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domenica 13 settembre 2026

Amori & Incantesimi 2, la produttrice sul terzo film: è possibile con Joey King e Maisie Williams?

Sandra Bullock aveva già suggerito questa pista, ma è stata di recente la produttrice Denise Di Novi ad affrontare nuovamente l’argomento: Maisie Williams e Joey King potrebbero guidare il franchise di Amori & Incantesimi dopo il secondo film, apparendo da protagoniste in altri film?

Amori & Incantesimi potrebbe proseguire con Joey King e Maisie Williams: le speranze della produttrice

La famiglia Owens è di nuovo al cinema a distanza di quasi 30 anni dal precedente capitolo che racconta di una famiglia di streghe afflitte da una potente maledizione che priva le donne Owens dell’amore. Nel sequel a soffrirne le conseguenze è la figlia di Sally, Kylie, interpretata da Joey King. Ma dopo quanto accaduto in Amori & Incantesimi 2, è giusto pensare ad un terzo film con protagoniste le star più giovani? Ecco cosa ha raccontato in merito la produttrice.

Sandra Bullock ne è già convinta e a quanto pare Denise Di Novi è sulla stessa lunghezza d’onda. A detta della produttrice, Joey King e Maisie Williams potrebbero tranquillamente portare avanti la famiglia Owens al cinema. Entrambe interpretano le figlie ormai adulte di Sally, Kylie e Antonia: “Spero che portino avanti la storia delle Owens. Spero di rivedere tutti questi personaggi, perché prima di tutto... Joey King, Maisie Williams... insomma, non c'è niente di meglio di questa combinazione. E si vogliono bene anche nella vita reale, così come nel film. Hanno la stessa alchimia che c'era e c'è tra Sandra Bullock e Nicole Kidman nel film. Quindi penso che ci sia ancora molto da raccontare, senza dubbio. E penso che sarebbe davvero divertente vedere dove arriveranno Kylie e Antonia tra qualche anno. Sai, quando raggiungeranno la piena maturità e scopriranno chi sono veramente... Cosa succederà?”, ha raccontato a People.

Anche Sandra Bullock, ai microfoni di Vanity Fair poche settimane prima dell’uscita al cinema, aveva incrociato le dita: “Se questo avrà successo, ne faremo un terzo e passeremo il testimone alle ragazze”. In merito al secondo capitolo, la produttrice ha raccontato che Sally e Gillian sono cambiate, più mature: “Volevano ritrarle come donne più mature, ma altrettanto vitali, altrettanto sexy, altrettanto vivaci nella loro magia e nella dedizione che vi si cela. I personaggi lottano entrambi con la magia in modi diversi, ma sono streghe e sanno di esserlo. Quindi penso che essere fedeli ai personaggi e far sì che fossero persone che continuano a desiderare, imparare, crescere e affrontare molti aspetti della femminilità [fosse importante]. Essere single con l'avanzare dell'età, essere una madre con i figli che lasciano casa... L' amore fa ancora parte della tua vita? Ha ancora un posto nella tua vita? Queste sono domande che le attrici volevano affrontare in modo molto concreto”.



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È morto Jeremy Thomas, coraggioso produttore di grandi film, premio Oscar per L'ultimo imperatore

Quante volte abbiamo detto o sentito dire “non ci sono più i produttori di una volta”, quelli che amavano il cinema e i registi coraggiosi e originali e che rischiavano anche di tasca propria e cercavano i migliori partner internazionali per permettere loro di realizzare i film che volevano. Uno di questi ultimi era sicuramente Jeremy Thomas, la notizia della cui morte, avvenuta l'11 settembre all'età di 77 anni, è arrivata proprio nel giorno di chiusura del festival di Venezia, sui cui schermi era apparso nel documentario di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci e dove in concorso c'era Bucking Fastard di Werner Herzog, mentre lo aspettavano a Toronto per il nuovo film di Takashi Miike, Bad Lieutenat: Tokyo, da lui prodotto. Nel 2021 Marc Cousins gli aveva dedicato il documentario The Storms of Jeremy Thomas, il cui trailer potete vedere sotto. Vincitore dell'Oscar nel 1988 dell'Oscar e il David di Donatello per il miglior film, il sontuoso L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, che per la prima volta aveva aperto al cinema occidentale le porte della Città proibita, Thomas ebbe un lungo sodalizio col regista italiano, ma non solo con lui.

La carriera di Jeremy Thomas

Thomas nasce in una famiglia legata al cinema: il padre Ralph e lo zio Gerald sono entrambi registi e fin da bambino sa che lavorare nell'ambiente è quello che vuole fare. Inizia in vari ruoli, tra cui il montaggio, lavorando anche a pellicole come Il viaggio fantastico di Sinbad e A Misfortune di Ken Loach. Nel 1974 inizia l'attività di produttore col film australiano Braccato a vista di Philippe Mora, cui segue L'urlo di Jerzy Skolimowski, di cui tornerà a produrre molti anni dopo Eo. Anche Julien Temple, per cui produce il debutto La grande truffa del rock'n'roll, lavorerà di nuovo con lui nel 2007 per il documentario Il futuro non è scritto: Joe Strummer e nel 2025 per I am Curious Johnny. Molti i registi che hanno potuto contare su di lui più di una volta: tra questi Nicolas Roeg (Il lenzuolo viola, Eureka, La signora in bianco), Bernardo Bertolucci (L'ultimo imperatore, Il té nel deserto, Piccolo Buddha, Io ballo da sola, The Dreamers), David Cronenberg (Crash, Il pasto nudo, A Dangerous Method), Matteo Garrone (Il racconto dei racconti, Dogman, Pinocchio), Takaski Miike (L'ultimo yakuza, L'immortale e il citato Bad Lieutenant: Tokyo), Wim Wenders (Non bussare alla mia porta, Palermo Shooting, Pina, Ritorno alla vita), Nagisa Oshima per cui produce i capolavori Furyo e Tabù – Gohatto. Terry Gilliam gli deve Tideland e L'uomo che uccise Don Chisciotte. E potremmo continuare a lungo a parlare di una carriera con cui ha dimostrato di saper stringere rapporti di fiducia e di amicizia con molti registi, Bertolucci in primis, e di non guardare esclusivamente al possibile successo commerciale ma al prestigio dei film su cui metteva il suo nome. Noi amanti del cinema gli dobbiamo sicuramente moltissimo.



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sabato 12 settembre 2026

Tropea Film Festival: presentata la quarta edizione, in programma dal 20 al 26 settembre

Presentata al Lido di Venezia, durante Venezia 83, la quarta edizione del Tropea Film Festival, diretto da Emanuele Bertucci, che accenderà i riflettori sulla "Perla del Tirreno" dal 20 al 26 settembre. Sette giorni, tra proiezioni, incontri e premiazioni, dedicati alla settima arte, per una manifestazione che ha vissuto una costante crescita di interesse da parte del pubblico e media, anche internazionali.

Due sezioni di concorso, Lungometraggi e Cortometraggi, di cui sono stati annunciati i presidenti di giuria, rispettivamente Tiziana Rocca e Neri Parenti. Due omaggi, due retrospettive, due mostre dedicate. A 110 anni dalla nascita, sarà celebrato Raf Vallone, indiscusso divo del cinema, ma anche celebre calciatore e giornalista, nato proprio a Tropea. Raoul Bova sarà al festival per raccontare, in anteprima, un progetto a lui dedicato. A 100 anni dalla nascita, omaggio anche a Marilyn Monroe, tra immagini, pellicole e un'opera a lei dedicata dal Maestro Mimmo Rotella.

Tra gli ospiti al momento confermati, anche Marco Giallini, Madalina Ghenea, Lina Sastri, che porterà il suo esordio alla regia con La casa di Ninetta. E ancora la star giapponese Yutaka Mizutani, Mauro Fiore (Premio Oscar per la fotografia di Avatar), Margherita Spampinato (David 2026 miglior regista esordiente per Gioia Mia), Giorgio Marchesi, Luca Lucini, Gaia Messerklinger e Alexia Cozzi, che racconterà il set di Blue in cui interpreta la figlia di Rocco Siffredi, alla sua prima prova nel cinema "tradizionale". Madrina di questa edizione l'attrice brasiliana Desirée Popper (Mare fuori, Idoli - Fino all'ultima corsa e Tra amore e inganni).

Il Direttore Emanuele Bertucci ha dichiarato: "Presentare il Tropea Film Festival a Venezia ha per noi un significato particolare. Venezia è uno dei luoghi simbolo del cinema mondiale, Tropea è un luogo che il cinema può ancora contribuire a raccontare, trasformare e far conoscere. Non vogliamo organizzare semplicemente una settimana di proiezioni. Vogliamo costruire un Festival che lasci qualcosa quando le luci si spengono".



