giovedì 17 settembre 2026

Furti d'auto e innamoramenti: arriva al cinema Dov'è la Fiesta?, commedia sospesa tra le sitcom di oggi e il cinema di ieri

Partiamo dal titolo, da quel titolo che gioca con le parole, anzi, con la parola, con l’ambiguità semantica che coinvolge il termine italiano per party e il nome di uno storico e vendutissimo modello di automobile. Se millenni fa il giovane Jovanotti cantava “È qui la festa?”, il Leo di Francesco Carril (l’attore italo-spagnolo di Dieci capodanni di Sorogoyen, serie tirata in ballo in questo film in una battuta molto meta) si domanda dove diavolo sia la sua macchina, che aveva malamente parcheggiato sotto casa di Irene, interpretata da Linda Caridi.
Partiamo dal titolo, quindi: per raccontare come Dov’è la Fiesta? sia sì una commedia romantica incentrata sulle difficoltà di relazione tra Millennials che però non dimentica di parlare del resto delle cose della vita e del mondo, ma anche perché questo titolo sembra suggerire “le parole sono importanti”, come lo sono in un film in cui i dialoghi sono tanti, studiatissimi e brillanti, la vera ossatura del racconto. Come se - senza nulla togliere - Dov’è la Fiesta? fosse un lungo episodio di una sitcom; o forse - e qui di nuovo si torna al titolo, che a modo suo è felicemente old style - come se questo esordio alla regia di Niccolò Gentili, che ha pure sceneggiato a quattro mani con Lisa Nur Sultan, abbia preso in qualche modo a modello certa commedia italiana degli anni Settanta o dei primi anni Ottanta, quella considerata magari “commerciale” ma che infarciva le sue vicende di dialoghi e battute capaci di diventare tormentoni e di entrare a pieno titolo nella cultura popolare.

Dov’è la Fiesta?: la trama e il trailer

Leo e Irene si frequentano da tre mesi, dopo un colpo di fulmine in tangenziale. Ma non hanno ancora affrontato quel momento, quello in cui ci si chiede: “Noi due cosa siamo?”. Proprio la sera in cui, finalmente, si vedono per parlarne, a lui rubano la macchina nuova sotto casa di lei. Fiesta finita. Un furto che li catapulterà in una settimana concitata e folle, tra commissariati, assicurazioni, uffici pratiche auto, coinquilini, guardie, ladri, padri e suore. La settimana in cui persero una macchina ma – forse – trovarono l’amore.

Gentili, fiorentino classe 1991, premiato autore di corti, sceneggiatore, spesso anche attore (qui è l’amico e coinquilino di Leo, uno che - a proposito di feste - propone sempre di andare di qua e di là per incontrare corregionali come Benigni o Pieraccioni), ha dichiarato di aver preso spunto da fatti - a lui - realmente accaduti: una macchina rubata appena messo piede a Roma, una lunga serie di peripezie che hanno portato alla nascita di un amore. La trama del suo film, appunto. Ma lo spunto, perdonate la rima, è chiaramente anche quello di un cinema che cita, di modelli sì magari toscani ma anche napoletani: sono svariati, in Dov’è la Fiesta?, gli omaggi all’immenso Massimo Troisi.
A dargli man forte (e che mano) nella scrittura, come detto, Lisa Nur Sultan, che non da oggi è una delle migliori sceneggiatrici che abbiamo in Italia, e che tra i suoi crediti ha film come Sulla mia pelle (quello con Alessandro Borghi sul caso Cucchi) ma anche 7 donne e un mistero di Alessandro Genovesi, libero remake dell’8 donne e un mistero di Ozon, senza contare serie come Studio Battaglia, Circeo e soprattutto Call My Agent.
E poi c’è il cast: perché sì, tutto ruota attorno a Leo e a Irene, a Carril e Caridi, che funzionano benissimo, ma poi ci sono ruoli più o meno piccoli per Paola Michelini (la migliore amica di Irene), Cristiano Caccamo (uno psicologo piacione), Valentino Campitelli (un ispettore di Polizia) e, soprattutto, un vulcanico Sergio Pierattini nel ruolo del padre di Leo, giunto a Roma per indagare a modo suo sul furto della macchina, e Giorgio Tirabassi, che apre il film nel ruolo di una sorta di Cupido narratore ma che alla fine - no spoiler - si rivela un personaggio decisamente diverso.
Buon divertimento: non mancherà.
L'appuntamento al cinema con Dov'è la Fiesta? è dal 17 settembre, con Vision Distribution.



