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lunedì 17 agosto 2026
Stasera in TV: Film da vedere Lunedì 17 Agosto, in prima serata
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Odissea primo al boxoffice italiano del weekend, mentre Spider-Man Brand New Day tocca i 2 miliardi nel mondo
Odissea di Christopher Nolan, come avevamo notato già a Ferragosto, è tornato primo al boxoffice italiano del weekend: raccogliendo altri 2.281.200 euro (fonte Cinetel), ha raggiunto il totale di 48.540.000, ribadendosi il più alto incasso dell'anno solare in Italia (Buen Camino è invece quello della stagione, con oltre 75 milioni). È la conferma di un botteghino forse mai così vivo qui da noi in pieno agosto, complice probabilmente un caldo tale da rendere due-tre ore in sala una prospettiva di refrigerio più appetibile che in passato. Nel mondo Odissea è diventato il più grande successo commerciale di Nolan, avendo raggiunto 1.290.924.370 dollari (fonte Boxofficemojo), a fronte di un budget suo altro record personale, secondo Hollywood Reporter.
Non inganni che Spider-Man: Brand New Day si accontenti stavolta di un secondo posto, perché è una medaglia d'argento molto vicina all'oro: 2.223.000 euro, confluiti nel successo di 31.768.000 (è diventato il film di Spider-Man più visto in Italia, come vi abbiamo raccontato un paio di giorni fa). Nel resto del mondo è record da capogiro: siamo a quota 2.021.831.700 dollari! Sì, il tetto dei 2 miliardi è stato sfondato: il primato dei 2.800.000.000 di Avengers: Endgame è probabilmente intoccabile, ma ciò non toglie che il risultato è straordinario, ribadendo non solo una resistenza unica del personaggio Peter Parker nel contesto del cinecomic, ma ponendo persino le basi per il necessario riassestamento del genere in un momento che sembrava di stanca.
Terzo posto da 630.000 euro in cinque giorni per il debutto di La fine di Oak Street, con Anne Hathaway e Ewan McGregor, dove una famiglia degli anni Ottanta si ritrova con l'intero quartiere teletrasportata nella preistoria. La beffarda avventura scritta e diretta da David Robert Mitchell, costata tra gli 80 e i 90 milioni di dollari secondo The Numbers, ne registra al momento nel mondo 47.
Entra in quarta posizione, con 248.000 euro in cinque giorni, la rilettura crepuscolare e nera di un mitico eroe, qui più che mai anti-eroe: Robin Hood - Il prezzo del sangue di Michael Sarnoski, con un convinto e tragico Hugh Jackman. Costato secondo Deadline appena 20 milioni, potrebbe comunque andare in rosso, a causa di un esito mondiale finora tiepido, da 8.427.800 dollari.
Slitta dal quarto al quinto posto Minions & Monsters, il cui totale è finora di 7.900.000 euro (146.600 nel fine settimana): paradossalmente il più debole al botteghino dei film animati Illumination legati ai buffi esserini gialli, il film è anche quello a nostro parere più compiuto sul piano artistico, come spiegammo in sede di recensione. Pazienza: nel mondo ha totalizzato 492.590.000 dollari, sufficienti a giustificare il budget di 85 milioni (fonte Variety).
Il box office completo del weekend
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domenica 16 agosto 2026
È morta Hayden Panettiere, l'attrice aveva solo 36 anni
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Full Metal Jacket ha ancora dei segreti: il nuovo documentario ci riporta nel capolavoro di Kubrick
A Modern Art Masterpiece: The Untold Story of Full Metal Jacket, documentario diretto da Stephen Rigg e prodotto anche da Matthew Modine, è stato realizzato raccogliendo oltre trenta nuove interviste alle persone che lavorarono al film, comprese quelle a Vincent D’Onofrio e Arliss Howard. Il materiale più interessante si vocifera essere quello che ci riporterà sul set: migliaia di fotografie dietro le quinte e registrazioni audio inedite di Kubrick durante le prove con gli attori nel 1986.
Un’occasione per scoprire qualcosa in più sulla lavorazione del film, certo, ma anche per tornare su quella che ancora oggi rimane una delle questioni più enigmatiche: perché Full Metal Jacket sembra spezzarsi improvvisamente a metà?
Prima di raccontare la guerra, Kubrick costruisce un soldato
Quando pensiamo a un film sul Vietnam immaginiamo quasi inevitabilmente la giungla, gli scontri e il caos del campo di battaglia. Kubrick sceglie invece di cominciare molto prima, quando la guerra è ancora lontana e i protagonisti sono soltanto ragazzi appena arrivati a Parris Island.
