Cinema Studi
venerdì 13 febbraio 2026
Domani interrogo: Anna Ferzetti in una clip del film che vi presentiamo in anteprima esclusiva
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Dispacci dalla Berlinale 2026: si parte con Afghanistan, femminismo e Talebani
Nonostante quel che diceva Adolfo Celi al povero Alessandro Haber, ovvero che “Non si deve mai andare in Germania”, siamo di nuovo qui (o lì, per voi) per una nuova edizione della Berlinale (che forse, prendendo esempio da Emerald Fennell, di qui in avanti chiamerò “Berlinale”, con le virgolette, perché di questo festival un tempo glorioso darò una lettura inevitabilmente personale).
Se questo incipit vi pare poco entusiasta, sappiate che nel viaggiare in Germania ci sono anche i lati positivi. Per esempio, per andare da Roma Termini all’aeroporto di Fiumicino con il trenino espresso ho speso 14 euro, mentre una volta atterrato, l’analogo mezzo di trasporto che mi ha condotto dall’aeroporto di Berlino Brandeburgo alla centralissima Potsdamer Platz è costato soli 4,50 euro.
Una Berlinale che deve ritrovare smalto
La “Berlinale”, dicevamo. Se Berlino non è più la città di una volta, se anche qui i prezzi salgono, la crisi si fa sentire, e la voglia di uscire, fare, divertirsi appare meno ardente di una volta, il festival che qui si svolge - uno dei maggiori sul piano internazionale, considerato uno di quelli di fascia A - sembra un po’ involuto.
Già da qualche anno questioni legate alla promozione e allo spostamento della data degli Oscar aveva reso quello di Berlino un festival poco interessante per gli americani, ma mai come in questo 2026 la loro presenza è addirittura marginale. E se da sempre la Berlinale è stata un festival dove l’aspetto politico dei film contava più che altrove, con le rivoluzioni e le battaglie culturali degli ultimi anni (dal #MeToo al Woke, passando per l’esplosione delle questioni legate alla galassia LGBTQ+, in una città che di quella galassia è l’epicentro europeo) la cosa si è accentuata ulteriormente. Non che ci sia nulla di male, intendiamoci: è una dinamica che si vede anche altrove, e questo è un bene; il problema nasce se e quando i film vengono scelti in base alle etichette radicali e progressiste che ci si possono appiccicare sopra e non in base alla loro effettiva qualità.
Se Carlo Chatrian, che a Berlino ha lavorato come direttore in un quadriennio complicato come quello che è andato dal 2020 della pandemia al 2024, ha cercato con la sua competenza e il suo sguardo di contenere una visione ultra-politica (e le sue ultime due edizioni sono state davvero buone), da quando direttrice artistica è Tricia Tuttle le cose non è che stiano andando benissimo: l’edizione 2025 è stata davvero deludente, e non è che sulla carta questa 2026 si presenti meglio (senza contare che il cinema italiano, per Tricia Tuttle, sembra non esistere, a dispetto dell’asse Meloni-Merz).
Scorrendo il programma ci si accorge subito, per esempio, che a mancare sono i nomi, gli autori e i titoli di primo piano sia cinefili che glamour che - piaccia o meno - sono indispensabili oggi a un festival internazionale della dimensione di Berlino; ha fatto sorridere alcuni addetti ai lavori un comunicato stampa un po’ magniloquente che evidenziava la presenza delle star al Festival, lì dove i nomi elencati erano quelli di Sean Baker (che peraltro è qui con un corto), Chloé Zhao (che terrà un incontro ma non presenta film), Pamela Anderson, Ethan Hawke, Sophie Okonedo, Bella Ramsey, Callum Turner, John Turturro e Sandra Hüller: tutti singolarmente bravissimi e apprezzabili, per carità, ma non esattamente quel che oggi i giornali mettono in pagina. Abbondano, invece, titoli e autori poco noti o sconosciuti, film terzomondisti, anti-colonialisti, a tema queer, diretti da donne e autori non binari. Speriamo oltre al tema ci sia di più, parafrasando una canzone che - a proposito - tentava goffamente di essere femminista.
