domenica 12 aprile 2026

Il Silenzio degli Innocenti: sguardo e desiderio, e un potere intatto anche 35 anni dopo

Siamo più o meno un’ora e cinque minuti dentro a Il silenzio degli innocenti. Buffalo Bill ha già rapito la figlia del senatore Ruth Martin, la quale, nel disperato tentativo di salvare sua figlia, ha fatto trasferire Hannibal Lecter da Baltimora a Memphis. Ed è lì, nel palazzo di giustizia della contea di Shelby, che Clarice ha il suo terzo e ultimo (in presenza) colloquio con Lecter, che è chiuso in una gabbia, nel tentativo chiaramente disperato di strappargli l’indizio finale sull’identità del serial killer cui tutti stanno dando la caccia. Ed è allora che il personaggio interpretato da Anthony Hopkins, a partire da Marco Aurelio, descrive a Clarice la natura di Buffalo Bill, e lo fa con questa frase:

Desidera. Questo è nella sua natura. E come cominciamo a desiderare, Clarice? Cerchiamo fuori le cose da desiderare? Fai uno sforzo prima di rispondere. [...] Il desiderio nasce da quello che osserviamo ogni giorno. Non senti degli occhi che girano intorno al tuo corpo? E i tuoi occhi non cercano fuori le cose che vuoi?

Al di là del fatto che, se ascoltiamo il film in versione originale, Lecter usa il verbo to covet, che è qualcosa di più di un semplice desiderare, spiace dover fare il critico serio che usa il pensiero e il gergo dei critici seri, ma è fuori da ogni dubbio che Il silenzio degli innocenti - che comunque è ancora oggi, confrontato coi modelli attuali, un grandissimo thriller che non dimostra affatto i suoi 35 anni di età - è davvero un film sullo sguardo e sul desiderio, che poi sono le materie fondamentali del cinema, e non solo di un certo genere di cinema, dalla sua nascita fino a oggi. E non lo è ovviamente per queste parole di Lecter, che potrebbero riguardare unicamente la trama specifica, l’indagine poliziesca, l’individuazione di un colpevole, ma per il modo - piuttosto straordinario - col quale Jonathan Demme lo ha girato.

Il Silenzio degli Innocenti: il nuovo trailer del film

“Non senti degli occhi che girano attorno al tuo corpo?”

Si potrebbe arrivare a sostenere che tutto Il silenzio degli innocenti parla di occhi addosso al corpo del personaggio di Jodie Foster: da quelli dell’istruttore dell’FBI che, nell’incipit, la guarda allontanarsi dal percorso di addestramento nei boschi dopo averle detto di essere stata chiamata a rapporto da Jack Crawford, e poi quelli delle persone che incrocia nei corridoi per raggiungere l’ufficio del suo superiore, o di tutti quegli agenti, tutti maschi, di rosso vestiti che affollano l’ascensore in cui lei - unica donna, decisamente più bassa di tutti, con una felpa grigia ancora sudata - entra per salire al piano giusto.


Da questi sguardi che aprono il film, giù fino a quello filtrato dal visore notturno di Buffalo Bill, che la guarda - e la desidera - nel finale del film: uno sguardo e un desiderio che gli risulteranno fatali, passando per quelli degli agenti della West Virginia State Police al funerale (con autopsia) di una delle vittime di Bill.
La questione non è solo legata al desiderio, qui, perché ancora oggi colpisce l’attenzione, l’accuratezza e la consapevolezza femminile e femminista con cui Demme è stato in grado di raccontare la condizione e la fatica di una giovane donna che si muove con determinazione all’interno di un mondo di maschi adulti, più o meno desideranti ma comunque sempre giudicanti e supponenti (Crawford compreso).

“E i tuoi occhi non cercano fuori le cose che vuoi?”

Gli occhi di Clarice noi li vediamo per la prima volta sul percorso di addestramento fuori dall’accademia di Quantico, fissi sugli ostacoli che deve superare, oltre gli ostacoli, come a dirci, da subito, la sua implacabile determinazione pur nella fatica più faticosa. Demme si premura anche di mostrarci i cartelli appesi a un albero di quel bosco, che parlano appunto di come i cadetti debbano amare fatica, dolore e agonia: e trovare Buffalo Bill sarà esattamente quello per Clarice. Ma trovare Bill è anche quello che Clarice vuole, che desidera, fin da quando entra nell’ufficio di Crawford e il suo sguardo cade e indugia sulle pareti, ricoperte come in ogni thriller che si rispetti di foto, dossier, articoli di giornale, moodboard indispensabile per chiunque indaghi su un killer e voglia (desideri, brami intensamente, to covet) scovarlo e fermarlo.


