domenica 16 agosto 2026

Full Metal Jacket ha ancora dei segreti: il nuovo documentario ci riporta nel capolavoro di Kubrick

A Modern Art Masterpiece: The Untold Story of Full Metal Jacket, documentario diretto da Stephen Rigg e prodotto anche da Matthew Modine, è stato realizzato raccogliendo oltre trenta nuove interviste alle persone che lavorarono al film, comprese quelle a Vincent D’Onofrio e Arliss Howard. Il materiale più interessante si vocifera essere quello che ci riporterà sul set: migliaia di fotografie dietro le quinte e registrazioni audio inedite di Kubrick durante le prove con gli attori nel 1986.

Un’occasione per scoprire qualcosa in più sulla lavorazione del film, certo, ma anche per tornare su quella che ancora oggi rimane una delle questioni più enigmatiche: perché Full Metal Jacket sembra spezzarsi improvvisamente a metà?

Prima di raccontare la guerra, Kubrick costruisce un soldato

Quando pensiamo a un film sul Vietnam immaginiamo quasi inevitabilmente la giungla, gli scontri e il caos del campo di battaglia. Kubrick sceglie invece di cominciare molto prima, quando la guerra è ancora lontana e i protagonisti sono soltanto ragazzi appena arrivati a Parris Island.

Li vediamo perdere i capelli, poi i loro nomi e progressivamente una parte della loro identità. Sotto le urla del Sergente Hartman imparano a muoversi come un unico corpo, a sopportare il dolore e soprattutto a sviluppare un rapporto quasi religioso con il proprio fucile. È un processo di demolizione e ricostruzione che trova in Palla di Lardo la sua conseguenza più estrema.

Leonard arriva a Parris Island come il più fragile del gruppo e finisce paradossalmente per diventare proprio ciò che Hartman voleva creare: un Marine capace di sparare con precisione e di uccidere senza esitazione. Solo che quella violenza, una volta costruita, non può più essere controllata. Quando nel bagno della caserma Leonard uccide Hartman e poi se stesso, Kubrick ci ha già mostrato dove può portare quel processo prima ancora di portarci davvero in guerra.

Persino il titolo acquista così un significato diverso. Una “full metal jacket” è il rivestimento metallico che avvolge il nucleo più morbido di un proiettile.

Esattamente ciò che accade ai ragazzi di Parris Island: esseri umani vulnerabili che l’addestramento cerca di rivestire con una corazza abbastanza dura da permettere loro di arrivare sul campo di battaglia e premere il grilletto.

Poi arriviamo in Vietnam e tutto cambia. I colori, gli spazi, la musica e persino il ritmo sembrano appartenere a un altro film. Ma quella frattura non separa davvero le due parti: è proprio ciò che le tiene insieme.

A Parris Island abbiamo visto costruire il soldato, a Huế vediamo cosa succede quando quel soldato viene lasciato nel caos della guerra.

Joker diventa centrale. A differenza di Palla di Lardo, cerca continuamente di mantenere una distanza da ciò che lo circonda. È un giornalista, osserva la guerra, la racconta e usa l’ironia quasi come una protezione. Sul suo corpo porta però una contraddizione impossibile da ignorare: la scritta Born to Kill sull’elmetto e il simbolo della pace sulla divisa.

Quando un ufficiale gli chiede spiegazioni, Joker parla della “dualità dell’uomo” di Carl Jung. È esattamente la condizione nella quale Kubrick lo ha intrappolato: da una parte c’è l’uomo che vuole conservare una coscienza e dall’altra il Marine che Parris Island ha preparato a uccidere.

Il finale chiude il cerchio iniziato a Parris Island

Quella contraddizione può sopravvivere finché Joker riesce a essere soprattutto un osservatore. Nel finale, però, si ritrova davanti alla giovane cecchina vietnamita ferita che chiede ai Marines di porre fine alle sue sofferenze ed è lui a premere il grilletto.

È il momento in cui le due metà di Full Metal Jacket si ricongiungono. Palla di Lardo aveva mostrato fin dall’inizio dove poteva condurre la trasformazione imposta dall’addestramento; Joker ha cercato per tutto il film di resisterle attraverso l’ironia e il distacco, ma in Vietnam arriva anche per lui il momento in cui osservare non basta più.

