giovedì 29 agosto 2019

Venezia 76. - The Perfect Candidate

Cambiamento. Progressismo. Femminismo. Queste potrebbero essere le tre parole chiave per definire plot e intenti di The Perfect Candidate – quarto lungometraggio di Haifaa Al-Mansour, in Concorso alla 76. Mostra del Cinema di Venezia. L'autrice saudita è nota per aver sempre trattato – almeno, finora – tematiche e personaggi, prettamente, femminili; sin dalla sua, molto apprezzata, opera prima, La Bicicletta Verde – nominata ai BAFTA Awards 2014, nella categoria di Miglior Film Straniero. La pellicola racconta di Maryam – una dottoressa saudita, che si trova ad affrontare il disprezzo dei pazienti uomini e spera in una prestigiosa carriera a Dubai. La svolta arriva, per lei, quando decide di candidarsi alle elezioni comunali; con l'obiettivo di migliorare le condizioni dell'ospedale nel quale lavora, attraverso la ricostruzione degli impianti idrici circostanti.

Allo stesso modo della protagonista di The Perfect Candidate – che è la prima donna eleggibile della sua città – Al-Mansour è stata la prima filmmaker della propria nazione. È, dunque, comprensibile la necessità di portare sullo schermo una materia tanto fondamentale come l'equità dei diritti tra i due sessi; ancor di più, negli stati arabi. Da un lato, infatti, c'è il desiderio di rivoluzionare una realtà che è sempre stata legata a dogmi e fondamentalismi. Maryam – l'impressiva esordiente Mila Al Zahrani – cerca, pian piano, di far crollare il muro del pregiudizio: lei non vuole, tanto, essere eletta per dare benefici alla sua categoria di genere e, anzi, crede, fermamente, nell'obiettivo di fare il bene di tutte le persone che si trova a curare – senza alcuna distinzione. In una sequenza, in particolare, affronta – coraggiosamente e faccia a faccia – uno stuolo di ascoltatori che si rifiutano prenderla sul serio come candidata politica. Il padre di Maryam – dal canto suo – ha, invece, una mentalità piuttosto aperta – pur temendo, anch'esso, come le altre due figlie – il giudizio della gente. Per mezzo del suo personaggio, Al-Mansour inserisce un altro elemento nella narrazione, ovvero l'arte e, nello specifico, la musica – sicuramente, con l'intenzione di spingere l'acceleratore e lanciare un messaggio relativo anche a tale ambito. Egli – al pari della moglie, deceduta – è, infatti, un cantante e un musicista che frequenta un centro artistico, capace di permettergli di girare in tournee con un gruppo di colleghi. Sempre in parallelo con la battaglia della sua alter ego di finzione – se, così, potremmo definirla – la cineasta lancia anche un guanto di sfida – senza mezzi termini, altrettanto – all'opinione e al buoncostume dei suoi conterranei. In una delle varie feste di matrimonio, organizzate da una delle due sorelle di Maryam, assistiamo, a una sfilata di abiti molto femminei – seppur sempre colmi di veli, com'è obbligo nella religione islamica – e nella quale la conduttrice indossa, addirittura, un completo di giacca e pantaloni – utilizzati a livello simbolico, per sottolineare, persino in senso estetico, quanto la donna possa ricoprire ruoli maschili ed essere in grado di fare qualsiasi cosa sappia fare il suo opposto. Con questi pregevoli fini, il film prosegue tra riferimenti alla modernità e all'Occidente – tra i quali, i social network e YouTube – ma, giungendo alla seconda parte, si ha la sensazione che Al-Mansour voglia occidentalizzare – per l'appunto – personaggi e luoghi rappresentati. In tal senso, sembra che tutto sia realizzato per mezzo di un imprinting stilistico e narrativo di tipo americano – per non dire, nientemeno, hollywoodiano. Non è un caso, forse, che i due suoi precedenti lavori – l'adattamento Mary Shelley - Un Amore Immortale e Dacci un Taglio , pellicola targata Netflix – fossero in lingua inglese e di produzione – o co-produzione, nel primo caso – statunitense. Verso la conclusione, il film finisce, poi, per perdere pathos; diventando convenzionale e, addirittura, buonista – con il ribaltamento totale e poco credibile di un personaggio minore.

The Perfect Candidate – che parte con grandi potenzialità e una trama davvero originale e innovativa, per il contesto geografico nel quale viene collocata – rimane un prodotto apprezzabile e, certamente, importante – a livello culturale e socio-politico. Tuttavia, si sarebbe potuto osare di più; optando per uno schema meno edulcorato e classicheggiante – paradossalmente, in contrasto, con dei contenuti così anticonformisti.

(Titolo originale) The Perfect Candidate; Regia: Haifaa Al-Mansour ; sceneggiatura: Haifaa Al-Mansour, Brad Niemann; fotografia: Patrick Orth; montaggio: Andreas Wodraschke; musica: Volker Bertelmann; interpreti: Mila Al Zahrani, Nora Al Awadh, Dae Al Hilali, Khalid Abdulraheem; produzione: Al Mansour Est. for Audiovisual Media, Razor Film Produktion GmbH; distribuzione: Academy Two; origine: Arabia Saudita, Germania , 2019; durata: (esempio) 101'; webinfo: www.academytwo.it



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