
Negli ultimi tempi, purtroppo, si parla troppo spesso di Woody Allen per motivi che con il cinema non hanno nulla a che vedere, e troppo poco per i suoi film: come ad esempio l'ultimo Un giorno di pioggia a New York, che non è stato solo uno dei migliori film del 2019, o uno dei migliori nell'ultima, fortunata striscia positiva del suo autore, ma uno dei titoli più puramente e sinceramente alleniani della carriera di Woody.
Se avete letto la sua recente autobiografia intitolata "A proposito di niente" (e se non l'avete fatto, dovreste farlo di corsa), è anche facile capire il perché, e perché Un giorno di pioggia a New York è da mettere in relazione diretta con un film come La rosa purpurea del Cairo.
Scrive Allen in "A proposito di niente":
Da ragazzo i miei film preferiti erano quelli che chiamavo champagne comedies. Mi piacevano le storie che si svolgevano in attici dove dall’ascensore si entrava direttamente nell’appar- tamento, i tappi volavano e uomini raffinati che pronunciavano dialoghi spiritosi flirtavano con donne bellissime che giravano per casa con vestiti che oggi si userebbero per un matrimonio a Buckingham Palace.
Questi appartamenti erano enormi, in genere duplex, con tanto spazio vuoto. Appena entrati, gli ospiti si dirigevano qua- si sempre verso un mobile bar e si versavano da bere da bot- tiglie di cristallo. Tutti bevevano in continuazione e nessuno vomitava. Nessuno aveva il cancro, i tubi non perdevano e, se squillava il telefono nel cuore della notte, gli abitanti degli atti- ci di Park Avenue non brancolavano nel buio come mia madre rischiando di rompersi una gamba per cercare l’unico, nero apparecchio di casa e venire a sapere che magari un paren- te era appena passato a miglior vita.
E ancora:
Ho sempre voluto riprendere Manhattan sotto la pioggia. Non so perché quest’ultima mi piaccia tanto. Quando la mattina tiro su le tapparelle e piove, è tutto umido o almeno il cielo è grigio, mi sento di buon umore. Quando c’è il sole mi sento depresso. Come è bella la città sotto la pioggia, sotto un cielo coperto. È stato detto che si tratta di un correlato oggettivo del mio stato d’animo. La mia anima è nuvolosa.
In attesa di vedere il nuovo film di Woody Allen, che s'intitola Rifkin's Festival e che speriamo debutti presto nei cinema, e sperando che Allen non fosse del tutto serio quando, di recente, ha dichiarato che potrebbe smettere di scrivere e girare film, il consiglio è di vedere e rivedere un film straordinario come Un giorno di pioggia a New York. Perché? Lo potete leggere qui di seguito:
Come sempre, Woody Allen parla del destino. E questa volta di un destino che fa andare le cose come devono andare e permette la possibilità del riscatto e dell'espressione personale, se si è in grado di essere sinceri con sé stessi e il mondo e di apprezzare e inseguire la sua bellezza.
Proprio quando le circostanze potrebbero giustificare un abbandono al pessimismo, Allen apre la porta alla speranza. Il suo discorso e di una chiarezza serena e rasserenante, ma al tempo stesso lo spessore di quello che dice aumenta. Un giorno di pioggia a New York è quasi il suo racconto zen.
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