sabato 19 settembre 2026

Spider-Man: Brand New Day, Hulk nel film? Il regista ha dovuto chiedere il permesso

Il coinvolgimento di Hulk in Spider-Man: Brand New Day non è stato scontato. Il regista Destin Daniel Cretton ha raccontato di aver dovuto chiedere il permesso al presidente dei Marvel Studios per poter coinvolgere Bruce Banner nel quarto film dedicato a Spider-Man, ma come si è svolta la richiesta?

Spider-Man: Brand New Day, il regista racconta di aver chiesto il permesso a Kevin Feige per poter coinvolgere Hulk nella trama

Mark Ruffalo è tornato nel MCU, apparendo brevemente in Spider-Man: Brand New Day dapprima come Bruce Banner e successivamente come Hulk. Stuzzicato da Jean Grey, Hulk è tornato alla sua furia selvaggia, privo dei vincoli imposti dalla convivenza con Bruce Banner rendendosi protagonista di una sequenza alquanto movimentata che ha scatenato il panico. Peter Parker ha cercato di frenare Hulk facendo leva sull’emotività di Bruce ed è riuscito a contenere i danni; eppure, per arrivare a quel punto della trama, il regista ha dovuto lottare dietro le quinte.

Dopo essere apparso in She-Hulk: Attorney at Law, Bruce Banner è tornato al cinema grazie a Spider-Man: Brand New Day, ma la furia scatenata di Hulk ha reso il suo cameo decisamente turbolento, concludendosi con un ricovero forzato di Banner che potrebbe giustificare la sua assenza in Avengers: Doomsday (film che non ha ancora confermato Ruffalo nel cast).

Eppure la presenza di Hulk non è stata data per scontato in Brand New Day. Il regista Daniel Destin Cretton ha dovuto interpellare Kevin Feige per poter coinvolgere Banner nel film: “Kevin non ci impone mai nulla. Una volta che sappiamo cosa vogliamo, dobbiamo soltanto andare da lui e chiedergli se funzionerà o se possiamo usare un determinato personaggio nel film. Lo stesso vale per Hulk. Abbiamo dovuto chiedere a Kevin. Aveva senso per il nostro film avere Hulk, ma non era un obbligo. Abbiamo dovuto fare una richiesta e Kevin ci ha permesso di farlo”, ha spiegato ai microfoni del podcast Fresh Air di NPR.



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The Mandalorian and Grogu, la scena "più importante" per il regista coinvolge anche Rotta the Hutt

Jon Favreau è particolarmente affezionato a The Mandalorian, avendo ideato la Serie TV per poi accompagnare quei personaggi anche al cinema con un sequel diretto intitolato The Mandalorian and Grogu. Dopo tre stagioni in streaming su Disney+, Din Djarin e suo figlio hanno proposto una nuova avventura al pubblico che ha coinvolto anche gli Hutt e, a detta dell’esperto d’animazione, proprio questi ultimi hanno giocato un ruolo interessante. Una delle scene preferite del regista, infatti, coinvolgerebbero proprio Rotta the Hutt. Ma di quale si tratta?

The Mandalorian and Grogu, l’esperto d’animazione svela qual è stata la scena più preziosa agli occhi del regista

Dopo aver trascorso tre stagioni come cacciatore di taglie, in The Mandalorian and Grogu Din Djarin ha prestato servizio nella nascente Nuova Repubblica offrendosi di recuperare i vari signori della guerra imperiali sparsi per la galassia. Durante una delle sue missioni, Din Djarin è costretto ad interfacciarsi con gli Hutt e finisce per incontrare Rotta the Hutt, prigioniero sul pianeta Shakari ed erede di Jabba the Hutt. I gemelli Hutt chiedono a Mando di liberarlo in cambio di informazioni, ma molto presto scoprirà che avrebbe dovuto ascoltare il proprio istinto e non fidarsi di loro.

Una delle scene preferite di Jon Favreau ha coinvolto proprio Rotta the Hutt, un personaggio che ha lottato per tutta la vita cercando di allontanarsi dalla cattiva fama di suo padre. A detta di Hal Hicker, supervisore d’animazione presso Industrial Light & Music, la scena preferita del regista è quella in cui Rotta e Grogu giocano insieme sulla spiaggia. Agli occhi di Favreau, quella scena è stata particolarmente significativa: “Quella è stata forse la scena più importante per Jon. Per lui è il cuore dell'intero film”, ha rivelato a StarWars.com.

Quella scena arriva dopo che Rotta è stato quasi eliminato, ma salvato dall’intervento tempestivo di Mando. Nella scena in questione, Rotta e Grogu giocano insieme, si passano la palla sulla spiaggia e sembra che il peggio sia passato, ma serve anche a sottolineare come Rotta non abbia mai avuto un’infanzia normale, privato della possibilità di giocare come tutti i bambini a causa della sua famiglia. Dopo quanto accaduto nel film, non sappiamo quando o dove rivedremo Rotta the Hutt né in quale veste.



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Su Netflix c'è un anime folle con una sedia parlante, ma dietro c'è una tragedia reale

Se avete voglia di recuperare un anime capace di mescolare fantasy, avventura, romanticismo e una storia profondamente legata alla memoria del Giappone, su Netflix c'è Suzume, uno dei film più ambiziosi di Makoto Shinkai, il regista di Your Name. Il film è disponibile in streaming in Italia anche su Crunchyroll.

La storia segue Suzume Iwato, una studentessa di 17 anni che vive nel Kyushu. La sua vita cambia quando incontra Souta Munakata, un ragazzo misterioso che sembra avere un compito molto particolare: viaggiare per il Giappone alla ricerca di porte capaci di provocare terribili disastri e richiuderle prima che sia troppo tardi. La situazione diventa però decisamente più assurda quando Souta viene trasformato in una piccola sedia a tre gambe.

Da quel momento, Suzume si ritrova coinvolta in un viaggio attraverso il Paese insieme al ragazzo-sedia, cercando di chiudere tutte le porte rimaste aperte e impedire che altre calamità si abbattano sul Giappone. È una premessa completamente folle ma, dietro l'apparente leggerezza del film, si nasconde una storia molto più dolorosa.

La vera storia dietro le porte di Suzume

Le porte sono molto più di un semplice espediente fantastico. Ognuna conduce verso posti abbandonati, spazi che un tempo erano pieni di vita e che sono stati lasciati indietro. Scuole, abitazioni, parchi e intere comunità diventano così parte di un viaggio che parla soprattutto di persone, ricordi e perdita. È qui che Suzume rivela il suo lato più malinconico. I luoghi non sono semplicemente scenari spettacolari: rappresentano ciò che rimane quando una comunità scompare e quando il tempo sembra essersi fermato.

Suzume impara progressivamente che dimenticare non è l'unico modo per andare avanti e che alcuni ricordi possono continuare a far parte della nostra vita senza impedirci di proseguire. Questa componente non è casuale. Il film è infatti profondamente legato al terremoto e allo tsunami che colpirono il Giappone nel 2011, una tragedia che, nella storia personale di Suzume, assume un significato fondamentale. La protagonista ha perso la madre durante il disastro e il lutto continua a influenzare il suo rapporto con il passato.

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Shinkai trasforma quindi una storia fantastica in un racconto sulla capacità di convivere con una ferita che non può essere semplicemente cancellata.

Perché Suzume ha fatto discutere

È proprio questo aspetto ad aver generato alcune delle discussioni più interessanti intorno al film. Suzume è stato apprezzato per l'animazione, la musica, i personaggi e la capacità di alternare momenti divertenti a sequenze molto emotive, ma affrontare una tragedia reale come quella del 2011 attraverso una storia fantasy comportava inevitabilmente dei rischi. Per alcuni spettatori, la scelta di Shinkai permette di parlare del trauma attraverso una prospettiva accessibile e persino speranzosa.

Per altri, invece, trasformare una tragedia nazionale di questa portata in un'avventura fantastica può risultare problematico, soprattutto quando il dolore collettivo viene filtrato attraverso la storia personale di una sola ragazza. Sotto le porte misteriose, i disastri soprannaturali e perfino una sedia parlante, c'è però una riflessione molto più profonda sulla memoria e sul modo in cui una persona può imparare a convivere con ciò che ha perduto.

Un successo enorme per Makoto Shinkai

Il film è arrivato al cinema nel 2022 e ha confermato la capacità di Shinkai di trasformare storie profondamente giapponesi in fenomeni internazionali. Suzume ha incassato oltre 221 milioni di dollari nel mondo, diventando uno dei maggiori successi della carriera del regista. Ha inoltre consolidato la posizione di Shinkai tra i nomi più importanti dell'animazione giapponese contemporanea, dopo il successo mondiale di Your Name. e Weathering with You.

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Se vale la pena recuperare Suzume su Netflix è proprio perché a prima vista sembra la classica avventura anime piena di colori, creature bizzarre e situazioni impossibili. In realtà, dietro quella superficie spettacolare c'è un film che parla di lutto, terremoti e della necessità di continuare a vivere anche quando alcune ferite non scompaiono mai del tutto.



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venerdì 18 settembre 2026

Musk, Universal blocca il documentario dopo le minacce legali di Elon Musk?

