sabato 30 maggio 2026

Ecco perché The Mandalorian and Grogu non ha il classico testo iniziale scorrevole

Una delle tradizioni di Star Wars riguarda la sequenza iniziale: ogni film, dal debutto di Guerre Stellari nel 1977, ha abituato il pubblico ad una sequenza scorrevole che inizia con la classica frase: “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”. Tuttavia The Mandalorian and Grogu ha preferito farne a meno, ma perché?

Nella sequenza d'apertura di The Mandalorian and Grogu appare un testo iniziale scritto con un carattere simile a quello di Solo: A Star Wars Story del 2018; anche in questo caso, infatti, Lucasfilm ha preferito omettere il classico testo scorrevole. E il motivo potrebbe essere strettamente collegato alla saga principale di Skywalker: a fare chiarezza ci hanno pensato Jon Favreau e Dave Filoni.

Perché The Mandalorian and Grogu non ha incluso la sequenza iniziale con testo scorrevole tipica di Star Wars?

I film di Star Wars hanno offerto al pubblico una sequenza iniziale con testo scorrevole, una tradizione che non ritroviamo in The Mandalorian and Grogu e per un motivo che in realtà è stato svelato tempo addietro dall’ex presidente di Lucasfilm Kathleen Kennedy. Come dimostrato da Rogue One: A Star Wars Story e da Solo: A Star Wars Story, anche The Mandalorian and Grogu non fa parte della saga di Skywalker, motivo per cui ha omesso la sequenza d’apertura scorrevole.

Come riferito da ComicBook, all’uscita di Rogue One: A Star Wars Story, la Kennedy aveva suggerito che il testo scorrevole servisse a differenziare la saga di Skywalker dagli altri film, come poi confermato da Solo nel 2018 e oggi da The Mandalorian and Grogu. È anche vero che, nel 2023, all’ex presidente di Lucasfilm era stato posto lo stesso interrogativo per quanto riguarda le Serie TV di Disney+ e la sua risposta è stata: “Le sequenze di apertura sono per i film”, annunciando a EW che sarebbero presto tornate.

A distanza di anni da allora, Jon Favreau e il co-sceneggiatore nonché presidente di Lucasfilm Dave Filoni hanno spiegato sempre a EW perché quella sequenza non è stata inserita nel film: “Abbiamo visto il testo scorrevole solo nei film della saga di Skywalker. Solo non aveva il testo scorrevole. Rogue One non aveva il testo scorrevole”, ha rivelato Favreau. Filoni poi ha chiamato in causa anche gli altri progetti come spin-off e serie tv su Disney+ che includono “una breve descrizione che spiega alcuni elementi del contesto”. Ha quindi concluso che il “classico testo scorrevole di Star Wars è qualcosa che cerchiamo di riservare solo ai film di tipo saga”. Favreau, dal suo canto, ha precisato che è importante distinguere la saga principale dagli altri prodotti di Star Wars: “È un'apertura così iconica. Ecco perché non usiamo il testo scorrevole per ogni cosa in Star Wars. Ormai c'è così tanto Star Wars, come ha spiegato Dave, lo riserviamo per la saga principale”.

Pur non avendo inserito lo storico scorrimento verticale che differenzia i film di Star Wars, The Mandalorian and Grogu ha ugualmente offerto al pubblico una sequenza d’apertura con testo scritto per evidenziare l’ambientazione politica e temporale della storia, con la galassia divisa tra la Nuova Repubblica e quello che resta dell’Impero e il protagonista, Din Djarin, che insieme a Grogu si muove nell’Orlo Esterno per riacciuffare i signori della guerra.



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Atomica bionda 2, Charlize Theron fa il punto sullo stato del sequel

Charlize Theron ha guidato diverse storie verso il successo in quel di Hollywood, interpretando personaggi dalle varie sfaccettature, ma non tutti hanno ottenuto il via libera per un sequel: è il caso di Atomica Bionda, distribuito in sala nel 2017 e diretto da David Leitch, il cui secondo capitolo non è mai stato realizzato. A fare chiarezza su cosa aspettarsi dal futuro è stata di recente proprio Charlize Theron.

Atomica Bionda 2 si farà? Charlize Theron rompe il silenzio a distanza di quasi dieci anni dal lancio al cinema

Tratto dalla graphic novel The Coldest City del 2012 di Antony Johnston con le illustrazioni di Sam Hart, Atomica Bionda segue le vicende di Lorraine Broughton, spia di alto livello dell’MI6 interpretata da Charlize Theron ed inviata a Berlino nell’ultima fase della Guerra Fredda per recuperare informazioni riservate. Da allora sono trascorsi quasi dieci anni e il sequel non ha più preso forma. Ma succederà mai? Ecco quello che ha raccontato di recente la protagonista.

