domenica 13 settembre 2026

Amori & Incantesimi 2, la produttrice sul terzo film: è possibile con Joey King e Maisie Williams?

Sandra Bullock aveva già suggerito questa pista, ma è stata di recente la produttrice Denise Di Novi ad affrontare nuovamente l’argomento: Maisie Williams e Joey King potrebbero guidare il franchise di Amori & Incantesimi dopo il secondo film, apparendo da protagoniste in altri film?

Amori & Incantesimi potrebbe proseguire con Joey King e Maisie Williams: le speranze della produttrice

La famiglia Owens è di nuovo al cinema a distanza di quasi 30 anni dal precedente capitolo che racconta di una famiglia di streghe afflitte da una potente maledizione che priva le donne Owens dell’amore. Nel sequel a soffrirne le conseguenze è la figlia di Sally, Kylie, interpretata da Joey King. Ma dopo quanto accaduto in Amori & Incantesimi 2, è giusto pensare ad un terzo film con protagoniste le star più giovani? Ecco cosa ha raccontato in merito la produttrice.

Sandra Bullock ne è già convinta e a quanto pare Denise Di Novi è sulla stessa lunghezza d’onda. A detta della produttrice, Joey King e Maisie Williams potrebbero tranquillamente portare avanti la famiglia Owens al cinema. Entrambe interpretano le figlie ormai adulte di Sally, Kylie e Antonia: “Spero che portino avanti la storia delle Owens. Spero di rivedere tutti questi personaggi, perché prima di tutto... Joey King, Maisie Williams... insomma, non c'è niente di meglio di questa combinazione. E si vogliono bene anche nella vita reale, così come nel film. Hanno la stessa alchimia che c'era e c'è tra Sandra Bullock e Nicole Kidman nel film. Quindi penso che ci sia ancora molto da raccontare, senza dubbio. E penso che sarebbe davvero divertente vedere dove arriveranno Kylie e Antonia tra qualche anno. Sai, quando raggiungeranno la piena maturità e scopriranno chi sono veramente... Cosa succederà?”, ha raccontato a People.

Anche Sandra Bullock, ai microfoni di Vanity Fair poche settimane prima dell’uscita al cinema, aveva incrociato le dita: “Se questo avrà successo, ne faremo un terzo e passeremo il testimone alle ragazze”. In merito al secondo capitolo, la produttrice ha raccontato che Sally e Gillian sono cambiate, più mature: “Volevano ritrarle come donne più mature, ma altrettanto vitali, altrettanto sexy, altrettanto vivaci nella loro magia e nella dedizione che vi si cela. I personaggi lottano entrambi con la magia in modi diversi, ma sono streghe e sanno di esserlo. Quindi penso che essere fedeli ai personaggi e far sì che fossero persone che continuano a desiderare, imparare, crescere e affrontare molti aspetti della femminilità [fosse importante]. Essere single con l'avanzare dell'età, essere una madre con i figli che lasciano casa... L' amore fa ancora parte della tua vita? Ha ancora un posto nella tua vita? Queste sono domande che le attrici volevano affrontare in modo molto concreto”.



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È morto Jeremy Thomas, coraggioso produttore di grandi film, premio Oscar per L'ultimo imperatore

Quante volte abbiamo detto o sentito dire “non ci sono più i produttori di una volta”, quelli che amavano il cinema e i registi coraggiosi e originali e che rischiavano anche di tasca propria e cercavano i migliori partner internazionali per permettere loro di realizzare i film che volevano. Uno di questi ultimi era sicuramente Jeremy Thomas, la notizia della cui morte, avvenuta l'11 settembre all'età di 77 anni, è arrivata proprio nel giorno di chiusura del festival di Venezia, sui cui schermi era apparso nel documentario di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci e dove in concorso c'era Bucking Fastard di Werner Herzog, mentre lo aspettavano a Toronto per il nuovo film di Takashi Miike, Bad Lieutenat: Tokyo, da lui prodotto. Nel 2021 Marc Cousins gli aveva dedicato il documentario The Storms of Jeremy Thomas, il cui trailer potete vedere sotto. Vincitore dell'Oscar nel 1988 dell'Oscar e il David di Donatello per il miglior film, il sontuoso L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, che per la prima volta aveva aperto al cinema occidentale le porte della Città proibita, Thomas ebbe un lungo sodalizio col regista italiano, ma non solo con lui.

