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La piattaforma streaming di Amazon è una vera e propria miniera d'oro per gli appassionati di cinema che non si limitano alle sole novità del momento, e ha nel suo catalogo tantissimi titoli che hanno fatto la storia della settima arte. Questi sono solo alcuni dei tantissimi capolavori del cinema italiano che sono a disposizione in streaming su Amazon Prime Video.
Bellissima (1951)
Terzo lungometraggio di Luchino Visconti, che parte da un soggietto di Cesare Zavattini (che sceneggia assieme a Suso Cecchi d'Amico e Francesco Rosi) per scartare rispetto all'estetica e all'etica neorealista e superarla criticamente, mantenendosene al tempo stesso aderente. La storia di Bellissima è ancora di grande attualità: Anna Magnani è una donna del popolo che sogna per sua figlia un'avvenire da star quando viene a sapere che Alessandro Blasetti (che nel film interpreta sé stesso) sta cercando una bambina per un film. I suoi sogni finiranno infranti dall'incontro con Walter Chiari, che interpreta un cinematografaro traffichino e opportunista.
Il Vedovo (1959)
Dino Risi alla regia. Rodolfo Sonego alla sceneggiatura. Protagonisti, gli straordinari Alberto Sordi e Franca Valeri, marito e moglie: lui, romano cialtrone e ambizioso, lei signora snob milanese ricca di famiglia. Stanco di essere vessato da lei (che lo chiama con ben poco affetto “cretinetti”) e di essersi visto tagliare i fondi dopo l’ennesimo affare sballato, lui progetta di uccidere lei per ereditare la sua fortuna. Il vedovo è un piccolo, grande capolavoro di umorismo nero, diventato un vero film di culto, cui il mai troppo compianto Tommaso Labranca ha dedicato un volumetto preziosissimo per gli appassionati di cinema.
Il bell'Antonio (1960)
Il bell'Antonio è un languido e bravissimo Marcello Mastroianni, un giovane affascinante e di cui si favoleggiano le imprese da seduttore che, tornato a Catania dopo un lungo soggiorno romano, viene dato in sposa alla bella figlia di un notabile del posto (che è invece Claudia Cardinale). Il problema è che Antonio pare non riuscire in alcun modo a consumare questo matrimonio, causando scandalo, indignazione, disperazione e tanti pettegolezzi. Libero adattamento del romanzo omonimo di Vitaliano Brancati, sceneggiato da Pier Paolo Pasolini e Gino Visentini e diretto da Mauro Bolognini.
La notte (1961)
Settimo film di Michelangelo Antonioni, capitolo centrale della cosiddetta "trilogia dell'incomunicabilità", che viene dopo L'avventura e prima di L'eclisse. Come suggerito dal titolo, La notte, racconta le ore trascorse assieme, dal tramonto all'alba, di una coppia in crisi, quella formata dallo scrittore Giovanni e sua moglie: dalla visita a un amico morente alla presentazione di un libro di lui, fino alla festa organizzata da un ricco industriale nella sua vitta. Scritto tra gli altri da Ennio Flaiano e Tonino Guerra, vede protagonisti Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau e Monica Vitti. Vinse l'Orso d'oro al Festival di Berlino.
La voglia matta (1962)
Ugo Tognazzi è bravissimo nei panni di un uomo oramai vicino ai quarant'anni che, attraverso il confronto con una comitiva di giovani cui si aggrega durante un weekend al mare (e in particolare con una ragazza di cui s'invaghisce, interpretata da Catherine Spaak), si rende drammaticamente conto di essere invecchiato. Diretta da Luciano Salce, La voglia matta è una commedia acida che non risparmia bordate né al patetico protagonista né ai presuntuosi giovinastri. Musicato da Ennio Morricone, ebbe problemi di censura e lanciò la carriera della Spaak.
I complessi (1965)
I film a episodi hanno rappresentato una parte importante nella storia della commedia italiana e all'italiana, e I complessi è senza dubbio uno dei più noti. Lo è soprattutto grazie all'ultimo dei tre che lo compongono, intitolato Guglielmo il Dentone, dal nome del personaggio interpretato da Alberto Sordi e diventato quasi leggendario. Il regista di quell'episodio era Luigi Filippo D'Amico, mentre gli altri due - con protagonisti Nino Manfredi e Ugo Tognazzi - sono stati firmati da Dino Risi e Franco Rossi. Alla sceneggiatura, il meglio della commedia italiana dell'epoca, da Age e Scarpelli fino a Scola, passando per Sonego e Maccari.
