venerdì 19 giugno 2026

Matt Damon irrompe furtivamente nello studio di Jimmy Kimmel per promuovere Odissea e far morire dal ridere il pubblico

Che Jimmy Kimmel abbia senso dell’umorismo e sia un gran burlone non è certo una novità, ma la riuscita di una puntata del suo talk show Jimmy Kimmel Live dipende anche dall’ospite di turno e dal modo in cui sta agli scherzi e raccoglie le battute del presentatore. Quando succede, il pubblico della trasmissione si diverte un mondo, così come gli spettatori a casa davanti alla tv o al computer. La puntata di ieri si è rivelata in questo senso un successo perché Matt Damon, chiamato per parlare di Odissea, ha fatto un divertente scherzetto al nostro uomo. Tutto è cominciato con l’arrivo, apparentemente imprevisto, di un pacco veramente speciale, anzi di due pacchi, entrambi non incartati e diversi solamente per dimensioni: si trattava di due cavalli. Ora, chi ha letto o ha sentito parlare del poema omerico da cui il nuovo film di Christopher Nolan è tratto, sa bene che la Guerra di Troia fu vinta dai greci grazie all’intelligenza di Ulisse, che fece lasciare davanti alle mura della città, in segno di resa e di pace, un grosso cavallo di legno al cui interno si nascondevano i migliori guerrieri greci. I troiani mangiarono la foglia e persero la guerra.

Il cavallo misterioro portato nello studio di Jimmy Kimmell: ecco come sono andate le cose

Tornando a Jimmy Kimmel, ieri sera è stato interrotto, mentre dialogava con il pubblico, da un forte nitrito, che lo ha sorpreso non poco. Subito dopo è arrivato un corriere che ha annunciato: “Ho una consegna per Jimmy Kimmel”. Il conduttore ha risposto: “Sono io Jimmy Kimmel. Di che si tratta?”. Il corriere ha indicato un monumentare cavallo alla sua destra e Kimmel, stupito, ha esclamato: “Un cavallo gigante!?”. Il corriere ha mostrato al destinatario del regalo che c’era anche un cavallo più piccolo e ha detto: “Le porto il cavallo più piccolo”. Fingendo grande stupore, Jimmy ha detto che non voleva il cavallo più piccolo, ma il corriere, accompagnato dal mitico Guillemo Rodriguez, spalla comica di Kimmel, è entrato nello studio con il cavallo più piccolo, e dal cavallo - guarda guarda - è uscito Matt Damon, che ha avuto una standing ovation. L’attore, fiero della sua impresa, ha esclamato: “Ce l’ho fatta!”, per poi declamare, indicando Kimmel: “Ho viaggiato in lungo e in largo, attraversando la guerra e il mare, per salvare questo pubblico dalla mediocrità”. Kimmel, indispettito, si è lamentato dell’intrusione e ha chiesto all’attore il motivo della sua presenza, al che Damon ha risposto, lapidario: “A te cosa sembra, idiota? Sono qui per promuovere un nuovo film che esce il 17 luglio. Si intitola Odissea, è tratto da un libro quindi probabilmente non sai di cosa sto parlando”. Sempre più contrariato, Jimmy ha chiesto a Matt: “Hai fatto questo film appositamente per intrufolarti in questa stanza dentro a un cavallo di Troia? È la cosa più triste che abbia mai visto. Sei proprio un perdente”. A quel punto l’attore ha risposto: “No, ho fatto il film per dire a te che questo è un cavallo di Troia, Tu padre avrebbe potuto usarne uno contro il suo piccolo wurstel invece di concepirti”.

Della divertente conversazione abbiamo il video. Guardandolo, potrete scoprire come ha reagito Jimmy a quest’ultima provocazione.