La carriera di Jeremy Thomas

Thomas nasce in una famiglia legata al cinema: il padre Ralph e lo zio Gerald sono entrambi registi e fin da bambino sa che lavorare nell'ambiente è quello che vuole fare. Inizia in vari ruoli, tra cui il montaggio, lavorando anche a pellicole come Il viaggio fantastico di Sinbad e A Misfortune di Ken Loach. Nel 1974 inizia l'attività di produttore col film australiano Braccato a vista di Philippe Mora, cui segue L'urlo di Jerzy Skolimowski, di cui tornerà a produrre molti anni dopo Eo. Anche Julien Temple, per cui produce il debutto La grande truffa del rock'n'roll, lavorerà di nuovo con lui nel 2007 per il documentario Il futuro non è scritto: Joe Strummer e nel 2025 per I am Curious Johnny. Molti i registi che hanno potuto contare su di lui più di una volta: tra questi Nicolas Roeg (Il lenzuolo viola, Eureka, La signora in bianco), Bernardo Bertolucci (L'ultimo imperatore, Il té nel deserto, Piccolo Buddha, Io ballo da sola, The Dreamers), David Cronenberg (Crash, Il pasto nudo, A Dangerous Method), Matteo Garrone (Il racconto dei racconti, Dogman, Pinocchio), Takaski Miike (L'ultimo yakuza, L'immortale e il citato Bad Lieutenant: Tokyo), Wim Wenders (Non bussare alla mia porta, Palermo Shooting, Pina, Ritorno alla vita), Nagisa Oshima per cui produce i capolavori Furyo e Tabù – Gohatto. Terry Gilliam gli deve Tideland e L'uomo che uccise Don Chisciotte. E potremmo continuare a lungo a parlare di una carriera con cui ha dimostrato di saper stringere rapporti di fiducia e di amicizia con molti registi, Bertolucci in primis, e di non guardare esclusivamente al possibile successo commerciale ma al prestigio dei film su cui metteva il suo nome. Noi amanti del cinema gli dobbiamo sicuramente moltissimo.



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sabato 12 settembre 2026

Tropea Film Festival: presentata la quarta edizione, in programma dal 20 al 26 settembre

Presentata al Lido di Venezia, durante Venezia 83, la quarta edizione del Tropea Film Festival, diretto da Emanuele Bertucci, che accenderà i riflettori sulla "Perla del Tirreno" dal 20 al 26 settembre. Sette giorni, tra proiezioni, incontri e premiazioni, dedicati alla settima arte, per una manifestazione che ha vissuto una costante crescita di interesse da parte del pubblico e media, anche internazionali.

Due sezioni di concorso, Lungometraggi e Cortometraggi, di cui sono stati annunciati i presidenti di giuria, rispettivamente Tiziana Rocca e Neri Parenti. Due omaggi, due retrospettive, due mostre dedicate. A 110 anni dalla nascita, sarà celebrato Raf Vallone, indiscusso divo del cinema, ma anche celebre calciatore e giornalista, nato proprio a Tropea. Raoul Bova sarà al festival per raccontare, in anteprima, un progetto a lui dedicato. A 100 anni dalla nascita, omaggio anche a Marilyn Monroe, tra immagini, pellicole e un'opera a lei dedicata dal Maestro Mimmo Rotella.

Tra gli ospiti al momento confermati, anche Marco Giallini, Madalina Ghenea, Lina Sastri, che porterà il suo esordio alla regia con La casa di Ninetta. E ancora la star giapponese Yutaka Mizutani, Mauro Fiore (Premio Oscar per la fotografia di Avatar), Margherita Spampinato (David 2026 miglior regista esordiente per Gioia Mia), Giorgio Marchesi, Luca Lucini, Gaia Messerklinger e Alexia Cozzi, che racconterà il set di Blue in cui interpreta la figlia di Rocco Siffredi, alla sua prima prova nel cinema "tradizionale". Madrina di questa edizione l'attrice brasiliana Desirée Popper (Mare fuori, Idoli - Fino all'ultima corsa e Tra amore e inganni).