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Nostalgia degli Anni '90? 5 cult da recuperare prima di Amori & Incantesimi 2 (in uno c'è Bruce Willis)

Le scope sono pronte, i margarita di mezzanotte tornano a scorrere e le sorelle Owens stanno per riunirsi. Dopo oltre 25 anni, Amori e Incantesimi 2 riporta sul grande schermo Sally e Gillian, le streghe interpretate da Sandra Bullock e Nicole Kidman che, nel 1998, conquistarono una generazione con una miscela improbabile di magia, romanticismo, sorellanza e commedia. Il sequel è al cinema dal 10 settembre 2026, e riporta le due star di Hollywood nei ruoli che hanno contribuito a trasformare il film originale in un cult.

Quando uscì, Amori e Incantesimi non fu accolto come il fenomeno che sarebbe diventato negli anni successivi. Il suo mix di generi era difficile da incasellare: era una storia d'amore, parlava di stregoneria e maledizioni, ma aveva al centro soprattutto il rapporto tra due sorelle. Con il tempo, però, il film ha trovato il suo pubblico ed è diventato uno dei titoli simbolo di quel cinema anni '90 capace di mescolare atmosfere romantiche, personaggi eccentrici e un pizzico di magia.

Il ritorno di Sally e Gillian è quindi l'occasione perfetta per fare un salto indietro nel tempo con 5 cult degli anni '90 da recuperare per ritrovare quella stessa atmosfera.

Empire Records (1995)

Un negozio di dischi indipendente, un gruppo di ragazzi alle prese con amori, problemi, sogni e crisi esistenziali e una sola giornata per cercare di impedire che il loro piccolo mondo venga trasformato in una catena commerciale. Questa è la premessa di Empire Records, diretto da Allan Moyle, un film che sembra catturare tutto quello che associamo alla cultura pop degli anni '90 e trasformarlo in una gigantesca playlist. La storia si svolge quasi interamente nell'arco di una giornata e mette insieme praticamente qualsiasi cosa: soldi spariti, cotte segrete, una festa improvvisata, un funerale decisamente particolare, un concerto sul tetto e soprattutto l'arrivo di Rex Manning, ex idolo pop interpretato da Maxwell Caulfield.

A rendere il film ancora più speciale è il suo cast, che comprende tra gli altri Liv Tyler, Renée Zellweger e Robin Tunney, allora all'inizio delle loro carriere. Empire Records non ebbe un grande successo al cinema, ma negli anni è diventato un vero cult generazionale, anche grazie alla sua colonna sonora e alla capacità di fotografare un momento generazionale preciso. E poi c'è il Rex Manning Day: ogni 8 aprile, i fan celebrano ancora oggi la giornata dedicata al personaggio. È probabilmente uno degli esempi più divertenti di come un film possa fallire al botteghino e, decenni dopo, diventare un fenomeno pop.

Giovani, carini e disoccupati (1994)

Se Empire Records racconta gli anni '90 attraverso la musica, Giovani, carini e disoccupati li racconta attraverso una generazione che non ha ancora capito cosa vuole fare della propria vita. Diretto da Ben Stiller, il film segue quattro amici alle prese con il difficile passaggio dall'università all'età adulta. Al centro c'è Lelaina, interpretata da Winona Ryder, giovane aspirante filmmaker che filma la propria vita con una videocamera, mentre Ethan Hawke è Troy, musicista malinconico e irresistibilmente complicato. Stiller interpreta invece Michael, l'uomo apparentemente più stabile del gruppo.

Tra lavori improbabili, triangoli sentimentali e conversazioni infinite sul futuro, il film riesce a catturare tutta l'incertezza dei vent'anni e, soprattutto, ha quell'estetica anni '90 che oggi è diventata quasi una macchina del tempo: videocamere, musica alternativa, jeans e ragazzi convinti di essere troppo intelligenti per il mondo che li circonda. È disordinato, malinconico e, a tratti, tremendamente sincero. Proprio per questo, a distanza di oltre trent'anni, continua a essere uno dei film che meglio rappresentano quella generazione.

Il Quinto Elemento (1997)

A questo punto cambiamo completamente atmosfera. Il Quinto Elemento di Luc Besson è tutto ciò che il cinema degli anni '90 poteva essere quando decideva di non avere alcun limite: Bruce Willis è un tassista del futuro, Milla Jovovich interpreta una donna misteriosa destinata a salvare l'universo, Gary Oldman è un villain completamente fuori controllo e Jean Paul Gaultier trasforma ogni costume in una sfilata di moda intergalattica.

Al centro della storia c'è Leeloo, una creatura geneticamente progettata per rappresentare il quinto elemento e salvare la Terra da una minaccia cosmica. Per riuscirci, dovrà collaborare con Korben Dallas, ex militare diventato tassista, e recuperare quattro misteriose pietre capaci di fermare la distruzione del pianeta. Il risultato è un gigantesco cocktail di fantascienza, azione r commedia che è diventato uno dei film più riconoscibili e amati della fantascienza anni '90. È colorato, esagerato, kitsch e completamente fuori dagli schemi: esattamente il tipo di film che, oggi, fa pensare a quanto fosse libero il cinema mainstream di quella decade.

Ragazze a Beverly Hills (1995)

Prima che il termine “influencer” entrasse nel nostro vocabolario, Cher Horowitz aveva già trasformato la propria vita in una passerella. Interpretata da Alicia Silverstone, Cher è la ragazza più popolare della Beverly Hills High School. Ha un guardaroba spettacolare, un'inesauribile fiducia nelle proprie capacità e una convinzione piuttosto discutibile di essere anche una grande esperta di relazioni. Quando decide di aiutare gli altri a trovare l'amore, però, le cose diventano molto più complicate del previsto.

Clueless (Ragazze a Beverly Hills) è una commedia adolescenziale apparentemente leggerissima ma - sotto makeover, feste, abiti e battute -racconta la crescita di una ragazza che deve imparare a capire se stessa prima ancora degli altri. Il film di Amy Heckerling è diventato un simbolo degli anni '90 anche grazie alla sua estetica: il completo giallo di Cher, i cellulari giganteschi, la moda preppy e quella Beverly Hills, che sembra ancora oggi sospesa in un universo tutto suo.

Prima dell'Alba (1995)

Se Amori e Incantesimi ha trasformato il romanticismo in una storia di magia, Prima dell'Alba di Richard Linklater lo fa con un'idea molto più semplice: due persone si incontrano su un treno e decidono di passare insieme una sola notte. Jesse, un giovane americano interpretato da Ethan Hawke, conosce Céline, una studentessa francese interpretata da Julie Delpy, durante un viaggio in Europa. Quando arriva il momento di separarsi, lui le propone di scendere insieme a Vienna. E lei accetta.

Da quel momento, i due trascorrono la notte camminando per la città, parlando praticamente di tutto: amore, morte, futuro, sesso, solitudine e perfino le piccole cose apparentemente insignificanti che diventano importanti quando si sta conoscendo qualcuno. Non ci sono grandi esplosioni o dichiarazioni d'amore da melodramma. Ci sono semplicemente due persone che parlano e che, nel corso di poche ore, finiscono per innamorarsi.

Ed è proprio questa semplicità ad aver trasformato Prima dell'Alba in un cult. Il film cattura quella particolare idea del romanticismo tipica degli anni '90, ed è uno dei film perfetti da riguardare prima di Amori e Incantesimi 2, perché, dietro la magia, le streghe e le maledizioni, c'è sempre stata una cosa molto più semplice: la convinzione che alcune persone siano destinate a incontrarsi.

Gli anni '90 stanno per tornare?

Questi cinque film sono molto diversi tra loro, ma condividono qualcosa che spiega perfettamente perché Amori e Incantesimi abbia continuato a conquistare nuovi spettatori anche a distanza di oltre 25 anni. Sono film che hanno un'identità fortissima. Parlano di amicizia, crescita, ribellione e desiderio di trovare il proprio posto nel mondo, ma lo fanno attraverso personaggi eccentrici, colonne sonore memorabili, look diventati iconici e un'estetica che oggi è impossibile non associare agli anni '90. Ora Sally e Gillian Owens stanno per tornare. E forse, prima di rivederle alle prese con nuovi incantesimi, è il momento perfetto per tornare anche noi in quella decade in cui bastavano una videocassetta, un po' di musica e un pizzico di magia per trasformare un film in un cult.



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venerdì 11 settembre 2026

Il Leoncino d'Oro 2026 assegnato a Mr. Nelson, Did You Kill People?

Nel corso della penultima giornata dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, si è svolta la cerimonia di premiazione dell'38° Leoncino d'Oro.
Il premio è istituito da AGISCUOLA, promosso da ANEC Associazione Nazionale Esercenti Cinema, ACEC Associazione Cattolica Esercenti Cinema, e Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello, nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Sono intervenuti all’evento il Sottosegretario di Stato alla cultura Lucia Borgonzoni, il Direttore Artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Alberto Barbera, e il Direttore Generale Fondazione La Biennale di Venezia Andrea Del Mercato. Ad accoglierli, il Presidente Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello Silvia Calandrelli, il Direttore Generale di ANEC Simone Gialdini, il Portavoce Unicef Italia Andrea Iacomini.

