuovo Captain America e un nuovo Falcon, suggerendo poi la formazione di un’altra squadra di Vendicatori, e Deadpool & Wolverine. Entrambi i personaggi hanno confermato il loro coinvolgimento in Doomsday durante il D23 condividendo un video esilarante.

Infine è prezioso recuperare anche Doctor Strange nel Multiverso della Follia e i più recenti Thunderbolts* e I Fantastici 4: Gli Inizi. Tutti i personaggi di questi ultimi due titoli sono di fondamentale importanza per la buona riuscita di Doomsday e, come suggerito dal trailer, pare che Doom sia molto vicino alla Prima Famiglia. Diversi i progetti esclusi da questo elenco indispensabile, come ad esempio The Marvels, sequel di Captain Marvel che in realtà ha introdotto a sua volta gli X-Men, seguendo Monica Rambeau in un’altra dimensione.



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Spider-Man: Brand New Day, la teoria sulla scena post-credit che punta dritta a Battleworld

Spider-Man: Brand New Day potrebbe diventare il film con il maggiore incasso di sempre. Quarto capitolo ambientato nello Spider-Verse di Marvel Studios e Sony Pictures, Brand New Day non solo ha riportato Tom Holland nuovamente in azione in quel di New York, ma ha introdotto anche il primo personaggio ufficiale degli X-Men: Jean Grey interpretata da Sadie Sink.

Considerata l’alta posta in gioco del film e le dinamiche suggerite, in molti hanno iniziato a credere che in realtà Spider-Man: Brand New Day avesse posto le basi per la terrificante trama di Battleworld, che dovrebbe segnare Avengers: Secret Wars. Il motivo è riconducibile alla scena post-credit, dove vediamo l’app Spidey Tracker ideata da Ned in azione e seguire i movimenti di Spider-Man, per perdere poi le tracce in un punto imprecisato dell’universo. Che anticipi il coinvolgimento di Spidey in Avengers: Secret Wars?

Spider-Man: Brand New Day, quella scena post-credit anticipa Battleworld? La teoria

Il localizzatore di Sipder-Man sembra bloccarsi seguendo l’applicazione di Ned, ma poco dopo si sposta direttamente nell’universo segnalando l’avvistamento di Spider-Man. In molti credono che Peter Parker di Tom Holland riapparirà presto nel MCU prendendo parte ad entrambi o quantomeno a uno dei film corali in arrivo su Vendicatori, anche se ad oggi l’attore non è stato confermato in nessuno dei due.

C’è chi crede che la posizione di Spider-Man sia collegata a Battleworld, un regno formato da frammenti di realtà distrutte e messo insieme da Dottor Destino proclamatosi poi Imperatore Destino. La maggior parte degli abitanti di Battleworld non ricorda la vita precedente o gli altri mondi. Ma un indizio nei trailer suggerisce che quello Spider-Man avvistato dall’app potrebbe non essere quello della Terra-616, ma potrebbe provenire da un’altra realtà, un’altra New York. In questo caso le ipotesi sono diverse: potrebbe trattarsi degli altri Spider-Man interpretati da Tobey Maguire e Andrew Garfield o ancora di Miles Morales, ancora inedito in carne ed ossa nel MCU? O ancora c’è chi pensa che lo Spider-Man di Tom Holland sia finito a sua volta in un altro universo, in un’altra New York, alle prese con altri personaggi. Quale sarà la verità?



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Natalie Portman aveva dubbi su Star Wars, ma si sbagliava completamente su Padmé

Prima di diventare Padmé Amidala e di attraversare una delle saghe cinematografiche più importanti della storia, Natalie Portman aveva un dubbio molto meno galattico e decisamente più umano: e se Star Wars avesse rovinato la sua carriera?

Tra il 1999 e il 2005, l'attrice ha interpretato Padmé Amidala nella trilogia prequel di George Lucas, al fianco di Hayden Christensen, Ewan McGregor e Liam Neeson. Un ruolo che l'ha resa una star internazionale quando era ancora giovanissima e che le ha permesso di entrare in uno dei franchise più celebri di sempre. Ma a spaventarla era proprio l'enorme peso culturale di Star Wars.

Natalie Portman aveva paura di essere 'ricordata solo 'intrappolata' da Padmé

Nel corso di un'intervista realizzata per il 25° anniversario di Episodio I: La Minaccia Fantasma, Portman ha raccontato a Empire di aver avuto una precisa preoccupazione quando accettò il ruolo.

