Un mondo in fiamme, da entrambe le parti, ha bisogno di simboli: il problema è quando utilizza un logo di proprietà privata senza il permesso dei creatori, che possono anche trovarsi su posizioni diverse. Il teschio del brutale vigilante The Punisher, nato dai fumetti Marvel e diventato protagonista di tre film (con Dolph Lundgren, Thomas Jane e Ray Stevenson) e una serie tv con Jon Bernthal, è stato utilizzato da alcuni agenti di polizia americani a supporto del contromovimento "Blue Lives Matter".
In seguito a questa scelta (non proprio felice, visto che Frank Castle alias Il Punitore, come dice anche il suo nome d'arte, non è esattamente un modello da seguire) si sono levate molte proteste da parte dei fan e degli autori stessi (tra cui Mags Visaggio, Eric Palicki e Matt Wilson) perché la Marvel intervenisse e la Disney - che ha donato 5 milioni di dollari alla causa opposta - diffidasse legalmente gli utilizzatori non autorizzati del marchio.
Al momento a rispondere alle richieste è stata la Marvel Comics, che ha dichiarato di prendere molto sul serio l'uso non autorizzato del logo, facendo notare che la richiesta è arrivata negli stessi fumetti per bocca del personaggio. Il coautore di The Punisher, Gerry Conway, ha espresso la propria frustrazione di fronte a questo uso, definendo i poliziotti che lo hanno adottato "un disonore".
All'inizio della settimana scorsa, la Marvel aveva rilasciato la seguente dichiarazione: "Noi siamo contro il razzismo. Siamo per l'inclusione. Siamo al fianco dei nostri impiegati, narratori, creatori di colore e dell'intera comunità nera. Dobbiamo unirci e farci sentire". Vedremo se seguiranno anche le azioni legali invocate da fan e autori.
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