Presentato fuori concorso al Festival di Venezia, il documentario Musk di Alex Gibney sta facendo preoccupare Universal, che dovrebbe occuparsi della sua distribuzione fuori dagli USA e che ora si trova con la (prevedibile) spada di Damocle di un torchio da parte dei legali di Elon Musk. Hollywood Reporter, che aveva rivelato il dilemma, ci fa adesso sapere come si stia orientando la major, in un guado molto pericoloso dal quale però uscire è più difficile di quanto si immagini.

Universal sarebbe orientata a distribuire Musk ugualmente, nonostante le minacce

È andata così: un precedente scoop di Hollywood Reporter aveva rivelato che Universal stava pensando di scaricare il documentario Musk di Alex Gibney, onde evitare gli attacchi legali che si profilano puntualmente all'orizzonte (era in effetti utopistico sperare che Elon chiudesse un occhio su quasi quattro ore che ne mettono in discussione l'immagine pubblica). In questi casi si dovrebbero restituire tutti i diritti del film alla produzione, che poi sarebbe libera di cercare un altro distributore: non solo però l'operazione non è economicamente indolore, perché ci sarebbe una penale da pagare alla suddetta produzione, ma la rivelazione sta danneggiando la major a livello comunicativo, giudicata poco coraggiosa nel tirarsi indietro. Non è la prima volta che si creano conflitti di questo tipo: ricordiamo per esempio che Artificial di Luca Guadagnino, biopic del Sam Altman di ChatGPT, è stato venduto dagli Amazon MGM Studios a Neon, dopo che Amazon aveva stretto un accordo commerciale con OpenAI. In questo caso però in effetti non ci sarebbe un vero conflitto di interessi, quanto un... quieto vivere. La novità è che, proprio come conseguenza della reazione pubblica allo scoop di Hollywood Reporter, qualcuno ci starebbe ripensando, perché il responsabile delle comunicazione Universal dichiara adesso alla testata: "Lo studio rimane deciso a distribuire il film nei cinema internazionali. Stiamo al momento lavorando su una strategia per la sua diffusione."
Insomma, i legali Universal e quelli di Elon Musk si preparano a darsi battaglia sul serio, in uno di quegli scontri senza esclusione di colpi, dei quali si fantasticava però scherzosamente, quando gli sfidanti sarebbero stati Musk e Zuckerberg. Musk sarà distribuito nelle sale americane dall'etichetta indie Bleecker Street, mentre HBO ne ha già acquisito i diritti nel 2023 per tv e streaming. Leggi anche Musk distrutto da Elon Musk, la reazione feroce del magnate al documentario che lo riguarda



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1997 Fuga da New York, l'ambientazione del remake spiegata da Zack Snyder

Da giugno sappiamo che Zack Snyder dirigerà per Studiocanal il remake di 1997: Fuga da New York di John Carpenter con Kurt Russell: un'impresa delicata che farebbe paura ai più, ma non a Snyder, che ha da poco presentato a Toronto il suo (pare) violentissimo dramma bellico The Last Photograph. Intervistato nel podcast Happy Sad Confused, il regista di 300, Watchmen e Justice League ha rivelato a mezza bocca qualcosa del suo approccio a questo materiale di culto. Cosa ha in mente per riproporre il mito di Jena Plissken? Leggi anche Zack Snyder è fascista? Smentisce con una prova inconfutabile

Zack Snyder, il suo 1997 Fuga da New York non cambia l'ambientazione

Occupandosi del remake di 1997: Fuga da New York, per Zack Snyder non c'è alcuna necessità di modificarne la collocazione temporale distopica: "Il film sarà ambientato nel '97, dalla prospettiva del 1981. Ambienterò quello che accade, l'inizio della guerra tra le forze di polizia USA e i criminali, il 9 luglio del 1981, che poi è la data in cui uscì il film originale. Per il resto vedrete Fuga da New York." Nessuna particolare rilettura in vista nemmeno nei contenuti del copione che fu scritto da John Carpenter e Nick Castle: "Parliamo di un film che è la perfetta combinazione di kitsch e camp. È tutte queste cose insieme, per questo lo amo. Ma è pure in un certo senso una satira, funziona anche per noi oggi. Possiamo parlare del governo, dello spingersi troppo oltre o come lo vogliamo chiamare, c'è il Fronte per la Liberazione del Popolo Americano, tutta quella roba lì è... è nelle notizie di oggi, si può dire che sia proprio sul pezzo." Nel corso del podcast Snyder ha saggiamente eluso le domande riguardanti il protagonista, perché vestire i panni di Jena Plissken, divenuti mitologici grazie alle fattezze e all'ironia inimitabile di Kurt Russell, è un'altra impresa a sé: potrebbe avere già in mente la persona giusta, ma non si vuole sbottonare. Ammette tuttavia di essere tampinato dal suo amico Jeffrey Dean Morgan, che fu per lui il Comico in Watchmen, ma se lo coinvolgesse non sarebbe necessariamente per fargli interpretare Jena. Bisognerà attendere per saperne di più, ammesso che non siate comprensibilmente tra i cultori dell'originale e la sola idea di questo azzardo non vi faccia tremare.



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giovedì 17 settembre 2026

Wicker, la trasformazione di Alexander Skarsgård: ecco cosa lo ha messo davvero alla prova

Quando Alexander Skarsgård tornerà sul grande schermo, probabilmente dovrete impegnarvi per riconoscerlo poiché sarà ricoperto di vimini, come richiede il personaggio che interpreta. Di fatto è il protagonista di Wicker, una storia d’amore fantasy diretta da Alex Huston Fischer ed Eleanor Wilson tratta dal racconto The Wicker Husband di Ursula Wills dove interpreta proprio un uomo fatto di vimini. Per combattere l’attesa, Alexander Skarsgård ha rivelato come ha tirato fuori il suo Tom Hanks interiore per la parte.

Wicker, Alexander Skarsgård racconta qual è stata la sua sfida più grande nell’interpretare il marito di vimini: ma cosa c’entra Tom Hanks?

Ancor prima di raggiungere le sale cinematografiche, Wicker è diventato virale sul web, prontamente protagonista di numerosi meme che hanno catturato anche l’attenzione del cast. La storia racconta di una Pescatrice, interpretata da Olivia Colman, che stufa di essere presa in giro dagli abitanti del suo villaggio chiede al cestaio di realizzarle un marito di vimini, che avrà le fattezze di Alexander Skarsgård.

Ai microfoni di Entertainment Weekly, Alexander Skarsgård ha raccontato che la sfida più grande nel dover interpretare il suo uomo di vimini è stata rappresentarlo come un vero gentiluomo: “Interpretare un personaggio positivo è stato terrificante. Per riuscire a girare le scene, chiudevo gli occhi e pensavo: 'Cosa farebbe Tom Hanks?'”. Anche i registi e sceneggiatori Alex Huston Fischer ed Eleanor Wilson hanno affrontato la scelta della star di True Blood, riflettendo nello specifico su quella scena del trailer in cui la Pescatrice osserva, insieme al pubblico, il suo marito di vimini. L’attore è riuscito a rappresentare quell’uomo “alto, dalle spalle larghe e meraviglioso” descritto nella sceneggiatura? A quanto pare sì: “Avevamo aspettative altissime. In qualche modo sono state superate. L'obiettivo era: come possiamo renderlo più attraente? Pensate a come la trama dei capelli accentua gli zigomi. Le sopracciglia, la forma dei pettorali. Ho scoperto che si chiama cintura di Adone, quella piccola zona sopra l'anca che ha proprio questo effetto: la V. Era un'oggettivazione totale, non solo di Alex, ma della forma maschile in generale”, ha rivelato Fischer.

I registi non hanno voluto svelare troppo sul costume di scena di Alexander Skarsgård, ma l’attore ha ammesso che non è stato poi così complicato interpretare un personaggio dalla rigidità fisica così evidente, anzi, a suo dire è stata forse “la parte più facile” del lavoro. Ha aggiunto: “Mi sto avvicinando rapidamente alla terza età; ogni mattina, quando cerco di alzarmi dal letto, ho la sensazione che tutto il mio corpo sia fatto di vimini”. L’idea dell’attore era presentare il suo marito di vimini estremamente rigido inizialmente per poi vederlo “sciogliersi” nel corso del film. A detta dei registi, l’attore è stato davvero “sportivo” nel corso delle lunghe riprese trascorse con indosso quel costume: “Una cosa che abbiamo imparato è che non possiamo esporlo alla luce diretta del sole perché è una tortura. Il problema era il surriscaldamento”, ha confessato Fischer.



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Furti d'auto e innamoramenti: arriva al cinema Dov'è la Fiesta?, commedia sospesa tra le sitcom di oggi e il cinema di ieri

Partiamo dal titolo, da quel titolo che gioca con le parole, anzi, con la parola, con l’ambiguità semantica che coinvolge il termine italiano per party e il nome di uno storico e vendutissimo modello di automobile. Se millenni fa il giovane Jovanotti cantava “È qui la festa?”, il Leo di Francesco Carril (l’attore italo-spagnolo di Dieci capodanni di Sorogoyen, serie tirata in ballo in questo film in una battuta molto meta) si domanda dove diavolo sia la sua macchina, che aveva malamente parcheggiato sotto casa di Irene, interpretata da Linda Caridi.
Partiamo dal titolo, quindi: per raccontare come Dov’è la Fiesta? sia sì una commedia romantica incentrata sulle difficoltà di relazione tra Millennials che però non dimentica di parlare del resto delle cose della vita e del mondo, ma anche perché questo titolo sembra suggerire “le parole sono importanti”, come lo sono in un film in cui i dialoghi sono tanti, studiatissimi e brillanti, la vera ossatura del racconto. Come se - senza nulla togliere - Dov’è la Fiesta? fosse un lungo episodio di una sitcom; o forse - e qui di nuovo si torna al titolo, che a modo suo è felicemente old style - come se questo esordio alla regia di Niccolò Gentili, che ha pure sceneggiato a quattro mani con Lisa Nur Sultan, abbia preso in qualche modo a modello certa commedia italiana degli anni Settanta o dei primi anni Ottanta, quella considerata magari “commerciale” ma che infarciva le sue vicende di dialoghi e battute capaci di diventare tormentoni e di entrare a pieno titolo nella cultura popolare.

