lunedì 19 ottobre 2026

La Mummia: The Book of the Dead, indiscrezioni sul cast: scovata una nuova protagonista?

La Mummia sta per tornare e avrebbe individuato un nuovo membro del cast che dovrebbe occupare un ruolo di spicco nella trama. È quanto emerso di recente in merito alla produzione di La Mummia 4, il cui titolo ufficiale in lingua originale è stato finalmente svelato (The Mummy: The Book of the Dead).

Con una data d’uscita fissata per il 15 ottobre 2027, quindi a poco meno di un anno di distanza, il quarto capitolo dell’acclamato franchise riporterà in azione Rick O’Connell interpretato ancora una volta da Brendan Fraser. Al suo fianco ritroveremo volti ben noti a partire da Rachel Weisz, che riprenderà il ruolo dell’egittologa e suo interesse amoroso Evelyn. Ma, secondo le novità emerse, il cast avrebbe scelto una nuova star che dovrebbe occupare un ruolo di spicco.

La Mummia 4, una new entry nel cast anticipata come personaggio protagonista: di chi si tratta?

Dopo il debutto de La Mummia nel 1999, il franchise guidato da Rick O’Connell è tornato poi al cinema nel 2001 con La Mummia – Il ritorno, seguito da La Mummia: La tomba dell’Imperatore Dragone che però ha sostituito Rachel Weisz con Maria Bello. A distanza di anni da allora, la saga ha annunciato un ben gradito ritorno con un quarto capitolo che ignorerà quanto raccontato ne La tomba dell’Imperatore Dragone riportando la Evelyn della Weisz di nuovo accanto a Brendan Fraser.

Secondo quanto riferito da Dread Central, tra le novità del cast figura l’attrice e modella egiziana Tara Emad, scelta per interpretare un ruolo misterioso ma che dovrebbe essere tra le nuove protagoniste della storia. Non è chiaro chi interpreterà né quale ruolo giocherà ai fini della trama, ma il titolo scelto suggerisce che il l’artefatto oscuro influenzerà non poco la storia.

Leggi anche La Mummia 4, c'è il titolo ufficiale: quali indizi rivela sulla trama?

Diretto da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, il prossimo capitolo del franchise riporterà in azione Rick ed Evelyn offrendo una ben gradita reunion ai fan, la cui anteprima è diventata virale sui social: Brendan Fraser e Rachel Weisz sono stati immortalati durante le riprese del film, che procedono spedite a Londra. Tornano anche Oded Fehr come Ardeth Bay, Kevin J. O’Connor come Beni Gabor e Arnold Vosloo come Imhotep.



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domenica 18 ottobre 2026

I migliori film in streaming di Amy Adams, protagonista di Klara e il sole

L’arrivo nelle sale italiane di Klara e il sole, diretto da Taika Waititi e con protagonista Jenna Ortega, ci permette di apprezzare nuovamente sul grande schermo anche Amy Adams. Candidata per ben sei volte all’Oscar, senza mai riuscire a conquistare (per ora…) la statuetta, la Adams ci ha regalato prove maiuscole sia come protagonista che a supporto di suoi colleghi. Ecco quali sono i cinque film in streaming con cui vogliamo renderle omaggio. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Amy Adams, protagonista di Klara e il sole 

  • Il dubbio
  • Una proposta per dire sì 
  • L’Uomo d’Acciaio
  • American Hustle - L’apparenza inganna
  • Arrival

Il dubbio (2008)

Accanto a colleghi del calibro di Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Viola Davis, la Adams ci regala una prova che si pone almeno sullo stesso piano delle altre, guadagnando la candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista. John Patrick Shanley dirige Il dubbio lavorando su una sceneggiatura potente, che non racconta ma suggerisce, insinua invece di gridare. La fotografia di Roger Deakins fa il resto. Il dubbio è un piccolo grande film da camera, teatro filmato se vogliamo, fa filmato con classe enorme e compostezza che lo rende tagliente. E il finale è perfetto per questo tipo di indagine psicologica. Da rivedere ogni volta con passione e soprattutto attenzione ai dettagli. Disponibile su CHILI, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, Paramount +.

