venerdì 2 ottobre 2026

Dio Ride per Medicinema Italia: partecipa anche tu alle proiezioni speciali di raccolta fondi

Mercoledì 28 ottobre si svolgeranno a Roma e Milano le proiezioni speciali di raccolta fondi di Dio Ride, l'atteso nuovo film di Giovanni Veronesi, con protagonisti Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando, che arriverà nei cinema il 29 ottobre, PiperFilm.

Partecipando alle proiezioni speciali, potrai sostenere l'operato di Medicinema Italia, associazione No Profit che utilizza il cinema come forma complementare di cura negli ospedali, di cui Comingsoon.it è orgogliosa di essere media partner ufficiale.
L'appuntamento è dunque per mercoledì 28 ottobre alle ore 20 a Roma presso il Cinema Adriano (Piazza Cavour) e a Milano presso Notorious Cinemas Centro Sarca a Sesto San Giovanni (Viale Sarca).

Per assistere alle proiezioni speciali, basterà andare sul sito ufficiale di Medicinema Italia alla pagina https://www.medicinema-italia.org/dioride ed effettuare una donazione di € 10 a persona (i bambini fino ai 6 anni non pagano), entro e non oltre lunedì 26 ottobre
Entro 48 ore verrà inviata conferma della prenotazione. Senza prenotazione non si potrà accedere in sala. In alternativa è possibile fare una donazione tramite bonifico bancario a: MEDICINEMA ITALIA ETS – IBAN: IT47Y0200801760000102933164 – Causale: "Proiezione speciale DIO RIDE" indicando la città scelta e il numero di posti occorrenti.

Con il vostro prezioso contributo aiuterete Medicinema Italia a continuare il suo lavoro, portando supporto là dove c'è fragilità e necessità. Vi aspettiamo numerosi!

Dio Ride: la sinossi ufficiale e il trailer del nuovo film di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando

Nel cuore del ‘600 c’è un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui: è Frate Leopoldo da Casamacchia. Mentre la Chiesa predica in latino, Fra Leopoldo racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Parla di un Dio vicino agli uomini capace anche di ridere insieme a loro. Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque, mentre le chiese si svuotano. Quel clamore arriva fino a Roma e l’eco di quella voce ha un suono pericoloso per chi ormai governa attraverso la paura; il Papa decide di affidare il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani e di chi come lui è stato colto dal dubbio prendono direzioni inattese. Perché si può spegnere una voce ma non ciò che quella voce ha lasciato negli altri.

Cos'è Medicinema Italia

Medicinema Italia – Il cinema che cura è un’organizzazione non profit che utilizza la cineterapia a scopo riabilitativo. Nata nel 2013 ed ispirata a Medicinema UK, nata per la terapia di sollievo in ambiti pediatrici, è il l primo progetto a livello nazionale che utilizza il cinema e la cultura quali strumenti per il miglioramento della qualità della vita. Dal 2014 Medicinema, con il patrocinio del Ministero della Salute e quello di ANICA (Associazione Nazionale italiana distributori cinema e video), offre proiezioni a scopo terapeutico all’interno di ospedali e case di cura, in sale dedicate senza barriere. Realizza inoltre percorsi formativi per la prevenzione e l’assistenza alle persone fragili, alle famiglie e ai care giver di pazienti in cura. Medicinema Italia monitora e misura i benefici della cineterapia nei vari livelli e stadi della malattia e del disagio, soprattutto giovanile, con protocolli di ricerca finalizzati alla divulgazione scientifica delle nuove frontiere della medicina complementare di supporto psicologico alla sofferenza.
Medicinema Italia porta il cinema negli ospedali e nei luoghi di cura come intervento terapeutico. La visione di film sviluppa nei pazienti, attraverso un meccanismo emozionale e psicologico, un processo di benessere e normalizzazione della propria condizione. Gli studi e le ricerche effettuate affermano che la cineterapia non solo migliora la qualità della vita del malato ma può avere un ruolo rilevante sui tempi di guarigione.
L’Associazione è accreditata nei seguenti ospedali: Istituto G. Gaslini IRCCS; Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS; Grande Ospedale Metropolitano Niguarda; CTO Fatebenefratelli-Sacco. Medicinema Italia lavora inoltre con: Centro Clinico Nemo; Spazio Vita Niguarda; Casa Ronald, Fondazione per l’Infanzia Roland MC Donald; Hospice Pediatrico Azienda Ospedaliera Padova. Collabora con le seguenti Università per la misurazione clinica dei benefici indotti dalla cineterapia e dall’arte: Università Cattolica del Sacro Cuore; Università degli studi Milano-Bicocca; Università degli Studi di Pavia; Università degli studi di Padova.
Medicinema Italia in ambito socio-sanitario e sociale offre l’ulteriore esperienza dei laboratori creativi con utilizzo dell’arte e della produzione cinematografica, strutturati sui bisogni primari di intervento in ambito psichiatrico e neurologico. I laboratori di Medicinema sono stati sperimentati e monitorati in diversi ambiti clinici e socio-sanitari con risultati importanti sulla riduzione di ansia e stress e miglioramento psico-fisico ed attitudinale.