No Good Men, il film d'apertura
Ma quel che fa capire più di ogni altra cosa l’aria che tira a Berlino è stata la scelta del film di apertura. Il film di apertura di un festival di solito è un titolo di grande richiamo, se non artistico almeno commerciale, vuoi per i temi, vuoi per i nomi coinvolti, vuoi per la capacità di parlare al pubblico almeno quanto agli addetti ai lavori. Ecco, la “Berlinale” 2026 ha deciso di aprire con No Good Men, terzo film di una regista afghana di nome Shahrbanoo Sadat, che sì è stata due volte alla Quinzaine di Cannes coi suoi primi due film, ma che insomma non è esattamente un nome noto. Ma evidentemente, siccome nel film si parla di donne, di Afghanistan e di Talebani, Tricia Tuttle – che l’anno scorso aveva aperto il festival con l’osceno (da più punti di vista) Das Licht di Tom Tykwer - va bene così.
Ma com’è No Good Men, presentato fuori concorso nella sezione Berlinale Special e di cosa parla?
Parla di una donna di nome Naru (interpretata dalla stessa regista) che lavora come operatrice nel canale tv Kabul News. Siamo nell’Afghanistan del 2021, i Talebani stanno alzando la testa, gli americani stanno per andare via. Il film inizia come un’amara commedia sul ruolo della donna nella società afghana, con Naru - convinta appunto, non certo a torto, che nel suo paese non esistano maschi buoni - che da un lato lotta per i suoi diritti e per il cambiamento della società dall’altro fa professionalmente passi avanti perché lei riesce a intervistare le donne e i colleghi maschi invece no. Poi si tramuta in una sorta di rom-com con una quasi storia d’amore tra lei e il giornalista più in vista del canale, che si dimostrerà, pur con i suoi difetti, l’unico maschio buono nella vita di Naru. E poi va finire nel dramma con l’arrivo dei Talebani nella capitale e la fuga precipitosa dei protagonisti verso l’aeroporto come in Un anno vissuto pericolosamente.
Un po’ cinema vérité, un po’ cinema ingenuo, un po’ cinema goffo nel tentativo di strutturare una sorta di parodica struttura hollywoodiana, No Good Men ha molti limiti, ma tutto sommato è meno peggio di quanto le premesse lasciassero supporre: dove per premesse intendo che, prima della proiezione per la stampa, tra i critici presenti girava con preoccupazione una voce: “’sto film l’hanno rifiutato tutti gli altri festival prima di arrivare qui”.
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giovedì 12 febbraio 2026
Box Office Italia di ieri: ecco i 10 Film più visti al Cinema Mercoledì 11 Febbraio
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Cime Tempestose: nella brughiera inglese soffia il vento della passione per Margot Robbie e Jacob Elordi
Che la storia d'amore tra Catherine Earnshaw e Heathcliff di "Cime Tempestose" sia la più bella, la più impetuosa, la più distruttiva e la più struggente della letteratura inglese ottocentesca appare fuori questione, nonostante la spietata concorrenza di "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen e "Jane Eyre" di Charlotte Brontë, romanzi saccheggiati dal cinema tanto quanto l'unica opera in prosa della poetessa Emily Brontë, scomparsa prematuramente a soli 30 anni. Trasformato nel 1939 in un film in bianco e nero con Laurence Olivier e Merle Oberon e nel 2009 in una serie tv con Tom Hardy, per citare solo alcune trasposizioni, il libro che all'indomani della sua pubblicazione fece scandalo e disorientò i lettori per la sua struttura a matrioska, rivive in tutta la sua potenza e nella sua carica eversiva nel film di Emerald Fennell che arriva in sala oggi. Il suo Cime Tempestose cambia un po’ la trama originale per concentrarsi sui due protagonisti, ma non tradisce lo spirito del romanzo, rendendo la passione tra Cathy e il trovatello Heathcliff feroce come le raffiche di vento che fanno di Wuthering Heights un luogo inospitale. La regista, inoltre, addomestica il libro alla sua visione e al ricordo di quando, appena quattordicenne, ebbe la fortuna di leggerlo e ne fu stregata. Il risultato è un melodramma romantico e tragico che parla ai cinque sensi e che seduce lo spettatore attraverso il gioco degli attori, i costumi, le scenografie e la sublime fotografia di Linus Sandgren, che girando in pellicola ha reso Cime tempestose pittorico e insieme viscerale, oltre che il film perfetto per San Valentino, un San Valentino in compagnia di Margot Robbie e Jacob Elordi.