Subito dopo, i Marines marciano attraverso una Huế in fiamme cantando la sigla del Mickey Mouse Club. È una delle immagini più allucinanti costruite da Kubrick: ragazzi diventati soldati e ormai capaci di uccidere che, circondati dalle macerie, tornano per qualche minuto a una canzone della loro infanzia.

Le due metà del film non raccontano, come sembra, due storie diverse, ma due momenti dello stesso processo: la prima costruisce l’arma, la seconda preme il grilletto.

Il nuovo documentario avrà ora il compito di riportarci dietro le quinte di quella costruzione e, attraverso materiale mai prima, mostrarci qualcosa in più del modo in cui Kubrick ha realizzato uno dei film di guerra più inquietanti di sempre.



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The Last House 2 si farà? Wagner Moura parla del finale sconvolgente e dell'ipotesi sequel

Un sequel di The Last House è possibile? Netflix, ad oggi, non ha ancora affrontato l’argomento, ma Wagner Moura che ha guidato la famiglia protagonista avrebbe già un'opinione in merito.

Film horror soprannaturale distribuito di recente sulla piattaforma streaming ampliando il catalogo originale estivo di Netflix, The Last House racconta la storia di una famiglia intrappolata all’interno di una casa, con poche provviste e la minima intenzione di collaborare ma costretti ad affrontare un’entità misteriosa e pericolosa che li ha intrappolati in casa. Al fianco di Moura vi è anche Greta Lee. Ma un sequel è possibile?

The Last House, Wagner Moura ragiona sul colpo di scena finale del film e sul possibile sequel

Wagner Moura ha ragionato sul finale del film, sui numerosi interrogativi non esplorati e sulle possibilità di un sequel. Jason, il padre di famiglia, alla fine è costretto ad affrontare la misteriosa creatura che li ha imprigionati in casa ma, anziché ucciderla, decide di risparmiarla seguendo il consiglio di sua figlia Ruth. Quest’ultima ha tentato di mettere in guardia suo padre dalle conseguenze delle proprie azioni sperando in un suo cambiamento, ma Jason non ha mai preso sul serio le parole di sua figlia, almeno fino a quel momento.

L’istinto di Ruth si è rivelato essere corretto e, durante quello scontro finale, Jason decide di risparmiare l’entità misteriosa che infine li lascia andare. Ai microfoni di Screen Rant, l’attore ha ammesso: “Sua figlia gli dice sempre qualcosa, e lui non l'ascolta. Per tutto il film, lei dice qualcosa, e lui risponde con quella sorta di arroganza che gli adulti hanno verso i propri figli. E io ho pensato: ‘Cavolo, dobbiamo davvero ascoltare tutti, ma soprattutto i nostri figli’. Quello che diceva fin dall'inizio era giusto. Aveva ragione. E la decisione, quindi, credo che la decisione sia stata, prima di tutto, che lui non uccide nessuno. E in secondo luogo, che l'ha ascoltata”.

La scena finale di The Last House suggerisce un finale aperto ed un possibile indizio per il sequel. La famiglia si sposta in barca e lancia un segnale di SOS via radio e riceve una risposta, un semplice “ciao” che conferma la presenza di altri sopravvissuti. Questo colpo di scena suggerirebbe un sequel del film horror, anche perché l’identità è ancora in circolazione. In merito ad un sequel, Wagner Moura non è convinto che si farà, ma ha ammesso di essere fiducioso e disponibile a riprendere quel ruolo qualora si presentasse l’occasione.



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Matt Damon sognava di recitare nel cult più famoso con Keanu Reeves: Tom Holland non l’ha mai visto

Matt Damon ha una lunga lista di grandi film alle spalle, ma ce n'è uno in particolare che avrebbe voluto vivere dall'altra parte della macchina da presa. E non è un titolo qualsiasi: è Matrix, il film del 1999 che ha cambiato per sempre il cinema d'azione e trasformato Keanu Reeves in un'icona. A rivelarlo è stato lo stesso Damon durante una chiacchierata con Tom Holland per GOAT Talk di Complex, quando gli è stato chiesto quale fosse il film più importante in cui avrebbe desiderato recitare.