Ai microfoni di Elle, Charlize Theron ha spiegato che difficilmente un sequel di Atomica Bionda prenderà forma. Sono trascorsi troppi anni dal suo debutto e l’attrice ha precisato: “Penso che forse abbiamo superato quel momento”. Realizzato con un budget di 30 milioni di dollari, Atomica Bionda ha incassato oltre 100 milioni di dollari in tutto il mondo, motivo per cui lato budget ha ampiamente soddisfatto i requisiti per un eventuale sequel. Dopo il debutto al cinema, la popolarità del film è aumentata anche grazie allo streaming e il pubblico ha atteso paziente di scoprire cosa ne sarebbe stato del film e di Charlize Theron, soprattutto dopo il finale aperto.

Nei momenti terminali del film, Lorraine è diretta verso una nuova missione a Parigi, suggerendo quindi l’inizio di un nuovo capitolo per il personaggio. E proprio quel finale aperto ha alimentato la speranza dei fan per anni. L’attrice, dal suo canto, negli ultimi anni ha alimentato il genere d’azione recitando in film come Mad Max: Fury Road interpretando l’Imperatrice, è apparsa nel franchise di Fast & Furious e ha recitato in The Old Guard e nel rispettivo sequel su Netflix. Tra non molto la ritroveremo al cinema con Odissea di Christopher Nolan, mentre di recente ha recitato nel survival movie Apex

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Obsession vi ha sconvolto? Ecco 5 horror psicologici perfetti per voi (uno avrà presto un remake)

Per lasciare il segno e diventare un blockbuster, Obsession non ha avuto bisogno di un budget enorme, di effetti speciali complicati né di mille strizzate d'occhio alla cultura pop. Questo film horror indipendente ha riscosso un enorme successo e, a fronte di un budget di 1 milione di dollari, ha incassato 79,7 milioni di dollari. La trama segue Bear (Michael Johnston), da sempre innamorato di Nikki (Inde Navarrette), che trova un inquietante oggetto capace di esaudire un desiderio.

Il ragazzo chiede di conquistare il cuore dell'amica ma, da quel momento, attrazione e curiosità si trasformano in qualcosa di molto più oscuro, fatto di controllo, dipendenza emotiva e confini sempre più fragili. L'horror diretto da Curry Barker è già un piccolo cult... ma cosa vedere dopo? Se vi hanno colpito i temi del film e la sua atmosfera disturbante, ecco altri 5 titoli che esplorano ossessioni, relazioni tossiche e desideri che sfuggono di mano. E che potrebbero lasciarvi addosso sensazioni molto simili a Obsession.

Possession (1981)

Considerato uno dei più grandi horror psicologici di sempre, Possession inizia come la storia di una coppia berlinese alle prese con un matrimonio ormai al collasso. Ma ben presto il film abbandona qualsiasi schema tradizionale e si trasforma in un’esperienza fatta di paranoia, comportamenti irrazionali e puro terrore emotivo. La somiglianza con Obsession sta nel raccontare relazioni incapaci di finire davvero. In Possession, la separazione non libera i protagonisti ma amplifica la loro dipendenza reciproca fino all’autodistruzione. Nell'horror di Barker accade qualcosa di simile, anche se in modo più contenuto: l’attaccamento emotivo diventa bisogno, e l’altra persona smette di essere un individuo per trasformarsi in un’estensione delle proprie fragilità.

C'è anche un motivo in più per recuperarlo adesso: è infatti in sviluppo un remake affidato a Parker Finn, il regista dei due Smile, che negli ultimi anni si è imposto come uno dei nomi più interessanti dell'horror contemporaneo. Secondo le ultime indiscrezioni, i protagonisti saranno Margaret Qualley e Callum Turner, chiamati a raccogliere l'eredità delle iconiche interpretazioni di Isabelle Adjani e Sam Neill.

