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lunedì 24 agosto 2026

Ridley Scott, 89 anni a novembre, parla di sé come di "un influencer, non un regista"

Ridley Scott, che al momento è impegnato nella promozione del suo nuovo film The Dog Stars, parla di sé definendosi un regista più che un influencer. Ovviamente l’immenso filmmaker, che ci ha regalato capolavori come Blade Runner, Alien e Il gladiatore, non è impazzito né ha cambiato mestiere diventando una versione femminile di Chiara Ferragni o chi per lei. Semplicemente si rende conto di quanto ormai sia importante sorprendere il pubblico regalandogli ogni volta qualcosa di nuovo, tanto più in questo nostro tempo balordo nel quale gli stimoli arrivano da ogni dove alla velocità della luce e la parola d’ordine è: consumare. In un’intervista rilasciata a The Times of London, il regista ha spiegato chiaramente la sua visione, dichiarando:

Ogni volta sei vulnerabile. Inoltre non voglio mai ripetermi, e in tutti i miei film ho messo grande cura. Sono spesso stato un precursore, e quando riesci a diventare un precursore, sei un influencer. Quindi non sono un regista ma un influencer.

Il breve discorso di Scott non fa una piega, dal momento che molti suoi film hanno effettivamente anticipato i tempi. Prendete Thelma & Louise: già nel 1991 qualcuno si prendeva la briga di raccontare una storia di empowerment femminile! E che dire della battaglia iniziale del sopracitato Il gladiatore? Gli esempi di grande cinema sono tantissimi, eppure Ridley sa di avere ancora diverse nuove strade da percorrere, soprattutto in termini di generi cinematografici. A tal proposito, sempre dialogando con il giornalista di The Times of London, ha spiegato:

Non ho mai fatto un western. Ho voluto Hugh Jackman nel mio adattamento de L'isola del tesoro, voglio fare in musical e ho in testa un meraviglioso film sugli elefanti africani.

Quest'ultima dichiarazione di intenti ci incuriosisce non poco. Quanto all'adattamento del celeberrimo romanzo di George Luis Stevenson "L'isola del tesoro", sappiamo che al momento è in pre-produzione e che l'attore australiano avrà il ruolo del mitico Long John Silver, astuto pirata senza una gamba e con un pappagallo sulla spalla che certamente è il personaggio più complesso del romanzo di fine Ottocento.

Il desiderio di percorrere nuove strade è alla base anche di The Dog Stars, l'avventura fantascientifica con Jacob Elordi, Margaret Qualley e Josh Brolin in uscita il 26 agosto. Nel presentarlo, Ridley Scott aveva confessato di essere stanco delle solite storie hollywoodiane, e infatti ha ribadito il concetto dicendo:

Ormai non si parla che di ragazze uccise nei boschi, di un agente dell'FBI che è l'uomo migliore del mondo o di un supereroe. Fanculo! Dovranno pur esserci altre storie da raccontare!

Ricordiamo che il regista, che fra mesi compirà 89 anni, riceverà l'Oscar alla carriera (chiamato anche Oscar Onorario) a novembre durante una serata speciale chiamata Governors Awards. Il trofeo è più che meritato.



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domenica 23 agosto 2026

Marvel svela la watchlist per Avengers: Doomsday e dura ben 42 ore

Quali film e Serie TV recuperare prima di Avengers: Doomsday? La risposta definitiva arriva proprio dai Marvel Studios che, in occasione del D23 organizzato da Disney in California, ha offerto una risposta decisiva per tutti quelli che continuano ad interrogarsi sul da farsi.

Come arrivare pronti a Doomsday? Una guida ufficiale è stata condivisa proprio dai Marvel Studios: a semplificare le cose è la piattaforma di riferimento, poiché la maggior parte di questi titoli è disponibile in streaming su Disney+. Scopriamo insieme tutti i film e le serie tv Marvel da recuperare in vista del quinto film corale del MCU sui Vendicatori.

Avengers: Doomsday si avvicina e i Marvel Studios suggeriscono quali film e serie tv recuperare

I Marvel Studios hanno ragionato su quali titoli recuperare in vista di Avengers: Doomsday arrivando ad una rapida conclusione che prevederebbe 42 ore di intrattenimento. Certo, non è poco, ma è il tempo necessario a comprendere al meglio tutte le dinamiche che ritroveremo poi in Doomsday.

Chi ha del tempo a disposizione fino a dicembre 2026 potrebbe spalmare 42 ore di intrattenimento nei prossimi mesi recuperando un pezzo alla volta. Secondo i Marvel Studios è indispensabile partire dagli X-Men, che in questo film tornano per interagire con gli eroi della Terra-616. Nello specifico, suggeriscono di recuperare X-Men del 2000 e il sequel X-Men 2. Successivamente non bisogna dimenticare Captain America: Il Primo Vendicatore, il primo film con protagonista Steve Rogers che è poi riapparso in The Avengers. Indispensabili a detta degli Studios anche terzo e quarto capitolo corale ovvero Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

Prezioso è anche Loki, disponibile in streaming su Disney+ con due stagioni all’attivo dove il Multiverso e le incursioni giocano un ruolo preciso ai fini della trama. Anche Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli va recuperato, considerato che il protagonista è coinvolto in Doomsday, così come anche Spider-Man: No Way Home dove la complicità di Doctor Strange ha favorito l’esplorazione del Multiverso. Altri film da recuperare sono Black Panther: Wakanda Forever dove Shuri ha giocato un ruolo importante che riprenderà anche in Doomsday, Captain America: Brave New World che ha introdotto un nuovo Captain America e un nuovo Falcon, suggerendo poi la formazione di un’altra squadra di Vendicatori, e Deadpool & Wolverine. Entrambi i personaggi hanno confermato il loro coinvolgimento in Doomsday durante il D23 condividendo un video esilarante.

Infine è prezioso recuperare anche Doctor Strange nel Multiverso della Follia e i più recenti Thunderbolts* e I Fantastici 4: Gli Inizi. Tutti i personaggi di questi ultimi due titoli sono di fondamentale importanza per la buona riuscita di Doomsday e, come suggerito dal trailer, pare che Doom sia molto vicino alla Prima Famiglia. Diversi i progetti esclusi da questo elenco indispensabile, come ad esempio The Marvels, sequel di Captain Marvel che in realtà ha introdotto a sua volta gli X-Men, seguendo Monica Rambeau in un’altra dimensione.



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Spider-Man: Brand New Day, la teoria sulla scena post-credit che punta dritta a Battleworld

Spider-Man: Brand New Day potrebbe diventare il film con il maggiore incasso di sempre. Quarto capitolo ambientato nello Spider-Verse di Marvel Studios e Sony Pictures, Brand New Day non solo ha riportato Tom Holland nuovamente in azione in quel di New York, ma ha introdotto anche il primo personaggio ufficiale degli X-Men: Jean Grey interpretata da Sadie Sink.