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mercoledì 16 settembre 2026

Una cena, due coppie e una proposta indecente: The Invite di Olivia Wilde arriva al cinema

Immaginate di avere dei vicini che fanno sesso così rumorosamente da impedirvi di dormire. Immaginate poi che, invece di continuare a imprecare contro il soffitto, decidiate di invitarli a cena. Ma il bello arriva quando quei nuovi amici, sexy e disinibiti, vi propongono di trasformare quella serata in qualcosa di decisamente più interessante di un aperitivo.

È da qui che parte The Invite - Il piacere è tutto nostro, il nuovo film di Olivia Wilde, che torna dietro la macchina da presa dopo La Rivincita delle Sfigate e Don't Worry Darling e, per la prima volta, recita in un film da lei diretto. La piccante commedia, prodotta da A24, è stata presentata in anteprima mondiale al Sundance Film Festival lo scorso gennaio, conquistando una standing ovation e recensioni molto positive.

In Italia arriva al cinema il 16 settembre distribuita da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection in collaborazione con WISE Pictures, dopo le anteprime dell'1 e 2 settembre.

The Invite: la trama del film con Seth Rogen e Penélope Cruz

Al centro della storia ci sono Joe e Angela, interpretati da Seth Rogen e Olivia Wilde: una coppia sposata che sembra aver dimenticato cosa vuol dire essere felici insieme. Lui insegna musica al conservatorio senza entusiasmo, lei è una casalinga con una strana ossessione per i tappeti. Il loro love language è ormai la passivo-aggressività e le loro interazioni sono fatte di continue frecciatine e risentimenti accumulati. Non serve che litighino apertamente per capire che, tra loro, il rancore si è infilato anche nelle piccole cose quotidiane, al punto che basta una parola sbagliata per farlo esplodere.

Poi arrivano i vicini del piano di sopra, Piña e Hawk, una psicologa e un pompiere che hanno i magnetici volti di Penélope Cruz ed Edward Norton. Sono belli, sicuri di sé e apparentemente capaci di vivere il rapporto di coppia con una libertà che Joe e Angela hanno perso da tempo. Quando i loro ospiti gli propongono di unirsi a loro sotto le lenzuola, la cena di buon vicinato prende una piega decisamente inaspettata. E la vera sorpresa è che The Invite non è tanto interessato allo scambio di coppia quanto a quello che la proposta fa emergere: rimpianti, insicurezze e, soprattutto, tutte le cose che Joe e Angela hanno smesso di dirsi.

 

Una proposta indecente fa saltare tutti gli equilibri

È proprio quando il film entra nella sfera più intima dei suoi protagonisti che Olivia Wilde trova il tono più interessante. Sotto le battute serrate e le situazioni paradossali emergono ambizioni messe da parte, frustrazioni cresciute nel tempo e ferite che sono diventate veri e propri macigni. Joe e Angela vivono da anni una sorta di guerra fredda domestica: lui era il leader di una band, lei la sua musa, eppure entrambi hanno finito per rinunciare proprio a quelle passioni che un tempo li rendevano felici. Quella rinuncia, però, non è rimasta una scelta personale: ciascuno dei due è convinto di aver sacrificato i propri sogni per l'altro e lo incolpa per questo.

Si conoscono da sempre e sono convinti di sapere tutto l'uno dell'altra. Ma quanto può essere vera questa convinzione quando, nel frattempo, si è cambiati così tanto? È qui che The Invite fa emergere il suo lato più malinconico: dietro il sarcasmo, i dispetti e persino gli acciacchi di Joe e Angela c'è una coppia che forse non ha smesso di amarsi, ma ha perso la capacità di riconoscersi davvero. Perché si può passare una vita accanto a qualcuno e, a un certo punto, ritrovarsi quasi estranei.

