giovedì 25 giugno 2020

Rassegna Mo' Better jazz all'Arena Agnini di Roma

Un nuovo appuntamento è partito in questi giorni a Roma per iniziativa di tre associazioni, la "AC Agnini", "Ponte Tazio" e "Spin Off" con il forte sostegno dell'Assessorato alla Cultura del III° Municipio di Roma che è più che mai deciso a continuare nel rilancio sociale e culturale del quadrante Nord Est della capitale (circa mezzo milione di abitanti!), evidentissimo fino alla pausa forzata dei mesi scorsi. L'area è situata negli spazi esterni del grande complesso ex GIL di Montesacro (V.le Adriatico, 136), lo stesso che già ha ospitato le varie attività della Sala Agnini nelle altre stagioni. Si tratta di un esperimento che ha richiesto molta determinazione per superare resistenze, timori, incertezze. La sua durata dipenderà dalla risposta del pubblico. Se questa sarà commisurata all'offerta, si andrà avanti ad oltranza fino a Settembre inoltrato, superando così i limiti dell'Arena di quartiere e offrendo non solo a Montesacro ma alla capitale tutta un sito vivo, aggregante, propositivo, contraddistinto da un fitto calendario che al cinema unisce concerti dal vivo, incontri letterari, spettacoli vari.

La voglia di musica, soprattutto dal vivo, è veramente tanta e diffusa perciò è stata data la precedenza ad una breve ma succosa rassegna cinematografica sul jazz che ripropone titoli degli ultimi decenni, noti e celebrati e tuttavia un pò dimenticati e di non facile reperimento insieme ad altri più recenti, inediti o passati invece in sordina, a dispetto della loro qualità e del loro indubbio interesse. Ad illustrarla è Ugo G. Caruso, storico del cinema e jazzofilo militante che si è occupato molto in passato del rapporto tra la seconda e la settima arte, chiamato a collaborare in veste di consulente alla nuova impresa che ospiterà anche rassegne, eventi, serate a tema da lui ideate.

Questo il programma per il quale, a causa della situazione davvero inedita e particolare, si consiglia di consultare il sito http://www.salagnini.it

ROUND MIDNIGHT (Atour de minuit - Francia 1986)

Regia di Bertrand Tavernier Ispirato liberamente al racconto lungo di Julio Cortazar, "Il persecutore", il film che prende il titolo dal celebre brano di Thelonius Monk, è considerato da molti il principale capolavoro nella filmografia di un cineasta come Tavernier che di capolavori ne ha firmato parecchi. Vi si racconta dell'amicizia tra il sassofonista americano Dale Turner tornato a Parigi nel 1959 e il giovane jazzofilo francese Francis Borier, pubblicitario squattrinato che cerca di aiutare il musicista a disintossicarsi dal'alcol. Il personaggio del jazzista interpretato dal grande sassofonista americano Dexter Gordon, fonde due figure mitiche come Bud Powell e Lester Young, mentre François, interpretato da un eccezionale François Cluzet è disegnato sulle fattezze di Francis Paudras, amico di Bud Powell, realmente esistito. Numerosi altri musicisti hanno collaborato al film: Herbie Hancock, Freddie Hubbard, Bobby Hutcherson, John McLaughlin, Wayne Shorter, Billy Higgins, Pierre Michelot e Eric Le Lann. Alcuni di questi vi compaiono, insieme a Martin Scorsese e Philippe Noiret, in affettuosi camei. Film indimenticabile soprattutto per l'atmosfera cui molto hanno contribuito le scenografie del grande Alexandre Trauner, Round Midnight vinto l'Oscar per la migliore colonna sonora.

BIRD (USA 1988) Regia di Clint Eastwood

Il film è un biopic molto originale grazie alla notevole sceneggiatura di Joel Oliansky che racconta la storia di Charlie "Bird" Parker, genio del jazz, sassofonista e artefice con Dizzy Gillespie della rivoluzione del Be-bop cui parteciperà significativamente anche il trombettista bianco Red Rodney. "Bird" è costruito come un collage di scene della vita di Parker, dalla sua infanzia in Kansas, passando attraverso il suo matrimonio con Chan Richardson, fino alla sua prematura morte all'età di trentaquattro anni. Accanto agli amori andati, Parker, interpretato da un memorabile Forrest Whiteker, attraversa fiumi di alcol e droga che lo devasteranno. Morirà a soli trentaquattro anni quasi in miseria, ma verrà ricordato come uno dei più grandi musicisti della storia del jazz.

