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lunedì 6 aprile 2026
Film Ora al Cinema, ecco i 10 più visti ieri: Il Box Office italiano di Domenica 5 Aprile
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Romics 36, la Sara Pichelli di Miles Morales è Romics d'Oro alla carriera
Sta per partire alla Fiera di Roma, dal 9 al 12 aprile, la XXXVI edizione del Romics, la fiera crossmediale dedicata a fumetto, animazione, cinema e gaming: tra i premi alla carriera di questo appuntamento primaverile c'è il Romics d'Oro a Sara Pichelli, disegnatrice Marvel quasi da vent'anni, creatrice grafica di Miles Morales, lo Spider-Man che abbiamo imparato a conoscere al di fuori del fumetto, sul grande schermo nei film di animazione della Sony Pictures Animation. Ma quando sarà possibile ascoltarla e incontrarla? Guardiamo date, luoghi e orari.
Per ulteriori informazioni vi rimandiamo come sempre al sito ufficiale del Romics.
Sara Pichelli Romics d'Oro al Romics 36, le date per autografi e live drawing con l'artista Marvel
Sara Pichelli, una delle matite più apprezzate della Marvel Comics, riceverà il Romics d'Oro alla carriera sabato 11 aprile alle 13:00, presso il Padiglione 7, sala Comics City. Nata nel 1983, ha iniziato a collaborare con la Marvel nel 2008, dopo aver vinto il concorso Chester Quest, inserendo in curriculum subito NYX, Namora, X-Men e Guardiani della Galassia. Il boom è con il secondo volume di Ultimate Comics: Spider-Man, perché dalla sua grafica e dai testi di Brian Michael Bendis nasce lo Spider-Man di Miles Morales, foriero per lei di Eagle Award e Harvey Award nel 2011, e di due Stan Lee Awar nel 2012. Il grande pubblico conosce il personaggio in quanto protagonista di Spider-Man: Un nuovo universo e Spider-Man: Across the Spider-Verse. Diventata ufficialmente "Marvel Young Gun", cioè colonna per il futuro delle testate marveliane, nel 2018 rilancia anche i Fantastici Quattro su testi di Dan Slott, poi illustra uno speciale di Spider-Man scritto dal regista J. J. Abrams con suo figlio, per poi curare tra il 2022 e il 2023 Scarlet Witch, sceneggiato da Steve Orlando.
A parte la consegna del premio e la mostra con tavole originali, Sara Pichelli caratterizzerà il Romics 36 con altri due appuntamenti: un firmacopie sabato 11 aprile alle 14:30 presso il Romics Bookshop (Padiglione 7, va compilato il form di prenotazione sul sito del Romics), seguito da un live drawing alle 15:45, sempre nel padiglione 7, presso il Romics Artist Wall.
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L'ultima missione: Project Hail Mary, l'autore racconta com’è stato realizzato Rocky al cinema
Trasformare Rocky da un alieno su carta a uno per il grande schermo è stata un’impresa non da poco agli occhi dell’autore Andy Weir. L’ultima missione: Project Hail Mary ha riportato Ryan Gosling nello spazio e la sua storia è nata dapprima su carta, con protagonista un insegnante di scienze che desidera salvare il suo pianeta e, per questo, viene spedito nello spazio in un ultimo, disperato tentativo di scoprire cosa sta succedendo al Sole. Durante la sua missione, Ryland Grace incontra un alieno: il suo nome è Rocky e, per realizzarlo, è stata richiesta la partecipazione di ben sei burattinai.
L'ultima missione: Project Hail Mary, dietro Rocky ci sono sei animatori: il racconto di Andy Weir
In una recente intervista ai microfoni di People, l’autore del romanzo Andy Weir ha raccontato di come Rocky abbia preso vita sul set per volere dei registi Phil Lord e Christopher Miller. Secondo Weir, i registi “sono persone così orientate agli effetti speciali pratici perché credono che si ottengano risultati migliori avendo il set effettivamente sul posto. Nel film non ci sono green screen. Ci sono molte inquadrature in CGI, ma non c’è un green screen in nessuna scena. Quando gli attori vengono ripresi davanti a un green screen e poi si passa al montaggio si nota, si percepisce, l’ambiente non sembra del tutto reale”, ha rivelato Weir.
