martedì 24 febbraio 2026

John Davidson, attivista con la Sindrome di Tourette che ha ispirato I Swear, si scusa per l'insulto razzista durante i BAFTA

Dopo l'increscioso episodio che ha scatenato tensione e imbarazzo durante la cerimonia dei BAFTA 2026, John Davidson si è scusato con la British Academy of Film and Television Arts per l'involontario insulto razzista ai danni di Michael B. Jordan e Delroy Lindo, che erano saliti sul palco per presentare un premio.

Come forse saprete, Davidson è un attivista che difende e lotta per i diritti delle persone affette, come lui, dalla Sindrome di Tourette, e alla sua vita è ispirato il film I Swear, per cui Robert Aramayo ha vinto come miglior attore protagonista. Chi soffre di questo disturbo neurologico non solo ha una serie di tic, ma è spesso vittima della cosiddetta coprolalia o "malattia delle parolacce", un comportamento compulsivo caratterizzato dall'impulso irrefrenabile di pronunciare parole o frasi oscene o inappropriate. John Davidson non fa eccezione e, durante la premiazione, ha gridato "Shut the fuck up!" durante il discorso introduttivo di Sara Putt, Presidente della British Film Academy, e "Fuck you!" quando Boong è stato premiato come miglior film per bambini e famiglie. Ciò che però ha reso molto imbarazzante la serata è stato il fatto che, durante il discorso di Delroy Lindo e Michael B. Jordan, che introducevano il BAFTA per i migliori effetti visivi, Davidson ha urlato la parola "Nigger", e cioè “negro”. A quel punto il presentatore Alan Cumming ha preso in mano la situazione ringraziando il pubblico per la comprensione e spiegando che i sintomi della Sindrome di Tourette sono incontrollabili. Mortificato, John Davidson ha lasciato la sala a metà serata, ma la BBC, che riprendeva la cerimonia in diretta, non ha tagliato immediatamente le esternazioni incriminate. Ovviamente la British Academy si è scusata per questo con Lindo e Jordan, ringraziandoli per la professionalità dimostrata ignorando l'insulto. Commentando l'increscioso incidente, Delroy Lindo ha detto a Vanity Fair che si sarebbe aspettato un intervento da parte degli organizzatori subito dopo il fattaccio, mentre la scenografa de I Peccatori Hannah Bleacher ha trovato inopportuno l'intervento di Alan Cumming.

Le scuse di John Davidson per l'insulto con la "n"

E veniamo al discorso di scuse del povero John Davidson, mortificato da quanto è accaduto ma regolarmente invitato alla cerimonia. Ecco il testo:

Volevo ringraziare la British Academy of Film and Television Arts e tutti coloro che erano presenti alla premiazione ieri sera per il loro sostegno e la loro comprensione, e per avermi invitato a partecipare alla trasmissione. Ho apprezzato l'annuncio che è stato fatto al pubblico prima della registrazione, in cui si avvertivano i presenti che i miei tic sono involontari e non riflettono ciò che penso. Mi hanno fortemente toccato gli applausi scroscianti seguiti all'annuncio e mi sono sentito benvoluto e compreso in un ambiente a cui normalmente non avrei accesso. In aggiunta all'annuncio di Alan Cumming, della BBC e dei BAFTA, posso solo dire che mi sentirei mortificato se qualcuno considerasse intenzionali i miei tic involontari. Ero venuto per celebrare il film sulla mia vita, I Swear, che, meglio di ogni altro film o documentario televisivo, spiega l'origine, la condizione, i tratti e le manifestazioni della Sindrome di Tourette. Ho trascorso la mia vita a cercare di difendere i diritti delle persone con la Sindrome di Tourette e a insegnare l’empatia, la gentilezza e la comprensione, e continuerò a farlo. Ho scelto di abbandonare la cerimonia di premiazione perché mi sono reso conto del disagio che i miei tic stavano provocando.


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Box Office Italia di ieri: Cime Tempestose supera il milione di spettatori, ecco i 10 Film più visti al Cinema Lunedì 23

Ecco il BoxOffice di Lunedì 23 Febbraio 2026, con i 10 film più visti nelle nostre sale e i relativi incassi parziali e totali.

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lunedì 23 febbraio 2026

Scream 7 e cinque film in streaming che hanno portato al cinema famosi serial killer

Approfittiamo dell’arrivo in sala di Scream 7 diretto da Kevin Williamson e interpretato da Neve Campbell e Courteney Cox per proporvi cinque film in streaming che rappresentano l’esordio al cinema di altrettanti celeberrimi “mostri” assassini. Buona lettura.

Cinque film in streaming dedicati ad altrettanti “mostri” famosi al cinema

  • Halloween - La notte delle streghe
  • Venerdì 13 
  • Manhunter - Frammenti di un omicidio
  • Scream
  • Saw - L’enigmista

Halloween - La notte delle streghe (1978)

L’arrivo di Michael Myers rappresenta un momento fondamentale per il cinema hollywoodiano di genere. Halloween - La notte delle streghe permette infatti a John Carpenter di inserire in un progetto a basso budget una visione personale e precisa. La sequenza iniziale in soggettiva è entrata di diritto nella leggenda, così come la prima “Scream Queen” Jamie Lee Curtis. Donald Pleasence come antidoto al male assoluto del serial killer è altrettanto efficace. Ancora oggi un prodotto invariato quanto a soluzioni di regia e e tensione cinematografica. Capolavoro che indirizza una larga parte dell'horror contemporaneo nella direzione intesa. Devi moltissimi sequel apprezziamo molto il primo reboot di David Gordon Green uscito nel 2018, sequel “ideale” di questo horror immenso. Disponibile su CHILI, Amazon Prime Video.

Venerdì 13 (1980)

Sean S. Cunningham porta sul grande schermo un altro assassino mascherato e soprannaturale, Jason Voorhees, e il pubblico accorre nuovamente a frotte. Il primo Venerdì 13 lascia un altro segno indelebile nel cinema horror contemporaneo, generando una serie di altri capitoli purtroppo non altrettanto efficaci dell'originale. Nel cast segnaliamo l’esordio di un simpaticissimo come sempre Kevin Bacon. Sangue a catinelle, violenza anche più esplicita e ideata con fantasia gore. Ci si diverte e soprattutto ci si spaventa parecchio a vedere la maschera da hockey di jason che compare per ammazzare tutti i giovani del summer camp. Slasher di culto  e con merito. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision.

Manhunter - Frammenti di un omicidio (1986)

L’esordio cinematografico di Hannibal Lecter - anche se in questo film il cognome é Lektor - arriva grazie a Michael Mann, che porta sul grande schermo il romanzo Red Dragon cambiando mirabilmente il finale. Manhunter - Frammenti di un omicidio è un thriller raffinato nella visione, grazie anche alla straordinaria fotografia di Dante Spinotti. William Petersen, Tom Noonan, Brian CoxDennis Farina e Joan Allen sono interpreti impagabili e iconici di un film che rappresenta il meglio possibile di un adattamento cinematografico. Troppe le sequenze leggendarie, e le scene di confronto tra Graham e Lektor nella prigione sono davvero qualcosa di inaudito a livello di tensione psicologica. CAPOLAVORO. Disponibile su Amazon Prime Video.

Scream (1996)

Il mai abbastanza apprezzato Wes Craven apre il franchise di Scream con una sequenza iniziale destinata a essere ricordata per sempre dagli amanti del genere. Ghostface inizia il suo percorso insanguinato con dieci minuti di cinema maestoso per costruzione, lavoro sugli spazi, terrore del non visto. Da quel momento non si può più fare a meno del serial killer incappucciato in una serie di altri film che contengono tutti qualcosa di interessante, metacinematografico. Ma l’originale rimane un prodotto studiato e realizzato con sagacia e enorme conoscenza delle regole dello slasher. Maestoso e sfrontato. Un gioiello da rivedere sempre con gusto. Disponibile su  Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Paramount +.

Saw - L’enigmista (2004)

Il primo enigmista diretto da James Wan diventa immediatamente oggetto di culto, tanto da generare moltissimi sequel. Come torture movie il film è innegabilmente efficace, feroce nel suo essere gratuito, violento in senso biblico. Tobin Bell, Cary Elwes, Leigh Whannell, Danny Glover e gli altri membri del cast partecipano aggiungendo la giusta dose di isteria e tensione istrionica. Per chi ama il sangue versato in maniera iperbolica e originale, Saw - L’enigmista è senza alcun dubbio la serie di lungometraggi che garantisce la giusta dose di intrattenimento. Alcuni momenti sono di difficile gestazione, tanto sono violenti e sanguinari. Noi preferiamo un altro tipo di horror, ma non possiamo negare l’efficacia dell’operazione. Disponibile su Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.