La foto in copertina è di Enrico De Luigi



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giovedì 1 ottobre 2026

Danny Boyle non solo conferma 28 anni dopo 3, ma fa una promessa ancora più grande

Il franchise lanciato con 28 giorni dopo da Danny Boyle è tornato di recente sul grande schermo coinvolgendo anche il protagonista del primo film: Jim è apparso brevemente in 28 anni dopo - Il tempio delle ossa, il secondo capitolo della nuova trilogia post-apocalittica diretto da Nia DaCosta, dimostrando di essere sopravvissuto dopo tutto questo tempo e di avere avuto persino una figlia. Ad interpretarlo nel primo film è stato Cillian Murphy, attore premio Oscar che negli ultimi anni ha guidato Oppenheimer e Peaky Blinders. Ma cosa ne sarà di Jim dopo quell’indizio? Di recente il regista Danny Boyle ha confermato il destino di Jim.

28 anni dopo 3, Danny Boyle non solo conferma che si farà ma annuncia anche il ritorno di Cillian Murphy

Dopo 28 giorni dopo distribuito nel 2002 e 28 settimane dopo del 2007, a distanza di oltre vent’anni dal primo capitolo Danny Boyle ha riproposto al pubblico 28 anni dopo, introducendo nuovi personaggi come il dottor Ian Kelson, riapparso nel cast di 28 anni dopo – Il tempio di ossa. Un terzo film dovrebbe completare la nuova trilogia e, a detta di Danny Boyle, coinvolgerà anche Cillian Murphy.

Una conferma ben gradita da parte dei fan storici che hanno sempre sperato nel ritorno ufficiale di Jim. Se 28 anni dopo e il sequel Il tempio di ossa sono stati girati contemporaneamente, con una distribuzione consequenziale al cinema, il terzo invece ad oggi è stato soltanto confermato ma non ha ancora avviato le riprese né fissato una data d’uscita.

In una recente intervista, come riporta Variety, Danny Boyle ha offerto qualche aggiornamento in merito al terzo film spiegando: “28 anni dopo 3 o qualunque sarà il suo titolo verrà realizzato, perché le persone continuano a chiederlo. Non so ancora quando accadrà, ma abbiamo una sceneggiatura, ed è ottima, di Alex Garland. Ci sarà anche tanto Cillian Murphy. Se si spoglierà ancora, questo non lo so, ora è un attore da Oscar”, ha aggiunto scherzando.

Ha ammesso di essere stato colto di sorpresa dal fisico dell’attore: “È proprio uno di quei tipi. Non si allena né niente del genere: ha semplicemente quell'aspetto”. Negli ultimi anni, Cillian Murphy ha recitato in diversi progetti come Steve nel 2025, Peaky Blinders: The Immortal Man nel 2026 e tornerà in A Quiet Place III nel 2027. Per quanto riguarda 28 anni dopo, l’attore è stato coinvolto nel primo e secondo film della nuova trilogia come produttore esecutivo.



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mercoledì 30 settembre 2026

Stasera in TV: Film da vedere Mercoledì 30 Settembre, in prima serata

Stasera in TV, Mercoledì 30 Settembre 2026: Scopri cosa c'è da vedere in TV oggi con la nostra Guida TV completa con i Migliori Film in prima serata su Rai, Mediaset e su tutti i principali canali tv in chiaro gratuiti.

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martedì 29 settembre 2026

Disney e Dan Trachtenberg reinventano La bella addormentata nel bosco: tutto sul live action in arrivo

Disney non ne ha ancora abbastanza de La bella addormentata nel bosco e tra non molto proporrà al pubblico una nuova proposta cinematografica con il coinvolgimento di Dan Trachtenberg. Il regista di Prey e Predator: Badlands avrebbe stretto un accordo con gli Studios per portare in vita un’idea originale ispirata al classico d’animazione Disney su La bella addormentata nel bosco. Ma cosa sappiamo a riguardo?