Dov’è la Fiesta?: la trama e il trailer

Leo e Irene si frequentano da tre mesi, dopo un colpo di fulmine in tangenziale. Ma non hanno ancora affrontato quel momento, quello in cui ci si chiede: “Noi due cosa siamo?”. Proprio la sera in cui, finalmente, si vedono per parlarne, a lui rubano la macchina nuova sotto casa di lei. Fiesta finita. Un furto che li catapulterà in una settimana concitata e folle, tra commissariati, assicurazioni, uffici pratiche auto, coinquilini, guardie, ladri, padri e suore. La settimana in cui persero una macchina ma – forse – trovarono l’amore.

Gentili, fiorentino classe 1991, premiato autore di corti, sceneggiatore, spesso anche attore (qui è l’amico e coinquilino di Leo, uno che - a proposito di feste - propone sempre di andare di qua e di là per incontrare corregionali come Benigni o Pieraccioni), ha dichiarato di aver preso spunto da fatti - a lui - realmente accaduti: una macchina rubata appena messo piede a Roma, una lunga serie di peripezie che hanno portato alla nascita di un amore. La trama del suo film, appunto. Ma lo spunto, perdonate la rima, è chiaramente anche quello di un cinema che cita, di modelli sì magari toscani ma anche napoletani: sono svariati, in Dov’è la Fiesta?, gli omaggi all’immenso Massimo Troisi.
A dargli man forte (e che mano) nella scrittura, come detto, Lisa Nur Sultan, che non da oggi è una delle migliori sceneggiatrici che abbiamo in Italia, e che tra i suoi crediti ha film come Sulla mia pelle (quello con Alessandro Borghi sul caso Cucchi) ma anche 7 donne e un mistero di Alessandro Genovesi, libero remake dell’8 donne e un mistero di Ozon, senza contare serie come Studio Battaglia, Circeo e soprattutto Call My Agent.
E poi c’è il cast: perché sì, tutto ruota attorno a Leo e a Irene, a Carril e Caridi, che funzionano benissimo, ma poi ci sono ruoli più o meno piccoli per Paola Michelini (la migliore amica di Irene), Cristiano Caccamo (uno psicologo piacione), Valentino Campitelli (un ispettore di Polizia) e, soprattutto, un vulcanico Sergio Pierattini nel ruolo del padre di Leo, giunto a Roma per indagare a modo suo sul furto della macchina, e Giorgio Tirabassi, che apre il film nel ruolo di una sorta di Cupido narratore ma che alla fine - no spoiler - si rivela un personaggio decisamente diverso.
Buon divertimento: non mancherà.
L'appuntamento al cinema con Dov'è la Fiesta? è dal 17 settembre, con Vision Distribution.



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mercoledì 16 settembre 2026

Una cena, due coppie e una proposta indecente: The Invite di Olivia Wilde arriva al cinema

Immaginate di avere dei vicini che fanno sesso così rumorosamente da impedirvi di dormire. Immaginate poi che, invece di continuare a imprecare contro il soffitto, decidiate di invitarli a cena. Ma il bello arriva quando quei nuovi amici, sexy e disinibiti, vi propongono di trasformare quella serata in qualcosa di decisamente più interessante di un aperitivo.

È da qui che parte The Invite - Il piacere è tutto nostro, il nuovo film di Olivia Wilde, che torna dietro la macchina da presa dopo La Rivincita delle Sfigate e Don't Worry Darling e, per la prima volta, recita in un film da lei diretto. La piccante commedia, prodotta da A24, è stata presentata in anteprima mondiale al Sundance Film Festival lo scorso gennaio, conquistando una standing ovation e recensioni molto positive.

In Italia arriva al cinema il 16 settembre distribuita da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection in collaborazione con WISE Pictures, dopo le anteprime dell'1 e 2 settembre.

The Invite: la trama del film con Seth Rogen e Penélope Cruz

Al centro della storia ci sono Joe e Angela, interpretati da Seth Rogen e Olivia Wilde: una coppia sposata che sembra aver dimenticato cosa vuol dire essere felici insieme. Lui insegna musica al conservatorio senza entusiasmo, lei è una casalinga con una strana ossessione per i tappeti. Il loro love language è ormai la passivo-aggressività e le loro interazioni sono fatte di continue frecciatine e risentimenti accumulati. Non serve che litighino apertamente per capire che, tra loro, il rancore si è infilato anche nelle piccole cose quotidiane, al punto che basta una parola sbagliata per farlo esplodere.

Poi arrivano i vicini del piano di sopra, Piña e Hawk, una psicologa e un pompiere che hanno i magnetici volti di Penélope Cruz ed Edward Norton. Sono belli, sicuri di sé e apparentemente capaci di vivere il rapporto di coppia con una libertà che Joe e Angela hanno perso da tempo. Quando i loro ospiti gli propongono di unirsi a loro sotto le lenzuola, la cena di buon vicinato prende una piega decisamente inaspettata. E la vera sorpresa è che The Invite non è tanto interessato allo scambio di coppia quanto a quello che la proposta fa emergere: rimpianti, insicurezze e, soprattutto, tutte le cose che Joe e Angela hanno smesso di dirsi.

 

Una proposta indecente fa saltare tutti gli equilibri

È proprio quando il film entra nella sfera più intima dei suoi protagonisti che Olivia Wilde trova il tono più interessante. Sotto le battute serrate e le situazioni paradossali emergono ambizioni messe da parte, frustrazioni cresciute nel tempo e ferite che sono diventate veri e propri macigni. Joe e Angela vivono da anni una sorta di guerra fredda domestica: lui era il leader di una band, lei la sua musa, eppure entrambi hanno finito per rinunciare proprio a quelle passioni che un tempo li rendevano felici. Quella rinuncia, però, non è rimasta una scelta personale: ciascuno dei due è convinto di aver sacrificato i propri sogni per l'altro e lo incolpa per questo.

Si conoscono da sempre e sono convinti di sapere tutto l'uno dell'altra. Ma quanto può essere vera questa convinzione quando, nel frattempo, si è cambiati così tanto? È qui che The Invite fa emergere il suo lato più malinconico: dietro il sarcasmo, i dispetti e persino gli acciacchi di Joe e Angela c'è una coppia che forse non ha smesso di amarsi, ma ha perso la capacità di riconoscersi davvero. Perché si può passare una vita accanto a qualcuno e, a un certo punto, ritrovarsi quasi estranei.

 

La parte più piccante non è il sesso, ma tutto il resto

The Invite, naturalmente, non rinuncia alla sua componente piccante. Piña e Hawk raccontano con un entusiasmo quasi didattico le loro affollate avventure sessuali, mentre le reazioni di Joe fanno da esilarante contrappunto comico. E Penélope Cruz, del resto, mette in campo tutta la sua magnetica sensualità, dando vita a una Piña perfettamente a suo agio con il proprio desiderio: non ha bisogno di provocare, perché emana eros con una naturalezza quasi disarmante e un'eleganza che la rende ancora più affascinante.

Il gioco funziona però ancora meglio quando la disinvoltura dei vicini finisce per far emergere anche i piccoli desideri inconfessabili di Joe e Angela. Sono gag che fanno ridere, ma servono anche a ricordare che nessuna delle due coppie è davvero quella che sembra. Mentre Joe e Angela sono soffocati di routine, rancore e recriminazioni, anche Piña e Hawk iniziano a dimostrare che essere sessualmente liberi non è la formula magica per una coppia perfetta. Basta infatti che la conversazione abbandoni per un attimo il sesso e si faccia più personale perché anche loro smettano di sembrare indistruttibili.

 

Dal teatro a Hollywood, passando per l'Italia

Prima di diventare The Invite, questa storia era già passata dal teatro e dal cinema. Cesc Gay ha scritto e diretto Los vecinos de arriba, l'opera teatrale da cui è nato Sentimental, la commedia spagnola del 2020 con Javier Cámara, Griselda Siciliani, Belén Cuesta e Alberto San Juan. Da lì sono arrivati diversi remake internazionali: in Italia, nel 2022, ci ha pensato Paolo Costella con Vicini di casa, interpretato da Claudio Bisio, Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni e Valentina Lodovini. The Invite riparte dalla stessa premessa e la affida a un quartetto di attori che funziona alla perfezione. Seth Rogen, Olivia Wilde, Penélope Cruz ed Edward Norton hanno quattro energie molto diverse, e sembra quasi che la stanza non sia abbastanza grande per contenerle.

