domenica 26 aprile 2026

Incidente per Bob Odenkirk in Normal: ecco la scena che l'attore ha voluto salvare

Non è tutta finzione quella che appare sullo schermo: lo sa bene Bob Odenkirk, che durante le riprese di Normal è caduto ben due volte e alla fine ha deciso di conservare quella caduta come effetto di scena, proponendola nel montaggio finale. Questo significa che quando vedrete Normal non dovrete stupirvi più di tanto, perché quella caduta è avvenuta davvero ed è stata poi salvata e aggiunta al montaggio per volere dell’attore protagonista.

Bob Odenkirk è caduto durante le riprese di Normal e ha inserito quelle scene nel film

Bob Odenkirk vuole che i suoi fan sappiano che la sua caduta per terra è vera in Normal. A dirla tutta, l’attore è caduto due volte durante le riprese del film d’azione in questione, ma non ha riportato danni. Anzi, agli occhi dell’attore avevano persino un fascino e per questo sono state poi incluse nel film.Ci sono delle scelte e delle gag davvero divertenti, e in entrambi i casi cado. E sono proprio io che cado. Non è stato scritto nella sceneggiatura, è successo che il vero Bob Odenkirk scivola su un pavimento bagnato e su uno unto. Abbiamo deciso di tenerle, perché mi piace interpretare eroi d’azione vulnerabili, che cadono, che si fanno male e si indeboliscono mentre combattono, ma devono superare questa debolezza per vincere la battaglia”, ha raccontato a People.

In Normal, l’attore interpreta il ruolo di sceriffo in carica in una piccola cittadina del Midwest: il suo nome è Ulysses. L’azione chiama nel momento in cui una banda criminale prende di mira la banca cittadina portando alla luce dei segreti pericolosi che il sindaco e altri avevano ben nascosto allo sceriffo. In merito alle cadute davanti alla telecamera, la star di Io sono nessuno ha ammesso: “È molto divertente. Non voglio farmi male, ma la verità è che non mi sono mai fatto male davvero facendo combattimenti acrobatici. Mi sono fatto male in programmi in cui non facevo combattimenti acrobatici. È strano, ma ovviamente, quando fai combattimenti acrobatici, ti alleni e ti riscaldi ogni giorno, tutto il giorno, quindi tendi a non farti male. Ti fai male quando non ti riscaldi a sufficienza”. Nel cast di Normal figurano anche Lena Headey, Jess McLeod, Ryan Allen, Billy MacLellan, Brendan Fletcher e Reena Jolly.



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Chi è Clayface? Origini e poteri del mostro di argilla del DCU (e il legame con Batman)

Il trailer di Clayface ha finalmente offerto un primo sguardo a uno dei personaggi più improbabili dell’universo DC ad aver ottenuto un film tutto suo. Per i fan di lunga data ci sono già molti riferimenti riconoscibili, dagli archi narrativi dei fumetti fino a serie cult come Batman: The Animated Series. Per un pubblico più casual, però, potrebbe non essere immediatamente chiaro che il protagonista non è soltanto “un mostro di fango”, bensì uno dei villain più complessi e drammatici del mondo di Batman. Con la sceneggiatura firmata da Mike Flanagan e la regia di James Watkins, il film sembra puntare su atmosfere da body horror, ma questa è solo la superficie. Clayface è infatti un personaggio con una lunga storia nel mondo DC, e conoscerne le origini rende l’esperienza ancora più interessante.

Chi è Clayface? Le sue origini nei fumetti DC

La prima cosa fondamentale da sapere è che Clayface non è un unico personaggio. Nel corso della storia editoriale DC, questo nome è stato utilizzato da almeno otto personaggi diversi, a partire dal 1940. Il primo e più celebre è Basil Karlo, un attore di serie B in declino che impazzisce e inizia a commettere omicidi seriali con le sembianze del villain che aveva interpretato in uno dei suoi vecchi film, proprio chiamato Clayface. Sarà Batman a fermarlo.