Il Direttore Emanuele Bertucci ha dichiarato: "Presentare il Tropea Film Festival a Venezia ha per noi un significato particolare. Venezia è uno dei luoghi simbolo del cinema mondiale, Tropea è un luogo che il cinema può ancora contribuire a raccontare, trasformare e far conoscere. Non vogliamo organizzare semplicemente una settimana di proiezioni. Vogliamo costruire un Festival che lasci qualcosa quando le luci si spengono".



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Nostalgia degli Anni '90? 5 cult da recuperare prima di Amori & Incantesimi 2 (in uno c'è Bruce Willis)

Le scope sono pronte, i margarita di mezzanotte tornano a scorrere e le sorelle Owens stanno per riunirsi. Dopo oltre 25 anni, Amori e Incantesimi 2 riporta sul grande schermo Sally e Gillian, le streghe interpretate da Sandra Bullock e Nicole Kidman che, nel 1998, conquistarono una generazione con una miscela improbabile di magia, romanticismo, sorellanza e commedia. Il sequel è al cinema dal 10 settembre 2026, e riporta le due star di Hollywood nei ruoli che hanno contribuito a trasformare il film originale in un cult.

Quando uscì, Amori e Incantesimi non fu accolto come il fenomeno che sarebbe diventato negli anni successivi. Il suo mix di generi era difficile da incasellare: era una storia d'amore, parlava di stregoneria e maledizioni, ma aveva al centro soprattutto il rapporto tra due sorelle. Con il tempo, però, il film ha trovato il suo pubblico ed è diventato uno dei titoli simbolo di quel cinema anni '90 capace di mescolare atmosfere romantiche, personaggi eccentrici e un pizzico di magia.

Il ritorno di Sally e Gillian è quindi l'occasione perfetta per fare un salto indietro nel tempo con 5 cult degli anni '90 da recuperare per ritrovare quella stessa atmosfera.

Empire Records (1995)

Un negozio di dischi indipendente, un gruppo di ragazzi alle prese con amori, problemi, sogni e crisi esistenziali e una sola giornata per cercare di impedire che il loro piccolo mondo venga trasformato in una catena commerciale. Questa è la premessa di Empire Records, diretto da Allan Moyle, un film che sembra catturare tutto quello che associamo alla cultura pop degli anni '90 e trasformarlo in una gigantesca playlist. La storia si svolge quasi interamente nell'arco di una giornata e mette insieme praticamente qualsiasi cosa: soldi spariti, cotte segrete, una festa improvvisata, un funerale decisamente particolare, un concerto sul tetto e soprattutto l'arrivo di Rex Manning, ex idolo pop interpretato da Maxwell Caulfield.

A rendere il film ancora più speciale è il suo cast, che comprende tra gli altri Liv Tyler, Renée Zellweger e Robin Tunney, allora all'inizio delle loro carriere. Empire Records non ebbe un grande successo al cinema, ma negli anni è diventato un vero cult generazionale, anche grazie alla sua colonna sonora e alla capacità di fotografare un momento generazionale preciso. E poi c'è il Rex Manning Day: ogni 8 aprile, i fan celebrano ancora oggi la giornata dedicata al personaggio. È probabilmente uno degli esempi più divertenti di come un film possa fallire al botteghino e, decenni dopo, diventare un fenomeno pop.

Giovani, carini e disoccupati (1994)

Se Empire Records racconta gli anni '90 attraverso la musica, Giovani, carini e disoccupati li racconta attraverso una generazione che non ha ancora capito cosa vuole fare della propria vita. Diretto da Ben Stiller, il film segue quattro amici alle prese con il difficile passaggio dall'università all'età adulta. Al centro c'è Lelaina, interpretata da Winona Ryder, giovane aspirante filmmaker che filma la propria vita con una videocamera, mentre Ethan Hawke è Troy, musicista malinconico e irresistibilmente complicato. Stiller interpreta invece Michael, l'uomo apparentemente più stabile del gruppo.