Si parlano addosso, si interrompono, si lasciano travolgere dalla tensione e, quando la conversazione si fa più intima, le confessioni spiazzanti cambiano improvvisamente il tono della serata. In questo continuo oscillare tra comicità, imbarazzo e sincerità, tutti e quattro gli interpreti seguono perfettamente le montagne russe emotive dei loro personaggi. Passano dalla battuta fulminante alla nevrosi, dalla provocazione alla vulnerabilità, mentre la situazione sfugge loro progressivamente di mano. Nessuno dei quattro ha davvero il controllo della serata, e proprio questo rende ogni scambio sempre più imprevedibile. Il risultato è una commedia da camera che gioca con una proposta indecente per poi portarci da tutt'altra parte.

 

Non è un caso che, tra i riferimenti cinematografici di Wilde, ci siano film come Hannah e le sue sorelle, Chi ha paura di Virginia Woolf? e Scene da un matrimonio: relazioni raccontate attraverso conversazioni, tensioni e personaggi che, spesso, riescono a ferirsi proprio perché conoscono molto bene i punti deboli degli altri. La regista ha citato anche La parola ai giurati e Il verde prato dell'amore tra le opere che hanno contribuito a ispirare il film.

E poi c'è la magnifica Diane Keaton, a cui The Invite è dedicato. Wilde ha lavorato con lei in Natale all'improvviso e l'ha indicata come una delle figure che più hanno influenzato il suo modo di guardare alle donne e alla commedia. Un omaggio che dice molto anche sul tono del film, che sfrutta l'ironia per portare i suoi personaggi in territori molto più scomodi. E allora la curiosità diventa una sola: non se Joe e Angela accetteranno la proposta dei vicini, ma cosa resterà di loro quando questa serata sarà finita?



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martedì 15 settembre 2026

Un anno far scompariva Robert Redford: ricordiamo l'icona di Hollywood con cinque film in streaming

Esattamente un anno fa ci lascia l’icona Robert Redford all’età di 89 anni. Attore carismatico e intelligente, regista capace di enorme introspezione psicologica, Redford ci ha regalato una serie di capolavori che dagli anni ‘60 arrivano fino ai nostri giorni. In mezzo a questi titoli indimenticabili abbiamo selezionato cinque film in streaming che possono raccontare una carriera come nessun’altra. Buona lettura.

Ricordiamo l’icona Robert Redford con cinque grandi film in streaming

  • Butch Cassidy 
  • Il candidato
  • I tre giorni del Condor 
  • Tutti gli uomini del presidente
  • All Is Lost - Tutto è perduto

Butch Cassidy (1969)

Il capolavoro firmato George Roy Hill è un western malinconico ed esteticamente prezioso, incorniciano dalla grande fotografia di Conrad Hall. Ma soprattutto è la prima grande collaborazione con il grande amico Paul Newman, con cui firma questo film indimenticabile. Butch Cassidy parla di un’epoca che sta passando con onestà intellettuale, sentimento e potenza narrativa. La sequenza della caccia ai due protagonisti che poi devono per forza gettarsi nel fiume è un capolavoro di ritmo rallentato e montaggio. Quattro premi Oscar tecnici per un lungometraggio che non si dimentica. Il trio vincerà la statuetta più ambita quattro anni dopo grazie a La stangata, altro titolo extralusso. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes.

Il candidato (1972)

La commedia politica diretta da Michael Ritchie è quel tipo di lungometraggio che in quel periodo si poteva fare, oggi sarebbe impensabile organizzare una satira di questo spessore, di tale fattura caustica. Redford è protagonista frizzante e potente de Il candidato, che vince addirittura l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Accanto a lui Peter Boyle, Allen Garfield, Natalie Wood, il grande veterano Melvyn Douglas. Si ride, si partecipa alle avventure tragicomiche di BIll McKay, ci si emoziona per quel finale aperto e purtroppo utopico. Film magnifico, appassionato e serissimo dietro la confezione più leggera. Da incorniciare. Forse la miglior prova di Redford come attore “leggero”. Disponibile su CHILI.

I tre giorni del Condor (1975)

Il miglior film di Sydney Pollack insieme a Tootsie, una sceneggiatura da spy-story che parte con una sequenza di massacro leggendaria, comandata da un magnifico Max von Sydow. Poi un thriller che prosegue raccontando l’America oscura, quella dei complotti del potere in maniera certosina e inarrivabile. I tre giorni del Condor è il miglior esempio possibile di come il genere possa essere adoperato per attaccare le contraddizioni politiche e civili del presente. Oltre a un Redford stratosferico anche Faye Dunaway, Cliff Robertson e una serie di grandi caratteristiche  sostegno. Film uscito in un anno di cinema graziato dalla grandezza della Settima Arte. E questo è forse addirittura il suo film migliore. Fantastico, angosciante, tesissimo. Il meglio del meglio. Disponibile su Infinity +, Amazon prime Video.

Tutti gli uomini del presidente (1976)

La vicenda dei due giornalisti del Washington Post che fecero esplodere lo scandalo Watergate viene messa in scena da Alan J. Pakula con taglio documentaristico, evitando quasi del tutto la tensione del thriller in favore della potenza dell’indagine giornalistica. Tutti gli uomini del presidente diventa allora un film spartiacque, preciso anche quando ostico. Quattro Oscar tra cui quelli per la sceneggiatura e a un magnifico Jason Robards Jr., come non protagonista. Accanto a Redford un Dustin Hoffman ispiratissimo. Lungometraggio che definisce un’epoca, che scandisce il modo di fare cinema investigativo. I momenti di tensione drammatica sono enormi, complessi, magnetici. Con un finale aperto che ci racconta ancora oggi come non si può abbassare la guardia quando si guarda verso il potere...Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon prime Video. 

All Is Lost - Tutto è perduto (2013)

All’epoca redford se la prese molto per la mancata candidatura all’oscar per questo dramma diretto da J.C. Chandor. E aveva ragione, in quanto la sua prova quasi totalmente in silenzio è di quelle che non possono essere dimenticate. All Is Lost - Tutto è perduto è un dramma che vede il singolo individuo schiantarsi contro il mare in tempesta, in una prova di tenuta narrativa che solo una grande interpretazione poteva sorreggere. Una sorta di testamento spirituale per Reford, il quale ci mette il volto rugoso ma sempre affascinante e il corpo sorretto dalla grandezza. Un one-man show doloroso e coinvolgente, che avrebbe meritato ben altra attenzione al botteghino e da parte della critica. Senza dubbio una delle migliori interpretazioni di un attore che che è stato una leggenda intramontabile di Hollywood. Disponibile su  Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon prime Video.



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Sappiamo tutti come finisce, ma continuiamo a guardarlo: l'horror del 1999 è tra i più visti su Netflix

C'è un problema, almeno in teoria, con Il Sesto Senso: ormai sappiamo tutti come finisce. Non è uno spoiler per pochi appassionati. È probabilmente uno dei più famosi colpi di scena della storia del cinema. Bruce Willis è morto. Lo è dall'inizio del film. Malcolm Crowe non se ne rende conto, noi nemmeno, e M. Night Shyamalan costruisce tutto il racconto intorno a questa enorme bugia che ci raccontiamo praticamente da soli.

Eppure, a quasi trent'anni dalla sua uscita, Il Sesto Senso è tornato a essere uno dei film più visti su Netflix nel mondo, entrando nella Top 10 globale. La cosa interessante è proprio questa: come può un film basato su un colpo di scena continuare a funzionare quando il colpo di scena, ormai, lo conoscono tutti? Forse perché Il Sesto Senso non è mai stato soltanto il film con “Bruce Willis che in realtà è morto”.

Il finale non rovina il film, lo migliora

La prima volta che lo guardiamo, tutto è costruito per portarci verso quella scioccante rivelazione. La seconda volta succede qualcosa di completamente diverso. Cominciamo a vedere quello che Shyamalan ha disseminato davanti ai nostri occhi fin dall'inizio. La moglie di Malcolm (Olivia Williams) non gli parla mai davvero, le persone sembrano ignorarlo e il famoso ristorante, con quella conversazione apparentemente dolorosissima tra marito e moglie, diventa un piccolo manuale di regia.

Noi vediamo Malcolm sedersi davanti ad Anna e immaginiamo che lei lo stia trattando con freddezza, quando in realtà non sta parlando con lui. È una costruzione narrativa che, una volta svelata, acquista un significato completamente diverso. E questo è probabilmente il motivo per cui Il Sesto Senso regge così bene alla seconda, alla terza e anche alla decima visione: non smette di funzionare quando scopri il trucco, ma ti invita a tornare indietro per capire come abbia fatto a ingannarti.

Non dimentichiamo, poi, che sotto il thriller soprannaturale, sotto i fantasmi e sotto il celeberrimo “Vedo la gente morta”, Il Sesto Senso è soprattutto una storia sulla perdita. Malcolm deve aiutare Cole (Haley Joel Osment), certo. Ma quando finalmente comprende di essere morto, capisce anche che il suo ultimo compito non riguarda più il bambino, bensì sua moglie. Bruce Willis è sorprendentemente lontano dall'immagine dell'eroe d'azione che lo ha reso una superstar. Per quasi tutto il film è trattenuto, malinconico e ascolta più di quanto parli. E quando capisce cosa gli è successo, il colpo di scena smette di essere un semplice esercizio di suspense e diventa una storia d'amore interrotta dalla morte.