Per farlo, Clarice sarà disposta confrontarsi con Lecter, a sottoporsi al suo sguardo, a ricambiarlo: e guardando, Clarice si troverà a guardare come in uno specchio, costretta come sarà dal quid pro quo impostole dallo psichiatra a parlare dei suoi segreti. Uno specchio scomodo, che però le permetterà di fare pace coi traumi del suo passato, sanando quindi un desiderio inconscio.

Lo sguardo di Demme

La dinamica tra campo e controcampo dei confronti tra Lecter e Clarice è quella durante la quale emerge maggiormente la scelta stilistica fondamentale fatta da Demme per questo suo film. Una scelta che è anche il motivo per cui Il silenzio degli innocenti risulta così potente e coinvolgente per noi spettatori. Spesso accade, durante quei confronti ma non solo, che Demme racconti i primi piani dei suoi due personaggi a confronto, primi piani nei quali sia Hopkins che Foster guardano quasi - quasi mai del tutto, solo in alcuni fugaci momenti - direttamente in macchina, come a rompere la quarta parete ma soprattutto mettendoci, a noi che a nostra volta guardiamo, nei panni e nello sguardo di questi personaggi. In questo modo ci sentiamo tanto oggetto dello sguardo e del desiderio loro, quanto soggetti che guardano e desiderano a nostra volta. Diventiamo, per farla breve, parte in causa in questo gioco perverso e destabilizzante.


Non sono solo Clarice e Hannibal, a giocare a questo gioco di sguardi. Già all’inizio del film, nella scena in cui Clarice incontra Jack Crawford per la prima volta, Demme inquadra Scott Glenn in quello stesso identico modo, facendoci così immedesimare con la stessa Clarice, oggetto del suo sguardo (peraltro molto ambiguo), e facendoci sentire tutto il suo imbarazzo, il suo disagio, la sua speranza. Perfino Bill viene raccontato nello stesso modo, ben prima di quell’esplicita - quella sì - soggettiva del finale, quella del visore notturno: ci sono almeno due o tre inquadrature in cui anche questo killer psicopatico sembra guardarci direttamente negli occhi, facendoci così diventare sue vittime potenziali, e percepire tutta la sua pericolosità.

L’occhio del cinema

È un film di occhi, insomma, quello di Jonathan Demme. Gli occhi dei personaggi (compresi quelli strabici, non certo per caso, dell’entomologo interpretato da Paul Lazar, che è l’unico che guarda Clarice con candore, e per questo libero di provarci giocosamente senza risultare viscido), i nostri occhi. Occhi che guardano e occhi che desiderano, desiderano perfino le cose che temono (il che, a pensarci bene, è uno dei meccanismi di base del cinema).


Occhi che desiderano il semplice atto del vedere, come Lecter, che disegna per rivedere paesaggi, che brama una finestra da cui guardare fuori e che per questa finestra scende a patti. Ma c’è di più: come ha notato uno dei più bravi critici italiani di sempre, Gualtiero De Marinis, il lavoro di Demme sullo sguardo e sulle immagini nel Il silenzio degli innocenti è tale, in qualsiasi scena, l’identificazione dello spettatore non sia solo coi personaggi, e con Clarice in particolare, ma con la macchina da presa stessa, col cinema in quanto tale.

Tutto perfetto, tranne un dettaglio (voluto)

Per i motivi che ho cercato di spiegare, ma anche per trama, montaggio, fotografia, interpretazioni, e tanti altri ancora, Il silenzio degli innocenti è un film cui è difficilissimo imputare un qualsivoglia difetto. L’abbiamo detto: ancora oggi è avvincente, fa paura, coinvolge. Che sia stato citatissimo nel Longlegs di Oz Perkins è segno di un’eredità che non accenna a voler scomparire, o a essere dissipata. E però c’è qualcosa nel film di Demme che sembra così stonato e sciatto che qualcuno potrebbe chiedersi: “perché?”. Un qualcosa che, anche in questo caso, appare subito di fronte ai nostri occhi, prima ancora di tanti altri avvenimenti e fatti e simboli e segnali. Parlo dei titoli di testa: che dopo pochissimi cartelli iniziano a mostrare con inquietante frequenza una crenatura (kerning) irregolare nei nomi che appaiono sullo schermo (il font usato è il Bureau Grot Compressed Bold), con alcune lettere inspiegabilmente più distanziate rispetto ad altre.