La cerimonia si è svolta alla presenza del Capo segreteria tecnica del Ministro per lo sport e i giovani e Board member di ac38 per il Governo italiano Mario Pozzi, del Capo Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale Giuseppe Pierro, del Direttore Generale della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura Giorgio Carlo Brugnoni, del Direttore Generale della Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura Antonio Parente, del Capo Segreteria tecnica del Ministro dell’Istruzione e del Merito Mauro Antonelli, del consigliere Ministro dell’Istruzione e del Merito Vincenzo Mannino e del Presidente Unione Editori e Distributori Cinematografici di ANICA Paolo Orlando.

Alla sua 38ª edizione, il Leoncino è diventato nel tempo uno dei premi collaterali più rilevanti e significativi della Mostra del Cinema di Venezia proprio perché ad assegnarlo è una Giuria, coordinata da Giulia Serinelli, composta da giovani studenti e studentesse delle scuole secondarie di II grado, uno per Regione, rappresentanti delle migliaia di giovani partecipanti alle Giurie territoriali del David Giovani sparse in tutta Italia.

I film vincitori del Leoncino d'Oro e del premio UNICEF 2026

Nel corso della cerimonia di premiazione, è stato assegnato il Premio Leoncino d'Oro della 83ª Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia al film Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto con la seguente motivazione:

“Per l’abilità di ritrarre quella spregiudicata violenza che è il fattore comune delle guerre di ogni tempo.
Per la capacità di far immergere lo spettatore nello sviluppo della coscienza del protagonista, processo reso totalizzante dall’alternarsi frenetico delle immagini e dei suoni.

Per la denuncia di un orrore che spazia tra la guerra e il trauma del reduce.
Per la capacità di trasmettere a ogni generazione il rifiuto verso la logica imperialista della guerra di aggressione.
Per queste ragioni, il Leoncino d'Oro della 83esima edizione della Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia va a Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto.”

Inoltre, a seguito dell’accordo con il Comitato Italiano per l'UNICEF, la Giuria ha assegnato anche la Segnalazione Cinema For UNICEF (presente alla Mostra sin dal 1980) al film NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor con la seguente motivazione:

“Per l'uso del metodo dell'intervista per smascherare la disumana brutalità che muove quanti sono dietro al genocidio del popolo palestinese.
Per la singolare scelta registica di mostrare per mezzo delle immagini delle case di Tel Aviv il contrasto tra l'agio e la distruzione.

Per il coraggio di continuare a puntare i riflettori sulla situazione che perdura sotto gli occhi solo apparentemente vigili della comunità internazionale.
Per queste ragioni la segnalazione Cinema for Unicef dell'83° Mostra dell'arte cinematografica di Venezia va a NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor.


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The Legend of Zelda, la doppiatrice della Principessa svela il retroscena: è stata chiamata per il film?

Patricia Summersett ha maturato una forte esperienza nel mondo dei videogame ed è molto legata a The Legend of Zelda, essendo stata la prima voce inglese ufficiale associata al personaggio della Principessa Zelda nel franchise Nintendo. Sappiamo, però, che il live action prossimamente in arrivo ha già scelto l’attrice che interpreterà la versione in carne ed ossa di Zelda (Bo Bragason). Ciononostante Patricia Summersett ha affrontato il suo possibile coinvolgimento nel film assecondando i desideri dei fan.

The Legend of Zelda, la doppiatrice Patricia Summersett spiega se è stata contattata o meno per il live action

Da tempo si vocifera del possibile coinvolgimento di Patricia Summersett nel live action di The Legend of Zelda: più che una voce di corridoio una forte speranza dei fan di vedere coinvolta anche la voce storica della principessa. In una recente intervista con Variety, l’attrice e doppiatrice ha preferito giocare la carta dell’ambiguità senza confermare o smentire il proprio coinvolgimento. Non sarebbe la prima star dei videogame, del resto, ad essere coinvolta poi anche negli adattamenti cinematografici e televisivi.

A Patricia Summersett è stato chiesto se fosse stata contattata per un ruolo nel live action e la sua risposta è stata: “Non saprei rispondere in un modo o nell'altro. Certo, sono un NDA ambulante, una specie di nomade digitale. Voglio dire, apprezzo molto quando lo fanno per i doppiatori e spero che diventi una prassi consolidata in futuro, man mano che tutte le tecnologie si fondono e i videogiochi aspirano a essere più simili al cinema, e il cinema a essere più simile ai videogiochi. È un riconoscimento apprezzabile, ma non saprei esprimermi in un senso o nell'altro”.

In ogni caso l’attrice è stata interpellata anche sul live action e su come verrà adattata Zelda sul grande schermo: “In un certo senso, sarei l'ultima persona a poter esprimere un'opinione su come, a mio parere, il gioco potrebbe essere adattato al meglio, perché non sono né un regista né un esperto come quelli che hanno coinvolto. Per quanto riguarda le diverse versioni di Zelda, non saprei dire, dato che non sono ancora state pubblicate, come potrebbero influenzare la mia percezione generale del gioco. Lascio semplicemente ampio spazio a diverse interpretazioni che persone diverse potrebbero apportare. Allo stesso modo in cui qualcuno può dare un contributo a una nuova serie di Harry Potter o a un film di James Bond, o a qualcosa di simile che presenta un elemento narrativo ciclico con archetipi ricorrenti”. Ha poi concluso: “È difficile realizzare adattamenti cinematografici di videogiochi di successo, ma viviamo in un'epoca in cui questi adattamenti stanno ottenendo risultati straordinari. Vedremo. Molte persone sono davvero entusiaste. Sarò molto, molto curiosa di vedere cosa ne faranno e sono emozionata, insieme a tutti gli altri, per le persone coinvolte, perché si tratta di un progetto enorme e sono molto fortunati a far parte di un franchise così fantastico. Auguro loro il meglio e sono sicura che sarà un successo. Ma le persone avranno sempre opinioni molto forti al riguardo, a prescindere”.



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Su Netflix c’è il film del regista di Your Name con un ragazzo trasformato in sedia (ma dietro c’è una tragedia reale)

Se avete voglia di recuperare un anime capace di mescolare fantasy, avventura, romanticismo e una storia profondamente legata alla memoria del Giappone, su Netflix c'è Suzume, uno dei film più ambiziosi di Makoto Shinkai, il regista di Your Name. Il film è disponibile in streaming in Italia anche su Crunchyroll.

La storia segue Suzume Iwato, una studentessa di 17 anni che vive nel Kyushu. La sua vita cambia quando incontra Souta Munakata, un ragazzo misterioso che sembra avere un compito molto particolare: viaggiare per il Giappone alla ricerca di porte capaci di provocare terribili disastri e richiuderle prima che sia troppo tardi. La situazione diventa però decisamente più assurda quando Souta viene trasformato in una piccola sedia a tre gambe.

Da quel momento, Suzume si ritrova coinvolta in un viaggio attraverso il Paese insieme al ragazzo-sedia, cercando di chiudere tutte le porte rimaste aperte e impedire che altre calamità si abbattano sul Giappone. È una premessa completamente folle ma, dietro l'apparente leggerezza del film, si nasconde una storia molto più dolorosa.

La vera storia dietro le porte di Suzume

Le porte sono molto più di un semplice espediente fantastico. Ognuna conduce verso posti abbandonati, spazi che un tempo erano pieni di vita e che sono stati lasciati indietro. Scuole, abitazioni, parchi e intere comunità diventano così parte di un viaggio che parla soprattutto di persone, ricordi e perdita. È qui che Suzume rivela il suo lato più malinconico. I luoghi non sono semplicemente scenari spettacolari: rappresentano ciò che rimane quando una comunità scompare e quando il tempo sembra essersi fermato.

Suzume impara progressivamente che dimenticare non è l'unico modo per andare avanti e che alcuni ricordi possono continuare a far parte della nostra vita senza impedirci di proseguire. Questa componente non è casuale. Il film è infatti profondamente legato al terremoto e allo tsunami che colpirono il Giappone nel 2011, una tragedia che, nella storia personale di Suzume, assume un significato fondamentale. La protagonista ha perso la madre durante il disastro e il lutto continua a influenzare il suo rapporto con il passato.

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Shinkai trasforma quindi una storia fantastica in un racconto sulla capacità di convivere con una ferita che non può essere semplicemente cancellata.

Perché Suzume ha fatto discutere

È proprio questo aspetto ad aver generato alcune delle discussioni più interessanti intorno al film. Suzume è stato apprezzato per l'animazione, la musica, i personaggi e la capacità di alternare momenti divertenti a sequenze molto emotive, ma affrontare una tragedia reale come quella del 2011 attraverso una storia fantasy comportava inevitabilmente dei rischi. Per alcuni spettatori, la scelta di Shinkai permette di parlare del trauma attraverso una prospettiva accessibile e persino speranzosa.