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Batti il Curry finché è caldo: l'autore di Obsession firma un altro contratto. Il punto sui suoi prossimi film

Curry Barker oramai lo conoscete tutti. È il 26 regista americano che ha esordito al cinema con uno degli horror migliori degli ultimi tempi, Obsession, il film attualmente quarto al botteghino italiano a cinque settimane dal suo debutto, quello che è costato soli 750mila dollari (nemmeno 656mila euro) e che è a un passo da averne incassati 300 milioni in tutto il mondo, che ha fatto impazziere pubblico e critica e pure Steven Spielberg.
Il ragazzo, insomma, ci sa fare. E pare saperci fare anche dal punto di vista imprenditoriale e della gestione della sua carriera, visto che sta surfando sull'onda del successo cercando di cogliere tutte le migliori opportunità che gli si parano di fronte. Arriva infatti oggi la notizia che Barker ha firmato un altro contratto, che lo porterà a realizzare un suo nuovo progetto originale per Universal Film Group e Blumhouse-Atomic Monster, che hanno messo il loro marchio produttivo su Obsession e che sembrano volersi tenere ben strette questo talentuoso giovanotto.
Bocche cucite su qualsiasi dettaglio di trama, e Barker si è limitato a commentare che si tratta di qualcosa che era ansioso di realizzare da un sacco di tempo.
Ma questo di cui stiamo parlando, fate bene attenzione, è solo il terzo dei progetti futuri del regista di Obsession.

Leggi anche La recensione di Obsession di Federico Gironi

Come lo stesso Barker ci aveva raccontato quando lo abbiamo intervistato via Zoom qualche settimana fa, sono già terminate le riprese del suo prossimo film, una storia di fantasmi che mescola horror e commedia che si intitola Anything But Ghosts, la cui sceneggiatura è stata scritta da Barker assieme a Cooper Tomlinson, il suo partner creativo nel canale YouTube That's A Bad Idea, grazie al quale si è fatto notare e che alterna short umoristici e cortometraggi e mediometraggi horror, come i notevoli The Chair e Milk and Serial, di cui vi abbiamo parlato.
Tomlinson, che recita anche in Obsession, è nel cast di Anything But Ghosts assieme allo stesso Barker, e a attori come Aaron Paul, Bryce Dallas Howard e Violet McGraw: la trama è quella di due imbroglioni che si spacciano per indagatori del paranormale (presumibilmente interpretati da Barker e Tomlison) che nel corso di una delle loro truffe si trovano a dover fare i conti con reali, terrificanti fantasmi.

Leggi anche Curry Barker, desideri sbagliati e amori immeritati: intervista al regista di Obsession

Anything But Ghosts è in post-produzione e dovrebbe debuttare in sala il prossimo anno, mentre in piena pre-produzione è invece il secondo film di Barker tra quelli che vedremo nel prossimo futuro, ovvero il tanto reclamizzato e atteso remake o reboot o rielaborazione di una pietra miliare dell'horror come Non aprite quella porta che verrà prodotto dalla A24 (la quale, astuta come sempre, aveva messo sotto contratto il ragazzo ancora prima che Obsession uscisse, e che accoppia il film di Barker alla serie tv commissionata a JT Molner e Glen Powell).
Barker in alcune interviste ha dichiarato avere un'idea per approcciare la storia in maniera nuova e fresca (altrimenti, dice, non avrebbe accettato), sempre nel rispetto di un film che è stato fondamentale per la sua formazione cinefila. A Variety Barker ha detto che si tratterà di una storia "brutale, cruda, molto molto scomoda per lo spetattore", e di voler "azzeccare il tono" per farci "affezionare ai personaggi con cui stiamo intraprendendo questo viaggio", di modo dale da farci sentire "davvero tristi se dovessero morire in maniera brutale".
Insomma. Almeno per un po' di tempo, di Curry Barker - come avevamo predetto - sentiremo abbondantemente parlare. E la sensazione è che dopo questi tre nuovi film, ce ne saranno molti altri.
Intanto, per chi ancora non l'avesse visto, Obsession è ancora in tanti nostri cinema.



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giovedì 18 giugno 2026

Geena Davis pensa che questo fllm sia migliore di Thelma & Louise, vuole un sequel

Con una certa autoironia, ai microfoni di Deadline, Geena Davis si dichiara colpevole: sicuramente Thelma & Louise è stato uno dei suoi film che ha lasciato di più il segno nell'immaginario collettivo, ma se dovesse dire qual è il preferito della sua carriera, è d'accordo con Samuel L. Jackson, che nel 1996 interpretò con lei Spy di Renny Harlin (all'epoca suo marito). E certo che sì, le piacerebbe davvero realizzarne un sequel, anche perché il suo finale fu modificato appositamente per evocarlo... Leggi anche Beetlejuice 2, Geena Davis: "Perché non sono nel sequel? Per Barbara è passato solo un minuto!"

