Nel nostro tempo, e fin dal Cinquecento, non c'è soltanto l'uomo rinascimentale, inteso come individuo versatile ed erudito capace di eccellere in una molteplicità di campi. No, esiste anche la donna rinascimentale, che si giostra tra scrittura, recitazione, e nello specifico tra cinema, teatro e televisione, dimostrando eccellenti capacità oratorie. A questa eletta e poco nutrita schiera appartiene senz'altro Chiara Francini, ospite del Filming Italy Sardegna Festival 2026. Alla conferenza stampa di apertura della manifestazione cinematografica e televisiva che ha la sua Direttrice Artistica in Tiziana Rocca e il suo Presidente onorario in Harvey Keitel, l’attrice ha citato Natalia Ginzburg dicendo che ogni donna deve prima o poi fare i conti con il suo pozzo, dimostrando ancora una volta di essere una persona sensibile ed empatica, e dotata sia di una sensibilità che insieme alla gioia abbraccia anche la malinconia che di un’autoconsapevolezza che inevitabilmente e, nonostante un robusto ottimismo, la porta a riflettere sulla caducità nel nostro esistere.
Incontriamo Chiara nel lussureggiante giardino del resort a mille stelle Forte Village. Siamo seduti intorno a un tavolo con pochi colleghi, vinti dalla calura di inizio estate, e la prima domanda riguarda il nostro mondo e le tante cose che non vanno bene, a cominciare dalla politica. "Non sopporto le ingiustizie" - dichiara la Francini. "Non sopporto la mancanza di spirito critico, non sopporto gli abusivi, non sopporto chi non è preparato a livello sia intellettuale che umano. Quanto alla politica, per me non significa solo votare e governare ma anche scegliere come stare al mondo. Credo che la politica debba essere molto vicina alla fede, nel senso che mi piacerebbe che fosse un atto di generosità, e per questo un politico non dovrebbe mai mettere il proprio bene e il proprio tornaconto davanti a tutto e tutti. La cosa che detesto di più della politica di oggi è la semplificazione autoritaria del pensiero, che fa sì che quasi ogni cosa venga ridotta a una sorta di tifoseria. Per me è questo il fascismo di oggi".
Poi Chiara Francini, che si è laureata in italianistica e sa quindi usare efficacemente. approfondisce il concetto di fede: "
"La fede non è necessariamente religiosa. Tertulliano diceva: 'Credo quia absurdum est', che significa uso la fede nel momento in cui manca la razionalità', quindi la fede è una parte costitutiva del nostro essere, è quella cosa che diventa necessaria nel momento in cui devi saltare e, per quanto sia piccolo lo spazio in cui devi saltare e per quanto siano allenate le tue gambe, in quel salto c'è la misura della vita".
La Francini ha scritto ben 7 libri, tra cui il bellissimo e potente Le querce non fanno limoni, un romanzo storico che attraversa 50 anni di storia italiana, dalla Seconda Guerra Mondiale agli Anni di Piombo. È chiaro, quindi, quanto la scrittura sia una parte importante della sua vita: "Per me la scrittura è innanzitutto una modalità grazie alla quale è possibile tirare fuori tutta una serie di colori che, quando fai cinema o teatro, in fondo non ci sono, perché le parole che dici sono state scritte da altri, e poi ti truccano e ti 'parruccano' per farti diventare qualcosa che in fondo non sei. Scrivere, invece, è un po’ come essere Dio, nel senso che sei tu ad avere l'onere e l'onore. Penso che la bellezza di questo mestiere sia la condivisione. In fondo, la più grande paura dell’essere umano è la morte, e quindi il fatto che il pubblico possa rivedersi in ciò che scrivi è profondamente salvifico. Un libro è un affresco, e di fronte a un affresco cosa si fa? Lo si guarda e si riflette, e solitamente il fatto di ritrovare tra le pagine di un romanzo o di un saggio qualcosa che ci dà fastidio, che ci schiaffeggia o che ci cura, ci fa sentire meno soli e ci fa capire che siamo fatti tutti dello stesso arcobaleno".