Li vediamo perdere i capelli, poi i loro nomi e progressivamente una parte della loro identità. Sotto le urla del Sergente Hartman imparano a muoversi come un unico corpo, a sopportare il dolore e soprattutto a sviluppare un rapporto quasi religioso con il proprio fucile. È un processo di demolizione e ricostruzione che trova in Palla di Lardo la sua conseguenza più estrema.
Leonard arriva a Parris Island come il più fragile del gruppo e finisce paradossalmente per diventare proprio ciò che Hartman voleva creare: un Marine capace di sparare con precisione e di uccidere senza esitazione. Solo che quella violenza, una volta costruita, non può più essere controllata. Quando nel bagno della caserma Leonard uccide Hartman e poi se stesso, Kubrick ci ha già mostrato dove può portare quel processo prima ancora di portarci davvero in guerra.
Persino il titolo acquista così un significato diverso. Una “full metal jacket” è il rivestimento metallico che avvolge il nucleo più morbido di un proiettile.
Esattamente ciò che accade ai ragazzi di Parris Island: esseri umani vulnerabili che l’addestramento cerca di rivestire con una corazza abbastanza dura da permettere loro di arrivare sul campo di battaglia e premere il grilletto.
Poi arriviamo in Vietnam e tutto cambia. I colori, gli spazi, la musica e persino il ritmo sembrano appartenere a un altro film. Ma quella frattura non separa davvero le due parti: è proprio ciò che le tiene insieme.
A Parris Island abbiamo visto costruire il soldato, a Huế vediamo cosa succede quando quel soldato viene lasciato nel caos della guerra.
Joker diventa centrale. A differenza di Palla di Lardo, cerca continuamente di mantenere una distanza da ciò che lo circonda. È un giornalista, osserva la guerra, la racconta e usa l’ironia quasi come una protezione. Sul suo corpo porta però una contraddizione impossibile da ignorare: la scritta Born to Kill sull’elmetto e il simbolo della pace sulla divisa.
Quando un ufficiale gli chiede spiegazioni, Joker parla della “dualità dell’uomo” di Carl Jung. È esattamente la condizione nella quale Kubrick lo ha intrappolato: da una parte c’è l’uomo che vuole conservare una coscienza e dall’altra il Marine che Parris Island ha preparato a uccidere.
Il finale chiude il cerchio iniziato a Parris Island
Quella contraddizione può sopravvivere finché Joker riesce a essere soprattutto un osservatore. Nel finale, però, si ritrova davanti alla giovane cecchina vietnamita ferita che chiede ai Marines di porre fine alle sue sofferenze ed è lui a premere il grilletto.
È il momento in cui le due metà di Full Metal Jacket si ricongiungono. Palla di Lardo aveva mostrato fin dall’inizio dove poteva condurre la trasformazione imposta dall’addestramento; Joker ha cercato per tutto il film di resisterle attraverso l’ironia e il distacco, ma in Vietnam arriva anche per lui il momento in cui osservare non basta più.
Subito dopo, i Marines marciano attraverso una Huế in fiamme cantando la sigla del Mickey Mouse Club. È una delle immagini più allucinanti costruite da Kubrick: ragazzi diventati soldati e ormai capaci di uccidere che, circondati dalle macerie, tornano per qualche minuto a una canzone della loro infanzia.
Le due metà del film non raccontano, come sembra, due storie diverse, ma due momenti dello stesso processo: la prima costruisce l’arma, la seconda preme il grilletto.
Il nuovo documentario avrà ora il compito di riportarci dietro le quinte di quella costruzione e, attraverso materiale mai prima, mostrarci qualcosa in più del modo in cui Kubrick ha realizzato uno dei film di guerra più inquietanti di sempre.
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The Last House 2 si farà? Wagner Moura parla del finale sconvolgente e dell'ipotesi sequel
Un sequel di The Last House è possibile? Netflix, ad oggi, non ha ancora affrontato l’argomento, ma Wagner Moura che ha guidato la famiglia protagonista avrebbe già un'opinione in merito.
Film horror soprannaturale distribuito di recente sulla piattaforma streaming ampliando il catalogo originale estivo di Netflix, The Last House racconta la storia di una famiglia intrappolata all’interno di una casa, con poche provviste e la minima intenzione di collaborare ma costretti ad affrontare un’entità misteriosa e pericolosa che li ha intrappolati in casa. Al fianco di Moura vi è anche Greta Lee. Ma un sequel è possibile?
The Last House, Wagner Moura ragiona sul colpo di scena finale del film e sul possibile sequel
Wagner Moura ha ragionato sul finale del film, sui numerosi interrogativi non esplorati e sulle possibilità di un sequel. Jason, il padre di famiglia, alla fine è costretto ad affrontare la misteriosa creatura che li ha imprigionati in casa ma, anziché ucciderla, decide di risparmiarla seguendo il consiglio di sua figlia Ruth. Quest’ultima ha tentato di mettere in guardia suo padre dalle conseguenze delle proprie azioni sperando in un suo cambiamento, ma Jason non ha mai preso sul serio le parole di sua figlia, almeno fino a quel momento.
