lunedì 31 agosto 2026

Primetime: Chris Hansen salva l'interpretazione di Robert Pattinson però ha visto solo il trailer del film

Finalmente Chris Hansen dice la sua in merito alla performance di Robert Pattinson in Primetime. Ciò non significa che abbia visto il film, dal momento che quando ne ha avuto l’occasione si è rifiutato di firmare il classico foglio in cui si chiedeva di non fare spoiler o dare giudizi prima della presentazione al Festival di Venezia 2026, dove sarà presentato in concorso. Il celebre giornalista televisivo americano ha dovuto ripiegare sul trailer del film, ma la buona notizia, che ci arriva da The Hollywood Reporter, è che la performance dell'attore britannico non gli è dispiaciuta. Parlando con Entertainment Tonight, Hansen ha dichiarato:

Ovviamente si vede che ha studiato per diventare me, e anche se mi sembra che sia eccessivamente teatrale, penso che nel trailer mi imiti piuttosto bene.

Il giudizio dell'uomo che è diventato famoso per il format investigativo To Catch e Predator, che ha permesso di smascherare adulti che volevano incontrare minori conosciuti su Internet, è piuttosto cauto. I suoi familiari, invece, si sono sbilanciati di più, in particolare la sua consorte:

In realtà non è esattamente la mia opinione ma ciò che pensano le altre persone. Mia moglie e il resto della mia famiglia ritengono che sia stato molto bravo nell’imitarmi.

Dopodiché Chris Hansen ha espresso alcune perplessità, spiegando che il personaggio di Pattinson non è proprio un suo ritratto.

Dice cose che io non ho mai detto e fa cose che io non ho mai fatto, e non sono certo io. Io sono una persona gentile, tranne quando ho a che fare con assassini e predatori. Credo che la gente debba tenere a mente che si tratta di un'opera di finzione, che però prende spunto da fatti realmente accaduti.

In diverse occasioni, il giornalista ci ha tenuto a precisare di non essere stato coinvolto nel film, nel senso che né ha incontrato Robert Pattinson che gli ha chiesto qualche consiglio né è stato contattato dalla produzione. Tuttavia ha acquistato gli spazi pubblicitari da trasmettere prima di ogni proiezione di Primetime, invitando negli spot il pubblico a visitare TruBlu, la sua piattaforma streaming specializzata in cronaca nera fondata nel 2020 insieme al produttore Shawn Rech. A questa notizia non tutti hanno reagito positivamente. Sui social qualcuno ha scritto: "Parte già male il film".

Avendo visto Robert Pattinson in svariati film, non ultimo Odissea di Christopher Nolan, sappiamo quanto sia diventato bravo, perciò ci sembra difficile credere che sia stato teatrale nella sua interpretazione. Però capiamo quanto possa essere difficile apprezzare in pieno qualcuno che diventa la nostra riproduzione su grande schermo. Per giudicare dobbiamo aspettare il 15 ottobre, giorno in cui il film conquisterà le nostre sale. Nel cast troviamo anche Merritt Wever, Skyler Gisondo, Matthew Maher, Jessica Blackmore e Anna Faris. La regia è di Lance Oppenheimer, che ha alle spalle diverse esperienze da documentarista.



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domenica 30 agosto 2026

I migliori film in streaming interpretati da Tony Leung Chiu-wai, perfetto protagonista di Silent Friend

L’arrivo nelle sale italiane dell’affascinante Silent Friend diretto da Ildikó Enyedi ci offre la possibilità di dedicare i nostri odierni cinque film in streaming al suo magistrale protagonista Tony Leung Chiu-wai. Pochi interpreti hanno rappresentato quanto lui l’eleganza e la versatilità. Celebrato in tutto il mondo, questo attore ha realizzato una serie di capolavori indimenticabili, di cui i cinque film in streaming che trovate qui sotto testimoniano soltanto una minima parte. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati dal grande Tony Leung Chiu-wai, protagonista di Silent Friend

  • Hong Kong Express
  • In the Mood for Love
  • Infernal Affairs
  • Lussuria - Seduzione e tradimento
  • The Grandmaster 

Hong Kong Express (1994)

Raramente troverete la poesia del quotidiano raccontata con tale gentilezza e spessore emotivo. Wong Kar-Wai realizza un film spaccato in due, in cui la parte che vede protagonisti Tony Leung Chiu-wai e Faye Wong è una storia d’amore traslata, diluita e irresistibile. Hong Kong Express è senza alcun dubbio un capolavoro che conferma il carisma e la bravura dell’attore principale. Un titolo che ti regala qualcosa ogni volta che lo vedi, e continua ad abbracciarti come un vecchio amico che non puoi proprio smettere di amare. Di una densità sensoriale indescrivibile. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video.

In the Mood for Love (2000)

La collaborazione con Wong Kar-wai che regala a Tony Leung Chiu-wai la Palma d’Oro a Cannes come miglior attore è anche uno dei suoi lungometraggi maggiormente celebrati. E con piena ragione, in quanto In the Mood for Love è un puzzle estetico ed emozionale potente, intenso, fatto di rimandi e sensazioni che raccontano alla perfezione i sentimenti reciproci dei suoi personaggi principali. Ovviamente anche Maggie Cheung é divina, suadente ed eterea, ed eleva il risultato finale di un film che davvero sfiora la perfezione. Noi preferiamo tutto sommato il precedente di questa lista, ma sono davvero dettagli. Si tratta comunque di grande, grandissimo cinema d’autore. Disponibile su CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Infernal Affairs (2002)

Uno dei crime-thriller più celebrati della storia del cinema contemporaneo. Andrew Lau e Alan Mak dirigono meravigliosamente Tony Leung Chiu-wai e Andy Lau lavorando su una sceneggiatura che proporne uno dei più grandi giochi di specchi mai inventati. Bene e male si intersecano in una storia di dedizione e tradimento che si trasforma in un enorme successo di critica e pubblico. Nel 2006 Martin Scorsese adopera Infernal Affairs come base per il suo The Departed - Il bene e il male, che lo porta finalmente all’Oscar. Tagliente, nichilista, forsennato e grandioso. Nell’ambito del cinema di genere, il meglio del meglio per Tony Leung Chiu-wai. Imperdibile e sempre efficace. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Rai Play.

Lussuria - Seduzione e tradimento (2007)

Secondo Leone d’Oro a Venezia per il grande Ang Lee, il quale mette in scena questa storia d’amore, spionaggio e tradimento con uno stile estetico di primissimo ordine. Infatti Lussuria - Seduzione e tradimento si rivela un melodramma di incredibile presa emotiva, in cui Tony Leung Chiu-wai interpreta un personaggio negativo, ambiguo ma impossibile da dimenticare. Un figura in chiaroscuro problematica e affascinante, affiancata dall’esordiente e altrettanto bravissima Tang Wei e da un cast di supporto prezioso che vede anche Joan Chen e Wang Leehom in forma smagliante. Doloroso, per nulla deciso a scendere a compromessi, un thriller erotico di grandiosa fattura. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

The Grandmaster (2013)

Chiudiamo nuovamente con Wong-Kar Wai, il quale con The Grandmaster torna al wuxia pian mescolandolo con grandiosa visione alla sua idea di cinema estetizzante. Tony Leung Chiu-wai e Zhang Ziyi sono intensi, appassionanti e tragici protagonisti di un film magnifico, iperbolico nel racconto quando folgorante nella messa in scena. Un lungometraggio prezioso, straripante, che emoziona con immagini straordinarie e personaggi calibrati intorno a una densissima malinconia. Nomination all’Oscar per la fotografia e i costumi, un labirinto di immagini e sentimenti che si intrecciano a formare un'esperienza cinematografica unica. Semplicemente bellissimo. Disponibile su Rakuten TV, Apple Itunes, Amazon Prime Video.



