lunedì 11 maggio 2026

A Quiet Place Part III, al via le riprese: il regista mostra un primo scatto dal set

Soltanto pochi giorni fa John Krasinski aveva offerto un aggiornamento sullo stato di produzione di A Quiet Place III ed è stato di parola. Come confermato dal regista e sceneggiatore, il terzo capitolo della trilogia principale horror ha ufficialmente avviato le riprese. John Krasinski ha preferito offrire una testimonianza fotografica tramite social, condividendo un primo scatto delle riprese.

Come già confermato da tempo, anche questo film coinvolgerà Emily Blunt come protagonista riportando la famiglia Abbott nuovamente al centro della storia e alle prese con creature aliene dall’udito super sensibile. Dopo il successo del primo film, anche il sequel ha rapidamente conquistato il pubblico coinvolgendo nel cast anche Cillian Murphy, a sua volta di ritorno nel terzo film. Ma a che punto è la produzione?

A Quiet Place III, al via le riprese: la testimonianza fotografica del regista

Non molto tempo fa John Krasinski aveva raccontato di essere ad un passo dall’inizio delle riprese, dettaglio poi evidenziato di recente con uno scatto dal set che mostra un ciak in primo piano in una strada deserta, con sullo sfondo un arco. Nessun personaggio è stato coinvolto nello scatto in questione, ma sappiamo che le riprese sono attualmente in corso a New York e anche Emily Blunt è presente sul set. In didascalia, il regista e sceneggiatore ha aggiunto: “Si parte! Parte III”.

Ad oggi non è stato ancora rivelato di cosa parlerà la trama del terzo film ma, trattandosi dell’ultimo capitolo della trilogia principale, è probabile che offrirà una chiusura definitiva alla storia della famiglia Abbott, partita in principio nel 2018 con A Quiet Place – Un posto tranquillo. John Krasinski, in quel caso, è stato coinvolto anche nel cast interpretando il padre di famiglia Lee. Insieme alla sua famiglia, ha cercato di sopravvivere sulla Terra invasa da creature aliene cieche ma dotate di un udito estremamente sensibile, conducendo la propria vita in silenzio. Purtroppo Lee non è sopravvissuto al primo film e sua moglie, nel sequel A Quiet Place II, è alle prese con un altro figlio arrivato in famiglia e la costante lotta alla sopravvivenza. Nel secondo capitolo scoprono di più degli alieni invasori e cercano di contattare altri sopravvissuti.

Oltre ad Emily Blunt, anche Millicent Simmonds e Noah Jupe riprenderanno i rispettivi ruoli dei figli di Evelyn, Regan e Marcus. Con una data d’uscita fissata per luglio 2027, il terzo film è particolarmente atteso a distanza di sette anni dal precedente, con una pausa segnata da un prequel intitolato A Quiet Place: Giorno 1 che ha ottenuto un buon risultato al botteghino, incassando 267 milioni di dollari in tutto il mondo.



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domenica 10 maggio 2026

Riviera International Film Festival 2026: tutti i vincitori della decima edizione

Miglior film del 2026 al Riviera International Film Festival è Karla, la pellicola tedesca diretta da Christina Tournatzés, tra i documentari si impone l’ucraino Second Wind. Migliori registi i fratelli David ed Eric Cummings di Legionario, a cui va anche il premio del pubblico. Zion è la migliore sceneggiatura, tra gli attori vincono Angela Cervantes di Fury e Derek Leheste di Fränk.

Riviera International Film Festival 2026: ecco tutti i vincitori della decima edizione

Sestri Levante (GE), 10 maggio – Il coraggio di una ragazzina di dodici anni che, nella Monaco di Baviera del 1962, trova la forza di compiere un gesto impensabile per il suo tempo: presentarsi in tribunale e denunciare le violenze del padre. È la storia di Karla il film vincitore del Riviera International Film Festival 2026 diretto dalla regista tedesca di origine greca< Christina Tournatzès. Ispirato a un caso reale, il film segue la forza ostinata di una bambina che rivendica il diritto di essere creduta e costringe gli adulti a decidere da che parte stare

Il riconoscimento per la miglior regia va ai fratelli David ed Eric Cummings per Legionario, la vicenda di un soldato legionario francese costretto a tornare nella nativa Colombia per confrontarsi con il proprio passato di guerrigliero nelle Farc. A Legionario va anche il premio del pubblico, mentre la giuria degli studenti sceglie il tedesco A fading man, di Welf Reinhart. La migliore sceneggiatura è quella di Zion, diretto da Nelson Foix. I premi individuali per i migliori attori se li aggiudicano la spagnola Angela Cervantes, protagonista di Fury e l’appena 17enne Derek Leheste, interprete dell’estone Fränk. Il premio speciale Baia del Silenzio Redelfi viene assegnato a Renovation della lituana Gabrielė Urbonaitė.

