![Tolo Tolo e non solo: un paragone con Contromano e Scappo a casa [spoiler]](https://mr.comingsoon.it/imgdb/PrimoPiano/98954_hp.jpg)
Nell'ultimo anno e mezzo, humour italiano e immigrazione hanno visto accomunati Checco Zalone, Antonio Albanese e Aldo.
Con Tolo Tolo di Checco Zalone a dominare il boxoffice italiano, è bene dare a Cesare quel che è di Cesare e ricordare che, sullo stesso confronto con migranti e immigrati, articolato sempre tramite viaggio, nell'ultimo anno e mezzo anche Antonio Albanese con Contromano e Aldo Baglio con Scappo a casa hanno affrontato l'argomento con humor. Confrontiamo tematiche, protagonisti e vicende, tra somiglianze e differenze: superficialmente possono apparire vicini e "buonisti", ma lo sono davvero? Riflettiamo qui in basso su elementi più evidenti, ma anche su alcune sfumature dei loro discorsi.
I protagonisti di Tolo Tolo, Contromano e Scappo a casa
Cominciamo dai personaggi principali delle tre storie. Le differenze in questo caso sono marcate. Il Checco di Tolo Tolo è un meridionale, sognatore, volenteroso ma perdente: va a lavorare in Africa per scappare dal fisco ed è addirittura costretto dalle circostanze a tornare in Italia. Fosse per lui, non lo farebbe. Cosa da non sottovalutare: non parte razzista, e non ha bisogno che qualcuno gli apra gli occhi in merito, ha solo al massimo "attacchi di fascismo" nei momenti di difficoltà. Non è di certo un santo: la sua meschinità però si applica a 360°.
Il Mario di Antonio Albanese in Contromano è un piccolo commerciante di calze a Milano, impotente di fronte a una dinamica economica che lo sta tagliando fuori. Chissà se è veramente quell'immigrato là fuori che vende calze scadenti a fargli la vera concorrenza. Forse dovrebbe preoccuparsi più dello shopping online, ma lo scontro di razze scatta eccome, tanto che Mario decide di rimpatriare forzatamente l'odiato Oba, a spese sue, delirando. La "sorella" di Oba, Dalida, s'accoda.
Aldo Baglio in Scappo a casa è Michele, di origini siciliane ma che tenta ossessivamente di vivere l'edonismo superficiale che secondo lui è il "settentrione", trasformandosi nella notte in un rimorchione con improbabile parrucchino e auto sgargianti. E' orgogliosamente razzista, ma un furto a Budapest lo manda in tilt e lo costringe a muoversi clandestinamente insieme ai migranti che, come lui, non hanno più identità.
I compagni di viaggio in Tolo Tolo, Contromano e Scappo a casa
Da questo punto di vista i tre lungometraggi sono invece sorprendentemente vicini. In tutti e tre i casi il protagonista italiano si trova ad affrontare il road movie in compagnia di un uomo e una donna neri, e in tutti e tre i casi l'Italiano s'innamora della donna. L'uso di questa situazione suggerisce una strategia piuttosto chiara: se si vuole sensibilizzare il pubblico sulla questione, puntare sull'attrazione sentimentale-sessuale è un buon modo per abbattere le barriere. Ciò non significa che quest'attrazione abbia gli stessi esiti nei tre lungometraggi: in Albanese si crea una connessione emotiva suggerendo qualcosa di più, Aldo viene usato con minimo senso di colpa, e nel caso di Checco la risoluzione manca del tutto, perché Zalone sceglie di dissolvere letteralmente il film in un sogno / allucinazione.
L'infanzia ha un'importanza attiva nel plot soltanto in Tolo Tolo, dove il piccolo Doudou ha un rapporto diretto col protagonista e lo segue nel viaggio. Ha invece un valore particolare, di cornice significativa, in Contromano di Albanese. Manca del tutto in Scappo a casa.
Da notare che in tutti e tre i casi c'è una scena con un bagno in acqua, in particolare in Tolo Tolo e in Contromano il protagonista insegna a nuotare a un nero: a Doudou nel primo caso, a Dalida nel secondo. Comprensibile scelta simbolica di un gemellaggio: il paese di mare (l'Italia) trasmette una conoscenza a un continente di terra.