Leggi anche Passione e paura: 5 horror che in realtà parlano d'amore (uno è un cult gotico anni ’90)

Santa Maud (2019)

E se Dio avesse una stalker? È una domanda provocatoria, ma in fondo è proprio ciò che rende Santa Maud uno degli horror psicologici più affascinanti degli ultimi anni. Il film segue Maud (Morfydd Clark), una giovane infermiera convertitasi al cattolicesimo dopo un evento traumatico che ha sconvolto la sua vita. Quando inizia a prendersi cura di Amanda (Jennifer Ehle), malata terminale di cancro, si convince che la sua missione sia salvarne non solo il corpo, ma anche l'anima. Quella che all'inizio sembra una sincera preoccupazione, si trasforma gradualmente in un'ossessione sempre più inquietante, con Maud che finisce per controllare ogni aspetto della vita di Amanda. Il legame con Obsession è evidente: in entrambi i film l'amore e la devozione si trasformano in qualcosa di tossico, dove il desiderio di aiutare qualcuno diventa un bisogno di possederlo. Santa Maud culmina in un finale tra i più scioccanti degli ultimi anni, ed è una visione imperdibile per chi ha apprezzato le atmosfere del film di Curry Barker.

Attrazione fatale (1987)

Se si parla di ossessione al cinema, Attrazione fatale è uno dei titoli imprescindibili. Non è un horror in senso stretto, ma resta uno dei thriller più influenti di sempre. La storia segue Dan Gallagher (Michael Douglas), un uomo sposato che ha un'avventura extraconiugale con l'affascinante avvocatessa Alex Forrest (Glenn Close), convinto che tutto finirà lì. La donna, però, non è affatto dello stesso avviso e quella che sembrava una scappatella senza conseguenze si trasformerà rapidamente in una spirale di stalking, tensione e paura. Il film condivide con Obsession l'idea che le emozioni possano sfuggire completamente al controllo. Entrambi mostrano cosa accade quando una persona rifiuta di accettare che una relazione sia finita. Non a caso, Attrazione fatale è diventato il modello per decine di storie successive sull’ossessione sentimentale.

Audition (1999)

Audition, capolavoro horror di Takashi Miike, è un autentico cult giapponese e uno dei film più apprezzati dagli appassionati del genere. La trama segue un vedovo (Ryo Ishibashi) che organizza una falsa audizione per un film con l'intento di trovare una nuova compagna. Tra le candidate, una donna riservata e apparentemente perfetta di nome Asami Yamazaki (Eihi Shiina) cattura subito la sua attenzione. Quello che sembra l’inizio di una delicata storia romantica, però, si trasforma lentamente in un incubo. È probabilmente il film che più ricorda Obsession per costruzione narrativa. In entrambi i casi, la relazione nasce da aspettative e proiezioni personali, non da una reale conoscenza dell’altro. E quando questa fantasia inizia a sgretolarsi, l’instabilità emerge in tutta la sua prepotenza. Chi ha amato Obsession, ritroverà in Audition l'atmosfera opprimente, la tensione psicologica e la capacità di trasformare un sentimento in qualcosa di profondamente disturbante.

Leggi anche Dal Giappone alla Corea: 5 horror asiatici disturbanti, da vedere almeno una volta nella vita

Misery non deve morire (1990)

Tra i migliori adattamenti tratti da Stephen King, Misery non deve morire è indubbiamente il più efficace, quando si parla di ossessione. La storia è nota: uno scrittore (James Caan) sopravvive a un incidente d’auto e viene soccorso da quella che sembra una fan premurosa (Kathy Bates). Ben presto, però, scopre che la donna non ha alcuna intenzione di lasciarlo andare, soprattutto dopo aver scoperto il destino del suo personaggio preferito. Se in Obsession l’amore viene trattato come una forma di possesso emotivo, Misery porta questo concetto alle estreme conseguenze. Qui il controllo diventa fisico, concreto, terrificante. Ma il principio è lo stesso: l’altra persona non viene più vista come un essere umano con desideri e libertà proprie, bensì come qualcosa che esiste per soddisfare un bisogno personale.



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venerdì 29 maggio 2026

Spider-Man: Brand New Day è vecchio stile, garantisce un appassionato che conta

Dovremo attendere ancora il 29 luglio per l'ultra-attesa uscita italiana di Spider-Man: Brand New Day con Tom Holland, quello Spider-Man 4 che sembra non risentire di alcuna stanchezza del genere cinecomic. Intervistato da Empire, il presidente dei Marvel Studios, Kevin Feige, si richiama alla sua passione di fumettista, garantendo che il film di Destin Daniel Cretton avrà un'anima all'antica molto evidente, per cui i fan di vecchia data della Marvel dovrebbero sentirsi a casa. Leggiamo esattamente cos'ha dichiarato.