Matt Damon avrebbe voluto essere in Matrix

La risposta è arrivata senza troppi dubbi: Matrix. Diretto dalle sorelle Wachowski, il film racconta la storia di Neo, un hacker che scopre che la realtà in cui vive è in realtà una gigantesca simulazione. Tra effetti speciali rivoluzionari, combattimenti diventati iconici e il celebre bullet time, il film riuscì a ridefinire il genere fantascientifico e d'azione, diventando uno dei titoli più influenti degli ultimi decenni. Damon, però, non si limita a dire che avrebbe voluto essere nel cast. Ha anche spiegato perché, secondo lui, non avrebbe mai potuto interpretare Neo al posto di Keanu Reeves.

Adoro Matrix. Mi ha sconvolto quando l'ho visto. Ma non avrei potuto esserci: è Keanu, capisci cosa intendo?

Secondo Damon, proprio la presenza di Reeves è una delle ragioni per cui il film funziona così bene. Neo è diventato inseparabile dall'attore che lo interpreta e, a distanza di oltre venticinque anni, è difficile immaginare qualcun altro nei suoi panni.

Poi Tom Holland ha fatto una confessione incredibile

A quel punto è arrivata la confessione che ha spiazzato completamente Damon. Tom Holland non ha mai visto Matrix. La star di Spider-Man lo ha ammesso candidamente, spiegando di non sapere nemmeno perché non avesse mai trovato il momento giusto per guardarlo. La reazione di Damon è stata immediata e decisamente colorita: “Are you fu*king kidding me?”. La cosa divertente, però, è che Damon non sembrava soltanto incredulo. Era quasi geloso di Holland, perché il collega aveva ancora la possibilità di vedere Matrix per la prima volta. L'attore si è chiesto, però, se il film avrebbe avuto lo stesso impatto su qualcuno che lo guarda oggi, considerando quante delle sue idee e delle sue innovazioni sono state riprese e imitate negli anni successivi. Damon ha comunque invitato Holland a recuperarlo, definendolo un film straordinario.

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Matt Damon voleva anche essere in Inception

Durante la stessa conversazione, Matrix non è stato l'unico grande film citato da Damon. L'attore ha infatti ammesso che gli sarebbe piaciuto far parte anche del cast di Inception, altro titolo capace di mescolare spettacolo, fantascienza e una struttura narrativa decisamente ambiziosa. A questo punto il discorso è tornato proprio su Holland, che ha avuto modo di raccontare quale film avrebbe voluto interpretare lui. La sua scelta è caduta su Schegge di paura, il thriller del 1996 con Edward Norton. A conquistarlo è stata soprattutto l'interpretazione di quest'ultimo nei panni di Aaron Stampler, un giovane accusato dell'omicidio di un arcivescovo.

La scelta ha però fatto emergere un'altra curiosa coincidenza: Damon ha fatto un provino proprio per quello stesso ruolo insieme a Ben Affleck. La parte finì a Norton, che con quella performance ottenne una candidatura all'Oscar. E, secondo Damon, quella bocciatura ebbe conseguenze molto importanti sulla sua carriera. Lui e Affleck, allora semi sconosciuti, capirono infatti che difficilmente sarebbe capitato di nuovo un ruolo così importante alla loro portata, e fu uno degli stimoli che li portò a scrivere Will Hunting - Genio ribelle.

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Il resto è storia: il film trasformò Damon e Affleck in due delle più grandi promesse di Hollywood e i due conquistarono il Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Non male, come conseguenza di un provino andato male.



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sabato 15 agosto 2026

Avengers: Doomsday, il nuovo trailer svela i poteri di Dottor Destino e il suo legame con i Fantastici 4

Dottor Destino ha finalmente mostrato parte del suo piano nel nuovo trailer di Avengers: Doomsday. Il villain interpretato da Robert Downey Jr. è "perduto e spezzato" come rivela Sue Storm nello speciale filmato svelato al D 23 Expo dai Marvel Studios. Diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo, il cinecomic riporta RDJ nel MCU dal 2019 dopo Endgame e la morte di Iron Man, questa volta nei panni di Victor Von Doom.