 

La parte più piccante non è il sesso, ma tutto il resto

The Invite, naturalmente, non rinuncia alla sua componente piccante. Piña e Hawk raccontano con un entusiasmo quasi didattico le loro affollate avventure sessuali, mentre le reazioni di Joe fanno da esilarante contrappunto comico. E Penélope Cruz, del resto, mette in campo tutta la sua magnetica sensualità, dando vita a una Piña perfettamente a suo agio con il proprio desiderio: non ha bisogno di provocare, perché emana eros con una naturalezza quasi disarmante e un'eleganza che la rende ancora più affascinante.

Il gioco funziona però ancora meglio quando la disinvoltura dei vicini finisce per far emergere anche i piccoli desideri inconfessabili di Joe e Angela. Sono gag che fanno ridere, ma servono anche a ricordare che nessuna delle due coppie è davvero quella che sembra. Mentre Joe e Angela sono soffocati di routine, rancore e recriminazioni, anche Piña e Hawk iniziano a dimostrare che essere sessualmente liberi non è la formula magica per una coppia perfetta. Basta infatti che la conversazione abbandoni per un attimo il sesso e si faccia più personale perché anche loro smettano di sembrare indistruttibili.

 

Dal teatro a Hollywood, passando per l'Italia

Prima di diventare The Invite, questa storia era già passata dal teatro e dal cinema. Cesc Gay ha scritto e diretto Los vecinos de arriba, l'opera teatrale da cui è nato Sentimental, la commedia spagnola del 2020 con Javier Cámara, Griselda Siciliani, Belén Cuesta e Alberto San Juan. Da lì sono arrivati diversi remake internazionali: in Italia, nel 2022, ci ha pensato Paolo Costella con Vicini di casa, interpretato da Claudio Bisio, Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni e Valentina Lodovini. The Invite riparte dalla stessa premessa e la affida a un quartetto di attori che funziona alla perfezione. Seth Rogen, Olivia Wilde, Penélope Cruz ed Edward Norton hanno quattro energie molto diverse, e sembra quasi che la stanza non sia abbastanza grande per contenerle.

Si parlano addosso, si interrompono, si lasciano travolgere dalla tensione e, quando la conversazione si fa più intima, le confessioni spiazzanti cambiano improvvisamente il tono della serata. In questo continuo oscillare tra comicità, imbarazzo e sincerità, tutti e quattro gli interpreti seguono perfettamente le montagne russe emotive dei loro personaggi. Passano dalla battuta fulminante alla nevrosi, dalla provocazione alla vulnerabilità, mentre la situazione sfugge loro progressivamente di mano. Nessuno dei quattro ha davvero il controllo della serata, e proprio questo rende ogni scambio sempre più imprevedibile. Il risultato è una commedia da camera che gioca con una proposta indecente per poi portarci da tutt'altra parte.

 

Non è un caso che, tra i riferimenti cinematografici di Wilde, ci siano film come Hannah e le sue sorelle, Chi ha paura di Virginia Woolf? e Scene da un matrimonio: relazioni raccontate attraverso conversazioni, tensioni e personaggi che, spesso, riescono a ferirsi proprio perché conoscono molto bene i punti deboli degli altri. La regista ha citato anche La parola ai giurati e Il verde prato dell'amore tra le opere che hanno contribuito a ispirare il film.

E poi c'è la magnifica Diane Keaton, a cui The Invite è dedicato. Wilde ha lavorato con lei in Natale all'improvviso e l'ha indicata come una delle figure che più hanno influenzato il suo modo di guardare alle donne e alla commedia. Un omaggio che dice molto anche sul tono del film, che sfrutta l'ironia per portare i suoi personaggi in territori molto più scomodi. E allora la curiosità diventa una sola: non se Joe e Angela accetteranno la proposta dei vicini, ma cosa resterà di loro quando questa serata sarà finita?



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martedì 15 settembre 2026

Un anno far scompariva Robert Redford: ricordiamo l'icona di Hollywood con cinque film in streaming

Esattamente un anno fa ci lascia l’icona Robert Redford all’età di 89 anni. Attore carismatico e intelligente, regista capace di enorme introspezione psicologica, Redford ci ha regalato una serie di capolavori che dagli anni ‘60 arrivano fino ai nostri giorni. In mezzo a questi titoli indimenticabili abbiamo selezionato cinque film in streaming che possono raccontare una carriera come nessun’altra. Buona lettura.