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Al Festival di Venezia niente conferenza stampa della Giuria quest'anno

A quanto riporta Deadline Hollywood, che sostiene di aver avuto conferma direttamente dal festival, quest'anno a Venezia non si terrà la consueta conferenza stampa con la Giuria che assegnerà il Leone d'Oro e gli altri premi principali. La testata inizialmente ha ipotizzato che la decisione fosse dovuta al trend delle ultime conferenze festivaliere, in cui il tema politico (soprattutto il dramma di Gaza) è stato oggetto delle domande della stampa, tanto che alcuni registi si sono trovati a loro dire impreparati (come l'anno scorso Alexander Payne proprio a Venezia) o, come a Berlino, dove Wim Wenders ha detto che il cinema non deve occuparsi di politica, suscitando una marea di polemiche, di cui si è parlato anche durante l'incontro con la Giuria a Cannes. Il Festival di Venezia, sempre secondo Deadline, ha spiegato la cancellazione della conferenza stampa con i giurati con un problema di programmazione in conflitto, senza dare ulteriori chiarimenti. Peccato, perché la Giuria di quest'anno è una delle più interessanti degli ultimi anni e certo non ci sarebbe dispiaciuto sentire questi personaggi esprimere le loro opinioni.

La Giuria di Venezia 83

Ricordiamo che la Giuria di Venezia 83, presieduta dall'attrice, regista e sceneggiatrice americana Maggie Gyllenhaal, ha tra i componenti anche due delle registe più interessanti emerse negli ultimi anni, la franco-tunisina Kaouther Ben HAnia, autrice del premiato e sconvolgente La voce di Hind Rajab e l'afgana Shahrbanoo Sadat, il cui notevole No Good Men è arrivato quest'anno nei nostri cinema. Ci sono poi il compositore e artista inglese Daniel Blumberg (The Brutalist), il semiologo e critico italiano Francesco Casetti, il regista e sceneggiatore francese Xavier Giannoli e il regista e produttore di Hong Kong, Johnnie To. Se quanto riportato da Deadline corrisponde a verità, quest'anno la stampa non avrà occasione di incontrarli, e, qualunque sia il motivo, è un vero peccato.



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Su Prime Video c'è il capolavoro anime che sembrava già Inception (ma uscì 4 anni prima)

Sono passati vent'anni da quando Satoshi Kon ha portato sul grande schermo un mondo in cui sogni e realtà potevano confondersi fino a diventare indistinguibili. Oggi Paprika è disponibile in Italia su Prime Video per il noleggio o l'acquisto e il ventesimo anniversario offre l'occasione perfetta per riscoprire uno dei film d'animazione più visionari degli anni Duemila. Anche perché, a distanza di anni, il confronto con Inception di Christopher Nolan continua a essere impossibile da ignorare.

Paprika era già un film sul futuro vent'anni fa

Uscito in Giappone nel novembre 2006, Paprika è il quarto e ultimo lungometraggio diretto da Satoshi Kon, morto nel 2010 a soli 46 anni. Il film nasce dal romanzo omonimo di Yasutaka Tsutsui, pubblicato nel 1993, ma Kon aveva iniziato a pensare a un adattamento cinematografico già nel 1998, molto prima che il progetto trovasse finalmente la strada per la produzione. Nel 2003 il regista incontrò Tsutsui, che gli diede la sua benedizione per trasformare il romanzo in un film.

La storia segue Atsuko Chiba, una psicologa che utilizza un dispositivo sperimentale chiamato DC Mini per entrare nei sogni dei pazienti. Nel mondo onirico, Atsuko assume l'identità di Paprika, una sorta di detective dei sogni. Quando alcuni prototipi del dispositivo vengono rubati, il confine tra realtà e subconscio comincia a sgretolarsi, trascinando i personaggi in una spirale sempre più surreale. Ma è proprio il modo in cui Kon racconta tutto questo a rendere Paprika così moderno.

Il regista non costruisce il mondo dei sogni come un universo ordinato, con regole precise che lo spettatore deve imparare. Al contrario, lascia che immagini, identità, ricordi e ambienti si trasformino continuamente davanti ai nostri occhi. Già nella sequenza iniziale il film mette in chiaro le proprie intenzioni: uno spazio si trasforma in un altro attraverso passaggi rapidissimi, creando una continuità visiva tra luoghi che, nella realtà, non potrebbero mai essere collegati. È un modo di raccontare i sogni attraverso le immagini prima ancora che attraverso la trama, esattamente come Kon spiegava di voler fare durante la lavorazione del film.

E poi è arrivato Inception

Paprika è particolarmente interessante per chi ama il cinema di Christopher Nolan. Quattro anni dopo l'uscita dell'anime di Kon, Inception avrebbe portato al grande pubblico un'altra storia costruita intorno alla possibilità di entrare nei sogni, esplorare il subconscio e muoversi attraverso livelli di realtà sempre più instabili. Le somiglianze non si fermano alla premessa. In entrambi i film, il sogno diventa un luogo fisico da attraversare, mentre corridoi, edifici e interi ambienti possono deformarsi, collassare o cambiare improvvisamente. Anche alcuni elementi visivi di Paprika, dagli spazi che si trasformano ai passaggi tra diversi livelli di coscienza, hanno inevitabilmente alimentato il confronto con il thriller interpretato da Leonardo DiCaprio.

Ed è proprio qui che bisogna fare una distinzione. Dire che Christopher Nolan abbia semplicemente copiato Paprika è una conclusione troppo netta. Le somiglianze sono state ampiamente notate da critici e studiosi, ma non esiste una prova solida che il film di Kon sia all'origine dell'idea centrale di Inception. La questione dell'influenza diretta è rimasta invece molto più sfumata. Negli anni si è parlato anche di un presunto riferimento di Nolan a Paprika per il personaggio di Ariadne (Ellen Page), ma non esiste una dichiarazione diretta e verificabile del regista che confermi questa teoria.

Il punto non è se Nolan abbia o meno preso spunto dall'anime di Kon, ma che due film realizzati in momenti e contesti completamente diversi sono arrivati a immaginare il mondo dei sogni in modi sorprendentemente vicini.

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Il capolavoro di Satoshi Kon che continua a sembrare moderno

La forza di Paprika sta nel modo in cui Kon utilizza l'animazione per fare qualcosa che il cinema tradizionale fatica a fare: rendere visibile il funzionamento caotico della mente. Il regista voleva spingere l'immaginazione oltre i limiti imposti dai suoi film precedenti, abbandonando in parte il realismo e lasciando che fossero soprattutto le immagini a guidare lo spettatore. Paprika nasce così come un film in cui il sogno non è una parentesi della realtà, ma un'altra forma di realtà, altrettanto concreta, pericolosa e affascinante.

È anche l'ultimo tassello di una filmografia breve ma straordinariamente influente. Dopo Perfect Blue, Millennium Actress e Tokyo Godfathers, Kon chiuse il suo percorso cinematografico con un'opera che raccoglie molte delle sue ossessioni: memoria, identità, cinema e il confine sempre più fragile tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo. Vent'anni dopo, Paprika non è semplicemente un anime da recuperare. Sembra ancora un film arrivato da un futuro che il cinema non ha ancora del tutto raggiunto.



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sabato 29 agosto 2026

Matthew McConaughey, il suo peggior infortunio sul set? Colpa del film con Christian Bale e i draghi

Matthew McConaughey ha attraversato praticamente ogni fase possibile della carriera hollywoodiana: da protagonista di commedie romantiche alla alla cosiddetta McConaissance, la rinascita professionale che lo ha portato a scegliere ruoli sempre più drammatici e ambiziosi, culminata con l'Oscar per Dallas Buyers Club. Oggi è tornato a far parlare di sé per due motivi molto diversi.

Da una parte, Come farsi lasciare in 10 giorni potrebbe presto avere un sequel: secondo quanto riferito da Entertainment Weekly, il progetto sarebbe attualmente in fase di sviluppo e dovrebbe coinvolgere nuovamente anche Kate Hudson, protagonista insieme a McConaughey del primo film. Dall'altra, negli Stati Uniti è appena arrivato The Rivals of Amziah King, il nuovo film di Andrew Patterson, nel quale l'attore interpreta un apicoltore anticonformista che si prende cura della figlia adottiva.

Eppure, tra i tanti ruoli che hanno segnato la sua carriera, c'è un film del 2002 che il divo ricorda per un motivo molto meno piacevole. Si tratta di Il regno del fuoco, flop fantascientifico post-apocalittico nel quale recitava accanto a Christian Bale. Nel 2025, ospite a Hot Ones, l'attore ha raccontato di essersi procurato proprio su quel set il peggior infortunio della sua carriera. La scena prevedeva che McConaughey e gli altri attori attraversassero un campo bruciato e scendessero all'interno di un tunnel attraverso una botola.