Ero preoccupata di farlo, temevo che dopo non avrei più potuto fare altro, perché la saga ha una mitologia così radicata nella cultura americana.

Una paura tutt'altro che assurda. Entrare in un franchise gigantesco quando si è molto giovani può essere un'arma a doppio taglio: da una parte significa ottenere una visibilità che pochissimi attori possono permettersi, dall'altra rischia di rendere impossibile separare l'interprete dal personaggio. Star Wars, del resto, non era una saga qualunque. Padmé Amidala sarebbe diventata un personaggio riconoscibile in tutto il mondo, mentre Portman avrebbe dovuto continuare a costruire la propria identità professionale al di fuori di quella galassia lontana lontana.

Da Hayden Christensen a Harry Potter: il rischio era reale

La storia di Hollywood è piena di attori che hanno faticato a liberarsi dal peso del loro ruolo più famoso. Hayden Christensen è forse l'esempio più vicino a Portman: dopo aver interpretato Anakin Skywalker nella trilogia prequel, l'attore è rimasto per anni indissolubilmente associato al personaggio, prima di tornare nel mondo di Star Wars con Obi-Wan Kenobi e Ahsoka. Lo stesso discorso, con modalità diverse, può essere fatto per Daniel Radcliffe ed Emma Watson. Per un'intera generazione, è praticamente impossibile pronunciare i loro nomi senza pensare immediatamente a Harry Potter e Hermione Granger.

Leggi anche Star Wars, Padmé Amidala non doveva morire: il piano di George Lucas per salvarla (ed evitare un buco di trama)

Natalie Portman, però, è riuscita a evitare quella trappola. La carriera dell'attrice dopo Star Wars è probabilmente la risposta migliore alla sua paura iniziale. Negli anni ha alternato blockbuster, cinema d'autore, commedie e ruoli drammatici, costruendo una filmografia abbastanza varia da non permettere a Padmé di diventare la sua unica identità. E il risultato più evidente è arrivato con Il Cigno Nero, il film di Darren Aronofsky che le ha regalato il Premio Oscar come Miglior Attrice.

In altre parole, Natalie è riuscita a fare esattamente ciò che temeva di non poter fare: entrare in uno dei franchise più grandi della storia senza permettere che definisse tutta la sua carriera. Natalie Portman è entrata nella galassia di George Lucas ma, a differenza di molti altri attori, è riuscita anche a uscirne.



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sabato 22 agosto 2026

Tom Holland e Zendaya in Hercules? La richiesta della stella Disney fa impazzire il web

Tom Holland e Zendaya continuano a generare curiosità e interesse, sia come singoli individui che come coppia hollywoodiana. Ma ce li vedreste ad interpretare una coppia in un live action Disney? È proprio questa la proposta avanzata di recente da Susan Egan: a suo dire, entrambi sarebbero perfetti per portare in vita una delle storie Disney più amate di sempre.

Zendaya e Tom Holland come Meg ed Hercules in un live action: la proposta di Susan Egan

Indimenticabile voce originale di Meg nel film d’animazione Disney di Hercules, Susan Egan è convinta che Hollywood abbia bisogno di una coppia stellare per il live action di Hercules. Tratto dall’omonimo classico d’animazione del 1997, Hercules aveva ottenuto il via libera per un adattamento in carne ed ossa nel 2022 con Joe ed Anthony Russo coinvolti come produttori e Guy Ritchie alla regia.

A detta di Susan Egan, Zendaya e Tom Holland sarebbero perfetti come Meg ed Hercules: “Voglio dire, ho accennato a Zendaya in modo velato, ma ora lo dico apertamente. E probabilmente Tom e Zendaya, che non ho mai incontrato, stanno chiedendo un'ordinanza restrittiva proprio ora. Ma onestamente, non me ne importa niente. Ho la sensazione che il mondo ne abbia bisogno. Non solo perché sono la coppia del momento, ma anche perché ho seguito la sua splendida carriera fin da quando era adolescente, ed è una persona con i piedi per terra. È una donna forte, ovviamente, statuaria e straordinaria, con una voce incredibile e un pizzico di grinta, non credi?”.