La bella addormentata nel bosco, Disney propone un nuovo progetto live action con la regia di Dan Trachtenberg

Secondo quanto riferito da Deadline, il nuovo film ispirato a La bella addormentata nel bosco è da intendersi come un progetto live action attualmente sprovvisto di titolo e privo di collegamenti con i due film su Maleficent con protagonista Angelina Jolie. Il progetto, in fase di sviluppo iniziale, pare che porterà la storia verso una direzione completamente inedita. Dan Trachtenberg si occuperà della regia, ma ha anche ideato la storia con Rayna McClendon, la cui sceneggiatura è stata poi firmata da Alex Anfanger e Dan Schimpf.

Pur non avendo condiviso dettagli in merito alla trama, il nuovo film diretto da Trachtenberg non è da intendersi come il classico remake in chiave live action degli amatissimi film d’animazione, ma sarà piuttosto una storia che si ispira a quella de La bella addormentata nel bosco. Il regista figura anche come produttore insieme allo storico partner Ben Rosenblatt.

Il film d’animazione, diretto da Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman e Les Clark, è stato realizzato sulla scia di successi come Biancaneve e i sette nani e Cenerentola, rifacendosi ad una fiaba popolare classica. Tuttavia il debutto al cinema nel 1959 non ha ottenuto l’effetto sperato, con un incasso iniziale deludente ed un’accoglienza poco entusiasta. Con il tempo, però, La bella addormentata nel bosco è stato ampiamente rivalutato ed è diventato uno dei film d’animazione Disney più amati e apprezzati. Nel 2014, Disney ha pensato di realizzare una sorta di spin-off live action dedicato a Malefica, la perfida strega che nel classico d’animazione ha maledetto la piccola Aurora alla nascita, condannandola ad un sonno eterno all'alba dei sedici anni. Nello spin-off, ad interpretare Malefica è Angelina Jolie.



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Lina Sastri al Tropea Film Festival: “La casa di Ninetta, la storia di mia madre diventata film”

Ci storie che, prima di arrivare sullo schermo, attraversano una vita intera. È il caso de La casa di Ninetta, opera prima di Lina Sastri. Tutto è nato da un libro dedicato alla madre, diventato poi spettacolo teatrale e infine film. Un percorso lungo, intimo, che porta sul grande schermo il rapporto tra una figlia e sua madre, ma anche la storia di una famiglia, di una casa e di una città, Napoli, osservata attraverso il filtro della memoria.

Il film, presentato anche al Tropea Film Festival 2026, è il risultato di un progetto maturato per anni e affrontato da Sastri non soltanto come attrice e autrice, ma per la prima volta anche come regista e produttrice. Un'opera profondamente personale che, ci racconta l'autrice, temeva potesse rimanere troppo legata a chi quella storia l’aveva vissuta. È successo invece il contrario: La casa di Ninetta ha incontrato il favore pubblico nel circuito dei festival, ottenendo riconoscimenti come il Cult Movie Award all'Ischia Global Film & Music Festival 2024 e il Premio per la Migliore Regia Docufilm a Primo Piano sull'Autore – Festival Pianeta Donna 2025.

Dal libro al palco, fino alla macchina da presa

Il passaggio dalla pagina al cinema non è stato una semplice trasposizione. Ogni linguaggio ha permesso a Sastri di raccontare un volto diverso della stessa storia. A teatro c'era maggiore libertà, la possibilità di contenere tutto ciò che apparteneva alla memoria e alla riflessione. Con la sceneggiatura, invece, è arrivata la necessità di scegliere.

Altrimenti sarebbe venuto fuori un film di otto ore.

Il libro conteneva infatti una sorta di voce fuori campo, una visione più profonda della famiglia e una componente più spirituale. Il cinema ha imposto una selezione, ma le ha restituito qualcosa che gli altri due linguaggi non potevano darle: la possibilità di vedere concretamente quella realtà e, soprattutto, di tornare nei luoghi della propria memoria.

La casa che vediamo sullo schermo è realmente quella che Sastri aveva preso per la madre, malata di Alzheimer. È rimasta la sua casa a Napoli, anche se oggi l'attrice vive a Roma. Anche per questo il tempo ha avuto un ruolo particolare nella lavorazione. Il film è stato girato circa due anni fa e oggi, osserva Sastri, Napoli è cambiata rapidamente: più turisti, più b&b, bar e bistrot, una città diventata quasi "un mercato a cielo aperto". Girare oggi quelle stesse scene, negli stessi luoghi, sarebbe probabilmente molto più complicato.