Finora, non era mai stato confermato se i Fantastici 4 conoscessero Dottor Destino e chi era stato prima di diventare il noto antagonista, ma dal trailer si evince che i quattro supereroi e Doom hanno un passato comune. Il nuovo trailer permette anche di dare uno sguardo più approfondito al regno di Latveria e ai poteri di Doom in azione. Gli Avengers saranno in grado di tenergli testa?

Avengers: Doomsday introduce Victor Von Doom: i suoi poteri e il legame con i Fantastici 4 sono al centro del nuovo trailer

Dopo l'annuncio al SDCC 2024, Avengers: Doomsday è diventato uno dei titoli più attesi dai fan del MCU, soprattutto, quando è stato svelato che Robert Downey Jr. avrebbe interpretato Dottor Destino. Il villain è uno dei più potenti dell'universo Marvel e il suo piano non è stato del tutto svelato, anche se gli indizi disseminati in questi mesi fanno pensare che il suo obiettivo sia quello di ricreare un mondo perfetto in cui ritrovare ciò che ha perduto. Questa teoria sembra trovare una conferma nel nuovo trailer che ha debuttato al D23 Expo. Il filmato era stato presentato anche al SDCC 2026, ma è ora disponibile anche per il pubblico di tutto il mondo.

Il trailer svela che i Fantastici 4 e Victor Von Doom si conoscevano da tempo, ben prima che diventassero i primi i protettori della Terra, il secondo una delle più grandi minacce che l'universo conosca. Sue Storm (Vanessa Kirby) nel video svela agli eroi raccolti intorno a lei che "Victor è sempre stato diverso, il più intelligente di tutti". L'uomo descritto dalla donna invisibile era gentile e premuroso, ma a un certo punto ha perso tutto ciò che amava e si è perduto. Anzi, aggiunge Sue, si è spezzato. Altre immagini mostrano la sala del trono di Doom a Latveria e una scena lo vede accanto all'arazzo che raffigurerebbe la madre, Cynthia Von Doom (qui vi abbiamo raccontato del piano di Doom legato a lei).

Nel filmato vediamo per la prima volta in azione i poteri di Doom. Neppure l'attaco di Thor (Chris Hemsworth) con Stormbreaker e la promessa che "implorerà l'inferno prima che glielo conceda" sembrano scalfire il villain. Perché l'inferno risponde a lui, replica la voce cavernosa di Destino, scatenando le Sentinelle contro gli Avengers.

Avengers: Doomsday getta le basi per quella che sembra essere una battaglia epica tra un Dottor Destino preda del suo dolore, ma non per questo meno pericoloso, e i più potenti eroi del Multiverso. L'immenso cast del film comprende anche Joseph Quinn, Ebon Moss-Bachrach, Lewis Pullman, Florence Pugh, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Wyatt Russell, David Harbour, Letitia Wright, Winston Duke, Channing Tatum, Paul Rudd, Kathryn Newton, Simu Liu, Tom Hiddleston, Chris Evans e il ritorno degli X-Men originali Patrick Stewart, Ian McKellen, Alan Cumming, Rebecca Romijn e James Marsden.



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La fine di Oak Street riporta i dinosauri al cinema: 5 film da vedere che non sono Jurassic Park

Da più di trent'anni, quando si parla di dinosauri al cinema, il metro di paragone è inevitabile: Jurassic Park. Il film diretto da Steven Spielberg nel 1993 non si è limitato a trasformare il romanzo di Michael Crichton in uno dei più grandi blockbuster della storia, ma ha stabilito un nuovo standard per il modo in cui le creature preistoriche potevano essere portate sul grande schermo, combinando animatronics e pionieristici effetti digitali. Ancora oggi, i film sui dinosauri vengono giudicati proprio in rapporto a quel risultato.

Ora, però, il cinema torna a giocare con le creature preistoriche in modo decisamente diverso. La fine di Oak Street, il nuovo film di David Robert Mitchell con Anne Hathaway ed Ewan McGregor, catapulta un'intera strada di periferia in un luogo misterioso popolato da dinosauri, trasformando una tranquilla famiglia americana in una squadra di sopravvissuti.