Tra lavori improbabili, triangoli sentimentali e conversazioni infinite sul futuro, il film riesce a catturare tutta l'incertezza dei vent'anni e, soprattutto, ha quell'estetica anni '90 che oggi è diventata quasi una macchina del tempo: videocamere, musica alternativa, jeans e ragazzi convinti di essere troppo intelligenti per il mondo che li circonda. È disordinato, malinconico e, a tratti, tremendamente sincero. Proprio per questo, a distanza di oltre trent'anni, continua a essere uno dei film che meglio rappresentano quella generazione.

Il Quinto Elemento (1997)

A questo punto cambiamo completamente atmosfera. Il Quinto Elemento di Luc Besson è tutto ciò che il cinema degli anni '90 poteva essere quando decideva di non avere alcun limite: Bruce Willis è un tassista del futuro, Milla Jovovich interpreta una donna misteriosa destinata a salvare l'universo, Gary Oldman è un villain completamente fuori controllo e Jean Paul Gaultier trasforma ogni costume in una sfilata di moda intergalattica.

Al centro della storia c'è Leeloo, una creatura geneticamente progettata per rappresentare il quinto elemento e salvare la Terra da una minaccia cosmica. Per riuscirci, dovrà collaborare con Korben Dallas, ex militare diventato tassista, e recuperare quattro misteriose pietre capaci di fermare la distruzione del pianeta. Il risultato è un gigantesco cocktail di fantascienza, azione r commedia che è diventato uno dei film più riconoscibili e amati della fantascienza anni '90. È colorato, esagerato, kitsch e completamente fuori dagli schemi: esattamente il tipo di film che, oggi, fa pensare a quanto fosse libero il cinema mainstream di quella decade.

Ragazze a Beverly Hills (1995)

Prima che il termine “influencer” entrasse nel nostro vocabolario, Cher Horowitz aveva già trasformato la propria vita in una passerella. Interpretata da Alicia Silverstone, Cher è la ragazza più popolare della Beverly Hills High School. Ha un guardaroba spettacolare, un'inesauribile fiducia nelle proprie capacità e una convinzione piuttosto discutibile di essere anche una grande esperta di relazioni. Quando decide di aiutare gli altri a trovare l'amore, però, le cose diventano molto più complicate del previsto.

Clueless (Ragazze a Beverly Hills) è una commedia adolescenziale apparentemente leggerissima ma - sotto makeover, feste, abiti e battute -racconta la crescita di una ragazza che deve imparare a capire se stessa prima ancora degli altri. Il film di Amy Heckerling è diventato un simbolo degli anni '90 anche grazie alla sua estetica: il completo giallo di Cher, i cellulari giganteschi, la moda preppy e quella Beverly Hills, che sembra ancora oggi sospesa in un universo tutto suo.

Prima dell'Alba (1995)

Se Amori e Incantesimi ha trasformato il romanticismo in una storia di magia, Prima dell'Alba di Richard Linklater lo fa con un'idea molto più semplice: due persone si incontrano su un treno e decidono di passare insieme una sola notte. Jesse, un giovane americano interpretato da Ethan Hawke, conosce Céline, una studentessa francese interpretata da Julie Delpy, durante un viaggio in Europa. Quando arriva il momento di separarsi, lui le propone di scendere insieme a Vienna. E lei accetta.

Da quel momento, i due trascorrono la notte camminando per la città, parlando praticamente di tutto: amore, morte, futuro, sesso, solitudine e perfino le piccole cose apparentemente insignificanti che diventano importanti quando si sta conoscendo qualcuno. Non ci sono grandi esplosioni o dichiarazioni d'amore da melodramma. Ci sono semplicemente due persone che parlano e che, nel corso di poche ore, finiscono per innamorarsi.