Una proposta per dire sì (2010)

In mezzo a tutti i successi della Adams abbiamo invece scelto questa piccola ma dolcissima commedia romantica a cui siamo particolarmente affezionati. Sarà che l’ambientazione irlandese è magnifica e spumeggiante, ma quello che colpisce maggiormente di Una proposta per dire sì è l’alchimia old style tra la Adams e il coprotagonista Matthew Goode, assolutamente fascinoso e in parte. Duetti piccanti, in stile Hepburn/Grant (con le dovute proporzioni ovviamente…), scene spiritose, trovate di sceneggiatura messe al punto giusto. Insomma, un feel-good movie che abbiamo totalmente apprezzato. Commedia romantica che è una vera e propria perla nascosta. (ri)Scopritela! Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

L’Uomo d’Acciaio (2013)

Nel ruolo mai scontato di Lois Lane, la Adams aggiunge a L’Uomo d’Acciaio quel pizzico di eleganza e profondità psicologica che di certo male non fa al cinecomic diretto da Zack Snyder. Henry Cavill come protagonista è un Superman indubbiamente in parte, come “padri” avere Russell Crowe e Kevin Costner è un lusso per un blockbuster del genere. Se poi aggiungi Michael Shannon come antagonista, il gioco è fatto. Col tempo questo blockbuster ha guadagnato punti, è migliore e più omogeneo di quando è uscito. Incassi decenti, tono cupo ma coerente, storia che funziona. A conti fatti uno dei migliori Superman mai realizzati. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Netflix, TIMVision, Amazon Prime Video,NOW.

American Hustle - L’apparenza inganna (2013)

Nomination all’oscar come miglior attrice protagonista, unica fino a questo momento in carriera, per il ruolo dell’affascinante truffatrice a fianco del protagonista Christian Bale. David O. Russell dirige American Hustle - L’apparenza inganna contando su un cast prodigioso, che vede anche Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Jeremy Renner a servizio di una storia spigliata e messa in scena con freschezza. Arrivano una valanga di candidature all’Oscar ma nessuna statuetta. In compenso il pubblico corre in massa a vedere un film brioso, modaiolo come spesso il cineasta sa essere, sicuramente ben confezionato. La Adams è sicuramente la cosa migliore dell’intera operazione, sexy e bravissima come mai le era successo in precedenza. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Arrival (2016)

Chiudiamo con uno dei film di fantascienza più acclamati (e giustamente) dei nostri tempi. Amy Adams come protagonista è dolorosa e encomiabile. Jeremy Renner, Michael Stuhlbarg e Forest Whitaker a supporto preziosi. Ma è la regia di Denis Villeneuve a fare di Arrival un oggetto malinconico, prezioso, visivamente principesco. Ispirato da un raconti breve di Ted Chiang, il film è una dissertazione sull’amore materno, sulla perdita, sulla speranza in un futuro migliore. Momenti di cinema visivamente splendidi per una storia che ti strappa il cuore, soprattutto nel finale. Da amare incondizionatamente. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.



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Jimmy, KJ Apa racconta come è stato trasformarsi in James Stewart: “Ero terrorizzato, non parlavo con nessuno”

L’ultima volta in cui vi abbiamo parlato di Jimmy è stato per raccontavi che la figlia di James Stewart ha dato la sua approvazione alla performance di KJ Apa dopo averlo osservato durante le riprese, aggiungendo che non poteva immaginare una scelta migliore. Ciò significa che l’attore ha fatto un ottimo lavoro nel film di Aaron Burns, e quindi ci sembra strano apprendere che Archie Andrews di Riverdale all’inizio fosse spaventato e non si sentisse all’altezza del ruolo. In una lunga intervista a Variety, il nostro ha spiegato che la prima cosa che ha fatto è stata riguardare La vita è meravigliosa, il film forse più famoso del protagonista de La finestra sul cortile. La visione, tuttavia, lo ha fatto vacillare:

Guardavo il film e pensavo: come riuscirò a farlo? Non gli somiglio affatto, la mia voce è diversa dalla sua e non sono alto come lui, però alla fine del film mi sono detto: “Lo devo fare”.