Ma se state cantando vittoria, al grido di "la perfezione non è di questo mondo, figuriamoci del cinema", fermatevi qui: perché anche questo dettaglio è stato voluto da Demme, che assieme allo studio grafico M & Co. ha elaborato questa stratehia per suscitare nello spettatore un senso di disagio, squilibrio e di tensione psicologica. Come ce ne fosse il bisogno.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/YpXd8if

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

Romics 36, Space Jam compie 30 anni: festeggiato con una mostra e un panel

Nel 1996 arrivò al cinema Space Jam, film a tecnica mista con Michael Jordan e i personaggi animati Warner Bros, un'opera che si è guadagnata negli anni uno status di cult e ritorna in sala dal 4 al 6 maggio. Nella XXXVI edizione del Romics alla Fiera di Roma, in chiusura domenica 12 aprile, una mostra celebra i 30 anni del film... e della saga, ricordando che c'è stato un sequel nel 2021, Space Jam: New Legends. Se ne discuterà anche in un incontro celebrativo. Guardiamo orari e luoghi più da vicino, ricordandovi di consultare il sito ufficiale del Romics per ulteriori informazioni sul programma.

Space Jam, vecchie e nuove leggende per i 30 anni del fenomeno animato

Space Jam (1996) di Joe Pytka e il suo sequel Space Jam: New Legends (2021) di Malcolm D. Lee hanno fuso la tradizione animata dei personaggi creati dalla Termite Terrace (Bugs Bunny, Daffy Duck, Porky, Taddeo & C.) con lo star system del basket americano: Michael Jordan nel film seminale, LeBron James nel seguito. Una curiosa operazione che ha guadagnato terreno con l'home video non meno che con la fortunata originale uscita cinematografica, trent'anni or sono. Il panel "Space Jam 30: storia e storie di un grande cult", domenica 12 aprile alle 16 presso il Padiglione 5 della Fiera di Roma, nell'ambito del Romics 36, proporrà una chiacchierata proprio sulla natura curiosa di queste opere: moderati da Max Giovagnoli, responsabile dell'area cinema Romics, ne parleranno Domenico Misciagna di Comingsoon.it (cioè chi scrive) e Antonio Cuomo di Movieplayer.it.
Ma non ci sono solo parole al Romics, in materia di Space Jam: sempre nel padiglione 5, nell'Area Mostre, è aperta negli orari della fiera l'esposizione "Space Jam Celebra 30 Anni", in collaborazione con Warner Bros. Entertainment Italy: si potranno osservare still frame dimostrativi, poster, interpretazioni dei personaggi ad opera di giovani talenti dell'Istituto Europeo di Design di Roma, nonché il fumetto ufficiale che accompagnò il lancio transmediale del film. Per chi si voglia cimentare con qualche canestro, è inoltre a disposizione un campo da gioco ispirato al racconto.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/RYCatLF

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

sabato 11 aprile 2026

La 39ª edizione del Bolzano Film Festival Bozen apre con l'anteprima italiana di Elon Musk Unveiled - The Tesla Experiment

Il 39° Bolzano Film Festival Bozen (BFFB) aprirà i battenti il 10 aprile 2026, con l'attesa anteprima italiana di Elon Musk Unveiled - The Tesla Experiment. Il documentario, opera del regista altoatesino Andreas Pichler e presentato in anteprima mondiale all'IDFA di Amsterdam, si propone come una lucida e documentata inchiesta sulla controversa figura di Elon Musk. Partendo da un incidente mortale in Florida che ha coinvolto una Tesla con pilota automatico, e la parziale ammissione di responsabilità aziendale che ne è conseguita, Pichler utilizza materiali interni, filmati di dashcam e testimonianze di ex dipendenti per smontare la narrazione della guida autonoma promossa da Musk sin dal 2014.
Il risultato è un ritratto in cui l'innovazione, la costruzione dell'immagine pubblica e le pressanti dinamiche di mercato si intrecciano in un modo tutt'altro che trasparente. Il direttore artistico Vincenzo Bugno ha espresso grande soddisfazione per la scelta, definendo il film di Pichler un'opera che, come le precedenti, è destinata a confrontarsi con un presente "spesso minaccioso" e che "certamente non ci lascerà indifferenti".