Tra i documentari successo per l’ucraino Second Wind di Masha Kondakhova, storia di speranza, resistenza e volontà indomabile di cinque veterani di guerra e del loro percorso di rinascita dai campi di battaglia in Europa orientale alle pendici del Kilimangiaro. Menzioni speciali per il canadese Agatha’s Almanac e lo statunitense The Keeper e premio speciale I Wonderful per Yanuni, coproduzione brasiliana e statunitense su una capotribù indigena dell’Amazzonia. Miglior cortometraggio, infine, è Clay di Kevin Haefelin, la storia surreale di una neonata che emerge da un uovo di gesso a Central Park; ben tre, in questo caso, le menzioni speciali, per Erlkoning, Maturation Station e 52 Is a Machine.

Come ogni anno, poi, nel corso della cerimonia finale il Riff ha attribuito dei riconoscimenti particolari per alcuni dei suoi ospiti. Due gli Icon Award, andati all’attrice giordano-palestinese Saja Kilani, protagonista de La voce di Hind Rajab, e all’executive vice president di Sky Studios Italia, Nils Hartmann; alla sceneggiatrice e scrittrice Barbara Alberti il Vision Award, premio alla carriera al grande regista britannico Stephen Frears e, infine,Planet star Award a The Ocean Cleanup, fondazione senza scopo di lucro che sviluppa tecnologie avanzate per eliminare la plastica dagli oceani e intercettarla nei fiumi prima che raggiunga il mare.

Il bilancio del Riff 2026

Dal punto di vista delle presenze, il Riff 2026 ha fatto registrare il sold out tanto al Cinema Ariston come al Duferco Lounge di piazza Matteotti, al convento dell’Annunziata e soprattutto negli alberghi, consolidando la propria dimensione di evento di respiro internazionale grazie, anche, all’eccezionale partecipazione nelle prime giornate del premier ungherese in pectore Peter Magyar, arrivato a Sestri Levante per presentare per la prima volta al di fuori del proprio paese, insieme agli autori Tamás Topolánszky e Claudia Sümeghy, il documentario Spring Wind che ne ripercorre l’ascesa politica.

«La cosa che più ci rende orgogliosi sono le presenze al cinema che certificano la fedeltà e la passione del pubblico – commenta il presidente del Riff Stefano Gallini Durante "Il Festival è diventato una garanzia in termini di qualità grazie, in primis, proprio al livello eccezionale dei film. Un apprezzamento che ritroviamo nell’eco avuta sui media italiani e anche internazionali, a coronamento di dieci anni di incredibile lavoro da parte di tutti e mosso dalla passione per il cinema. Questo Festival ha ormai raggiunto un’altissima qualità artistica e culturale, e proprio per questo non posso che rinnovare l’appello alle istituzioni pubbliche affinché investano con sempre più convinzione e risorse sulla cultura, capace di attirare un pubblico di qualità e di elevare le menti e lo spirito delle persone".

"È stato il Festival della consacrazione, la decima edizione a coronamento di una scommessa "ribelle" lanciata nel 2017 e che, anno dopo anno, ha reso il Riff un appuntamento imprescindibile per i giovani talenti e un evento ormai riconosciuto dai media di settore per la forza dei suoi contenuti – riflette Vito D’Onghia, presidente della Fondazione Riviera International. "Vedere, poi, centinaia e centinaia di ragazzi riempire il cinema per tutta la settimana e le strade e le piazza di Sestri Levante affollate di appassionati venuti apposta per seguire i talk e i panel e incontrare da vicino i loro idoli, è il più bel riconoscimento al lavoro svolto da tutto il nostro fantastico staff nell'arco dell'anno".