Considerata l’alta posta in gioco del film e le dinamiche suggerite, in molti hanno iniziato a credere che in realtà Spider-Man: Brand New Day avesse posto le basi per la terrificante trama di Battleworld, che dovrebbe segnare Avengers: Secret Wars. Il motivo è riconducibile alla scena post-credit, dove vediamo l’app Spidey Tracker ideata da Ned in azione e seguire i movimenti di Spider-Man, per perdere poi le tracce in un punto imprecisato dell’universo. Che anticipi il coinvolgimento di Spidey in Avengers: Secret Wars?

Spider-Man: Brand New Day, quella scena post-credit anticipa Battleworld? La teoria

Il localizzatore di Sipder-Man sembra bloccarsi seguendo l’applicazione di Ned, ma poco dopo si sposta direttamente nell’universo segnalando l’avvistamento di Spider-Man. In molti credono che Peter Parker di Tom Holland riapparirà presto nel MCU prendendo parte ad entrambi o quantomeno a uno dei film corali in arrivo su Vendicatori, anche se ad oggi l’attore non è stato confermato in nessuno dei due.

C’è chi crede che la posizione di Spider-Man sia collegata a Battleworld, un regno formato da frammenti di realtà distrutte e messo insieme da Dottor Destino proclamatosi poi Imperatore Destino. La maggior parte degli abitanti di Battleworld non ricorda la vita precedente o gli altri mondi. Ma un indizio nei trailer suggerisce che quello Spider-Man avvistato dall’app potrebbe non essere quello della Terra-616, ma potrebbe provenire da un’altra realtà, un’altra New York. In questo caso le ipotesi sono diverse: potrebbe trattarsi degli altri Spider-Man interpretati da Tobey Maguire e Andrew Garfield o ancora di Miles Morales, ancora inedito in carne ed ossa nel MCU? O ancora c’è chi pensa che lo Spider-Man di Tom Holland sia finito a sua volta in un altro universo, in un’altra New York, alle prese con altri personaggi. Quale sarà la verità?



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Natalie Portman aveva dubbi su Star Wars, ma si sbagliava completamente su Padmé

Prima di diventare Padmé Amidala e di attraversare una delle saghe cinematografiche più importanti della storia, Natalie Portman aveva un dubbio molto meno galattico e decisamente più umano: e se Star Wars avesse rovinato la sua carriera?

Tra il 1999 e il 2005, l'attrice ha interpretato Padmé Amidala nella trilogia prequel di George Lucas, al fianco di Hayden Christensen, Ewan McGregor e Liam Neeson. Un ruolo che l'ha resa una star internazionale quando era ancora giovanissima e che le ha permesso di entrare in uno dei franchise più celebri di sempre. Ma a spaventarla era proprio l'enorme peso culturale di Star Wars.

Natalie Portman aveva paura di essere 'ricordata solo 'intrappolata' da Padmé

Nel corso di un'intervista realizzata per il 25° anniversario di Episodio I: La Minaccia Fantasma, Portman ha raccontato a Empire di aver avuto una precisa preoccupazione quando accettò il ruolo.

Ero preoccupata di farlo, temevo che dopo non avrei più potuto fare altro, perché la saga ha una mitologia così radicata nella cultura americana.

Una paura tutt'altro che assurda. Entrare in un franchise gigantesco quando si è molto giovani può essere un'arma a doppio taglio: da una parte significa ottenere una visibilità che pochissimi attori possono permettersi, dall'altra rischia di rendere impossibile separare l'interprete dal personaggio. Star Wars, del resto, non era una saga qualunque. Padmé Amidala sarebbe diventata un personaggio riconoscibile in tutto il mondo, mentre Portman avrebbe dovuto continuare a costruire la propria identità professionale al di fuori di quella galassia lontana lontana.

Da Hayden Christensen a Harry Potter: il rischio era reale

La storia di Hollywood è piena di attori che hanno faticato a liberarsi dal peso del loro ruolo più famoso. Hayden Christensen è forse l'esempio più vicino a Portman: dopo aver interpretato Anakin Skywalker nella trilogia prequel, l'attore è rimasto per anni indissolubilmente associato al personaggio, prima di tornare nel mondo di Star Wars con Obi-Wan Kenobi e Ahsoka. Lo stesso discorso, con modalità diverse, può essere fatto per Daniel Radcliffe ed Emma Watson. Per un'intera generazione, è praticamente impossibile pronunciare i loro nomi senza pensare immediatamente a Harry Potter e Hermione Granger.

Leggi anche Star Wars, Padmé Amidala non doveva morire: il piano di George Lucas per salvarla (ed evitare un buco di trama)

Natalie Portman, però, è riuscita a evitare quella trappola. La carriera dell'attrice dopo Star Wars è probabilmente la risposta migliore alla sua paura iniziale. Negli anni ha alternato blockbuster, cinema d'autore, commedie e ruoli drammatici, costruendo una filmografia abbastanza varia da non permettere a Padmé di diventare la sua unica identità. E il risultato più evidente è arrivato con Il Cigno Nero, il film di Darren Aronofsky che le ha regalato il Premio Oscar come Miglior Attrice.

In altre parole, Natalie è riuscita a fare esattamente ciò che temeva di non poter fare: entrare in uno dei franchise più grandi della storia senza permettere che definisse tutta la sua carriera. Natalie Portman è entrata nella galassia di George Lucas ma, a differenza di molti altri attori, è riuscita anche a uscirne.



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sabato 22 agosto 2026

Tom Holland e Zendaya in Hercules? La richiesta della stella Disney fa impazzire il web

Tom Holland e Zendaya continuano a generare curiosità e interesse, sia come singoli individui che come coppia hollywoodiana. Ma ce li vedreste ad interpretare una coppia in un live action Disney? È proprio questa la proposta avanzata di recente da Susan Egan: a suo dire, entrambi sarebbero perfetti per portare in vita una delle storie Disney più amate di sempre.

Zendaya e Tom Holland come Meg ed Hercules in un live action: la proposta di Susan Egan

Indimenticabile voce originale di Meg nel film d’animazione Disney di Hercules, Susan Egan è convinta che Hollywood abbia bisogno di una coppia stellare per il live action di Hercules. Tratto dall’omonimo classico d’animazione del 1997, Hercules aveva ottenuto il via libera per un adattamento in carne ed ossa nel 2022 con Joe ed Anthony Russo coinvolti come produttori e Guy Ritchie alla regia.

A detta di Susan Egan, Zendaya e Tom Holland sarebbero perfetti come Meg ed Hercules: “Voglio dire, ho accennato a Zendaya in modo velato, ma ora lo dico apertamente. E probabilmente Tom e Zendaya, che non ho mai incontrato, stanno chiedendo un'ordinanza restrittiva proprio ora. Ma onestamente, non me ne importa niente. Ho la sensazione che il mondo ne abbia bisogno. Non solo perché sono la coppia del momento, ma anche perché ho seguito la sua splendida carriera fin da quando era adolescente, ed è una persona con i piedi per terra. È una donna forte, ovviamente, statuaria e straordinaria, con una voce incredibile e un pizzico di grinta, non credi?”.