Ricordiamo l’icona Robert Redford con cinque grandi film in streaming

  • Butch Cassidy 
  • Il candidato
  • I tre giorni del Condor 
  • Tutti gli uomini del presidente
  • All Is Lost - Tutto è perduto

Butch Cassidy (1969)

Il capolavoro firmato George Roy Hill è un western malinconico ed esteticamente prezioso, incorniciano dalla grande fotografia di Conrad Hall. Ma soprattutto è la prima grande collaborazione con il grande amico Paul Newman, con cui firma questo film indimenticabile. Butch Cassidy parla di un’epoca che sta passando con onestà intellettuale, sentimento e potenza narrativa. La sequenza della caccia ai due protagonisti che poi devono per forza gettarsi nel fiume è un capolavoro di ritmo rallentato e montaggio. Quattro premi Oscar tecnici per un lungometraggio che non si dimentica. Il trio vincerà la statuetta più ambita quattro anni dopo grazie a La stangata, altro titolo extralusso. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes.

Il candidato (1972)

La commedia politica diretta da Michael Ritchie è quel tipo di lungometraggio che in quel periodo si poteva fare, oggi sarebbe impensabile organizzare una satira di questo spessore, di tale fattura caustica. Redford è protagonista frizzante e potente de Il candidato, che vince addirittura l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Accanto a lui Peter Boyle, Allen Garfield, Natalie Wood, il grande veterano Melvyn Douglas. Si ride, si partecipa alle avventure tragicomiche di BIll McKay, ci si emoziona per quel finale aperto e purtroppo utopico. Film magnifico, appassionato e serissimo dietro la confezione più leggera. Da incorniciare. Forse la miglior prova di Redford come attore “leggero”. Disponibile su CHILI.

I tre giorni del Condor (1975)

Il miglior film di Sydney Pollack insieme a Tootsie, una sceneggiatura da spy-story che parte con una sequenza di massacro leggendaria, comandata da un magnifico Max von Sydow. Poi un thriller che prosegue raccontando l’America oscura, quella dei complotti del potere in maniera certosina e inarrivabile. I tre giorni del Condor è il miglior esempio possibile di come il genere possa essere adoperato per attaccare le contraddizioni politiche e civili del presente. Oltre a un Redford stratosferico anche Faye Dunaway, Cliff Robertson e una serie di grandi caratteristiche  sostegno. Film uscito in un anno di cinema graziato dalla grandezza della Settima Arte. E questo è forse addirittura il suo film migliore. Fantastico, angosciante, tesissimo. Il meglio del meglio. Disponibile su Infinity +, Amazon prime Video.

Tutti gli uomini del presidente (1976)

La vicenda dei due giornalisti del Washington Post che fecero esplodere lo scandalo Watergate viene messa in scena da Alan J. Pakula con taglio documentaristico, evitando quasi del tutto la tensione del thriller in favore della potenza dell’indagine giornalistica. Tutti gli uomini del presidente diventa allora un film spartiacque, preciso anche quando ostico. Quattro Oscar tra cui quelli per la sceneggiatura e a un magnifico Jason Robards Jr., come non protagonista. Accanto a Redford un Dustin Hoffman ispiratissimo. Lungometraggio che definisce un’epoca, che scandisce il modo di fare cinema investigativo. I momenti di tensione drammatica sono enormi, complessi, magnetici. Con un finale aperto che ci racconta ancora oggi come non si può abbassare la guardia quando si guarda verso il potere...Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon prime Video. 

All Is Lost - Tutto è perduto (2013)

All’epoca redford se la prese molto per la mancata candidatura all’oscar per questo dramma diretto da J.C. Chandor. E aveva ragione, in quanto la sua prova quasi totalmente in silenzio è di quelle che non possono essere dimenticate. All Is Lost - Tutto è perduto è un dramma che vede il singolo individuo schiantarsi contro il mare in tempesta, in una prova di tenuta narrativa che solo una grande interpretazione poteva sorreggere. Una sorta di testamento spirituale per Reford, il quale ci mette il volto rugoso ma sempre affascinante e il corpo sorretto dalla grandezza. Un one-man show doloroso e coinvolgente, che avrebbe meritato ben altra attenzione al botteghino e da parte della critica. Senza dubbio una delle migliori interpretazioni di un attore che che è stato una leggenda intramontabile di Hollywood. Disponibile su  Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon prime Video.