Haley Joel Osment è straordinario

C'è poi un'altra ragione per cui il film continua a funzionare: il rapporto tra Cole e sua madre. La scena in macchina in cui il bambino decide finalmente di raccontarle la verità è ancora oggi una delle più belle del film. Cole le parla della nonna morta, Lynn (Toni Collette) ascolta e passa lentamente dall'incredulità alla comprensione, dal dolore alla possibilità che quello che sta sentendo sia vero. L'allora giovanissimo Haley Joel Osment riesce a rendere credibile un bambino terrorizzato che non sa se raccontare la verità alla persona che ama di più, perché teme di essere considerato pazzo. Non a caso, sia Osment che Collette sono stati candidati al Premio Oscar per le rispettive performance.

Leggi anche Il Sesto Senso, Bruce Willis è sempre rimasto in contatto con Haley Joel Osment: "Mi chiamava spesso, ora non lo sento più"

Uscito nel 1999, Il Sesto Senso fu un fenomeno enorme. Incassò circa 672 milioni di dollari nel mondo e trasformò praticamente da un giorno all'altro M. Night Shyamalan nel regista dei colpi di scena. Da quel momento in poi, ogni suo film sarebbe stato accompagnato dalla stessa domanda: qual è il twist? A volte ha funzionato, altre decisamente meno, ma nessuno dei suoi successivi colpi di scena è riuscito davvero a replicare l'effetto di quello di Il Sesto Senso. Anche perché quel finale arrivava in un'epoca in cui gli spoiler non viaggiavano alla velocità di oggi e il marketing non aveva ancora trasformato necessariamente il twist nella propria principale attrazione.

Oggi è quasi impossibile immaginare un film del genere: basta fare un giro sui social per trovare il finale spiegato in un meme, in un video o in un commento sotto un post di trent'anni dopo. Ma allora perché Il Sesto Senso continua a essere un successo in streaming? Forse perché alcuni film non si guardano solo per sapere cosa succede, e questo è uno di quei rari casi in cui conoscere il finale non cancella la magia. La sposta semplicemente.



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lunedì 14 settembre 2026

I migliori film in streaming di Tommy Lee Jones, grande veterano del cinema che compie oggi 80 anni

Compie oggi 80 anni Tommy Lee Jones, uno dei più grandi attori del cinema americano contemporaneo. Vincitore dell’Oscar come miglior attore non protagonista grazie a Il fuggitivo, candidato in altre tre occasioni, questo artista ha dimostrato il suo valore anche dietro la macchina da presa, dirigendo due “western” atipici e di indubbio valore. Ecco i cinque film in streaming con cui vogliamo celebrare la sua carriera ammirevole. Buona lettura.

Cinque film in streaming di Tommy Lee Jones, il quale compie oggi 80 anni

  • JFK - Un caso ancora aperto 
  • Space Cowboys
  • The Hunted - La preda
  • Non è un paese per vecchi
  • Lincoln

JFK - Un caso ancora aperto (1991)

Dopo una serie di ruoli di contorno che iniziano dagli anni ‘70, Tommy Lee Jones ottiene la sua prima nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista grazie al capolavoro di Oliver Stone chette in discussione le conclusioni sull’assassinio del Presidente Kennedy. JFK - Un caso ancora aperto cambia la storia del cinema con un montaggio mai visto prima, uno stile di riprese che mescola verismo della diretta con messa in scena potente. Kevin Costner è un protagonista prezioso e carismatici, attori di contorno come Donald Sutherland, Walter Matthau, Jack Lemmon sono impagabili. Svariate altre nomination all’Oscar, vincitore di due statuette tra cui quella per il montaggio di Pietro Scalia. Film indimenticabile. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes.

Space Cowboys (2000)

Il film su quattro astronauti “attempati” che hanno la prima possibilità di andare sulla Luna diventa nelle mani di Clint Eastwood un film mainstream e una storia di redenzione e amicizia virile. Oltre al regista, Tommy Lee Jones, un Donald Sutherland maestoso e James Garner compongono il cast principale di Space Cowboys, film scoppiettante e riuscito che ottiene un grande successo al botteghino e l’applauso della critica al Festival di Venezia. I duetti tra Eastwood e Jones sono effervescenti, grande studio di caratteri e relazioni complicate. Un piccolo gioiello del regista in versione maggiormente mainstream. Disponibile su CHILI, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

The Hunted - La preda (2003)

Un film d’azione senza quasi sceneggiatura, ma con una regia che lo fa diventare una vera e propria perla cinematografica. Tommy Lee Jones contro Benicio Del Toro in un duello fisico, psicologico, umanissimo nella giungla. William Friedkin dirige The Hunted - La preda con il suo stile che riesce a trascendere magnificamente il realismo di fondo dell’ impostazione iniziale. Davvero una prova maiuscola e un duello tra due interpreti in stato di grazia. I momenti di silenzio sono carichi di significazioni, e quando la violenza esplode è letale e stilizzata. Film stringato e preciso, che espone senza raccontare e per questo diventa un’opera a tratti quasi astratta. Da rivalutare assolutamente. Disponibile su Rakuten TV, TIMVision, Amazon Prime Video.

Non è un paese per vecchi (2007)

Come voce della ragione che non comprende più un mondo che sta esplodendo, Tommy Lee Jones diventa la parte saggia e riflessiva dello straordinario adattamento di Cormac McCarthy diretto dai fratelli Coen. Josh Brolin, un Javier Bardem da Oscar, Kelly MacDonald, Garrett Dillahunt e Woody Harrelson fanno del cast di Non è un paese per vecchi un film recitato alla perfezione. Rivisitazione del western contemporaneo dove il piano del protagonista, come sempre nel cinema di questi grandi autori, si deve scontrare con l’orrore della realtà e del caso. Oscar anche per il film, la regia e l’adattamento. Il miglior lungometraggio dell’anno a mani basse, un film che sconvolge e si rivela visivamente prezioso anche grazie alla grandiosa fotografia di Roger Deakins. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Paramount +.

Lincoln (2012)

Chiudiamo con il magnifico biopic diretto da Steven Spielberg che regala a Tommy Lee Jones la sua quarta nomination all’Oscar, la terza come supporto. Daniel Day-Lewis interpreta perfettamente un Lincoln pragmatico e scosso dal dolore, che tenta di riunire una nazione dilaniata dalla Guerra e divisa nel profondo dalle questioni razziali. Fotografia spesso malinconica, Sally Field, John Hawkes, Joseph Gordon-Levitt e tanti altri attori bravissimi. Enorme successo di pubblico e una valanga di candidature all’Oscar, anche se solo quella per il miglior attore protagonista si tramuta in statuetta. Ed è un mezzo scandalo, poiché anche la regia meritava il riconoscimento. Film “politico” soprattutto per il suo essere contemporaneo. Imperdibile. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, TIMVision.



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Pirati dei Caraibi: la confessione di Orlando Bloom sul suo rapporto con Johnny Depp

Il pubblico continua ad attendere il ritorno di Jack Sparrow al cinema, così come Orlando Bloom. Coinvolto sin dal primo film del franchise di Pirati dei Caraibi, Bloom si è unito alle perplessità del pubblico che si interroga sul futuro del franchise e sul ritorno di Jack Sparrow interpretato da Johnny Depp.

Ospite del Toronto International Film Festival 2026, Orlando Bloom ha riflettuto sull’eredità del franchise, sul possibile ritorno di Sparrow e sulla possibile reunion con Johnny Depp, ammettendo al tempo stesso di essere ancora in contatto con l’attore in questione.

Pirati dei Caraibi, Orlando Bloom si interroga sul futuro del franchise e ammette di essere ancora in contatto con Johnny Depp

Nonostante siano trascorsi nove anni dall’uscita dell’ultimo film del franchise La vendetta di Salazar, il pubblico attende paziente il possibile ritorno di Jack Sparrow e anche Orlando Bloom si è unito al coro delle richieste: “Lo chiedo di continuo”, ha ammesso riferendosi ad un nuovo film di Pirati dei Caraibi.

Ragionando sulla possibilità di una reunion al cinema, Orlando Bloom non ha escluso del tutto il ritorno nel franchise: “Ogni tanto mi faccio vivo con Johnny Depp, perché è fantastico. Ma penso che sia stato così divertente e in sintonia con lo spirito del tempo. Voglio dire, non so come lo faranno né quando, non ne ho sentito parlare”. L’attore ha elogiato il talento di altre star del cast come Keira Knightley, Kevin McNally e Geoffrey Rush, definendolo “un gruppo di persone davvero fantastiche”.

Ha poi ragionato sull’assenza dal grande schermo da quasi dieci anni e ha rivelato: “Credo che la nostalgia sia un fenomeno molto diffuso nel mondo di oggi. Continuiamo a tornare a queste cose, per via della nostalgia e delle sensazioni che provavamo guardando il nostro programma preferito. Credo che questo tipo di fenomeno si stia manifestando anche nei film. Vedremo”.

In ogni caso non è la prima volta che Orlando Bloom ragiona sulla possibile reunion del cast originale per un altro capitolo di Pirati dei Caraibi e il produttore storico del franchise Jerry Bruckheimer non molto tempo fa aveva suggerito di aver discusso con Johnny Depp in merito ad un possibile ritorno di Jack Sparrow riaccendendo la speranza dei fan. “Se gli piace come è scritta la parte, penso che accetterebbe. Come tutti sappiamo, tutto dipende da ciò che è scritto sulla pagina”, ha rivelato a EW.