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Pomeriggio in TV: Film da vedere Oggi Lunedì 23 Febbraio 2026

Oggi Pomeriggio in TV, Lunedì 23 Febbraio 2026: Scopri cosa c'è da vedere in TV oggi con la nostra Guida TV completa con i Migliori Film questo pomeriggio su Rai, Mediaset e su tutti i principali canali tv in chiaro gratuiti.

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I migliori film in streaming di Emily Blunt, che vedremo presto in Il Diavolo Veste Prada 2 e Disclosure Day

Facciamo oggi gli auguri di buon compleanno (43 candeline da spegnere) alla talentuosa Emily Blunt, attrice che vedremo tra poco sul grande schermo con due film attesissimi quali Il diavolo veste Prada 2 e Disclosure Day di Steven Spielberg. Intanto, ripercorriamo la sua notevole carriera attraverso i nostri consueti cinque film in streaming. Buona lettura. 

Cinque film in streaming interpretati da Emily Blunt

  • Il diavolo veste Prada
  • Edge of Tomorrow - Senza domani
  • Sicario
  • Il ritorno di Mary Poppins
  • A Quiet Place - Un posto tranquillo

Il diavolo veste Prada (2006)

Secondo  noi la migliore in assoluto del primo Il diavolo veste Prada era proprio la Blunt, col suo piglio civettuolo e una carica comica di rara portata. La performance che l’ha imposta all’attenzione internazionale arriva accanto a Meryl Streep, Anne Hathaway e Stanley Tucci in un classico moderno di commedia sofisticata e caustica. Grande successo di pubblico e nomination all’Oscar per la Streep, una delle tantissime che ha conquistato. Ci si diverte moltissimo nei confronti tra i personaggi. Attendiamo con discreta trepidazione il secondo capitolo. Speriamo che vent’anni di distanza abbiano tenuto…Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Infinity +, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW, Disney +.

Edge of Tomorrow - Senza domani (2014)

Un cineasta ondivago ma sempre interessante Doug Liman dirige un Tom Cruise controcorrente - in un personaggio vigliacco anzichenò - e la Blunt combattiva e carismatica in un film di fantascienza che lavora sui binari elettrizzanti di un videogioco. Edge of Tomorrow - Senza domani è cinema di intrattenimento purissimo, scanzonato ma anche viscerale, che propone soluzione narrative e visive di un certa originalità incastonate in una giostra dal ritmo impazzito. Francamente non ci si deve aspettare più di tanto a livello emotivo, ma l’intrattenimento è assicurato. Non sarebbe male vedere il tanto sospirato sequel, se mai accadrà…Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision.

Sicario (2015)

Qui entriamo nella zona del cinema di genere che si trasforma in grande visione d’autore. Aiutato dalla fotografia straordinaria di Roger Deakins, Denis Villeneuve trasforma Sicario in un viaggio emotivo e mentale dentro la lotta al crimine. Momenti di cinema che soffocano, altri di bellezza cromatica insostituibile. Un Benicio Del Toro da Oscar - neppure la nomination, perché?!?! - e Josh Brolin accompagnano la protagonista Blunt nel suo percorso di scoperta e accettazione del male. Film straordinario, forse ancora oggi il migliore del suo autore. Da vedere col cuore in gola. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW.

Il ritorno di Mary Poppins (2018)

L'elegante e ispirato sequel diretto da Rob Marshall ci propone Emily Blunt al massimo delle sue potenzialità comiche e carismatiche nel ruolo iconico della governante con poteri magici. Tutto sommato Il ritorno di Mary Poppins è un film riuscito, pieno di momenti di ottimo cinema e con attori di contorno di lusso come Ben Whishaw, Emily Mortimer, Colin Firth e Lin-Manuel Miranda. Il pubblico accorre, la critica applaude, il successo di cassetta è in fin dei conti discreto. Un lungometraggio che ha saputo allietarci con gusto, ed è tutto quello che si poteva e doveva chiedere a una produzione del genere. Di certo non il peggio che la Disney ha prodotto a livello di live-action. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, Disney +.

A Quiet Place - Un posto tranquillo (2018)

Diretta dal marito John Krasinski, la Blunt offre una prova febbrile come madre di famiglia che deve difendere i suoi due bambini - con un terzo in arrivo - dall’orda di alieni sanguinari che uccidono ogni minimo rumore. A Quiet Place - Un posto tranquillo lavora con enorme intelligenza su un’idea semplice trasformata in cinema di efficacia indiscutibile. Momenti di tensione portentosi, una sceneggiatura che funziona sotto ogni aspetto. Uno dei migliori horror del nuovo millennio, che conquista il pubblico e strameritatamente. Anche il sequel e lo spin-off hanno funzionato a dovere. Un franchise di sicuro impatto cinematografico. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW, Paramount +.



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domenica 22 febbraio 2026

I miglori film in streaming di Emily Blunt, che vedremo presto in Il Diavolo Veste Prada 2 e Disclosure Day

Facciamo oggi gli auguri di buon compleanno (43 candeline da spegnere) alla talentuosa Emily Blunt, attrice che vedremo tra poco sul grande schermo con due film attesissimi quali Il diavolo veste Prada 2 e Disclosure Day di Steven Spielberg. Intanto, ripercorriamo la sua notevole carriera attraverso i nostri consueti cinque film in streaming. Buona lettura. 

Cinque film in streaming interpretati da Emily Blunt

  • Il diavolo veste Prada
  • Edge of Tomorrow - Senza domani
  • Sicario
  • Il ritorno di Mary Poppins
  • A Quiet Place - Un posto tranquillo

Il diavolo veste Prada (2006)

Secondo  noi la migliore in assoluto del primo Il diavolo veste Prada era proprio la Blunt, col suo piglio civettuolo e una carica comica di rara portata. La performance che l’ha imposta all’attenzione internazionale arriva accanto a Meryl Streep, Anne Hathaway e Stanley Tucci in un classico moderno di commedia sofisticata e caustica. Grande successo di pubblico e nomination all’Oscar per la Streep, una delle tantissime che ha conquistato. Ci si diverte moltissimo nei confronti tra i personaggi. Attendiamo con discreta trepidazione il secondo capitolo. Speriamo che vent’anni di distanza abbiano tenuto…Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Infinity +, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW, Disney +.

Edge of Tomorrow - Senza domani (2014)

Un cineasta ondivago ma sempre interessante Doug Liman dirige un Tom Cruise controcorrente - in un personaggio vigliacco anzichenò - e la Blunt combattiva e carismatica in un film di fantascienza che lavora sui binari elettrizzanti di un videogioco. Edge of Tomorrow - Senza domani è cinema di intrattenimento purissimo, scanzonato ma anche viscerale, che propone soluzione narrative e visive di un certa originalità incastonate in una giostra dal ritmo impazzito. Francamente non ci si deve aspettare più di tanto a livello emotivo, ma l’intrattenimento è assicurato. Non sarebbe male vedere il tanto sospirato sequel, se mai accadrà…Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision.

Sicario (2015)

Qui entriamo nella zona del cinema di genere che si trasforma in grande visione d’autore. Aiutato dalla fotografia straordinaria di Roger Deakins, Denis Villeneuve trasforma Sicario in un viaggio emotivo e mentale dentro la lotta al crimine. Momenti di cinema che soffocano, altri di bellezza cromatica insostituibile. Un Benicio Del Toro da Oscar - neppure la nomination, perché?!?! - e Josh Brolin accompagnano la protagonista Blunt nel suo percorso di scoperta e accettazione del male. Film straordinario, forse ancora oggi il migliore del suo autore. Da vedere col cuore in gola. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW.

Il ritorno di Mary Poppins (2018)

L'elegante e ispirato sequel diretto da Rob Marshall ci propone Emily Blunt al massimo delle sue potenzialità comiche e carismatiche nel ruolo iconico della governante con poteri magici. Tutto sommato Il ritorno di Mary Poppins è un film riuscito, pieno di momenti di ottimo cinema e con attori di contorno di lusso come Ben Whishaw, Emily Mortimer, Colin Firth e Lin-Manuel Miranda. Il pubblico accorre, la critica applaude, il successo di cassetta è in fin dei conti discreto. Un lungometraggio che ha saputo allietarci con gusto, ed è tutto quello che si poteva e doveva chiedere a una produzione del genere. Di certo non il peggio che la Disney ha prodotto a livello di live-action. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, Disney +.