Spy, Geena Davis sogna un sequel insieme a Samuel L. Jackson

Spy (1996), titolo originale "The Long Kiss Goodbye", era scritto addirittura da Shane Black (Arma Letale, Kiss Kiss Bang Bang) e diretto dall'esperto di azione Renny Harlin: raccontava di Samantha (Geena Davis), un'insegnante che conduce una vita tranquilla, anche se la sua memoria arriva fino agli otto anni precedenti. Prima c'è solo il vuoto, sul quale sta indagando l'investigatore privato Mitch (Samuel L. Jackson), incaricato da lei stessa. Quando viene coinvolta in un incidente d'auto, il trauma riattiva la sua vera identità: la donna ha capacità di combattimento e sopravvivenza sconcertanti, tanto che si difende d'istinto anche da un uomo misterioso che si presenta per eliminarla. Tra azione, thriller e umorismo nero, Spy all'uscita fu piuttosto amato, anche se al boxoffice mondiale non riuscì a raggiungere i 90 milioni di dollari, per 65 di costo, risultando un flop (fonte Boxofficemojo). Per questa ragione temiamo che i sogni di Davis per un sequel non saranno esauditi mai, ma chissà: con la nostalgia tutto è possibile. Geena è d'accordo con Jackson, che lo considera il suo film preferito: "Anche per me è lo stesso! Dovrei dire che il mio preferito è Thelma & Louise, perché quel film è insostituibile, ma devo ammettere che mi divertii troppo con Sam e ho sempre sperato che avremmo fatto un sequel! A dirla tutta, la gente magari non lo sa, ma cambiammo il finale in modo tale che il personaggio di Samuel sopravvivesse. Nella prima versione del copione moriva, e tutti noi: no, no, no, no. Ci serve per il sequel, se ci sarà! Ma chissà, forse si può ancora fare. Non siamo troppo vecchi! [Geena ha 70 anni, Jackson 77, ndr]"



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mercoledì 17 giugno 2026

Ecco alcuni film in streaming di Aaron Taylor-Johnson, protagonista di Fuze - Conto alla rovescia

L’arrivo nelle sale italiane di Fuze - Conto alla rovescia, diretto dal talentuoso David Mackenzie (Il ribelle -Starred Up, Hell or High Water) riporta sul grande schermo l’attore Aaron Taylor-Johnson, a cui vogliamo dedicare i nostri cinque film in streaming del giorno. Buona lettura.

Cinque film in streaming di Aaron Taylor-Johnson, protagonista di Fuze - Conto alla rovescia

  • Kick-Ass
  • Le belve
  • Outlaw King - Il re fuorilegge
  • Bullet Train
  • Nosferatu 

Kick-Ass (2010)

A lanciare la carriera di Aaron Taylor-Johnson ci pensa uno dei cinecomic più folli e iconoclasti dei nostri tempi, diretto da Matthew Vaughn che assolutamente non ne edulcora la portata sovversiva e ambigua. Kick-Ass è un universo popolato da vigilanti strampalati e violentissimi, criminali sanguinosi, violenza anche gratuita che talvolta sfocia nella tortura. Nicolas Cage, Chloe Moretz, Mark Strong, Evan Peters compongono un cast che insieme a Taylor-Johnson si presta al gioco in maniera sentita e spumeggiante. Il risultato finale è bizzarro, a tratti respingente, ma di certo non passa inosservato. Il sequel è di minore impatto. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes.