Qualcuno domanda a Chiara Francini cosa ci sia ancora da raccontare sulle persone e sulla contemporaneità. Lei ci pensa, si leva per un attimo gli occhiali da sole svelando l’azzurro dei suoi occhi vivaci, e dice: "Io non scelgo il mezzo: scelgo il prodotto, quindi tutto quello che mi piace, e in questo senso il grande privilegio per me non è lavorare ma dire di no. Credo sia un grande atto di libertà. In ogni modo c’è tanto da narrare. Non ho mai la sindrome della pagina bianca, e il prossimo libro che scriverò sarà un saggio, nel quale, come sempre, ci saranno molte donne e molta politica.. Nella scrittura non vado avanti tramite algoritmi né penso ai generi che vanno più di moda. Io cerco sempre di scrivere e di fare delle cose che possano piacere a me, e questo mi ha sempre premiato. Sono una scrittrice che rispetta il gusto del pubblico, che tuttavia non cerco di imboccare, perché sono convinta che si debba mangiare insieme. Io non penso di essere diversa da voi, probabilmente dipende anche dal fatto che sono cresciuta in una famiglia molto basica, nel senso che non mi hanno mai regalato niente, anche se sono stata molto felice, quindi soffro della Sindrome dell’Impostore, nonostante sappia quanto valgo. Ho molto rispetto per gli altri. Non sono affascinata né dai soldi e né dal potere: Ad ammaliarmi è la cultura, sono gli esseri umani che si fanno da soli, e per me non c’è niente di più affascinante di una persona per bene".
Di Chiara Francini molti rammentano il monologo sulle donne che ha stregato la platea del Festival di Sanremo 2023 e il pubblico a casa. A colpire è stata soprattutto la parte sulla libera scelta di essere o non essere madri, ma l’attrice ci tiene a specificare che c’era anche altro nelle sue parole: "In realtà era un monologo sulla donna in generale e non soltanto sulla maternità.. Si trattava di una riflessione sulle difficoltà della vita di una donna, sul fatto che quando le donne vogliono un figlio e non ci riescono, si sentono male, cosa che succede anche nel momento in cui decidono che non desiderano averlo, perché ci hanno insegnato che una donna è completa solo quando diventa madre. Spiegavo che, anche se il nostro corpo riesce a farci avere un figlio, a volte non è quel miracolo di cui ci avevano parlato, quindi il mio monologo era realtà un excursus sulla straordinaria complessità del femminile e sulle oscillazioni che lo caratterizzano. Devo dire che sono stata fortunata e incosciente. Ho pensato che non avrei mai più avuto una platea così vasta a cui parlare. Avrei potuto portare un pezzo di uno spettacolo di Franca Rame, però, siccome sono disposta a difendere fino alla morte quello in cui credo, ho voluto portare una cosa scritta da me. Non pensavo che avrebbe lasciato il segno, ma sta di fatto che ormai tutte le volte che apro bocca, si scatenano dibattiti, forse perché il pubblico vede in me una grande autenticità. Non lo so, però sono davvero felice che molte donne si siano riviste nelle mie parole".
Se Chiara Francini è così popolare e così incisiva quando ha di fronte un pubblico, il merito è di un super-potere che in tantissimi vorremmo avere: "La mia grande fortuna è che non mi emoziono mai, nel senso che compartecipo ma non ho mai l’ansia, né a Sanremo né al cinema né a teatro. Se mi fanno un’intervista in televisione,non voglio mai sapere prima cosa mi verrà chiesto, perché per me è molto interessante rispondere alle domande. Non mi piace imparare le cose a memoria. Pippo Baudo una volta mi ha detto: 'Puoi conoscere tutte le domande del mondo, ma non conoscerai mai le risposte”.