A Quiet Place - Un posto tranquillo (2018)

Diretta dal marito John Krasinski, la Blunt offre una prova febbrile come madre di famiglia che deve difendere i suoi due bambini - con un terzo in arrivo - dall’orda di alieni sanguinari che uccidono ogni minimo rumore. A Quiet Place - Un posto tranquillo lavora con enorme intelligenza su un’idea semplice trasformata in cinema di efficacia indiscutibile. Momenti di tensione portentosi, una sceneggiatura che funziona sotto ogni aspetto. Uno dei migliori horror del nuovo millennio, che conquista il pubblico e strameritatamente. Anche il sequel e lo spin-off hanno funzionato a dovere. Un franchise di sicuro impatto cinematografico. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW, Paramount +.



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Box Office Italia di ieri: ecco i 10 Film più visti al Cinema Sabato 21 Febbraio

Ecco il BoxOffice di Sabato 21 Febbraio 2026, con i 10 film più visti nelle nostre sale e i relativi incassi parziali e totali.

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James Van Der Beek nel primo film di Hayao Miyazaki per Studio Ghibli (ma nessuno se lo ricorda)

James Van Der Beek è diventato un idolo degli Anni Novanta grazie all'indimenticabile ruolo di Dawson Leery nella serie Dawson's Creek. Purtroppo, l'attore si è spento all'età di 48 anni, stroncato dal cancro con cui conviveva da tempo. Quel che è certo è che i personaggi interpretati da Van Der Beek rimarranno per sempre nel cuore dei fan. E non tutti sanno che, tra questi, c'è anche il protagonista di un noto anime. Molto prima che l'animazione giapponese diventasse mainstream in Occidente, infatti, James ha doppiato Pazu ne Il Castello nel cielo di Hayao Miyazaki, il primo film ufficiale di Studio Ghibli. Fu un momento decisivo non solo per lo studio, ma anche per il pubblico occidentale, che scoprì il mondo Ghibli per la prima volta.

James Van Der Beek è Pazu nel doppiaggio inglese de Il Castello nel Cielo

Nel lontano 1998, la Walt Disney Company produsse un nuovissimo doppiaggio inglese de Il Castello nel cielo per presentare il film al pubblico. Invece di affidare la parte dei personaggi a dei 'classici' doppiatori, lo studio si impegnò al massimo per reclutare vere star di Hollywood. Ed è qui che entra in gioco James Van Der Beek, che ha interpretato il ruolo di Pazu, ragazzo coraggioso, leale e infinitamente ottimista. E possiamo dirlo: ha fatto centro, rendendo il personaggio realistico ed equilibrato.

Van Der Beek è riuscito a restituite tramite la sua voce quella perfetta combinazione di coraggio e innocenza che i personaggi di Hayao Miyazaki possiedono. Anche il resto del cast era incredibile: Anna Paquin ha prestato la voce a Sheeta, mentre Mark Hamill ha doppiato il minaccioso Muska. Infine, Cloris Leachman ha rubato la scena nei panni del capitano pirata Dola. Questa operazione ha aiutato lo Studio Ghibli a raggiungere un pubblico completamente nuovo.

Il Castello nel Cielo ha dato inizio all'ascesa globale di Miyazaki

Il Castello nel Cielo, uscito nel 1986, fu il primo film ufficiale dello Studio Ghibli, fondato l'anno precedente. Sebbene Nausicaä della Valle del Vento venga spesso definita il "primo film Ghibli", in realtà fu prodotto dalla Topcraft, prima della fondazione ufficiale dell'azienda. Il Castello nel cielo è stato il momento in cui Ghibli si è davvero presentata al mondo. Il film rimane una delle storie d'avventura più pure di Miyazaki. Ha cuore, mistero ed emozione: tutto ciò che avrebbe definito Studio Ghibli come uno dei più grandi studi di animazione al mondo.

Leggi anche Avete notato il collegamento tra il primo film di Studio Ghibli e One Piece?

La trama segue le vicende di Pazu, un ragazzo povero ma determinato, e di Sheeta, una ragazza misteriosa con un cristallo magico legato alla città galleggiante di Laputa. Quella che inizia come una semplice avventura si trasforma rapidamente in un inseguimento che coinvolge forze militari, pirati del cielo, tecnologie antiche e segreti che potrebbero distruggere il mondo. Sostanzialmente, questo film ha creato tutto ciò che oggi associamo al mondo Ghibli: dalla narrazione emozionante ai messaggi pacifisti, fino ai giovani eroi costretti a crescere troppo in fretta.

Leggi anche L'ultima volta al cinema di James Van Der Beek: ecco il trailer di The Gates

Si può letteralmente tracciare una linea tra questo film e classici successivi come La Città Incantata e Principessa Mononoke. Il che rende il coinvolgimento di James Van Der Beek ancora più interessante. L'amatissimo attore è stato anche la voce di uno dei primissimi eroi dello Studio Ghibli Ogni volta che Pazu alza lo sguardo al cielo, un pezzo dell'eredità di Van Der Beek torna a vivere davanti ai nostri occhi.



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sabato 21 febbraio 2026

Cime Tempestose, Jacob Elordi affronta le polemiche sul suo casting come Heathcliff

La scelta di Jacob Elordi come protagonista di Cime Tempestose, nuovo adattamento cinematografico voluto da Emerald Fennell, ha scatenato il dibattito tra i fan del romanzo di Emily Bronte. Trattandosi di uno dei personaggi più noti della letteratura inglese, Heathcliff ha da sempre sortito un certo fascino sul pubblico e, secondo alcuni critici (come riporta Screen Rant), il casting avrebbe dovuto prediligere un attore dalla pelle più scura.

Cime Tempestose, Jacob Elordi difende la scelta del suo casting dopo le polemiche

La polemica scatenatasi sulla scelta di Jacob Elordi chiama in causa un passaggio del romanzo di Emily Bronte. In Cime Tempestose, Heathcliff è stato descritto inizialmente come un “bambino sporco, trasandato e dai capelli neri”, ma il signor Earnshaw l’ha definito come un “gitano dalla pelle scura”. La scelta di Jacob Elordi nel nuovo adattamento di Cime Tempestose ha quindi scatenato il dibattito, affrontato di recente anche dall’attore.

Ai microfoni di ABC Australia, come riporta Screen Rant, l’attore ha colto l’occasione per difendere la regista e anche il suo personaggio, spiegando che l’arte è soggetta ad interpretazione: “Questa è l’interpretazione del testo da parte di Emerald, un’artista che rispetto e ammiro e ritengo che il suo lavoro sia davvero importante”. Ha poi aggiunto che, durante le riprese, il suo vero obiettivo era quello di “servire la verità della sceneggiatura che mi è stata consegnata”.

In sala in tempo per San Valentino 2026, Cime Tempestose ha scelto come protagonista Margot Robbie e anche quest’ultima, tempo fa, ha difeso la scelta del collega: “L’ho visto recitare e ho pensato subito: questo è Heathcliff. Fidatevi, sarà incredibile”. In più Emerald Fennell aveva spiegato che molte delle caratteristiche di Elordi l’avevano convinta che fosse il perfetto match (i lineamenti marcati e le spalle larghe, tanto per cominciare).



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Scream 7, il ritorno di Stu ha spaventato Matthew Lillard

Anche Matthew Lillard è stato inserito nel cast di Scream 7. Il nuovo capitolo del franchise horror è in arrivo in sala dal 25 febbraio 2026 e coinvolgerà anche altri personaggi del passato, incluso il suo Stu Macher. Apparso per la prima volta in Scream del 1996, Stu si è rivelato essere l’assassino dietro la maschera di Ghostface. Come il suo ritorno è stato reso possibile in Scream 7 al momento non è dato sapere e, in una recente intervista, Matthew Lillard ha condiviso non solo il suo timore all’idea di proporre nuovamente Stu ai fan, ma ha anche riflettuto sull’ingrediente segreto che rende un film di Scream un “grande film”.

Scream, Matthew Lillard rivela l’ingrediente segreto che ha reso il primo film del franchise celebre

Quando a Matthew Lillard è stato proposto di tornare nel franchise di Scream a distanza di trent’anni dal debutto del suo Stu, ha accettato seppur con timore, come ha rivelato di recente ai microfoni di ComicBook. La sua paura più grande? Rovinare l’eredità del suo personaggio, così apprezzato dai fan. “Tutto quello che faccio potrebbe mettere a repentaglio tutto ciò che gli altri amano, no? Sto tornando in un mondo dove appaio come un uomo di 54 anni, facendo quello che facevo a 26 anni, è spaventoso. Ero molto emozionato all’idea di essere coinvolto. Poi, man mano che ci avvicinavamo sempre più, ero sempre più preoccupato di rovinare ciò che i fan pensavano di me o di Stu in generale”.