L’istinto di Ruth si è rivelato essere corretto e, durante quello scontro finale, Jason decide di risparmiare l’entità misteriosa che infine li lascia andare. Ai microfoni di Screen Rant, l’attore ha ammesso: “Sua figlia gli dice sempre qualcosa, e lui non l'ascolta. Per tutto il film, lei dice qualcosa, e lui risponde con quella sorta di arroganza che gli adulti hanno verso i propri figli. E io ho pensato: ‘Cavolo, dobbiamo davvero ascoltare tutti, ma soprattutto i nostri figli’. Quello che diceva fin dall'inizio era giusto. Aveva ragione. E la decisione, quindi, credo che la decisione sia stata, prima di tutto, che lui non uccide nessuno. E in secondo luogo, che l'ha ascoltata”.
La scena finale di The Last House suggerisce un finale aperto ed un possibile indizio per il sequel. La famiglia si sposta in barca e lancia un segnale di SOS via radio e riceve una risposta, un semplice “ciao” che conferma la presenza di altri sopravvissuti. Questo colpo di scena suggerirebbe un sequel del film horror, anche perché l’identità è ancora in circolazione. In merito ad un sequel, Wagner Moura non è convinto che si farà, ma ha ammesso di essere fiducioso e disponibile a riprendere quel ruolo qualora si presentasse l’occasione.
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Matt Damon sognava di recitare nel cult più famoso con Keanu Reeves: Tom Holland non l’ha mai visto
Matt Damon ha una lunga lista di grandi film alle spalle, ma ce n'è uno in particolare che avrebbe voluto vivere dall'altra parte della macchina da presa. E non è un titolo qualsiasi: è Matrix, il film del 1999 che ha cambiato per sempre il cinema d'azione e trasformato Keanu Reeves in un'icona. A rivelarlo è stato lo stesso Damon durante una chiacchierata con Tom Holland per GOAT Talk di Complex, quando gli è stato chiesto quale fosse il film più importante in cui avrebbe desiderato recitare.
Matt Damon avrebbe voluto essere in Matrix
La risposta è arrivata senza troppi dubbi: Matrix. Diretto dalle sorelle Wachowski, il film racconta la storia di Neo, un hacker che scopre che la realtà in cui vive è in realtà una gigantesca simulazione. Tra effetti speciali rivoluzionari, combattimenti diventati iconici e il celebre bullet time, il film riuscì a ridefinire il genere fantascientifico e d'azione, diventando uno dei titoli più influenti degli ultimi decenni. Damon, però, non si limita a dire che avrebbe voluto essere nel cast. Ha anche spiegato perché, secondo lui, non avrebbe mai potuto interpretare Neo al posto di Keanu Reeves.
Adoro Matrix. Mi ha sconvolto quando l'ho visto. Ma non avrei potuto esserci: è Keanu, capisci cosa intendo?
Secondo Damon, proprio la presenza di Reeves è una delle ragioni per cui il film funziona così bene. Neo è diventato inseparabile dall'attore che lo interpreta e, a distanza di oltre venticinque anni, è difficile immaginare qualcun altro nei suoi panni.
Poi Tom Holland ha fatto una confessione incredibile
A quel punto è arrivata la confessione che ha spiazzato completamente Damon. Tom Holland non ha mai visto Matrix. La star di Spider-Man lo ha ammesso candidamente, spiegando di non sapere nemmeno perché non avesse mai trovato il momento giusto per guardarlo. La reazione di Damon è stata immediata e decisamente colorita: “Are you fu*king kidding me?”. La cosa divertente, però, è che Damon non sembrava soltanto incredulo. Era quasi geloso di Holland, perché il collega aveva ancora la possibilità di vedere Matrix per la prima volta. L'attore si è chiesto, però, se il film avrebbe avuto lo stesso impatto su qualcuno che lo guarda oggi, considerando quante delle sue idee e delle sue innovazioni sono state riprese e imitate negli anni successivi. Damon ha comunque invitato Holland a recuperarlo, definendolo un film straordinario.
Leggi anche Matrix senza Keanu Reeves? 5 superstar che hanno quasi interpretato Neo (c'è anche un'attrice famosissima)Matt Damon voleva anche essere in Inception
Durante la stessa conversazione, Matrix non è stato l'unico grande film citato da Damon. L'attore ha infatti ammesso che gli sarebbe piaciuto far parte anche del cast di Inception, altro titolo capace di mescolare spettacolo, fantascienza e una struttura narrativa decisamente ambiziosa. A questo punto il discorso è tornato proprio su Holland, che ha avuto modo di raccontare quale film avrebbe voluto interpretare lui. La sua scelta è caduta su Schegge di paura, il thriller del 1996 con Edward Norton. A conquistarlo è stata soprattutto l'interpretazione di quest'ultimo nei panni di Aaron Stampler, un giovane accusato dell'omicidio di un arcivescovo.