Le belve (2012)

L'adattamento del romanzo di Don Winslow diretto dal grande Oliver Stone mette Aaron Taylor-Johnson in condizione di recitare non soltanto con i due coprotagonisti Taylor Kitsch e Blake Lively, ma con altri attori di razza come Benicio Del Toro, Salma Hayek, John Travolta, Uma Thurman. Le belve è un film mainstream che sa come intrattenere soprattutto grazie al ritmo indiavolato e all’azione adrenalinica. Certo, non siamo ai livelli del grande cinema di Stone, ma alcuni momenti sono senza dubbio riusciti. E poi la presenza scenica dei tre giovani protagonisti è innegabile. Spigliato, iperbolico e divertente. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, NOW.

Outlaw King - Il re fuorilegge (2018)

Prima collaborazione con David Mackenzie per un film robusto, epico, che possiede la giusta carica adrenalinica e la messa in scena appropriata per questo tipo di storie. Outlaw King - Il re fuorilegge vede un Chris Pine in una interpretazione di statura e un gruppo di caratteristi a supporto capaci di costruire atmosfere tese e momenti di ottimo cinema d’avventura e azione. Film solido, ben gestito nei tempi di racconto e nella delineazione della storia e dei personaggi. Taylor-Johnson vi partecipa con l’energia e il carisma che gli appartengono, creando una “spalla” notevole al degno protagonista. Da vedere con piacere. Disponibile su Netflix.

Bullet Train (2022)

David Leitch mette in scena un action scatenato, alla sua maniera, con un'ambientazione unica  e hi-tech che funziona davvero bene. Brad Pitt è al centro di Bullet Train, film ad altissima velocità narrativa che vede nel cast oltre a uno spiritioso Taylor-Johnson anche Zazie Beets, Joey King, Michael Shannon, Brian Tyree Henry e molti altri. Intrattenimento di lusso, ipercinetico e brioso, leggero e violento come vuole il cinema odierno. Non mancano momenti di tensione e divertimento scatenato, nel complesso un’operazione che funziona e va presa per quello che è, ovvero estremizzazione dei canoni dello show business contemporaneo, soprattutto per quanto riguarda i tempi della narrazione. Impazzito. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Infinity +, Apple Itunes, TIMVIsion, Amazon Prime Video, NOW.

Nosferatu (2024)

Se soltanto Robert Eggers si ricordasse di dirigere anche gli attori oltre che mettere in scena i suoi film! esteticamente questo Nosferatu è davvero impressionante, un lavoro sulle luci, ombre, ambientazioni, costumi e trucco di primissimo ordine. E non a caso sono arrivate infatti moltissime nomination all’Oscar in categorie tecniche, ben quattro. Il cast di attori che comprende Bill Skarsgard, Lily Rose Depp, Emma Corrin, Willem Dafoe, Nicholas Hoult è incredibilmente sopra le righe, Taylor-Johnson alla fine risulta il più preciso. Enorme successo di pubblico e critica per una versione notevolissima a livello estetico, talvolta irritante nella gestazione dei toni. Nel complesso un Nosferatu che non lascia comunque indifferenti. Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes.



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Sean Penn, un poliziotto e il 6 gennaio (non quello della Befana, ma dell'assalto al Campidoglio)

Sean Penn, che se ne frega dei divieti e degli integralismi e che fuma al tavolo durante la serata di premiazione dei Golden Globe.
Sean Penn, che non va a ritirare l'Oscar come miglior attore non protagonista vinto per Una battaglia dopo l'altra perché sta in Ucraina e che dice che la statuetta la fonderebbe per ricavarne pallottole da dare a Zelensky.
Sean Penn, che dichiara che lui i selfie no, nemmeno se lo chiede l'ottuagenaria sopravvissuta alla Shoah con nipote disabile al seguito.
Sean Penn, ultimo ribelle, forse un po' un poser per alcuni, ma punta di diamante alla lotta contro l'ipocrisia del contemporaneo per tanti altri, ha annunciato un nuovo film da regista, e il tema è assolutamente in linea con il suo personaggio, i suoi interessi e la sua dimensione politica.
Ancora senza titolo, il film ripercorrerà infatti uno degli eventi più infami nella storia della democrazia statunitense e occidentale in senso ampio, ovvero l'assalto al Campidoglio avvenuto il 6 gennaio del 2021 da parte di gruppi insurrezionalisti tutti appartenenti alla galassia della nuova estrema destra americana, dal movimento MAGA (la scintilla per l'insurrezione fu infatti la sconfitta elettorale di Donald Trump contro Joe Biden) al Tea Party passando per quelli di QAnon, nazionalisti e suprmatisti bianchi di varia estrazione e milizie assortite.

