E se un film non avesse una colonna sonora, ma fosse la sua stessa musica a raccontare la storia? È la scommessa di Rider, il nuovo film scritto e diretto da Roan Johnson insieme al producer Dade, che prova a fondere cinema e rap in un unico linguaggio. Qui le canzoni non arrivano quando la storia si ferma: sono la storia, si intrecciano ai dialoghi, raccontano i pensieri dei personaggi e fanno avanzare la narrazione.
Al centro c'è Sami, un giovane rider interpretato da Lorenzo Aloi, che attraversa ogni giorno le strade di Milano in bicicletta. La notte di Capodanno, una consegna lo porta in una villa lussuosa dove incontra Nia, cui presta il volto Kaze. Tra i due scatta immediatamente qualcosa, ma quello che sembra l'inizio di una storia d'amore diventa presto una corsa contro le conseguenze di una scelta impulsiva.
Rider non è un musical: la musica fa parte della storia
Rider potrebbe sembrare un musical contemporaneo, ma Roan Johnson e Dade hanno cercato deliberatamente di allontanarsi da quella struttura. Qui le canzoni non interrompono la narrazione per lasciare spazio a un momento musicale: servono a raccontare quello che sta succedendo. Alcuni brani funzionano quasi come una voce narrante, mentre i dialoghi stessi vengono costruiti attraverso ritmo, rime e assonanze. Il rap diventa quindi un'altra forma di dialogo. Le parole non sono soltanto quelle che i personaggi pronunciano: hanno un peso, una metrica, una musicalità. Il confine tra parlato e cantato si assottiglia fino quasi a scomparire.
Il film, non a caso, nasce dall'incontro tra due figure provenienti da mondi diversi. Da una parte c'è Roan Johnson, regista e sceneggiatore nato a Londra e cresciuto a Pisa, diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Dopo l'esordio alla regia con I primi della lista, ha diretto film come Fino a qui tutto bene e Piuma, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, oltre a diversi progetti per la televisione, tra cui I delitti del BarLume, di cui cura la regia da oltre un decennio. Ha inoltre portato sullo schermo alcuni romanzi di Andrea Camilleri, dirigendo La stagione della caccia e La concessione del telefono. Più recentemente ha lavorato alle serie Monterossi e Il Capo Perfetto.

Dall'altra c'è Dade, nome d'arte di Davide Pavanello, musicista, autore e producer. Fondatore e membro dei Linea 77, ha attraversato negli anni rock, urban e pop, affiancando alla carriera musicale quella di produttore e fondando, nel 2011, l'etichetta INRI. Ha lavorato con artisti come Levante, Salmo, Max Gazzè ed Elodie e, negli ultimi anni, ha portato il suo lavoro sempre più nel cinema, firmando insieme a Margherita Vicario la colonna sonora di Gloria! e quella di Io e il Secco. Per Gloria! ha inoltre ricevuto, nel 2024, il David di Donatello, il Nastro d'Argento e il Globo d'Oro per la Miglior Colonna Sonora.
È proprio questo incontro tra cinema e musica, tra la scrittura visiva di Johnson e l'esperienza musicale di Dade, a dare forma a Rider. I due linguaggi non vengono semplicemente affiancati: sono pensati insieme fin dall'inizio e fatti convergere nella stessa storia. L'idea, nelle parole degli autori, è quella di creare un film che si possa ascoltare e un album che si possa vedere.

Una Milano che corre troppo veloce
La città non è soltanto lo sfondo della storia. Milano diventa uno dei personaggi di Rider. È la Milano delle periferie, dei grattacieli e delle case di lusso, delle strade percorse velocemente in bicicletta e delle feste in cui una parte della città sembra vivere una realtà completamente diversa. Sami attraversa questi mondi senza appartenere davvero a nessuno dei due, e il film usa il suo punto di vista per raccontare anche una generazione che cerca il proprio spazio in una città dove il benessere è visibile ovunque, ma non è necessariamente accessibile a tutti.
Non è però un racconto esclusivamente sociale. Al centro rimangono persone con desideri, paure, fragilità e soprattutto scelte da compiere. Anche il riferimento a Delitto e castigo di Dostoevskij va letto in questa direzione: una decisione può mettere in moto una catena di eventi dalla quale diventa sempre più difficile tirarsi fuori. Capodanno diventa allora il momento perfetto per raccontare tutto questo, perché, mentre la città celebra l'inizio di qualcosa di nuovo, Sami deve fare i conti con le conseguenze di ciò che ha fatto.

Un cast costruito intorno alla musica
Roan Johnson e Dade non hanno semplicemente cercato musicisti da inserire nel film: hanno scritto personaggi e scene immaginando già le voci e l'universo artistico delle persone che avrebbero voluto coinvolgere. Accanto a Lorenzo Aloi e Kaze troviamo così Kyshan Wilson, mentre il film porta sullo schermo alcuni dei nomi più riconoscibili della scena rap e pop italiana: Ensi, Johnny Marsiglia, Axos, Rosa Chemical e Levante. Nel cast c'è anche Claudio Santamaria, nei panni del padre di Sami, oltre alla partecipazione di Margherita Vicario.
Ma non tutti i personaggi sono destinati a rimanere al centro della storia. Alcuni entrano in scena per pochi minuti e, attraverso la musica, riescono ad aprire una finestra su un'altra parte di questo universo. È quello che accade con Levante, che interpreta una centralinista e contatta il tassista interpretato da Ensi. Da questo incontro apparentemente marginale nasce un brano intenso, che racconta la solitudine e la difficoltà di stabilire un contatto autentico in una città dove tutto corre, tutto deve essere efficiente e sembra non esserci mai tempo per fermarsi davvero.

È anche attraverso questi momenti fugaci che Rider racconta una città fatta di persone che si sfiorano e poi tornano a perdersi nel rumore delle strade, e la musica dà voce a ciò che nei dialoghi rischierebbe di rimanere sottotraccia.
Quando la musica diventa immagine
La sfida di Rider non riguarda però soltanto il modo in cui vengono scritte le canzoni, ma anche quello in cui vengono trasformate in immagini. Le scene più realistiche sono state girate con macchina a mano e piani sequenza, seguendo i personaggi da vicino e mantenendo una sensazione fisica di presenza. Quando invece entrano in gioco i brani, il film si concede maggiore libertà: movimenti di macchina più fluidi, carrelli, droni, luci e una fotografia più immaginifica.
Ogni canzone ha così una propria identità visiva, in modo che il passaggio dal parlato al cantato non sembri l'interruzione della storia, ma un suo naturale proseguimento. Ed è qui che Rider prova davvero a distinguersi: non semplicemente nel mettere insieme cinema e rap, ma nel tentativo di trasformarli in due parti dello stesso linguaggio. Un'idea che parte da una storia semplice e universale per costruire qualcosa di decisamente più ambizioso.
Rider arriva al cinema l'8 ottobre, distribuito da I Wonder Pictures.