I viaggi di Tolo Tolo, Contromano e Scappo a casa
Tolo Tolo e Contromano sono accomunati da un viaggio attraverso l'Africa, seppur in direzioni opposte. Nel caso di Zalone, si attraversano territori martoriati dalla guerra civile e non c'è nulla di rassicurante, nel caso di Albanese, pare di capire che si parli invece di una migrazione dettata più da necessità economiche (tanto che il Mario di Contromano decide di ripensarsi e trasferirsi proprio lì, per comunicare quello che sa delle colture, suo hobby). Diciamo che Tolo Tolo e Contromano si compensano e, nei limiti del loro registro, coprono almeno due aspetti della realtà africana.
Spiazzante sul serio il discorso di Scappo a casa, perché il Michele di Aldo fugge sì clandestino, tra mille rischi, in compagnia di altri clandestini... ma in Europa! La terra ostile del film diretto da Enrico Lando è in realtà l'Europa stessa, tra l'Ungheria cattivissima di una Budapest che ti tende un tranello, arrivando a un confine Slovenia-Italia da incubo, passando per imprenditori agricoli che rispondono quasi a uno stereotipo dei minacciosi texani nel cinema americano. Disturbante sul serio, così com'è disturbante e significativo che Michele, privato dei documenti e della sua identità burocratica, venga grottescamente scambiato per nordafricano a causa del suo accento italiano da sempre incerto, siciliano.
Gli stili di Tolo Tolo, Contromano e Scappo a casa
Tre regie di diverso approccio. Dichiarato fan di Adriano Celentano, Checco Zalone debutta con Tolo Tolo dietro la macchina da presa e non si trattiene: una miriade di location tra Europa e Africa inquadrate senza lesinare sulle comparse, sipari musical, effetti digitali, citazioni beffarde da Salvate il soldato Ryan, con addirittura un finale ibrido di live action e animazione! Tra il trash e l'allucinazione, ma pure piuttosto omogeneo nella sua follia.
Albanese è tornato invece a dirigere dopo Il nostro matrimonio è in crisi, e ha scelto un registro parecchio diverso: Contromano è una commedia sussurrata, contrariamente a quello che si potrebbe immaginare, e la fotografia elegante di Roberto Forza confeziona un racconto in cui l'unico elemento davvero sopra le righe è il protagonista, ma solo quando dà il peggio di sè.
Aldo, nonostante con gli amici Giovanni e Giacomo abbia codiretto i film del trio, ha lasciato invece che a dirigere Scappo a casa ci fosse Enrico Lando, che porta a casa il risultato ma non sembra scegliere in modo netto un registro, come invece hanno fatto Medici e Albanese.
Tolo Tolo, Contromano, Scappo a casa: tiriamo le somme
Ricapitolando, i tre film sono molto simili nella rappresentazione dell' "altro", dei compagni di viaggio con cui i tre protagonisti attraversano i loro inferni personali, soprattutto nel modo in cui si snoda l'interazione con questi. A loro volta però i protagonisti italiani si assomigliano poco e rappresentano varie realtà, il che suggerisce, ed era prevedibile, una certa disinvoltura e bravura dei comici nel leggere i caratteri nazionali, ma ancora una certa comprensibile difficoltà nel rendere gli "altri" con la stessa quantità di sfumature (la passione per il cinema italiano di Oumar in Tolo Tolo è un barlume).
Tolo Tolo e Contromano si sono confrontati proprio con l'Africa, auspicabilmente stimolando la curiosità dei più sensibili, con maggiore pessimismo e disillusione per Zalone e con un sorriso ottimista per Albanese. Scappo a casa sposta l'azione a "casa nostra" ed è l'outsider, il più originale in quest'aspetto, se valutiamo il ragionamento proposto.
In nessun modo questo articolo vuole essere un giudizio di valore sui tre lungometraggi, motivati da intenzioni ugualmente sincere ed esiti intermittenti. Ci interessava apprezzare insieme a voi come una delle colonne dell'intrattenimento nazionale, la commedia con un mattatore, abbia con coraggio preso di petto un argomento così divisivo. Il più cattivo e punitivo è stato Aldo, il più solare, affettuoso e speranzoso Antonio Albanese, il più amaro Checco Zalone.
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