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domenica 13 settembre 2026

I migliori film in streaming di Oliva Wilde, regista e protagonista di The Invite - Il piacere è tutto nostro

Vogliamo dedicare questi cinque film in streaming di inizio settimana ad Olivia Wilde, la quale arriva nelle sale italiane come regista e protagonista del riuscito The Invite - Il piacere è tutto nostro, in cui recita insieme a Seth Rogen, Penélope Cruz ed Edward Norton. Di questo film si parla (a ragion veduta) come uno dei possibili protagonisti nell’imminente stagione dei premi. Eccovi dunque il meglio della Wilde come interprete e regista. Buona lettura.

Cinque film in streaming di Olivia Wilde, che torna in sala col suo nuovo The Invite - Il piacere è tutto nostro

  • Rush 
  • Lei
  • La rivincita delle sfigate 
  • Richard Jewell 
  • Babylon

Rush (2013)

Partecipazione effervescente e carismatica ad uno dei migliori film diretti da Ron Howard, e probabilmente il miglior film sulla Formula 1 insieme a F1 con Brad Pitt. Rush racconta del duello vibrante e drammatico tra James Hunt e Niki Lauda nel 1976: Chris Hemsworth e Daniel Brühl si sfidano a colpi di bravura, con una finale al cardiopalma e momenti di cinema tanto spettacolare quanto di spessore emotivo. Peccato il botteghino non abbia premiato questo biopic esemplare, ritmato al punto giusto, intelligente e con un’anima profonda. La Wilde funziona davvero molto bene, ottima prova al fianco dei protagonisti. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

Lei (2013)

Altro ruolo di supporto in uno di quei lungometraggi che ti entrano sotto la pelle, per la sensibilità e la precisione con cui raccontano psicologie, rapporti umani, dolcezza del sentimento. Un Joaquin Phoenix in quella che secondo noi è la sua miglior interpretazione duetta con la voce suadente di Scarlett Johansson. Spike Jonze dirige Lei con una prova di regia incredibile, sofisticata e insieme caldissima. Oscar per la miglior sceneggiatura originale per un film vibrante, che ti avvolge e ti coccola. Una delle migliori storie d’amore della storia del cinema, senza alcun dubbio. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

La rivincita delle sfigate (2019)

Esordio dietro la macchina da presa per Olivia Wilde che affida a Kaitlyn Dever e Beanie Feldstein i due ruoli principali in una commedia giovanile freschissima, ricca di trovate, con dialoghi effervescenti e interpretazioni azzeccate. nel cast anche Molly Gordon, Jason Sudeikis, Lisa Kudrow. La rivincita delle sfigate (tremendo titolo italiano!) rivela il talento e la lucidità della sua autrice. Momenti di cinema irriverente e divertentissimo mescolati con altri invece intimisti e toccanti. Uno degli esordi meglio orchestrati di quell’anno. Poteva scapparci la nomination all’Oscar per la sceneggiatura originale, l’avrebbe meritata. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Richard Jewell (2019)

Nel ruolo della giornalista che non si ferma davanti a nulla per ottenere lo scoop, la Wilde offre a Clint Eastwood una prova arcigna e feroce. Biopic che racconta in filigrana la solitudine dell'individuo quando il sistema si schiera contro di lui, Richard Jewell vede protagonista un bravissimo Paul Walter Hauser, affiancato da Sam Rockwell in grande forma, poi Kathy Bates, Jon Hamm, Nina Arianda. Uno dei lungometraggi maggiormente sottovalutati di Eastwood negli ultimi tempi, una riflessione profonda e sentita su un tema da lui esplorato a lungo nei decenni. Film autunnale e doloroso, da vedere con il cuore in gola. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, TIMVision,  Amazon Prime Video.

Babylon (2022)

Chiudiamo con un altro ruolo di supporto, una partecipazione vibrante e uno dei prodotti più scatenati e liberi dei nostri tempi. Dentro Babylon Damien Chazelle mette davvero tutto, rendendo omaggio alla Hollywood tronfia ed elettrizzante di inizio secolo. Margot Robbie è portentosa, Brad Pitt lucido e tragico, e fanno di questo film un esempio perfetto di come il cinema possa, anzi debba trasgredire alle regole, imposte dagli algoritmi. Opera straripante, disequilibrata, certo, ma anche vitale e piena di energia positiva. Uno di quei titoli che si ama oppure si odia senza riserve. Noi, anche se a denti stretti, lo abbiamo amato. Disponibile su  Apple Itunes, TIMVision.



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Amori & Incantesimi 2, la produttrice sul terzo film: è possibile con Joey King e Maisie Williams?

Sandra Bullock aveva già suggerito questa pista, ma è stata di recente la produttrice Denise Di Novi ad affrontare nuovamente l’argomento: Maisie Williams e Joey King potrebbero guidare il franchise di Amori & Incantesimi dopo il secondo film, apparendo da protagoniste in altri film?

Amori & Incantesimi potrebbe proseguire con Joey King e Maisie Williams: le speranze della produttrice

La famiglia Owens è di nuovo al cinema a distanza di quasi 30 anni dal precedente capitolo che racconta di una famiglia di streghe afflitte da una potente maledizione che priva le donne Owens dell’amore. Nel sequel a soffrirne le conseguenze è la figlia di Sally, Kylie, interpretata da Joey King. Ma dopo quanto accaduto in Amori & Incantesimi 2, è giusto pensare ad un terzo film con protagoniste le star più giovani? Ecco cosa ha raccontato in merito la produttrice.

Sandra Bullock ne è già convinta e a quanto pare Denise Di Novi è sulla stessa lunghezza d’onda. A detta della produttrice, Joey King e Maisie Williams potrebbero tranquillamente portare avanti la famiglia Owens al cinema. Entrambe interpretano le figlie ormai adulte di Sally, Kylie e Antonia: “Spero che portino avanti la storia delle Owens. Spero di rivedere tutti questi personaggi, perché prima di tutto... Joey King, Maisie Williams... insomma, non c'è niente di meglio di questa combinazione. E si vogliono bene anche nella vita reale, così come nel film. Hanno la stessa alchimia che c'era e c'è tra Sandra Bullock e Nicole Kidman nel film. Quindi penso che ci sia ancora molto da raccontare, senza dubbio. E penso che sarebbe davvero divertente vedere dove arriveranno Kylie e Antonia tra qualche anno. Sai, quando raggiungeranno la piena maturità e scopriranno chi sono veramente... Cosa succederà?”, ha raccontato a People.

Anche Sandra Bullock, ai microfoni di Vanity Fair poche settimane prima dell’uscita al cinema, aveva incrociato le dita: “Se questo avrà successo, ne faremo un terzo e passeremo il testimone alle ragazze”. In merito al secondo capitolo, la produttrice ha raccontato che Sally e Gillian sono cambiate, più mature: “Volevano ritrarle come donne più mature, ma altrettanto vitali, altrettanto sexy, altrettanto vivaci nella loro magia e nella dedizione che vi si cela. I personaggi lottano entrambi con la magia in modi diversi, ma sono streghe e sanno di esserlo. Quindi penso che essere fedeli ai personaggi e far sì che fossero persone che continuano a desiderare, imparare, crescere e affrontare molti aspetti della femminilità [fosse importante]. Essere single con l'avanzare dell'età, essere una madre con i figli che lasciano casa... L' amore fa ancora parte della tua vita? Ha ancora un posto nella tua vita? Queste sono domande che le attrici volevano affrontare in modo molto concreto”.



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È morto Jeremy Thomas, coraggioso produttore di grandi film, premio Oscar per L'ultimo imperatore

Quante volte abbiamo detto o sentito dire “non ci sono più i produttori di una volta”, quelli che amavano il cinema e i registi coraggiosi e originali e che rischiavano anche di tasca propria e cercavano i migliori partner internazionali per permettere loro di realizzare i film che volevano. Uno di questi ultimi era sicuramente Jeremy Thomas, la notizia della cui morte, avvenuta l'11 settembre all'età di 77 anni, è arrivata proprio nel giorno di chiusura del festival di Venezia, sui cui schermi era apparso nel documentario di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci e dove in concorso c'era Bucking Fastard di Werner Herzog, mentre lo aspettavano a Toronto per il nuovo film di Takashi Miike, Bad Lieutenat: Tokyo, da lui prodotto. Nel 2021 Marc Cousins gli aveva dedicato il documentario The Storms of Jeremy Thomas, il cui trailer potete vedere sotto. Vincitore dell'Oscar nel 1988 dell'Oscar e il David di Donatello per il miglior film, il sontuoso L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, che per la prima volta aveva aperto al cinema occidentale le porte della Città proibita, Thomas ebbe un lungo sodalizio col regista italiano, ma non solo con lui.