Al momento si tratta semplicemente di una proposta. Pur non avendo condiviso molte informazioni in merito al live action, i fratelli Russo hanno confermato che il progetto sta procedendo seppur sia ancora nelle prime fasi di sviluppo e che Guy Ritchie sia ancora coinvolto come regista. Pare che stiano semplicemente aspettando una sceneggiatura. “Penso che siano entusiasti di vedere cosa possiamo apportare tutti noi, in un modo che non sia solo una reinterpretazione del film d'animazione. Guy è perfetto per questo perché ha una propensione alla sperimentazione. Ci sono domande su come trasporre il tutto in un musical. Il pubblico di oggi è stato plasmato da TikTok, giusto? Quali sono le sue aspettative su come dovrebbe essere un musical? Questo può essere molto divertente e aiutarci a spingerci un po' oltre i limiti di come si realizza un musical moderno”, ha dichiarato Joe Russo come riporta Screen Rant.



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David Harbour anticipa problemi in vista tra Red Guardian e Yelena in Avengers: Doomsday

Alexei Shostakov e Yelena Belova hanno un rapporto piuttosto complicato nel Marvel Cinematic Universe. Entrambi introdotti in Black Widow nel 2021, hanno ripreso successivamente i rispettivi ruoli in altri progetti incluso Thunderbolts*, che li ha visti nuovamente unire le forze e fare squadra insieme ad altri personaggi fondando i Nuovi Avengers.

In Avengers: Doomsday, Red Guardian e Yelena saranno chiamati ancora una volta in azione, alle prese con una nuova minaccia multiversale: il suo nome è Dottor Destino, interpretato da Robert Downey Jr., la cui presenza è stata già suggerita nella scena post-credit di I Fantastici 4: Gli Inizi. In Doomsday, David Harbour ha anticipato che Red Guardian e Yelena avranno ancora dei problemi relazionali.

Avengers: Doomsday metterà a dura prova Yelena e Red Guardian: le anticipazioni di David Harbour

L’esuberante soldato russo di Black Widow sta per tornare e dovrà vedersela ancora una volta con Yelena, interpretata da Florence Pugh. In Thunderbolts* hanno unito le forze con ex assassini e antieroi per contrastare Void diventando infine i Nuovi Avengers, team che riapparirà anche in Doomsday. A tale proposito, David Harbour ha rivelato cosa aspettarsi da Red Guardian e Yelena. Ai microfoni di Deadline, ha anticipato: “Sapete che Yelena Belova e Red Guardian hanno un legame. Se avete visto Thunderbolts*, sapete quanto si amano e quanto cercano di aiutarsi a vicenda. E Doomsday influenzerà questa relazione”.

Dalle parole di Harbour, è evidente che quanto accadrà in Avengers: Doomsday metterà a dura prova (anche emotivamente) Yelena e la sua famiglia. Tra i progetti più ambiziosi dei Marvel Studios, il quinto capitolo dedicato ai Vendicatori coinvolgerà un numero consistente di personaggi degni di nota e introdurrà una nuova minaccia seppur interpretata da un volto iconico del MCU. Nel cast figurano anche nomi importanti del franchise degli X-Men come Professor X, Ciclope, Magneto e Mystica, così come i membri dei Fantastici 4 e il team degli Avengers formato da Sam Wilson, nuovo Captain America. Di ritorno anche Loki, Thor e Steve Rogers. Tanti i personaggi che ancora mancano all’appello ma che, a detta di Kevin Feige, potrebbero sempre sorprendere il pubblico con cameo inaspettati.



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Halle Berry e Bryan Singer: cosa è successo davvero sul set di X-Men 2? “Gli ho dato quello che si meritava”

Halle Berry ha appena compiuto 60 anni e il suo nome è tornato inevitabilmente al centro delle conversazioni dei fan degli X-Men. Il motivo è soprattutto Avengers: Doomsday, uno dei film Marvel più attesi di sempre, che riporterà sul grande schermo gli X-Men della saga Fox accanto ai nuovi eroi del Marvel Cinematic Universe.

Nel gigantesco cast annunciato da Marvel ci saranno infatti Patrick Stewart, Ian McKellen, James Marsden, Rebecca Romijn, Kelsey Grammer e Alan Cumming, mentre l'assenza di Halle Berry continua a pesare tra i fan che speravano di rivederla nei panni di Tempesta. È dunque il momento giusto per ricordare un retroscena sorprendente sulla sua esperienza nell'universo dei mutanti, risalente alla lavorazione di X-Men 2.

Di recente, Berry ha infatti ricordato il giorno in cui affrontò Bryan Singer sul set, arrivando a dirgli esattamente quello che pensava dopo che, secondo la sua ricostruzione, la situazione era diventata insostenibile per gran parte del cast e della troupe. Un episodio che, a distanza di più di vent'anni, l'attrice ricorda addirittura come uno dei momenti migliori mai trascorsi su un set.

La storia è emersa lo scorso febbraio, durante una conversazione con Entertainment Weekly, mentre Berry promuoveva il suo nuovo film Crime 101.

Un giorno ho detto a Bryan Singer esattamente dove andare e come arrivarci sul set di X-Men.

Berry non ha però raccontato quell'episodio come una semplice lite tra regista e attrice. Secondo la sua versione, furono proprio gli altri membri della produzione a spingerla a intervenire, sapendo che lei non avrebbe avuto problemi a dire apertamente ciò che pensava.

Halle Berry affrontò Bryan Singer a nome di tutto il cast

“Erano tutti arrabbiati - ha ricordato l'ex Bond girl - ma continuavano a dirmi: ‘Halle, vai tu a dirglielo’, perché sapevano che l'avrei fatto”. Berry ha spiegato di aver vissuto quel confronto come un momento di rivalsa nei confronti di una situazione che, a suo dire, aveva finito per coinvolgere l'intera troupe e tutti gli attori. E la parte più surreale della storia arriva subito dopo.

È uno dei giorni migliori su un set: dire esattamente dove andare a qualcuno che stava facendo un torto a tutta la troupe e a tutto il cast. Poi sono salita su un aereo e sono volata a casa con ancora addosso il costume di X-Men.

Quando Mark Ruffalo, presente nella conversazione, ha definito il racconto “una storia fantastica”, Berry non ha fatto marcia indietro. Anzi, ha aggiunto semplicemente: “Mi dispiace, quel tipo se lo meritava”.

Ma cosa stava succedendo davvero sul set di X-Men 2?