Bolzano Film Festival: concorsi, sezioni speciali e la chiusura

Il fulcro della programmazione è rappresentato dal Concorso BFFB, che quest'anno presenta 12 opere, di cui ben 10 in anteprima nazionale. Il concorso privilegia produzioni e coproduzioni provenienti dall'arco alpino, abbracciando un ventaglio di generi che spazia dalla fiction al documentario, dal cinema ibrido a forme più difficilmente etichettabili, in linea con la volontà del direttore Bugno di creare uno spazio "aperto a tutto ciò che oggi vuol dire fare cinema".
Tra i titoli selezionati spiccano 17 di Kosara Mitic, Dry Leaf di Alexandre Koberidze, il documentario antartico Melt di Nikolaus Geyrhalter, il nuovo lavoro di Carla Simón, Romería, e Safe Exit di Mohammed Hammad. Parallelamente, la sezione RealeNonReale celebra la varietà delle espressioni documentarie con cinque opere di grande originalità, toccando temi che vanno dal diario intimo (Teresas Körper) alla riflessione sul passato coloniale svizzero (Elephants & Squirrels). La rassegna si concluderà con Becaària di Erik Bernasconi, un'anteprima internazionale che è un delicato coming-of-age ambientato nel Ticino del 1977.

Premi, nuove sedi e piattaforme professionali

Questa edizione vedrà l'assegnazione dei premi alla carriera a due personalità di spicco: Ottavia Piccolo e Ulrike Ottinger.
L'attrice italiana viene omaggiata per oltre sessant'anni di presenza ininterrotta e critica nel cinema e teatro italiano ed europeo, con la proiezione di film come Metello e 7 minuti. La regista e sceneggiatrice tedesca è celebrata come artista totale e inclassificabile, la cui opera viene definita da Bugno un "Gesamtkunstwerk eretico, complessivamente e trasversalmente queer".
Tra le novità strutturali, si segnala l'apertura di una seconda sede presso il Teatro Cristallo, una storica istituzione del quartiere Europa-Novacella. Con oltre 400 posti, il Cristallo ospiterà un omaggio a Claudia Cardinale, scomparsa nel 2025, con la proiezione de La ragazza con la valigia introdotta da Carlo Chatrian, e la nuova sezione LiLi – Little Lights, dedicata al pubblico giovane. Infine, sul fronte industry, il festival consolida il suo ruolo di piattaforma professionale con programmi come MASO (formazione internazionale per cortometraggi), NEDC (sostegno ai documentari nel Nord-Est italiano) e Scriptum (focus sulla scrittura di sceneggiature), rafforzando l'ambizione del BFFB di diventare un attore centrale nel polo cinematografico altoatesino.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/FyhCs7I

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

Hunger Games, il prima e dopo dei personaggi nella nuova clip de L’alba sulla mietitura

Hunger Games ha invitato i suoi fan a ricordare. Il franchise è di ritorno tra non molto sul grande schermo con un nuovo capitolo prequel intitolato Hunger Games: L’alba sulla mietitura, la cui storia è ambientata durante la Seconda Edizione della Memoria. In occasione dei 50esimi Hunger Games, Haymitch Abernathy è costretto a prendere parte ai giochi come Tributo del Distretto 12.

Considerata l’occasione, il presidente Snow ha richiesto che ogni Distretto offrisse il doppio dei Tributi, quindi quattro ciascuno anziché due, e il destino ha voluto che anche Haymitch finisse tra i prescelti alla mietitura. Per combattere l’attesa, Lionsgate ha condiviso una nuova clip per ricordare cos’è accaduto nel franchise, offrendo uno sguardo prima-dopo ad alcuni dei personaggi già introdotti nel franchise con le fattezze di altre star e di ritorno più giovani in L’alba sulla mietitura.