La carriera di Jeremy Thomas

Thomas nasce in una famiglia legata al cinema: il padre Ralph e lo zio Gerald sono entrambi registi e fin da bambino sa che lavorare nell'ambiente è quello che vuole fare. Inizia in vari ruoli, tra cui il montaggio, lavorando anche a pellicole come Il viaggio fantastico di Sinbad e A Misfortune di Ken Loach. Nel 1974 inizia l'attività di produttore col film australiano Braccato a vista di Philippe Mora, cui segue L'urlo di Jerzy Skolimowski, di cui tornerà a produrre molti anni dopo Eo. Anche Julien Temple, per cui produce il debutto La grande truffa del rock'n'roll, lavorerà di nuovo con lui nel 2007 per il documentario Il futuro non è scritto: Joe Strummer e nel 2025 per I am Curious Johnny. Molti i registi che hanno potuto contare su di lui più di una volta: tra questi Nicolas Roeg (Il lenzuolo viola, Eureka, La signora in bianco), Bernardo Bertolucci (L'ultimo imperatore, Il té nel deserto, Piccolo Buddha, Io ballo da sola, The Dreamers), David Cronenberg (Crash, Il pasto nudo, A Dangerous Method), Matteo Garrone (Il racconto dei racconti, Dogman, Pinocchio), Takaski Miike (L'ultimo yakuza, L'immortale e il citato Bad Lieutenant: Tokyo), Wim Wenders (Non bussare alla mia porta, Palermo Shooting, Pina, Ritorno alla vita), Nagisa Oshima per cui produce i capolavori Furyo e Tabù – Gohatto. Terry Gilliam gli deve Tideland e L'uomo che uccise Don Chisciotte. E potremmo continuare a lungo a parlare di una carriera con cui ha dimostrato di saper stringere rapporti di fiducia e di amicizia con molti registi, Bertolucci in primis, e di non guardare esclusivamente al possibile successo commerciale ma al prestigio dei film su cui metteva il suo nome. Noi amanti del cinema gli dobbiamo sicuramente moltissimo.



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sabato 12 settembre 2026

Tropea Film Festival: presentata la quarta edizione, in programma dal 20 al 26 settembre

Presentata al Lido di Venezia, durante Venezia 83, la quarta edizione del Tropea Film Festival, diretto da Emanuele Bertucci, che accenderà i riflettori sulla "Perla del Tirreno" dal 20 al 26 settembre. Sette giorni, tra proiezioni, incontri e premiazioni, dedicati alla settima arte, per una manifestazione che ha vissuto una costante crescita di interesse da parte del pubblico e media, anche internazionali.

Due sezioni di concorso, Lungometraggi e Cortometraggi, di cui sono stati annunciati i presidenti di giuria, rispettivamente Tiziana Rocca e Neri Parenti. Due omaggi, due retrospettive, due mostre dedicate. A 110 anni dalla nascita, sarà celebrato Raf Vallone, indiscusso divo del cinema, ma anche celebre calciatore e giornalista, nato proprio a Tropea. Raoul Bova sarà al festival per raccontare, in anteprima, un progetto a lui dedicato. A 100 anni dalla nascita, omaggio anche a Marilyn Monroe, tra immagini, pellicole e un'opera a lei dedicata dal Maestro Mimmo Rotella.

Tra gli ospiti al momento confermati, anche Marco Giallini, Madalina Ghenea, Lina Sastri, che porterà il suo esordio alla regia con La casa di Ninetta. E ancora la star giapponese Yutaka Mizutani, Mauro Fiore (Premio Oscar per la fotografia di Avatar), Margherita Spampinato (David 2026 miglior regista esordiente per Gioia Mia), Giorgio Marchesi, Luca Lucini, Gaia Messerklinger e Alexia Cozzi, che racconterà il set di Blue in cui interpreta la figlia di Rocco Siffredi, alla sua prima prova nel cinema "tradizionale". Madrina di questa edizione l'attrice brasiliana Desirée Popper (Mare fuori, Idoli - Fino all'ultima corsa e Tra amore e inganni).

Il Direttore Emanuele Bertucci ha dichiarato: "Presentare il Tropea Film Festival a Venezia ha per noi un significato particolare. Venezia è uno dei luoghi simbolo del cinema mondiale, Tropea è un luogo che il cinema può ancora contribuire a raccontare, trasformare e far conoscere. Non vogliamo organizzare semplicemente una settimana di proiezioni. Vogliamo costruire un Festival che lasci qualcosa quando le luci si spengono".



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Nostalgia degli Anni '90? 5 cult da recuperare prima di Amori & Incantesimi 2 (in uno c'è Bruce Willis)

Le scope sono pronte, i margarita di mezzanotte tornano a scorrere e le sorelle Owens stanno per riunirsi. Dopo oltre 25 anni, Amori e Incantesimi 2 riporta sul grande schermo Sally e Gillian, le streghe interpretate da Sandra Bullock e Nicole Kidman che, nel 1998, conquistarono una generazione con una miscela improbabile di magia, romanticismo, sorellanza e commedia. Il sequel è al cinema dal 10 settembre 2026, e riporta le due star di Hollywood nei ruoli che hanno contribuito a trasformare il film originale in un cult.

Quando uscì, Amori e Incantesimi non fu accolto come il fenomeno che sarebbe diventato negli anni successivi. Il suo mix di generi era difficile da incasellare: era una storia d'amore, parlava di stregoneria e maledizioni, ma aveva al centro soprattutto il rapporto tra due sorelle. Con il tempo, però, il film ha trovato il suo pubblico ed è diventato uno dei titoli simbolo di quel cinema anni '90 capace di mescolare atmosfere romantiche, personaggi eccentrici e un pizzico di magia.

Il ritorno di Sally e Gillian è quindi l'occasione perfetta per fare un salto indietro nel tempo con 5 cult degli anni '90 da recuperare per ritrovare quella stessa atmosfera.

Empire Records (1995)

Un negozio di dischi indipendente, un gruppo di ragazzi alle prese con amori, problemi, sogni e crisi esistenziali e una sola giornata per cercare di impedire che il loro piccolo mondo venga trasformato in una catena commerciale. Questa è la premessa di Empire Records, diretto da Allan Moyle, un film che sembra catturare tutto quello che associamo alla cultura pop degli anni '90 e trasformarlo in una gigantesca playlist. La storia si svolge quasi interamente nell'arco di una giornata e mette insieme praticamente qualsiasi cosa: soldi spariti, cotte segrete, una festa improvvisata, un funerale decisamente particolare, un concerto sul tetto e soprattutto l'arrivo di Rex Manning, ex idolo pop interpretato da Maxwell Caulfield.

A rendere il film ancora più speciale è il suo cast, che comprende tra gli altri Liv Tyler, Renée Zellweger e Robin Tunney, allora all'inizio delle loro carriere. Empire Records non ebbe un grande successo al cinema, ma negli anni è diventato un vero cult generazionale, anche grazie alla sua colonna sonora e alla capacità di fotografare un momento generazionale preciso. E poi c'è il Rex Manning Day: ogni 8 aprile, i fan celebrano ancora oggi la giornata dedicata al personaggio. È probabilmente uno degli esempi più divertenti di come un film possa fallire al botteghino e, decenni dopo, diventare un fenomeno pop.

Giovani, carini e disoccupati (1994)

Se Empire Records racconta gli anni '90 attraverso la musica, Giovani, carini e disoccupati li racconta attraverso una generazione che non ha ancora capito cosa vuole fare della propria vita. Diretto da Ben Stiller, il film segue quattro amici alle prese con il difficile passaggio dall'università all'età adulta. Al centro c'è Lelaina, interpretata da Winona Ryder, giovane aspirante filmmaker che filma la propria vita con una videocamera, mentre Ethan Hawke è Troy, musicista malinconico e irresistibilmente complicato. Stiller interpreta invece Michael, l'uomo apparentemente più stabile del gruppo.

Tra lavori improbabili, triangoli sentimentali e conversazioni infinite sul futuro, il film riesce a catturare tutta l'incertezza dei vent'anni e, soprattutto, ha quell'estetica anni '90 che oggi è diventata quasi una macchina del tempo: videocamere, musica alternativa, jeans e ragazzi convinti di essere troppo intelligenti per il mondo che li circonda. È disordinato, malinconico e, a tratti, tremendamente sincero. Proprio per questo, a distanza di oltre trent'anni, continua a essere uno dei film che meglio rappresentano quella generazione.

Il Quinto Elemento (1997)

A questo punto cambiamo completamente atmosfera. Il Quinto Elemento di Luc Besson è tutto ciò che il cinema degli anni '90 poteva essere quando decideva di non avere alcun limite: Bruce Willis è un tassista del futuro, Milla Jovovich interpreta una donna misteriosa destinata a salvare l'universo, Gary Oldman è un villain completamente fuori controllo e Jean Paul Gaultier trasforma ogni costume in una sfilata di moda intergalattica.

Al centro della storia c'è Leeloo, una creatura geneticamente progettata per rappresentare il quinto elemento e salvare la Terra da una minaccia cosmica. Per riuscirci, dovrà collaborare con Korben Dallas, ex militare diventato tassista, e recuperare quattro misteriose pietre capaci di fermare la distruzione del pianeta. Il risultato è un gigantesco cocktail di fantascienza, azione r commedia che è diventato uno dei film più riconoscibili e amati della fantascienza anni '90. È colorato, esagerato, kitsch e completamente fuori dagli schemi: esattamente il tipo di film che, oggi, fa pensare a quanto fosse libero il cinema mainstream di quella decade.

Ragazze a Beverly Hills (1995)

Prima che il termine “influencer” entrasse nel nostro vocabolario, Cher Horowitz aveva già trasformato la propria vita in una passerella. Interpretata da Alicia Silverstone, Cher è la ragazza più popolare della Beverly Hills High School. Ha un guardaroba spettacolare, un'inesauribile fiducia nelle proprie capacità e una convinzione piuttosto discutibile di essere anche una grande esperta di relazioni. Quando decide di aiutare gli altri a trovare l'amore, però, le cose diventano molto più complicate del previsto.