Successivamente arriva Matt Hagen, introdotto nel 1961: probabilmente la versione più vicina all’immaginario popolare del personaggio. Hagen è un cercatore d'oro che scopre in una grotta una sostanza protoplasmatica radioattiva. Dopo esservi caduto dentro, si trasforma in una creatura di argilla vivente capace di mutare forma a piacimento. Un’altra versione importante è Preston Payne, scienziato degli S.T.A.R. Labs che, nel tentativo di curare una rara malattia, utilizza un campione del sangue di Hagen. L’esperimento però fallisce, destabilizzando il suo corpo e trasformandolo in una creatura instabile e corrosiva.

I poteri di Clayface

I poteri del personaggio sono tra i più inquietanti e affascinanti dell’universo DC. Clayface può modellare completamente il proprio corpo, assumendo praticamente qualsiasi aspetto: può cambiare volto, imitare altre persone, alterare la propria massa fisica e persino trasformare parti del corpo in armi. È proprio questa capacità di mutare identità a renderlo uno dei nemici più pericolosi di Batman, perché non è mai semplice capire chi sia davvero. Nel nuovo film, il personaggio sembra un mix delle tre versioni sopracitate, con qualche influenza della serie animata.

Clayface seguirà Matt Hagen (Tom Rhys Harries), un attore emergente il cui volto viene sfigurato da un gangster. Nel disperato tentativo di rimediare, si affida a un trattamento sperimentale che lo trasforma gradualmente in un mostro d’argilla. Anche se il film propone una sua interpretazione del personaggio, ci sono indubbiamente elementi tratti dalle storie di Boris Karlo, Matt Hagen e Preston Payne. La speranza è che i punti di forza di ciascuna versione confluiscano in un nuovo e avvincente villain.

Clayface è nello stesso universo di Superman?

Altra importante cosa da sapere: Clayface è da sempre uno degli antagonisti più iconici di Batman. Anche se il film si presenta come una origin story autonoma, il personaggio nasce e si sviluppa storicamente all’interno dell’universo del Cavaliere Oscuro. I DC Studios, almeno per ora, hanno minimizzato la possibilità di vedere Batman nel film, ma è evidente che l’intera storia sia pensata come la nascita di uno dei suoi futuri nemici. In questo senso la pellicola segue un’impostazione simile a Joker con Joaquin Phoenix: raccontare l’origine del villain senza mostrare necessariamente l’eroe.

Terza informazione fondamentale: sì, il film è ambientato nello stesso DCU del nuovo Superman. Questo significa che, nonostante il tono horror, Clayface coesiste nello stesso universo narrativo di Superman, Supergirl e della serie Lanterns. Quindi, in futuro, il personaggio potrebbe incrociare direttamente altri grandi eroi DC.

La versione più amata: la serie animata

Ultima cosa di cui prendere nota: per molti fan, la versione definitiva di Clayface resta quella di Batman: The Animated Series. La serie ha infatti fuso elementi di Basil Karlo e Matt Hagen, creando la versione più tragica e memorabile del personaggio: un attore sfigurato che usa una crema sperimentale per il viso chiamata "Renuyu" per mantenere il suo bell'aspetto, fino alla trasformazione definitiva nel mostro. Viene poi costretto dal suo fornitore, lo spietato industriale Roland Daggett, a usare l'unguento per impersonare Bruce Wayne e attirare Lucius Fox in un'imboscata. Dopo, Hagen cerca di rubare un'enorme quantità di Renuyu per liberarsi di Daggett, ma viene catturato e annegato nella sostanza, che trasforma il suo corpo in una massa di argilla che può modellare a piacimento. È molto probabile che il nuovo film prenda ispirazione proprio da questa incarnazione, amatissima dal pubblico.



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sabato 25 aprile 2026

Masters of the Universe, tra fedeltà e rivoluzione: come il look di He-Man sarà diverso secondo il regista

Non manca molto al debutto di Masters of the Universe, film live action ispirato ai personaggi del franchise Mattel e con protagonista He-Man, interpretato questa volta da Nicholas Galitzine. Con una data d’uscita italiana fissata per il 4 giugno 2026, Masters of the Universe sta per rilanciare personaggi già noti al pubblico. Il protagonista è il principe Adam, spedito sulla Terra per salvarsi dalla distruzione ma separatosi dalla sua Spada del Potere. Vent’anni dopo, una volta ritrovata la sua Spada, Adam è diretto di nuovo su Eternia per aiutare la sua gente a difendersi dal perfido Skeletor. Ma quanto il film live action è fedele alla serie d’animazione?