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Sappiamo tutti come finisce, ma continuiamo a guardarlo: l'horror del 1999 è tra i più visti su Netflix

C'è un problema, almeno in teoria, con Il Sesto Senso: ormai sappiamo tutti come finisce. Non è uno spoiler per pochi appassionati. È probabilmente uno dei più famosi colpi di scena della storia del cinema. Bruce Willis è morto. Lo è dall'inizio del film. Malcolm Crowe non se ne rende conto, noi nemmeno, e M. Night Shyamalan costruisce tutto il racconto intorno a questa enorme bugia che ci raccontiamo praticamente da soli.

Eppure, a quasi trent'anni dalla sua uscita, Il Sesto Senso è tornato a essere uno dei film più visti su Netflix nel mondo, entrando nella Top 10 globale. La cosa interessante è proprio questa: come può un film basato su un colpo di scena continuare a funzionare quando il colpo di scena, ormai, lo conoscono tutti? Forse perché Il Sesto Senso non è mai stato soltanto il film con “Bruce Willis che in realtà è morto”.

Il finale non rovina il film, lo migliora

La prima volta che lo guardiamo, tutto è costruito per portarci verso quella scioccante rivelazione. La seconda volta succede qualcosa di completamente diverso. Cominciamo a vedere quello che Shyamalan ha disseminato davanti ai nostri occhi fin dall'inizio. La moglie di Malcolm (Olivia Williams) non gli parla mai davvero, le persone sembrano ignorarlo e il famoso ristorante, con quella conversazione apparentemente dolorosissima tra marito e moglie, diventa un piccolo manuale di regia.

Noi vediamo Malcolm sedersi davanti ad Anna e immaginiamo che lei lo stia trattando con freddezza, quando in realtà non sta parlando con lui. È una costruzione narrativa che, una volta svelata, acquista un significato completamente diverso. E questo è probabilmente il motivo per cui Il Sesto Senso regge così bene alla seconda, alla terza e anche alla decima visione: non smette di funzionare quando scopri il trucco, ma ti invita a tornare indietro per capire come abbia fatto a ingannarti.

Non dimentichiamo, poi, che sotto il thriller soprannaturale, sotto i fantasmi e sotto il celeberrimo “Vedo la gente morta”, Il Sesto Senso è soprattutto una storia sulla perdita. Malcolm deve aiutare Cole (Haley Joel Osment), certo. Ma quando finalmente comprende di essere morto, capisce anche che il suo ultimo compito non riguarda più il bambino, bensì sua moglie. Bruce Willis è sorprendentemente lontano dall'immagine dell'eroe d'azione che lo ha reso una superstar. Per quasi tutto il film è trattenuto, malinconico e ascolta più di quanto parli. E quando capisce cosa gli è successo, il colpo di scena smette di essere un semplice esercizio di suspense e diventa una storia d'amore interrotta dalla morte.

Haley Joel Osment è straordinario

C'è poi un'altra ragione per cui il film continua a funzionare: il rapporto tra Cole e sua madre. La scena in macchina in cui il bambino decide finalmente di raccontarle la verità è ancora oggi una delle più belle del film. Cole le parla della nonna morta, Lynn (Toni Collette) ascolta e passa lentamente dall'incredulità alla comprensione, dal dolore alla possibilità che quello che sta sentendo sia vero. L'allora giovanissimo Haley Joel Osment riesce a rendere credibile un bambino terrorizzato che non sa se raccontare la verità alla persona che ama di più, perché teme di essere considerato pazzo. Non a caso, sia Osment che Collette sono stati candidati al Premio Oscar per le rispettive performance.

Leggi anche Il Sesto Senso, Bruce Willis è sempre rimasto in contatto con Haley Joel Osment: "Mi chiamava spesso, ora non lo sento più"

Uscito nel 1999, Il Sesto Senso fu un fenomeno enorme. Incassò circa 672 milioni di dollari nel mondo e trasformò praticamente da un giorno all'altro M. Night Shyamalan nel regista dei colpi di scena. Da quel momento in poi, ogni suo film sarebbe stato accompagnato dalla stessa domanda: qual è il twist? A volte ha funzionato, altre decisamente meno, ma nessuno dei suoi successivi colpi di scena è riuscito davvero a replicare l'effetto di quello di Il Sesto Senso. Anche perché quel finale arrivava in un'epoca in cui gli spoiler non viaggiavano alla velocità di oggi e il marketing non aveva ancora trasformato necessariamente il twist nella propria principale attrazione.