Il salto era di circa un metro e ottanta, ma inizialmente non rappresentava un problema: il fondo era illuminato e Matthew poteva vedere esattamente dove sarebbe atterrato, preparandosi quindi a piegare le ginocchia per assorbire l'impatto. Poi le luci cambiarono.

Un salto di quasi 2 metri andato decisamente male

A quel punto, McConaughey non riusciva più a vedere il fondo del tunnel, ma conosceva già la posizione esatta del pavimento e decise comunque di saltare. Il problema fu proprio che, non riuscendo a vedere il momento dell'atterraggio, non riuscì a preparare correttamente le gambe. Il risultato fu un'iperestensione della gamba sinistra, che lo fece crollare immediatamente a terra. Ripensandoci anni dopo, l'attore ha ammesso che avrebbe dovuto semplicemente fermare la scena e dire che non riusciva più a vedere il fondo. Un errore banale, che gli costò l'infortunio che ancora oggi ricorda come il peggiore subito durante la lavorazione di un film.

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La cosa curiosa è che tutto questo accadde per un titolo che, nonostante un'idea sulla carta decisamente spettacolare, finì per essere dimenticato molto rapidamente. Ma, prima di scoprire il perché, ecco una piccola curiosità sul cast: quando il film arrivò al cinema, Christian Bale e Gerard Butler erano ancora relativamente sconosciuti al grande pubblico internazionale. Entrambi avrebbero raggiunto la fama mondiale negli anni successivi, diventando due dei volti più riconoscibili del cinema contemporaneo. Nel film compare inoltre, in un piccolo ruolo, Jack Gleeson, destinato, pochi anni dopo, a diventare celebre in tutto il mondo nei panni di Joffrey Baratheon ne Il Trono di Spade.

Perché Il regno del fuoco fu un flop?

Il regno del fuoco aveva infatti tutti gli ingredienti per diventare un grande blockbuster: un futuro post-apocalittico, draghi, un'atmosfera cupa e due protagonisti come McConaughey e Bale. Il film, però, non riuscì a conquistare il pubblico. Con un budget di circa 60 milioni di dollari, incassò poco più di 82 milioni nel mondo: una cifra modesta, considerati anche i costi di marketing. A complicare le cose ci fu anche un'estate cinematografica particolarmente affollata, con film come Men in Black II, Spider-Man e Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni a contendersi l'attenzione del pubblico.

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Rimane però un curioso esempio del blockbuster dei primi anni Duemila: un'avventura con i draghi che cercava di essere contemporaneamente spettacolare e drammatica. E, almeno per McConaughey, è rimasta impressa per qualcosa di molto più concreto: un salto di quasi due metri fatto senza vedere dove sarebbe atterrato.



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Roger Waters, Matteo Garrone e i firmatari di un nuovo appello alla Mostra di Venice4Palestine

A un anno dal primo appello, Venice4Palestine torna a rivolgersi alla Biennale di Venezia, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e ai lavoratori del cinema, dell’audiovisivo e della cultura, chiedendo "nuove azioni concrete a sostegno della Palestina". Tra le richieste, "trasparenza lungo tutta la filiera cinematografica e sospensione degli accordi con enti e istituzioni legate al governo israeliano, la creazione di strumenti di tutela per i professionisti che scelgono di dissociarsi da tali rapporti e l’esposizione della bandiera palestinese per tutta la durata della Mostra, in occasione della presenza in selezione ufficiale dei due film palestinesi Al Mowaten Osama di Ahmed Hassouna e Hiwar ma’ albahr di Muayad Alayan".

Tra i firmatari dell’appello figurano il Premio Nobel Annie Ernaux, Roger Waters, Matteo Garrone, Anna Foglietta, Fabrizio Gifuni, Greta Scarano, Jasmine Trinca, Luigi Lo Cascio, Isabel Coixet, Nan Goldin, Paul Laverty, Teona Strugar Mitevska, Saleh Bakri e Céline Scianna, insieme a numerosi altri esponenti del cinema e della cultura internazionale.

L’appello è sostenuto anche da associazioni e collettivi italiani e internazionali, tra cui Global Sumud Flotilla, BDS Italia, Artists for Palestine Italia e Francia, FRACBI (Coordinamento francese del boicottaggio universitario, culturale e sportivo di Israele), Artisti #NoBavaglio, AMLETA, UICD – Unione Italiana Casting Directors e Voci per la Palestina.



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venerdì 28 agosto 2026

Callum Turner, da Animali fantastici a One Night Only: 5 film da recuperare in streaming

Callum Turner è appena arrivato al cinema con One Night Only, la nuova rom-com che lo vede protagonista accanto a Monica Barbaro. Ma prima di conquistare il pubblico con questa nuova avventura, l'attore britannico ha costruito una filmografia piuttosto interessante, passando dal mondo magico di Animali fantastici a grandi storie vere e adattamenti letterari. Alcuni dei suoi film, in particolare, hanno ottenuto risultati decisamente più importanti al botteghino di quanto si potrebbe immaginare. Ma quali sono i film di Callum Turner che hanno incassato di più nella sua carriera? E soprattutto, dove è possibile recuperarli oggi in streaming?

Emma – 28 milioni di dollari

Al quinto posto troviamo Emma, l'elegante adattamento del romanzo di Jane Austen diretto da Autumn de Wilde e interpretato da Anya Taylor-Joy. La storia segue la giovane Emma Woodhouse, convinta di avere un talento naturale nel combinare le coppie, con risultati spesso molto meno perfetti del previsto. Turner interpreta Frank Churchill, uno dei personaggi più affascinanti e ambigui del libro. L'attore portare sullo schermo il suo fascino e la sua sicurezza, lasciando però intravedere anche la complessità nascosta dietro il personaggio.

Dove vederlo: a noleggio o acquisto su Prime Video.

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Eternity – 35 milioni di dollari

Con Eternity, Callum Turner ha invece avuto l'occasione di essere protagonista di una storia romantica decisamente particolare. Il film immagina infatti un aldilà nel quale le anime devono scegliere con chi trascorrere l'eternità. Accanto a Elizabeth Olsen e Miles Teller, Turner interpreta Luke, il primo marito di Joan, morto giovane e rimasto ad aspettarla nell'aldilà per decenni. Il risultato è una corsa sulle montagne russe che mescola sentimento, ironia e un insolito triangolo amoroso.

Dove vederlo: Apple TV.

Erano ragazzi in barca – 55 milioni di dollari

Diretto da George Clooney, Erano ragazzi in barca racconta la vera storia della squadra di canottaggio dell'Università di Washington che riuscì a qualificarsi per le Olimpiadi di Berlino del 1936. Turner interpreta Joe Rantz, il giovane protagonista che deve superare enormi difficoltà personali per riuscire a inseguire il proprio sogno sportivo. È uno dei ruoli che hanno dimostrato più chiaramente la sua capacità di sostenere un film da protagonista, alternando fragilità e grande intensità emotiva.

Dove vederlo: MGM+.

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Animali fantastici: I segreti di Silente – 407 milioni di dollari

Il secondo posto appartiene al terzo capitolo della saga ambientata nel Wizarding World di Harry Potter. Animali fantastici: I segreti di Silente porta avanti lo scontro con Gellert Grindelwald e approfondisce anche il passato di Albus Silente. Turner torna nei panni di Theseus Scamander, il fratello maggiore di Newt e Auror del Ministero della Magia. Rispetto al film precedente, il personaggio assume un ruolo più importante e permette all'attore di muoversi tra azione e momenti più emotivi.

Dove vederlo: HBO Max.

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald – 654 milioni di dollari

Il film più redditizio della carriera di Callum Turner è Animali fantastici: I crimini di Grindelwald, secondo capitolo della saga con Eddie Redmayne nei panni di Newt Scamander. Qui Turner fa il suo debutto nel ruolo del già citato Theseus, un personaggio molto diverso dal fratello, più sicuro di sé e rispettato all'interno del Ministero della Magia. Con 654 milioni di dollari incassati nel mondo, il film resta nettamente il più grande successo commerciale della carriera dell'attore. E mentre Turner torna protagonista con One Night Only, la classifica racconta bene quanto sia stata varia la sua filmografia sino ad ora.

Dove vederlo: HBO Max.