Il racconto di Berry riporta alla luce una vicenda già emersa negli anni successivi alla lavorazione di X-Men 2. Nel 2014, The Hollywood Reporter haq ricostruito alcuni dei problemi che avrebbero caratterizzato la produzione del film, raccogliendo testimonianze secondo cui il comportamento di Singer sul set sarebbe diventato sempre più imprevedibile e difficile da gestire. Secondo le fonti citate all'epoca dalla testata, il regista avrebbe avuto comportamenti “irrazionali e distruttivi” e avrebbe fatto uso di droghe durante la lavorazione. Le ricostruzioni riportano anche una discussione con il produttore Tom DeSanto, che avrebbe cercato di fermare le riprese dopo aver temuto che la situazione potesse mettere in pericolo qualcuno.

Durante quei giorni, inoltre, Hugh Jackman rimase ferito durante una scena d'azione. Secondo la ricostruzione di THR, la sequenza era stata anticipata rispetto al programma previsto e, sul set, non sarebbe stato presente il coordinatore degli stunt. È importante sottolineare che si tratta di accuse e ricostruzioni riportate da fonti dell'epoca, non di fatti confermati in ogni loro dettaglio. Un rappresentante di Singer ha infatti negato che fosse avvenuto il confronto descritto nei resoconti e ha sostenuto che “non è mai successo nulla del genere”.

Il cast di X-Men 2 avrebbe minacciato di andarsene

La situazione, secondo la ricostruzione di The Hollywood Reporter, sarebbe arrivata a un punto di rottura quando lo studio chiese a DeSanto di tornare a Los Angeles. A quel punto gli attori, ancora vestiti con i costumi dei loro personaggi, avrebbero affrontato Singer nel suo camper, minacciando di abbandonare il set se DeSanto se ne fosse andato. Ian McKellen e Rebecca Romijn, tuttavia, non erano presenti. Proprio in quell'occasione, Halle Berry avrebbe pronunciato la frase che, anni dopo, sarebbe rimasta legata a questo episodio: “You can kiss my Black a*s”.

Leggi anche Avengers: Doomsday, Halle Berry sull'assenza di Tempesta nel film: “Ci saranno altri round”

Il contrasto tra il racconto di Berry e la smentita del rappresentante di Singer rende la vicenda ancora più curiosa, soprattutto perché è proprio l'attrice a tirarla nuovamente in ballo, molti anni dopo la conclusione della saga originale. Non tutti, però, hanno avuto la stessa percezione del regista. Brian Cox, che in X-Men 2 interpretava il colonnello William Stryker, ha infatti offerto una lettura molto diversa. Parlando con Yahoo! Entertainment, ha spiegato che il regista era sottoposto a una forte pressione durante la produzione ma che, una volta trovata la soluzione, riusciva a procedere rapidamente.

Cox è arrivato a definire Singer “un regista straordinario”, sottolineando quanto fosse grato per la fiducia che gli aveva dato affidandogli il ruolo di Stryker.



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venerdì 21 agosto 2026

Ghostbusters, Dan Aykroyd svela il design originale delle tute: un dettaglio avrebbe rovinato tutto [FOTO]

Nel 1984 sono bastati una tuta beige e uno zaino protonico per trasformare Peter Venkman, Ray Stantz, Egon Spengler e Winston Zeddemore in alcuni degli eroi più riconoscibili della storia del cinema. Le tute dei Ghostbusters sono diventate iconiche proprio perché non sembravano quelle di una squadra di supereroi. Bill Murray e compari non indossavano costumi scintillanti né avevano identità segrete: erano, almeno nell'aspetto, quattro lavoratori alle prese con un mestiere decisamente fuori dal comune. Ma non tutti sanno che quel look leggendario avrebbe potuto essere molto diverso.

Dan Aykroyd mostra il primo design delle tute

Dan Aykroyd, co-creatore del film e interprete di Ray Stantz, ha condiviso sui social una vecchia immagine che mostra una delle prime idee per l'abbigliamento degli acchiappafantasmi. C'è un dettaglio che salta immediatamente all'occhio: i caschi. Il concept prevedeva infatti un copricapo molto più vicino a quello di un pilota militare, con un aspetto decisamente più aggressivo rispetto alle tute che sarebbero poi entrate nell'immaginario collettivo.

Anche Aykroyd, riguardando oggi quel progetto, ha le idee molto chiare. Il suo commento alla fotografia è stato: “Glad we lost the helmet”. Letteralmente, meno male che abbiamo eliminato il casco. Ammettiamolo: è difficile dargli torto. E il problema non è soltanto estetico. Una parte enorme della comicità di Ghostbusters nasce infatti proprio dalle reazioni dei quattro protagonisti di fronte all'assurdità di quello che sta succedendo.

Nessuno come Bill Murray riesce a trasformare uno sguardo impassibile in un momento esilarante, mentre Harold Ramis affronta ogni fenomeno paranormale con quella sua inconfondibile aria da scienziato affascinato. Con un casco a coprirne il volto, gran parte di questa alchimia sarebbe andata persa. Non è un caso, allora, che anche gli elementi che nel film coprono parzialmente il viso abbiano un aspetto decisamente più artigianale. Gli occhiali di Ray, per esempio, sembrano quasi assemblati in casa: esattamente il tipo di attrezzatura che ci si aspetterebbe da un gruppo di scienziati costretto a inventarsi da solo gli strumenti per fare un lavoro che nessun altro vuole fare.

Leggi anche Ghostbusters, perché il franchise si è fermato per quasi 30 anni? C'entra Ivan Reitman

Quelle tute rendevano credibili persino i fantasmi

Il costume finale funziona così bene perché racconta i Ghostbusters come uomini normalissimi, che indossano una divisa da lavoro mentre affrontano Slimer, fantasmi, divinità sumere e un gigantesco omino dei marshmallow. Le loro tute sono pratiche, un po' sporche e piene di tasche, mentre gli zaini protonici sembrano apparecchiature messe insieme in un laboratorio improvvisato. E la verità è che questo contrasto rende ancora più divertente tutto ciò che accade nel film.

Se avessero indossato caschi da combattimento, il messaggio sarebbe stato molto diverso: avrebbero avuto l'aria di una squadra paramilitare pronta a entrare in guerra. Riguardando la fotografia postata da Aykroyd, è difficile non immaginare quanto quel piccolo dettaglio avrebbe potuto modificare l'identità visiva del film. Ghostbusters funziona perché non presenta i suoi protagonisti come eroi tradizionali, e le tute raccontano esattamente questo. Tanto che, più di 40 anni dopo, continuiamo a riconoscerle al primo sguardo.



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La Maison des Femmes, l'importanza dell'accoglienza in un film di Mélisa Godet

Aiutare chi è in cerca d'aiuto, allungare una mano per avvicinarsi al prossimo. Ispirato alla storia e alle attività della Maison des Femmes di Saint Denis, un centro di ascolto e di accoglienza per donne in difficoltà realmente esistente vicino a Parigi, arriva nelle sale italiane dal 29 ottobre, dopo un'accoglienza calorosa di critica e pubblico in Francia, La Maison des Femmes - la casa delle donne, opera prima della regista francese Mélisa Godet.