Ogni film di Scream ha coinvolto un Ghostface differente e, nonostante la sua assenza nel franchise, Matthew Lillard ha ammesso di aver continuato a seguire le disavventure sul grande schermo. Anche per questo all’attore è stato chiesto cosa dovrebbe distinguere un buon film di Scream tra i vari sequel realizzati finora: “Per me ciò che rende un film di Scream valido è la presenza dei personaggi fantastici e il fascino del film. Credo che uno dei motivi per cui il primo film ha avuto così tanto successo sia per via di tutti quei personaggi. Wes Craven ha dedicato molto tempo a questi personaggi, sviluppando l’intero film in modo che, quando si è alle battute finali, emergano questi piccoli momenti idiosincratici, divertenti ed affascinanti, e non solo orribilmente violenti. Sì, è violento, ma c’è quel momento in cui piange al telefono perché sua madre è così arrabbiata. C’è del fascino in questo”.

Ricordando il suo periodo trascorso sul set di Scream, Matthew Lillard ha ammesso che alcune delle sue battute più iconiche sono state frutto di improvvisazione sul set, un aspetto che potrebbe replicare anche in Scream 7, come ha raccontato a ComicBook: “Credo che Kevin Williamson capisca che a volte mi vengono in mente cose interessanti, quindi non dirò altro. Alcuni creativi mi permettono di giocare, e Kevin è uno di questi”.



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venerdì 20 febbraio 2026

Beach Read, la star di Bridgerton Phoebe Dynevor protagonista di una nuova rom com

Netflix aveva già chiarito il suo interesse nei confronti dei romanzi di Emily Henry, così come di recente ha sottolineato di non avere ancora finito con Phoebe Dynevor. Il suo nome è fortemente associato al successo di Bridgerton, avendo interpretato Daphne, la protagonista della prima stagione che ha lanciato l’era Regency in streaming su Netflix nel 2020. E mentre Phoebe Dynevor ha rafforzato il sodalizio con il colosso streaming recitando da protagonista nel thriller erotico Fair Play, Emily Henry di recente ha conquistato il pubblico con il suo primo adattamento cinematografico intitolato People We Meet on Vacation - Un Amore in Vacanza. Il prossimo step unirà queste due forze, restituendo al pubblico un nuovo adattamento di Beach Read. Romanzo d’estate.

Beach Read, Phoebe Dynevor di Bridgerton protagonista della rom com tratta dal romanzo di Emily Henry

Phoebe Dynevor sta per cimentarsi in una nuova avventura romantica. Tratto dall’omonimo romanzo bestseller del New York Times, Beach Read racconta la storia di due autori. Augustus Everett è uno scrittore amato dalla critica letteraria, mentre January Andrews scrive commedie romantiche che scalano facilmente le classifiche. Se Augustus è un autore serio che non riesce a parlare di sentimenti, January è sempre a favore dell’amore con un lieto fine. I due non hanno niente in comune, se non la location: per i prossimi tre mesi, saranno vicini di casa sul lago Michigan dove trascorreranno l’estate. January ha deciso di rifugiarsi nel cottage del padre per continuare il suo romanzo, ma il suo cuore è nel caos perché ha recentemente scoperto un segreto poco felice sui suoi genitori. Scopre che alla porta accanto risiede il suo ex compagno di college nonché autore di fama Augustus Everett, alle prese con un blocco dello scrittore. Pur non tollerandosi a vicenda, decidono di dare una scossa alla loro estate punzecchiandosi con una sfida. Chi vincerà?

Il romanzo, pubblicato nel 2020 e in Italia disponibile con HarperCollins Italia, è diventato un bestseller del New York Times e ad occuparsi dell’adattamento cinematografico sarà Yulin Kuang, già co-autrice di People We Meet on Vacation per Netflix e che anche in questo caso lavorerà alla sceneggiatura e anche alla regia.

Per Phoebe Dynevor si tratta di una nuova sfida sul grande schermo. L’attrice di recente è apparsa nel cast di Anniversary, mentre tra non molto la vedremo coinvolta nel thriller di sopravvivenza di Netflix Shiver, in Famous con Zac Efron e Remain di M. Night Shyamalan.



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Un Film Minecraft 2 coinvolgerà un villain ben noto del franchise

Dopo il successo del primo capitolo, Un Film Minecraft 2 è stato prontamente confermato da Warner Bros e, in una recente intervista, il produttore Roy Lee ha anticipato che uno dei villain più amati del franchise di videogame sarà coinvolto nella prossima avventura sul grande schermo. Di chi si tratta?

Un Film Minecraft 2, il produttore anticipa il villain in arrivo

Il 2025 è stato un anno promettente per Warner Bros al cinema, dal successo di I Peccatori che ha incassato numerose nomination agli Oscar 2026 al lancio del nuovo DCU con Superman di James Gunn. Un Film Minecraft non solo ha ampliato la proposta dei videogame sul grande schermo, ma ha incassato oltre 961 milioni di dollari confermandosi un grande successo al botteghino. Non stupisce, quindi, il via libera da parte degli Studios per la realizzazione di un sequel e, a detta del produttore Roy Lee, ci sarà posto anche per un antagonista ben noto.

Ai microfoni di Collider, Lee ha ribadito che è intenzione di Warner Bros portare Un Film Minecraft 2 in sala entro il 2027 e che la produzione procede a gonfie vele dietro le quinte. “Lo stato di avanzamento è ottimale. La produzione inizierà ad aprile di quest’anno in Nuova Zelanda”, ha precisato. Nel primo film, sono stati coinvolti quattro disadattati precipitati nell’Overworld che desiderano tornare a casa. Con il supporto del maestro artigiano Steve, uniscono le forze per sconfiggere le forze del Nether e, una volta sconfitti Malgosha e il suo esercito di Piglin, il gruppo è tornato a casa. Il secondo capitolo richiederà una nuova mossa e agli occhi dei fan è alquanto ovvia: bisognerà introdurre il boss finale del gioco, l'Enderdrago. “Molte persone hanno detto: ‘Sì, fate quel film, ma assicuratevi che l'Enderdrago ci sia’. Penso che molte delle richieste siano state queste”.

Nel primo film, a guidare il cast è stato Jack Black affiancato da Jason Momoa, Sebastian Hansen, Emma Myers e Danielle Brooks. La scena post-credit di Un Film Minecraft ha suggerito l’ingresso di un altro personaggio chiave del videogame, Alex. La trama, ad oggi, risulta ancora segreta.



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Dispacci dalla Berlinale 2026: borseggiatori o bluesman, ma sempre carichi di malinconia e alla fine di un'epoca

Forse l'ho già detto, ma non è solo la Berlinale a non essere più quella di una volta, ma anche la città che la ospita. "Fino a pochi anni fa ci sarei venuto a vivere di corsa", mi ha detto un collega pochi giorni fa, "ora non ci penso nemmeno lontanamente". Ametto di aver girato mollto poco - anzi per niente - quest'anno, ma l'impressione generale è che la città, colpita prima di altre dalla crisi economica in Germania, non solo non sia più così vitale come un tempo, quando dopo al Parigi degli anni Venti e l'inizio dei Trenta (quella di Midnight in Paris, per dire), e dopo la Londra degli anni Sessanta (ma anche Settanta e Ottanta), dopo la caduta del Muro era diventata il place to be di tutti gli artisti, gli intellettuali, i giovani irrequieti di tutta Europa. Forse sono io che sono invecchiato (sul tempo che passa e le trasformazioni di Berlino leggere "Le perfezioni" di Vincenzo Latronico, edizioni Bompiani), o forse è davvero così, forse Berlino è davvero una città un po' meno viva e pure un po' meno sicura di un tempo: a un altro collega hanno rubato lo zaino con computer e un sacco di altra roba dentro all'uscita di una centralissima stazione della metropolitana. Roba da farti venire il blues, come direbbero gli americani. Ma torniamo ai film, anche se continuiamo a parlare di grandi città che non sono più quelle che erano (New York in un caso, Vienna nell'altro), di borseggiatori e di gente che suona il blues: tutta roba che troviamo in The Only Living Pickpocket in New York (presentato fuori concorso: ma perché?) e The Loneliest Man in Town (dove la town è appunto la capitale austriaca, che corre invece per l'Orso d'oro).