Per altri, invece, trasformare una tragedia nazionale di questa portata in un'avventura fantastica può risultare problematico, soprattutto quando il dolore collettivo viene filtrato attraverso la storia personale di una sola ragazza. Sotto le porte misteriose, i disastri soprannaturali e perfino una sedia parlante, c'è però una riflessione molto più profonda sulla memoria e sul modo in cui una persona può imparare a convivere con ciò che ha perduto.

Un successo enorme per Makoto Shinkai

Il film è arrivato al cinema nel 2022 e ha confermato la capacità di Shinkai di trasformare storie profondamente giapponesi in fenomeni internazionali. Suzume ha incassato oltre 221 milioni di dollari nel mondo, diventando uno dei maggiori successi della carriera del regista. Ha inoltre consolidato la posizione di Shinkai tra i nomi più importanti dell'animazione giapponese contemporanea, dopo il successo mondiale di Your Name. e Weathering with You.

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Se vale la pena recuperare Suzume su Netflix è proprio perché a prima vista sembra la classica avventura anime piena di colori, creature bizzarre e situazioni impossibili. In realtà, dietro quella superficie spettacolare c'è un film che parla di lutto, terremoti e della necessità di continuare a vivere anche quando alcune ferite non scompaiono mai del tutto.



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giovedì 10 settembre 2026

Amori & Incantesimi 2, le streghe Sandra Bullock e Nicole Kidman per un sequel che nessuno si sarebbe mai aspettato

Nel 1998, quando arrivò in sala Amori & Incantesimi (titolo originale Practical Magic), pochi si sarebbero aspettati di parlare ancora dei suoi personaggi ben ventotto anni dopo, men che mai le stesse attrici protagoniste Sandra Bullock e Nicole Kidman. A furor di popolo, nei decenni, l'affetto mostrato dal pubblico ha spinto a recuperare questo mondo e il suo cast per una nuova avventura. La regia è cambiata, ma il materiale di partenza è sempre lo stesso, insieme a un quartetto di interpreti fisse, alle quali si aggiungono due nuovi giovani acquisti. Osserviamo più da vicino l'operazione Amori & Incantesimi 2, nei cinema italiani dal 10 settembre distribuito da Warner Bros. Pictures.

Amori & Incantesimi 2, la trama del sequel col ritorno delle sorelle Owens

Come ritroviamo le sorelle Owens, quando comincia Amori & Incantesimi 2? Sally (Sandra Bullock) è una bibliotecaria nella cittadina del Massachusetts che ben conosciamo: le sue due figlie Kylie (Joey King) e Antonia (Maise Williams) sono ormai ventenni e lontane, con una vita propria, mentre lei convive ancora con le zie Jet (Dianne Wiest) e Frances (Stockard Channing). Naturalmente sua sorella Gillian (Nicole Kidman) è rimasta una scapestrata, sempre però legata alla sorellanza e soprattutto alla sua natura di strega, che invece Sally ha rinnegato e non ha voluto nemmeno rivelare a Kylie e Antonia. È infatti rimasta vedova per la seconda volta, sempre a causa della maledizione che pencola sugli uomini che amano la stirpe di streghe Owens, e lascerebbe le cose come stanno... finché non scopre che Kylie si è perdutamente innamorata del dolce e premuroso Gideon, ricambiata. Il ragazzo è condannato: sulle spalle di Sally ricadrà improvvisamente la responsabilità di aver taciuto su troppe cose. Sarà corsa contro il tempo in compagnia di Gillian, per evitare l'irreparabile... e forse ritrovare l'amore.

Un sequel cucinato a fuoco lento per quasi trent'anni

Il percorso del primo Amori & Incantesimi è curioso. Alla sua uscita nel 1998, stando a Boxofficemojo incassò nel mondo 94.430.000 dollari, a fronte di un budget sui 75 milioni: in altre parole si rivelò un flop piuttosto pesante per Warner Bros., né la critica fu più benevola per un anarchico pastiche in cui il regista Griffin Dunne miscelò commedia romantica, feel good movie familiare, sorellanza, horror, fantasy stregonesco e persino accenni di pulp. Qualche giorno fa, sul red carpet del sequel, Bullock ha sintetizzato quello che successe: "Pensavamo: sarà un film fantastico, la gente l'adorerà! Ma poi si spense, proprio si spense. Dicevano: ma sono veramente necessarie tutte queste donne? Ma quanti registri ci sono? Ma che genere di film è?"
A quel punto la pratica poteva dirsi chiusa, con le interpreti rassegnate a derubricare Practical Magic come il classico esperimento in cui hai creduto ma non ha funzionato. Qualcuno aveva tuttavia notato che l'elemento narrativo della sorellanza era trasmesso particolarmente bene nella narrazione (soprattutto grazie alla professionalità e al carisma delle due protagoniste)... e forse è stata la chiave di un fenomeno non inedito ma raro: la rivalutazione. Fatto sta che, oltre un quarto di secolo dopo, Amori & Incantesimi è assurto a rango di cult movie, gettonatissimo in tv e nello streaming, al punto da rendere assolutamente plausibile proseguire la narrazione, anche perché la strada era stata già spianata dal'autrice dei romanzi dai quali i film provengono.

Amori & Incantesimi 2, differenze e somiglianze, nel cast e nella genesi produttiva

In quattro ruoli, la continuità col primo capitolo è totale: non ritornano solo Sandra Bullock e Nicole Kidman (questa volta in doppia veste di attrici e co-produttrici, con la storica Denise Di Novi), ma anche Stockard Channing e Dianne Wiest nei panni delle premurose zie, guardiane della tradizione stregonesca. Sommovimenti invece nel casting delle figlie di Sally: nel primo atto, solo bambine, Kylie e Antonia erano interpretate rispettivamente da Evan Rachel Wood e Alexandra Artrip, sostituite qui dalla Joey King di The Kissing Booth e da Maise Williams, ex-Arya Stark del Trono di Spade. La sostituzione è stata dovuta a ragioni d'età: il copione del sequel prevede che le figlie di Sally siano ventenni, per cui non è stato possibile riconfermare Wood e Artrip.
Nonostante Griffin Dunne fosse stato considerato da Bullock stessa come una chiave importante del tono particolare di Amori & Incantesimi, il regista ha deciso di fare un passo indietro, mantenendosi produttore esecutivo e lasciando che la regia di una donna completasse la forza femminile della saga: qui infatti firma la regia Susanne Bier, che aveva già una dimestichezza con Sandra, avendola diretta nel grande successo Netflix di Bird Box (2018).
C'è continuità anche nella fonte: Amori & Incantesimi 2 è infatti l'adattamento di "The Book of Magic" (2021) della scrittrice Alice Hoffman, autrice anche del precedente "Practical Magic" (1995), edito in Italia nel 1997 col titolo di "Il giardino delle magie", e appunto trasposto nel primo film.



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Avengers: Doomsday, a 3 mesi dall'uscita ha già un record in tasca (ma è presto per festeggiare)

Mettiamola così: Avengers: Doomsday deve ancora arrivare al cinema, ma ha già iniziato a fare quello che Marvel sperava facesse: macinare record. A circa 100 giorni dall'uscita, il film ha infatti superato i 40 milioni di dollari nelle prevendite negli Stati Uniti, diventando il primo film nella storia a raggiungere questa cifra con così tanto anticipo. Niente male per un film che, tecnicamente, non sappiamo nemmeno bene di cosa parlerà.

La corsa ai biglietti è iniziata il 20 luglio con le proiezioni nei formati premium: già quel primo giorno, Doomsday ha raccolto 16,5 milioni di dollari, praticamente il doppio di quanto aveva fatto Deadpool & Wolverine nel suo primo giorno di prevendite nel 2024. Poi sono partite le vendite più estese e il conto è rapidamente arrivato oltre quota 40 milioni.

Marvel può già stappare lo champagne? Ni

Il record è impressionante, ma va preso con un minimo di cautela. Il motivo è semplice: oggi i biglietti vengono messi in vendita molto prima rispetto al passato. I quattro precedenti film degli Avengers, infatti, non avevano avuto prevendite aperte per un periodo così lungo. Persino Avengers: Endgame, che, nel 2019,aveva stabilito il precedente record di prevendite, aveva avuto i biglietti disponibili soltanto per poche settimane prima dell'uscita.

Ma c'è un dato che fa comunque drizzare le antenne: la prevendita di Doomsday sta viaggiando davanti a quella di Spider-Man: Brand New Day nello stesso periodo. E qui arriviamo alla parte davvero interessante.

Leggi anche Avengers: Doomsday, e se Dottor Destino avesse ragione? I 4 eroi che vivono una “vita rubata”

Spider-Man ha alzato parecchio l'asticella

Al box office, il ritorno di Tom Holland nei panni dell'Uomo Ragno non è semplicemente "andato bene". È diventato una vera e propria macchina da soldi. Il film ha aperto negli Stati Uniti con 360 milioni di dollari, superando persino i 357 milioni di Avengers: Endgame e stabilendo il nuovo record per il miglior debutto domestico di sempre. In appena 17 giorni, ha inoltre superato i 2 miliardi di dollari worldwide, diventando il secondo film più veloce della storia a raggiungere quella cifra, dietro proprio a Endgame.

