È un po’ di tempo che il cinema, tenendosi al passo con la società, si va facendo gender fluid. Certo cinema, almeno.
Finzione e documentario son diventate categorie quasi obsolete, con l’etichetta di “cinema del reale” pronta a essere incollata sopra qualsiasi prodotto di origine documentaria abbia rotto convenzioni o dogmi passatisti, e con la fiction che sempre più spesso flirta con gli statuti realtà (per tacer delle storie realmente accadute).
Con A Cop Movie, però, la fluidità di generi del cinema contemporaneo ha trovato una nuova frontiera espressiva: tanto interessante dal punto di vista teorico, quanto convincente da quello pratico.
D’altronde, dietro A Cop Movie c’è uno bravo davvero: Alonso Ruizpalacios, talento messicano con all’attivo due film davvero notevoli come Güeros (che trovate in streaming su Amazon Prime Video) e il divertentissimo Museo (che al momento purtroppo non c’è su alcuna piattaforma).
Fiction, documentario, metacinema: A Cop Movie non è nessuna di queste cose in purezza, ed è tutte e tre queste cose combinate con fantasia e irriverenza dentro a un solo film.
Si parte con la storia di Teresa, che fa la poliziotta a Città del Messico, figlia di padre poliziotto anche lui. Ruizpalacios la segue nel suo lavoro, ascolta i suoi racconti, la sua storia. Ma la forma è curata e studiata come A Cop Movie fosse un “vero” poliziesco. Poi, attraverso passaggio di testimone abbastanza disturbante, si passa a Montoya che invece aveva il fratello, in polizia: cambia il soggetto, ma il film mantiene le stesse modalità. Un terzo capitolo ci rivela il rapporto tra i due protagonisti (e getta una luce diversa su quel momento di transizione). E poi ecco arrivare, non del tutto a sorpresa, un quarto capitolo in cui Ruizpalacios rompe la quarta parete mostrando come a interpretare Teresa e Montoya fossero due attori, e la storia della loro preparazione al film.
Infine, si torna su Teresa e Montoya sovrapponendo interpreti e persone reali.
Alla fine di A Cop Movie, non si sa bene cosa si sia visto. Meglio: non si sa bene se e quanto di ciò che abbiamo visto sia reale e cosa invece frutto di fantasia. Si sa, però, che non importa, che non c’è alcun bisogno di distinguere.
Ruizpalacios - che oltre a essere assi bravo dal punto di vista tecnico e visivo, capace di centrare immagini molto forti, è uno dotato di grande ironia, grazie al cielo - mette in scena le vicende dei suoi protagonisti imitando - nella scelta delle inquadrature, del montaggio e perfino della colonna sonora - il cinema poliziesco degli ultimi quaranta e passa anni, dalle zoomate degli anni Settanta fino agli inseguimenti a piedi alla Arma letale dei Novanta, sfiorando anche la ruvidità aspra di certi film più contemporanei, specie quando lavora tematicamente sui nodi più spinosi del lavoro in polizia, e del problema della corruzione in particolare.
Perché il lavoro di Ruizpalacios sulla forma, oltre a cavalcare la fluidità di generi, è funzionale anche al discorso che A Cop Movie porta avanti: quello su cosa possa voler dire oggi lavorare in polizia, specie in uno stato così complicato come il Messico.
I due protagonisti della storia sono mossi da motivazioni sincere, e dagli esempi che avevano in famiglia, ma non tutti i loro colleghi (o i cadetti che i due attori che li interpretano incontrano quando, per prepararsi al film, frequentano per davvero l’accademia di polizia) sono altrettanto motivati.
Per molti quello del poliziotto è un lavoro come un altro, senza nessun ideale o nessuna passione. E, quindi, in molti il germe della corruzione, così come quello della violenza e dell’abuso, attecchisce più facilmente.
E se c’è chi vede la polizia come quel che dovrebbe essere, ovvero servizio pubblico destinato ad aiutare i cittadini, tanti invece - per via di quella corruzione, di quella violenza e di quegli abusi - della polizia hanno paura più che della criminalità.
Anche in questo caso, racconta Ruizpalacios, la questione è fluida. E complessa. E dove stia la verità e dove la sovrastruttura, anche in questo caso, è poco importante. L’importante, racconta A Cop Movie, è l’esperienza, la sensazione.
L’immagine. Del cinema e della polizia.
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