Il film - che Penn ha anche scritto - sarà raccontato dal punto di vista di un agente di polizia coinvolto durante l'assalto, e dovrebbe concentrarsi su di questo personaggio, ispirato a un non meglio specificato agente realmente presente sul posto all'epoca. Se tutti indicano un interesse di e per Bradley Cooper come interprete di quel personaggio, meno chiaro sembra essere quanto le dichiarazioni ufficiali riguardo al film essere su "un'inaspettata storia d'amicizia" e suo il concentrarsi sulla vita del protagonista prima del 6 gennaio, siano tattiche rispetto al vero cuore tematico del film.
Sappiamo comunque benissimo quanto forti e radicate siano le convinzioni politiche di Penn, che fu visto prendere parte alle udienze pubbliche nel corso delle quali un comitato del Congresso investigò sui i fatti del 6 gennaio, che sembrerebbe alquanto strano Penn scelta di tenere semplicemente sullo sfondo. In quell'occasione, peraltro, Penn fu visto parlare con Michael Fanone, un agente della polizia di Washington che fu malmenato e rimase ferito il giorno dell'assalto, e che aveva un background da trumpiano ma anche un'amicizia con una sex worker nera e trans di nome Leslie.
Da notare anche che il film è targato Warner Bros., che sembrerebbe sul punto essere acquistata dalla Paramount di David Ellison, la cui famiglia è notoriamente vicina all'attuale Presidente degli Stati Uniti.



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martedì 16 giugno 2026

In ricordo di Jean-Louis Trintignant: 5 film in streaming per celebrare l'attore comparso 4 anni fa

Il 17 giugno 2022 moriva all’età di 91 anni il grande attore francese Jean-Louis Trintignant. Legato in maniera indelebile anche alla storia del cinema italiano - grazie in primis a Il sorpasso (1962) di Dino Risi, incredibilmente non disponibile in streaming sulle piattaforme nostrane - Trintignant si è distinto per l’eleganza del suo stile di recitazione e per la capacità naturale di dare spessore a personaggi comunisti. Qui sotto potete trovare cinque dei suoi più famosi film in streaming, con cui vogliamo rendergli un commosso omaggio. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati dall indimenticato Jean-Louis Trintignant

  • Un uomo, una donna
  • Il conformista
  • Il deserto dei Tartari
  • Tre colori - Film Rosso 
  • Amour

Un uomo, una donna (1966)

Insieme ad Anouk Aimée, Trintignant forma una coppia destinata a entrare nella storia del cinema romantico e drammatico. Claude Lelouch dirige Un uomo, una donna con una precisione encomiabile, attentissima alla vita interiore dei due personaggi principali. Il film trionfa a Cannes e ottiene due premi Oscar, per la sceneggiatura originale e per il miglior film straniero. Arrivano anche le nomination per il migliore regista e l’attrice protagonista. Trionfo del cinema francese popolare ma comunque capace di possedere un’impronta precisa e personale. Prima grande conferma a livello internazionale per Trintignant.  Disponibile su Amazon Prime Video.

Il conformista (1970)

Diretto da un Bernardo Bertolucci in stato di grazia, il quale a sua volta adatta magnificamente il testo letterario di Alberto Moravia, Trintignant offre al cineasta italiano una delle performance più ambigue e potenti della sua carriera. Il conformista si avvale anche della bravura sempre fulgida di Stefania Sandrelli, della presenza scenica di Gastone Moschin, dell’eleganza altolocata di Dominique Sanda. Nomination all’Oscar per il miglior adattamento, prima per il cineasta. Film che racconta di un’Italia divisa, raggelata dall’orrore del regime, corrotta e sconfortata. Grandissima messa in scena, piena di simbolismi e rimandi artistici. Geniale e malinconico. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Il deserto dei Tartari (1976)

