Ieri sera sono andato a vedere l’anteprima stampa di Scream 7, che esce oggi in tantissimi cinema italiani.
Come spesso accade di recente, alla proiezione erano presenti critici e giornalisti ma anche influencer e content creator, nella convinzione di alcune (molte) case di distribuzione che i social possano muovere spettatori. Su questo bisognerebbe ragionare, numeri alla mano, ma comunque.
Per inciso, una cosa che mi fa ridere molto è che capita spesso che alcune di queste figure che lavorano sui social, quasi sempre di sesso femminile, avendo letto sulla mail con cui sono state invitate “anteprima stampa”, si presentano al cinema vestite come se dovessero andare sul tappeto rosso di Cannes, con tacchi a spillo e scollature vertiginose (peraltro senza avere alle spalle stylist che possano ovviare a certe evidenti questioni di gusto), trovandosi circondate da gente che in media ha i maglioni di lana pieni di pallini, o i pantaloni della tuta, o le felpe con le scritte dei film.
Ma ieri sera ho visto l’anteprima stampa di Scream 7, stavamo dicendo, che è il settimo film della serie, che è stato diretto da Kevin Williamson, storico sceneggiatore del franchise, e che in qualche modo è il film che ne riannoda i due spezzoni, congiungendo con grande evidenza la parte storica, quella diretta da Craven, con il filone reboot degli ultimi due capitoli firmati da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett.
Dopo un prologo ambientato nella casa di Woodsboro che fu teatro del primo film, e quindi la casa di Sydney, ora diventata una sorta di parco a tema Stab (ovvero Scream), prologo nel quale ovviamente due sventurati ragazzi ci rimettono le penne, ci spostiamo a Pine Grove, tranquilla cittadina dell’Indiana dove Sydney si è rifatta una vita. Ma anche lì Ghostface riappare: per prendere di mira lei e sua figlia 17enne, che si chiama Tatum come il personaggio di Rose McGowan dello Scream originale, facendo riemergere - anche virtualmente - certi fantasmi del passato che Sydney pensava sepolti.
A questo punto io dovrei dirvi com’è questo Scream 7, che cosa ne penso, e lo farei anche volentieri, ma non posso.
Non posso perché, per regole e leggi e abitudini assurde del sistema cinematografico contemporaneo, non solo la proiezione di Scream 7 era sottoposta a embargo (vuol dire che ti dicono loro, i distributori, in da che giorno e da che ora possono essere pubblicate le recensioni), ma questo embargo è in vigore fino alla mattina di domani, anche se in Italia il film esce oggi.
Già questo non ha senso alcuno, ne converrete, anche perché io potrei andare al cinema come un semplice spettatore e poi scrivere il mio pezzo, ma ha ancora meno senso pensando che invece le cosiddette “reazioni social” le potrete vedere e leggere già da oggi.
Che poi, suggeriva ridendo qualcuno, si potrebbe pure scrivere, divisa in vari post social, un’intera recensione e poi riassemblarla il giorno dopo, ma questo sarebbe solo un ulteriore contributo all’insensatezza di tutta l’operazione. C’è anche da dire che molto probabilmente un embargo di questo tipo non arriva per volontà della distribuzione italiana ma direttamente dagli Stati Uniti, dove i film continuano a uscire il venerdì, come era una volta anche da noi, ma tant’è.
La vera domanda che bisognerebbe farsi, però, è un’altra: ma se davvero la critica tradizionale, chiamiamola così, non conta nulla, e da privilegiare sono i creator e gli influencer, perché sono loro gli unici a contare nel passaparola di un film, perché allora preoccuparsi di quando esce o non esce una recensione?
Di risposte a questa domanda ce ne sarebbero di tanto ovvie quando interessanti, e comunque non del tutto lusinghiere per quanto riguarda la considerazione che in certi uffici si ha non tanto dei critici, ma ancora di più di voi spettatori.
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