Tutti i premi assegnati al Riff 2026

  • Miglior film: Karla
  • Miglior regista: David ed Eric Cummings (Legionario)
  • Miglior attore: Derek Leheste(Fränk
  • Miglior attrice: Angela Cervantes(Fury)
  • Miglior sceneggiatura: Zion
  • Miglior documentario:Second Wind
  • Menzione speciale: Agatha’s Almanac
  • I Wonderul Award: Yanuni
  • Audience Award: Legionario
  • Students Award: A Fading Man
  • Baia del Silenzio Redelfi Award: Renovation
  • Riff Short: Clay
  • <>Menzioni speciali cortometraggi: Erlkoning, Maturation Station, 52 Is a Machine
  • Icon Award: Saja Kilani
  • Vision Award: Barbara Alberti
  • Career Award: Stephen Frears
  • Planet star Award
  • Planet Star Award: The Ocean Cleanup


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Stasera in TV: Film da vedere Domenica 10 Maggio, in prima serata

Stasera in TV, Domenica 10 Maggio 2026: Scopri cosa c'è da vedere in TV oggi con la nostra Guida TV completa con i Migliori Film in prima serata su Rai, Mediaset e su tutti i principali canali tv in chiaro gratuiti.

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Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt vogliono girare Il diavolo veste Prada 3 ad una sola condizione

Il diavolo veste Prada ha impiegato 20 anni per tornare al cinema con un secondo appuntamento e Meryl Streep, Anne Hathaway e Emily Blunt sarebbero più che disposte a realizzarne un terzo, ma ad una condizione ben precisa.

Vent’anni dopo, Miranda Priestly è ancora terrificante nel campo della moda, ma è anche in profonda difficoltà e per questo ha bisogno di tutto l’aiuto possibile. Dopo il successo del primo film distribuito nel 2006, il sequel ha raggiunto recentemente le sale nostrane per raccontare un nuovo capitolo nella vita di Miranda, Andy ed Emily, le cui carriere sono andate avanti rispetto al primo film ed ognuna di queste tre donne ne ha fatta di strada. Ma un terzo film sarebbe possibile? E, se sì, coinvolgerebbe ancora una volta questi tre pilastri? A rispondere sono state proprio le attrici.

Il diavolo veste Prada 3 si farà mai? Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt dettano le condizioni

Non è detto che Il diavolo veste Prada 3 si farà ma, nel dubbio, Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt hanno ammesso di essere interessate ma soltanto ad una condizione. La prima è stata Meryl Streep: a detta dell’attrice, potrebbe convincerla soltanto “la sceneggiatura”. Anche Emily Blunt ha ammesso: “Una buona sceneggiatura. È tutta una questione di sceneggiatura”. Anne Hathaway infine ha aggiunto: “E poi tutti devono dire sì”. A detta di Emily Blunt devono esserci tutti, anche Stanley Tucci. Infine Meryl Streep ha concluso con una battuta: “E devono essere tutti vivi”.

Iconica direttrice di Runway, Miranda Priestly ritrova Andy Sachs in redazione per rilanciare il magazine in un periodo di estrema difficoltà. Le due devono cercare insieme di convincere Emily, l’ex assistente di Miranda, ad acquistare spazi pubblicitari per evitare che la rivista affondi. I personaggi sono gli stessi, ma cambiati, più maturi, ed è quanto accaduto anche alle rispettive interpreti. Anne Hathaway, ad esempio, ha raccontato a People: “La cosa che mi ha colpito di più è che quando abbiamo girato il primo film, ero una ragazza disastrosa di 22 anni. Voglio dire, ora mi trovo in una fase completamente diversa della mia vita. Sono davvero fortunata. Ho trovato una persona che amo moltissimo [mio marito Adam Shulman]. Siamo sposati da 17 anni. Abbiamo due figli. Sento che la mia vita è molto più completa e appagante. Mi sentivo così persa a 22 anni, e questo si adattava perfettamente al personaggio”.

A detta di Meryl Streep, invece, l’esperienza è stata abbastanza facile. “Penso che questi personaggi si conservino bene. Mi è piaciuto riscoprire Miranda”. Anche Emily Blunt la pensa allo stesso modo: “In un certo senso ti fondi con il personaggio che interpreti. Ascolta, adoro interpretare questa pazza. Mi sono divertita molto a calarmi di nuovo nei suoi panni”. Potrebbe esserci spazio, dunque, per un terzo film?