Ed è proprio questa semplicità ad aver trasformato Prima dell'Alba in un cult. Il film cattura quella particolare idea del romanticismo tipica degli anni '90, ed è uno dei film perfetti da riguardare prima di Amori e Incantesimi 2, perché, dietro la magia, le streghe e le maledizioni, c'è sempre stata una cosa molto più semplice: la convinzione che alcune persone siano destinate a incontrarsi.

Gli anni '90 stanno per tornare?

Questi cinque film sono molto diversi tra loro, ma condividono qualcosa che spiega perfettamente perché Amori e Incantesimi abbia continuato a conquistare nuovi spettatori anche a distanza di oltre 25 anni. Sono film che hanno un'identità fortissima. Parlano di amicizia, crescita, ribellione e desiderio di trovare il proprio posto nel mondo, ma lo fanno attraverso personaggi eccentrici, colonne sonore memorabili, look diventati iconici e un'estetica che oggi è impossibile non associare agli anni '90. Ora Sally e Gillian Owens stanno per tornare. E forse, prima di rivederle alle prese con nuovi incantesimi, è il momento perfetto per tornare anche noi in quella decade in cui bastavano una videocassetta, un po' di musica e un pizzico di magia per trasformare un film in un cult.



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venerdì 11 settembre 2026

Il Leoncino d'Oro 2026 assegnato a Mr. Nelson, Did You Kill People?

Nel corso della penultima giornata dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, si è svolta la cerimonia di premiazione dell'38° Leoncino d'Oro.
Il premio è istituito da AGISCUOLA, promosso da ANEC Associazione Nazionale Esercenti Cinema, ACEC Associazione Cattolica Esercenti Cinema, e Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello, nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Sono intervenuti all’evento il Sottosegretario di Stato alla cultura Lucia Borgonzoni, il Direttore Artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Alberto Barbera, e il Direttore Generale Fondazione La Biennale di Venezia Andrea Del Mercato. Ad accoglierli, il Presidente Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello Silvia Calandrelli, il Direttore Generale di ANEC Simone Gialdini, il Portavoce Unicef Italia Andrea Iacomini.

La cerimonia si è svolta alla presenza del Capo segreteria tecnica del Ministro per lo sport e i giovani e Board member di ac38 per il Governo italiano Mario Pozzi, del Capo Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale Giuseppe Pierro, del Direttore Generale della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura Giorgio Carlo Brugnoni, del Direttore Generale della Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura Antonio Parente, del Capo Segreteria tecnica del Ministro dell’Istruzione e del Merito Mauro Antonelli, del consigliere Ministro dell’Istruzione e del Merito Vincenzo Mannino e del Presidente Unione Editori e Distributori Cinematografici di ANICA Paolo Orlando.

Alla sua 38ª edizione, il Leoncino è diventato nel tempo uno dei premi collaterali più rilevanti e significativi della Mostra del Cinema di Venezia proprio perché ad assegnarlo è una Giuria, coordinata da Giulia Serinelli, composta da giovani studenti e studentesse delle scuole secondarie di II grado, uno per Regione, rappresentanti delle migliaia di giovani partecipanti alle Giurie territoriali del David Giovani sparse in tutta Italia.

I film vincitori del Leoncino d'Oro e del premio UNICEF 2026

Nel corso della cerimonia di premiazione, è stato assegnato il Premio Leoncino d'Oro della 83ª Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia al film Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto con la seguente motivazione:

“Per l’abilità di ritrarre quella spregiudicata violenza che è il fattore comune delle guerre di ogni tempo.
Per la capacità di far immergere lo spettatore nello sviluppo della coscienza del protagonista, processo reso totalizzante dall’alternarsi frenetico delle immagini e dei suoni.

Per la denuncia di un orrore che spazia tra la guerra e il trauma del reduce.
Per la capacità di trasmettere a ogni generazione il rifiuto verso la logica imperialista della guerra di aggressione.
Per queste ragioni, il Leoncino d'Oro della 83esima edizione della Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia va a Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto.”