Il film ripercorre in chiave di finzione le sfide che operatrici e operatori devono affrontare quotidianamente nell’accogliere e sostenere chi si rivolge loro in cerca di aiuto. "In una società multiculturale sempre più in trasformazione come quella attuale dove alle disfunzioni della violenza di genere si uniscono abusi motivati da antichi e tradizionali retaggi patriarcali, il loro lavoro rappresenta una risorsa preziosa per affrontare le problematiche “al femminile”, dimostrando come una sincera dedizione e sensibilità possano davvero fare la differenza"

La Maison des Femmes-la casa delle donne, protagoniste Karin Viard, Laetitia Dosch e Eye Haïdara, sarà distribuito da Satine Film a partire dal 29 ottobre 2026 accompagnato da numerose anteprime, anche in collaborazione con la Fondazione Kering, che ha fortemente sostenuto il progetto di creazione della vera Maison des Femmes e il cui successo è stato replicato in seguito con la realizzazione di numerose altre sedi in Francia.

La trama di La Maison des Femmes

La dottoressa Diane Khoury dirige un centro di assistenza sanitaria e supporto unico nel suo genere: con ferrea determinazione e grande generosità, insieme all'ostetrica Manon, alla giovane tirocinante Inés e all'energica infermiera Awa, offre le cure e supporto necessari a donne che si trovano ad affrontare le sfide più difficili della vita.

La loro giornata è scandita da visite mediche, sessioni di gruppo e un costante coordinamento con assistenti sociali, psicologi e agenti di polizia. Alternando piccole vittorie e battute d’arresto, sfide e momenti critici per conciliare il lavoro con le esigenze personali, le operatrici sono più che semplici colleghe: sono diventate a loro volta una famiglia, unite dalla missione di aiutare e guarire. Con l’ ausilio di collaboratrici e collaboratori altrettanto motivati, come lo psicologo Alexandre e il contabile Gilles che cerca sempre faticosamente di far quadrare i conti gestendo le poche risorse disponibili, insieme si adoperano per “cambiare in meglio” la vita di tutte le donne che si rivolgono loro in cerca di aiuto.

Ma è proprio quando gli ispettori governativi visitano il Centro per verificarne l’ attività e sostenibilità finanziaria che Diane si trova ad affrontare la sua sfida più grande: con le crescenti esigenze economiche di cui ha bisogno e lo spazio limitato a disposizione per gestire l’ attività riuscirà a garantire il futuro del Centro prima che sia troppo tardi?



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giovedì 20 agosto 2026

Theo da Golden e la forma della felicità: Tom Hanks lo porterà al cinema

"Theo da Golden e la forma della felicità", edito in Italia da Salani, è uno di quei best steller accompagnati da una storia promozionale irresistibile: il suo autore Allen Levi, esordiente settantenne, l'ha autopubblicato nel 2023, nemmeno immaginando che avrebbe raggiunto il mondo intero, in alcuni casi toccando la cima delle classifiche di vendita (è accaduto anche in Italia). Quanto poteva passare prima che Hollywood s'interessasse a un adattamento? Poco. E qui Hollywood è sinonimo di Tom Hanks.

Tom Hanks protagonista e produttore di Theo da Golden e la forma della felicità

Sarà Tom Hanks a interpretare e coprodurre (con Gil Netter e Gary Goetzman) la versione cinematografica di "Theo da Golden e la forma della felicità", titolo italiano di "Theo of Golden", romanzo nato come autopubblicazione del musicista ex-avvocato Allen Levi, pacifico eremita su un'isola della Georgia. Il successo del libro, a quanto si legge su Deadline, si deve all'impegno promozionale di suo nipote Aron Ritchie: del romanzo hanno finito per parlare Washington Post, Wall Street Journal e New York Times, nonché Oprah Winfrey, così il fenomeno è scoppiato definitivamente, in tempo per la ripubblicazione targata Simon & Schuster a fine 2025. Il Theo del titolo è un uomo che arriva nell'immaginaria cittadina di Golden, acquistando in una bottega i ritratti a matita lì presenti, con l'intenzione di restituirli ai soggetti, in una serie di incontri che lo aiuteranno ad affrontare una tragedia che ha segnato il suo passato. Hanks è pronto a mettersi al lavoro, avendo da poco concluso la lavorazione del bellico Greyhound 2, il seguito di Greyhound: Il nemico invisibile, ancora sceneggiato e interpretato da lui stesso. L'attore potrebbe però girare prima il dramma motivazionale a tema sportivo The Comebacker, dove sarà un coach di baseball che risolleva un giocatore (Callum Turner) compromesso da un grave infortunio. Leggi anche Tom Hanks compie settant'anni: ecco alcuni dei grandi film in streaming di questa icona americana



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Fame chimica sì... ma di carne umana: ecco il trailer di The Weed Eaters

La stoner comedy incontra l'horror in questo bizzarro film neozelandese che sarà disponibile nel Letterboxd Video Store dalla prossima settimana. Ecco trailer e trama di The Weed Eaters.

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mercoledì 19 agosto 2026

È morta l'attrice Phyllida Law, madre di Emma Thompson

Un doloroso lutto ha colpito il mondo dell'arte britannico. La grande interprete del teatro e del cinema Phyllida Law, madre delle attrici Emma e Sophie Thompson, è morta all’età di 94 anni.

“È con grande tristezza che dobbiamo la morte di Phyllida Law, in tutta serenità e a casa sua, circondata da tutta la sua famiglia, lunedì 27 luglio”, ha dichiarato la sua agente Jacky Leggo in un comunicato alla BBC. "Abbiamo lavorato insieme per oltre cinquant’anni ed era una persona meravigliosa, dentro e fuori".

Nel corso di una lunga e variegata carriera, la Law è apparsa sullo schermo al fianco delle figlie in diverse occasioni, tra cui nell’adattamento del 1996 di Emma di Jane Austen, con Gwyneth Paltrow nel ruolo della protagonista. La Law interpretava la signora Bates, mentre Sophie interpretava sua figlia, la signorina Bates. Ha recitato anche con Emma nel film del 1992 Gli amici di Peter, diretto dal genero Sir Kenneth Branagh. Si sono ritrovate poi l’anno successivo nell’adattamento di dell’opera di William Shakespeare Molto rumore per nulla, oltre ad avere interpretato madre e figlia nel film d’esordio alla regia di Alan Rickman, L'ospite d'inverno, nel 1997. La Law ha inoltre prestato la voce alla signora Partridge nel film di Emma Thompson del 2005 Nanny McPhee, scritto e interpretato dalla figlia maggiore.

