“Cannes, con la Quinzaine des Réalisateurs, ci sembra un posto fantastico per far vedere il film". Come dare torto ai due trentenni, Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, che hanno presentato nella sezione diretta da Paolo Moretti il loro ultimo film, Re Granchio, primo lavoro di finzione per la coppia, che uscirà prossimamente per Istituto Luce Cinecittà.
Siamo nelle campagne del viterbese, ai giorni nostri. Alcuni vecchi cacciatori ricordano insieme la storia di Luciano, che rimanda al tardo Ottocento. Luciano è un ubriacone che vive in un borgo della Tuscia. Il suo stile di vita e la sua ribellione al dispotico principe locale lo hanno reso un reietto per il resto della comunità. In un estremo tentativo per proteggere dal principe la donna che ama, Luciano commette un atto scellerato che lo costringe a fuggire in esilio nella Terra del Fuoco. Qui, la ricerca di un mitico tesoro, al fianco di marinai senza scrupoli, si trasforma per lui in un’occasione di redenzione. Ma la febbre dell’oro non può seminare che tradimento, avidità e follia in quelle terre desolate
“È nato come i nostri altri film”, ci hanno raccontato a Cannes, “durante un pranzo degli anziani cacciatori in mezzo alla campagna del viterbese hanno iniziato a parlare di questo Luciano. Ma a differenza delle altre volte di questa storia se ne sapeva poco, non c’erano dettagli. Allora abbiamo cercato di portare avanti la conversazione che finiva quando questo personaggio veniva esiliato in Argentina. Nessuno di loro era mai stato lì, quindi non si sapeva la fine. Una volta sentita la vicenda e fatte domande in giro, anche nella Terra del fuoco, abbiamo costruito il progetto con queste caratteristiche, insieme ai produttori. Le idee ci sono sfuggite di mano nella fase di sceneggiatura, ma poi a livello del progetto avevamo le idee chiare su come impostarlo.”

Luciano e l’amata Emma, reclamata anche dal principe, sono i due attori, interpretati da Gabriele Silli e Maria Alexandra Sulla, in un mare di volti che rappresentano personaggi vicini al loro vissuto. “Gabriele Silli è un artista e un amico”, hanno aggiunto i registi. “Serviva una persona che potesse essere un outsider all’interno della comunità. Aveva delle caratteristiche anche fisiche corrette per il personaggio, e lui si è messo al lavoro fin da subito. La sua barba è la testimonianza del compromesso che ha accettato per il film. Abbiamo costruito Luciano insieme a lui, siamo stati molto tempo insieme a Vejano, dove si è anche trasferito. Ha fatto un lavoro incredibile, arrivando anche in Argentina due mesi prima.”
Un finale, o meglio una seconda parte di Re Granchio, che Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis si sono inventati, portandolo fino dall’altra parte del mondo, o quasi. "Abbiamo prima scoperto dove era finito, trovando un omonimo arrivato a Buenos Aires in quegli anni. Poi da lì abbiamo provato a fare altre ricerche e siamo finiti per vari motivi nella Terra del fuoco, dove siamo andati anche noi per ispirarci. Abbiamo portato dentro letteratura e personaggi che potevano aver vissuto storie simili. Poi abbiamo inserito racconti locali. Era il punto di partenza del progetto: prendere una storia raccontata oralmente in un posto, per poi traslarla in un’altra parte del mondo, fino a che, intrecciata, ne formava una sempre nuova. Abbiamo scoperto che la Terra del fuoco a fine Ottocento era in piena febbre dell’oro. Si diceva ci fosse, anche se poi ce n’era poco, ma un’enorme quantità di persone, proprio come negli Stati Uniti, è finita in quei posti ostili a cercare fortuna.”
Una Terra del fuoco che li ha stupiti per l’assenza di predatori, con solo la poco minacciosa volpe a movimentare uno scenario “ostile, ma stranamente placido. C’è poi il granchio, che ha ispirato il titolo, arrivato quasi subito, già prima di scrivere il film. È un animale assurdo e magico, e ci piaceva portare in Re Granchio un elemento di magia. “Il nostro immaginario è cinefilo”, hanno proseguito, “è il modo in cui lavoriamo con il direttore della fotografia, il musicista e i nostri collaboratori. È uno scambio costante di idee sul cinema. C’è voluto molto a fare questo film, sono tutti con noi fin dall’inizio. Abbiamo lavorato molto su come distinguerlo fra la prima parte nel viterbese e la seconda in Argentina. C’è un immaginario anche western, frutto di un lavoro collettivo legato a scontri costanti di idee, un lavoro corale."
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