Per l’adattamento dei bellissimo libro di Dino Buzzati, Valerio Zurlini assembla uno dei cast più incredibili della storia del cinema italiano: Jacques Perrin, Vittorio Gassman, Fernando Rey, Philippe Noiret, Max von Sydow, Laurent Terzieff e molti altri. E ovviamente Trintignant, che partecipa a Il deserto dei Tartari con una parte breve ma estremamente significativa. Vincitore del David di Donatello per il film e la regia, uno dei film maggiormente significativi in un decennio caratterizzato da enormi terremoti nella nostra industria cinematografica. Film di valore artistico e simbolico difficilmente categorizzabile. Complesso e ancora oggi affascinante come pochi altri film del nostro Paese. Disponibile su CHILI.

Tre colori - Film Rosso (1994)

Nel chiudere la trilogia dei colori, il grande e indimenticato autore polacco Krzysztof Kieślowski regala a Trintignant e Irène Jacob due ruoli che li proiettano indelebilmente nella storia del cinema. Tre colori - Film Rosso è un dramma stilizzato da una messa in scena incredibile, che traspone in immagini e colori lo stato interiore dei personaggi. Duetti di una potenza emotiva indescrivibile, messa in scena in cui la semplicità si sposa con la visione come è impossibile descrivere. Candidature all’Oscar per la regia, la sceneggiatura e la fotografia. quando il cinema diventa poesia, studio dell’animo umano sussurrato e vibrante. Film che ha scandito un’epoca di cinema europeo come pochissimi altri. Per noi la miglior prova della carriera di Trintignant. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Amour (2012)

Diretto da un Michale Haneke maggiormente diretto verso lo studio di relazioni umane maggiormente "funzionali", Trintignant ci regala l’ennesima prova maestosa accanto a una indimenticabile Emmanuelle Riva. Nel cast anche la “musa” Isabelle Huppert. Amour è questa volta un film caloroso, geometrico ma vibrante, dove il distacco tra occhio dell’autore e personaggi è minimo. E infatti arriva dritto al cuore oltre che alla mente. Palma d’Oro a Cannes, Oscar per il miglior film internazionale, candidature per film, regia, sceneggiatura originale e attrice protagonista. Anche Trintignant un riconoscimento, se non altro per la gloriosa carriera, l’avrebbe meritato. Poco importa, questo attore ha creato cinema che non si può dimenticare. Eterno. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Amazon Prime Video.



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La Sobrietà: intervista a Eva Basteiro-Bertolì, sensuale e manipolatoria actor coach nel mockumentary di Carlo Fenizi

Fra i titoli di Prime Video c’è un mockumentary che ha dalla sua l’originalità, una grande ironia e un ottimo cast, a cominciare dalla protagonista femminile Eva Basteiro Bertolí e dal protagonista maschile Michele Venitucci. Diretto da Carlo Fenizi, La Sobrietà ricostruisce, attraverso testimonianze ovviamente fittizie, la vita di una celeberrima actor coach di nome Kimba che ha aiutato e formato diverse attrici. Dotata di grande intelligenza e intraprendenza, Kimba ha un metodo tutto suo. Nel film un regista e uno sceneggiatore tentano di smascherare la donna, che manipola spudoratamente persone fragili e in cerca di punti fermi e che arriva dalla Spagna.

Ne La Sobrietà, che tutto è tranne un film dallo stile sobrio, ci sono altri personaggi strambi e grotteschi, a cominciare da una suora con il volto di Amanda Lear. I generi si mescolano – a cominciare dal noir e dalla commedia nera – e il surreale prevale sul realismo. Dello stile del finto documentario e dei temi che affronta abbiamo avuto modo di parlare con Eva Basteiro Bertolí, che è anche musicista, storica e archeologa. Nella sua carriera si è divisa fra cinema, arte e tv, anche se è al primo che accorda la sua preferenza, come lei stessa ci ha subito raccontato:"Ho sempre amato il cinema. A 17 anni sono andata a studiare negli Stati Uniti ed è cominciata allora la mia passione per il mestiere dell'attore. Quando poi sono tornata a Barcellona, ho frequentato per quattro anni una scuola di recitazione. Del mondo del cinema mi piacevano le dinamiche interne, quindi stare sul set, parlare con il direttore della fotografia, eccetera. Ero molto attratta anche dalla musica e quindi dalle colonne sonore. Ci sono stati periodi in cui ho lavorato e fasi in cui mi sono fermata: il nostro lavoro funziona così, del resto, però l’amore per il cinema è sempre rimasto".