A questo punto, Doomsday ha un problema: il confronto è inevitabile. Da una parte hai Peter Parker, Hulk, Punisher e il debutto di Jean Grey nel MCU. Dall'altra, Robert Downey Jr. nei panni di Dottor Destino, Steve Rogers, i Fantastici Quattro e una parte degli storici X-Men. Il punto, però, è che Brand New Day, nonostante tutti questi personaggi, ha mantenuto Peter al centro della storia. Il pubblico non è andato al cinema soltanto per vedere chi sarebbe comparso nel prossimo cameo. Voleva sapere cosa sarebbe successo a Spider-Man. Della trama di Doomsday, invece, sappiamo ancora pochissimo.

2 miliardi sono il nuovo traguardo?

Arriviamo alla vera domanda. Le prime stime per Avengers: Doomsday parlano di un debutto americano compreso tra 260 e 300 milioni di dollari. Sarebbe un risultato enorme per praticamente qualsiasi film sulla faccia della Terra, ma sarebbe comunque inferiore ai 360 milioni ottenuti da Brand New Day. E il problema di Doomsday non sarà soltanto il primo weekend. Perché con un film del genere, l'apertura può essere praticamente garantita dalla curiosità.

Leggi anche Spider-Man: Brand New Day, la scena post-credit anticipa davvero Avengers: Doomsday?

La vera sfida arriverà dopo. Marvel dovrà convincere il pubblico che vale la pena tornare a vedere Doomsday. E magari portarsi dietro amici, partner, figli, colleghi che non volevano venire ma che, alla fine, vengono trascinati al cinema. Per questo i 40 milioni di prevendite a 100 giorni dall'uscita sono un ottimo segnale, ma non sono ancora una vittoria. Se Doomsday vuole davvero essere considerato un successo all'altezza delle aspettative, il numero da tenere d'occhio non è soltanto quello del primo weekend. Sono i 2 miliardi.

E dopo quello che ha appena fatto Spider-Man: Brand New Day, Marvel non poteva ricevere un'asticella più alta.



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mercoledì 9 settembre 2026

I migliori film in streaming diretti da Guy Ritchie

Compie oggi 58 anni il regista britannico Guy Ritchie, colui che ci ha regalato alcune delle commedie d’azione più originali e spigliate dei nostri tempi. Vogliamo allora rendergli il simpatico omaggio attraverso i consueti film in streaming, sostituendo però come, almeno in  un caso, Ritchie si è rivelato anche notevole regista di un dramma bellico di spessore. Buona lettura.

Cinque film in streaming diretti da Guy Ritchie

  • Lock & Stock - Pazzi scatenati
  • Sherlock Holmes
  • King Arthur - Il potere della spada 
  • The Gentlemen
  • The Covenant 

Lock & Stock - Pazzi scatenati (1998)

L’esordio alla regia di Ritchie si segnala come uno di quei lungometraggi che impongono la rotta del genere negli anni a seguire. Commedia criminale pulp e frizzante, Lock & Stock - Pazzi scatenati lanciò la carriera di attori di grido come Jason Statham e Stephen Graham, oltre all’ex calciatore “duro” come pochi Vinnie Jones. Trovate di regia su cui si poggia una regia istrionica e ispirata. Come prodotto d’evasione, un piccolo gioiello di intrattenimento sulfureo e divertente. Almeno un paio di trovate di regia e sceneggiatura confermano non soltanto la bontà di Ritchie, ma soprattutto una verve iconoclasta che in futuro svilupperà soltanto a fasi alterne. Il suo secondo film Snatch con Brad Pitt lo dimostra in pieno. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Sherlock Holmes (2009)

Trasposizione cinematografica ultra-action in versione testosteronica per Richie. Il suo Sherlock Holmes usa di certo la mente geniale ma tutt'altro che disdegna anche i pugni. Robert Downey Jr. come protagonista e Jude Law come spalla fidata nel ruolo di Watson sono una coppia d’assi che possiede un’alchimia notevole. Rachel McAdams possiede poi la classe e l’ironia perfette per donare un minimo di eleganza a questo tipo di produzioni sgangherate e fracassone. Il pubblico regala numeri enormi al botteghino, come d’altronde al sequel; la critica si divide, ma nel complesso l’operazione è decisamente riuscita. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, TIMVIsion, Amazon Prime Video, NOW.

King Arthur - Il potere della spada (2017)

La rivisitazione prepotente e guascona della leggenda della fondazione di Re Artù è a conti fatti uno dei migliori lungometraggi del Guy Ritchie versione mainstream, anzi forse addirittura il migliore. Peccato che il botteghino non abbia supportato questo fantasy intelligente, visivamente curatissimo e brioso, che in molti momenti ti sorprende ed emoziona. Charlie Hunnam comanda King Arthur - Il potere della spada con carisma ed energia. Accanto a lui un cattivissimo e sempre affascinante Jude Law, insieme ad Annabelle Wallis, Aidan Gillen, Djimon Hounsou, Eric Bana. Film a tratti maestoso, esteticamente potente, che vediamo ogni volta con enorme piacere. Bravi Guy! Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, TIMVIsion, Amazon Prime Video, NOW.

The Gentlemen (2020)

Ritorno al crime-movie ma in forma più elegante  e contenuta, che punta sul cast e sulla regia controllata più che sulla sorpresa e gli effetti. E in effetti Richie ha ragione, poichè The Gentlemen si avvale del fascino e della bravura di attori come Matthew McConaughey, Hugh Grant, Michelle Dockery, ancora Hunnam, Colin Farrell e Jeremy Strong. I momenti di cinema gustosi e vagamente folli comunque non mancano, soprattutto grazie agli attori comprimari. Nel film c’è un’amarezza sconosciuta rispetto agli stessi titoli di genere del passato, e questo aumenta il fascino dell'operazione . Titolo tra i più riusciti della seconda parte della filmografia del cineasta. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, TIMVIsion, Netflix, Amazon Prime Video, NOW.

The Covenant (2023)

Ambientazione e tono inediti per Ritchie, che sviluppa la meglio il dramma psicologico di un soldato che, dopo aver vissuto sulla propria pelle il dramma del conflitto in Afghanistan, vuole tornare per aiutare la guida e traduttore che gli ha salvato la vita. Jake Gyllenhaal torna finalmente ad essere intenso e poderoso in The Covenant, film che possiede un peso drammatico superiore alla media di questo tipo di prodotti. Dar Salim, Antony Starr, Jonny Lee Miller ed Emily Beecham aiutano a riempire un cast azzeccato. Film che è spettacolare quando serve, ma soprattutto offre una storia di psicologia dilaniata e un dramma molto solido. Sottovalutato, merita molta più attenzione. Disponibile su Amazon Prime Video.



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Heat 2 alza il tiro: Stephen Graham confermato nel cast del sequel più atteso di sempre

Già tempo fa si vociferava del possibile sostituto di Robert De Niro nel sequel di Heat – La sfida, film del 1995 scritto, diretto e co-prodotto da Michael Mann che, a distanza di oltre 30 anni, tornerà con un nuovo capitolo. Quelle voci di corridoio sarebbero state confermate di recente, come riferito da Variety. Pare, infatti, che al posto di Robert De Niro troveremo Stephen Graham.

Heat 2, Stephen Graham si unirà al cast del sequel di Michael Mann

Sequel tra i più attesi, scritto ancora una volta da Michael Mann, Heat 2 non potrà fare a meno di Stephen Graham, attore che di recente ha catturato l’attenzione dei più grazie ad Adolescence e che in questo caso dovrebbe interpretare una versione più giovane di Neil McCauley, personaggio interpretato da Robert De Niro nel film del 1995.

Come specifica Variety, se gli accordi dietro le quinte dovessero andare in porto, Stephen Graham prenderà parte al cast del film di Amazon MGM Studios affiancando un cast già particolarmente ricco composto da Leonardo DiCaprio, Christian Bale, Adam Driver, Jason Clarke e Odessa Young. I ruoli non sono stati ancora confermati, ma si vocifera che Graham interpreterà una versione più giovane del ladro gentiluomo Neil McCauley, noto ai più con le fattezze di Robert De Niro nel poliziesco di 30 anni fa.

Christian Bale, invece, si vocifera che interpreterà il detective della polizia di Los Angeles Vincent Hanna che nel primo film è stato assegnato ad Al Pacino, mentre Leonardo DiCaprio dovrebbe interpretare il braccio destro di McCauley, Chris Shiherlis ed interpretato in principio da Val Kilmer. Heat 2 non è soltanto il sequel cinematografico di Heat – La sfida, ma è anche il secondo romanzo scritto da Michael Mann insieme a Meg Gardiner, pubblicato nel 2022 e inteso sia come sequel che prequel rispetto all’originale, che ripercorre le vite di McCauley e Hanna da giovani. Secondo quanto riferito, le riprese del sequel dovrebbero iniziare a novembre 2026.