The Only Living Pickpocket in New York

Noah Segan è uno che nella vita ha fatto (o fa, non ho idea di quali siano i suoi piani) principalmente l’attore. Forse lo avete visto in qualche film di Rian Johnson, visto che è apparso praticamente in tutti, sebbene in ruoli secondari. Aveva esordito alla regia qualche anno fa firmato un episodio dell’antologico Scare Package e poi ha scritto e diretto un film dal titolo Blood Relatives. In entrambi i casi si trattava di horror venati di commedia: non li ho visti, ma non se ne parla come di capolavori.
Ma non è tanto questo a interessarci, qui. A interessarci, o interessarmi, è il fatto che Segan è del 1983, e che abbia fatto un film che non solo non c’entra niente coi suoi precedenti, perché non è né commedia né horror, ma che è carico di un senso di affetto e malinconia per il passato - del cinema, del mondo, di tutti noi - che mi sorprende in un regista di poco più di 40 anni.
Harry - interpretato da un magnifico John Turturro - vive nel Bronx, ha una moglie malata che accudisce con amore e nella vita fa il borseggiatore. Non esattamente un bel mestiere, si diceva, ma bastano pochi minuti dentro The Only Living Pickpocket in New York per volergli bene, perché capisci che tutto sommato è una brava persona. Una brava persona che a un certo punto ruba alla persona sbagliata, a un ventenne rampollo di una famiglia criminale che, dopo averlo rintracciato, gli dà poche ore di tempo per restituirgli una chiavetta USB che nel frattempo Harry aveva dato via perché pensava non valesse nulla. Se Harry non torna in tempo ci rimetterà sua moglie; e per quanto riguarda lui, sa benissimo che fine farà, perché uno con la sua esperienza non può non sapere che chi ruba a certa gente non può passarla liscia.


The Only Living Pickpocket in New York racconta una corsa contro il tempo, quindi, ma non nel modo cui state probabilmente pensando: non c’entrano niente frenesie alla Diamanti grezzi, per dirne una, ma nemmeno alla Fuori orario. No, la corsa contro il tempo del film di Segan è quella contro il tempo presente, il tempo delle nuove generazioni senza valori, della moneta elettronica che ha sostituito il contante, del diagio che fa provare a chi è nato e cresciuto tutto analogico, e si guarda attorno e non riconosce più il mondo o la sua città (il film è anche una dichiarazione d’amore a New York, nelle immagini come nella musica: con l’apertura sulle note di “New York, I Love You But You’re Bringing Me Down” degli LCD Soundsystem e la chiusura su quelle di “I Happen to Like New York” di Cole Porter cantata da Bobby Short).
Harry e i suoi pochi amici (bravissimi Steve Buscemi nei panni del gestore di un banco dei pegni che ricetta, e Giancarlo Esposito in quelli di un detective della polizia che ha dovuto cedere il suo ufficio a quelli ei crimini informatici) sono l’incarnazione dell’old school che sembra soccombere alla new school, ma che ha malizia, calma e intelligenza. Soprattutto: esperienza. Forse è destinata a soccombere lo stesso, ma non è detto che sia un bene. Con splendidi cammei anche di Jamie Lee Curtis e Tatiana Maslany, e una morbida colonna sonora jazz e funk, The Only Living Pickpocket in New York non è solo un omaggio al cinema e allo spirito degli anni Settanta, ma un film con una grazia speciale: uno di quelli che porta con sé uno spirito dolcemente malinconico, e un finale amaro, ma che ha comunque la capacità di scaldarti il cuore, e di farti uscire dalla sala rinfrancato.

The Loneliest Man in Town

L’operazione di Segan è un po’ la stessa tentata e voluta anche da Tizza Covi e Rainer Frimmel (che sono quelli di Vera, il film su e con Vera Gemma, prossima protagonista per Sean Baker) nel loro nuovo The Loneliest Man in Town, che hanno costruito tutto attorno al bluesman austriaco Al Cook (al secolo Alois Koch). Nel film Cook è sé stesso, musicista fuori dal tempo e da ogni compromesso che, sfrattato dall’appartamento dove ha vissuto e lavorato fin da piccolo da una società che specula sugli immobili, decide di vendere o regalare tutte le sue cose e di comprare un biglietto di sola andata per Memphis, la città della musica che ama, che ha sempre sognato e che non ha mai visitato.


Come Harry, Al Cook è un uomo che non trova più un posto in un mondo irriconoscibile, il simbolo di un’era e di un secolo che stanno tramontando definitivamente, ma tra i due film le differenze di stile sono più che evidenti: Segan, come detto, guarda al cinema americano degli anni Settanta, mentre Covi e Frimmel all’autorialità europea. In The Loneliest Man in Town Al Cook è un personaggio che pare uscito fuori da un film di Aki Kaurismaki, e lo stile del finlandese riecheggia in tutto il film mescolato però a una sorta di spirito para-documentaristico che a tratti pare mutuato dall’austriaco Uri Seidl, e che ne soffoca notevolemente il calore umano e il potenziale. La sala rideva molto, ma evidentemente è questione di umorismo teutonico che a me non arriva; quel che Covi e Frimmel centrano, invece, è il rapporto del protagonista con gli oggetti: i dischi, le foto, le videocassette - in buona sostanza: i ricordi - accumulati per una vita che via via dismette, e che spalmano un velo di sincera malinconia su un film tanto composto e autoriale da risultare nel complesso un po' algido.



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giovedì 19 febbraio 2026

Sonic 4 - Il Film annuncia la voce di Amy Rose

Sonic 3 ha concluso la prima trilogia con una scena post-credit che ha suggerito un nuovo capitolo della storia dell’amatissimo personaggio nato dapprima come protagonista di una serie di videogame e poi adattato sul grande schermo. Il terzo film, distribuito al cinema nel corso del 2024, ha coinvolto anche Keanu Reeves come voce di Shadow e il quarto film in fase di sviluppo non rinuncerà alle star di spicco. Secondo quanto riferito, Sonic 4 porterà sullo schermo Amy Rose: ma chi sarà la sua voce?

Sonic 4 sceglie la voce di Amy Rose ed è perfetta

Con una data d’uscita prevista per il 2027, Sonic 4 comincia a rivelare qualche asso nella manica a partire dall’ingresso di Amy Rose, un personaggio amatissimo dai fan dei videogame e ufficialmente in arrivo anche al cinema. In realtà il suo debutto era stato già anticipato dalla scena post-credit di Sonic 3: il protagonista era in compagnia dei suoi amici Tails e Knuckles nel bosco ma è stato improvvisamente attaccato da una banda di robot Metal Sonic. A salvarlo è stato un misterioso riccio incappucciato e armato di martello, che il pubblico ha rapidamente associato ad Amy Rose.

Secondo quanto riferito da ComicBook, ad accompagnare questo personaggio nel cast originale di doppiatori sarà Kristen Bell, amatissima già per il supporto offerto a Frozen (sua è la voce originale di Anna) e conosciuta per aver recitato in numerose Serie TV di successo come Veronica Mars, The Good Place e Nobody Wants This. A condividere la novità via social è stato Ben Schwartz (voce originale di Sonic), mostrando uno scatto in compagnia di Kristen Bell: “Abbiamo la nostra Amy Rose. E non potrei essere più emozionato! Date il benvenuto all’incredibile Kristen Bell nella famiglia di Sonic”, nello scatto, entrambi gli attori sfoggiano una statuina dei rispettivi personaggi.

Nel cast di Sonic 4 dovrebbero riapparire anche Colleen O'Shaughnessey e Idris Elba come Tails e Knuckles, così come James Marsden e Tika Sumpter che riprenderanno Tom e Maddie. Ad oggi non è chiaro se Jim Carrey riapparirà nuovamente sullo schermo, dopo la brutta fine del suo Dr. Robotnik nel terzo film, ma si vocifera che Paramount stia cercando il modo per convincere l’attore a riapparire nel franchise. L’esperto di scoop Daniel RPK aveva suggerito poche settimane fa: “Nel caso pensaste che fosse finita, Paramount sta conversando con Jim Carrey per tornare in Sonic 4”.



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Dispacci dalla Berlinale 2026: un horror da cura dimagrante, nuovi anime e film latino-americani standard

Come tutti i festival, anche quello di Berlino costringe chi si trova a frequentarlo per lavoro a giornate trascorse nel segno di un’alimentazione frettolosa e non proprio sanissima. Certo, a differenza di Cannes, o del Lido di Venezia, qui siamo in una grande capitale europea e in teoria non mancano offerta e alternative. Ci sono però gli orari da prendere in considerazione, e il fatto che la giornata tipo non lascia grandi margini di spostamento. I più, quindi, finiscono spesso col mangiare un boccone veloce, a pranzo o a cena, in uno dei tanti food court che si trovano nelle immediate vicinanze delle sale, dove puoi scegliere tra tanti tipi diversi di street food - dal messicano al cinese, dall’indiano alle burgherie, dalla pizza al kebab o ai piatti africani - e ordinare e consumare in tempi relativamente brevi.
Questo lo dico per spiegare un po’ come funzionano certe cose, forse anche per vanesia vena autobiografista, ma soprattutto perché così introduco nel modo più appropriato uno dei film della giornata di ieri, che è un horror fuori concorso dal titolo piuttosto indicativo.