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Avengers: Doomsday, indizio da Jeremy Renner: Occhio di Falco ci sarà? (FOTO)

Avengers: Doomsday riporterà in campo molti eroi del MCU, ma altri non sono stati ancora confermati nel cast principale. Eppure tempo addietro il presidente dei Marvel Studios Kevin Feige aveva anticipato che alcuni personaggi non inclusi nel primo annuncio ufficiale avrebbero ugualmente sorpreso i fan unendosi alla battaglia contro Dottor Destino e ora pare che uno degli Avengers principali abbia condiviso un indizio criptico in merito.

Come mostrato dai trailer condivisi finora, Avengers: Doomsday ha riportato soltanto Thor dei Vendicatori originali di nuovo in azione (ad eccezione di Steve Rogers, che in questo caso non è più Captain America). Iron Man e Vedova Nera non ci sono più, mentre il destino di Bruce Banner sembrerebbe essere stato suggerito in Spider-Man: Brand New Day. Resterebbe soltanto Occhio di Falco, il personaggio interpretato per anni da Jeremy Renner e protagonista anche di Hawkeye. Che fine ha fatto? Un indizio è stato condiviso di recente proprio dalla star in questione.

Occhio di Falco sta per tornare? L’indizio di Jeremy Renner infiamma il web (FOTO)

Mentre il pubblico attende di scoprire cosa ne sarà di Hawkeye e se otterrà mai il via libera per una seconda stagione, Jeremy Renner ha riacceso la speranza sul ritorno di Occhio di Falco al cinema. Dopo aver partecipato ai precedenti film sui Vendicatori e aver perso Natasha, Occhio di Falco è tornato in TV nel 2021 come protagonista di Hawkeye, coinvolgendo anche Kate Bishop. Al momento non è stata confermata la presenza dell’uno o dell’altra in Avengers: Doomsday e non sappiamo neppure se avranno un ruolo in Avengers: Secret Wars, ma Renner ha condiviso un piccolo indizio via social che ha prontamente rallegrato i fan.

L’attore ha utilizzato i propri account social per condividere uno scatto criptico che mostrerebbe una parte del costume di scena di Occhio di Falco, accompagnato da una theme song per il personaggio degli Avengers. L’immagine non ha previsto un accompagnamento scritto, per cui non sono state condivise ulteriori informazioni in merito.

Comprensibile, quindi, che i fan abbiano accolto e processato l’informazione come una sorta di notizia sul rientro di Occhio di Falco nelle dinamiche del MCU. Ad oggi questo personaggio non è stato confermato dai Marvel Studios né è apparso durante i vari panel tra il San Diego Comic-Con e il D23 organizzato da Disney, ma la speranza è sempre l’ultima a venire meno e il nuovo post condiviso dall’attore ha sicuramente dato speranza a Clint Barton.



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giovedì 27 agosto 2026

Che fine ha fatto il biopic su Ozzy Osbourne? Il figlio Jack anticipa: “Abbiamo già un protagonista”

Il biopic su Ozzy Osbourne è ancora in lavorazione e, finalmente, abbiamo un aggiornamento che ci permette di capire quanto il progetto sia ormai concreto. A parlarne è stato Jack Osbourne, figlio dell'artista, che ha rivelato che la sceneggiatura del film è terminata e che la famiglia sta già cercando il regista che porterà sul grande schermo la storia del leggendario musicista. Ma c'è un dettaglio ancora più interessante: un attore per interpretare Ozzy è già stato individuato. Il nome, però, resta ancora segreto.

Il biopic su Ozzy Osbourne ha già trovato il suo protagonista?

Intervistato da E! News, Jack Osbourne ha spiegato che il biopic, annunciato per la prima volta nel 2021, procede a pieno ritmo. La sceneggiatura è conclusa e la famiglia sta incontrando diversi registi per trovare quello giusto. Quando gli è stato chiesto se avessero già qualcuno in mente per interpretare Ozzy, Jack ha risposto di sì, precisando però di non essere autorizzato a rivelarne l'identità. Le conversazioni con il potenziale interprete sono già cominciate e, se tutto dovesse andare per il verso giusto, la famiglia è convinta di avere davanti qualcosa di speciale.

Il film sarà prodotto da Sony insieme a Osbourne Media e Polygram Entertainment e sarà incentrato soprattutto sulla relazione tra Ozzy e Sharon Osbourne, sposati dal 1982. La coppia ha avuto tre figli, Aimee, Kelly e Jack, tutti coinvolti nel progetto come produttori. Alla sceneggiatura c'è Lee Hall, autore di Rocketman, mentre il film dovrebbe includere la musica di Ozzy sia nella sua carriera solista sia negli anni trascorsi come frontman dei Black Sabbath.

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Jack Osbourne: "Dobbiamo dare ai fan quello che vogliono"

Jack ha anche chiarito quale sarà l'approccio della famiglia al film. L'obiettivo non è realizzare un biopic sperimentale o particolarmente astratto, ma un film pensato per il pubblico che ha amato Ozzy. "Date ai fan quello che vogliono" è diventato, secondo Jack, una sorta di mantra durante le riunioni sul film. Per questo motivo, la famiglia non vuole trasformare la storia di Ozzy in un'opera troppo artistica o distante dall'immaginario che il pubblico associa al musicista. Del resto, nel 2021, quando il film era stato descritto da Sony come una storia incentrata sulla storia d'amore tra Ozzy e Sharon. L'idea, dunque, non è di raccontare semplicemente una carriera musicale, ma di mettere al centro la relazione più importante della vita del cantante.

Il film arriverà dopo la morte di Ozzy

Il progetto assume inevitabilmente un significato diverso dopo la morte di Ozzy Osbourne, avvenuta nel luglio 2025 all'età di 76 anni. Secondo il certificato di morte, il musicista è deceduto per arresto cardiaco extraospedaliero e infarto miocardico acuto. Poche settimane prima, il 5 luglio, Ozzy aveva tenuto quella che sarebbe diventata la sua ultima esibizione, partecipando al concerto d'addio dei Black Sabbath a Birmingham.

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Seduto su un trono, era tornato a esibirsi con la band che lo ha trasformato in una leggenda per la prima volta dopo vent'anni. Ora il biopic si prepara a raccontare quella storia sul grande schermo. Resta soltanto da scoprire chi sarà abbastanza folle da raccogliere l'eredità del Principe delle Tenebre.



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Queen Budapest: una clip del film sul rivoluzionario concerto dei Queen del 1986 oltre la Cortina di ferro

Dal 7 all'11 ottobre sarà nei nostri cinema e nelle sale IMAX, come evento speciale, Queen Budapest, il film-concerto che immortala una delle esibizioni dal vivo più significative dei Queen. Registrato il 27 luglio 1986 al Népstadion di Budapest, durante il Magic Tour della band, ci mostra l’ultima performance davanti a un pubblico di Freddie Mercury a essere stata filmata, a soli cinque concerti prima dell'ultima apparizione in assoluto. Al tempo, il gruppo era all'apice del suo successo, consacrato anche dall'incredibile esibizione, il 13 luglio del 1985, al Live Aid. Proprio nell’86, però, Mercury scoprì di avere la sindrome dell'AIDS, ma decise di continuare a calcare i palchi internazionali.

Il concerto di Budapest è importante perché fu la prima volta che un gruppo rock occidentale si spinse oltre la Cortina di ferro. All'epoca c'era ancora il muro di Berlino (buttato giù nel 1989) e l'Ungheria era ancora uno degli 8 paesi che facevano parte del Patto di Varsavia. Era governata da un regime comunista e sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, ed era quindi completamente diversa da come la conosciamo oggi. Ad assistere allo spettacolo dei Queen arrivarono numerosi fan dalla Polonia e dall’Unione Sovietica, e si stima che furono venduti 80.000 biglietti. Sembra inoltre che ben 45.000 persone abbiano ascoltato la band fuori dallo stadio. Queen Budapest celebra il 40° anniversario di quel memorabile giorno, durante il quale 17 cineprese, in mano ai più valenti operatori cinematografici ungheresi, filmarono lo show in 35 mm, impiegando 40 chilometri di pellicola, il tutto con l'approvazione del governo locale, il che costituì un fatto senza precedenti, indice dei profondi mutamenti che stavano attraversando quella parte del mondo.