Masters of the Universe, il regista spiega in che modo lo stile del live action ha dovuto prendere le distanze dalla serie d’animazione per He-Man

Presentato in anteprima al CinemaCon 2026, Masters of the Universe presenta delle somiglianze innegabili con la serie d’animazione, ma al tempo stesso offre anche una differenza sostanziale affrontata proprio dal regista Travis Knight. Ai microfoni di ComicBook, il regista ha affrontato ad esempio i look dei personaggi nel live action: “In generale, dicevo sempre ai ragazzi che, ogni volta che ci trovavamo a un bivio, dovevamo tornare alle origini. Anche se ci prendiamo delle libertà per alcune cose e vogliamo dare un aspetto moderno e cinematografico, ci siamo sempre rifatti al cartone animato. Quindi ci sono molti riferimenti, la palette di colori, in realtà, quando Adam si trasforma per la prima volta, vediamo lo spirito di Grayskull proprio dietro di lui. È un momento fugace, ma c'è. E penso che questo livello di devozione al materiale originale sia qualcosa che troverete in tutto il film”.

Ragionando però su una grande differenza rispetto alla serie d’animazione, il regista ha affrontato il look di He-Man: “In alcuni casi, siamo stati piuttosto fedeli a quegli elementi. In altri casi, non aveva molto senso per il design complessivo che stavamo dando al film. Ad esempio, con He-Man, c'è stato un acceso dibattito nel reparto artistico, nel team di scenografia, nel reparto costumi, del tipo: possiamo davvero avere un tizio con pantaloncini e stivali pelosi? E non potevamo farlo. Ci ​​abbiamo pensato un attimo, ma poi abbiamo esplorato l'idea di andare in un'altra direzione. E poi c'è stato un momento in cui indossava dei pantaloni di pelle e sembrava Jim Morrison. Alla fine, siamo approdati a qualcosa che richiamava il costume originale di He-Man, ma lo ha anche portato in un'era moderna. Quindi ha una specie di gonna da gladiatore al posto dei pantaloni pelosi. La silhouette è la stessa, ma con una prospettiva diversa”.



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Il Diavolo Veste Prada 2, intervista al regista David Frankel: "Amo pensare che Miranda e Andy lavoreranno sempre insieme"

Era il 2006 quando Il Diavolo veste Prada ha conquistato le sale internazionali per ammaliare centinaia di migliaia di fashion victim nonché i fan della divina Meryl Streep, qui alle prese con un personaggio destinato a entrare nel mito: per la voce flautata, i cappotti abbandonati di proposito sulle scrivanie delle assistenti e un incredibile buon gusto in fatto di outfit per ogni possibile occasione. Ci sono voluti 20 anni e un'ottima sceneggiatura per convincere il cast originale a tornare per un secondo film, ma il miracolo è stato fatto, ed ecco che, come d'incanto, l'implacabile direttrice della rivista di moda Runway, il suo braccio destro Nigel e la ex "Emily" Andy Sachs sono tornati, e dal 30 aprile li rivedremo ne Il Diavolo Veste Prada 2, che arriva nelle nostre distribuito da 20th Century Studios e diretto da David Frankel, a cui dobbiamo anche del primo film. Lo abbiamo intervistato quando Il Diavolo veste Prada è stato presentato al Festival di Venezia e lo abbiamo ritrovato ieri pomeriggio, quando ha incontrato la stampa per parlare dei i temi del nuovo film e del lavoro con gli attori. Il regista ha subito ammesso di sentirsi sotto pressione ora che il debutto del sequel è vicinissimo: "Il pubblico si aspetta molto da questo secondo film e, quando abbiamo cominciato a girare, ero spaventatissimo all'idea di deludere i fan. Il primo giorno di riprese è stato miracoloso, perché non appena Meryl ha indossato la sua parrucca bianca e i suoi incredibili vestiti, è immediatamente diventata Miranda Priestley. Inoltre si è dimostrata particolarmente gentile con la troupe e con gli altri attori, mentre durante la lavorazione del primo film aveva mantenuto le distanze con tutti, specialmente con Anne Hathaway ed Emily Blunt, perché voleva che si sentissero in soggezione proprio come accade ai loro personaggi quando si trovano in presenza di Miranda. L'atmosfera generale era insomma molto gioiosa".