A detta dell’autore, questi effetti speciali pratici hanno permesso poi a Ryan Gosling di interagire concretamente sul set, utilizzando lo stesso approccio anche per Rocky: “Rocky era davvero presente. È molto più facile recitare di fronte a un altro partner di scena, piuttosto che a una pallina da tennis e un bastone. Permette a tutti di dare il meglio di sé”. Ha ragionato poi sul destino di Rocky, se sia paragonabile a Grogu di The Mandalorian, ma ha liquidato il tutto ammettendo: “Non so nulla di merchandising. Voglio solo che gli spettatori lo amino, ovviamente. Sapevamo tutti che il successo o il fallimento di questo film dipendeva dalla nostra interpretazione di Rocky. Fin dal primo giorno, sapevamo che l'aspetto più importante era l'immagine che Rocky avrebbe dato di sé e penso che ci siano riusciti alla perfezione”.
Andy Weir figura come produttore in L’ultima missione: Project Hail Mary insieme a Ryan Gosling, ai registi e ad Amy Pascal. Ma com’è nato realmente Rocky? A raccontare del dietro le quinte è stato l’autore: “La versione cinematografica di Rocky è realizzata da una squadra di sei burattinai e da un intero laboratorio di creazione di creature”. James Ortiz è il burattinaio principale, nonché doppiatore di Rocky, e delle varie marionette create una soltanto era quella “pura”, mentre le altre servivano per una “manipolazione parziale” con motori per eseguire “le azioni più complesse”. Ha rivelato: “Ad alcuni di loro mancavano delle braccia che sono state aggiunte in post-produzione. Quello con i servomotori e altre cose aveva un grosso cavo di alimentazione che entrava direttamente nella parte superiore del carapace e che è stato necessario rimuovere digitalmente. Quindi, ci sono sicuramente molti effetti digitali”.
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domenica 5 aprile 2026
5 film in streaming per ricordare Luigi Comencini nell'anniversario della sua scomparsa
Il 6 aprile 2007 scompariva all’età di 90 anni il grande Luigi Comencini, uno dei più grandi cineasti che il cinema popolare italiano abbia mai avuto. Da tutti viene ricordato principalmente per il suo Le avventure di Pinocchio (1972) interpretato da Nino Manfredi e Gina Lollobrigida, senza alcun dubbio una delle migliori produzioni televisive mai realizzate nel nostro Paese. Nell’anniversario della morte di Comencini - ottimamente ricordato dalla figlia Francesca ne Il tempo che ci vuole (2024) con Fabrizio Gifuni e Romana Maggiora Vergano - vogliamo ricordarne la grande versatilità attraverso cinque dei suoi film in streaming. Buona lettura.
Cinque film in streaming diretti da Luigi Comencini
- L’imperatore di Capri
- Pane, amore e fantasia
- A cavallo della tigre
- Il compagno Don Camillo
- La donna della domenica
L’imperatore di Capri (1949)
Uno dei grandi successi commerciali di Comencini arriva dalla commedia, e da un grande attore quale era Totò. L’imperatore di Capri è un film comico dove ovviamente e ragionevolmente tutto o quasi viene messo al servizio del suo istrionico e irresistibile protagonista. E funziona alla grande. Spassoso, spensierato, con due altri grandi attori di supporto come Marisa Merlini e Toni Ucci. Ci si diverte con il ritmo giusto e trovate precise. Ma soprattutto grazie a un attore unico. Disponibile su Rai Play.
Pane, amore e fantasia (1953)
Il classico della commedia di costume che segna un’epoca di cinema italiano vede protagonisti eccellenti Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida. Pane, amore e fantasia segna ancora una volta un exploit meritatissimo per il cineasta, che sa coniugare con freschezza l’ambientazione da cartolina con personaggi a tutto tondo, in alcuni casi ben delineati dietro l’apparente stereotipo. Classico prodotto di un tipo di cinema popolare, che ottiene un enorme successo di pubblico e ottiene la nomination all’Oscar per il miglior soggetto e il Premio Speciale della Giuria a Berlino. Disponibile su Rakuten TV, Amazon Prime Video, Rai Play.
A cavallo della tigre (1961)
Scritto dagli incommensurabili Age e Scarpelli, A cavallo della tigre segna un punto di rottura nella carriera di Comencini, a partire dagli stilizzati e bellissimi titoli di testa. Un Nino Manfredi colossale, coadiuvato da Mario Adorf, Gian Maria Volonté e Valeria Moriconi, conduce questo dramma carcerario con momenti ilari dentro un labirinto psicologico che si dipana per le strade quasi deserte di un’Italia ferrigna, ostile. Scene recitate divinamente, un senso di predestinazione tangibile per uno dei grandi film del cineasta, un classico da rivedere ogni volta per capire qualcosa di più del nostro Paese, di come veramente era. Disponibile su Amazon Prime Video.