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martedì 8 settembre 2026

I migliori film in streaming di James Earl Jones, a cui rendiamo omaggio a due anni dalla sua scomparsa

Il 9 settembre di due anni fa ci lasciava il grande James Earl Jones, attore dal carisma incontestabile  soprattutto voce grandiosa prestata a personaggi che hanno fatto la storia del cinema, primo fra tutti ovviamente il Darth Vader della saga di Star Wars. Ecco i cinque film in streaming con cui vogliamo ricordarlo. Buona lettura. 

Cinque film in streaming interpretati da James Earl Jones, che ricordiamo nell’anniversario della scomparsa

  • Il Dottor Stranamore
  • Conan il barbaro
  • Giardini di pietra 
  • Il principe cerca moglie 
  • Sotto il segno del pericolo 

Il Dottor Stranamore (1964)

A far esordire James Earl Jones al cinema pensa nientemeno che Stanley Kubrick, il quale lo vuole come pilota di uno dei bombardieri della sua irriverente satira politica. Peter Sellers in tre ruoli, George C. Scott, Sterling Hayden, Slim Pickens e altri attori di grido formano il resto del cast de Il Dottor Stranamore, capolavoro che anticipa i tempi in maniera fin troppo veritiera. Narrazione convulsa, momenti di grande ilarità, una regia che sfrutta le ambientazioni con potenza espressiva unica. Arrivano le nomination all’Oscar per il film, la regia, l’attore protagonista e la sceneggiatura. Meglio l’attore proprio non poteva esordire. La Guerra Fredda presa a schiaffi. Lungimirante e ispiratissimo. Kubrick era unico, non paragonarlo a nessun autore venuto dopo di lui…Disponibile su Google Play.

Conan il barbaro (1982)

Altro ruolo di culto nell’epico fantasy diretto da John Milius. Arnold Schwarzenegger interpreta un Conan il barbaro con indubbia prestanza fisica e la necessaria presenza scenica. Il resto é messa in scena robusta, spesso sfacciatamente roboante, comunque efficace. Ricordiamo anche il cane del sempre apprezzato Max von Sydow. Un film testosteronico, che smonta rimonta la prima sceneggiatura di Oliver Stone. Ci si diverte, il serpentone gigante fa una certa paura, il finale quasi messianico comunque ti fa trattenere il fiato. Divertente, poliedrico, uno spettacolo non certo per palati sottili ma speziato al punto giusto. E James Earl Jones come cattivissimo stregone incantatore è uno spettacolo. Disponibile su Apple Itunes, Disney +.

Giardini di pietra (1987)

Un dei film meno ricordati di Francis Ford Coppola è anche uno dei suoi maggiormente personali, in quanto si confronta con temi sentiti come il dolore della perdita e la memoria degli scomparsi. Accanto a un James Caan tanto arcigno quanto sensibile, James Earl Jones rappresenta un’aggiunta di valore assoluto. Giardini di pietra è un lungometraggio malinconico, a tratti autunnale, con una notevole ambientazione e ottimo lavoro sulle scenografie. D B Sweeney, Mary Stuart Masterson, Laurence Fishburne, Dean Stockwell foreman il resto di un cast prezioso. Film da vedere col cuore in gola. Disponibile su Apple Itunes.

Il principe cerca moglie (1988)

Nella carriera di attore di James Earl Jones, il ruolo del Re Jaffe Joffer è senza alcun dubbio quello di culto. Come padre scettico e altezzoso di Eddie Murphy, l’attore offre una prova solidissima e insieme stilizzata, di enorme effetto comico. Ovviamente la scena principale se la prendono il protagonista e la sua irresistibile spalla Arsenio Hall. John Landis dirige Il principe cerca moglie con discreta verve, magari non la stessa dei suoi capolavori di inizio decennio, ma siamo comunque di fronte a un film scoppiettante. Enorme successo di pubblico, anche la critica lo apprezza. Alcune sequenze sono speciali. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Infinity +, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW.

Sotto il segno del pericolo (1994)

Per la terza volta nel ruolo dell’ammiraglio Greer dopo Caccia a Ottobre Rosso e Giochi di potere, James Earl Jones offre la sua solida spalla al protagonista Harrison FordSotto il segno del pericolo viene diretto da Phillip Noyce con mano sicura e degnissimo senso dello spettacolo. Nel cast di supporto troviamo anche un preciso Willem Dafoe. Il pubblico applaude e corre in massa al cinema, ma critica anche se fa piacere questo spy-action di tutto rispetto, solido e ottimamente sviluppato nel ritmo della narrazione. Divertimento mainstream ben confezionato, c’è poco da dire. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW, Paramount +.



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Musk: nel monumentale documentario presentato a Venezia è un "Mago di Oz disperato", secondo il regista

Se non vi spaventa affrontare un ritratto (non agiografico) di Elon Musk di tre ore e mezza di durata, sappiate che il regista Alex Gibney ha presentato ieri al Festival di Venezia 2026 fuori concorso il documentario Musk, del quale è stato diffuso il primo teaser trailer, che vedete qui in basso. Il lungometraggio arriverà nelle sale americane il 16 ottobre, pronto a far discutere tutti, immaginiamo Elon stesso, che negli ultimi mesi e anni non si è mai risparmiato opinioni sul cinema altrui... e in questo caso è chiamato in causa direttamente.

Musk, come il regista Alex Gibney descrive il suo lavoro

Per il suo Musk, il regista Alex Gibney descrive così il suo approccio: un tentativo di demolire un'altra regia, quella che lo stesso Elon Musk ha imposto per inquadrare sé stesso, riuscendo a vendersi come un "moderno Leonardo da Vinci, in grado di dare risposte a ogni quesito, instancabilmente al lavoro per salvare il pianeta e trasformare l’umanità in una specie multiplanetaria". Il film cerca invece, sempre stando alle parole di Gibney, di raccontare di nuovo la biografia del magnate e imprenditore, questa volta scegliendo di partire dal basso, senza farsi "ipnotizzare": "La prospettiva di Toto, il cagnolino del Mago di Oz. Anziché rimanere ipnotizzato dal volto sospeso del mago, Toto intravede i piedi che si agitano sul bordo del sipario: una volta scostato il drappeggio, compaiono leve e ingranaggi manovrati da un uomo qualunque nel disperato tentativo di proiettare una grandezza fittizia". Il documentario ripercorre l'ascesa di Musk e l'affermarsi nel dibattito pubblico delle sue aziende Tesla e SpaceX, per non parlare dell'acquisto di X, l'ex-Twitter.
In parole povere, al regista che ha raccontato Frank Sinatra, Scientology, virus informatici, oligarchi russi, Boris Becker e Paul Simon, interessa Elon Musk come fenomeno, e il taglio decisamente non super partes non mancherà di suscitare qualche reazione. Leggi anche Odissea, Elon Musk insulta Tom Holland: "Non ha le palle"



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Snark Festival 2026: dal 10 al 13 settembre a Bergamo la manifestazione dedicata al grande cinema documentario

Quattro giornate dedicate al grande cinema documentario internazionale, in lingua originale: film indimenticabili, ormai difficili da trovare, da scoprire o riscoprire insieme a tanti ospiti.

È la terza edizione di Snark Festival, manifestazione organizzata dall’Associazione culturale Essi Vivono: a Bergamo, da giovedì 10 a domenica 13 settembre, al Cineteatro Lottagono di Piazzale San Paolo, con ingresso gratuito.

Otto i titoli in programma, realizzati in altrettante epoche e in gran parte sconosciuti al pubblico italiano. Otto opere che hanno fatto la storia del cinema, inedite per la città di Bergamo, che raccontano storie da diverse parti del mondo: India, USA, Inghilterra, Canada, Iran, Italia.

Tra i titoli The Wobblies di Stewart Bird e Deborah Shaffer, del 1979: racconto di “storia orale” di uno dei più importanti sindacati di lavoratori degli Stati Uniti, gli Industrial Workers of the World, detti “Wobblies”, e Salam Cinema di Mohsen Makhmalbaf, celebre regista iraniano: storia meta-cinematografica, realizzata nel 1995 per il centenario della nascita del cinema, documenta l’arrivo di orde di aspiranti attori in risposta a un annuncio per la ricerca di interpreti.

E, ancora, Marjoe di Sarah Kernochan e Howard Smith, Premio Oscar 1972 al Miglior Documentario, sul predicatore evangelista statunitense Marjoe Gortner, che convinse migliaia di fedeli per poi rivelare di essere un manipolatore, e D’amore si vive di Silvano Agosti, del 1984: straordinario documento sull’Italia dell’epoca, che divide in capitoli diverse ore di interviste a persone comuni su tenerezza, amore e sessualità.

A presentare i film e dialogare col pubblico esperti dei temi proposti dalle pellicole ed esponenti di realtà impegnate sugli stessi argomenti.