Nata a Glasgow nel 1932, Law frequentò la Bristol Old Vic Theatre School, inizialmente con l’intenzione di diventare scenografa, ma finì invece per studiare recitazione “per un felice caso”. Nel 1957 sposò il collega attore Eric Thompson, noto soprattutto per la serie The Magic Roundabout.
La coppia rimase unita fino alla morte di lui per un infarto all’età di 53 anni, avvenuta nel 1982. Nel corso di una carriera che abbracciò otto decenni, Law recitò in numerose serie televisive, ma è nota anche per i suoi ruoli sul grande schermo in film quali Anna Karenina, L'erba di Grace e Miss Potter.

A teatro, Law ha recitato al fianco di Alec Guinness in A Voyage Round My Father di John Mortimer nel West End di Londra nel 1971, e in Habeas Corpus di Alan Bennett all’Oxford Playhouse nel 1973, spettacolo poi trasferito nella capitale. Interpretò inoltre il ruolo di Jacqueline nel cast originale londinese di La Cage Aux Folles al London Palladium nel 1986. Nel 2014 Law è stata insignita dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) per il suo contributo al mondo del teatro e per le sue attività benefiche.



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Dune Parte 3 svela Edric: ecco l'aspetto del personaggio più atteso dai lettori (VIDEO)

Dune: Parte Tre rappresenta il terzo ed ultimo capitolo della trilogia diretta da Denis Villeneuve e riporterà Paul Atreides nuovamente al cinema, questa volta come Imperatore. Il nuovo teaser trailer, condiviso in vista dell’apertura delle vendite dei biglietti per le proiezioni IMAX e altri formati premium, ha offerto un’occhiata ad un nuovo personaggio in arrivo: ma chi è Edric e qual è il suo ruolo nel film?

Dune: Parte Tre, il nuovo teaser trailer offre uno sguardo ravvicinato a Edric: ma chi è?

Tratto dal romanzo Dune: Messiah di Frank Herbert, Dune: Parte Tre riporterà Timothée Chalamet sul grande schermo alle prese con una versione diversa di Paul, decisamente più matura rispetto alle precedenti. Diventato Imperatore, Paul deve gestire diverse criticità e svariate minacce perché non tutti sono favorevoli alla sua leadership.

Nel nuovo teaser trailer non solo ritroviamo personaggi già noti e apprezzati come Paul Atreides e Chani, quest’ultima interpretata ancora una volta da Zendaya, ma anche delle novità interessanti come il Navigatore della Gilda Spaziale di terzo livello che appare in tutto il suo splendore: il suo nome è Edric, un personaggio chiave di Dune: Messiah che viaggia all’interno di un enorme contenitore riempito di gas di spezia. Nel breve teaser, è proprio Edric ad interagire con la principessa Irulan di Florence Pugh affermando in modo minaccioso che “la fine è vicina”.

In Dune: Messiah, Edric fa parte della cospirazione ai danni di Paul Atreides e, grazie alle abilità acquisite con l’assunzione di grandi quantità di Spezia, è diventato una parte preziosa del complotto. I Navigatori della Gilda Spaziali sono esseri umani potenziati che vivono all’interno di enormi contenitori e sono costantemente esposti alla Spezia. Edric, nello specifico, nel romanzo ha il potere di impedire a Paul di assistere al tentativo di colpo di stato mentre il piano viene definito dietro le quinte, offrendo il fattore segretezza ai suoi complici. I Navigatori della Gilda possono vedere i piani di Paul per la galassia e per questo Edric partecipa al complotto per fermarlo, ritenendolo una minaccia. Nel cast di Dune: Parte Tre ritroviamo anche Jason Momoa, Anya Taylor-Joy, Javier Bardem, Robert Pattinson e Rebecca Ferguson. Il film è atteso in sala dal 18 dicembre 2026.



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martedì 18 agosto 2026

Marvel rivoluziona il calendario: confermata l'uscita di Ghost Rider e un film segreto per il 2029

Il reboot di Ghost Rider nel Marvel Cinematic Universe è stato confermato in occasione del San Diego Comic-Con con una finestra d’uscita fissata per il 2028 insieme a Black Panther 3. A distanza di qualche settimana da allora, pare che gli Studios abbiano poi delineato al meglio la tabella di marcia definendo una data d’uscita per il Ghost Rider diretto da Shawn Levy e con protagonista Ryan Gosling.

Ad oggi non è chiaro quale versione di Ghost Rider interpreterà, anche se si vocifera che interpreterà Johnny Blaze, ma stando alle recenti indiscrezioni i Marvel Studios avrebbero fissato una data precisa per il debutto di Ghost Rider; e non è tutto: avrebbe persino aggiunto in calendario un nuovo progetto misterioso.

Marvel conferma la data d’uscita di Ghost Rider e inserisce in calendario un nuovo film misterioso per il 2029

Come riporta ComicBook, i Marvel Studios hanno confermato che Ghost Rider tornerà al cinema con Ryan Gosling protagonista e intratterrà il pubblico a partire dal 28 luglio 2028, collocandosi tra il debutto degli X-Men nel MCU con un reboot diretto da Jake Schreier previsto per maggio 2026 e il ritorno di Black Panther 3 a dicembre 2026 con un nuovo T’Challa che avrà le fattezze di David Jonsson. Il 2028 è quindi un anno particolarmente attivo per l’MCU, ma nel 2029 è stato inserito in calendario un altro progetto misterioso.

Secondo ComicBook, i Marvel Studios avrebbero inserito in calendario un film misterioso dall’11 novembre 2029, ma senza delinearne la natura. Diversi potrebbero essere i film ad occupare quello slot. In molti sperano che si tratti di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli 2, il cui sequel è stato confermato da anni ma mai sviluppato. Un’altra ipotesi potrebbe riguardare un nuovo film di Spider-Man, che così facendo arriverebbe al cinema tre anni dopo Brand New Day proponendo una nuova avventura con Tom Holland. Un’altra ipotesi ancora vedrebbe tornare al cinema i Guardiani della Galassia con un quarto film o quantomeno lo spin-off su Star-Lord promesso da tempo. Escluso, ad oggi, il reboot d Blade con Mahershala Ali che sarebbe stato accantonato.

In ogni caso il calendario 2029 Marvel aveva già proposto due date chiave: una per il 4 maggio e un’altra per il 13 luglio. Ciò significa che, come per il 2028, gli Studios hanno intenzione di proporre al cinema tre film del MCU.



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Screaming Mad George: morto a 69 anni l'eccentrico genio degli effetti speciali di Society e altri memorabili horror

Si chiamava in realtà Joji Tani, ma tutti gli amanti dell'horror lo conoscevano col suo nome d'arte, Screaming Mad George. La famiglia ha diffuso il 17 agosto la notizia della morte, avvenuta il 10 febbraio di quest'anno per un attacco cardiaco, a soli 69 anni, di uno dei più geniali creatori di effetti speciali che abbiano arricchito di nuove e bizzarre visioni il cinema dell'orrore. Un titolo per tutti: Society di Brian Yuzna, per cui aveva lavorato anche in Re- Animator 2, Faust e Beyond Re-Animator. Ricordiamo la sua carriera, iniziata quando era molto giovane e oggi riconosciuta dal cordoglio generale di tutti i suoi colleghi e degli attori, tra cui Alex Winter, che avevano avuto il piacere di essere trasformati da lui. Il ritardo nell'annuncio, pubblicato sull'account Instagram dell'artista, come una "scelta profondamente personale per concedere alla nostra famiglia il tempo e lo spazio necessari per elaborare lo shock. guarire e salvaguardare il proprio spazio in completa privacy".