Inoltre, a seguito dell’accordo con il Comitato Italiano per l'UNICEF, la Giuria ha assegnato anche la Segnalazione Cinema For UNICEF (presente alla Mostra sin dal 1980) al film NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor con la seguente motivazione:

“Per l'uso del metodo dell'intervista per smascherare la disumana brutalità che muove quanti sono dietro al genocidio del popolo palestinese.
Per la singolare scelta registica di mostrare per mezzo delle immagini delle case di Tel Aviv il contrasto tra l'agio e la distruzione.

Per il coraggio di continuare a puntare i riflettori sulla situazione che perdura sotto gli occhi solo apparentemente vigili della comunità internazionale.
Per queste ragioni la segnalazione Cinema for Unicef dell'83° Mostra dell'arte cinematografica di Venezia va a NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor.


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The Legend of Zelda, la doppiatrice della Principessa svela il retroscena: è stata chiamata per il film?

Patricia Summersett ha maturato una forte esperienza nel mondo dei videogame ed è molto legata a The Legend of Zelda, essendo stata la prima voce inglese ufficiale associata al personaggio della Principessa Zelda nel franchise Nintendo. Sappiamo, però, che il live action prossimamente in arrivo ha già scelto l’attrice che interpreterà la versione in carne ed ossa di Zelda (Bo Bragason). Ciononostante Patricia Summersett ha affrontato il suo possibile coinvolgimento nel film assecondando i desideri dei fan.

The Legend of Zelda, la doppiatrice Patricia Summersett spiega se è stata contattata o meno per il live action

Da tempo si vocifera del possibile coinvolgimento di Patricia Summersett nel live action di The Legend of Zelda: più che una voce di corridoio una forte speranza dei fan di vedere coinvolta anche la voce storica della principessa. In una recente intervista con Variety, l’attrice e doppiatrice ha preferito giocare la carta dell’ambiguità senza confermare o smentire il proprio coinvolgimento. Non sarebbe la prima star dei videogame, del resto, ad essere coinvolta poi anche negli adattamenti cinematografici e televisivi.

A Patricia Summersett è stato chiesto se fosse stata contattata per un ruolo nel live action e la sua risposta è stata: “Non saprei rispondere in un modo o nell'altro. Certo, sono un NDA ambulante, una specie di nomade digitale. Voglio dire, apprezzo molto quando lo fanno per i doppiatori e spero che diventi una prassi consolidata in futuro, man mano che tutte le tecnologie si fondono e i videogiochi aspirano a essere più simili al cinema, e il cinema a essere più simile ai videogiochi. È un riconoscimento apprezzabile, ma non saprei esprimermi in un senso o nell'altro”.

In ogni caso l’attrice è stata interpellata anche sul live action e su come verrà adattata Zelda sul grande schermo: “In un certo senso, sarei l'ultima persona a poter esprimere un'opinione su come, a mio parere, il gioco potrebbe essere adattato al meglio, perché non sono né un regista né un esperto come quelli che hanno coinvolto. Per quanto riguarda le diverse versioni di Zelda, non saprei dire, dato che non sono ancora state pubblicate, come potrebbero influenzare la mia percezione generale del gioco. Lascio semplicemente ampio spazio a diverse interpretazioni che persone diverse potrebbero apportare. Allo stesso modo in cui qualcuno può dare un contributo a una nuova serie di Harry Potter o a un film di James Bond, o a qualcosa di simile che presenta un elemento narrativo ciclico con archetipi ricorrenti”. Ha poi concluso: “È difficile realizzare adattamenti cinematografici di videogiochi di successo, ma viviamo in un'epoca in cui questi adattamenti stanno ottenendo risultati straordinari. Vedremo. Molte persone sono davvero entusiaste. Sarò molto, molto curiosa di vedere cosa ne faranno e sono emozionata, insieme a tutti gli altri, per le persone coinvolte, perché si tratta di un progetto enorme e sono molto fortunati a far parte di un franchise così fantastico. Auguro loro il meglio e sono sicura che sarà un successo. Ma le persone avranno sempre opinioni molto forti al riguardo, a prescindere”.