Tre attrici per una sola Ninetta

Uno degli elementi più delicati del film è la scelta di raccontare Ninetta attraverso tre età diverse, affidandola a Francesca Tizzano, Maria Pia Calzone e Angela Pagano. Tre corpi, tre sensibilità, tre momenti della stessa esistenza.

Per Sastri, però, il principio era semplice: scegliere l'interprete giusta. Angela Pagano, scomparsa a luglio 2024, era la grande attrice con la quale Lina Sastri ha debuttato da giovanissima in Masaniello. Affidarle il ruolo della Ninetta anziana significava dunque creare un ponte tra la propria storia artistica e quella della madre raccontata nel film.

Per Maria Pia Calzone, invece, la scelta nasceva anche da una somiglianza cercata non tanto nella riproduzione fisica, quanto nella presenza: i colori chiari, la grazia e la dolcezza, insieme a una necessaria maturità. Le scelte attoriali, spiega Sastri, sono state molto ponderate. Prima di dirigere gli interpreti ha voluto incontrarli, parlarci e capire se fossero davvero le persone giuste per abitare quel mondo.

Una regia senza formule

L'esordio dietro la macchina da presa è arrivato dopo decenni trascorsi davanti all'obiettivo. Nel corso della sua carriera, Lina Sastri ha lavorato con registi come Nanni Moretti, Pupi Avati, Giuseppe Tornatore e Woody Allen. Un'esperienza che avrebbe potuto trasformarsi in un bagaglio di regole da applicare alla prima regia.

È accaduto invece qualcosa di diverso. Sastri racconta di non essersi chiesta se dovesse riprodurre ciò che aveva osservato sui set o, al contrario, fare tutto diversamente. Non ha cercato una formula. Ha cercato ciò che voleva vedere.

L'ho girato veramente come se fosse già montato.

È forse questa una delle chiavi del film: la macchina da presa non doveva interpretare la memoria al posto suo, ma darle una forma precisa. La regia nasce da una visione che, in qualche modo, era già presente nella mente dell'autrice.

Una storia privata che è diventata di tutti

Il timore iniziale era comprensibile. Raccontare la propria madre e la propria famiglia significava esporsi alla domanda più difficile: perché dovrebbe interessare agli altri? Lina Sastri confessa di aver avuto proprio questa paura. La storia di Ninetta è quella di una madre, di una moglie alle prese con un marito difficile, con il passato e con la malattia. Una vicenda particolare e, allo stesso tempo, profondamente comune.

La risposta è arrivata dal pubblico. Chi ha visto il film ha iniziato a restituirle letture diverse, riconoscendo nella vicenda qualcosa di proprio. Persino interpretazioni che l'autrice non aveva inizialmente immaginato: in un'occasione, uno spettatore ha letto nel film anche la possibilità di interrogarsi sul tema dell'eutanasia.

Tra i temi emersi dalla nostra conversazione c'è anche quello della rappresentazione femminile. Alla domanda sulla presenza nel cinema italiano di personaggi femminili ancora poco raccontati, Sastri allarga immediatamente il campo: non soltanto le donne anziane, ma quelle "dai 40 in su", arrivando persino a spostare il confine ai 35 anni. È un tema che attraversa anche La casa di Ninetta, con una donna raccontata non soltanto in relazione alla propria età, ma attraverso la complessità di una vita, dei sentimenti, delle relazioni e della memoria.

Da Napoli a Tropea, i sentimenti parlano a tutti

Portare La casa di Ninetta in Calabria significa anche mettere in dialogo due territori del Sud apparentemente diversi, ma accomunati da una forte centralità dei legami familiari e dei sentimenti. Sastri vede una differenza di carattere tra Campania e Calabria, ma ritiene che esista un terreno comune che va oltre le appartenenze geografiche: l'amore tra una madre e una figlia, il tradimento, il dolore.

I sentimenti basilari nella vita non cambiano mai.

Il percorso dell'artista, ad ogni modo, è ben lontano dall'essere concluso. Anche il cortometraggio La mancanza, proiettato al Tropea Film Festival, nasce da una vicenda personale: quella del Covid e della morte del fratello. Parallelamente, l'attrice e regista ha già scritto una nuova storia, questa volta una commedia leggera, ed è alla ricerca di una produzione che possa portarla sullo schermo.