Per The Wobblies lo storico orale Alessandro Portelli e lo storico degli USA Bruno Cartosio, in un incontro a cura di CGIL Bergamo. L’antropologa Giulia Bellentani per il film Forest of Bliss di Robert Gardner, del 1972, sulla vita quotidiana nella città sacra indiana di Varanasi; il giornalista musicale Marcello Lorrai su Step Across The Border di Nicolas Humbert e Werner Penzel, del 1990, sul geniale chitarrista e compositore inglese Fred Frith e i suoi concerti in giro per il mondo.

Il giornalista Chawki Senouci, redazione Esteri di Radio Popolare, per Kanehsatake: 270 Years of Resistance di Alanis Obomsawin, del 1993, sul violento scontro fra i nativi Mohawk e lo stato canadese nel 1990; rappresentanti dell’Associazione Immaginare Orlando di Bergamo per D’amore si vive.

Snark Festival è organizzato dall’Associazione culturale Essi Vivono, che da oltre dieci anni si impegna per la riscoperta di film che hanno segnato la storia del cinema, organizzando proiezioni settimanali in lingua originale a ingresso gratuito.

Il Festival, iniziato nel 2024 come una sfida, ha saputo richiamare un pubblico folto e partecipe. La seconda edizione, nel settembre 2025, ha visto raddoppiare letteralmente le presenze: a dimostrazione di quanto il cinema documentario sappia parlare alle persone.

Spiegano gli organizzatori: «Prosegue la nostra personale (e incruenta) caccia allo “Snark documentario”, creatura inafferrabile come quella del celebre poema di Lewis Carroll, da cui il Festival prende nome. Anche quest’anno presentiamo una panoramica sui “mille e uno volti” del cinema documentario, una selezione di film di notevole rilevanza ma quasi sconosciuti al grande pubblico.

La ricerca dello Snark è destinata a veder sfuggire il proprio obiettivo, per questo è inesauribile: così intendiamo le opere che proponiamo, convinti che lo sguardo si costruisca nella relazione che si crea dalla visione collettiva. Il nostro è un percorso libero, che proviamo a scoprire insieme a chi sceglie di partecipare».

Ingresso sempre gratuito. Proiezioni in lingua originale con sottotitoli italiani, prenotazione consigliata. Programma completo e tutte le info su www.essivivono.com .

Snark Festival è un progetto dell’Associazione culturale Essi Vivono, con il contributo di Provincia di Bergamo, Fondazione ASM Gruppo a2a, CGIL - Camera del Lavoro di Bergamo.

In collaborazione con Associazione Immaginare Orlando, CineTeatro Lottagono, CSV - Centro Servizi per il Volontariato di Bergamo; con il patrocinio di Provincia di Bergamo, Regione Lombardia, Università degli Studi di Bergamo, Comune di Bergamo, Rete Bibliotecaria Bergamasca. Mediapartner: Radio Popolare, L’Eco di Bergamo, UniBg OnAir, Propagazioni.



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lunedì 7 settembre 2026

I migliori film in streaming di Saoirse Ronan, protagonista di Bad Apples

Questa settimana arriva nelle sale italiane la commedia/thriller Bad Apples, lungometraggio che vede protagonista la quattro volte candidata all’Oscar Saoirse Ronan. Ed è proprio all’attrice nata 32 anni fa nel Bronx che vogliamo dedicare gli odierni cinque film in streaming, altrettante collaborazioni eccellenti con cineasti di punta dell’odierno panorama mondiale. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Saoirse Ronan, protagonista di Bad Apples

  • Espiazione
  • Amabili resti 
  • The Way Back 
  • Grand Budapest Hotel
  • Lady Bird 

Espiazione (2007)

Joe Wright la sceglie come giovanissima spalla per i protagonisti Keira Knightley e James McAvoy. La Ronan risponde con una prova ammirevole, che le vale la prima nomination all’Oscar come miglior attrice non protagonista. ispirato dal romanzo omonimo di Ian McEwan, Espiazione è un dramma in costume che si segnala per una messa in scena sontuosa, a cominciare da fotografia e costumi, e da interpretazioni notevoli. Arrivano le nomination anche per il miglior film e l’adattamento del grande Christopher Hampton. Forse le meritano anche i due protagonisti. Film spaccato in due, con la prima parte sontuosa, e complessivamente molto riuscito. Ronan prodigiosa. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Amabili resti (2009)

Peter Jackson porta sul grande schermo il romanzo complesso e doloroso di Alice Sebold mettendo al centro dell’operazione rischiosissima una Saoirse Ronan che gli regala una delle prove migliori della sua carriera. Incredibile non sia stata almeno  - e ripetiamo almeno…- candidata all’Oscar. Amabili resti è un film fantastico che ha il coraggio di rappresentare l’aldilà in maniera sfrontata ed emozionante. Susan Sarandon e un tagliente Stanley Tucci sono efficaci, Mark Wahlberg molto meno. La critica ne è stata divisa, per noi il film è notevole e la sua protagonista eccelsa. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, TIMVision, Amazon Prime Video.

The Way Back (2010)

Ultimo film del leggendario Peter Weir, il quale per questa storia di fuga e perdizione chiama oltre alla Ronan anche Colin Farrell, Ed Harris, Mark Strong, Jim Sturgess. The Way Back è un lungometraggio che mette alla prova, che sfrutta i magnifici scenari naturali per creare senso di isolamento, trasformando la messa in scena in un qualcosa di stilizzato, quasi metafisico. Questo progetto quasi a-narrativo deve essere vissuto come esperienza mentale, sensoriale, emotiva. Ed ecco che si trasforma in un qualcosa che il cinema americano mainstream raramente tenta.Non siamo ai livelli dei capolavori di Weir, ma rimane bellissimo e sofferto. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video, Rai Play.

Grand Budapest Hotel (2014)

Entrata nel torrenziale cast di uno dei migliori film di Wes Anderson, la Ronan si mette sapientemente al servizio di un personaggio vezzoso, che l’attrice riempie meravigliosamente. Ovviamente Il cuore pulsante di Grand Budapest Hotel è un Ralph Fiennes in stato di grazia, leggiadro ed elegante, che svetta davvero rispetto ad altri grandi attori come Tilda Swinton, Adrien Brody e molti altri. La critica applaude, il pubblico core, arrivano addirittura le nomination agli Oscar per il miglior film e la regia. Ed in effetti questo è un divertissement ispiratissimo, frizzante, giocoso ma anche malinconico. Ronan come sempre eterea ed efficacissima. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, TIMVision, Disney +

Lady Bird (2017)

Chiudiamo con la prima, ormai quasi mitica collaborazione con Greta Gerwig, la quale esordisce dietro la macchina da presa raccontando questa storia autobiografica in cui la Ronan si getta anima  e corpo. Lady Bird è un film sincero, ispirato, divertentissimo e profondo, a cui partecipano anche una arcigna e irresistibile Laurie Metcalf e un giovanissimo Timothée Chalamet. Momenti di cinema spiritosi, altri che arrivano dritti al cuore. Nomination all’Oscar per film, regia, attrice protagonista e non, sceneggiatura. Un gioiello indipendente e misurato, senza alcun dubbio ancora oggi l’opera migliore dell’autrice. La miglior performance di Saoirse Ronan tra quelle più “leggere”, senza alcun dubbio. I duetti con la madre sono portentosi. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Netflix, Amazon Prime Video.



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Coyote vs. Acme primo al boxoffice italiano del weekend, la riscossa di Willy Coyote

Fa molto piacere festeggiare un esordio in vetta al boxoffice italiano del weekend per Coyote vs. Acme di Dave Green: come forse saprete, l'intelligente commedia satirica in tecnica mista, dedicata al mondo dei Looney Tunes, è rimasta per tre anni chiusa nei cassetti Warner Bros., cancellata per ragioni fiscali e per nostra fortuna comprata dalla Ketchup Entertainment, che con partner internazionali (da noi Lucky Red) l'ha portata in sala. La partenza qui è da 1.490.300 euro in cinque giorni (fonte Cinetel), mentre nel mondo il film si assesta per ora su 44.274.000 dollari (fonte Boxofficemojo). Anche se il budget veleggiò intorno ai 70 milioni secondo Deadline e Hollywood Reporter, in questo peculiare caso contano i 50 spesi da Ketchup per rilevarlo: siamo quindi ancora purtroppo lontani da un pari. Ma ormai era una questione di principio, che appoggiamo con vigore.

