Berlino ha ospitato la premiere mondiale del biopic dedicato a Michael Jackson, intitolato Michael e diretto da Antoine Fuqua. La città è diventata così il punto di incontro per il cast e la crew del film, riuniti per raccontare il lungo lavoro dietro uno dei film più attesi degli ultimi anni. Sul palco, i coreografi Rich e Tone Talauega, il make-up artist Bill Corso, la costume designer Marci Rodgers e Karla Farmer, responsabile del reparto acconciature. I membri del team creativo hanno condiviso il percorso che ha portato ad un ritratto complesso e minuzioso del Re del Pop.
Per molti di loro, questo progetto ha rappresentato una vera e propria chiusura di un cerchio. Rich e Tone Talauega hanno raccontato di aver lavorato con Michael Jackson quando erano ancora adolescenti, durante l’HIStory Tour. Oggi, tornare a lavorare sulla sua figura attraverso il cinema ha significato rimettere insieme anni di esperienza, memoria e formazione diretta. “Eravamo molto giovani quando abbiamo lavorato con Michael Jackson, avevamo 15 e 17 anni - hanno spiegato - Siamo cresciuti con la sua energia, la sua musica e il suo stile. Questo film ci ha permesso di condividere la nostra comprensione di chi fosse Michael e trasmettere quella energia al cast”.
La preparazione è stata intensa. Il lavoro sui protagonisti, in particolare su Jaafar Jackson e sul giovane Juliano Valdi, ha richiesto mesi di allenamento quotidiano, fino a sei ore al giorno, tra studio del movimento, analisi dei video storici e ricostruzione dello stile di Michael Jackson. Un processo che non si è fermato alla danza, ma ha coinvolto anche le sue influenze artistiche, da James Brown a Fred Astaire. Uno dei momenti più complessi da ricreare è stato Billie Jean. La scena, che include il celebre moonwalk, è stata trattata come un vero banco di prova per il protagonista.
Il team ha chiesto un intero mese di lavoro dedicato solo a quel numero, considerato centrale per comprendere la capacità interpretativa e fisica dell’attore: “Se riesce a fare questo, può fare tutto” hanno affermato. Il lavoro ha incluso lo studio del leggendario Motown 25, analizzato da diverse angolazioni per comprendere non solo la tecnica, ma anche il linguaggio del movimento di Michael Jackson.
Dal Moonwalk al cinema: la trasformazione di Jaafar Jackson
Il reparto make-up, naturalmente, ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione del personaggio. Bill Corso, make-up designer del film, ha raccontato di aver seguito Jaafar Jackson per mesi, lavorando a stretto contatto con lui già da un anno prima delle riprese. “Non era solo trucco, era un processo quotidiano di trasformazione e miglioramento” ha spiegato. Corso ha ricordato come la sua ossessione per la perfezione sia nata proprio da Thriller, il videoclip che, da adolescente, lo ha spinto a diventare truccatore per il cinema, dopo aver visto il lavoro di Rick Baker, vincitore di sette Premi Oscar.
Un altro punto centrale del film è la ricostruzione dell’incidente Pepsi, un momento di svolta nella vita dell’artista. La produzione ha lavorato utilizzando fotografie reali per ricreare fedelmente le ferite e le conseguenze fisiche dell’episodio, considerato cruciale per comprendere il cambiamento nella vita di Michael Jackson. “Era a metà della sua vita - ha sottolineato Karla Farmer - Da quel momento ha preso una direzione diversa. C’è una lezione in questo: quando sei sulla tua strada e subisci pressioni esterne, qualcosa cambia inevitabilmente”.
Anche i costumi hanno contribuito a definire l’identità del personaggio. La costume designer Marci Rodgers ha lavorato a stretto contatto con i coreografi per vestire Jaafar Jackson durante le prove, con l’obiettivo di trasformare gli abiti in una “seconda pelle” capace di restituire il linguaggio fisico e visivo di Michael Jackson. Il risultato è un progetto costruito su un lavoro collettivo, dove ogni reparto ha contribuito a un unico obiettivo: restituire sullo schermo alla perfezione la complessità del Re del Pop, figura iconica della musica contemporanea.
“Volevamo la perfezione” hanno ribadito più volte i membri della crew. E il film, dicono, nasce proprio da questa ossessione condivisa. Il produttore Graham King non ha reclutato solo dei professionisti, ma un gruppo di persone sinceramente appassionate di Michael Jackson, desiderose di celebrare con rispetto e amore "il più grande di tutti i tempi".