Ma anche cambiando registro, secondo Sastri, si finisce spesso per tornare allo stesso punto. "Gli autori raccontano sempre la stessa cosa", dice, citando anche i poeti: la stessa tematica prende forme diverse, perché "ognuno di noi ha un nodo del cuore". Forse è proprio quel nodo ad aver permesso alla sua opera prima di superare i confini del racconto autobiografico. Il film parte da una storia precisa, quella di Lina e di sua madre, ma nel momento in cui arriva agli spettatori smette di appartenere soltanto a chi l'ha vissuta.

E tra le cose più belle che Lina Sastri racconta di aver ricevuto dal film c'è proprio questa trasformazione: incontrare a Napoli persone che ancora ricordano Ninetta. Scoprire che quella storia non è rimasta soltanto sullo schermo, ma è entrata nella memoria di chi l'ha guardata. Non c'è più soltanto la mamma di Lina. C'è Ninetta, un personaggio capace di lasciare una traccia nella memoria degli altri.



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lunedì 28 settembre 2026

Oggi nasceva Michelangelo Antonioni: ecco per voi i migliori film in streaming del grande regista

Il 29 settembre 1912 nasceva a Ferrara il genio cinematografico di Michelangelo Antonioni. Nessun altro cineasta ha saputo quanto lui portare sul grande schermo il malessere esistenziale dell’essere umano, trasformandolo in esperienze visive ed emozionali  impossibili da dimenticare. Ecco per voi cinque dei suoi migliori film in streaming. marca purtroppo all'appello delle piattaforme Professione: reporter, capolavoro del 1975 con un grande Jack Nicholson. Buona lettura.

Cinque film in streaming diretti dall'indimenticato Michelangelo Antonioni

  • L’avventura 
  • Deserto rosso
  • Blow Up
  • Zabriskie Point
  • Al di là delle nuvole

L’avventura (1960)

Il film che impone definitivamente Antonioni e la sua poetica traccia un solco netto nella storia della nostra cinematografia. Diretto in condizioni produttive quasi proibitive, L'avventura sfrutta magistralmente gli scenari naturali stilizzati delle isole Eolie e della Sicilia per creare un’ambientazione che riflette lo spaesamento psicologico e sentimentale dei protagonisti. Monica Vitti viene lanciata nell’Olimpo del cinema mondiale, Lea Massari e Gabriele Ferzetti a supporto sono semplicemente eccezionali. Premio della Giuria a Cannes, questo film decostruisce la narrazione temporale per costruirne una interna, mentale di potenza unica. Disponibile su Rakuten TV, Amazon Prime Video.

Deserto rosso (1964)

Leone d'Oro a Venezia per il film che vede ancora una volta protagonista la “musa” Monica Vitti insieme a un altrettanto intenso Richard Harris. Deserto rosso sfrutta questa volta gli alienanti scenari industriali del Nord Italia per raccontare una nuova storia di isolamento, dolore e alienazione. La fotografia straordinaria di Carlo di Palma incornicia i personaggi dentro dominanti cromatiche che li siolano tra di loro e dal resto del mondo. Altro film di rottura, scandito da un lavoro sull’immagine e sul suono di fattura incredibile. Uno dei migliori e più complessi lungometraggi degli anni ‘60, e non soltanto per quanto riguarda la nostra industria. Raggelante e bellissimo. Disponibile su Infinity +, Amazon Prime Video.

Blow Up (1966)

Altro capolavoro incredibile, che questa volta ribalta le coordinate dello spaesamento quando il protagonista si ritrova a dover indagare la realtà, la sua realtà, filtrandola attraverso la riproduzione fotografica. David Hemmings come protagonista di Blow Up è intenso e perfetto, Vanessa Redgrave seducente, la Swinging London come teatro di questo sparsamente percettivo si fa cornice insostituibile. Palma d’Oro a Cannes, nomination all’Oscar per la regia e sceneggiatura. La sequenza del “disvelamento” è di una potenza espressiva inarrivabile. Un film superbo, mai manierista eppure composto da un ritmo interno personalissimo. A livello mainstream, il capolavoro di Antonioni. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Zabriskie Point (1970)

Un lungometraggio che diventa immediatamente simbolo della controcultura grazie soprattutto alla leggendaria sequenza finale. Storia di ribellione giovanile che si consuma nel deserto che rappresenta il vuoto cosmico, quello dei sentimenti e dei valori, della civiltà e delle istituzioni. Mark Frechette e Daria Halprin sono protagonisti indimenticabili di Zabriskie Point, film di confine che Antonioni spinge fino ai confini delle sue potenzialità cinematografiche. Il risultato è spiazzante, straordinario da vedere, forse vagamente compiaciuto ma impossibile da dimenticare. La sequenza dell’esplosione finale è entrata di diritto nella storia del cinema, un momento vigoroso e intenso come pochi altri. Notevole esercizio di stile, con un cuore comunque vibrante. Disponibile su Apple Itunes.