Il compagno Don Camillo (1965)
Questo non è certamente uno dei lungometraggi maggiormente titolati di Comencini, ma per questa volta permettetemi una deviazione sentimentale, perché Fernandel e Gino Cervi nell’eterna battaglia tra due fedi soltanto apparentemente opposte sono due dei miei personaggi preferiti dell’infanzia. Il compagno Don Camillo è probabilmente la vetta più alta della serie di film sui due iconici personaggi. Ci si diverte con ironia unica, si riflette su temi importanti, si ammirano personalità complesse nascoste dalla superficie spassosa. Un classico per famiglie che non tramonta mai. Disponibile su Infinity +, Amazon Prime Video.
La donna della domenica (1975)
Le musiche di Ennio Morricone e un cast pazzesco permettono a Comencini di cimentarsi col giallo che nasconde al proprio interno un discorso preciso delle differenze di classe nel nostro Paese. Marcello Mastroianni come sempre perfetto conduce La donna della domenica nel labirinto psicologico e sentimentale che svettano anche per eleganza estetica. Jacqueline Bisset, Jean Louis Trintignant, Pino Caruso e molti altri per un film intenso, stiloso e molto coinvolgente. Anche i momenti più leggeri funzionano benissimo. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Amazon Prime Video, Rai Play.
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Scooby-Doo, Linda Cardellini confessa cos'ha fatto per l'audizione di Velma
Mentre Netflix è attualmente al lavoro per riportare la gang di Scooby-Doo nuovamente in azione attraverso una Serie TV in fase di sviluppo, Linda Cardellini ha ricordato la sua esperienza con quel franchise: nel 2002, è apparsa al cinema nel ruolo della talentuosa ed intelligentissima Velma e, in una recente intervista, ha ricordato di quando ha acquistato un capo molto specifico per effettuare la sua audizione.
A distanza di oltre vent’anni sappiamo che Linda Cardellini ha poi ottenuto il ruolo di Velma in Scooby-Doo, ma all’epoca l’attrice non aveva la certezza e ha deciso di giocarsi il tutto per tutto indossando anche l’iconico dolcevita rosso del personaggio che avrebbe tanto voluto interpretare.
Linda Cardellini ha puntato tutto sul look per l'audizione in Scooby-Doo
Ospite di The Tonight Show di Jimmy Fallon, Linda Cardellini ha ricordato che, in occasione del provino per Scooby-Doo, ha tentato di emulare anche il look di Velma e, per l’occasione, ha dovuto acquistare un dolcevita rosso, non avendone uno a disposizione nel proprio guardaroba.
Sono trascorsi più di vent’anni da allora e l’attrice, che oggi ha recitato in numerosi film e Serie TV, ha ricordato con affetto quella parentesi della sua carriera: “Ricordo che quando feci il provino per Scooby-Doo, ero davvero emozionata perché era il mio cartone animato preferito da bambina. Quindi mi presentai per il ruolo di Velma e pensai: 'Non ci andrò senza occhiali e dolcevita', capisci? Quindi sono andata da Ross e ho comprato questo dolcevita rosso e ho preso in prestito gli occhiali di un mio amico… Avevo bisogno di un affare, e lì avevano cose fuori stagione. Non era proprio la stagione dei dolcevita arancioni. Poi ho preso anche questa gonna e mi sono messa in costume, anche se all’epoca ero ancora un po’ inesperta con questo genere di cose”.
L’attrice aveva recitato nella serie tv Freaks and Geeks, distribuita nel 1999, ma non aveva ottenuto grande successo e non aveva ottenuto il via libera per una seconda stagione. Così, reduce da quell’esperimento, ha provato un’altra strada. “Freaks and Geeks non ebbe un grande successo, quindi ero piuttosto inesperta. E pensavo semplicemente che bisognasse vestirsi in modo adeguato. Quando sono arrivata ho visto tutte queste persone famose sedute nella sala d’attesa”, ha aggiunto rivelando che nessuna tra loro indossava gli abiti di Velma. “Sembravano perfetti e io un’idiota. Sono entrata lì dentro con quel costume addosso e mi sentivo una stupida. Poi ho fatto il provino e tutte quelle cose folli, ho rimosso gli occhiali mentre facevo quello che dovevo fare e mi sentivo come se avessi fatto la figura dell’idiota. Quando sono tornata a casa ho pianto tantissimo, ma poi ho ottenuto la parte”.