Il Diavolo Veste Prada 2 comincia con la rivista Runway che sta attraversando un momento molto difficile. A salvarla, grazie a contenuti di notevole pregio, potrebbe essere Andy Sachs, che dopo una brillante carriera giornalistica si ritrova improvvisamente senza un lavoro. Il film parte dunque dalla crisi del giornalismo, o meglio della carta stampata, affossata dalla rete e dalle tecnologie avanguardistiche: "Ho l'impressione che siamo tutti condannati a pagare le conseguenze dell'incredibile sviluppo tecnologico di questi ultimi anni in cui tutto si sta digitalizzando. Presto verremo completamente travolti dallo tsunami dell'Intelligenza Artificiale ed è impossibile prevedere cosa accadrà in futuro. Mi sembra però che le nuovissime generazioni stiano tornando alla comunicazione e più in generale alle esperienze dal vivo, ad esempio vedere i film in sala. Comprano i vinili e sono più aperte nei confronti dell'altro, quindi lo sviluppo tecnologico potrebbe subire una battuta di arresto, anche se non ne sono poi così sicuro".

Nei 20 anni che ci separano dal primo film, il mondo è cambiato, e questo cambiamento influenza il rapporto fra Andy e Miranda, che più che mai hanno bisogno l'una dell'altra: "È interessante il fatto che debbano per forza lavorare insieme per salvare Runway e l’avvenire di entrambe. Questo film parla di sopravvivenza e dei sacrifici che sei costretto a fare per non soccombere professionalmente. Sia Andy che Miranda sono disposte a pagare il prezzo necessario a tenersi il lavoro: Andy facendo ciò che le garantisce di poter continuare a essere una giornalista e Miranda, ovviamente, cercando di tenere in vita Runway come rivista cartacea. Per fortuna la collaborazione tra le due donne si rivela felice, anche se Andy sente ancora quell'ansia che avvertono le persone che lavorano con Miranda, che sembra voler dire a tutti: 'Non siamo una squadra, non siamo soci, io resto il tuo capo'. Mi piace però pensare che in futuro Andy e Miranda lavoreranno sempre insieme".

La Miranda de Il Diavolo Veste Prada 2 è diversa dalla cinquantenne che abbiamo incontrato lustri or sono: "Certamente il personaggio è frutto della collaborazione fra me e Meryl, ma a crearlo è stata la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, quindi la Miranda di questo sequel è in realtà il frutto di un lavoro a tre. Ci siamo chiesti a lungo se Miranda dovesse essere sposata, felicemente sposata, perché la situazione matrimoniale del personaggio aveva avuto grande peso nel primo film. Un po’ sorprende vederla felice insieme al nuovo marito Stuart, ma questa sua felicità coniugale fa sì che a casa non avverta un senso di estraneità. Invece al lavoro si sente più vulnerabile di prima. Il budget è ridotto, si vendono meno copie della rivista e le pressioni del suo editore sono più insistenti. Miranda spera di ottenere una promozione che però fatica ad arrivare. Per queste ragioni appare probabilmente più insicura di com'era nel primo film, anche se resta una donna di potere che ama le sfide e le affronta al meglio".

Il Diavolo Veste Prada 2 non si limita a un'incursione nel mondo della moda. Il film si spinge oltre, esplorando contesti diversi seppur legati ancora una volta al potere, quel potere che, nel caso di Miranda, è esemplificato dagli outfit che sceglie, rigorosamente caratterizzati da linee pulite e tagli squadrati: "Era importante esplorare un contesto diverso, avere un nuovo approccio e raccontare una storia che fosse un po’ più complessa e che coinvolgesse maggiormente l'intero universo degli affari. Volevamo raccontare che cosa sta accadendo al mondo dei media in generale, e quindi la crisi della carta stampata, l’impero del digitale e la paura dell'Intelligenza Artificiale. La lavorazione di questo film è stata molto piacevole anche perché avevamo la sensazione che stavamo facendo qualcosa di utile".

