venerdì 17 aprile 2020

Departures, il film sull’arte rituale giapponese dell’accompagnamento verso la morte


Il potere di una tradizione in Giappone è infinito, anche quello di accompagnare i rituali funebri, come scopre inconsapevole il protagonista di questo film vincitore dell’Oscar.

Accompagnamento verso la partenza. È questo il significato letterale del termine Okuribito, con la consueta ritrosia giapponese, titolo originale di questo film che infrange il tabù della morte e racconta come un violoncellista possa avere un ruolo ben diverso rispetto a quello che aveva sempre immaginato, per cui aveva studiato e si era esercitato per tanti anni. Quello di allietare gli ultimi istanti di chi se ne va, preparandolo con cura estetica e affetto, con intorno i parenti che lo accompagnano.

Departures, l'accompagnamento verso la partenza

Daigo Kobayashi è un violoncellista rimane senza lavoro quando viene sciolta l’orchestra di Tokyo per cui lavorava da anni. Per risparmiare è costretto a tornare nel suo paese natale, nella prefettura di Yamagata, insieme alla moglie Mika. Trova un annuncio di lavoro che lo incuriosisce e dice: assistiamo coloro che partono per dei viaggi. Va al colloquio e scopre con grande stupore che non si occupa di turismo, l’agenzia, ma delle tradizionali cerimonie giapponesi che preparazione e vestono i defunti di fronte al resto della famiglia. Un consistente anticipo lo convince definitivamente ad accettare il posto da tanatoesteta, continuando a nascondere alla moglie quello che fa ogni giorno quando va a lavorare.

Departures è un film delicato, vincitore dell’Oscar 2009 per il miglior film in lingua straniera, diretto da Yojiro Takita, con Masahiro Motoki nei panni del musicista e Ryoko Hirosue in quelli della moglie. La colonna sonora è stata composta dal grande Joe Hisaishi, noto per le sue collaborazioni con Takeshi Kitano e Hayao Miyazaki.

È basato sull’autobiografia di Aoki Shinmon dal titolo Coffinman: The Journal of a Buddhist Mortician, e Ha richiesto anni di preparazione prima di avere il via libera. Il protagonista ha studiato per molto tempo da un tanatoesteta l’arte della preparazione dei defunti, ma anche come suonare il violoncello per la prima parte del film. La morte in Giappone è legata a una cerimonia cruciale, ma è pur sempre un tabù, ma nonostante questo il film è stato un grande successo anche commerciale in patria, dove risultò primo in classifica fra i film locali dell’anno, oltre a vincere il più importante riconoscimento del cinema giapponese e, appunto, l’Oscar.



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