Cime Tempestose: la trama e il trailer
Nella brughiera del nord dello Yorkshire, nella tenuta di Wuthering Heights, la piccola Cathy vive con il padre e la governante Nelly. Un giorno l'uomo torna a casa con un orfano, un bambino a cui viene dato il nome di Heathcliff e che diventa l'amico del cuore e il compagno di giochi di Catherine. Passano gli anni e tra Cathy e Heathcliff nasce l'amore, ma la ragazza, che è ambiziosa e desidera una vita da gran dama, accetta la proposta di matrimonio del ricco vicino di casa Edgar Linton. Heathcliff, addolorato, lascia Wuthering Heights. Quando riappare tre anni dopo, fra lui e Cathy si scatena una passione accecante destinata ad avere conseguenze distruttive.
La Cathy di Margot Robbie e l'Heathcliff di Jacob Elordi
Nel creare la sua Catherine Earnshaw e il suo Heathcliff, Emerald Fennell si è presa qualche licenza poetica, com'è normale che sia per un film che si rivolge a un pubblico contemporaneo. Se nel romanzo di Emily Brontë i due personaggi principali si scoprono innamorati intorno ai 17 anni, nel film sono più grandi e vivono un erotismo più adulto e disinibito, e anche se Cathy è una prima donna capricciosa, volubile e vendicativa, appare piuttosto distante dalla sadica manipolatrice del romanzo. Per quanto minaccioso come un animale ferito, anche Heathcliff è meno terribile e malvagio del suo originale letterario, che spinge il fratello di Cathy verso l'alcolismo, portandolo così alla morte. Per la regista, Heathcliff è l'archetipo dell'eroe byroniano, e anche se sta sulla difensiva ed è spesso arrabbiato e crudele, è impossibile non soccombere al suo fascino, anche perché Jacob Elordi è riuscito nel miracolo di renderlo vulnerabile, comunicando a chi guarda tenerezza, profondità emotiva e solitudine. Emerald Fennell ha scritto la sceneggiatura di Cime Tempestose pensando a lui, così simile all'illustrazione di Heathcliff sulla copertina del libro che aveva divorato da adolescente.
Catherine, dal canto suo, non poteva essere interpretata che da un'attrice bella e nello stesso tempo pericolosamente carismatica, e per Emerald Fennell Margot Robbie era perfetta perché "sensibile, birichina, intelligente e potente".
Il mondo di Cime Tempestose
La messa in scena di Cime Tempestose rende giustizia all’ossessione per i dettagli di Emerald Fennell, che desiderava che in tutte le scene del film fosse presente il cosiddetto "fattore brivido". Ogni luogo, ogni elemento scenografico e ogni costume è stato pensato, da lei e dai suoi collaboratori, con lo scopo di provocare una reazione non soltanto emotiva ma anche fisica nello spettatore. La regista ha deciso prima di tutto di girare un film vecchio stile, che permettesse di controllare la luce e progettare le inquadrature fin dal principio. L’imperativo categorico di Cime Tempestose era andare a girare proprio nelle brughiere nebbiose dello Yorkshire, che infatti hanno ospitato gli esterni. "Ogni cosa è stata creata a mano da artisti e artigiani di talento" - ha raccontato Jacob Elordi. "Ricordo la prima volta che ho visto il set di Wuthering Heights, con un arco gigantesco, macchie di sangue animale e rocce che sporgevano ovunque, uno strano albero rosso sullo sfondo e una carrozza trainata da cavalli che si muovevano sul set. Era tutto assolutamente autentico".
Completamente diverso il set di Thrushcross Grange, che doveva assomigliare a una specie di Oz, a una gigantesca wunderkammer. Ogni singola stanza della nuova casa di Cathy doveva essere di un colore diverso, fra tromp l'oeil, tavole imbandite, gocce argentate e cristalli alle pareti e sculture di foggia insolita. La camera da letto Catherine, nota come The Skin Room, doveva invece avere qualcosa di inquietante, molto inquietante, prefigurando ciò che accade alla fine del film. La scenografa Suzie Davies ha deciso di realizzarla in tessuto imbottito rivestito di lattice stampato con scansioni della pelle reale di Margot Robbie.