Jimmy si sofferma sull’ascesa professionale di James Stewart e sulla sua partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale. Dopo aver vinto l’Oscar come miglior attore protagonista per Scandalo a Filadelfia nel 1941, decise di arruolarsi. Essendo piuttosto famoso, avrebbe potuto trovare il modo per evitare il campo di battaglia, ma preferì fare il suo dovere di cittadino americano e partecipò a una ventina di missioni in Europa, raggiungendo il grado di Colonnello. Quando tornò a Hollywood, sembrò che il mondo si fosse scordato di lui. A quel punto l’attore pensò di tornarsene a Indiana, in Pennsylvania, e lavorare nel negozio di suo padre, ma Frank Capra lo convinse a impersonare John Bailey nel “classicone” natalizio del 1946:

Frank Capra gli diede la sceneggiatura. Jimmy stava attraversando qualcosa di molto simile a ciò che accadeva a John Bailey nel film, e credo che La vita è meravigliosa sia stato per lui una sorta di terapia psicanalitica che gli ha permesso di non interrompere la sua carriera. Sua figlia Kelly mi ha raccontato che, quando tornò dalla guerra, non sapeva se considerarsi un pilota in pensione o un attore in pensione. Non sapeva cosa fare, si sentiva perso.

Essendo nato e cresciuto in Australia, KG Apa non aveva grande familiarità con James Stewart e con i film della Hollywood dei tempi d’oro, e la sfida più grande è stata imitare la voce dell'attore. Aiutato dalla dialect coach Eliza Simpson, APA ha fatto un lavoro meticoloso:

Ho guardato tutti i suoi film, ascoltandolo e riascoltandolo. Quand’è così, devi semplicemente dedicare tanto tempo ad ascoltare e poi ripetere, ascoltare e ripetere, ascoltare e ripetere (…) Sono rimasto in una specie di limbo durante tutta la preparazione. Non ho parlato con nessuno. Ero terrorizzato e mi sono confrontato soltanto con Eliza.

KJ Apa ha infine spiegato cosa vorrebbe che il pubblico imparasse di James Stewart vedendo Jimmy:

Vorrei che la gente avesse le stesse sensazioni che ho avuto io quando ho letto la sceneggiatura, e cioè che sembra impossibile credere che un attore così importante abbia prestato servizio per più di vent'anni come pilota di bombardieri B-24, e che poi sia tornato e abbia fatto più di 50 film. Vorrei che al pubblico arrivasse il messaggio che (ciò che James Stewart ha fatto) lo ha fatto per il suo paese.

Jimmy arriverà nelle sale USA il 6 novembre e nel cast ci sono anche Neal McDonough, Christopher McDonald, Rob Riggle, Jason Alexander, Max Casella, Sarah Drew, Jen Lilley e Jemma Donovan, quest'ultima nel ruolo di Ginger Rogers.



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Josh Brolin e il peso di Thanos: cosa pensa davvero del personaggio e del suo ritorno nei film Marvel

Uno dei personaggi più noti nella carriera di Josh Brolin è quello di Thanos. Il Titano Pazzo ha rappresentato il più grande ostacolo dell’Infinity Saga nel Marvel Cinematic Universe e ha dato del filo da torcere agli Avengers fino ad Avengers: Endgame. Il suo piano è poi andato in fumo, ma il pubblico non ha di certo dimenticato l’impatto che ha avuto sul MCU e lo stesso Brolin, ad oggi, ha confessato di custodire quel personaggio in uno spazio ben delineato dentro di sé.

Ora che l’universo Marvel sta per concludere la Multiverse Saga introducendo un altro pericoloso villain che avrà le fattezze di Robert Downey Jr, Josh Brolin ha confessato che interpretare Thanos ha avuto un forte impatto sul pubblico ma anche su di lui, come ha raccontato in occasione del New York Comic Con.

Josh Brolin affronta l’impatto che Thanos ha avuto sul pubblico e su se stesso e se riprenderebbe quel personaggio oggi

A distanza di anni dall’ultima volta che ha interpretato il Titano Pazzo, Josh Brolin ha affrontato l’eredità del personaggio e l’impatto che ha avuto sul MCU. “È stato incredibile. Voglio dire, l’impatto che ha avuto quel personaggio, quello che hanno inventato, come è stato utilizzato e come è stato accolto, è stato qualcosa di enorme”, ha rivelato ai microfoni di ComicBook.