Oggi è quasi impossibile immaginare un film del genere: basta fare un giro sui social per trovare il finale spiegato in un meme, in un video o in un commento sotto un post di trent'anni dopo. Ma allora perché Il Sesto Senso continua a essere un successo in streaming? Forse perché alcuni film non si guardano solo per sapere cosa succede, e questo è uno di quei rari casi in cui conoscere il finale non cancella la magia. La sposta semplicemente.



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lunedì 14 settembre 2026

I migliori film in streaming di Tommy Lee Jones, grande veterano del cinema che compie oggi 80 anni

Compie oggi 80 anni Tommy Lee Jones, uno dei più grandi attori del cinema americano contemporaneo. Vincitore dell’Oscar come miglior attore non protagonista grazie a Il fuggitivo, candidato in altre tre occasioni, questo artista ha dimostrato il suo valore anche dietro la macchina da presa, dirigendo due “western” atipici e di indubbio valore. Ecco i cinque film in streaming con cui vogliamo celebrare la sua carriera ammirevole. Buona lettura.

Cinque film in streaming di Tommy Lee Jones, il quale compie oggi 80 anni

  • JFK - Un caso ancora aperto 
  • Space Cowboys
  • The Hunted - La preda
  • Non è un paese per vecchi
  • Lincoln

JFK - Un caso ancora aperto (1991)

Dopo una serie di ruoli di contorno che iniziano dagli anni ‘70, Tommy Lee Jones ottiene la sua prima nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista grazie al capolavoro di Oliver Stone chette in discussione le conclusioni sull’assassinio del Presidente Kennedy. JFK - Un caso ancora aperto cambia la storia del cinema con un montaggio mai visto prima, uno stile di riprese che mescola verismo della diretta con messa in scena potente. Kevin Costner è un protagonista prezioso e carismatici, attori di contorno come Donald Sutherland, Walter Matthau, Jack Lemmon sono impagabili. Svariate altre nomination all’Oscar, vincitore di due statuette tra cui quella per il montaggio di Pietro Scalia. Film indimenticabile. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes.

Space Cowboys (2000)

Il film su quattro astronauti “attempati” che hanno la prima possibilità di andare sulla Luna diventa nelle mani di Clint Eastwood un film mainstream e una storia di redenzione e amicizia virile. Oltre al regista, Tommy Lee Jones, un Donald Sutherland maestoso e James Garner compongono il cast principale di Space Cowboys, film scoppiettante e riuscito che ottiene un grande successo al botteghino e l’applauso della critica al Festival di Venezia. I duetti tra Eastwood e Jones sono effervescenti, grande studio di caratteri e relazioni complicate. Un piccolo gioiello del regista in versione maggiormente mainstream. Disponibile su CHILI, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

The Hunted - La preda (2003)

Un film d’azione senza quasi sceneggiatura, ma con una regia che lo fa diventare una vera e propria perla cinematografica. Tommy Lee Jones contro Benicio Del Toro in un duello fisico, psicologico, umanissimo nella giungla. William Friedkin dirige The Hunted - La preda con il suo stile che riesce a trascendere magnificamente il realismo di fondo dell’ impostazione iniziale. Davvero una prova maiuscola e un duello tra due interpreti in stato di grazia. I momenti di silenzio sono carichi di significazioni, e quando la violenza esplode è letale e stilizzata. Film stringato e preciso, che espone senza raccontare e per questo diventa un’opera a tratti quasi astratta. Da rivalutare assolutamente. Disponibile su Rakuten TV, TIMVision, Amazon Prime Video.

Non è un paese per vecchi (2007)

Come voce della ragione che non comprende più un mondo che sta esplodendo, Tommy Lee Jones diventa la parte saggia e riflessiva dello straordinario adattamento di Cormac McCarthy diretto dai fratelli Coen. Josh Brolin, un Javier Bardem da Oscar, Kelly MacDonald, Garrett Dillahunt e Woody Harrelson fanno del cast di Non è un paese per vecchi un film recitato alla perfezione. Rivisitazione del western contemporaneo dove il piano del protagonista, come sempre nel cinema di questi grandi autori, si deve scontrare con l’orrore della realtà e del caso. Oscar anche per il film, la regia e l’adattamento. Il miglior lungometraggio dell’anno a mani basse, un film che sconvolge e si rivela visivamente prezioso anche grazie alla grandiosa fotografia di Roger Deakins. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Paramount +.