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Perché Matt Damon è sempre disperso? Da Odissea a Interstellar, tutti i film in cui deve tornare a casa

Negli anni è diventato uno dei meme più divertenti di Hollywood: Matt Damon continua a ritrovarsi bloccato nei posti peggiori, mentre qualcun altro deve organizzare missioni impossibili per riportarlo a casa. Se una volta era Tom Hanks il disperso per antonomasia del grande schermo (da Castaway a Captain Phillips), oggi la star di Odissea ha raccolto egregiamente il testimone.

Che sia nello spazio, bloccato su Marte o reduce dalla guerra di Troia, l’attore sembra aver costruito involontariamente una vera e propria “filmografia del ritorno”. E adesso, con il blockbuster di Christopher Nolan alle porte, il meme è tornato più forte che mai: Damon interpreta infatti Odisseo, il re di Itaca costretto a combattere mostri, dèi e maledizioni pur di riuscire finalmente a tornare a casa. Ecco dunque la nostra inevitabile lista dei migliori film del filone non ufficiale “riportiamo Matt Damon a casa”.

Interstellar

Nel capolavoro sci-fi di Christopher Nolan, Matt Damon compare a sorpresa dopo quasi due ore di film, ma riesce comunque a lasciare il segno. In Interstellar interpreta il dottor Mann, astronauta simbolo del Progetto Lazarus, inviato attraverso il wormhole per trovare pianeti abitabili per l’umanità. Quando Cooper (Matthew McConaughey) e l’equipaggio dell’Endurance lo raggiungono, però, scoprono che Mann non è affatto l’eroe che tutti immaginavano. Nonostante sia il film più iconico della lista, Interstellar occupa il gradino più basso del per un motivo semplice: salvare Damon non è davvero il centro della trama. La missione principale riguarda la sopravvivenza dell’umanità e la ricerca di un nuovo pianeta, mentre il recupero di Mann diventa quasi una conseguenza secondaria degli eventi.

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Sopravvissuto – The Martian

Con The Martian, il maestro Ridley Scott realizza probabilmente la versione più “pura” del meme. Matt Damon interpreta Mark Watney, botanico e astronauta che rimane bloccato su Marte dopo una tempesta che lo dà per morto. Da solo sul pianeta rosso, Watney impara a sopravvivere coltivando patate, razionando risorse e cercando disperatamente un modo per comunicare con la Terra. Qui il concetto è chiarissimo: tutta la missione della NASA ruota intorno a un obiettivo preciso, cioè riportare Matt Damon a casa. A differenza di Interstellar, il salvataggio è il vero motore del film. E mentre sulla Terra si organizzano piani sempre più disperati, Watney lotta in prima persona per sopravvivere e trovare una via di ritorno.

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Salvate il soldato Ryan

E veniamo al film che ha lanciato il meme e fatto nascere ufficialmente il concetto “Hollywood deve recuperare Matt Damon”. Nel capolavoro bellico di Steven Spielberg, Matt Damon interpreta, per l'appunto, il soldato Ryan, paracadutista disperso durante la Seconda guerra mondiale. Dopo lo sbarco in Normandia, il capitano Miller di Tom Hanks riceve una missione assurda: trovare Ryan e riportarlo a casa dalla sua famiglia. Salvate il soldato Ryan è il film simbolo di questa “tradizione involontaria”. Ma soprattutto è una storia potentissima su sacrificio, guerra e umanità. Anche quando il gruppo riesce finalmente a trovare Ryan, il personaggio rifiuta di andarsene perché vuole continuare a combattere accanto ai suoi compagni. Il finale con Tom Hanks è devastante e Spielberg, secondo molti, avrebbe meritato il Premio Oscar per il miglior film anche solo per quell’ultima scena.

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Ora tocca a Odissea

Con Odissea, Christopher Nolan sembra aver deciso di trasformare definitivamente l'attore in leggenda. Questa volta Matt Damon non è disperso nello spazio, ma nell’intero Mediterraneo mitologico: Ciclopi, Sirene, Lestrigoni, tempeste divine e la maledizione di Poseidone si mettono tra lui e Itaca. Basta guardare il trailer appena uscito per capire che riportare Matt Damon a casa non è mai stato così difficile.