È un'occasione perfetta per riscoprire alcuni dei film che, nel corso dei decenni, hanno dimostrato che non serve necessariamente un parco pieno di velociraptor per raccontare una grande storia preistorica. Alcuni puntano tutto sullo spettacolo, altri sull'avventura, altri ancora sull'emozione. E alcuni sono diventati dei piccoli cult proprio perché hanno avuto il coraggio di fare qualcosa di completamente diverso.

65 - Fuga dalla Terra (2023)

Se l'idea di La fine di Oak Street vi incuriosisce, perché mette persone comuni di fronte a un mondo dominato dai dinosauri, 65 - Fuga dalla Terra è probabilmente il titolo più vicino tra quelli da recuperare. Diretto da Scott Beck e Bryan Woods, il film porta Adam Driver in un futuro remoto per poi scaraventarlo, letteralmente, sulla Terra di 65 milioni di anni fa. Il pilota Mills sopravvive a un incidente spaziale e si ritrova in un pianeta che sembra sconosciuto, prima di capire di essere precipitato sulla Terra del Cretaceo. Insieme alla giovane Koa, interpretata da Ariana Greenblatt, deve attraversare un ambiente ostile popolato da predatori.

Una curiosità interessante è che Adam Driver è un ex Marine, e questo è il primo film in cui fa uso della sua esperienza e dell'addestramento militare. I dinosauri di 65 hanno un aspetto più aggressivo e quasi horror rispetto a quelli della saga Jurassic Park, mentre il film punta molto sull'azione e sulla sensazione di essere costantemente braccati. Non è una storia particolarmente complessa, ma funziona proprio grazie alla sua semplicità.

Il viaggio di Arlo (2015)

Pixar ha affrontato il genere da una prospettiva completamente diversa con Il Viaggio di Arlo, immaginando cosa sarebbe successo se l'asteroide responsabile dell'estinzione dei dinosauri avesse mancato la Terra. In questo universo alternativo, i dinosauri hanno continuato a evolversi fino a costruire una società agricola. Al centro della storia c'è Arlo, un giovane Apatosauro insicuro che, dopo essersi separato dalla famiglia, si ritrova a viaggiare attraverso una natura selvaggia insieme a Spot, un cucciolo d'uomo, per citare Il Libro della Giungla.

Il film è particolarmente interessante per il contrasto tra i personaggi stilizzati e gli ambienti quasi fotorealistici in cui Arlo deve imparare a cavarsela. Ma dietro l'avventura c'è soprattutto una storia sulla perdita, sulla paura e sulla capacità di andare avanti. È uno dei film Pixar più malinconici e, proprio per questo, anche uno dei più sinceri.

Un milione di anni fa (1966)

Prima della rivoluzione digitale di Jurassic Park, i dinosauri cinematografici erano soprattutto il risultato dell'immaginazione e della straordinaria tecnica di Ray Harryhausen. Un milione di anni fa è uno degli esempi più celebri del suo lavoro. Il film segue Tumak, un uomo delle caverne che viene esiliato dalla propria tribù e finisce in una comunità costiera più evoluta, dove incontra Loana, interpretata da Raquel Welch. La storia, naturalmente, non ha alcuna pretesa di accuratezza scientifica: uomini preistorici e dinosauri convivono nonostante siano separati da milioni di anni.

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Ma è proprio questo il bello. Il film punta tutto sulla fantasia e sulle creature animate in stop-motion da Harryhausen, capaci ancora oggi di trasmettere una fisicità sorprendente. Il risultato è un pezzo fondamentale della storia del cinema fantastico e uno dei titoli che hanno contribuito a costruire l'immaginario dei dinosauri sul grande schermo molto prima di Spielberg.