Kevin Feige su Spider-Man: Brand New Day: "Classico Spider-Man, dedica tutta la sua esistenza al lavoro"

Con MJ e Ned che non lo riconoscono più, senza zia May, il Peter Parker di Tom Holland in Spider-Man: Brand New Day non ha altro da fare che dedicarsi anima e corpo al suo lavoro di disponibile vigilante. "È il primo film di Spider-Man che abbiamo fatto nel Marvel Cinematic Universe a concentrarsi sui classici elementi del personaggio: è molto 'spideroso' vivere in una sorta di piccolo, triste appartamento, ascoltando le frequenze della polizia, per uscire e usare il suo grande potere con responsabilità" - ci spiega Feige - "Sta dedicando l'intera vita al suo lavoro. È il tema centrale del film e trovo facile immedesimarsi. Credo che la maggior parte di noi, a un certo punto della nostra vita, affronti la perdita. Almeno per me, e credo per molti, il risultato può essere: 'Al diavolo tutto, lavorerò e basta, non farò altro che lavorare'. Ovviamente non fa bene alla salute". Anche per questa ragione, la storica produttrice Sony, Amy Pascal, trova questo Spider-Man 4 "grande nelle emozioni, più che nelle esplosioni", giudicandolo un film "più interiore".
Spider-Man: Brand New Day, diretto dal Destin Daniel Cretton di Shang-Chi, è interpretato da Holland con Zendaya, Mark Ruffalo, Jon Bernthal e Jacob Batalon. La sceneggiatura è ancora una volta a cura di Chris McKenna ed Erik Sommers. Leggi anche Spider-Man, il ritorno di Doctor Octopus dopo No Way Home è possibile? Parla Alfred Molina



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giovedì 28 maggio 2026

Matilda Firth in Avengers: Doomsday? La teoria sul suo ruolo nel MCU si collega a Dottor Destino

Avengers: Doomsday riporterà i Vendicatori sul grande schermo a dicembre 2026 ed introdurrà ufficialmente un avvincente antagonista che avrà le fattezze del ben noto Roberto Downey Jr. E, secondo nuove voci di corridoio, il cast avrebbe recentemente fatto spazio ad un nuovo nome che potrebbe occupare un ruolo interessante ai fini della trama.

Tra i titoli più attesi dell’anno, Avengers: Doomsday ha riportato nel MCU anche i fratelli Russo che, dopo il successo di Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame, hanno deciso di guidare anche i prossimi due capitoli corali con protagonista Dottor Destino, il nuovo villain interpretato da Robert Downey Jr. Ed è proprio a quest’ultimo che sarebbe collegata la recente voce di corridoio sull’ingresso nel cast di Matilda Firth.

Avengers: Doomsday, nel cast arriva la figlia di Dottor Destino? L’indiscrezione

Secondo quanto riferito da ComicBookMovie, il nome di Matilda Firth è stato associato alla produzione di Avengers: Doomsday. Ma chi potrebbe interpretare in questo caso? L’attrice, giovanissima, è nota soprattutto per aver recitato in Wolf Man, Come per disincanto e Tinsel Town, così come in TV ha recitato in Nove perfetti sconosciuti, Time e Coma. Trattandosi di un’indiscrezione, non è chiaro chi potrebbe interpretare in Avengers: Doomsday, ma le teorie sono emerse rapidamente sul web e i fan credono che l’attrice interpreterà la figlia di Victor von Doom.

Secondo voci di corridoio, lo spietato villain potrebbe perdere sua figlia e danneggiare il suo volto durante un’esplosione causata dai suoi tentativi di “salvare” il Multiverso. Come riporta ComicBookMovie, il progetto era stato associato al nome dell’attrice attraverso il sito web che la rappresenta, ma è stato poi rimosso. In quel frangente, il suo ruolo era stato semplicemente etichettato come “bambina” e, data l’età, è possibile l’idea che interpreti la figlia di Dottor Destino. E proprio la morte della sua bambina potrebbe spingere Destino a compiere le sue crudeli gesta per il Multiverso.

Il cast di Avengers: Doomsday ad oggi può contare su numerose star già note nel MCU come Chris Evans, Chris Hemsworth, Anthony Mackie, Winston Duke, Tom Hiddleston, Sebastian Stan, Letitia Wright, Paul Rudd, Wyatt Russell, Simu Liu, Tenoch Huerta Mejia, Mabel Cadena, Florence Pugh, Danny Ramirez, David Harbour, Hannah John-Kamen, Lewis Pullman, India Rose Hemsworth e Wesley Holloway. Da I Fantastici 4 arrivano anche Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Ebon Moss-Bachrach e Joseph Quinn, mentre dagli X-Men Kelsey Grammer, Patrick Stewart, Ian McKellen, Alan Cumming, Rebecca Romijn, James Marsden e Channing Tatum.