MO' BETTER BLUES (USA 1990) Regia di Spike Lee

Bleek Gilliam, egocentrico trombettista di talento e titolare di un quintetto, sacrifica tutto alla musica ma perde sé stesso. Ha due amanti cui non si concede mai veramente e una sola, fatale debolezza: la fiducia mal riposta nel suo manager, amico d'infanzia e succube del gioco che lo farà trovare nei guai. Un film sul jazz raccontato dal di dentro che si avvale di un cast molto attrattivo: Denzel Washington, Wesley Snipes, Giancarlo Esposito, Joie Lee, Cynda Williams, Samuel L. Jackson, John Turturro, lo stesso Spike Lee e poi tre celebrità musicali come Abbey Lincoln, Bradford Marsalis e Ruben Blades.

MILES AHEAD (USA 2015) Regia di Don Cheadle

"Miles Ahead", dal titolo di un celebre disco di Davis del 1957 che è pure un gioco di parole (miglia avanti), diretto ed interpretato da Don Cheadle, non è un biopic sullo "sciamano elettrico" che cambiò almeno due volte il corso del jazz ma piuttosto un noir, talvolta ispirato ai film blaxploitation degli anni '70, l'epoca in cui è ambientato, come pure varie altre cose insieme. Su tutte il ritratto ispirato di un grande artista, colto nella sua solitudine profonda e dolente, costantemente in bilico tra gli abissi che gli spalancano le sue nevrosi (il ricordo del rapporto con la prima moglie, Frances Taylor) e la profondità estatica che gli prospetta la sua musica (nella svolta che ancora una volta vorrà imprimergli, confidata al reporter di Rolling Stones interpretato da Ewan McGregor).

BORN TO BE BLUE (Canada - UK 2015) Regia di Robert Budreau

Chet Baker, "il James Dean del jazz", trombettista maudit per eccellenza, con Gerry Mulligan esponente principale del West Coast Jazz, nato per essere malinconico, ritratto in un uno dei momenti più difficili della sua tormentata esistenza: l'arresto in Italia, il film su di lui in cui il musicista interpreta una versione di se stesso, il brutale pestaggio subito e la faticosa riabilitazione per poter tornare a suonare, l'amore di una donna a metà strada tra moglie e madre, l'uscita dal tunnel della droga e il ritorno a fare quello che ama di più: L'arresto in Italia, il film su di lui in cui Chet interpreta una versione di se stesso, il brutale pestaggio subito e la faticosa riabilitazione per poter tornare a suonare, l'amore di una donna a metà strada tra moglie e madre, l'uscita dal tunnel della droga e il ritorno a fare quello che si ama di più L'arresto in Italia, il film su di lui in cui Chet interpreta una versione di se stesso, il brutale pestaggio subito e la faticosa riabilitazione per poter tornare a suonare, l'amore di una donna a metà strada tra moglie e madre, l'uscita dal tunnel della droga e il ritorno ad un'esistenza totalmente libera, centrata solo su ciò che più gli sta a cuore. Per il suo "Born to Be Blue", Robert Budreau, avvalendosi di un'interpretazione molto interiorizzata di Ethan Hawke, vero artefice dell'operazione, che qui riproduce nel canto la voce essiccata del jazzista, recupera molte delle storie narrate in prima persona da Baker in "Let's Get Lost", le ritaglia con una forma nuova, le cuce insieme e v'inserisce una storia d'amore come collante. E il risultato è molto interessante perché funzionale allo scopo più semplice: fornire un ritratto quanto più credibile di Chet Baker, a prescindere da quanto reali siano gli eventi narrati perché l'importante è che siano verisimili.

Per concludere, come direbbero in un jazz club americano: "enjoy the music!"



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