Alla ricerca della Valle Incantata (1988)

Non tutti i grandi film sui dinosauri hanno bisogno di trasformare i loro protagonisti in macchine da combattimento. Alla ricerca della Valle Incantata, diretto da Don Bluth e prodotto da Steven Spielberg, sceglie invece la strada dell'avventura e dell'emozione. Il protagonista è Piedino, un giovane Apatosauro che, dopo il sacrificio della sua mamma per salvarlo, si mette in viaggio verso la leggendaria Valle Incantata. Al suo fianco ci sono altri piccoli dinosauri, Ducky, Tricky e Petrie: insieme devono attraversare un mondo nel quale la sopravvivenza non è affatto garantita.

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È un film per bambini solo in apparenza. Dietro l'avventura ci sono la perdita, la paura e l'estinzione, raccontate con una durezza che ancora oggi sorprende. L'animazione di Bluth, fatta di ombre profonde e atmosfere spesso malinconiche, rende ogni incontro con un predatore davvero minaccioso. È uno di quei film che molti di noi hanno visto da bambini e che ricordiamo con emozione anche da adulti.

La vendetta di Gwangi (1969)

E se i dinosauri incontrassero il vecchio West? La Vendetta di Gwangi risponde alla domanda con una delle combinazioni più folli e riuscite della storia del cinema. Il film segue un gruppo di cowboy che scopre una valle nascosta nel Messico dove il tempo sembra essersi fermato. Al suo interno vivono creature preistoriche, tra cui Gwangi, un gigantesco Allosauro. Naturalmente, i protagonisti non pensano di stare alla larga da una creatura del genere: decidono invece di catturarla e trasformarla in un'attrazione.

Il risultato è un western con dinosauri, realizzato ancora una volta attraverso la magia della stop-motion di Ray Harryhausen. Tra le sequenze più memorabili c'è proprio quella in cui i cowboy tentano di catturare Gwangi con i lazo come se fosse un cavallo selvaggio. Il finale, ambientato all'interno di una cattedrale in fiamme, è puro spettacolo e dimostra quanto il cinema dei dinosauri potesse essere inventivo molto prima dell'arrivo degli effetti digitali.

Il cinema ci ha insegnato che i dinosauri possono essere minacce, compagni d'avventura o persino il cuore di storie che parlano di perdita, crescita e sopravvivenza. Jurassic Park ha fissato uno standard impossibile da superare, ma il genere ha continuato a reinventarsi trovando ogni volta una prospettiva diversa. Ora La fine di Oak Street prova a fare lo stesso, portando le creature preistoriche dentro una tranquilla periferia americana. Perché, a quanto pare, dopo milioni di anni, i dinosauri hanno ancora parecchie storie da raccontare.



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venerdì 14 agosto 2026

Gli X-Men sono arrivati: i Marvel Studios svelano cast e data d'uscita al D23 Expo (VIDEO)

Il mondo dei mutanti Marvel ha preso finalmente vita: al D23 Expo, che si terrà fino a domani domenica 16 agosto 2026, i Marvel Studios hanno rivelato il cast del reboot che porterà gli X-Men nel Marvel Cinematic Universe. Per vederli sul grande schermo non dovremo attendere molto: il film sarà tra i primi della Fase 7 e arriverà in sala nel 2028.

Annunciato al SDCC 2024, il reboot sugli X-Men vedrà alla regia Jake Schreier, già dietro Thunderbolts*, mentre la sceneggiatura è affidata a Joanna Calo e Lee Sung Jin. Tra gradite sorprese e rumors che hanno finalmente trovato conferma, conosciamo i nuovi Professor X, Tempesta, Rogue e Sinistro.

Diamo il benvenuto nel MCU a Christopher Abbott, Adam Driver, Inde Navarrette e Maya Boyd: sono i nuovi X-Men

Segnatevi questa data, 5 maggio 2028, perché sarà il giorno in cui i fan dell'universo Marvel vedranno in azione i nuovi X-Men. In occasione del D23 Expo ad Anaheim, Kevin Feige ha chiamato sul palco il cast del reboot e svelato la data d'uscita ufficiale. Oltre a Sadie Sink, che ha debuttato come Jean Grey in Spider-Man: Brand New Day, è arrivata la conferma di Kit Connor come Ciclope e Samara Weaving nel ruolo di Emma Frost.