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Dune: Parte Tre occupa un posto speciale nel cuore di Zendaya: ecco perché
Zendaya ha una filmografia degna di nota alle spalle e, nell’arco dei suoi vent’anni, ha recitato in ben tre film di Dune diretti da Denis Villenenuve. Scelta per interpretare la coraggiosa Chani nel 2021 con il primo capitolo di Dune, Zendaya è poi riapparsa in Dune: Parte Due nel 2024 ed è di ritorno a dicembre 2026 con Dune: Parte Tre, chiudendo un cerchio.
Il 2026 è anche l’anno dei suoi trent’anni, l’inizio di un nuovo ciclo della sua vita e della sua carriera e, in una recente intervista, l’attrice di Euphoria ha riflettuto soprattutto sull’impatto che Dune ha avuto nella sua vita, su come abbia affrontato quel ruolo e sul ruolo che occupa nel suo cuore.
Zendaya spiega perché Dune è stato così importante nella sua carriera
Quando Dune: Parte Tre debutterà al cinema, concluderà un ciclo importante. Per Denis Villeneuve, questo terzo film è sempre stato dipinto come l’ultimo, almeno con la sua regia, e Zendaya ha riflettuto sull’impatto che questa trilogia cinematografica ha avuto sulla sua vita e sulla sua crescita personale e professionale. Accanto a Timothée Chalamet, ha guidato un’avventura preziosa sul grande schermo che si concluderà a dicembre 2026 con un terzo film. Ai microfoni di People, l’attrice ha ammesso: “Sono emozionatissima. Voglio dire, questo film, o questi film, hanno significato tantissimo per me nel corso degli anni. Sono letteralmente cresciuta e maturata durante i miei vent’anni dedicandomi a questi progetti, quindi occupano un posto speciale nel mio cuore, così come tutte queste persone. Sono molto emozionata e grata di farne parte”.
In Dune, Paul Atreides è costretto a scappare insieme a sua madre. La sua famiglia è stata presa di mira e suo padre è morto, per cui è compito suo proteggere sua madre e il loro nome. Si unisce quindi ai Fremen, un popolo indigeno su Arrakis di cui fa parte anche Chani, una giovane donna che fa breccia nel cuore di Paul e ad interpretarla è proprio Zendaya. Nel secondo film, Chani e Paul sono più vicini che mai, ma la conclusione del secondo film divide la coppia: Paul vuole diventare Imperatore e Chani non è disposta a sopportare tutta quella violenza. Nel terzo film, vedremo Paul bloccato in un triangolo amoroso: da un lato la donna della sua vita, Chani, e dall’altro la donna che gli ha offerto un titolo, la principessa Irulan interpretata da Florence Pugh.
In occasione della conferenza stampa per il lancio del trailer di Dune: Parte 3, è intervenuta anche Florence Pugh scherzando con Zendaya: “Sei ancora arrabbiata con me?”, le ha chiesto riferendosi proprio a quel triangolo amoroso nel film. Zendaya, dal suo canto, ha risposto: “Voglio iniziare dicendo che adoro Florence Pugh. È così talentuosa, così meravigliosa in questo ruolo. E ci siamo dette che l'ultima volta che abbiamo fatto un tour promozionale, abbiamo girato solo una scena insieme ed eravamo distanti. E io ho pensato: 'Spero che ne avremo di più'. Quindi non voglio anticipare nulla, ma è assolutamente fenomenale. E dovrete semplicemente vedere con i vostri occhi cosa succede perché è un viaggio davvero incredibile”. Intanto Zendaya compirà trent’anni quest’anno, precisamente il 1° settembre 2026, tre mesi prima dell’uscita di Dune: Parte Tre.
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Michael Douglas: "Jack Nicholson mi prendeva in giro, il set di Wall Street fu una trincea"
Michael Douglas ha raccontato un aneddoto divertente sulla sua lunga amicizia con Jack Nicholson. A gennaio, l’attore ha partecipato ad una proiezione speciale di Wall Street nell'ambito del TCM Classic Film Festival di New York. Durante la successiva sessione di domande e risposte, ha svelato che il leggendario collega lo prendeva spesso in giro per un aspetto insolito della sua recitazione. Vale a dire, il modo in cui interpretava i personaggi “con i capelli”.
I capelli del personaggio sono sempre stati una parte importante della mia recitazione. È buffo come questo tipo di dettagli possa davvero fare la differenza.
Pare che Nicholson non perdesse occasione per prendersi bonariamente gioco dell'amico: "Mi diceva sempre: 'Che storia è questa dei tuoi capelli che recitano?' E io gli rispondevo: 'Dovresti dirmelo tu'."