E che dire dei costumi se non che sono da Oscar? Per la splendida Margot sono stati confezionati 30 abiti su misura, tutti creati da Jacqueline Durran, che è la costumista di Barbie, Anna Karenina e Piccole Donne. Realizzati a mano e limitati a una tavolozza di 3 colori (bianco, nero e rosso), gli abiti della Robbie esprimono gli stati d'animo del personaggio, che occupa prepotentemente lo spazio ed è il fulcro di ogni stanza in cui si trova.
Al cinema dal 12 febbraio, distribuito da Warner Bros. Pictures e sceneggiato dalla stessa Emerald Fennell, Cime Tempestose è interpretato anche da Owen Cooper, Hong Chau, Alison Oliver, Shazad Latif.
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mercoledì 11 febbraio 2026
5 film in streaming di Paul Dano, protagonista de Il mago del Cremlino - Le origini di Putin
Non sarà l’attore preferito di Quentin Tarantino, ma se in carriera ha recitato per altri autori come Paul Thomas Anderson, Steven Spielberg e Denis Villeneuve, Paul Dano delle qualità come interprete deve pur averle. E come regista ha realizzato un film che è davvero una piccola grande esplorazione dei rapporti familiari. Dal momento che torna nelle sale italiane questa settimana con Il mago del Cremlino - Le origini di Putin, vogliamo dedicare proprio a Danno gli odierni cinque film in streaming. Buona lettura.
Cinque film in streaming interpretati da Paul Dano, protagonista de Il mago del Cremlino - Le origini di Putin
- Little Miss Sunshine
- Il petroliere
- Prisoners
- The Fabelmans
- Wildlife
Little Miss Sunshine (2006)
Partiamo con il film di culto che regala il primo ruolo di rilievo a Paul Dano, il quale recita come membro della follia della famiglia composta da Greg Kinnear, Toni Collette, Steve Carell, Alan Arkin e una giovanissima Abigail Breslin. Little Miss Sunshine è un road-movie che esplora tra dramma e commedia cosa significhi essere una famiglia. Spiritoso, inventivo, dolcissimo e iconoclasta. Arriva la nomination all’Oscar per il miglior film e le statuette per la miglior sceneggiatura originale e l’attore non protagonista, l’eterno Arkin. Un road-movie del cuore per ridere e parteggiare per questa Famiglia Addams contemporanea. Pieno di passione. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Disney +.
Il petroliere (2007)
La performance tanto sotto l’occhio dei riflettori in questi giorni è contenuta in uno dei grandi film del nostro tempo. Daniel Day-Lewis padroneggia Il petroliere con una performance violenta, istrionica, a tratti davvero devastante. Dano gli fa da contraltare secondo noi efficace. Il resto lo fa Paul Thomas Anderson con una messa in scena di quelle che si ricordano a lungo, anzi per sempre. Oscar per il miglior attore (come poteva non essere) e la fotografia, nomination per film, regia e adattamento. Una delle più potenti trasposizioni cinematografiche del nuovo millennio. Leggendario. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, Paramount +.
Prisoners (2013)
Altra collaborazione eccellente per un thriller psicologico a cui partecipano anche Hugh Jackman, un Jake Gyllenhaal pazzesco, Viola Davis, Maria Bello e molti altri. Denis Villeneuve con l’aiuto di un maestro della fotografia come Roger Deakins costruiscono un puzzle visivo che perfettamente si incastona nella trama di genere. Il risultato è un film asfissiante, in alcuni momenti davvero disperato. Prisoners arriva al cuore dello spettatore perché propone personaggi e situazioni al limite, e lo fa adoperando una forma cinematografica d’eccezione. Film di qualità altissima, un titolo assolutamente da non perdere. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.