Thanos è diventato uno dei più grandi punti di riferimento del MCU e un personaggio ben noto anche alla cultura pop e la sua popolarità non è ancora sfumata, al punto che si vocifera persino di un suo cameo in Avengers: Doomsday: potrebbe interpretare una variante del personaggio? Josh Brolin, del resto, non ha escluso la possibilità di interpretarlo ancora una volta: “Le persone mi chiedono se tornerò mai, se lo rifarei e cose del genere. Non importa: se succede, succede. Ma quello che è successo è stato meraviglioso. E mi ha influenzato molto, perché mi è piaciuto tantissimo farlo. È stato davvero divertente. C’erano un paio di film in quel periodo che non ho gradito altrettanto, ma quello… soprattutto con Joe ed Anthony Russo e tutti gli altri”. Non sappiamo a quali film faccia riferimento l’attore (in quel periodo ha girato ad esempio il sequel di Sicario, Soldado, o Deadpool 2 interpretando Cable), così come non sappiamo se apparirà di nuovo live action nel MCU.



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sabato 17 ottobre 2026

Un nuovo scopo per Loki: Tom Hiddleston ne anticipa il destino in Avengers Doomsday

Dopo quanto accaduto nel finale della seconda stagione di Loki distribuito in streaming su Disney+, il futuro del personaggio interpretato da Tom Hiddleston risultava incerto. Il pubblico ha sperato nel suo ritorno ed è stato accontentato, poiché Loki risulta tra i personaggi del cast di Avengers: Doomsday. E, a detta del suo interprete, il Dio delle Storie avrà nuovi obiettivi in questo film, ma quali?

Una delle scene aggiuntive proposte nella riedizione di Avengers: Endgame avrebbe suggerito una delle possibili missioni di Loki. Il finale della seconda stagione l’aveva visto ormai diventare il Dio delle Storie e tenere unite le linee temporali, ma la scena extra di Avengers: Endgame ha visto Loki bussare alla porta di Steve Rogers, tornato nel passato per vivere finalmente il suo lieto fine con Peggy. Ma quale potrebbe essere il nuovo obiettivo di Loki in Avengers: Doomsday?

Avengers: Doomsday, Tom Hiddleston anticipa qual è il nuovo scopo di Loki in questa fase del MCU

Pur non potendo rivelare nel dettaglio gli elementi narrativi da affrontare nel film, Tom Hiddleston ha offerto qualche indizio sul ruolo che giocherà il suo personaggio ai fini della trama. Intervistato da Nerd Reactor, l’attore ha anticipato il nuovo scopo di Loki in Avengers: Doomsday:

La vera novità per me - e credo di poterlo dire - è che ho affrontato la mia partecipazione ad Avengers: Doomsday forte del finale della seconda stagione di Loki. Arrivare sul set con quell'esperienza ha cambiato tutto. Alla fine della seconda stagione, a Loki vengono concesse una redenzione e una catarsi che chiudono un lungo arco narrativo iniziato fin dal primo film di Thor… L'intero percorso di Loki è stato una ricerca di senso e di scopo. All'inizio di Avengers diceva: "Io sono Loki di Asgard, e sono gravato da un glorioso proposito". Quel proposito ora esiste per gli altri e lui ha intenzione di usarlo, consapevole che sarà più un fardello che una gloria. Sono arrivato in Doomsday con tutto questo bagaglio, con quella storia ormai compiuta, e questo ha creato un punto di partenza del tutto nuovo.

Loki ha dato del filo da torcere ai Vendicatori ma, dopo quanto sperimentato nelle due stagioni della sua serie tv indipendente, il personaggio è cambiato e ha dimostrato di cosa è capace. In Avengers: Doomsday tornerà quindi come Dio delle Storie e per questo avrà un ruolo cruciale nel Multiverso e forse anche nel fermare Dottor Destino. Per scoprire di più dovremo attendere il debutto di Doomsday al cinema, previsto per dicembre 2026.