I nuovi ingressi comprendono inoltre: Christopher Abbott come Professor X, Adam Driver (che non era presente, ma ha inviato un video messaggio ai fan) nel ruolo di Sinistro, Maya Boyd è la nuova Tempesta e Inde Navarrette interpreterà Rogue. A eccezione di Mr. Sinister, al suo debutto cinematografico, gli altri personaggi hanno una lunga storia alle spalle. Per i suoi mutanti, questa volta i Marvel Studios hanno attinto a piene mani dal genere horror: oltre alla Scream Queen Samara Weaving, infatti, Christopher Abbott è stato il protagonista di Wolf Man, mentre Inde Navarrette una delle star del successo di Obsession e da mesi si vociferava che sarebbe entrata nel MCU. Maya Boyd proviene dal mondo di Broadway ed è stata Giulietta nel musical & Juliet.

Adam Driver non ha bisogno di presentazioni e, dopo aver interpretato Kylo Ren nella trilogia sequel di Star Wars, si è unito al franchise Marvel. Il suo nome è stato uno dei più richiesti dai fan nel corso degli anni e lo stesso Kevin Feige aveva recentemente scherzato, dichiarando: "Non è un segreto che ci piacerebbe lavorare con lui, ma la tradizione è: fai una chiamata Zoom con lui, e alla fine lui passa. Ormai è una lunga tradizione. Non potrebbe essere più cordiale, solitamente è molto franco nell'esprimere quello che pensa".

Prima di Abbott, Charles Xavier è stato interpretato da Patrick Stewart (che ha ripreso il ruolo in Avengers: Doomsday) e James McAvoy, Anna Paquin è stata Rogue nella trilogia degli anni 2000 e Halle Berry e Alexandra Shipp hanno interpretato Ororo Munroe/Tempesta rispettivamente nella trilogia di 20th Century Fox e in X-Men: Apocalisse.



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Matthew McConaughey: l'incontro con il Papa non è andato come immaginava

Matthew McConaughey ha incontrato Papa Leone XIV, ma finora non sapevamo come fosse andato il colloquio tra l'attore e il primo papa americano della storia. Jimmy Fallon, ospitando nel suo talk show McConaughey per il suo ultimo film The Rivals of Amziah King, gliel'ha domandato. Puoi essere una grande star, ma un incontro simile lascia il segno, e Matthew l'ha paragonato ad altri momenti molto delicati di una carriera...
[Foto del Papa a cura di Edgar Beltrán, The Pillar, da Wikimedia Commons] Leggi anche Michael Caine e Matthew McConaughey cedono la loro voce all'AI: "Celebrare l'umanità, non rimpiazzarla"

Matthew McConaughey si era preparato un discorso prima di incontrare Prevost

Matthew McConaughey è in un tour promozionale per presentare The Rivals of Amziah King di Andrew Patterson (dov'è un apicoltore anticonformista che si prende cura della sua figlia adottiva), in uscita negli USA in questi giorni. Ospite di Jimmy Fallon, ha discusso però anche del suo incontro con Papa Leone XIV: "Parliamo di un uomo che deve rappresentare la bussola morale del mondo. Papi diversi nel passato hanno esercitato un potere più politico, ma incontrare lui... avevo delle cose di cui volevo parlargli, però è come quando ti prepari il discorso per gli Oscar, non sai se vincerai, nel caso lo tiri fuori, ma è un po' arrogante. Beh, io mi ero preparato un discorso. Mi presento al Papa con delle cose da dire, ma alla fine siamo andati a braccio. E lui ha fatto ridere me! Ed è un tratto comune a molte delle persone più spirituali che ho incontrato nel mondo: hanno tutte un grande senso dell'umorismo. Per citare il mio amico Richard Linklater [celebre regista indie, ndr], se scegliessimo l'umorismo come emozione di deafult, tutti andremmo molto più d'accordo." McConaughey ha incontrato il Papa in Vaticano, accompagnato da sua moglie, la modella e designer Camila Alves, sposata nel 2012.
Qui in basso il trailer di The Lost Bus di Paul Greengrass, l'ultimo film con McConaughey che abbiamo potuto vedere anche in Italia nel 2025, su Apple TV+.



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