The Fabelmans (2022)
Nel ruolo del padre del giovane protagonista alter-ego di Steven Spielberg stesso, Dano regala al cineasta una prova composta e preziosa, perno solido del nucleo familiare attorno al quale ruota la performance istrionica di Michelle Williams. The Fabelmans è un biopic del cuore più che ancorato veramente alla realtà, ma ci regala una visione commovente dell’amore per il cinema del grande Steven. Judd Hirsch e il cameo finale di David Lynch nel ruolo di John Ford sono impagabili. Svariate nomination all’Oscar per un film ispirato. Non il meglio di Spielberg però, forse troppo vicino alla storia per risultare davvero straziante. Disponibile su Google Play, Infinity +, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW.
Wildlife (2018)
Chiudiamo con il film che Danno ha diretto sfruttando meravigliosamente le doti di attori talentuosi come Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan, un magnifico Bill Camp a supporto. Scritto insieme a Zoe Kazan e ispirato dal libro di Richard Ford, Wildlife è un dramma familiare corposo, ricco di personaggi potenti e sottili, di momenti di cinema magnificamente incorniciati dalla messa in scena. Impossibile non partecipare al dolore di vivere dei due personaggi principali, marito e moglie che si distanziano perché purtroppo questo la vita ti porta addosso. Verissimo e curato nei minimi particolari. Una perla rara da riscoprire senza alcuna esitazione. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.
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Good Boy: in anteprima esclusiva il trailer italiano di uno dei film più apprezzati dell'anno, al cinema dal 6 marzo
Alla Festa del cinema di Roma, quest'anno, erano presenti due film con lo stesso titolo, Good Boy, ma quello di cui vi parliamo adesso non ha niente a che vedere con cani che vedono spettri, ed è stato apprezzato all'unanimità, tanto che il suo giovane protagonista, Anson Boon, ha vinto il premio come miglior attore proprio alla Festa del cinema di Roma (foto in basso). Il cast del resto è uno dei punti di forza del film e comprende Stephen Graham, magnifico attore che ha vinto l'Emmy e il Golden Globe per il ruolo del padre nella serie Adolescence e Andrea Riseborough, candidata all'Oscar per To Leslie, una delle migliori interpreti del cinema britannico. A questo si aggiunge la regia del polacco Jan Komasa, che nel 2020 è stato anche lui candidato all'Oscar per il miglior film straniero col suo Corpus Christi, che era stato presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Si parla, anche qua, di famiglie, padri e figli, ma decisamente in tono più thriller e satirico che in altri film o serie tv. Intanto, nell'attesa del suo arrivo al cinema il 6 marzo, eccovi in anteprima esclusiva il trailer di Good Boy.
Good Boy: una storia paradossale e dark
Good Boy è un thriller intenso e inquietante, una fiaba dark che solleva domande scomode sulla libertà, i pericoli della cura e le scelte che definiscono chi siamo. Questa è la trama: "Tommy (Boon), teppista diciannovenne, vive una vita di droga, feste e violenza. Dopo una notte di baldoria sfrenata con i suoi amici, si separa dal gruppo e viene rapito da una figura misteriosa. Sebbene non sia estraneo alla violenza, resta inorridito quando si risveglia con una catena al collo nel seminterrato della casa isolata della ricca famiglia di Chris (Graham), di sua moglie Kathryn (Riseborough) e del loro giovane figlio Jonathan (Kit Rakusen). Il rapimento fa parte del disegno di questa strana famiglia che vuole trasformare Tommy in un “bravo ragazzo”. Sottoposto a una riabilitazione forzata mentre è intrappolato in una famiglia disfunzionale, Tommy deve scegliere tra compiacere i suoi implacabili aguzzini o cercare di fuggire a tutti i costi". Parlando dell'idea per il film il regista Jan Komasa ha raccontato:
Good Boy è nato da un'idea che non riuscivo a togliermi dalla testa: in un mondo affamato di attenzione, la libertà è ancora desiderabile se nessuno ti vede? Sceglieremmo l’autonomia in solitudine o preferiremmo rinunciare alla libertà per il conforto di cure costanti? Lavorando con Stephen Graham, Andrea Riseborough e Anson Boon, ho voluto esplorare la sottile linea di demarcazione tra amore e tirannia, silenzio e violenza, il tutto intriso di un senso dell'umorismo nero britannico e polacco senza compromessi, che aleggia provocatoriamente nella zona grigia della moralità.
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Box Office Italia di ieri: ecco i 10 Film più visti al Cinema Martedì 10 Febbraio
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