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sabato 9 maggio 2026

Stasera in TV: Film da vedere Sabato 9 Maggio, in prima serata

Stasera in TV, Sabato 9 Maggio 2026: Scopri cosa c'è da vedere in TV oggi con la nostra Guida TV completa con i Migliori Film in prima serata su Rai, Mediaset e su tutti i principali canali tv in chiaro gratuiti.

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Apex ha eliminato un'intera sottotrama dalla sceneggiatura: i retroscena Netflix

Survival movie con protagonista Charlize Theron, Apex è tra le recenti proposte originali in streaming su Netflix che racconta di una donna, un’esperta scalatrice, costretta a lottare non soltanto con la natura selvaggia australiana, ma anche con un serial killer sulle sue tracce.

Diretto da Baltasar Kormákur, il film in principio avrebbe dovuto prendere una direzione diversa, come rivelato dallo sceneggiatore Jeremy Robbins. Una sottotrama valutata inizialmente è stata poi completamente eliminata dal film drammatico: perché? E, soprattutto, cos’avrebbe mostrato?

Apex ha rimosso alcuni dettagli previsti nella prima bozza di sceneggiatura: perché?

Sasha, interpretata da Charlize Theron, è una donna che sta lottando contro i propri drammi e per questo ha deciso di ritrovare se stessa immergendosi nel silenzio della natura selvaggia. Scalatrice esperta, Sasha ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura solitaria, ma non aveva messo in conto la minaccia umana. Ad un certo punto Sasha si imbatte in un tale, Ben, che scoprirà essere un serial killer intenzionato a renderla una delle sue vittime. Ne segue una lotta estenuante e, a detta dello sceneggiatore, in principio era stato valutato un aiuto esterno per Sasha da parte di un ranger. Per rendere poi il film più intenso, quella sottotrama è stata abolita, a detta di Robbins. “C’era una prima bozza in cui veniva salvata da un ranger che stava conducendo un’indagine secondaria. Ma non appena Balt e Charlize sono entrati a far parte del progetto, si sono subito concentrati sull'eliminare qualsiasi cosa potesse aiutare Sasha in qualche modo. Questo includeva cose come toglierle le scarpette da arrampicata. Io l'avevo scritta con le scarpette da arrampicata, e Balt ha detto: ‘No, facciamo come John McClane. Facciamola scalare la montagna a piedi nudi’. Così abbiamo cercato di toglierle l'imbracatura e gran parte della sua attrezzatura, qualsiasi cosa potesse anche solo lontanamente essere un ausilio”, ha raccontato a The Hollywood Reporter.

Avevano valutato anche un’altra opzione ad un certo punto: riportare in gioco i cacciatori bellicosi per salvare Sasha: “Era stata avanzata l’idea che fossero loro a salvarla in macchina alla fine, ma poi abbiamo deciso che avrebbe reso la storia un po’ troppo circoscritta e limitata. Una delle cose che amo del film è che, pur avendo solo due personaggi, si percepisce la vastità della natura selvaggia. Quindi, all'inizio, i cacciatori sembravano aver svolto il loro ruolo di depistaggio, e non c'è mai stata una vera discussione sulla possibilità di farli tornare in modo significativo”.

Anche l’aspetto cannibale di Ben è stato messo in discussione più volte: nella primissima bozza della sceneggiatura, il killer era stato già associato ad un cannibale. “Ma nelle bozze successive mi sono discostato da questa idea”, ha raccontato lo sceneggiatore. “Mi sembrava più un'idea astratta che un personaggio a sé stante. Poi, quando Netflix è entrata in scena, durante la prima riscrittura con loro, abbiamo iniziato a parlare di Ben come di un cacciatore illuminato, che utilizza ogni parte della preda. C'è quest'idea che i migliori cacciatori rispettino la loro preda sfruttandone ogni aspetto. Quindi, una volta definita questa filosofia, sono tornato all'idea di Ben come cannibale e ho pensato: ‘Non sarebbe interessante se fosse proprio questo che fa con le sue vittime? E se le usasse come nutrimento per altre persone?’. Ho pensato che fosse un modus operandi davvero perverso per un assassino”. Ad interpretare Ben è Taron Egerton.



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