Al di là delle nuvole (1995)

Diretto a quattro mani con l’amico geniale Wim Wenders, Al di là delle nuvole rappresenta una sorta di canto del cigno per Antonioni, che cuce quattro storie separate tra loro attraverso un filo narrativo estremamente tenue, ma ideale per riassumere il suo discorso sull’amore, sulle relazioni umane, sulla perdita e la confusione esistenziale. Un lungometraggio con un cast incredibile che comprende John Malkovich, Sophie Marceau e Kim Rossi Stuart. Non tutto funziona, alcuni momenti sono piuttosto impalpabili, ma il tocco profondo e sensibile di Antonioni fa spesso capolino. Progetto che merita di essere visto anche non fosse che per la grazia con cui è stato girato. Disponibile su Amazon Prime Video.



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Avengers Endgame Extra primo al boxoffice italiano del weekend, spopola ovunque

Avengers Endgame Extra ha confermato la ritrovata vitalità del Marvel Cinematic Universe al boxoffice italiano del weekend, ma non solo qui da noi, dove la riedizione è partita con 2.308.600 euro (fonte Cinetel), perché nei soli Stati Uniti ha raccolto 26 milioni di dollari, con un introito mondiale da 86 (fonte Boxofficemojo). La nuova versione dell'epico cinecomic del 2019 contiene quattro scene aggiuntive che lo collegano meglio al prossimo Avengers: Doomsday, nelle sale dal 16 dicembre, sempre diretto dalla premiata ditta Anthony & Joe Russo. Al momento questa nuova versione, intitolata Avengers Endgame Encore negli USA, nei calcoli degli incassi si tiene separata dalla precedente, ma se sommassimo questi 86 milioni al mostruoso totale dell'edizione originale, il colosso arriverebbe ormai a 2.971.439.100 dollari d'incasso totale mondiale: entro la fine della settimana superererebbe i 3 miliardi!

In materia di uscite fuori dai canoni, non è sminuibile nemmeno il grande risultato del film-concerto Ultimo - Tutto. Live a Tor Vergata, diretto da Giorgio Testi, ripresa della performance da 250.000 spettatori all'Università di Roma Tor Vergata, avvenuta il 4 luglio 2026. L'amatissimo cantante romano in sei giorni ha registrato 2.641.000 euro (precisamente un secondo posto da 1.397.000 nel weekend), ulteriore tassello di una popolarità che sta segnando una generazione... e forse più di una.
Debutto in terza posizione per Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio di David Ayer con Brad Pitt, storia di un agente delle Forze Speciali disperso in Alaska col suo cane. Il dramma d'azione ha debuttato da noi con 930.000 euro, che diventano 1.043.400 se si calcolano le anteprime. Nel mondo viaggia sui 50 milioni di dollari, con un esordio poco energico da 20 negli USA. Stando a Variety è costato un'ottantina di milioni, per cui potrebbe andare in rosso, nonostante la star coinvolta.
Cade dal primo al quarto posto il beffardo Resident Evil di Zach Cregger con Austin Abrams, omaggio all'omonima saga videoludica horror targata Capcom: in Italia il suo totale ammonta a 2.717.300 euro (790.700 racimolati nel weekend), mentre nel mondo il film Sony ha totalizzato finora 196.476.250 dollari. Il budget di 75 milioni citato da Variety è stato appena giustificato nero su bianco.
Slitta dalla terza alla quinta posizione la caustica commedia The Invite - Il piacere è tutto nostro di e con Olivia Wilde, nella finzione sposata con Seth Rogen: insieme sono una coppia destabilizzata dai vicini disinibiti Edward Norton e Penélope Cruz. Registra altri 395.000 euro, toccando il 1.340.670. Nel mondo ha totalizzato 57.430.000 dollari, su una spesa di 15 milioni stando a Deadline: è andata bene.

Il box office completo del weekend



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