Al momento si tratta semplicemente di una proposta. Pur non avendo condiviso molte informazioni in merito al live action, i fratelli Russo hanno confermato che il progetto sta procedendo seppur sia ancora nelle prime fasi di sviluppo e che Guy Ritchie sia ancora coinvolto come regista. Pare che stiano semplicemente aspettando una sceneggiatura. “Penso che siano entusiasti di vedere cosa possiamo apportare tutti noi, in un modo che non sia solo una reinterpretazione del film d'animazione. Guy è perfetto per questo perché ha una propensione alla sperimentazione. Ci sono domande su come trasporre il tutto in un musical. Il pubblico di oggi è stato plasmato da TikTok, giusto? Quali sono le sue aspettative su come dovrebbe essere un musical? Questo può essere molto divertente e aiutarci a spingerci un po' oltre i limiti di come si realizza un musical moderno”, ha dichiarato Joe Russo come riporta Screen Rant.



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David Harbour anticipa problemi in vista tra Red Guardian e Yelena in Avengers: Doomsday

Alexei Shostakov e Yelena Belova hanno un rapporto piuttosto complicato nel Marvel Cinematic Universe. Entrambi introdotti in Black Widow nel 2021, hanno ripreso successivamente i rispettivi ruoli in altri progetti incluso Thunderbolts*, che li ha visti nuovamente unire le forze e fare squadra insieme ad altri personaggi fondando i Nuovi Avengers.

In Avengers: Doomsday, Red Guardian e Yelena saranno chiamati ancora una volta in azione, alle prese con una nuova minaccia multiversale: il suo nome è Dottor Destino, interpretato da Robert Downey Jr., la cui presenza è stata già suggerita nella scena post-credit di I Fantastici 4: Gli Inizi. In Doomsday, David Harbour ha anticipato che Red Guardian e Yelena avranno ancora dei problemi relazionali.

Avengers: Doomsday metterà a dura prova Yelena e Red Guardian: le anticipazioni di David Harbour

L’esuberante soldato russo di Black Widow sta per tornare e dovrà vedersela ancora una volta con Yelena, interpretata da Florence Pugh. In Thunderbolts* hanno unito le forze con ex assassini e antieroi per contrastare Void diventando infine i Nuovi Avengers, team che riapparirà anche in Doomsday. A tale proposito, David Harbour ha rivelato cosa aspettarsi da Red Guardian e Yelena. Ai microfoni di Deadline, ha anticipato: “Sapete che Yelena Belova e Red Guardian hanno un legame. Se avete visto Thunderbolts*, sapete quanto si amano e quanto cercano di aiutarsi a vicenda. E Doomsday influenzerà questa relazione”.

Dalle parole di Harbour, è evidente che quanto accadrà in Avengers: Doomsday metterà a dura prova (anche emotivamente) Yelena e la sua famiglia. Tra i progetti più ambiziosi dei Marvel Studios, il quinto capitolo dedicato ai Vendicatori coinvolgerà un numero consistente di personaggi degni di nota e introdurrà una nuova minaccia seppur interpretata da un volto iconico del MCU. Nel cast figurano anche nomi importanti del franchise degli X-Men come Professor X, Ciclope, Magneto e Mystica, così come i membri dei Fantastici 4 e il team degli Avengers formato da Sam Wilson, nuovo Captain America. Di ritorno anche Loki, Thor e Steve Rogers. Tanti i personaggi che ancora mancano all’appello ma che, a detta di Kevin Feige, potrebbero sempre sorprendere il pubblico con cameo inaspettati.



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Halle Berry e Bryan Singer: cosa è successo davvero sul set di X-Men 2? “Gli ho dato quello che si meritava”

Halle Berry ha appena compiuto 60 anni e il suo nome è tornato inevitabilmente al centro delle conversazioni dei fan degli X-Men. Il motivo è soprattutto Avengers: Doomsday, uno dei film Marvel più attesi di sempre, che riporterà sul grande schermo gli X-Men della saga Fox accanto ai nuovi eroi del Marvel Cinematic Universe.

Nel gigantesco cast annunciato da Marvel ci saranno infatti Patrick Stewart, Ian McKellen, James Marsden, Rebecca Romijn, Kelsey Grammer e Alan Cumming, mentre l'assenza di Halle Berry continua a pesare tra i fan che speravano di rivederla nei panni di Tempesta. È dunque il momento giusto per ricordare un retroscena sorprendente sulla sua esperienza nell'universo dei mutanti, risalente alla lavorazione di X-Men 2.

