martedì 27 novembre 2018

Torino 36- Juliet, Naked - Festa Mobile

Una commedia agrodolce intelligente in cui si sogghigna invece di sghignazzare perché si ride di testa oltre che di pancia. La manaccia di Nick Hornby si sente per via della delicatezza nei tratti dei personaggi e, al tempo stesso, nella sfacciata dimostrazione che ogni uomo soffre, anche colui che ha conosciuto più da vicino fama, successo e denaro (anche perché nessuna delle tre cose tiene lontani dall'eccesso, dagli errori fatali, dallo sbando allucinato).
Il film comincia con Duncan (Chris O'Dowd) che si esalta su un blog, da lui creato, di fan sfegatati - dal nome Can you hear me? - riguardo alla produzione musicale di Tucker Crowe (interpretato da uno spettinato Ethan Hawke), musicista che ha prodotto poco e che si è ritirato dalle scene da più di vent'anni: i fan teorizzano la sua vita successiva, confrontano le loro impressioni sul senso di alcune canzoni, sulle versioni live dei pezzi durante l'ultimo concerto. Annie (Rose Byrne) convive con Duncan da una quindicina di anni, ha accettato la sua opposizione al fare figli (perché procreare altri esseri umani se il mondo va allo sfascio? oppone l'uomo alla prospettiva di riprodursi), vive con lui nella inglese cittadina di mare Sandcliff, dove lavora in una piccola galleria locale ereditata dal padre defunto, bada agli incontri amorosi di una sorella sciupa femmine, organizza una mostra fotografica sull'estate del 1964 quando, evento incredibile per quel luogo, si è spiaggiato uno squalo di cui qualcuno ha messo in salvo in un barattolo un occhio (che sarà grande attrattiva per Jackson, il figlio più piccolo di Crowe). Come nelle trame dei romanzi di Hornby (la pellicola è tratta da Tutta un'altra musica, Guanda editore, 2009), le vite si intrecciano, si complicano, i personaggi si mettono in discussione, si trovano in difficoltà, hanno infarti dopo tratte aeree internazionali, si incontrano e si attraggono dopo un lungo scambio di email. In un momento cruciale, durante l'inaugurazione della mostra, Edna, l'anziana signora raffigurata nella foto sulla spiaggia, prediletta di Annie: Non sbaglierai mai se non farai niente, non finirai mai nei guai. Ora ho ottant'anni e non sono mai finita nei guai. Un consiglio tra le righe a rompere le righe, la monotonia, l'insoddisfazione di coppia. Duncan, imbarazzante nell'approccio al suo idolo, ingelosito dalla frequentazione della ex con il cantante, si ripropone. Annie lo respinge: Hai sempre detto che i bambini sono noiosi. L'uomo si gioca l'ultima patetica carta: Ma non ho ancora incontrato i miei, penso che saranno interessanti. Romantico senza essere sdolcinato, coinvolgente e appassionante come un concerto rock, Juliet, naked fa venire voglia di viaggiare, di innamorarsi, di viaggiare. In un aggettivo, un film vitale.

(Juliet, naked); Regia: Jesse Peretz; sceneggiatura: Evgenia Peretz, Jim Taylor, Tamara Jenkins, Nick Hornby; fotografia: Remi Adefarasin; montaggio: Sabine Hoffman, Robert Nassau; musica: Nathan Larson; interpreti: Chris O'Dowd, Rose Byrne, Alex Clatworthy, Ko Iwagami, Ethan Hawke; produzione: Judd Apatow; distribuzione: Bim; origine: USA, 2018; durata: 105'



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