Uccellacci e uccellini (1966)
Uccellacci e uccellini è uno dei più famosi e apprezzati tra i film diretti da Pier Paolo Pasolini, intellettuale capace di spaziare dalla letteratura (di prosa e di poesia) al cinema, passando per la critica, e per articoli scritti per il Corriere della Sera sui temi più disparati. Protagonista della storia è la strana coppia formata da Totò (qui al suo ultimo ruolo da protagonista prima della sua morte) e da Ninetto Davoli, che vaga per periferie e campagne romane incarica di sfrattare la povera gente che non riesce più a pagare l'affitto ed è seguita da un petulante corvo parlante, sedicente intellettuale marxista. L'uccellaccio farà una brutta fine.
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968)
Il cognato Nino Manfredi è partito per l'Africa da tre anni, e di lui non si hanno più notizie. Il ricco e annoiato Alberto Sordi decide allora di partire a andare a cercarlo,a accompagnato da un dipendente che schiavizza (Bertrand Blier, esilarante anche per l'accento marchigiano). Diretto da Ettore Scola (che in origine aveva pensato ai due protagonisti a ruoli invertiti) Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? nasce da un soggetto di Age e Scarpelli che poi il duo ha sceneggiato proprio assieme al regista, e che è una sorta di rilettura ironica e leggera di "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad.
Una su 13 (1969)
Co-produzione con la Francia diretta da Nicolas Gessner, Una su 13 è la curiosità cui fa riferimento il titolo di questa nostra guida, anche perché di certo non lo possiamo considerare un "grande classico". Basterebbe però il cast ad attirare l'attenzione di chiunque: capitanato da Vittorio Gassman, mette assieme Sharon Tate (qui al suo ultimo film prima di essere barbaramente assassinata), Orson Welles, Vittorio De Sica, Terry-Thomas e Mylène Demongeot. La storia di questa commedia farsesca, quella di un uomo che scopre che le sedie appena ereditate e già vendute nascondevano un tesoro, è tratta da "Le dodici sedie" di Il'ja Arnol'dovič Il'f e Evgenij Petrovič Petrov, adattato in tempi più recenti anche da Carlo Mazzacurati.
Nell’anno del Signore (1969)
Primo capitolo della celebre trilogia scritta e diretta da Luigi Magni proseguita con In nome del Papa Re e In nome del popolo sovrano, ambientata all'epoca della Roma Papalina, Nell'anno del Signore si svolge nell'anno 1825, sotto il pontificato intransigente e conservatore di Leone XII, e racconta di un ciabattino di nome Cornacchia (interpretato da Nino Manfredi) che in realtà è l'anticlericale Pasquino (quello che attacca versi satirici e polemici sull'omonima statua nel centro della Capitale). Al fianco di Manfredi ci sono Alberto Sordi, Enrico Maria Salerno e una bellissima Claudia Cardinale.
La donna della domenica (1975)
In questo film tratto da un romanzo omonimo di Fruttero e Lucentini, adattato da Age e Scarpelli e diretto da Luigi Comencini, Marcello Mastroianni interpreta il ruolo di un commissario di polizia che deve indagare sull'omidicio di un architetto della Torino bene, un uomo laido e sgradevole ucciso con un fallo di pietra. Assieme a Mastroianni nel cast di La donna della domenica, godibilissimo giallo all'italiana che fa una satira efficacissima sul bel mondo alto borghese che descrive, ci sono, tra gli altri, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Pino Caruso, Aldo Reggiani, e numerosi altri attori.
La città delle donne (1980)
In La città delle donne Marcello Mastroianni (ancora lui) è Snàporaz, un uomo che, dopo aver seguito una donna misteriosa con cui ha avuto un flirt su un treno, scende in una stazione nel bel mezzo del nulla, e finisce in una strana cittadina, e poi nel castello di un curioso personaggio di nome Sante Katzone, col quale ripercorrerà la storia del suo rapporto con le donne. Un Federico Fellini scatenato, ultra-surreale e incurante delle polemiche che il suo film scatenò presso i movimenti femministi, e anzi provocatorio nel giocare con i toni e gli stili più riconoscibili del suo cinema. Il poster del film venne disegnato da Andrea Pazienza.
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