Lincoln (2012)

Chiudiamo con il magnifico biopic diretto da Steven Spielberg che regala a Tommy Lee Jones la sua quarta nomination all’Oscar, la terza come supporto. Daniel Day-Lewis interpreta perfettamente un Lincoln pragmatico e scosso dal dolore, che tenta di riunire una nazione dilaniata dalla Guerra e divisa nel profondo dalle questioni razziali. Fotografia spesso malinconica, Sally Field, John Hawkes, Joseph Gordon-Levitt e tanti altri attori bravissimi. Enorme successo di pubblico e una valanga di candidature all’Oscar, anche se solo quella per il miglior attore protagonista si tramuta in statuetta. Ed è un mezzo scandalo, poiché anche la regia meritava il riconoscimento. Film “politico” soprattutto per il suo essere contemporaneo. Imperdibile. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, TIMVision.



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Pirati dei Caraibi: la confessione di Orlando Bloom sul suo rapporto con Johnny Depp

Il pubblico continua ad attendere il ritorno di Jack Sparrow al cinema, così come Orlando Bloom. Coinvolto sin dal primo film del franchise di Pirati dei Caraibi, Bloom si è unito alle perplessità del pubblico che si interroga sul futuro del franchise e sul ritorno di Jack Sparrow interpretato da Johnny Depp.

Ospite del Toronto International Film Festival 2026, Orlando Bloom ha riflettuto sull’eredità del franchise, sul possibile ritorno di Sparrow e sulla possibile reunion con Johnny Depp, ammettendo al tempo stesso di essere ancora in contatto con l’attore in questione.

Pirati dei Caraibi, Orlando Bloom si interroga sul futuro del franchise e ammette di essere ancora in contatto con Johnny Depp

Nonostante siano trascorsi nove anni dall’uscita dell’ultimo film del franchise La vendetta di Salazar, il pubblico attende paziente il possibile ritorno di Jack Sparrow e anche Orlando Bloom si è unito al coro delle richieste: “Lo chiedo di continuo”, ha ammesso riferendosi ad un nuovo film di Pirati dei Caraibi.

Ragionando sulla possibilità di una reunion al cinema, Orlando Bloom non ha escluso del tutto il ritorno nel franchise: “Ogni tanto mi faccio vivo con Johnny Depp, perché è fantastico. Ma penso che sia stato così divertente e in sintonia con lo spirito del tempo. Voglio dire, non so come lo faranno né quando, non ne ho sentito parlare”. L’attore ha elogiato il talento di altre star del cast come Keira Knightley, Kevin McNally e Geoffrey Rush, definendolo “un gruppo di persone davvero fantastiche”.

Ha poi ragionato sull’assenza dal grande schermo da quasi dieci anni e ha rivelato: “Credo che la nostalgia sia un fenomeno molto diffuso nel mondo di oggi. Continuiamo a tornare a queste cose, per via della nostalgia e delle sensazioni che provavamo guardando il nostro programma preferito. Credo che questo tipo di fenomeno si stia manifestando anche nei film. Vedremo”.

In ogni caso non è la prima volta che Orlando Bloom ragiona sulla possibile reunion del cast originale per un altro capitolo di Pirati dei Caraibi e il produttore storico del franchise Jerry Bruckheimer non molto tempo fa aveva suggerito di aver discusso con Johnny Depp in merito ad un possibile ritorno di Jack Sparrow riaccendendo la speranza dei fan. “Se gli piace come è scritta la parte, penso che accetterebbe. Come tutti sappiamo, tutto dipende da ciò che è scritto sulla pagina”, ha rivelato a EW.