L'horror al tempo dell'Ozenpic

Bisogna dire che in tempi dove tutto è trauma, dove tutto è qualcosa-fobia e dove tutto è body shaming, fare un horror che parla di una che ha sempre fame, che vuole dimagrire, e che finisce nei guai per questo mi pare piuttosto interessante. Dall’altro lato Saccarhine è un film tutto al femminile, diretto da una donna (l’australiana Natalie Erika James, quella di Relic e di Apartment 7A), dove i personaggi maschili quasi non ci sono, e dove la protagonista è anche lesbica: quindi diciamo che le questioni si pareggiano.
La protagonista si chiama Hana, la interpreta (bene, brava) Midori Francis, e come detto vuole dimagrire: anche per conquistare il cuore della trainer della sua palestra di cui è innamorata. Una sua amica, un tempo piuttosto in carne, le rivela il suo segreto, un farmaco illegale di nome Grey. Hana, che peraltro studia medicina, analizza la polverina delle capsule, che peraltro sembrano funzionare, e scopre che si tratta di cenere. Anzi, ceneri. Umane. Invece di inorridire, Hana decide di sfruttare il cadavere che stanno usando a anatomia per autoprodursi un po’ di dimagrante, ed è qui che nascono i problemi: perché inizierà a essere perseguitata dal fantasma di Bertha (la donna che ha in qualche modo mangiato), che vede solo lei, ingrassa al posto suo ma per non ucciderla la costringe a abbuffarsi schifosamente mentre è in stato di trance.


C’entra poco il The Substance evocato da qualcuno: Saccharine prende casomai di più, e un po’ malamente, da It Follows e dal “Ritratto di Dorian Gray”, più che dal film della Fargeat, e soprattutto si propone più come l’horror al tempo dell’Ozenpic che come riflessione sulle ossessioni fisiche. Non mancano spunti tematici (controversi: c’è già chi accusa il film di grassofobia, qualsiasi cosa questa sia), un paio di discrete idee visive, ma non basta: tutto è molto calcato, non sempre sviluppato come si deve, e la paura non è proprio pervenuta.

Nuove frontiere dell'anime

Ma mettiamo da parte l’horror per parlare di anime, nel senso di animazione giapponese, con la quale la Berlinale ha una storia importante, essendo stato il primo tra i grandi festival a metterla in concorso, e quello dove La città incantata di Hayao Miyazaki ha vinto uno storico Orso d’oro nel 2002. Ora, in questo 2026, in corsa per il premio c’è Yoshitoshi Shinomiya, nome emergente del settore che esordisce nel lungometraggio con questo A New Dawn. Tutto gira attorno a tre amici d’infanzia e a una casa bellissima che è, o era, anche una fabbrica artigianale di fuochi d’artificio: una casa in cui questi tre protagonisti, due fratelli e una loro amica, sono cresciuti e si sono formati, e che ora sta per essere pignorata e demolita, mentre la tradizione dei fuochi sembra oramai qualcosa di legato al passato.


I temi sono vagamente alla Miyazaki, con lo scontro tra la tradizione e la modernità, la provincia e la grande città, i cambiamenti climatici e ambientali e molto altro. Ma il cuore del racconto - che coinvolge fino a un certo punto - sta tutto nel legame tra i protagonisti e nel loro affrontare il tempo che passa e la crescita. L’animazione ha un carattere molto particolare, e personale, mescolando in maniera piuttosto avanguardista animazione a mano e al computer, richiami alla tradizione pittorica giapponese e perfino stop motion in live action.

Il ritorno di Eimbcke

Se la forma di A New Dawn è qualcosa di parzialmente inedito, e comunque di molto personale, la stessa cosa non è possibile dirla dell’altro film del concorso presentato ieri alla Berlinale: Moscas, nuovo lavoro del messicano Fernando Eimbcke, che del festival tedesco è uno dei beniamini. Perché quando ho iniziato a guardare Moscas, la sua fotografia in un nitido bianco e nero, le sue inquadrature a camera fissa, un certo paupero-minimalismo legato a personaggi non certo benestanti e provati dalla vita, ho avuto l’impressione di aver visto quelle immagini mille altre volte. In effetti è un po' cos', perché il film di Eimbcke è paro paro nello stile (forma e contenuto) di quella new wave latino-americana che era stata innovativa sì, ma nei primi anni Duemila. La storia che racconta è abbastanza tenera e forse per qualcuno pure commovente, sì, ma per via di una serie di mezzucci un poco ricattatori che forse ci si poteva risparmiare.


Olga, una donna sola, è costretta a affittare una stanza del suo appartamento per pagarsi una piccola operazione al piede. La affitta a un uomo che ha la moglie in ospedale dall’altra parte della strada, senza sapere che questi con lui ha un figlio di nove anni. Andrà a finire che la donna, appartenente fredda e burbera, stringerà un legame col bambino, che inizialmente rifiutava per un trauma dal passato e che perderà la mamma. In Europa probabilmente sarebbe venuto fuori un film insopportabile, ma i toni ironici e dolenti, non esattamente surreali ma sempre un po’ sospesi e irreali del cinema latino-americano (che li ha presi da una letteratura meravigliosa e imperdibile) rende Moscas tutto sommato potabile.



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mercoledì 18 febbraio 2026

Dispacci dalla Berlinale 2026: a Berlino spira il vento della New Hollywood e del western

I festival, va da sé, sono il paradiso dei cinefili. E i cinefili, è altrettanto noto, possono essere una strana razza, pedante e con svariate paturnie, spesso legate alla sacralità dell’esperienza della sala. E però a un festival, alle proiezioni per gli accreditati, ci son tutte persone che lavorano, e capita che durante una proiezione uno sia costretto a prendere in mano il telefono per controllare il messaggio o la mail che sono arrivati. Spesso la cosa è tollerata, a volte c’è quello con ditino alzato che da tre file di distanza ti chiede di spegnere il telefono, e poi capitano ogni tanto gli psicopatici. Tipo quello che nel corso di una proiezione prende a calci il sedile dello spettatore di fronte che ha controllato l’ora sul telefono.
Succede: la gente è strana e stanca, i cinefili ai festival, dopati dalle visioni ripetute, possono esserlo ancora di più.
Io comunque qui al Festival di Berlino ho visto un bel film e uno abbastanza buono, accomunati da alcuni elementi, tra cui il riferimento a un cinema che sembra purtroppo star tramontando.

The Weight

Separare con la forza un genitore da un figlio è una delle cose più atroci e crudeli cui possa pensare. Capirete bene quindi che se un film inizia con questa premessa, io che già sono separato da troppi giorni dalle mie figlie per motivi di lavoro, non posso fare altro che immedesimarmi in questa sciagurata situazione. Succede infatti nei primi minuti di The Weight, ambientato nell’Oregon del 1933, durante la Grande Depressione, papà Ethan Hawke, padre single con gravi difficoltà economiche, venga arrestato per aggressione (in realtà stava difendendo proprio la bambina, ma vabbe’) e spedito ai lavori forzati, mentre la piccola affidata a un istituto con la prospettiva di andare in adozione. Succede quindi che, quando il responsabile del suo campo di lavoro (interpretato da Russell Crowe) promette a Hawke - che si è fatto notare per essere uno assai sveglio - la libertà in cambio di un lavoro che puzza di sporco lontano un miglio, l’occasione unica di poter tornare a riabbracciare la figlia prima che la mandino chissà dopo la prende al volo. Ed è qui che le cose si fanno ancora più interessanti: perché se già la dinamica dei lavori forzati e la relazione tra il “boss” Crowe e i detenuti, Hawke in particolare, non può non ricordare ai cinefili quel capolavoro di Nick Mano Fredda, inizia con la missione affidata al protagonista e a altri tre detenuti di sua fiducia una sorta di dinamica alla Sorcerer (altro capolavoro). Non ci sono qui camion carichi di nitroglicerina cui far attraversare la giungla lungo strade dissestate, ma zaini pieni di lingotti d’oro che devono essere fatti sparire da una miniera prima che Franklyn Delano Roosevelt lo reclami con l’annunciata nazionalizzazione del metallo prezioso, e portati da qualche parte con un lungo trekking attraverso i lussureggianti boschi del nord-est americano (ma si è girato in Baviera).
Non dico certo che The Weight arrivi ai livelli dei film di Stuart Rosenberg e William Friedkin, ma che certamente sono stati un modello: perfino Hawke sembra sintetizzare Paul Newman e Roy Scheider nel suo personaggio. Padraic McKinley, finora “solo” montatore e produttore, alla regia è un esordiente, ma dimostra una mano notevole e non sono un forte istinto cinefilo, perché The Weight è ben costruito narrativamente, ha dei bei personaggi, è citazionista senza essere sfacciato o mirare troppo in alto, e lo spettatore lo cattura rapidamente per non mollarlo più. Lo cattura con la storia di Hawke padre, gli fa trattenere il fiato con le peripezie e i pericoli e le fatiche della missione, lo intriga con le dinamiche e le tensioni tra i personaggi, coi doppi giochi e con una messa in scena ruvida e potente. La macchina da presa - fotografia di Matteo Cocco, qui in versione Dostoevskij - sta addosso a Hawke e agli altri, aggredisce lo spettatore con i primissimi piani o studiando la maestosità inquietante della natura, ma al film, ai dialoghi e ai personaggi non manca mai nemmeno quel filo tagliente di ironia che rende il tutto ancora più godibile. Crowe, che ha lavorato con McKinley in precedenza, ha poche pose, ma l’attore - lo sappiamo - quando si vede si fa sentire.