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Mamma Mia!: l'insegnamento di Meryl Streep che Amanda Seyfried non ha mai dimenticato

Amanda Seyfried ha avuto la possibilità di lavorare con molte stelle del cinema inclusa Meryl Streep: quest’ultima ha interpretato proprio sua madre nel film musical di Mamma Mia e ha ripreso il ruolo anche nel sequel diretto Mamma Mia! Ci risiamo nel 2018, due esperienze che Amanda Seyfried custodisce gelosamente nel cuore. In una recente intervista, ha rivelato che lavorare con Meryl Strepp è rilassante ogni oltre modo, ma non bisogna mai commettere un determinato errore per preservarne l’equilibrio.

Mamma Mia!, Amanda Seyfried racconta il consiglio prezioso che ha ricevuto da Meryl Streep la prima volta che hanno lavorato insieme

Ospite dell’Hamptons International Film Festival, Amanda Seyfried ha raccontato al collega Alec Baldwin di aver apprezzato fortemente il periodo trascorso sullo stesso set di Meryl Streep. Baldwin, dal suo canto, ha avuto lo stesso piacere ma in un contesto diverso (hanno recitato insieme nella commedia romantica È complicato del 2009) e ha chiesto ad Amanda Seyfried se si fosse mai sentita intimorita dalla star.

Pur ammettendo di sì, ha aggiunto: “È super rilassata e sempre onesta in ogni sua interpretazione. Potresti avere una sceneggiatura scritta dal peggior computer e lei riuscirebbe comunque a darle un senso e a renderla autentica. Quindi non puoi sbagliare, a meno che tu non sia intimidito, e in quel caso sì, puoi rovinare completamente l'atmosfera”. A tale proposito, il consiglio ricevuto dalla Streep era soltanto uno: “rimanere nel presente” durante le riprese. “Ma era fantastica. Era davvero tranquilla”.

La prima volta che hanno lavorato insieme, Amanda Seyfried e Meryl Streep hanno condiviso l’esperienza di Mamma Mia nel 2008 con Pierce Brosnan, Colin Firth, Christine Baranski, Julie Walters, Stellan Skarsgård e Dominic Cooper. Hanno ripreso poi i rispettivi ruoli nel 2018 con il sequel Mamma Mia! Ci risiamo. Sono trascorsi molti anni da allora, ma Amanda Seyfried si dice ancora grata per aver ottenuto quel ruolo e che inizialmente credeva di non avere possibilità. “Ricevere quella telefonata è stato tutto. Mi hanno anche mandato a Las Vegas e mi hanno fatto guardare lo show perché mi trovavo a Los Angeles. Quindi, in realtà, non è stato poi così folle, considerando tutti gli ostacoli che ho dovuto superare. Sapete, trovarsi al posto giusto, al momento giusto, con le persone giuste”, ha concluso l’attrice. Nel frattempo il pubblico spera in un terzo film di Mamma Mia.



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Josh Brolin e il difficole ruolo del genitore: l'attore racconta sé stesso e Whalefall in un'intervista "intensa"

Al termine dell’incontro che abbiamo effettuato via Zoom, Josh Brolin commenta con soddisfazione: “È stata un’intervista intensa”. Perché per parlare di Whalefall: Nella balena, il film al cinema dal 15 ottobre, ci si è concentrati soprattutto su un tema, quella di cosa significhi essere genitore. “Non è facile: è un costante improvvisare. Però è qualcosa che adoro”, dice l’attore, che nel film appare ruvidissimo e tatuatissimo nel ruolo di Mitt, il padre del protagonista Jay, un uomo che ha cercato a modo suo di trasmettere al figlio la sua passione per il mare e le balene, e comunque il suo sapere e la sua esperienza. Solo che quel modo è stato quasi sempre sbagliato, improntato a un’idea di rapporto tra padre e figlio e tra maschi oramai antica, fatta di silenzi, incapacità di comunicare i sentimenti, modelli educativi autoritari. Tanto che Jay, anche di fronte alla malattia del padre, deciderà di tagliare completamente i ponti col genitore, salvo poi immergersi in mare, e finire nella pancia della balena dalla quale dovrà cercare di uscire proprio utilizzando quello che Mitt aveva cercato di insegnargli.
Confusi? Ripassiamo un po’ prima di andare avanti.