Il tuo personaggio è favoloso. Immagino ti sia piaciuto molto interpretarlo...

Mi sono divertita molto. In più, Carlo Fenizi ed io abbiamo un modo molto simile di accostarci a un film, lui come regista e io come attrice. Siamo un po’ "guerrilla-style", anzi, come spesso mi dicono gli amici, punk a bestia. Anche se ho studiato, ho un approccio molto viscerale al mio lavoro. Inoltre ho un vantaggio, perché ho tantissima memoria, il che nella vita vera non sempre è un bene, perché le persone non si ricordano più di avermi raccontato una storia e me la raccontano di nuovo, e io capisco se e quando si inventano delle cose perché ricordo perfettamente ciò che mi avevano detto in precedenza. Avendo una memoria incredibile, posso studiare un testo anche all'ultimo momento, perché, soprattutto se è scritto bene, impiego un attimo a imparare le battute.

Hai qualcosa in comune con Kimba?

Kimba è un personaggio che non si avvicina molto a me, anche perché io non sono una manipolatrice, però ha la mia impulsività iberica, quindi, avvicinandolo, non mi sono chiesta: ma prima, ma dopo, ma cosa sente o non sente? Ho incontrato Carlo e insieme abbiamo subito capito quale dovesse essere la chiave, e quindi abbiamo fatto pochissimi ciak.

Cosa pensi del genere mockumentary?

Sono felicissima di aver fatto La Sobrietà perché amo molto il mockumentary, da This is Spinal Tap alla serie folle What We See in the Shadows di Taika Waititi con i suoi finti vampiri. È proprio il concetto di mockumentary che mi affascina per la sua continua oscillazione tra verità e finzione, anche perché io sono un po’ barocca, nel senso che amo l’estetica barocca e i film barocchi, che non significa pieni di parole o con una trama arzigogolata, ma caratterizzati da un modo di girare e da personaggi surreali, che poi è una cosa molto spagnola. E infatti mi vengono subito in mente Luis Buñuel e Pedro Almodovàr, ma anche Javier Calvo e Javier Ambrossi, che al Festival di Cannes hanno vinto il premio per la Regia con La bola negra. La mia ossessione cinematografica è il muto e il mio regista preferito Erich Von Stroheim, che era senza ombra di dubbio barocco, con quella sua potentissima iconografia religiosa fortemente dissacratoria.

Conosci attori e attrici che si affidano a dei coach some Kimba?

Sì, ho conosciuto e conosco attori e attrici che non solo si affidano a questi guru, ma passano la vita a fare workshop di ogni genere, però ognuno ha il suo metodo. A me non servono, perché penso che la cosa più importante sia l'esperienza. quindi va benissimo il workshop, va benissimo studiare, ma è fondamentale "fare". Se non ti chiamano, chiama tu, fai un corto, fai teatro, fai quello che vuoi, però ci devi essere, e poi bisogna conoscersi. Resto sempre molto affascinata dalle sette e dalle loro manipolazioni, essendo una persona un po' cinica, quindi mi incuriosisce vedere come la gente resti intrappolata in certi meccanismi, che sono i meccanismi di Kimba, e per questo mi è piaciuto tantissimo il personaggio. Mi ha riportato con la memoria agli anni di studio e ad alcuni insegnanti che ci chiedevano ad esempio di prenderci per mano e raccontarci i nostri traumi infantili. Di personaggi come Kimba ne esistono tanti e, per colpa dei social, hanno moltissima gente che li segue, e io continuo a chiedermi perché. D'accordo, usano un certo tipo di linguaggio, una demagogia, però in alcuni casi mi sembra di vedere i fili del burattinaio che li fa muovere, e mi chiedo come facciano a credere a tutto ciò che sentono. Tutti abbiamo bisogno di maestri, tutti ne abbiamo avuti, però adesso c’è una proliferazione esagerata di ciarlatani.