Queen Budapest è stato accuratamente restaurato in 4K a presso gli studi neozelandesi Park Road Post Production di Peter Jackson, con un nuovo missaggio audio realizzato dalle registrazioni multitraccia originali. Il film ci regala grandi successi come "We Will Rock You", "We Are The Champions", "Under Pressure" e "Bohemian Rhapsody", oltre a un arrangiamento acustico del tradizionale canto popolare ungherese "Tavaszi Szél Vizet Áraszt", e include una nuova intervista a Brian May e Roger Taylor. La colonna sonora, remixata dal team di studio dei Queen a partire dalle registrazioni multitraccia originali, sarà pubblicata in CD, digitale e, per la prima volta, anche in un cofanetto di tre vinili. Dal 30 ottobre saranno disponibili anche i formati Blu-ray e DVD.

Queen Budapest: una clip del film-concerto

Di Queen Budapest, che è diretto da János Zsombolyai e distribuito in Italia da Nexo Studios, vogliamo farvi vedere una clip in cui la band canta "Who wants to live forever". Il brano faceva parte della bellissima e struggente colonna sonora di Highlander - L'ultimo immortale ed è stato cantato in tutti i concerti del Magic Tour. Naturalmente, essendo legato al film con Christopher Lambert, parlava di immortalità, ma oggi è impossibile non intristirsi un po’, ascoltandolo, proprio a causa della prematura scomparsa di Freddie Mercury.



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mercoledì 26 agosto 2026

I motivi della multa miliardaria a Meta sono nel nuovo trailer di The Social: Il Prezzo della Verità

Il tempismo del nuovo trailer del film di Aaron Sorking, nei nostri cinema dall'8 ottobre, è apparentemente studiatissimo.

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Avengers Endgame: Extra, puoi rivivere al cinema l'epica conclusione della Saga dell'Infinito, ecco il trailer ufficiale

Avengers Endgame: Extra, l'epica conclusione della Saga dell'Infinito, torna nei cinema italiani dal 24 settembre anche in IMAX e in Infinity Vision e con immagini esclusive di Avengers: Doomsday.

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martedì 25 agosto 2026

International Dog Day, i cani rubano la scena (anche) al cinema: da Krypto a The Dog Stars e Heart of the Beast

Se c'è un animale che il cinema non ha mai smesso di amare, è il cane. Può essere un compagno fedele, una presenza capace di cambiare la vita del protagonista o persino il personaggio attraverso cui guardare il mondo. Da Hachiko a Lassie, da Toto de Il mago di Oz a Beethoven, passando per i grandi classici dell'animazione come Lilli e il Vagabondo e La carica dei 101, sono tantissimi i cani che hanno conquistato generazioni di spettatori. E proprio in occasione dell' International Dog Day, il cinema torna a raccontare questo legame con due film particolarmente interessanti.

Il primo è The Dog Stars, il nuovo film di Ridley Scott, tratto dal romanzo di Peter Heller, che arriva nelle sale italiane il 26 agosto. In un futuro devastato da una pandemia che ha cancellato gran parte dell'umanità, Hig (Jacob Elordi) vive isolato in un piccolo aeroporto del Colorado insieme al suo cane Jasper, compagno di viaggio e di vita. Ogni giorno i due affrontano un mondo ormai irriconoscibile, mentre Hig cerca di proteggere quel poco che gli è rimasto. È significativo che, in un film costruito intorno alla solitudine e alla possibilità di ritrovare un senso di umanità, Jasper non sia semplicemente l'animale domestico del protagonista, ma sia famiglia, compagno e una delle ragioni per continuare ad andare avanti.

Poche settimane dopo, precisamente il 24 settembre, arriverà un'altra storia costruita intorno a un uomo e al suo cane. In Heart of the Beast, diretto da David Ayer e interpretato da Brad Pitt, il protagonista rimane isolato nella natura selvaggia dell'Alaska insieme a Odin, un ex cane militare. Dopo un incidente aereo, i due devono affrontare un ambiente estremamente ostile, mettendo alla prova il loro rapporto e il loro istinto di sopravvivenza. In questo caso, il legame viene portato ancora più all'estremo: entrambi sono feriti, hanno un passato difficile e nessuno dei due potrebbe davvero farcela senza l'altro.

Da compagni fedeli a veri protagonisti: i cani al cinema

Questi due film mostrano quanto il rapporto tra uomo e cane possa raccontare qualcosa che va oltre il semplice affetto per un animale. E il cinema recente lo ha dimostrato più volte, affidando ai cani funzioni molto diverse all'interno delle proprie storie. In Anatomia di una caduta, per esempio, Snoop è quasi un testimone silenzioso. Il Border Collie interpretato da Messi non è semplicemente il cane della famiglia: la sua presenza contribuisce alla tensione del film e al mistero che circonda la morte di Samuel. È un animale che osserva, percepisce e reagisce, ma non può naturalmente raccontare ciò che ha visto.

Krypto, invece, è forse l'esempio più evidente di quanto il cane non sia più semplice comprimario. Dopo aver conquistato il pubblico in Superman, lo scalmanato supercane è tornato quest'estate anche in Supergirl, dove ha affiancato Milly Alcock nei panni di Kara Zor-El. Tra poteri, disastri e una buona dose di caos, Krypto è diventato uno dei personaggi a quattro zampe più riconoscibili del nuovo DCU. Il suo ruolo è però molto diverso da quello di Jasper o Odin: Krypto non è il simbolo della solitudine o della sopravvivenza, ma un vero membro della famiglia, con tutto il caos che questo comporta quando, oltre a essere un cane, si hanno anche i superpoteri. Non a caso il personaggio è stato ispirato dal cane del regista, Ozu, che Gunn ha adottato proprio mentre iniziava a lavorare al film con David Corenswet.

Da Argo a Indy: quando il cane diventa parte della storia

C'è poi Argo, il cane di Odissea, il kolossal di Christopher Nolan ispirato al poema di Omero. La sua presenza ha un significato particolare, perché Argo non è semplicemente un animale aggiunto alla storia: è uno dei cani più celebri della letteratura. Appartiene a Ulisse, ed è l'unico che riconosce il suo padrone quando torna a Itaca dopo vent'anni. Dal grande poema epico all'horror, il passo è sorprendentemente breve. In Good Boy, infatti, Indy è molto più di un semplice comprimario: il film diretto da Ben Leonberg, infatti, racconta gli eventi quasi interamente dal suo punto di vista. Il cane percepisce una presenza soprannaturale che il suo padrone Todd non riesce a vedere e cerca di proteggerlo. Per una volta, quindi, non siamo noi a osservare il cane: è il cane a mostrarci il mondo.

E persino il cane di John Wick assume un significato che va oltre quello di un semplice animale domestico. La sua morte rappresenta per il personaggio di Keanu Reeves la perdita dell'ultimo legame concreto con la moglie e con la vita che aveva cercato di lasciarsi alle spalle. È proprio quella perdita a trasformare il lutto in vendetta e a rimettere in moto la storia. In Io sono leggenda, infine, Sam diventa qualcosa di ancora più essenziale: in un mondo quasi completamente privo di esseri umani, è l'ultimo legame affettivo di Robert Neville con ciò che resta della sua vita precedente. La sua storia è una delle più dolorose rappresentazioni del rapporto tra uomo e cane viste al cinema negli ultimi vent'anni.

Forse è proprio questo il motivo per cui funzionano così bene: non devono necessariamente parlare, salvare il mondo o essere protagonisti assoluti. Basta che ci siano. Possono rappresentare la famiglia, la paura, la speranza o persino il nostro modo di guardare una storia. E mentre The Dog Stars e Heart of the Beast si preparano a riportare questa relazione al centro del cinema, l'International Dog Day è l'occasione perfetta per ricordare quanto, sul grande schermo come nella vita, un cane possa significare molto più di quanto sembri.



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Come farsi lasciare in 10 giorni avrà un sequel e non rinuncia alla sua star originale

Sono trascorsi più di 20 anni dal debutto al cinema di Come farsi lasciare in 10 giorni, commedia romantica con protagonisti Matthew McConaughey e Kate Hudson che molto presto tornerà con un sequel.

Il progetto sarebbe attualmente in fase di sviluppo, secondo quanto riferito da Entertainment Weekly, e coinvolgerebbe anche Kate Hudson, che ha guidato il primo capitolo da protagonista. Ecco tutto quello che sappiamo finora.

