domenica 30 ottobre 2016

Rocco



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via Cinema Studi - Lo studio del cinema è sul web
Locandina Rocco

La pornostar più famosa al mondo, Rocco Siffredi, si presta totalmente all’obiettivo per una confessione fiume: da Ortona, il paese natale abruzzese, fino a Budapest, sede della sua società di produzione, i casting a Los Angeles e le riprese dell’ultimo film a San Francisco, sempre accompagnato dal cugino Gabriele, caotico ma onnipresente foto-operatore, assistente alla regia, autista.
Un diavolo tra le gambe. Va dritto alla questione il film della coppia di documentaristi Demaizière e Teurlai: il frame d’apertura dettaglia infatti il fallo più osannato al mondo. Da sotto una doccia, Rocco Tano in arte Siffredi comincia a raccontarsi con generosità: si parte dalla sua infanzia, il rapporto viscerale con la madre e la morte di un fratello, ma al centro ci sono gli ultimi tre anni di attività, quelli in cui si convince a lasciare la carriera che gli ha dato tantissimo ma lo ha anche visto cadere in una dipendenza dal sesso (dichiarata, non nel film ma alla stampa, la sua identificazione con il Michael Fassbender in Shame).
Fuori misura e cucito su misura, il documentario individua in Gabriele, factotum di Rocco, un vero coprotagonista (Siffredi cercò anche di introdurlo al mestiere), una pietra di paragone, funzionale a segnare la distanza non solo fisica ma soprattutto psicologica tra l’uomo comune e la pornostar. I loro bisticci sdrammatizzano a tratti l’imbarazzo dei set porno e dei casting, in cui Rocco si mostra sempre molto premuroso e seduttivo nei confronti delle attrici.
Auto-testamento spudorato, Rocco oscilla tra contrasti manichei: l’educazione cattolica e la scelta trasgressiva, il sesso estremo e il senso di colpa, l’ossessione erotica e il desiderio di stabilità, realizzata grazie alla moglie Rosza, ex collega e unica a comprendere il suo bisogno di libertà. Da Stallone italiano Siffredi finisce per autoridursi così a uomo medio italiano: certamente libero, al punto di diventare l’icona di un genere, ma contemporaneamente perseguitato dall’amore materno, dalla brama di successo e dalla famiglia. Solo in un paio di momenti la percepibile costruzione della messinscena si apre a un’inaspettata vulnerabilità: quando Rocco ricorda la morte della madre, da cui è sempre dipeso per sentirsi “autorizzato” al porno, e quando cerca l’approvazione dei figli, oggi maggiorenni, ripresi in campo insieme a lui.
Diversi i momenti hard, qualche risata, ma troppa programmatica autocelebrazione attraverso la condanna, che vorrebbe essere catartica, di se stesso: nel suo addio alle scene si assimila a Cristo, “finalmente” dominato dalla ex collega di set Kelly Stafford. Un diario che premeva senz'altro più al divo che al suo pubblico, a cui dichiara di averlo dedicato. Evento speciale alle Giornate degli Autori di Venezia 73.

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