La scelta ha però fatto emergere un'altra curiosa coincidenza: Damon ha fatto un provino proprio per quello stesso ruolo insieme a Ben Affleck. La parte finì a Norton, che con quella performance ottenne una candidatura all'Oscar. E, secondo Damon, quella bocciatura ebbe conseguenze molto importanti sulla sua carriera. Lui e Affleck, allora semi sconosciuti, capirono infatti che difficilmente sarebbe capitato di nuovo un ruolo così importante alla loro portata, e fu uno degli stimoli che li portò a scrivere Will Hunting - Genio ribelle.
Leggi anche Matrix aveva ragione: 5 inquietanti previsioni che oggi sono realtàIl resto è storia: il film trasformò Damon e Affleck in due delle più grandi promesse di Hollywood e i due conquistarono il Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Non male, come conseguenza di un provino andato male.
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sabato 15 agosto 2026
Avengers: Doomsday, il nuovo trailer svela i poteri di Dottor Destino e il suo legame con i Fantastici 4
Dottor Destino ha finalmente mostrato parte del suo piano nel nuovo trailer di Avengers: Doomsday. Il villain interpretato da Robert Downey Jr. è "perduto e spezzato" come rivela Sue Storm nello speciale filmato svelato al D 23 Expo dai Marvel Studios. Diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo, il cinecomic riporta RDJ nel MCU dal 2019 dopo Endgame e la morte di Iron Man, questa volta nei panni di Victor Von Doom.
Finora, non era mai stato confermato se i Fantastici 4 conoscessero Dottor Destino e chi era stato prima di diventare il noto antagonista, ma dal trailer si evince che i quattro supereroi e Doom hanno un passato comune. Il nuovo trailer permette anche di dare uno sguardo più approfondito al regno di Latveria e ai poteri di Doom in azione. Gli Avengers saranno in grado di tenergli testa?
Avengers: Doomsday introduce Victor Von Doom: i suoi poteri e il legame con i Fantastici 4 sono al centro del nuovo trailer
Dopo l'annuncio al SDCC 2024, Avengers: Doomsday è diventato uno dei titoli più attesi dai fan del MCU, soprattutto, quando è stato svelato che Robert Downey Jr. avrebbe interpretato Dottor Destino. Il villain è uno dei più potenti dell'universo Marvel e il suo piano non è stato del tutto svelato, anche se gli indizi disseminati in questi mesi fanno pensare che il suo obiettivo sia quello di ricreare un mondo perfetto in cui ritrovare ciò che ha perduto. Questa teoria sembra trovare una conferma nel nuovo trailer che ha debuttato al D23 Expo. Il filmato era stato presentato anche al SDCC 2026, ma è ora disponibile anche per il pubblico di tutto il mondo.
Il trailer svela che i Fantastici 4 e Victor Von Doom si conoscevano da tempo, ben prima che diventassero i primi i protettori della Terra, il secondo una delle più grandi minacce che l'universo conosca. Sue Storm (Vanessa Kirby) nel video svela agli eroi raccolti intorno a lei che "Victor è sempre stato diverso, il più intelligente di tutti". L'uomo descritto dalla donna invisibile era gentile e premuroso, ma a un certo punto ha perso tutto ciò che amava e si è perduto. Anzi, aggiunge Sue, si è spezzato. Altre immagini mostrano la sala del trono di Doom a Latveria e una scena lo vede accanto all'arazzo che raffigurerebbe la madre, Cynthia Von Doom (qui vi abbiamo raccontato del piano di Doom legato a lei).
Nel filmato vediamo per la prima volta in azione i poteri di Doom. Neppure l'attaco di Thor (Chris Hemsworth) con Stormbreaker e la promessa che "implorerà l'inferno prima che glielo conceda" sembrano scalfire il villain. Perché l'inferno risponde a lui, replica la voce cavernosa di Destino, scatenando le Sentinelle contro gli Avengers.
Avengers: Doomsday getta le basi per quella che sembra essere una battaglia epica tra un Dottor Destino preda del suo dolore, ma non per questo meno pericoloso, e i più potenti eroi del Multiverso. L'immenso cast del film comprende anche Joseph Quinn, Ebon Moss-Bachrach, Lewis Pullman, Florence Pugh, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Wyatt Russell, David Harbour, Letitia Wright, Winston Duke, Channing Tatum, Paul Rudd, Kathryn Newton, Simu Liu, Tom Hiddleston, Chris Evans e il ritorno degli X-Men originali Patrick Stewart, Ian McKellen, Alan Cumming, Rebecca Romijn e James Marsden.
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