Come farsi lasciare in 10 giorni sta per tornare: Paramount vuole un sequel con Kate Hudson

Kate Hudson starebbe cercando di capire come realizzare un sequel di Come farsi lasciare in 10 giorni, una commedia romantica cult del 2003 diretta da Donald Petrie che ha reso l’attrice un’icona delle rom com. A distanza di oltre 20 anni da allora, Paramount sarebbe attualmente interessata ad un sequel che coinvolgerebbe ancora una volta Kate Hudson come produttrice.

Secondo Variety, lo sviluppo del sequel è ancora alle sue fasi iniziali per cui non è stato ancora definito il cast o il team creativo, ma una voce vicina al progetto suggerisce che l’intenzione è quella di riportare in campo sia Matthew McConaughey che Kate Hudson, riprendendo quindi i ruoli originali. Il sequel sarebbe anche alla ricerca di uno sceneggiatore, per cui molto dipenderà dalla storia che riusciranno a costruire.

Nel primo film, la protagonista è Andie Anderson, giornalista ambiziosa che desidera portare a termine un servizio interessante e ispirato a quanto accaduto ad una collega: dovrà scrivere un articolo su Come farsi lasciare in dieci giorni, ovvero scegliere un malcapitato da conquistare e poi lasciare entro i termini previsti. Lungo il cammino incrocia Benjamin Berry, che a sua volta ha stretto un patto con i suoi amici: dovrà conquistare una donna in dieci giorni. Entrambi hanno un obiettivo ben definito, ma non tutto andrà come previsto.

Tra le commedie romantiche più apprezzate di quel periodo, Come farsi lasciare in 10 giorni ha incassato oltre 175 milioni di dollari al botteghino e, proprio qualche giorno fa, Matthew McConaughey ha confessato che è proprio questa rom com ad essere uno dei titoli più remunerativi della sua carriera ancora oggi. “Penso che sia, probabilmente, la mia commedia romantica preferita, e a molte persone piace molto. Ed è ancora il film che mi garantisce i guadagni più alti di qualsiasi altro film che abbia mai girato. Di gran lunga. In modo molto più consistente... Quando c'erano solo i DVD o la TV via cavo, ogni marzo ricevevo un assegno sostanzioso per San Valentino”, aveva raccontato la star. Ad oggi i dettagli relativi al sequel risultano ancora in fase di definizione.



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lunedì 24 agosto 2026

Ridley Scott, 89 anni a novembre, parla di sé come di "un influencer, non un regista"

Ridley Scott, che al momento è impegnato nella promozione del suo nuovo film The Dog Stars, parla di sé definendosi un regista più che un influencer. Ovviamente l’immenso filmmaker, che ci ha regalato capolavori come Blade Runner, Alien e Il gladiatore, non è impazzito né ha cambiato mestiere diventando una versione femminile di Chiara Ferragni o chi per lei. Semplicemente si rende conto di quanto ormai sia importante sorprendere il pubblico regalandogli ogni volta qualcosa di nuovo, tanto più in questo nostro tempo balordo nel quale gli stimoli arrivano da ogni dove alla velocità della luce e la parola d’ordine è: consumare. In un’intervista rilasciata a The Times of London, il regista ha spiegato chiaramente la sua visione, dichiarando:

Ogni volta sei vulnerabile. Inoltre non voglio mai ripetermi, e in tutti i miei film ho messo grande cura. Sono spesso stato un precursore, e quando riesci a diventare un precursore, sei un influencer. Quindi non sono un regista ma un influencer.

Il breve discorso di Scott non fa una piega, dal momento che molti suoi film hanno effettivamente anticipato i tempi. Prendete Thelma & Louise: già nel 1991 qualcuno si prendeva la briga di raccontare una storia di empowerment femminile! E che dire della battaglia iniziale del sopracitato Il gladiatore? Gli esempi di grande cinema sono tantissimi, eppure Ridley sa di avere ancora diverse nuove strade da percorrere, soprattutto in termini di generi cinematografici. A tal proposito, sempre dialogando con il giornalista di The Times of London, ha spiegato:

Non ho mai fatto un western. Ho voluto Hugh Jackman nel mio adattamento de L'isola del tesoro, voglio fare in musical e ho in testa un meraviglioso film sugli elefanti africani.

Quest'ultima dichiarazione di intenti ci incuriosisce non poco. Quanto all'adattamento del celeberrimo romanzo di George Luis Stevenson "L'isola del tesoro", sappiamo che al momento è in pre-produzione e che l'attore australiano avrà il ruolo del mitico Long John Silver, astuto pirata senza una gamba e con un pappagallo sulla spalla che certamente è il personaggio più complesso del romanzo di fine Ottocento.

Il desiderio di percorrere nuove strade è alla base anche di The Dog Stars, l'avventura fantascientifica con Jacob Elordi, Margaret Qualley e Josh Brolin in uscita il 26 agosto. Nel presentarlo, Ridley Scott aveva confessato di essere stanco delle solite storie hollywoodiane, e infatti ha ribadito il concetto dicendo:

Ormai non si parla che di ragazze uccise nei boschi, di un agente dell'FBI che è l'uomo migliore del mondo o di un supereroe. Fanculo! Dovranno pur esserci altre storie da raccontare!

Ricordiamo che il regista, che fra mesi compirà 89 anni, riceverà l'Oscar alla carriera (chiamato anche Oscar Onorario) a novembre durante una serata speciale chiamata Governors Awards. Il trofeo è più che meritato.



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domenica 23 agosto 2026

Marvel svela la watchlist per Avengers: Doomsday e dura ben 42 ore

Quali film e Serie TV recuperare prima di Avengers: Doomsday? La risposta definitiva arriva proprio dai Marvel Studios che, in occasione del D23 organizzato da Disney in California, ha offerto una risposta decisiva per tutti quelli che continuano ad interrogarsi sul da farsi.

Come arrivare pronti a Doomsday? Una guida ufficiale è stata condivisa proprio dai Marvel Studios: a semplificare le cose è la piattaforma di riferimento, poiché la maggior parte di questi titoli è disponibile in streaming su Disney+. Scopriamo insieme tutti i film e le serie tv Marvel da recuperare in vista del quinto film corale del MCU sui Vendicatori.

Avengers: Doomsday si avvicina e i Marvel Studios suggeriscono quali film e serie tv recuperare

I Marvel Studios hanno ragionato su quali titoli recuperare in vista di Avengers: Doomsday arrivando ad una rapida conclusione che prevederebbe 42 ore di intrattenimento. Certo, non è poco, ma è il tempo necessario a comprendere al meglio tutte le dinamiche che ritroveremo poi in Doomsday.

Chi ha del tempo a disposizione fino a dicembre 2026 potrebbe spalmare 42 ore di intrattenimento nei prossimi mesi recuperando un pezzo alla volta. Secondo i Marvel Studios è indispensabile partire dagli X-Men, che in questo film tornano per interagire con gli eroi della Terra-616. Nello specifico, suggeriscono di recuperare X-Men del 2000 e il sequel X-Men 2. Successivamente non bisogna dimenticare Captain America: Il Primo Vendicatore, il primo film con protagonista Steve Rogers che è poi riapparso in The Avengers. Indispensabili a detta degli Studios anche terzo e quarto capitolo corale ovvero Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

Prezioso è anche Loki, disponibile in streaming su Disney+ con due stagioni all’attivo dove il Multiverso e le incursioni giocano un ruolo preciso ai fini della trama. Anche Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli va recuperato, considerato che il protagonista è coinvolto in Doomsday, così come anche Spider-Man: No Way Home dove la complicità di Doctor Strange ha favorito l’esplorazione del Multiverso. Altri film da recuperare sono Black Panther: Wakanda Forever dove Shuri ha giocato un ruolo importante che riprenderà anche in Doomsday, Captain America: Brave New World che ha introdotto un nuovo Captain America e un nuovo Falcon, suggerendo poi la formazione di un’altra squadra di Vendicatori, e Deadpool & Wolverine. Entrambi i personaggi hanno confermato il loro coinvolgimento in Doomsday durante il D23 condividendo un video esilarante.

Infine è prezioso recuperare anche Doctor Strange nel Multiverso della Follia e i più recenti Thunderbolts* e I Fantastici 4: Gli Inizi. Tutti i personaggi di questi ultimi due titoli sono di fondamentale importanza per la buona riuscita di Doomsday e, come suggerito dal trailer, pare che Doom sia molto vicino alla Prima Famiglia. Diversi i progetti esclusi da questo elenco indispensabile, come ad esempio The Marvels, sequel di Captain Marvel che in realtà ha introdotto a sua volta gli X-Men, seguendo Monica Rambeau in un’altra dimensione.