Proprio come il primo film, Il Diavolo Veste Prada 2 doveva avere un andamento rapido, al passo con la frenesia delle nostre vite: "Volevamo che il film avesse un ritmo, e quindi un montaggio molto serrato. L'universo che racconta è pulsante di energia, e desideravamo che il pubblico la avvertisse. Andy si rende conto che il mondo di oggi è davvero impegnativo per le persone giovani. Andy ora è una donna di 40 anni, il che la rende molto diversa dalla Andy del primo film, ma ha lo stesso disperato bisogno di non perdere il lavoro e affronta le stesse difficoltà che si trovano di fronte tante persone giovani di oggi, che si domandano: 'Troverò un lavoro? Ci sarà ancora la possibilità di lavorare in futuro?’. Voi che siete nel mondo della comunicazione purtroppo queste cose le sapete bene".

Forse qualcuno ricorderà che David Frankel ha diretto anche diversi episodi di Sex and the City. Per questa ragione non potevamo non chiedergli una riflessione sulla città che non dorme mai: "New York è cambiata drammaticamente in questi 20 anni, è il mio posto preferito al mondo dove girare film, ogni strada sembra un set cinematografico e in più, mentre giravamo, c’erano centinaia di fan del primo film che ci guardavano. La città è un personaggio del film, ha una sua vita autonoma, e perfino nelle scene in interno volevo che si girasse davanti a una finestra in modo che fosse chiaro che la città faceva parte delle loro vite. Il film prende tantissima energia da New York, e credo che la cosa più bella di questa città sia che chi ci va ha l'impressione di sentirsi incredibilmente vivo".



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venerdì 24 aprile 2026

Michael, il primo giorno negli USA è record per un biopic musicale

Partenza notevole al boxoffice americano per Michael, il film di Antoine Fuqua con Jafaar Jackson che interpreta suo zio: è un record per i biopic musicali, ma ha battuto anche esordi di genere diverso.

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Michael, il biopic rimuove Diana Ross: Kat Graham spiega il motivo dietro le scene tagliate

Anche Kat Graham avrebbe dovuto prendere parte a Michael, il biopic dedicato all’ascesa di Michael Jackson in questo caso interpretato dall’esordiente Jaafar Jackson (nipote della pop star). Nel 2024 era stata confermata la sua partecipazione al film come interprete di Diana Ross ma, come constatato dai suoi fan, Kat Graham non è presente nel film. A fare chiarezza di recente è stata proprio l’attrice: tramite una storia Instagram, Kat Graham ha spiegato perché le sue scene sono state tagliate dal montaggio finale.

Michael, dov’è finita Kat Graham? L’attrice spiega perché non è nel biopic

Nel 2024, Variety aveva confermato il coinvolgimento di Kat Graham nel cast di Michael come interprete della leggendaria cantante delle Supremes. Purtroppo, però, Diana Ross non è mai apparsa in Michael e di conseguenza neppure Kat Graham. La star, nota per il suo contributo a The Vampire Diaries, ha voluto offrire una spiegazione ai fan che credevano di scovarla nel biopic e, tramite una storia Instagram, ha svelato perché le scene da lei girate non sono state incluse poi nella versione finale:

In vista dell'uscita del film su Michael Jackson il 24 aprile, desidero informarvi che alcune questioni legali hanno influenzato alcune scene, incluse quelle che ho girato con un cast straordinario. Purtroppo, quei momenti non fanno più parte del montaggio finale, sebbene la squadra abbia lavorato duramente per preservare il più possibile la storia.