Wolfram

Dal verde intenso e profondo dei boschi, al rosso inconfondibile del terreno australiano e della sua polvere che tutto ricopre. E anche in questo caso - sebbene trasversalmente - c’entrano l’oro (ma anche il tungsteno) e soprattutto genitori e figli che sono stati separati. Anche in questo caso siamo all’alba degli anni Trenta, ma Wolfram è un vero e proprio western: coi fuorilegge, i cavalli, il saloon, i minatori. Solo con gli aborigeni (e i figli nati da padri bianchi e madri aborigene) al posto di quelli che un tempo, per brevità, si indicavano come “gli indiani”.
La vicenda è in qualche modo corale, con una serie di rivoli narrativi che pian piano confluiscono gli uni negli altri fino a una chiusura del cerchio definitiva, le immagini sono forti e suggestive, la narrazione ha quel qualcosa di ellittico, misterioso e in fin dei conti magico che ha a che fare col continente e con il cinema australiano. Ci sono bambini che lavorano in miniera, c’è una donna aborigena che parte alla volta del Queensland col compagno cinese in cerca di una vita migliore, un solitario colono e due figure losche che arrivano in un villaggio con intenzioni rapaci e violente.


Diretto e fotografato da Warwick Thornton, scritto da David Tranter e Steven McGregor, Wolfram ha un anche approccio molto fisico al racconto, passando per i luoghi, i volti, soprattutti i nugoli di mosche e insetti che affollano ogni singola inquadratura, si posano sui volti dei personaggi come sui corpi degli animali, si assiepano sul dorso delle giacche e le falde dei cappelli. È un film che parla della violenza dell’uomo bianco, di razzismo, di minoranze che si aiutano tra loro, della storia e dell’identità di una nazione e di una sua società. Non un capolavoro, ma si lascia guardare (anche perché è bello da vedere).



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martedì 17 febbraio 2026

Buon compleanno John Travolta: dedichiamogli 5 fllm in streaming per i suoi 72 anni

Compie oggi 72 anni John Travolta, attore che a partire dalla metà degli anni ‘70 ha scritto pagine memorabili di cinema americano. Anche se non centra un successo di critica o commerciale da qualche tempo, Travolta rimane senza alcun dubbio uno dei protagonisti principali della Hollywood contemporanea. Eccovi dunque i cinque film in streaming con cui vogliamo rendergli omaggio. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da John Travolta, il quale compie oggi 72 anni

  • Carrie, lo sguardo di Satana
  • La febbre del sabato sera
  • Pulp Fiction 
  • Get Shorty 
  • Face/Off - Due facce dell’assassino 

Carrie, lo sguardo di Satana (1976)

Il primo grande successo di critica e pubblico Travolta lo ottiene grazie a Brian De Palma, il quale adatta il romanzo di Stephen King in maniera entusiasmante. Grazie anche alla prova sontuosa di Sissy Spacek, Carrie, lo sguardo di Satana si trasforma in un successo commerciale incredibile, confermando definitivamente la grandezza del proprio autore. Arrivano le candidature all’Oscar come miglior attrice e a attrice non protagonista (Piper Laurie). Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes, Netflix, TIMVision, Amazon Prime Video.

La febbre del sabato sera (1977)

Per il dramma newyorkese diretto dal grande artigiano John Badham Travolta ottiene la sua prima nomination all'Oscar come miglior attore protagonista, ma soprattutto si impone come simbolo generazionale. Il suo stile di ballo sulle canzoni leggendarie dei Bee Gees lo rende immediatamente un’icona. La febbre del sabato sera viene ricordata soprattutto per quello quando si tratta anche di un film durissimo, che racconta il vuoto esistenziale di una generazione senza più ideali né idoli dopo il Vietnam. Grande prova per un titolo di culto di quel decennio. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Infinity +,  Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, Paramount +.

Pulp Fiction (1994)

Palma d’oro a Cannes, Oscar per la miglior sceneggiatura per il film iperbolico diretto da Quentin Tarantino. John Travolta trova una graziosa resurrezione artistica dopo un periodo di alterne fortune grazie al suo Vincent Vega, criminale chiacchierone e irresistibile insieme a Samuel L. Jackson. Uma Thurman, Bruce Willis, Ving Rhames e il resto del cast contribuiscono a fare di Pulp Fiction il film manifesto di una generazione di appassionati di cinema di genere. Reinvenzione fantasmagorica e irresistibile del cinema di serie B. A suo modo geniale. Ma Tarantino in seguito ha fatto di meglio…Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Infinity +,  Apple Itunes, Netflix, TIMVision, NOW, Paramount +.

Get Shorty (1995)

Ispirato dal romanzo omonimo di Elmore Leonard, Get Shorty fonde crime-movie con la commedia che prende in giro Hollywood con una leggerezza che non diventa mai superficialità. Barry Sonnenfeld dirige un film spiritoso e grintoso che vede nel cast anche Gene Hackman, Danny De Vito, Renee Russo, James Gandolfini e Dennis Farina. Ancora una volta il fascino guascone di Travolta mette tutti d’accordo, e l’attore arriva al Golden Globe. C’è un tono in questo lungometraggio davvero difficile da esprimere o ritrovare in questo tipo di cinema. Spassoso e coinvolgente. Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Face/Off - Due facce dell’assassino (1997)

Chiudiamo con il capolavoro sfrontato di John Woo che cambia le regole del cinema d’azione di quel periodo. Face/Off - Due facce dell’assassino è un thriller mozzafiato che vede Travolta scambiare identità con Nicolas Cage in un gioco di specchi mozzafiato. Partecipano a questo film pirotecnico anche Joan Allen, Dominique Swain, Gina Gershon. Dall'inizio travolgente al finale burrascoso, questa trottola cinematografica mette l’istrionismo del grande autore al servizio di due attori in stato di grazia. Enorme successo al botteghino, e anche la critica (soprattutto europea) deve inchinarsi a questa visione paradossale e ispiratissima. Magnifico ancora oggi. Disponibile su Google Play, Apple Itunes, NOW, Disney +.



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Dispacci dalla Berlinale 2026: la contessa e la ballerina

Il sole è durato poco, nel cielo sopra Berlino. Tutto è di nuovo grigio ma almeno non piove (semmai nevica). Fa freddo, e si starebbe meglio in sala che fuori, non fosse che spesso i film non aiutano. A proposito di sale. Io sto vedendo praticamente tutto quello che vedo dividendomi tra i due cinema dove si svolgono le proiezioni per la stampa: il primo è quello del Berlinale Palast, che chiaramente cinema puro non è, e che - come nell’Auditorium romano - ci si deve sedere su scomodi sediolini rossi: non ho mai capito per quale motivo teatro e concerti classici si debbano fruire stando scomodi. Tutto il contrario il secondo cinema, che sta a pochi passi e si chiama CinemaxX: un cinema già nuovo, sorto con tutto il quartiere di Potsdamer Platz di cui si parlava ieri, ma che un paio di anni fa hanno rifatto sostituendo le poltrone già comode e ampie ma tradizionali con delle poltrone in pelle con schienale reclinabile regolabile elettricamente e con tanto di poggiapiedi. Comode per dormire in caso di fregatura cinematografica, certo, ma quelli della programmazione della Berlinale sono furbi, e i film soporiferi li mettono al Palast, mentre al CinemaxX ci sono le cose che tendenzialmente ti tengono sveglio. Per esempio i due film di cui vi parlo oggi li ho visti rispettivamente al CinemaxX e al Palast.