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Spider-Man: Brand New Day, la teoria sulla scena post-credit che punta dritta a Battleworld

Spider-Man: Brand New Day potrebbe diventare il film con il maggiore incasso di sempre. Quarto capitolo ambientato nello Spider-Verse di Marvel Studios e Sony Pictures, Brand New Day non solo ha riportato Tom Holland nuovamente in azione in quel di New York, ma ha introdotto anche il primo personaggio ufficiale degli X-Men: Jean Grey interpretata da Sadie Sink.

Considerata l’alta posta in gioco del film e le dinamiche suggerite, in molti hanno iniziato a credere che in realtà Spider-Man: Brand New Day avesse posto le basi per la terrificante trama di Battleworld, che dovrebbe segnare Avengers: Secret Wars. Il motivo è riconducibile alla scena post-credit, dove vediamo l’app Spidey Tracker ideata da Ned in azione e seguire i movimenti di Spider-Man, per perdere poi le tracce in un punto imprecisato dell’universo. Che anticipi il coinvolgimento di Spidey in Avengers: Secret Wars?

Spider-Man: Brand New Day, quella scena post-credit anticipa Battleworld? La teoria

Il localizzatore di Sipder-Man sembra bloccarsi seguendo l’applicazione di Ned, ma poco dopo si sposta direttamente nell’universo segnalando l’avvistamento di Spider-Man. In molti credono che Peter Parker di Tom Holland riapparirà presto nel MCU prendendo parte ad entrambi o quantomeno a uno dei film corali in arrivo su Vendicatori, anche se ad oggi l’attore non è stato confermato in nessuno dei due.

C’è chi crede che la posizione di Spider-Man sia collegata a Battleworld, un regno formato da frammenti di realtà distrutte e messo insieme da Dottor Destino proclamatosi poi Imperatore Destino. La maggior parte degli abitanti di Battleworld non ricorda la vita precedente o gli altri mondi. Ma un indizio nei trailer suggerisce che quello Spider-Man avvistato dall’app potrebbe non essere quello della Terra-616, ma potrebbe provenire da un’altra realtà, un’altra New York. In questo caso le ipotesi sono diverse: potrebbe trattarsi degli altri Spider-Man interpretati da Tobey Maguire e Andrew Garfield o ancora di Miles Morales, ancora inedito in carne ed ossa nel MCU? O ancora c’è chi pensa che lo Spider-Man di Tom Holland sia finito a sua volta in un altro universo, in un’altra New York, alle prese con altri personaggi. Quale sarà la verità?



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Natalie Portman aveva dubbi su Star Wars, ma si sbagliava completamente su Padmé

Prima di diventare Padmé Amidala e di attraversare una delle saghe cinematografiche più importanti della storia, Natalie Portman aveva un dubbio molto meno galattico e decisamente più umano: e se Star Wars avesse rovinato la sua carriera?

Tra il 1999 e il 2005, l'attrice ha interpretato Padmé Amidala nella trilogia prequel di George Lucas, al fianco di Hayden Christensen, Ewan McGregor e Liam Neeson. Un ruolo che l'ha resa una star internazionale quando era ancora giovanissima e che le ha permesso di entrare in uno dei franchise più celebri di sempre. Ma a spaventarla era proprio l'enorme peso culturale di Star Wars.

Natalie Portman aveva paura di essere 'ricordata solo 'intrappolata' da Padmé

Nel corso di un'intervista realizzata per il 25° anniversario di Episodio I: La Minaccia Fantasma, Portman ha raccontato a Empire di aver avuto una precisa preoccupazione quando accettò il ruolo.

Ero preoccupata di farlo, temevo che dopo non avrei più potuto fare altro, perché la saga ha una mitologia così radicata nella cultura americana.

Una paura tutt'altro che assurda. Entrare in un franchise gigantesco quando si è molto giovani può essere un'arma a doppio taglio: da una parte significa ottenere una visibilità che pochissimi attori possono permettersi, dall'altra rischia di rendere impossibile separare l'interprete dal personaggio. Star Wars, del resto, non era una saga qualunque. Padmé Amidala sarebbe diventata un personaggio riconoscibile in tutto il mondo, mentre Portman avrebbe dovuto continuare a costruire la propria identità professionale al di fuori di quella galassia lontana lontana.

Da Hayden Christensen a Harry Potter: il rischio era reale

La storia di Hollywood è piena di attori che hanno faticato a liberarsi dal peso del loro ruolo più famoso. Hayden Christensen è forse l'esempio più vicino a Portman: dopo aver interpretato Anakin Skywalker nella trilogia prequel, l'attore è rimasto per anni indissolubilmente associato al personaggio, prima di tornare nel mondo di Star Wars con Obi-Wan Kenobi e Ahsoka. Lo stesso discorso, con modalità diverse, può essere fatto per Daniel Radcliffe ed Emma Watson. Per un'intera generazione, è praticamente impossibile pronunciare i loro nomi senza pensare immediatamente a Harry Potter e Hermione Granger.

Leggi anche Star Wars, Padmé Amidala non doveva morire: il piano di George Lucas per salvarla (ed evitare un buco di trama)

Natalie Portman, però, è riuscita a evitare quella trappola. La carriera dell'attrice dopo Star Wars è probabilmente la risposta migliore alla sua paura iniziale. Negli anni ha alternato blockbuster, cinema d'autore, commedie e ruoli drammatici, costruendo una filmografia abbastanza varia da non permettere a Padmé di diventare la sua unica identità. E il risultato più evidente è arrivato con Il Cigno Nero, il film di Darren Aronofsky che le ha regalato il Premio Oscar come Miglior Attrice.

In altre parole, Natalie è riuscita a fare esattamente ciò che temeva di non poter fare: entrare in uno dei franchise più grandi della storia senza permettere che definisse tutta la sua carriera. Natalie Portman è entrata nella galassia di George Lucas ma, a differenza di molti altri attori, è riuscita anche a uscirne.



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sabato 22 agosto 2026

Tom Holland e Zendaya in Hercules? La richiesta della stella Disney fa impazzire il web

Tom Holland e Zendaya continuano a generare curiosità e interesse, sia come singoli individui che come coppia hollywoodiana. Ma ce li vedreste ad interpretare una coppia in un live action Disney? È proprio questa la proposta avanzata di recente da Susan Egan: a suo dire, entrambi sarebbero perfetti per portare in vita una delle storie Disney più amate di sempre.

Zendaya e Tom Holland come Meg ed Hercules in un live action: la proposta di Susan Egan

Indimenticabile voce originale di Meg nel film d’animazione Disney di Hercules, Susan Egan è convinta che Hollywood abbia bisogno di una coppia stellare per il live action di Hercules. Tratto dall’omonimo classico d’animazione del 1997, Hercules aveva ottenuto il via libera per un adattamento in carne ed ossa nel 2022 con Joe ed Anthony Russo coinvolti come produttori e Guy Ritchie alla regia.

A detta di Susan Egan, Zendaya e Tom Holland sarebbero perfetti come Meg ed Hercules: “Voglio dire, ho accennato a Zendaya in modo velato, ma ora lo dico apertamente. E probabilmente Tom e Zendaya, che non ho mai incontrato, stanno chiedendo un'ordinanza restrittiva proprio ora. Ma onestamente, non me ne importa niente. Ho la sensazione che il mondo ne abbia bisogno. Non solo perché sono la coppia del momento, ma anche perché ho seguito la sua splendida carriera fin da quando era adolescente, ed è una persona con i piedi per terra. È una donna forte, ovviamente, statuaria e straordinaria, con una voce incredibile e un pizzico di grinta, non credi?”.

Al momento si tratta semplicemente di una proposta. Pur non avendo condiviso molte informazioni in merito al live action, i fratelli Russo hanno confermato che il progetto sta procedendo seppur sia ancora nelle prime fasi di sviluppo e che Guy Ritchie sia ancora coinvolto come regista. Pare che stiano semplicemente aspettando una sceneggiatura. “Penso che siano entusiasti di vedere cosa possiamo apportare tutti noi, in un modo che non sia solo una reinterpretazione del film d'animazione. Guy è perfetto per questo perché ha una propensione alla sperimentazione. Ci sono domande su come trasporre il tutto in un musical. Il pubblico di oggi è stato plasmato da TikTok, giusto? Quali sono le sue aspettative su come dovrebbe essere un musical? Questo può essere molto divertente e aiutarci a spingerci un po' oltre i limiti di come si realizza un musical moderno”, ha dichiarato Joe Russo come riporta Screen Rant.