Clueless (Ragazze a Beverly Hills) è una commedia adolescenziale apparentemente leggerissima ma - sotto makeover, feste, abiti e battute -racconta la crescita di una ragazza che deve imparare a capire se stessa prima ancora degli altri. Il film di Amy Heckerling è diventato un simbolo degli anni '90 anche grazie alla sua estetica: il completo giallo di Cher, i cellulari giganteschi, la moda preppy e quella Beverly Hills, che sembra ancora oggi sospesa in un universo tutto suo.

Prima dell'Alba (1995)

Se Amori e Incantesimi ha trasformato il romanticismo in una storia di magia, Prima dell'Alba di Richard Linklater lo fa con un'idea molto più semplice: due persone si incontrano su un treno e decidono di passare insieme una sola notte. Jesse, un giovane americano interpretato da Ethan Hawke, conosce Céline, una studentessa francese interpretata da Julie Delpy, durante un viaggio in Europa. Quando arriva il momento di separarsi, lui le propone di scendere insieme a Vienna. E lei accetta.

Da quel momento, i due trascorrono la notte camminando per la città, parlando praticamente di tutto: amore, morte, futuro, sesso, solitudine e perfino le piccole cose apparentemente insignificanti che diventano importanti quando si sta conoscendo qualcuno. Non ci sono grandi esplosioni o dichiarazioni d'amore da melodramma. Ci sono semplicemente due persone che parlano e che, nel corso di poche ore, finiscono per innamorarsi.

Ed è proprio questa semplicità ad aver trasformato Prima dell'Alba in un cult. Il film cattura quella particolare idea del romanticismo tipica degli anni '90, ed è uno dei film perfetti da riguardare prima di Amori e Incantesimi 2, perché, dietro la magia, le streghe e le maledizioni, c'è sempre stata una cosa molto più semplice: la convinzione che alcune persone siano destinate a incontrarsi.

Gli anni '90 stanno per tornare?

Questi cinque film sono molto diversi tra loro, ma condividono qualcosa che spiega perfettamente perché Amori e Incantesimi abbia continuato a conquistare nuovi spettatori anche a distanza di oltre 25 anni. Sono film che hanno un'identità fortissima. Parlano di amicizia, crescita, ribellione e desiderio di trovare il proprio posto nel mondo, ma lo fanno attraverso personaggi eccentrici, colonne sonore memorabili, look diventati iconici e un'estetica che oggi è impossibile non associare agli anni '90. Ora Sally e Gillian Owens stanno per tornare. E forse, prima di rivederle alle prese con nuovi incantesimi, è il momento perfetto per tornare anche noi in quella decade in cui bastavano una videocassetta, un po' di musica e un pizzico di magia per trasformare un film in un cult.



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venerdì 11 settembre 2026

Il Leoncino d'Oro 2026 assegnato a Mr. Nelson, Did You Kill People?

Nel corso della penultima giornata dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, si è svolta la cerimonia di premiazione dell'38° Leoncino d'Oro.
Il premio è istituito da AGISCUOLA, promosso da ANEC Associazione Nazionale Esercenti Cinema, ACEC Associazione Cattolica Esercenti Cinema, e Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello, nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Sono intervenuti all’evento il Sottosegretario di Stato alla cultura Lucia Borgonzoni, il Direttore Artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Alberto Barbera, e il Direttore Generale Fondazione La Biennale di Venezia Andrea Del Mercato. Ad accoglierli, il Presidente Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello Silvia Calandrelli, il Direttore Generale di ANEC Simone Gialdini, il Portavoce Unicef Italia Andrea Iacomini.

La cerimonia si è svolta alla presenza del Capo segreteria tecnica del Ministro per lo sport e i giovani e Board member di ac38 per il Governo italiano Mario Pozzi, del Capo Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale Giuseppe Pierro, del Direttore Generale della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura Giorgio Carlo Brugnoni, del Direttore Generale della Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura Antonio Parente, del Capo Segreteria tecnica del Ministro dell’Istruzione e del Merito Mauro Antonelli, del consigliere Ministro dell’Istruzione e del Merito Vincenzo Mannino e del Presidente Unione Editori e Distributori Cinematografici di ANICA Paolo Orlando.

Alla sua 38ª edizione, il Leoncino è diventato nel tempo uno dei premi collaterali più rilevanti e significativi della Mostra del Cinema di Venezia proprio perché ad assegnarlo è una Giuria, coordinata da Giulia Serinelli, composta da giovani studenti e studentesse delle scuole secondarie di II grado, uno per Regione, rappresentanti delle migliaia di giovani partecipanti alle Giurie territoriali del David Giovani sparse in tutta Italia.

I film vincitori del Leoncino d'Oro e del premio UNICEF 2026

Nel corso della cerimonia di premiazione, è stato assegnato il Premio Leoncino d'Oro della 83ª Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia al film Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto con la seguente motivazione:

“Per l’abilità di ritrarre quella spregiudicata violenza che è il fattore comune delle guerre di ogni tempo.
Per la capacità di far immergere lo spettatore nello sviluppo della coscienza del protagonista, processo reso totalizzante dall’alternarsi frenetico delle immagini e dei suoni.

Per la denuncia di un orrore che spazia tra la guerra e il trauma del reduce.
Per la capacità di trasmettere a ogni generazione il rifiuto verso la logica imperialista della guerra di aggressione.
Per queste ragioni, il Leoncino d'Oro della 83esima edizione della Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia va a Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto.”

Inoltre, a seguito dell’accordo con il Comitato Italiano per l'UNICEF, la Giuria ha assegnato anche la Segnalazione Cinema For UNICEF (presente alla Mostra sin dal 1980) al film NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor con la seguente motivazione:

“Per l'uso del metodo dell'intervista per smascherare la disumana brutalità che muove quanti sono dietro al genocidio del popolo palestinese.
Per la singolare scelta registica di mostrare per mezzo delle immagini delle case di Tel Aviv il contrasto tra l'agio e la distruzione.

Per il coraggio di continuare a puntare i riflettori sulla situazione che perdura sotto gli occhi solo apparentemente vigili della comunità internazionale.
Per queste ragioni la segnalazione Cinema for Unicef dell'83° Mostra dell'arte cinematografica di Venezia va a NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor.


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The Legend of Zelda, la doppiatrice della Principessa svela il retroscena: è stata chiamata per il film?

Patricia Summersett ha maturato una forte esperienza nel mondo dei videogame ed è molto legata a The Legend of Zelda, essendo stata la prima voce inglese ufficiale associata al personaggio della Principessa Zelda nel franchise Nintendo. Sappiamo, però, che il live action prossimamente in arrivo ha già scelto l’attrice che interpreterà la versione in carne ed ossa di Zelda (Bo Bragason). Ciononostante Patricia Summersett ha affrontato il suo possibile coinvolgimento nel film assecondando i desideri dei fan.

The Legend of Zelda, la doppiatrice Patricia Summersett spiega se è stata contattata o meno per il live action

Da tempo si vocifera del possibile coinvolgimento di Patricia Summersett nel live action di The Legend of Zelda: più che una voce di corridoio una forte speranza dei fan di vedere coinvolta anche la voce storica della principessa. In una recente intervista con Variety, l’attrice e doppiatrice ha preferito giocare la carta dell’ambiguità senza confermare o smentire il proprio coinvolgimento. Non sarebbe la prima star dei videogame, del resto, ad essere coinvolta poi anche negli adattamenti cinematografici e televisivi.

A Patricia Summersett è stato chiesto se fosse stata contattata per un ruolo nel live action e la sua risposta è stata: “Non saprei rispondere in un modo o nell'altro. Certo, sono un NDA ambulante, una specie di nomade digitale. Voglio dire, apprezzo molto quando lo fanno per i doppiatori e spero che diventi una prassi consolidata in futuro, man mano che tutte le tecnologie si fondono e i videogiochi aspirano a essere più simili al cinema, e il cinema a essere più simile ai videogiochi. È un riconoscimento apprezzabile, ma non saprei esprimermi in un senso o nell'altro”.

In ogni caso l’attrice è stata interpellata anche sul live action e su come verrà adattata Zelda sul grande schermo: “In un certo senso, sarei l'ultima persona a poter esprimere un'opinione su come, a mio parere, il gioco potrebbe essere adattato al meglio, perché non sono né un regista né un esperto come quelli che hanno coinvolto. Per quanto riguarda le diverse versioni di Zelda, non saprei dire, dato che non sono ancora state pubblicate, come potrebbero influenzare la mia percezione generale del gioco. Lascio semplicemente ampio spazio a diverse interpretazioni che persone diverse potrebbero apportare. Allo stesso modo in cui qualcuno può dare un contributo a una nuova serie di Harry Potter o a un film di James Bond, o a qualcosa di simile che presenta un elemento narrativo ciclico con archetipi ricorrenti”. Ha poi concluso: “È difficile realizzare adattamenti cinematografici di videogiochi di successo, ma viviamo in un'epoca in cui questi adattamenti stanno ottenendo risultati straordinari. Vedremo. Molte persone sono davvero entusiaste. Sarò molto, molto curiosa di vedere cosa ne faranno e sono emozionata, insieme a tutti gli altri, per le persone coinvolte, perché si tratta di un progetto enorme e sono molto fortunati a far parte di un franchise così fantastico. Auguro loro il meglio e sono sicura che sarà un successo. Ma le persone avranno sempre opinioni molto forti al riguardo, a prescindere”.



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