The Blood Countess

La chiamavano “La contessa di Dracula”, o “La contessa di sangue”, e infatti il film si chiama The Blood Countess, e racconta Erzsébet Báthory come una vera e propria vampira. Ma se nella realtà la Báthory è stata una nobildonna ungherese dai tratti sadici e psicopatici, che ha ucciso centinaia di giovani ragazze e che si dice facesse il bagno nel sangue delle vergini come cura di bellezza, e se nella cultura di massa - nella musica, come nei romanzi, nei videogame e nei film - è sempre stata una figura oscura, perversa e crudele, in questo film di Ulrike Ottinger appare sotto una luce decisamente diversa. The Blood Countess è una commedia, una farsa, una rilettura del mito in chiave camp che pare mescolare Fassbinder col Rocky Horror Picture Show.
Isabelle Huppert, impeccabile nonostante la protesi per i denti aguzzi che di tanto in tanto le crea qualche problema, è una Báthory vagamente decadente e amante della bella vita, delle ragazze e del sangue che si risveglia da un lungo sonno per apparire in una Vienna senza tempo, nella quale le stratificazioni della storia collassano l’una nell’altra, con lo scopo di rintracciare un libriccino dalle copertina di pelle rossa marocchina che, se letto, porterebbe alla morte di tutti i vampiri del mondo. Al suo fianco, con grande piacere, la sua fida cameriera Hermine (Birgit Minichmayr), personaggio alla Magenta; e, più malvolentieri, il suo nipote più giovane, vampiro anche lui come tutta la famiglia ma vegetariano e goloso di dolci, di nome Rudi Bubi von Strudel (Thomas Schubert). Contro o attorno a loro, due anziani vampirologi, poliziotti che sembrano usciti dal P’tit Quinquin di Bruno Dumont, lo psicoterapeuta di Bubi (Lars Eidinger) e perfino Conchita Wurst (in vari ruoli compreso quello di sé stessa).


Si sarà capito che The Blood Countess è un film strampalato, demenziale e colto assieme (i dialoghi sono stati scritti dalla regista assieme alla Premio Nobel Elfriede Jelinek, che ha curato in particolare i tanti riferimenti alla storia e alla cultura di Vienna e dell’Austria tutta), dove tutto è barocco e un po’ visionario, spesso anche sgangherato oltre le intenzioni dell’autrice. Forse Ottinger voleva dire anche qualcosa sul presente, ma se è così, non si è ben capito. Ma con tutti i suoi limiti, e con l’essere forse un po’ senile, The Blood Countess ha comunque il merito di essere anche piuttosto divertente, e decisamente pagliaccione.

At the Sea

Se Ulrike Ottinger non si prende troppo sul serio, chi si prende sempre tantissimo sul serio è l’ungherese Kornél Mundruczó (quello, per dire, di Pieces of a Woman), per la prima volta in concorso al Festival di Berlino con il suo nuovo film che si intitola At the Sea. Anche in questo caso la protagonista è una donna, la Laura di Amy Adams, appena tornata dalla sua famiglia nella casa di Cape Cod che era stata di suo padre dopo sei mesi di assenza. Il padre di Laura era un famoso coreografo con una grande inclinazione per l’alcool e le droghe e poca attenzione per la figlia; da lui Laura ha ereditato passione e talento per la danza, ma anche quello per il bere, e quei sei mesi di assenza li ha passati a disintossicarsi dopo un brutto incidente d’auto. Ma iniziare un nuovo capitolo della sua vita, tra i fantasmi del passato, le pressioni del presente e le incertezze del futuro non sarà per lei facile: più facile tenersi lontano dalla bottiglia che altro.


Amy Adams, per carità, è brava come al solito (anche se la preferisco in ruoli meno depressi), ma il melodramma di Mundruczó, infarcito di insistenze, momenti inutilmente pensosi, flashback languido-traumatici e - ovviamente - goffi e inappropriati momenti di danza, non riesce mai a conquistare o a emozionare. A dirla tutta, non si capisce bene per qualche motivo si dovrebbe empatizzare con Laura, una che peraltro giustamente cerca pure di non essere compatita da amici e familiari di dubbia simpatia, visto che non c’è nulla nella sua storia di così personale o così ben raccontato da farcela sentire vicina. Non sarà senile, At the Sea, ma è cinema stanco, già visto, predigerito, omogeneizzato, perfino prescrittivo: perché lo spettatore non lo accompagna da qualche parte ma lo spinge verso un’emozione precotta e processata che è senza sapore.



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lunedì 16 febbraio 2026

I migliori film in streaming di Bill Nighy, nel cast di Mission Shelter

Nel cast dell’action Missione Shelter, in arrivo questa settimana e che vede protagonista lo specialista del genere Jason Statham, troviamo anche il grande veterano Bill Nighy. Specializzato nella commedia dove si è distinto con interpretazioni sublimi, l'autore ha esplorato volentieri anche altri generi come il fantastico e il dramma, ottenendo discreti successi di pubblico. Eccovi dunque cinque film in streaming selezionati tra i migliori della filmografia di Bill Nighy, interprete che amiamo qualsiasi ruolo scelga. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Bill Nighy, nel cast di Missione Shelter

  • Love Actually - L’amore davvero
  • L’alba dei morti dementi
  • I Love Radio Rock 
  • Questione di tempo
  • Living 

Love Actually - L’amore davvero (2003)

Il film di culto diretto da Richard Curtis vede Bill Nighy divertentissimo e  sempre pigliato primeggiare in un cast che comprende Emma Thompson, Hugh Grant, Colin Firth, Keira Knightley, Liam Neeson, l’indimenticato Alan Rickman e molti altri. Love Actually - L’amore davvero lavora su una sceneggiatura briosa che sa sfruttare al meglio il cast corale. Ci si diverte, ci si intenerisce. Insomma, tutto funziona a dovere per questo oggetto cinematografico amato da praticamente tutti. La dichiarazione d’amore alla Knightley fatta con i cartelli è entrata nella storia del cinema. Night vince il BAFTA come non protagonista. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

L’alba dei morti dementi (2004)

Partecipazione come sempre briosa a un altro film di culto come la parodia dello zombie-movie che ha lanciato la carriera del regista Edgar Wright e del protagonista Simon Pegg. E a ragion veduta, in quanto L’alba dei morti dementi non risparmia gore ma si regge su una serie interminabile di trovate comiche irresistibili. Partecipazioni straordinarie anche per Martin Freeman e Rafe Spall, mentre Nick Frost come spalla di Pegg è impagabile. Enorme successo nel Regno Unito, consacrazione a livello internazionale per una commedia al sangue sbarazzina e nonsense come tutte dovrebbero essere. Geniale a tratti. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

I Love Radio Rock (2009)

Ancora Richard Curtis dirige questa commedia corale quasi totalmente ambienta in una piccola nave dove risiedono i realizzatori di una radio pirata. I Love Radio Rock non possiede la coerenza strutturale degli altri film di Curtis, ma si distingue per la sua messa in scena libera e viscerale, con momenti di cinema corale davvero suggestivo. Nel cast di I Love Radio Rock spicca il mai dimenticato Philip Seymour Hoffman, in un ruolo dolcissimo e variegato. Cinema di svago ma con un’anima gentile e idealista. Nighy come pirata portante della combriccola di squinternati è semplicemente irresistibile. Da vedere soprattutto per lui. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Questione di tempo (2013)

Questa volta la dimensione comica del film di Curtis viene accostata a quella romantica con esiti sorprendenti e potenti. Domhnall Gleeson è protagonista di Questione di tempo, dove tenta di rubare il cuore di una bravissima Rachel McAdams. A Nighy il ruolo struggente del padre del protagonista, il quale possiede il suo stesso dono fantastico. Sceneggiatura piena di idee potenti, qualche risata ma soprattutto una marea di sentimenti  palpitanti. Altro piccolo gioiello di cinema semplice eppure raffinato, composito ma capace di arrivare dritto al cuore. I duetti tra Gleeson e Nighy sono la cosa migliore del film, strappalacrime nel senso migliore del termine. Disponibile su Rakuten TV, CHILI,Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, NOW.

Living (2022)

Arriva per Nighy una meritatissima nomination all’Oscar per questo dramma in costume diretto da  un molto ispirato Oliver Hermanus. remake del film bellissimo di Akira Kurosawa, Living ci regala un protagonista di possanza psicologica e statura morale elevatissime, che incarna il meglio delle qualità intrinseche dell’essere umano. Ricostruzione d’epoca accurata e al tempo stesso semplicissima, attori di contorno che supportano ottimamente il ruolo principale. Film che emoziona quasi in silenzio, che si lascia seguire nella sua fluidità drammatica di innegabile efficacia. Nomination anche per la sceneggiatura non originale scritta del grande romanziere Kazuo Ishiguro. Per palati fini e desiderosi di emozioni intense. Bellissimo. Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.



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