Hunger Games, la clip per ricordare gli eventi chiave della Ribellione guidata da Katniss prima di L’alba sulla mietitura

Attraverso una nuova clip, il franchise di Hunger Games ha riavvolto il nastro ripercorrendo l’amara storia dei giochi istituiti da Capitol City per punire i Distretti dopo la Ribellione, soffermandosi soprattutto sugli eventi de Il canto della rivolta diviso in due parti sul grande schermo, ripercorrendo cos’è accaduto dopo i 75esimi Hunger Games, della lotta di Katniss Everdeen contro non solo il presidente Snow, ma anche contro la manipolatrice presidente Coin.

A pochi secondi dalla conclusione, la clip torna indietro nel tempo e si sofferma sulla Seconda Edizione della Memoria al centro di Hunger Games: L’alba sulla mietitura. Molti sono i personaggi già introdotti nel franchise e di ritorno per la 50esima edizione dei giochi: oltre ad Haymitch, che nella saga principale è stato interpretato da Woody Harrelson e nel prequel invece avrà le fattezze di Joseph Zada, la clip offre un paragone prima e dopo di personaggi come Effie Trinkett, interpretata cronologicamente prima da Elle Fanning e dopo da Elizabeth Banks, o ancora Wiress interpretata nel prequel da Maya Hawke, Plutarch Heavensbee interpretato da Jesse Plemons e Caesar Flickerman invece da Kieran Culkin. Nella clip appaiono anche le versioni più giovani di Beetee Latier con Kelvin Harrison Jr., di Mags Flanagan con Lili Taylr e quella del presidente Snow interpretato questa volta da Ralph Fiennes. In realtà la clip offre anche uno sguardo a Katniss Everdeen interpretata solo da Jennifer Lawrence e come grande filo conduttore dell’intero video: questo potrebbe suggerire il suo effettivo ritorno, come già vociferato da tempo?

La vittoria di Haymitch ai 50esimi Hunger Games è stata accennata nella saga principale, ma otterrà tutto lo spazio narrativo necessario ne L’alba sulla mietitura, in arrivo a novembre 2026 in sala, raccontando di un giovane Haymitch, appena sedicenne, lanciato in pasto all’arena di Capitol City per un’edizione ancor più spietata delle precedenti. Il doppio dei tributi in arena, ma un solo vincitore. Haymitch è finito nell’elenco per un crudele gioco del destino, poiché il suo nome non è stato sorteggiato alla mietitura, e non ha intenzione di darla vinta a Snow. Ma la sua vittoria sarà estremamente amara, come ha lasciato intendere più volte da adulto.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/FXyn4OH

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

Romics 36, Lee Cronin - La mummia, l'horror discusso in un panel alla Fiera di Roma

Lee Cronin - La mummia arriva al cinema il 16 aprile, così nella XXXVI edizione del Romics, in corso alla Fiera di Roma fino a domenica 12 aprile, è previsto un incontro con critici e appassionati per discutere del lungometraggio, firmato da uno dei registi più quotati nel genere. In questo caso la minacciosa mummia non è proprio come ce la si aspetta, così come abbiamo imparato a riconoscerla nella sua forma più iconica. Per ulteriori inormazioni sul programma, vi invitiamo a consultare il sito ufficiale del Romics.

Lee Cronin - La mummia, al Romics 36 una discussione sull'horror in uscita

Il panel "L'horror più atteso della primavera: Lee Cronin - La Mummia" si terrà sabato 11 aprile alle 17 al Romics nel Padiglione 5, presso il palco del Movie Village: il responsabile dell'area cinema Max Giovagnoli modererà la discussione alla quale parteciperanno il nostro Antonio Bracco, l'architetta scenografa Tiziana Amicuzi, e il co-fondatore e caporedattore di Movieplayer.it, Antonio Cuomo.
Coprodotto da James Wan (Atomic Monster) e Jason Blum (Blumhouse Productions), insieme alla Wicked/Good del regista Lee Cronin, questo nuovo La mummia, sceneggiato dallo stesso Cronin, è una libera rivisitazione del classico del 1932, che ha visto innumerevoli remake e riletture: da quella scanzonata della saga con Brendan Fraser (tra poco riavviata) e quella più avventurosa ma fallimentare al botteghino con Tom Cruise.
In Lee Cronin - La Mummia due genitori hanno perso la figlia Kate nel deserto. Otto anni dopo, inaspettatamente, la piccola ricompare: alla gioia per l'evento insperato, si sostituisce presto una sensazione di paura. La Katie ritrovata è diversa dalla bambina che tutti ricordavano: ritrovata in un sarcofago, forse non appartiene più al mondo dei vivi. C'è ancora da qualche parte, seppellita in quell'essere, la figlia che il resto della famiglia ricorda? O è solo ormai una pura incarnazione del male?