Durante la stessa sessione, Michael Douglas ha parlato anche del leggendario ruolo di Gordon Gekko in Wall Street (1987), uno dei personaggi più iconici della sua carriera. L’attore ha svelato di aver scoperto solo recentemente che non era stato il primo a cui era stata offerta la parte: "Ho letto di recente cheOliver Stone aveva inizialmente pensato a Warren Beatty, che rifiutò il ruolo, e poi a Richard Gere, che a sua volta declinò. Non ne avevo la minima idea. Ti piace sempre pensare di essere la scelta giusta, quella perfetta per il ruolo".
Dietro le quinte di Wall Street: il ruolo di Gordon Gekko
Il divo ha spiegato di aver affrontato il personaggio con grande rispetto, consapevole della sua complessità. "Non conoscevo Oliver Stone personalmente - ha precisato - ma ho letto la sceneggiatura e ho capito subito che era un lavoro impegnativo. Ero entusiasta: ruoli di questo livello non capitano spesso nella vita". Douglas intuì subito che Wall Street non era solo un dramma finanziario: era una critica pungente all'avidità, all'ambizione e al compromesso morale nell'America degli Anni Ottanta.
Secondo il divo, parte del merito di aver ottenuto il ruolo va alla sua esperienza personale e al suo background. "Oliver cercava un attore con un certo fiuto per gli affari, e io ero anche produttore, quindi avevo familiarità con quel mondo - ha spiegato - Sono cresciuto a New York, ho frequentato la Allen-Stevenson School e altre scuole preparatorie, e conoscevo quel tipo di vita della East Coast. Immagino sia per questo che mi abbia scelto". Michael si trovò così di fronte alla sfida di coniugare fascino e spietatezza, ma Oliver Stone cercava qualcuno in grado di incarnare appieno ambizione, avidità e ambiguità morale.
In una recente intervista, l'attore ha ricordato un episodio che lo ha colpito profondamente, accaduto appena due settimane dopo l’inizio delle riprese.
Stavamo finendo la seconda settimana di riprese quando qualcuno bussò alla mia porta. "Ehi Mike, sono Oliver. Posso entrare?". Ho risposto: "Certo, entra pure". Lui è entrato nel camper e si è seduto. Mi ha chiesto: "Tutto bene?". Ho risposto: "Sì, sto bene".
Poi Stone gli ha fatto una domanda sorprendente: "[Mi ha chiesto]: "Ti droghi?" Ho risposto: "No, non mi drogo". E lui ha detto: "Perché sembri uno che non ha mai recitato in vita sua"."
Leggi anche Il Presidente: Michael J. Fox e Michael Douglas si ritrovano 31 anni dopo il cult di Rob ReinerIl rapporto con Oliver Stone e la vittoria del Premio Oscar
Nonostante la critica tosta da digerire, Douglas ha spiegato di averla gestita bene. Il regista lo stava spronando ad esplorare i lati più oscuri del personaggio e analizzare attentamente la sua interpretazione, soprattutto nelle scene chiave che mostrano il lato manipolatore di Gekko. Fino a quel momento, l’attore non aveva mai guardato i giornalieri, cioè il materiale grezzo girato durante la giornata:
Allora ho detto: "Beh, non mi piace guardare i giornalieri perché sono uno di quelli che nota sempre cosa non va o cosa non verrà incluso nel film"… quindi non gli presto attenzione. Così ho detto: "Immagino che farei meglio a darci un’occhiata", e lui ha risposto: "Sì, faresti meglio".
Douglas andò quindi in sala di montaggio e guardò due scene, tra cui quella celebre in limousine con Charlie Sheen. "Le osservavo con molta attenzione e spirito critico - ha ricordato - e mi sembravano piuttosto buone. Quindi continuavo a ripetere: "Penso che siano abbastanza buone", e [Stone rispondeva]: "Sì, lo sono, vero?"."
Era disposto a farmi odiare il personaggio per tutto il resto del film, pur di ottenere quella spinta in più.
La star di La Guerra dei Roses ha infine elogiato il metodo di lavoro del regista: "Stone trattava gli attori come se fossero in trincea. Sapeva spronarci al massimo e ottenere il meglio da ognuno. Il suo curriculum parla chiaro: James Woods, Tom Cruise, Kevin Costner, Val Kilmer… la lista è infinita. Io gli sarò sempre grato per avermi dato quella parte e per avermi spinto oltre i miei limiti". Per la sua performance in Wall Street, Michael Douglas vinse il Premio Oscar come miglior attore protagonista.
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