Whalefall: Nella Balena, il trailer del film

“Jay ha vissuto con Mitt una condizione orribile, mentre le sue sorelle no”, ci dice Josh Brolin. “Per una curiosa coincidenza, anche io ho tre figlie e un figlio, e con mio figlio ho vissuto dinamiche simili, per quanto meno estreme. Abbiamo avuto i nostri scontri. Lui oggi ha 38 anni, e possiamo parlare apertamente di come sono andate certe cose: dei momenti in cui non ci capivamo e c’erano malintesi, o di quando cercavo di lasciare il segno senza pensare davvero al suo carattere, alla sua sensibilità e a tutto il resto”. Girare le scene in cui doveva essere duro o scontrarsi col Jay di Austin Abrams non è piaciuto affatto all’attore, perché gli metteva addosso “una sensazione che detesto, come se qualcosa di velenoso ti entrasse dentro. Puoi sentire l’amore tra un padre e un figlio ma senti anche che ogni volta che Mitt cerca di trasmettere qualcosa a Jay, qualcosa che lo renda resiliente e autosufficiente, lo fa in maniera da farlo allontanare. E poi ci si mette di mezzo l’alcool, che peggiora le cose. Non è stato facile. Austin in questo non ha aiutato, perché c’erano giorni in cui arrivavo sul set e, per rimanere nella parte, non mi rivolgeva la parola”.

Brolin ha poi ragionato sul suo essere genitore, e sul fatto che si tratta di un mestiere che non si smette mai di apprendere: “Si matura, si invecchia, si affrontano tante esperienze, si crescono i figli e quei figli crescono, e poi si hanno altri figli, e ricomincia tutto da capo. Diventa più facile? Più difficile? Ogni figlio è un caso a sé stante? Vai avanti a tentativi”. Per Brolin, la balena del film è “è una metafora degli estremi a cui dobbiamo arrivare per imparare qualcosa e per raggiungere uno stato di semplice gratitudine per il solo fatto di esistere. Credo che, con l’avanzare dell’età, io abbia raggiunto quello stato: gli ostacoli non sono più problemi, ma opportunità per imparare, e quando vedo arrivarne uno, invece di nascondermi mi galvanizzo all’idea di poter imparare qualcosa, perché mi sento molto più a mio agio nel provare disagio rispetto a un tempo”. Per preparare i figli alla vita, però, secondo Josh Brolin, è necessario non essere eccessivamente protettivi: “Oggi coccoliamo troppo i nostri figli, li cresciamo nella bambagia, e loro fanno quasi più da genitori a noi di quanto noi non facciamo con loro. Penso sia importante lasciare che i nostri figli affrontino delle difficoltà oggi perché un domani non siano impreparati”.

Anche lui, Brolin, da giovane è stato costretto a affrontare delle difficoltà, e sono state queste che, in qualche modo, l’hanno fatto diventare un attore, “quasi per caso”. “Ero stato sbattuto fuori di casa e sono finito a dormire sul divano di mio padre”, racconta. “È stato allora che ho pensato: ‘Josh devi darti una raddrizzata, perché fai una vita autodistruttiva e sei sulla strada sbagliata’. Ho quindi provato a iniziare a recitare, anche se venivo rifiutato tutte le volte: mi dicevano che non avevo esperienza, che non ero bravo, che avrei dovuto cercarmi un altro mestiere. Invece di scoraggiarmi, tutto questo mi ha motivato, e spinto a impegnarmi di più. Ma c’è voluto del tempo. Quando ho avuto la fortuna di ottenere la mia parte in I Goonies, ero arrivato al mio 350° provino, ed è stato solo più tardi, quando ho iniziato a fare teatro, che ho capito davvero che dono fosse essere un attore e uno scrittore, perché potevo esplorare costantemente quello che più mi affascina, ovvero la condizione umana, quella totale assurdità di cui non verrai mai a capo ma che è affascinante esplorare e cercare di capire”.



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