martedì 21 aprile 2020

Nello stato americano della Georgia i cinema riapriranno la settimana prossima, è davvero una buona notizia?


Mentre in alcuni stati ci sono proteste per la fine della quarantena, il governatore della Georgia ha dato un via libera che molti considerano prematuro.

La pandemia che irrompe nell’era del conflitto fra culture politiche e sociali. Sono giorni di grandi polemiche, oltre che di lotta contro un virus implacabile, nel paese delle opportunità. Come ricorda il New York Times, la chiusura delle chiese e la cultura delle armi stanno agitando molti americani che si ricollegano alla tradizione “libertaria” della voglia di autogoverno, delle milizie armate del cuore del paese, che rivendicano autonomia dal governo centrale. Se in più sono anche spalleggiati dallo stesso presidente a Washington, che non smette di twittare, allora è chiaro come sia sempre più complesso da quelle parti, specie lontani dalle coste, rispettare la quarantena.

Si pensa con insistenza anche lì, come è ovvio, alla ormai celeberrima fase 2, quella della riapertura, e c’è uno stato che ha già deciso che i cinema riapriranno il 27 aprile. Si tratta della Georgia, tra l’altro uno dei posti in cui si girano negli ultimi anni più film, a causa delle forti agevolazioni per ospitare l’industria cinematografia, su tutti ad Atlanta e dintorni. Il governatore Brian Kemp ha annunciato in pompa magna che riapriranno i ristoranti e i cinema, naturalmente con accortezze nel campo della distanza sociale, e con tutta la sanificazione del caso. Non solo, dal 24 aprile potranno riaprire palestre, centri fitness, parrucchieri, barbieri, estetisti e le chiese, cruciali in uno stato molto religioso come la Georgia, patria di Martin Luther King

La Georgia ha registrato finora 19 mila casi di COVID-19 con 733 morti, e secondo Kemp la curva si sta appiattendo “e sembra stia declinando”. Ha poi aggiunto il governatore, “Con più persone in giro probabilmente vedremo un incremento dei casi, ma siamo molto meglio preparati rispetto a quanto fossimo un mese fa”. Una decisione che per molti scienziati appare a dir poco rischiosa, e potrebbe causare un brusco aumento degli infettati. Sicuramente sarà un primo esperimento da seguire per capire come evolverà la situazione, all’interno di un esercizio cinematografico bloccato praticamente in tutto il mondo. Tanto che, in realtà, come ricorda Variety, molte delle principali catene non saranno pronte ad aprire così presto.

Non sarà, insomma, questione di accendere due interruttori, visto che molti dei principali circuiti hanno licenziato o messo in aspettativa quasi tutti i proprio impiegati. Ci vorrà più di una settimana per riassumere personale e formarlo al meglio, specie con le nuove procedure di sicurezza così rigide. Poi ci sono questioni legali, nel paese degli avvocati, con le società che non vogliono rischiare una pioggia di cause in caso di positività degli spettatori, non essendo chiaro se la responsabilità sarà dell’esercente o dello stato. 

Controllare la temperatura o no? Come regolarsi per rispettare in sala la distanza di un metro? Ma soprattutto, come convincere il pubblico che andare al cinema è di nuovo sicuro?

Ogni società sta predisponendo diverse regole interne, mentre un altro problema, non certo da poco, sta scoraggiando in molti: l’assenza di prodotto. Infatti il prossimo film in uscita da una major di Hollywood è previsto il 19 giugno, con The King of Staten Island, di Judd Apatow, poi bisogna aspettare a metà luglio per l’attesissimo Tenet di Christopher Nolan, il 24 per Mulan della Disney, e addirittura il 14 agosto per il sequel di Wonder Woman. Sempre se non ci saranno ulteriori cambiamenti. Insomma, o riparte il paese oppure è difficile che una piccola realtà possa farlo.

Insegnamenti che sono, e saranno, utili anche per gli altri paesi, problemi da risolvere prima di poter anche solo pensare a riaprire le sale, cosa che dalle nostre parti non sembra davvero in vista. A questo punto ci sentiamo di suggerire una soluzione a breve termine, che potrebbe contenere i danni nei mesi di caldo che ci aspettano: perché non aprire molte arene in giro per il paese, in cui sarà più facile mantenere le condizioni di sicurezza previste dai vari protocolli? Ci vorrebbe ovviamente una soluzione condivisa da tutte le realtà del cinema, dall’esercizio alla distribuzione alla produzione. Non potrebbe essere ll momento di una vera comunione di intenti, per marciare uniti contro una crisi che rischia seriamente di mettere in ginocchio il cinema e il suo indotto?



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