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mercoledì 27 maggio 2026

Tutti i film in streaming interpretati da Renate Reinsve, protagonista di Backrooms

Questa settimana arriva nelle sale italiane l'horror Backrooms, che vede protagonisti Chiwetel Ejiofor e quella Renate Reinsve che è senza dubbio una delle attrici più talentuose e “cool” dell’odierno panorama cinematografico internazionale. Ed è proprio all'interprete norvège che vogliamo dedicare i nostri film in streaming odierni, stavolta soltanto quattro, ovvero tutti quelli disponibili della sua filmografia fino a oggi. Buona lettura.

Tutti i film in streaming interpretati da Renate Reinsve, adesso nelle sale italiane con Backrooms

  • La persona peggiore del mondo
  • Another End 
  • A Different Man
  • Sentimental Value

La persona peggiore del mondo (2021)

Grazie alla collaborazione con il “mentore” Joaquim Trier, la Reinsve regala immediatamente una performance da ricordare. La sua Julie è infatti una donna impulsiva, appassionata, ambigua, divertentissima. L’attrice sprigiona un fascino acqua e sapone che perfettamente si adegua alle prove dei vari coprotagonisti maschili. La persona peggiore del mondo si impone all’attenzione internazionale ottenendo le candidature agli Oscar per la sceneggiatura originale e per il miglior film internazionale. Per Renate invece arriva il trionfo a Cannes, dove vince la Palma d’Oro come miglior attrice. Premio meritato per una prova variopinta ed enormemente suggestiva. Disponibile su: Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Another End (2024)

Il dramma romantico basato su una impalcatura narrativa di science-fiction offre alla Reinsve la possibilità di recitare con altri attori internazionali come Gael Garcia Bernal, Berenice Bejo, Olivia Williams. Piero Messina dirige Another End conoscendo bene le regole dei due generi che vuole mescolare. Lo fa con astuzia e senso del tono, creando almeno un paio di momenti molto convincenti. Non tutto funziona, la narrazione si fa spesso ondivaga, ma il finale è commovente e le interpretazioni si confermano importanti. Un film pieno di suggestioni, di amore per il cinema, di attori che sanno quello che stanno facendo. Disponibile su: Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

A Different Man (2024)

Aaron Schimberg mette in scena una commedia nera, a tratti surreale, sulla dualità di due personaggi che si interscambiano aspetto, deformazione fisica e psicologica, stato emotivo. Sebastian Stan e Adam Pearson sono i due clamorosi protagonisti A Different Man, a cui la Reinsve partecipa come variante emotiva di indubbia efficacia. Una produzione stralunata, piena di inventiva, spesso feroce quando anche poetica. Un film davvero unico, che si fa apprezzare anche nei suoi difetti, tutti dettati dalla volontà di creare qualcosa di nuovo e interessante. E le performance del trio di interpreti sono magnifiche. Opera da vedere perché stracolma di spunti ipnotici. Con Stan la Reinsve ha recitato poi in Fjord, freschissima Palma d’Oro a Cannes. Disponibile su: CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Sentimental Value (2025)

Chiudiamo con il dramma familiare diretto ancora una volta da Joaquim Trier che regala alla Reinsve la candidatura all'Oscar come miglior attrice. Sentimental Value di candidature ne riceve moltissime, tutte meritate, e porta a casa la statuetta per il film internazionale. Dramma bergmaniano sulle digressioni emotive tra consanguinei, che parla anche di cinema come terapia dalla vita. Accanto a una reinve magnifica troviamo un potente Stellan Skarsgard, un precisa Elle Fanning e la grande scoperta Inga Ibsdotter Lilleaas, la cosa migliore di un film prezioso e sfumato, silenzioso ma vibrante. Cinema di sentimenti all’ennesima potenza. Tutti da accomunare in un grande applauso. Gran Premio a Cannes, tra le altre altre cose. Disponibile su: Apple Itunes, NOW.



