Finalmente qualcosa inizia a sapersi riguardo alla prossima edizione del Festival di Venezia, quella di questo disgraziato 2020. Ma non è la selezione ufficiale a dare qualche informazione, ma la Settimana della critica, che si aprirà il prossimo 2 settembre con The Book of Vision di Carlo Hintermann, prodotto da Terrence Malick. Si tratta di una produzione italiana girata in lingua inglese, un film ambizioso e affascinante con Charles Dance (Il trono di spade), l’olandese Lotte Verbeek (Outlander) e lo svedese Sverrir Gudnason (Borg McEnroe).
La storia è quella del rapporto fra un dottore e la sua paziente raccontata dalla prospettiva di una studentessa di medicina di nome Eva, che abbandona gli studi per tuffarsi nella storia della medicina e passa dal presente al 18° secolo. Si tratta del primo film di Hintermann, che in passato ha diretto vari documentari, tra cui uno, Rosy-Fingered Dawn, dedicato proprio a Malick, ed è stato sul set di The Tree of Life come regista della seconda unità, impegnata nelle riprese in Italia.
La notizia è stata data da Variety, che ricorda come il regista texano sia stato coinvolto fin dall’ideazione e abbia aiutato a coinvolgere tecnici di grande livello come il direttore della fotografia Joerg Widmer (Bastardi senza gloria), o scenografo David Crank (Lincoln). “Fai il film che hai in testa”, ha detto Malick a Hintermann, produttore insieme a Gerardo Panichi per il collettivo Citrullo International, secondo quanto da lui stesso dichiarato a Variety. “È un gioco di specchi fra due dimensioni”, ha poi aggiunto Hintermann, “mescola Barry Lyndon e Labytinth”. La speranza è di avere il cast presente a Venezia, anche se come noto sarà molto improbabile avere lo schivo Malick,.
Charles Dance interpreta un dottore prussiano del XVIII secolo, ma anche il dottore di Eva nei giorni nostri. Nel cast anche Filippo Nigro.
Il delegato generale della Settimana della critica, Giona A. Nazzaro, ha così commentato la selezione a variety, “Hintermann è un tipo di cinefilo davvero unico. Averlo in apertura della 35° edizione della Settimana della critica è per noi splendido, perché è un segno di come il cinema evolva grazie a persone che hanno una passione lunga una vita e continuano a cercare, a porsi delle domande”.
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