Nel film la produttrice impersonata da Carmen Russo dice che in Italia si fanno film tutti uguali e che vanno per la maggiore le storie di riscatto sociale, di periferie, di criminalità organizzata, di rappresentanti eroici delle forze dell'ordine. Sei d'accordo?

Sono d'accordo con il personaggio di Carmen Russo. Vengo dalla Spagna, dove il cinema si prende dei rischi. È vero che abbiamo anche tutto il mercato centro-americano e sudamericano, però trovo che la forza dei nostri film sia proprio la tendenza a rischiare, o osare, quindi non ha senso in Italia fare sempre gli stessi film. Ammetto che è successo anche in Spagna, dove per un certo periodo si giravano film solo sulla Guerra Civile. Da archeologa e storica, credo che il passato sia importante, però penso che ci siamo un po’ seduti su determinati argomenti. Se vuoi fare un film d'autore, devono esserci sempre disgrazie e problemi sociali, come se la bellezza e l'eleganza fossero appannaggio di opere più superficiali. Paolo Sorrentino fa film eleganti, ma lui è un regista affermato. Se sei un regista emergente, ti chiedono la storia di riscatto sociale possibilmente ambientata in periferia. In Italia manca la sperimentazione e non ci fidiamo del pubblico. Va bene capire cosa possa piacere al pubblico, ma è meglio lasciarlo un po’ spiazzato, perché a volte ti sorprende. La Sobrietà è un film indipendente, e quindi Carlo Fenizi si è mosso in totale libertà. Se dietro ci fosse stata una grossa casa di produzione, avrebbe avuto tanti tagli e tanti paletti, perché certa gente è convinta di conoscere i gusti del pubblico. E a questo proposito sono convinta che il livello culturale si sia abbassato profondamente. e non parlo solo dell’Italia ma in generale. È pure vero che se produci contenuti intelligenti, la gente si interessa. 30 anni fa non c’erano tante reti televisive e per vedere certi film bisognava andare al cinema. In tv c'erano cose incredibili, ad esempio in Spagna, verso la fine degli anni Ottanta, andava per la maggiore una trasmissione per i bambini dove si parlava di Alexandre Dumas. Era super divertente. C'erano dei grossi pupazzi e la musica dal vivo. I bambini impazzivano per quel programma, quindi perché non proviamo a lasciarci sorprendere? Gli spettatori li devi sfidare, altrimenti sarà sempre peggio.

Hai un tuo metodo di recitazione?

Ovviamente leggo la sceneggiatura ed è inevitabile che nella mia mente si formino delle immagini, e quindi una prima idea del personaggio. Poi bisogna confrontarsi con il regista, perché puoi anche avere in testa un'immagine ma il regista ti dice: "Assolutamente no". Quando mi avvicino a un personaggio, mi piace immaginare una piccola cosa che è molto lontana da me: un gesto, un modo di toccarsi i capelli, insomma qualcosa che io non farei mai e che crea una distanza tra me e il ruolo e mi fa dire: "Adesso sono un personaggio". Nel caso di Kimba, ho tentato di parlare con un tono un po’ più grave, in maniera lenta e suadente, quasi sussurrata. Era una specie di trigger che mi faceva diventare Kimba.

Recitare ha reso la tua vita migliore?

Non ho mai usato la recitazione come uno strumento terapeutico, come una seduta psicoanalitica per scacciare i mostri. Non l’ho mai vissuta così perché tira fuori la mia parte più estroversa. D'accordo, recitare significa vivere altre vite, ma io non dimentico mai che si tratta di finzione. Ti puoi anche lasciare andare, soprattutto facendo teatro, ma io ho un grillo parlante che mi dice che è una recita. Cito spesso, a questo proposito, Laurence Olivier. Quando girò Il maratoneta con Dustin Hoffmann, disse al suo compagno di lavoro: "Perché non provi semplicemente a recitare?" Sono due maniere di lavorare diverse, ma entrambe valide. Io sono un po’ come Laurence Olivier, e quando sono su un set, forse proprio per merito del grillo parlante, non perdo mai il contatto con la realtà che mi circonda.



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