Di recente, Berry ha infatti ricordato il giorno in cui affrontò Bryan Singer sul set, arrivando a dirgli esattamente quello che pensava dopo che, secondo la sua ricostruzione, la situazione era diventata insostenibile per gran parte del cast e della troupe. Un episodio che, a distanza di più di vent'anni, l'attrice ricorda addirittura come uno dei momenti migliori mai trascorsi su un set.

La storia è emersa lo scorso febbraio, durante una conversazione con Entertainment Weekly, mentre Berry promuoveva il suo nuovo film Crime 101.

Un giorno ho detto a Bryan Singer esattamente dove andare e come arrivarci sul set di X-Men.

Berry non ha però raccontato quell'episodio come una semplice lite tra regista e attrice. Secondo la sua versione, furono proprio gli altri membri della produzione a spingerla a intervenire, sapendo che lei non avrebbe avuto problemi a dire apertamente ciò che pensava.

Halle Berry affrontò Bryan Singer a nome di tutto il cast

“Erano tutti arrabbiati - ha ricordato l'ex Bond girl - ma continuavano a dirmi: ‘Halle, vai tu a dirglielo’, perché sapevano che l'avrei fatto”. Berry ha spiegato di aver vissuto quel confronto come un momento di rivalsa nei confronti di una situazione che, a suo dire, aveva finito per coinvolgere l'intera troupe e tutti gli attori. E la parte più surreale della storia arriva subito dopo.

È uno dei giorni migliori su un set: dire esattamente dove andare a qualcuno che stava facendo un torto a tutta la troupe e a tutto il cast. Poi sono salita su un aereo e sono volata a casa con ancora addosso il costume di X-Men.

Quando Mark Ruffalo, presente nella conversazione, ha definito il racconto “una storia fantastica”, Berry non ha fatto marcia indietro. Anzi, ha aggiunto semplicemente: “Mi dispiace, quel tipo se lo meritava”.

Ma cosa stava succedendo davvero sul set di X-Men 2?

Il racconto di Berry riporta alla luce una vicenda già emersa negli anni successivi alla lavorazione di X-Men 2. Nel 2014, The Hollywood Reporter haq ricostruito alcuni dei problemi che avrebbero caratterizzato la produzione del film, raccogliendo testimonianze secondo cui il comportamento di Singer sul set sarebbe diventato sempre più imprevedibile e difficile da gestire. Secondo le fonti citate all'epoca dalla testata, il regista avrebbe avuto comportamenti “irrazionali e distruttivi” e avrebbe fatto uso di droghe durante la lavorazione. Le ricostruzioni riportano anche una discussione con il produttore Tom DeSanto, che avrebbe cercato di fermare le riprese dopo aver temuto che la situazione potesse mettere in pericolo qualcuno.

Durante quei giorni, inoltre, Hugh Jackman rimase ferito durante una scena d'azione. Secondo la ricostruzione di THR, la sequenza era stata anticipata rispetto al programma previsto e, sul set, non sarebbe stato presente il coordinatore degli stunt. È importante sottolineare che si tratta di accuse e ricostruzioni riportate da fonti dell'epoca, non di fatti confermati in ogni loro dettaglio. Un rappresentante di Singer ha infatti negato che fosse avvenuto il confronto descritto nei resoconti e ha sostenuto che “non è mai successo nulla del genere”.

Il cast di X-Men 2 avrebbe minacciato di andarsene

La situazione, secondo la ricostruzione di The Hollywood Reporter, sarebbe arrivata a un punto di rottura quando lo studio chiese a DeSanto di tornare a Los Angeles. A quel punto gli attori, ancora vestiti con i costumi dei loro personaggi, avrebbero affrontato Singer nel suo camper, minacciando di abbandonare il set se DeSanto se ne fosse andato. Ian McKellen e Rebecca Romijn, tuttavia, non erano presenti. Proprio in quell'occasione, Halle Berry avrebbe pronunciato la frase che, anni dopo, sarebbe rimasta legata a questo episodio: “You can kiss my Black a*s”.