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Backrooms, dalla leggenda di YouTube al film di Kane Parsons, tutto quello che c'è da sapere

L'attesa è finita: Backrooms di Kane Parsons arriva al cinema oggi, 27 maggio, distribuito in Italia da I Wonder Pictures e forte del fenomeno virale che lo stesso autore ha creato negli ultimi anni su YouTube, in questo caso potenziato dal budget vero di A24 e dall'interpretazione di un cast di rilievo, dove spiccano Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve. Cogliamo l'occasione per spiegarvi di cosa parli questo visionario incubo, oltre a raccontarvi come si sia sviluppato il mito su YouTube, e a fornirvi qualche curiosità sulla sua trasposizione cinematografica.

Backrooms, la trama del film horror sulle stanze infinite

Siamo negli ancora analogici anni Novanta. Clark è un architetto fallito: ansioso, lasciato dalla compagna, si ritrova a vivere nel suo stesso discount di mobili per la casa. È in cura presso la psicanalista Mary, che a sua volta affronta il suo percorso di difficile equilibrio interiore. L'assurdo irrompe però nella vita di Clark: scopre nel seminterrato del negozio, attraverso una parete invisibile, l'accesso a un labirinto di stanze apparentemente infinito, con strutture e planimetrie senza senso, arredato con elementi sparsi e fuori contesto. È certo di non stare sognando, ma il suo tentativo di confidarsi con Mary si scontra con la ferma incredulità di lei. A Clark non rimane che addentrarsi nell'esplorazione, ma quei corridoi non sembrano disabitati...

È il 2019 quando un utente anonimo sul sito 4Chan decide di creare una storia per un'involontariamente inquietante immagine che circola per la rete dal 2011. In realtà è semplicemente la foto di una sede della catena americana HobbyTown, deserta perché in corso di rinnovo. Nella fantasia dell'anonimo diventa un prezioso scatto delle "Backrooms", di famigerate "stanze sul retro" di una realtà alternativa e senza senso, parallela alla nostra, nella quale puoi precipitare per caso. L'utente snocciola anche un dato tecnico per dare consistenza al mito: le Backrooms si estendono per 600.000.000 miglia quadrate (pari circa a 965.606.400 chilometri quadrati). È nata un'altra cosiddetta leggenda "creepypasta", termine che indica tormentoni sovrannaturali della rete, dove si cerca di far esondare la fantasia nella realtà.

Nel 2022, a soli sedici anni, il filmmaker Kane Parsons decide di espandere il mito, dando il via a un'omonima serie di video found footage su YouTube, presto diventati virali (e non è un modo di dire: il successo è devastante). Ipotizzando il ritrovamento di riprese amatoriali e non, svolte da chi avrebbe esplorato le Backrooms, i finora 22 corti, che spaziano tra i trenta secondi ai tre quarti d'ora, creano un complesso trascorso narrativo per questa suggestione. Parsons costruisce le "esplorazioni" con l'aiuto del software di modellazione di pubblico dominio Blender, e l'artigianalità viene sagacemente mascherata dai disturbi analogici di quelle che devono sembrare videoregistrazioni a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta. Una visione attenta permette di unire alcuni puntini, ma potrebbero essere spoiler che sconsiglieremmo a chi preferisca precipitare nelle backrooms cinematografiche... senza bussola!

Compiuta la maggiore età, Kane Parsons ha ricevuto l'onore dell'interesse dell'etichetta indie A24 per il suo lavoro. Sì, dalla webserie si poteva trarre un film che poggiasse sulla tecnica del found footage, sul modello di successi commerciali come The Blair Witch Project o Cloverfield, ma è stato proprio Kane a voler alzare la posta verso un film più completo, dove il found footage non fosse l'unica estetica in ballo.
Per quanto la creatività artigianale dell'enfant prodige sia stata anche d'aiuto per il lungometraggio professionale che guardiamo oggi in sala, Parsons si è avvalso di una troupe di prim'ordine. In qualità di coproducer, il regista horror Oz Perkins (Longlegs) gli ha fornito i suoi collaboratori: il direttore della fotografia Jeremy Cox, il montatore Greg Ng, il production designer Danny Vermette, la costumista Mica Kayde e il compositore Edo Van Breemen, che ha diviso le musiche con lo stesso Parsons. Il resto l'ha fatto il cast: Clark è Chiwetel Ejiofor, nomination all'Oscar per 12 anni schiavo, mentre Mary è la Renate Reinsve candidata all'Oscar quest'anno per Sentimental Value. Parsons non ha firmato attivamente il copione, ma per l'espansione del suo universo si è affidato a Will Soodik, uno degli sceneggiatori supervisori della serie Ash vs. Evil Dead. Secondo Deadline, il film ha avuto un budget inferiore ai 10 milioni di dollari.



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