giovedì 29 settembre 2016

Elvis & Nixon

Introdotto da accattivanti titoli di testa che omaggiano a piene mani l'estetica degli anni '70, scandito da didascalie qua e là fin troppo ridondanti che frammentano il testo in sequenze di sapore quasi teatrale Elvis & Nixon, diretto da Liza Johnson, è un breve film (sotto i novanta minuti) di buona fattura che racconta l'incontro avvenuto nel dicembre del 1970 fra il presidente e la star americana nello studio ovale. Il film precisa fin dalle primissime didascalie che solo a partire dai primi mesi del 1971 Nixon prese l'abitudine di far registrare le conversazioni tenutesi alla Casa Bianca (chi di spada…), ciò significa che il film che ci accingiamo a vedere è – fatta salva la non trascurabile circostanza che l'incontro è davvero avvenuto – opera d'invenzione, congettura. Del resto le uniche sequenze esplicitamente rubricabili alla voce footage sono brevissimi sgranati frammenti di ripresa della Washington di allora, catturati attraverso i finestrini di un'auto. La piacevolezza del film consiste essenzialmente nella capacità di declinare una macrostruttura classica con un ritmo, una sceneggiatura e dei dialoghi che al contempo tradiscono fin troppo chiaramente la lezione paradossale e citazionista del cinema americano anni ‘90, diciamo così, alla Coen/Tarantino. Le tre macrosequenze sono invece, per l'appunto, di assoluta classicità: i preparativi del viaggio di Elvis da Graceland a Washington passando per Los Angeles a recuperare l'amico Jerry, allo scopo di incontrare Nixon per offrire i propri servigi come agente sotto copertura (tesi), i tentativi all'inizio vani di forzare il sostanziale disinteresse del presidente, animale politico fondamentalmente tetragono alle sollecitazioni e all'appeal mediatico dello show business e dei miti della modernità (antitesi) e, infine, lo happy end, una specie di autentico e sorprendente innamoramento di Nixon brutto anatroccolo, conquistato (anche) dal modello di mascolinità consapevole di Elvis (sintesi). Il tutto avviene non senza, appunto, il ricorso a qualche episodio liminare e parentetico, a qualche figura di raccordo, a qualche iperbole nei dialoghi e nelle caratterizzazioni soprattutto di Elvis. Per un film come questo una scelta centrale da compiersi era il casting e il make up, in particolare per i due protagonisti, personaggi famosissimi, esposti mediaticamente, oggetto di imitazioni (e - soprattutto Elvis - affiancato da frotte di sosia), nonché già rappresentati al cinema. E la regista ha opportunamente optato per una condivisibile via di mezzo: i volti non inseguono minimamente le somiglianze, Michael Shannon, in più di una sequenza ci ha semmai ricordato Michael Jackson, mentre nell'abbigliamento e nella postura la regista ha cercato di evocare il più possibile i modelli reali. Kevin Spacey, che interpreta Nixon, aveva – e lo sapeva lui, lo sapeva la regista, lo sanno buona parte degli spettatori –un problema ulteriore: riuscire a lasciarsi alle spalle quanto più possibile Frank Underwood, il presidente USA di House of Cards, il personaggio che proprio lo Studio Ovale, dove avviene l'incontro, lo conosce a menadito. Lavorando magistralmente sul corpo e sulle espressioni facciali (arcigne e quasi deformi), Spacey, va detto, ci è riuscito a meraviglia. E anche lo Shannon ben più dinoccolato di un Elvis seppur non ancora completamente debordato dei primi anni '70 è molto credibile. Lo spettatore non può non chiedersi se il film si esaurisca in un colto e disincantato hommage a un'epoca trascorsa (disincantato anche perché in fondo privo di mitizzazione, per esempio in un uso antifrastico del soundtrack, musica nera a cavallo fra anni '60 e anni '70, neanche un pezzo di Elvis!) o se vi sia anche un inconfessato intento di critica culturale al presente, dove l'endorsement di attori e cantanti è una risorsa irrinunciabile per candidati presidenti o presidenti in carica. In fondo la rozza indifferenza di Nixon fa proprio tenerezza.

(Elvis & Nixon). Regia: Liza Johnson sceneggiatura: Joey Sagal, Hanala Sagal, Cary Elwes; fotografia: Terry Stacey; montaggio: Sabine Hoffman, Michael Taylor; interpreti: Michale Shannon (Elvis), Kevin Spacey (Nixon), Alex Pettyfer (Jerry), Johnny Knoxville (Sonny), Colin Hanks (Krogh), Evan Peters (Chapin); produzione: Autumn Productions, Elevated Films, Holly Wiersma Productions origine: Usa 2016; durata: 86'. Proposta di voto: 4 stelle su 5.



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