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/0MK9LES

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

venerdì 10 aprile 2026

Storie di donne, uomini e comunità: in anteprima a Roma il documentario che racconta la marginalità geografica e sociale

Il documentario Storie di donne, uomini e comunità, diretto da Paola Traverso e Vincenzo Franceschini, arriva in anteprima nazionale al Nuovo Cinema Aquila dal 13 al 17 aprile, all’interno della rassegna “Uscita d’Emergenza”.
Prodotto da TCC Teatro Cooperativa, Il Gigante e Big Bang Production, il film rappresenta il risultato di un lungo percorso creativo e produttivo sostenuto da numerose realtà istituzionali, tra cui il Ministero della Cultura e diverse Film Commission regionali. Il debutto romano segna l’inizio di un tour che porterà il documentario in tutta Italia e anche a livello internazionale, fino a una proiezione speciale al Parlamento Europeo.

Il cuore del racconto è un viaggio attraverso territori marginali, segnati dalla crisi e dall’abbandono, ma anche da una sorprendente capacità di rinascita. Dalle colline senesi del Teatro Povero di Monticchiello alle comunità alpine della Liguria, passando per esperienze urbane di rigenerazione a Genova e Bologna, fino alle realtà del Sud come Melpignano e Brindisi, il documentario racconta storie diverse unite da una stessa tensione: costruire legami, creare comunità, immaginare un futuro condiviso. In questi luoghi, spesso lontani dai riflettori, emergono nuove forme di convivenza, economia e cura del territorio che ribaltano la narrazione di un’Italia immobile.

"Storie di donne, uomini e comunità è frutto di un viaggio: fisico, poetico e politico" spiegano Traverso e Franceschini. "È un racconto corale, un intreccio di volti, voci e gesti, un mosaico di paesaggi e suoni, per far emergere e raccontare una creatività diffusa, minuta e indomita, capace di generare nuove forme di vita e di relazione. Esiste un movimento fragile e necessario che spinge l’essere umano a uscire da sé per cercare l’altro. È da questa urgenza che nasce il nostro film: un’opera che attraversa margini, periferie, borghi e città, incontra storie che spesso restano invisibili, restituendo uno sguardo aperto, autentico sul mondo che ci circonda.
Nato nel tempo dell’isolamento, il documentario guarda alla comunità non come a una forma chiusa, ma come a un organismo vivo e in continuo divenire. Per noi il cinema è questo: un luogo di incontro, di immaginazione e di costruzione condivisa, dove un’idea prende forma collettivamente. La troupe è di fatto una comunità, che in questo caso ne narra altre. E’ stato un percorso fatto di incontri, memorie e riflessioni, uno spazio per lasciarci toccare, sorprendere e farci pensare, un’avventura che continuerà nell’incontro con il pubblico in ogni città."

Dopo l’anteprima romana, Storie di donne, uomini e comunità intraprenderà un articolato percorso di proiezioni evento, toccando città come Milano, Pisa, Firenze, Livorno e Reggio Emilia, per poi proseguire nel Sud Italia tra Matera, Bari, Lecce e Foggia. Il progetto segna anche l’ingresso di Gigante Cinema Distribution nel campo della distribuzione indipendente, sostenuto dalla collaborazione di cooperative, associazioni e comunità locali. Più che un semplice documentario, Storie di donne, uomini e comunità si configura come un racconto corale che restituisce voce a chi, ogni giorno, sceglie di non subire il cambiamento, ma di costruirlo.
Qui sotto il trailer del film.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/17rBRjf

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web

Interstellar, Steven Spielberg ci lavorò per un anno: "Era più una cosa da Nolan"

Intervistato da Empire nell'attesa del suo Disclosure Day, al cinema dall'11 giugno, Steven Spielberg ha spiegato di avere avuto tra le mani il progetto di Interstellar per un anno intero. Ci lavorò, ma non riuscì a trovare la chiave giusta per lui.

from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/UAklIBg

via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web