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domenica 13 settembre 2026

I migliori film in streaming di Oliva Wilde, regista e protagonista di The Invite - Il piacere è tutto nostro

Vogliamo dedicare questi cinque film in streaming di inizio settimana ad Olivia Wilde, la quale arriva nelle sale italiane come regista e protagonista del riuscito The Invite - Il piacere è tutto nostro, in cui recita insieme a Seth Rogen, Penélope Cruz ed Edward Norton. Di questo film si parla (a ragion veduta) come uno dei possibili protagonisti nell’imminente stagione dei premi. Eccovi dunque il meglio della Wilde come interprete e regista. Buona lettura.

Cinque film in streaming di Olivia Wilde, che torna in sala col suo nuovo The Invite - Il piacere è tutto nostro

  • Rush 
  • Lei
  • La rivincita delle sfigate 
  • Richard Jewell 
  • Babylon

Rush (2013)

Partecipazione effervescente e carismatica ad uno dei migliori film diretti da Ron Howard, e probabilmente il miglior film sulla Formula 1 insieme a F1 con Brad Pitt. Rush racconta del duello vibrante e drammatico tra James Hunt e Niki Lauda nel 1976: Chris Hemsworth e Daniel Brühl si sfidano a colpi di bravura, con una finale al cardiopalma e momenti di cinema tanto spettacolare quanto di spessore emotivo. Peccato il botteghino non abbia premiato questo biopic esemplare, ritmato al punto giusto, intelligente e con un’anima profonda. La Wilde funziona davvero molto bene, ottima prova al fianco dei protagonisti. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

Lei (2013)

Altro ruolo di supporto in uno di quei lungometraggi che ti entrano sotto la pelle, per la sensibilità e la precisione con cui raccontano psicologie, rapporti umani, dolcezza del sentimento. Un Joaquin Phoenix in quella che secondo noi è la sua miglior interpretazione duetta con la voce suadente di Scarlett Johansson. Spike Jonze dirige Lei con una prova di regia incredibile, sofisticata e insieme caldissima. Oscar per la miglior sceneggiatura originale per un film vibrante, che ti avvolge e ti coccola. Una delle migliori storie d’amore della storia del cinema, senza alcun dubbio. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

La rivincita delle sfigate (2019)

Esordio dietro la macchina da presa per Olivia Wilde che affida a Kaitlyn Dever e Beanie Feldstein i due ruoli principali in una commedia giovanile freschissima, ricca di trovate, con dialoghi effervescenti e interpretazioni azzeccate. nel cast anche Molly Gordon, Jason Sudeikis, Lisa Kudrow. La rivincita delle sfigate (tremendo titolo italiano!) rivela il talento e la lucidità della sua autrice. Momenti di cinema irriverente e divertentissimo mescolati con altri invece intimisti e toccanti. Uno degli esordi meglio orchestrati di quell’anno. Poteva scapparci la nomination all’Oscar per la sceneggiatura originale, l’avrebbe meritata. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Richard Jewell (2019)

Nel ruolo della giornalista che non si ferma davanti a nulla per ottenere lo scoop, la Wilde offre a Clint Eastwood una prova arcigna e feroce. Biopic che racconta in filigrana la solitudine dell'individuo quando il sistema si schiera contro di lui, Richard Jewell vede protagonista un bravissimo Paul Walter Hauser, affiancato da Sam Rockwell in grande forma, poi Kathy Bates, Jon Hamm, Nina Arianda. Uno dei lungometraggi maggiormente sottovalutati di Eastwood negli ultimi tempi, una riflessione profonda e sentita su un tema da lui esplorato a lungo nei decenni. Film autunnale e doloroso, da vedere con il cuore in gola. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, TIMVision,  Amazon Prime Video.

Babylon (2022)

Chiudiamo con un altro ruolo di supporto, una partecipazione vibrante e uno dei prodotti più scatenati e liberi dei nostri tempi. Dentro Babylon Damien Chazelle mette davvero tutto, rendendo omaggio alla Hollywood tronfia ed elettrizzante di inizio secolo. Margot Robbie è portentosa, Brad Pitt lucido e tragico, e fanno di questo film un esempio perfetto di come il cinema possa, anzi debba trasgredire alle regole, imposte dagli algoritmi. Opera straripante, disequilibrata, certo, ma anche vitale e piena di energia positiva. Uno di quei titoli che si ama oppure si odia senza riserve. Noi, anche se a denti stretti, lo abbiamo amato. Disponibile su  Apple Itunes, TIMVision.



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