La carriera di Screaming Mad George

Il cinema dell'orrore degli anni Ottanta non sarebbe stato lo stesso, capace di incidersi nel nostro immaginario con indimenticabili visioni da incubo, senza l'arte del giapponese Screaming Mad George, nato ad Osaka e trasferitosi in America, dove aveva adottato il suo nome d'arte, ispirandosi alla rivista Mad e al cantante Screamin' Jay Hawkins. Aveva studiato alla School of Visual Arts e dopo gli inizi come musicista in una band punk, i Mad, famosi per i loro video gore, si era dedicato agli effetti speciali di trucco. Fin da subito si trova a lavorare a film diventati leggendari, inizialmente come parte di un team, poi in autonomia. Tra i titoli a cui ha contribuito citiamo Grosso guaio a Chinatown, Predator, The Abyss, Nightmare 4 - Il non risveglio (la celebre scena degli scarafaggi), Doppio delitto, Grano rosso sangue III, Space Truckers. Come effetti speciali di trucco ha collaborato a Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, creato l'impressionante blob orgiastico finale del citato Society, truccato Alex Winter e Tom Stern in Freaked e si era occupato, tra gli altri, delle trasformazioni di Un lupo mannaro americano a Parigi e Jack Frost. Nel 1989 era tornato in Giappone per realizzare gli effetti speciali di Tokyo: The Last Megalopolis. Nel 1991 aveva diretto il suo primo e unico lungometraggio, Guvyer, assieme a Steve Wang, prodotto proprio da Yuzna. Secondo IMDB i suoi ultimi lavori sono stati per Facciamola finita (non accreditato) e The Legend of Diablo.

(foto Wikimedia Commons, Studio Aki)



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lunedì 17 agosto 2026

Stasera in TV: Film da vedere Lunedì 17 Agosto, in prima serata

Stasera in TV, Lunedì 17 Agosto 2026: Scopri cosa c'è da vedere in TV oggi con la nostra Guida TV completa con i Migliori Film in prima serata su Rai, Mediaset e su tutti i principali canali tv in chiaro gratuiti.

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Odissea primo al boxoffice italiano del weekend, mentre Spider-Man Brand New Day tocca i 2 miliardi nel mondo

Odissea di Christopher Nolan, come avevamo notato già a Ferragosto, è tornato primo al boxoffice italiano del weekend: raccogliendo altri 2.281.200 euro (fonte Cinetel), ha raggiunto il totale di 48.540.000, ribadendosi il più alto incasso dell'anno solare in Italia (Buen Camino è invece quello della stagione, con oltre 75 milioni). È la conferma di un botteghino forse mai così vivo qui da noi in pieno agosto, complice probabilmente un caldo tale da rendere due-tre ore in sala una prospettiva di refrigerio più appetibile che in passato. Nel mondo Odissea è diventato il più grande successo commerciale di Nolan, avendo raggiunto 1.290.924.370 dollari (fonte Boxofficemojo), a fronte di un budget suo altro record personale, secondo Hollywood Reporter.

Non inganni che Spider-Man: Brand New Day si accontenti stavolta di un secondo posto, perché è una medaglia d'argento molto vicina all'oro: 2.223.000 euro, confluiti nel successo di 31.768.000 (è diventato il film di Spider-Man più visto in Italia, come vi abbiamo raccontato un paio di giorni fa). Nel resto del mondo è record da capogiro: siamo a quota 2.021.831.700 dollari! Sì, il tetto dei 2 miliardi è stato sfondato: il primato dei 2.800.000.000 di Avengers: Endgame è probabilmente intoccabile, ma ciò non toglie che il risultato è straordinario, ribadendo non solo una resistenza unica del personaggio Peter Parker nel contesto del cinecomic, ma ponendo persino le basi per il necessario riassestamento del genere in un momento che sembrava di stanca.
Terzo posto da 630.000 euro in cinque giorni per il debutto di La fine di Oak Street, con Anne Hathaway e Ewan McGregor, dove una famiglia degli anni Ottanta si ritrova con l'intero quartiere teletrasportata nella preistoria. La beffarda avventura scritta e diretta da David Robert Mitchell, costata tra gli 80 e i 90 milioni di dollari secondo The Numbers, ne registra al momento nel mondo 47.
Entra in quarta posizione, con 248.000 euro in cinque giorni, la rilettura crepuscolare e nera di un mitico eroe, qui più che mai anti-eroe: Robin Hood - Il prezzo del sangue di Michael Sarnoski, con un convinto e tragico Hugh Jackman. Costato secondo Deadline appena 20 milioni, potrebbe comunque andare in rosso, a causa di un esito mondiale finora tiepido, da 8.427.800 dollari.
Slitta dal quarto al quinto posto Minions & Monsters, il cui totale è finora di 7.900.000 euro (146.600 nel fine settimana): paradossalmente il più debole al botteghino dei film animati Illumination legati ai buffi esserini gialli, il film è anche quello a nostro parere più compiuto sul piano artistico, come spiegammo in sede di recensione. Pazienza: nel mondo ha totalizzato 492.590.000 dollari, sufficienti a giustificare il budget di 85 milioni (fonte Variety).

Il box office completo del weekend



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domenica 16 agosto 2026

È morta Hayden Panettiere, l'attrice aveva solo 36 anni

È morta a 36 anni Hayden Panettiere, attrice statunitense diventata famosa a livello internazionale grazie al ruolo nella serie Heroes. La notizia è stata confermata dal suo agente a ABC News. Al momento, le cause della morte non sono state rese note. Lascia una figlia di 12 anni.

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Full Metal Jacket ha ancora dei segreti: il nuovo documentario ci riporta nel capolavoro di Kubrick

A Modern Art Masterpiece: The Untold Story of Full Metal Jacket, documentario diretto da Stephen Rigg e prodotto anche da Matthew Modine, è stato realizzato raccogliendo oltre trenta nuove interviste alle persone che lavorarono al film, comprese quelle a Vincent D’Onofrio e Arliss Howard. Il materiale più interessante si vocifera essere quello che ci riporterà sul set: migliaia di fotografie dietro le quinte e registrazioni audio inedite di Kubrick durante le prove con gli attori nel 1986.

Un’occasione per scoprire qualcosa in più sulla lavorazione del film, certo, ma anche per tornare su quella che ancora oggi rimane una delle questioni più enigmatiche: perché Full Metal Jacket sembra spezzarsi improvvisamente a metà?