Stabile in seconda posizione, eterno come il materiale da cui proviene, è Odissea di Christopher Nolan: l'Ulisse di Matt Damon ha convinto pubblico per altri 940.000 euro, portando il totale italiano a 55.941.000, il migliore dell'anno solare (difficilmente battibile, in un anno senza Zalone). L'esito mondiale parla ormai di 1.631.537.000, una cifra che forse nemmeno la stessa Universal Pictures pensava di ottenere, quando ha accettato di fornire a Nolan il budget più alto della sua carriera (250 milioni secondo Hollywood Reporter).
Scivola dal primo al terzo posto il remake dal vero di Oceania, con Dwayne Johnson come Maui e Catherine Laga'aia come Vaiana: raccoglie altri 851.800 euro, confluiti nel nostro totale di 10.154.900. Un esito di tutto rispetto, che se non fa registrare cifre paragonabili al boom del rifacimento di Lilo & Stitch l'anno scorso, colloca l'Italia tra i paesi che hanno meglio accolto l'operazione, ricevuta in modo più tiepido nel mondo, con 315.500.000 dollari. L'investimento di 250 milioni di cui parla Variety non è stato fruttifero per Disney.
Slitta dalla terza alla quarta posizione Spider-Man: Brand New Day con Tom Holland, ma questo non è davvero un problema per nessuno: al momento in Italia ha incassato 37.661.200 euro (509.200 nel fine settimana), però è la cifra mondiale a lasciare a bocca aperta, con un responso disorientante da 2.408.062.500 dollari. A questo punto ragionare sul vociferato budget di 225 milioni (secondo Deadline) fa sorridere: mai soldi furono meglio spesi da una major, anzi due: Sony al 75% e Marvel Studios / Disney al 25%, con ricavi pare divisi alla stessa maniera.
Stabile al quinto posto il distopico The Dog Stars - Le Stelle dopo la Fine di Ridley Scott, con Jacob Elordi, Josh Brolin, Guy Pearce e Margaret Qualley: il vagare post-apocalittico dei suoi protagonisti ha totalizzato finora in Italia 1.134.300 euro (262.800 nel weekend). Nel mondo intero è stato ricevuto freddamente con 33.037.035 dollari.

Il box office completo del weekend



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Festa del Cinema di Roma, un giorno in più per la 21ª edizione: si parte il 13 ottobre

La Festa del Cinema di Roma amplia la propria durata e aggiunge una giornata alla ventunesima edizione. La manifestazione, inizialmente prevista dal 14 al 25 ottobre, prenderà il via martedì 13 ottobre 2026 e si concluderà, come già annunciato, domenica 25 ottobre. La decisione è stata presa dalla Fondazione Cinema per Roma in considerazione dell’aumento dei film iscritti nel corso dell’anno e delle richieste arrivate da produttori e distributori, in particolare dall’area del cinema indipendente.

A ufficializzare il cambiamento sono stati il Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi, e la Direttrice Artistica, Paola Malanga. L’aggiunta di una giornata porta dunque la Festa a tredici giorni complessivi di programmazione, offrendo maggiore spazio a un numero di opere che, secondo quanto comunicato dagli organizzatori, è cresciuto durante l’anno.

Festa del Cinema di Roma: Il rumore delle cose nuove è il film d'apertura

A inaugurare la manifestazione sarà Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, che sarà presentato nella sezione Grand Public durante la cerimonia inaugurale. Il film è una storia corale costruita attorno a tre coppie che, pur non conoscendosi, condividono una condizione simile: vite organizzate entro confini rassicuranti che un evento inatteso finirà per mettere in discussione. Nel cast figurano Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella ed Edoardo Pesce, con la partecipazione di Claudio Santamaria.

Il rumore delle cose nuove è prodotto da Lotus Production, società di Leone Film Group, con Rai Cinema, in collaborazione con Disney+ e in associazione con Vice Pictures. I produttori sono Raffaella Leone e Andrea Leone, con Leonardo Maria Del Vecchio come produttore associato per Vice Pictures.
Il film arriverà nelle sale italiane il 12 novembre 2026, distribuito da 01 Distribution.

Una Festa sempre più aperta alle diverse forme dell’audiovisivo

La scelta di allungare la manifestazione arriva mentre la selezione della ventunesima edizione è ancora in fase di definizione. Il programma completo sarà infatti diffuso nei primi giorni di ottobre, attraverso i canali ufficiali della Festa. 
La struttura della manifestazione conferma intanto un'identità che non si limita al cinema di finzione: il regolamento 2026 prevede infatti opere nazionali e internazionali di finzione, documentari e animazione, insieme a serie televisive e streaming, videoclip e videoarte. Dal 2022 la Festa ospita inoltre un concorso internazionale, affiancato da sezioni non competitive, incontri con il pubblico, eventi, proiezioni speciali e omaggi. 

Il principale quartier generale della Festa sarà ancora una volta l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, che ospiterà le principali sale di proiezione e il tradizionale red carpet. Il programma coinvolgerà inoltre altri luoghi e realtà culturali della Capitale, mantenendo quella dimensione diffusa che caratterizza la manifestazione romana.



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domenica 6 settembre 2026

Dario Argento compie oggi 86 anni: celebriamo il maestro della suspence con cinque dei suoi migliori film in streaming

Compie oggi 86 anni il leggendario Dario Argento, colui che a partire dall’inizio degli anni ‘70 ha rivoluzionato in maniera indelebile un genere come il thriller/horror. Ripercorrendo la sua filmografia abbiamo selezionato cinque film in streaming che raccontano al meglio la rivoluzione estetica di cui è stato protagonista assoluto. Buona lettura.

Cinque film in streaming diretti dal “maestro” del thriller/horror Dario Argento

  • L’uccello dalle piume di cristallo 
  • 4 Mosche di velluto grigio
  • Profondo rosso
  • Suspiria 
  • Phenomena

L’uccello dalle piume di cristallo (1970)

Fin dall’esordio dietro la macchina da presa Argento cambia le regole del cinema di genere italiano e  internazionale. L’uccello dalle piume di cristallo è infatti un thriller virtuoso nell’esposizione visiva, costruito su una sceneggiatura ottimamente architettata fino al colpo di scena finale. Effetti speciali sanguinolento al servizio di una regia  e di un montaggio con un’idea precisa e splendidamente esplicitata. Tony Musante come protagonista è perfetto, Suzy Kendall molto efficace, Enrico Maria Salerno il fiore all’occhiello di un film ispiratissimo e roboante. Quando il genere diventa visione d’autore. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video, Rai Play.

4 Mosche di velluto grigio (1971)

Subito dopo L’uccello dalle piume di cristallo arriva un altro thriller di enorme fattura cinematografica, forse meno celebrato di altri titoli di inzio carriera di Argento ma ugualmente valevole. 4 Mosche di velluto grigio si dipana come una parabola psicologica raffinata e ugualmente potente nella messa in scena. Mimsy Farmer è semplicemente incantevole nel suo ruolo, Michael Brandon come protagonista il suo lo fa, mentre a supporto troviamo addirittura Bud Spencer in uno dei suoi pochissimi ruoli “seri”. Divertente, capace di farti come sempre saltare sulla poltrona, non scontato. istrionico e insieme molto preciso. Disponibile su CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Profondo rosso (1975)

Il capolavoro di Dario Argento, è davvero uno dei più grandi lungometraggi della storia del cinema italiano, a prescindere dal genere di appartenenza. Sceneggiato da Argento insieme a Bernardino Zapponi, Profondo rosso vede un David Hemmings elegante e misurato come bravissimo protagonista, mentre a supporto ci sono Gabriele Lavia, Daria Nicolodi e una indimenticabile Clara Calamai. Scrittura cinematografica sopraffina, scene di violenza istrioniche, stilizzate al meglio, lo svelamento finale realizzato con maestria incomparabile. Davvero, ogni cosa è sistemata al proprio posto in questo film irripetibile. Musiche dei Goblin a incorniciare un capolavoro assoluto. Disponibile su Infinity +, Amazon Prime Video.

Suspiria (1977)

Il passaggio all'horror conclamato consente ad Argento di realizzare un altro film che diventa una pietra miliare del genere. Le streghe di Suspiria sono terrificanti, suadenti, incorniciare dentro un film che fa dei colori altri protagonisti assoluti. Alida Valli, Jessica Harper, Daria Nicolodi e tutti gli altri interpreti sono praticamente perfetti per i rispettivi ruoli. La sceneggiatura spesso vacilla, ma a livello cinematografico siamo davvero dentro il terreno del grande cinema. Sequenze al cardiopalma, montaggio cadenzato, allestimento scenografico di bellezza cristallina. Uno dei migliori titoli di genere di fine anni 70, non soltanto in Italia. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Paramount +.

Phenomena (1985)

Chiudiamo con l’horror che ha definitivamente lanciato la carriera di una giovanissima Jennifer Connelly dopo la folgorante apparizione in C’era una volta in America di Sergio Leone. Phoenomena ci regala ancora una volta una Dario Argento che si diverte a padroneggiare la materia tratta operando principalmente il suo occhio cinematografico sempre splendente. Il film si regge su una storia che scricchiola, ma visivamente è davvero straordinario, e il cineasta adopera magnificamente l’ambientazione montana. Donald Pleasence è come sempre una presenza graditissima quando si tratta di horror, Patrick Bauchau una aggiunta di lusso. Forse l'ultimo vero grande film di Argento. Disponibile su Apple Itunes.



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