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Su Netflix c’è il film del regista di Your Name con un ragazzo trasformato in sedia (ma dietro c’è una tragedia reale)

Se avete voglia di recuperare un anime capace di mescolare fantasy, avventura, romanticismo e una storia profondamente legata alla memoria del Giappone, su Netflix c'è Suzume, uno dei film più ambiziosi di Makoto Shinkai, il regista di Your Name. Il film è disponibile in streaming in Italia anche su Crunchyroll.

La storia segue Suzume Iwato, una studentessa di 17 anni che vive nel Kyushu. La sua vita cambia quando incontra Souta Munakata, un ragazzo misterioso che sembra avere un compito molto particolare: viaggiare per il Giappone alla ricerca di porte capaci di provocare terribili disastri e richiuderle prima che sia troppo tardi. La situazione diventa però decisamente più assurda quando Souta viene trasformato in una piccola sedia a tre gambe.

Da quel momento, Suzume si ritrova coinvolta in un viaggio attraverso il Paese insieme al ragazzo-sedia, cercando di chiudere tutte le porte rimaste aperte e impedire che altre calamità si abbattano sul Giappone. È una premessa completamente folle ma, dietro l'apparente leggerezza del film, si nasconde una storia molto più dolorosa.

La vera storia dietro le porte di Suzume

Le porte sono molto più di un semplice espediente fantastico. Ognuna conduce verso posti abbandonati, spazi che un tempo erano pieni di vita e che sono stati lasciati indietro. Scuole, abitazioni, parchi e intere comunità diventano così parte di un viaggio che parla soprattutto di persone, ricordi e perdita. È qui che Suzume rivela il suo lato più malinconico. I luoghi non sono semplicemente scenari spettacolari: rappresentano ciò che rimane quando una comunità scompare e quando il tempo sembra essersi fermato.

Suzume impara progressivamente che dimenticare non è l'unico modo per andare avanti e che alcuni ricordi possono continuare a far parte della nostra vita senza impedirci di proseguire. Questa componente non è casuale. Il film è infatti profondamente legato al terremoto e allo tsunami che colpirono il Giappone nel 2011, una tragedia che, nella storia personale di Suzume, assume un significato fondamentale. La protagonista ha perso la madre durante il disastro e il lutto continua a influenzare il suo rapporto con il passato.

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Shinkai trasforma quindi una storia fantastica in un racconto sulla capacità di convivere con una ferita che non può essere semplicemente cancellata.

Perché Suzume ha fatto discutere

È proprio questo aspetto ad aver generato alcune delle discussioni più interessanti intorno al film. Suzume è stato apprezzato per l'animazione, la musica, i personaggi e la capacità di alternare momenti divertenti a sequenze molto emotive, ma affrontare una tragedia reale come quella del 2011 attraverso una storia fantasy comportava inevitabilmente dei rischi. Per alcuni spettatori, la scelta di Shinkai permette di parlare del trauma attraverso una prospettiva accessibile e persino speranzosa.

Per altri, invece, trasformare una tragedia nazionale di questa portata in un'avventura fantastica può risultare problematico, soprattutto quando il dolore collettivo viene filtrato attraverso la storia personale di una sola ragazza. Sotto le porte misteriose, i disastri soprannaturali e perfino una sedia parlante, c'è però una riflessione molto più profonda sulla memoria e sul modo in cui una persona può imparare a convivere con ciò che ha perduto.

Un successo enorme per Makoto Shinkai

Il film è arrivato al cinema nel 2022 e ha confermato la capacità di Shinkai di trasformare storie profondamente giapponesi in fenomeni internazionali. Suzume ha incassato oltre 221 milioni di dollari nel mondo, diventando uno dei maggiori successi della carriera del regista. Ha inoltre consolidato la posizione di Shinkai tra i nomi più importanti dell'animazione giapponese contemporanea, dopo il successo mondiale di Your Name. e Weathering with You.

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Se vale la pena recuperare Suzume su Netflix è proprio perché a prima vista sembra la classica avventura anime piena di colori, creature bizzarre e situazioni impossibili. In realtà, dietro quella superficie spettacolare c'è un film che parla di lutto, terremoti e della necessità di continuare a vivere anche quando alcune ferite non scompaiono mai del tutto.



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