Leggi anche Avengers: Doomsday, Halle Berry sull'assenza di Tempesta nel film: “Ci saranno altri round”

Il contrasto tra il racconto di Berry e la smentita del rappresentante di Singer rende la vicenda ancora più curiosa, soprattutto perché è proprio l'attrice a tirarla nuovamente in ballo, molti anni dopo la conclusione della saga originale. Non tutti, però, hanno avuto la stessa percezione del regista. Brian Cox, che in X-Men 2 interpretava il colonnello William Stryker, ha infatti offerto una lettura molto diversa. Parlando con Yahoo! Entertainment, ha spiegato che il regista era sottoposto a una forte pressione durante la produzione ma che, una volta trovata la soluzione, riusciva a procedere rapidamente.

Cox è arrivato a definire Singer “un regista straordinario”, sottolineando quanto fosse grato per la fiducia che gli aveva dato affidandogli il ruolo di Stryker.



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venerdì 21 agosto 2026

Ghostbusters, Dan Aykroyd svela il design originale delle tute: un dettaglio avrebbe rovinato tutto [FOTO]

Nel 1984 sono bastati una tuta beige e uno zaino protonico per trasformare Peter Venkman, Ray Stantz, Egon Spengler e Winston Zeddemore in alcuni degli eroi più riconoscibili della storia del cinema. Le tute dei Ghostbusters sono diventate iconiche proprio perché non sembravano quelle di una squadra di supereroi. Bill Murray e compari non indossavano costumi scintillanti né avevano identità segrete: erano, almeno nell'aspetto, quattro lavoratori alle prese con un mestiere decisamente fuori dal comune. Ma non tutti sanno che quel look leggendario avrebbe potuto essere molto diverso.

Dan Aykroyd mostra il primo design delle tute

Dan Aykroyd, co-creatore del film e interprete di Ray Stantz, ha condiviso sui social una vecchia immagine che mostra una delle prime idee per l'abbigliamento degli acchiappafantasmi. C'è un dettaglio che salta immediatamente all'occhio: i caschi. Il concept prevedeva infatti un copricapo molto più vicino a quello di un pilota militare, con un aspetto decisamente più aggressivo rispetto alle tute che sarebbero poi entrate nell'immaginario collettivo.

Anche Aykroyd, riguardando oggi quel progetto, ha le idee molto chiare. Il suo commento alla fotografia è stato: “Glad we lost the helmet”. Letteralmente, meno male che abbiamo eliminato il casco. Ammettiamolo: è difficile dargli torto. E il problema non è soltanto estetico. Una parte enorme della comicità di Ghostbusters nasce infatti proprio dalle reazioni dei quattro protagonisti di fronte all'assurdità di quello che sta succedendo.

Nessuno come Bill Murray riesce a trasformare uno sguardo impassibile in un momento esilarante, mentre Harold Ramis affronta ogni fenomeno paranormale con quella sua inconfondibile aria da scienziato affascinato. Con un casco a coprirne il volto, gran parte di questa alchimia sarebbe andata persa. Non è un caso, allora, che anche gli elementi che nel film coprono parzialmente il viso abbiano un aspetto decisamente più artigianale. Gli occhiali di Ray, per esempio, sembrano quasi assemblati in casa: esattamente il tipo di attrezzatura che ci si aspetterebbe da un gruppo di scienziati costretto a inventarsi da solo gli strumenti per fare un lavoro che nessun altro vuole fare.

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Quelle tute rendevano credibili persino i fantasmi

Il costume finale funziona così bene perché racconta i Ghostbusters come uomini normalissimi, che indossano una divisa da lavoro mentre affrontano Slimer, fantasmi, divinità sumere e un gigantesco omino dei marshmallow. Le loro tute sono pratiche, un po' sporche e piene di tasche, mentre gli zaini protonici sembrano apparecchiature messe insieme in un laboratorio improvvisato. E la verità è che questo contrasto rende ancora più divertente tutto ciò che accade nel film.

Se avessero indossato caschi da combattimento, il messaggio sarebbe stato molto diverso: avrebbero avuto l'aria di una squadra paramilitare pronta a entrare in guerra. Riguardando la fotografia postata da Aykroyd, è difficile non immaginare quanto quel piccolo dettaglio avrebbe potuto modificare l'identità visiva del film. Ghostbusters funziona perché non presenta i suoi protagonisti come eroi tradizionali, e le tute raccontano esattamente questo. Tanto che, più di 40 anni dopo, continuiamo a riconoscerle al primo sguardo.



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