
Da oggi 5 settembre al cinema, si tratta di un illuminante racconto su una coppia e il loro progetto di diventare contadini nel massimo rispetto della natura.
Uno dei regali più preziosi che possiate farvi è andare a vedere La fattoria dei nostri sogni, da oggi 5 settembre al cinema distribuito da Teodora.
È un illuminante racconto sul radicale cambio di direzione preso da John e Molly Chester, lui filmmaker lei food blogger, che nel 2011 da un appartamento a Los Angeles si sono trasferiti in 200 acri di campagna fuori città per diventare contadini. Il documentario, diretto e narrato dallo stesso John, non mette però a fuoco la loro storia. A parte la premessa in cui è spiegato il progetto e le circostanze in cui è stato avvviato, il cuore del racconto è la creazione e la comprensione di un ecosistema, perché il desiderio di Molly è sempre stato quello di avere una fattoria basata sull'agricoltura tradizionale. In un mondo che ha industrializzato l'agricoltura privilegiando la coltivazione settoriale, intensiva e standardizzata di singole specie vegetali, per massimizzare resa e profitto, quanto può essere folle creare da zero un'area verde basata sulla diversificazione, con piante e animali selvatici che lavorino insieme in un ciclo vitale per autoalimentarsi in modo perpetuo e in armonia? Gli otto anni trascorsi da John e Molly per trasformare un terreno sterile in una fattoria da fiaba, sono condensati nelle immagini di questo documentario molto emozionante.
Ci sono tanti frutti da cogliere nella La fattoria dei nostri sogni, ovunque la si guardi. È un film educativo per adulti e bambini, perché l'approccio all'agricoltura è fatto nel massimo rispetto della natura e del suo ciclo vitale. Nessun prodotto chimico, nessun veleno, nessun intervento dell'uomo che possa alterare l'ecosistema. Gli uccelli mangiano i frutti? Le marmotte divorano le radici? I coyote sbranano le galline? È la natura e imparare a conoscerla, noi che abitiamo in scatole di cemento, può elevarci umanamente e spiritualmente. È un film emozionante raccontato con grande bravura da Chester che sembra riempire il tempo di visione con estrema semplicità, nel quale senza accorgercene ci scopriamo in apprensione per una scrofa, una pecorella o per un grosso problema con le lumache. Avete mai avuto gli occhi lucidi per la sorte di un gallo? Per la nascita di un vitello? Per un coyote ferito? Accadrà, nel modo più naturale possibile, sia che vi troviate fisicamente alla fattoria nel massimo coinvolgimento possibile, sia che siate seduti in sala vederne le cronache.
È un film visivamente spettacolare che sfiora il documentario naturalistico, lo sfiora perché non ha intenzione di esserlo, ma è seducente assistere all'evoluzione della storia che mescola immagini catturate con un cellulare a quelle di camere professionali, fino alle riprese notturne e agli slow-motion di altissima qualità di api in volo, raggi di sole tra le foglie e piogge torrenziali. È anche un film di grande ispirazione perché ci ricorda che bisogna rallentare, concedersi il tempo di osservare un problema che può sembrare insormontabile, perché una soluzione creativa magari è a portata di mano. Ci ricorda anche che il senso dell'esistenza che cerchiamo non è il nostro, non siamo noi umani al centro dell'attenzione. Facciamo anche noi parte dell'impermanenza della vita, di un ciclo del quale più riusciamo a esserne parte e più comodi stiamo, più limitiamo il nostro intervento rispettando la natura e più giovamento trarremo in futuro. Alla fine l'armonia che tutti desideriamo altro non è che il costante lavoro di tenersi in equilibrio nella disarmonia. Nel modo più armonico possibile.
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