La storia raccontata in Michael ripercorre l’ascesa di un’icona pop dapprima come membro dei Jackson 5 e poi successivamente come solista. Non è chiaro in che modo Diana Ross avrebbe potuto essere inserita nel biopic: la star, nel 1978, ha affiancato Michael Jackson nel film I’m Magic (The Wiz) basato sulla storia de Il meraviglioso mago di Oz. Se Diana Ross in questo caso è stata Dotorhy Gale, Michael Jackson invece ha interpretato lo Spaventapasseri. Diana Ross, a sua volta cantante, è stata artista della stessa casa discografica dei Jackson 5, la Motown Records, ed è stata proprio quest’ultima ad incaricare Diana Ross di presentare ufficialmente i Jackson 5 al mondo. Di fatto è stata un'influenza fondamentale nella vita di Michael Jackson.

Cosa ne sarà delle scene tagliate? Di recente, il regista Antoine Fuqua ha spiegato al New Yorker di aver preso in considerazione l’idea di utilizzare parte del materiale inutilizzato in Michael per un eventuale sequel. Come riferito da Screen Rant, in principio il progetto aveva una durata di oltre quattro ore, ma il regista è riuscito a ridurlo in modo significativo raggiungendo due ore e sette minuti. Di materiale inutilizzato, quindi, ne avrebbe a bizzeffe. Il film, del resto, si conclude con una porta aperta: “La sua storia continua”. Nel cast figurano anche Colman Domingo che interpreta il padre e manager di Michael, Joe, così come Nia Long che interpreta la madre Katherine e Miles Teller che interpreta l’avvocato John Branca. In Italia, il biopic è disponibile in sala dal 22 aprile 2026.



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giovedì 23 aprile 2026

Cambio di programma per La signora in giallo: ecco la nuova data d'uscita del reboot

Le indagini de La signora in giallo dovranno attendere più del previsto. Secondo quanto riferito di recente, l’adattamento cinematografico con protagonista Jamie Lee Curtis nelle abili vesti dell’investigatrice amatoriale Jessica Fletcher arriveranno con ritardo sul grande schermo.

Universal Pictures, in principio, aveva annunciato come data d’uscita il 22 dicembre 2027 nelle sale americane, ma avrebbe recentemente cambiato idea, posticipandone il debutto. A quando sul grande schermo?

La signora in giallo posticipa il suo debutto al cinema, forse per un buon motivo

Nato come reboot dell’amatissima Serie TV poliziesca con protagonista la compianta Angela Lansbury, La signora in giallo sta per tornare ma il pubblico dovrà pazientare ancora un po’ perché il debutto di Jamie Lee Curtis come Jessica Fletcher è stato posticipato. Universal Pictures avrebbe rimandato l’uscita, passando dal 22 dicembre 2027 al 4 febbraio 2028. Pochi mesi d’attesa, quindi, probabilmente per evitare uno scontro acceso al botteghino. Dicembre 2027, del resto, è un mese particolarmente delicato per le uscite cinematografiche, segnato soprattutto dal ritorno Marvel con Avengers: Secret Wars e anche dal nuovo capitolo ambientato nella Terra di Mezzo. Andy Serkis guiderà una nuova avventura de Il Signore degli Anelli intitolato Caccia a Gollum che riporterà i personaggi già noti e amati della trilogia originale nuovamente in azione per rintracciare Gollum.

E non è tutto: anche il sequel diretto di Una di famiglia, Nella casa dei segreti, ha ottenuto una finestra d’uscita per quel periodo e, considerato il successo riscosso dal precedente, potrebbe dare del filo da torcere al botteghino. Tutti e tre questi film hanno in comune la data d’uscita, fissata per il 17 dicembre 2027. La signora in giallo, inizialmente, aveva puntato alla settimana successiva, ma Universal Pictures ha pensato bene di attendere un altro po’ per il ritorno di Jessica Fletcher.

Come specifica Variety, gli Studios non hanno fornito un motivo ufficiale dietro lo slittamento. Quando La signora in giallo tornerà al cinema, avrà le fattezze di Jamie Lee Curtis alle prese con l’iconica scrittrice di gialli e investigatrice dilettante resa celebre ai tempi dall’interpretazione di Angela Lansbury, che l’ha interpretata nell’omonima serie tv originale. Su quale storia verterà il film al momento non è dato sapere. Ad occuparsi della regia del reboot è Jason Moore, mentre la sceneggiatura è opera di Lauren Schuker Blum e Rebecca Angelo. Phil Lord e Christopher Miller invece figurano come produttori.



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