Prima di raccontare la guerra, Kubrick costruisce un soldato

Quando pensiamo a un film sul Vietnam immaginiamo quasi inevitabilmente la giungla, gli scontri e il caos del campo di battaglia. Kubrick sceglie invece di cominciare molto prima, quando la guerra è ancora lontana e i protagonisti sono soltanto ragazzi appena arrivati a Parris Island.

Li vediamo perdere i capelli, poi i loro nomi e progressivamente una parte della loro identità. Sotto le urla del Sergente Hartman imparano a muoversi come un unico corpo, a sopportare il dolore e soprattutto a sviluppare un rapporto quasi religioso con il proprio fucile. È un processo di demolizione e ricostruzione che trova in Palla di Lardo la sua conseguenza più estrema.

Leonard arriva a Parris Island come il più fragile del gruppo e finisce paradossalmente per diventare proprio ciò che Hartman voleva creare: un Marine capace di sparare con precisione e di uccidere senza esitazione. Solo che quella violenza, una volta costruita, non può più essere controllata. Quando nel bagno della caserma Leonard uccide Hartman e poi se stesso, Kubrick ci ha già mostrato dove può portare quel processo prima ancora di portarci davvero in guerra.

Persino il titolo acquista così un significato diverso. Una “full metal jacket” è il rivestimento metallico che avvolge il nucleo più morbido di un proiettile.

Esattamente ciò che accade ai ragazzi di Parris Island: esseri umani vulnerabili che l’addestramento cerca di rivestire con una corazza abbastanza dura da permettere loro di arrivare sul campo di battaglia e premere il grilletto.

Poi arriviamo in Vietnam e tutto cambia. I colori, gli spazi, la musica e persino il ritmo sembrano appartenere a un altro film. Ma quella frattura non separa davvero le due parti: è proprio ciò che le tiene insieme.

A Parris Island abbiamo visto costruire il soldato, a Huế vediamo cosa succede quando quel soldato viene lasciato nel caos della guerra.

Joker diventa centrale. A differenza di Palla di Lardo, cerca continuamente di mantenere una distanza da ciò che lo circonda. È un giornalista, osserva la guerra, la racconta e usa l’ironia quasi come una protezione. Sul suo corpo porta però una contraddizione impossibile da ignorare: la scritta Born to Kill sull’elmetto e il simbolo della pace sulla divisa.

Quando un ufficiale gli chiede spiegazioni, Joker parla della “dualità dell’uomo” di Carl Jung. È esattamente la condizione nella quale Kubrick lo ha intrappolato: da una parte c’è l’uomo che vuole conservare una coscienza e dall’altra il Marine che Parris Island ha preparato a uccidere.

Il finale chiude il cerchio iniziato a Parris Island

Quella contraddizione può sopravvivere finché Joker riesce a essere soprattutto un osservatore. Nel finale, però, si ritrova davanti alla giovane cecchina vietnamita ferita che chiede ai Marines di porre fine alle sue sofferenze ed è lui a premere il grilletto.

È il momento in cui le due metà di Full Metal Jacket si ricongiungono. Palla di Lardo aveva mostrato fin dall’inizio dove poteva condurre la trasformazione imposta dall’addestramento; Joker ha cercato per tutto il film di resisterle attraverso l’ironia e il distacco, ma in Vietnam arriva anche per lui il momento in cui osservare non basta più.

Subito dopo, i Marines marciano attraverso una Huế in fiamme cantando la sigla del Mickey Mouse Club. È una delle immagini più allucinanti costruite da Kubrick: ragazzi diventati soldati e ormai capaci di uccidere che, circondati dalle macerie, tornano per qualche minuto a una canzone della loro infanzia.

Le due metà del film non raccontano, come sembra, due storie diverse, ma due momenti dello stesso processo: la prima costruisce l’arma, la seconda preme il grilletto.

Il nuovo documentario avrà ora il compito di riportarci dietro le quinte di quella costruzione e, attraverso materiale mai prima, mostrarci qualcosa in più del modo in cui Kubrick ha realizzato uno dei film di guerra più inquietanti di sempre.



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The Last House 2 si farà? Wagner Moura parla del finale sconvolgente e dell'ipotesi sequel

Un sequel di The Last House è possibile? Netflix, ad oggi, non ha ancora affrontato l’argomento, ma Wagner Moura che ha guidato la famiglia protagonista avrebbe già un'opinione in merito.

Film horror soprannaturale distribuito di recente sulla piattaforma streaming ampliando il catalogo originale estivo di Netflix, The Last House racconta la storia di una famiglia intrappolata all’interno di una casa, con poche provviste e la minima intenzione di collaborare ma costretti ad affrontare un’entità misteriosa e pericolosa che li ha intrappolati in casa. Al fianco di Moura vi è anche Greta Lee. Ma un sequel è possibile?

The Last House, Wagner Moura ragiona sul colpo di scena finale del film e sul possibile sequel

Wagner Moura ha ragionato sul finale del film, sui numerosi interrogativi non esplorati e sulle possibilità di un sequel. Jason, il padre di famiglia, alla fine è costretto ad affrontare la misteriosa creatura che li ha imprigionati in casa ma, anziché ucciderla, decide di risparmiarla seguendo il consiglio di sua figlia Ruth. Quest’ultima ha tentato di mettere in guardia suo padre dalle conseguenze delle proprie azioni sperando in un suo cambiamento, ma Jason non ha mai preso sul serio le parole di sua figlia, almeno fino a quel momento.

L’istinto di Ruth si è rivelato essere corretto e, durante quello scontro finale, Jason decide di risparmiare l’entità misteriosa che infine li lascia andare. Ai microfoni di Screen Rant, l’attore ha ammesso: “Sua figlia gli dice sempre qualcosa, e lui non l'ascolta. Per tutto il film, lei dice qualcosa, e lui risponde con quella sorta di arroganza che gli adulti hanno verso i propri figli. E io ho pensato: ‘Cavolo, dobbiamo davvero ascoltare tutti, ma soprattutto i nostri figli’. Quello che diceva fin dall'inizio era giusto. Aveva ragione. E la decisione, quindi, credo che la decisione sia stata, prima di tutto, che lui non uccide nessuno. E in secondo luogo, che l'ha ascoltata”.

La scena finale di The Last House suggerisce un finale aperto ed un possibile indizio per il sequel. La famiglia si sposta in barca e lancia un segnale di SOS via radio e riceve una risposta, un semplice “ciao” che conferma la presenza di altri sopravvissuti. Questo colpo di scena suggerirebbe un sequel del film horror, anche perché l’identità è ancora in circolazione. In merito ad un sequel, Wagner Moura non è convinto che si farà, ma ha ammesso di essere fiducioso e disponibile a riprendere quel ruolo qualora si presentasse l’occasione.



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