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David Harbour anticipa problemi in vista tra Red Guardian e Yelena in Avengers: Doomsday

Alexei Shostakov e Yelena Belova hanno un rapporto piuttosto complicato nel Marvel Cinematic Universe. Entrambi introdotti in Black Widow nel 2021, hanno ripreso successivamente i rispettivi ruoli in altri progetti incluso Thunderbolts*, che li ha visti nuovamente unire le forze e fare squadra insieme ad altri personaggi fondando i Nuovi Avengers.

In Avengers: Doomsday, Red Guardian e Yelena saranno chiamati ancora una volta in azione, alle prese con una nuova minaccia multiversale: il suo nome è Dottor Destino, interpretato da Robert Downey Jr., la cui presenza è stata già suggerita nella scena post-credit di I Fantastici 4: Gli Inizi. In Doomsday, David Harbour ha anticipato che Red Guardian e Yelena avranno ancora dei problemi relazionali.

Avengers: Doomsday metterà a dura prova Yelena e Red Guardian: le anticipazioni di David Harbour

L’esuberante soldato russo di Black Widow sta per tornare e dovrà vedersela ancora una volta con Yelena, interpretata da Florence Pugh. In Thunderbolts* hanno unito le forze con ex assassini e antieroi per contrastare Void diventando infine i Nuovi Avengers, team che riapparirà anche in Doomsday. A tale proposito, David Harbour ha rivelato cosa aspettarsi da Red Guardian e Yelena. Ai microfoni di Deadline, ha anticipato: “Sapete che Yelena Belova e Red Guardian hanno un legame. Se avete visto Thunderbolts*, sapete quanto si amano e quanto cercano di aiutarsi a vicenda. E Doomsday influenzerà questa relazione”.

Dalle parole di Harbour, è evidente che quanto accadrà in Avengers: Doomsday metterà a dura prova (anche emotivamente) Yelena e la sua famiglia. Tra i progetti più ambiziosi dei Marvel Studios, il quinto capitolo dedicato ai Vendicatori coinvolgerà un numero consistente di personaggi degni di nota e introdurrà una nuova minaccia seppur interpretata da un volto iconico del MCU. Nel cast figurano anche nomi importanti del franchise degli X-Men come Professor X, Ciclope, Magneto e Mystica, così come i membri dei Fantastici 4 e il team degli Avengers formato da Sam Wilson, nuovo Captain America. Di ritorno anche Loki, Thor e Steve Rogers. Tanti i personaggi che ancora mancano all’appello ma che, a detta di Kevin Feige, potrebbero sempre sorprendere il pubblico con cameo inaspettati.



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Halle Berry e Bryan Singer: cosa è successo davvero sul set di X-Men 2? “Gli ho dato quello che si meritava”

Halle Berry ha appena compiuto 60 anni e il suo nome è tornato inevitabilmente al centro delle conversazioni dei fan degli X-Men. Il motivo è soprattutto Avengers: Doomsday, uno dei film Marvel più attesi di sempre, che riporterà sul grande schermo gli X-Men della saga Fox accanto ai nuovi eroi del Marvel Cinematic Universe.

Nel gigantesco cast annunciato da Marvel ci saranno infatti Patrick Stewart, Ian McKellen, James Marsden, Rebecca Romijn, Kelsey Grammer e Alan Cumming, mentre l'assenza di Halle Berry continua a pesare tra i fan che speravano di rivederla nei panni di Tempesta. È dunque il momento giusto per ricordare un retroscena sorprendente sulla sua esperienza nell'universo dei mutanti, risalente alla lavorazione di X-Men 2.

Di recente, Berry ha infatti ricordato il giorno in cui affrontò Bryan Singer sul set, arrivando a dirgli esattamente quello che pensava dopo che, secondo la sua ricostruzione, la situazione era diventata insostenibile per gran parte del cast e della troupe. Un episodio che, a distanza di più di vent'anni, l'attrice ricorda addirittura come uno dei momenti migliori mai trascorsi su un set.

La storia è emersa lo scorso febbraio, durante una conversazione con Entertainment Weekly, mentre Berry promuoveva il suo nuovo film Crime 101.

Un giorno ho detto a Bryan Singer esattamente dove andare e come arrivarci sul set di X-Men.

Berry non ha però raccontato quell'episodio come una semplice lite tra regista e attrice. Secondo la sua versione, furono proprio gli altri membri della produzione a spingerla a intervenire, sapendo che lei non avrebbe avuto problemi a dire apertamente ciò che pensava.

Halle Berry affrontò Bryan Singer a nome di tutto il cast

“Erano tutti arrabbiati - ha ricordato l'ex Bond girl - ma continuavano a dirmi: ‘Halle, vai tu a dirglielo’, perché sapevano che l'avrei fatto”. Berry ha spiegato di aver vissuto quel confronto come un momento di rivalsa nei confronti di una situazione che, a suo dire, aveva finito per coinvolgere l'intera troupe e tutti gli attori. E la parte più surreale della storia arriva subito dopo.

È uno dei giorni migliori su un set: dire esattamente dove andare a qualcuno che stava facendo un torto a tutta la troupe e a tutto il cast. Poi sono salita su un aereo e sono volata a casa con ancora addosso il costume di X-Men.

Quando Mark Ruffalo, presente nella conversazione, ha definito il racconto “una storia fantastica”, Berry non ha fatto marcia indietro. Anzi, ha aggiunto semplicemente: “Mi dispiace, quel tipo se lo meritava”.

Ma cosa stava succedendo davvero sul set di X-Men 2?

Il racconto di Berry riporta alla luce una vicenda già emersa negli anni successivi alla lavorazione di X-Men 2. Nel 2014, The Hollywood Reporter haq ricostruito alcuni dei problemi che avrebbero caratterizzato la produzione del film, raccogliendo testimonianze secondo cui il comportamento di Singer sul set sarebbe diventato sempre più imprevedibile e difficile da gestire. Secondo le fonti citate all'epoca dalla testata, il regista avrebbe avuto comportamenti “irrazionali e distruttivi” e avrebbe fatto uso di droghe durante la lavorazione. Le ricostruzioni riportano anche una discussione con il produttore Tom DeSanto, che avrebbe cercato di fermare le riprese dopo aver temuto che la situazione potesse mettere in pericolo qualcuno.

Durante quei giorni, inoltre, Hugh Jackman rimase ferito durante una scena d'azione. Secondo la ricostruzione di THR, la sequenza era stata anticipata rispetto al programma previsto e, sul set, non sarebbe stato presente il coordinatore degli stunt. È importante sottolineare che si tratta di accuse e ricostruzioni riportate da fonti dell'epoca, non di fatti confermati in ogni loro dettaglio. Un rappresentante di Singer ha infatti negato che fosse avvenuto il confronto descritto nei resoconti e ha sostenuto che “non è mai successo nulla del genere”.

Il cast di X-Men 2 avrebbe minacciato di andarsene

La situazione, secondo la ricostruzione di The Hollywood Reporter, sarebbe arrivata a un punto di rottura quando lo studio chiese a DeSanto di tornare a Los Angeles. A quel punto gli attori, ancora vestiti con i costumi dei loro personaggi, avrebbero affrontato Singer nel suo camper, minacciando di abbandonare il set se DeSanto se ne fosse andato. Ian McKellen e Rebecca Romijn, tuttavia, non erano presenti. Proprio in quell'occasione, Halle Berry avrebbe pronunciato la frase che, anni dopo, sarebbe rimasta legata a questo episodio: “You can kiss my Black a*s”.

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Il contrasto tra il racconto di Berry e la smentita del rappresentante di Singer rende la vicenda ancora più curiosa, soprattutto perché è proprio l'attrice a tirarla nuovamente in ballo, molti anni dopo la conclusione della saga originale. Non tutti, però, hanno avuto la stessa percezione del regista. Brian Cox, che in X-Men 2 interpretava il colonnello William Stryker, ha infatti offerto una lettura molto diversa. Parlando con Yahoo! Entertainment, ha spiegato che il regista era sottoposto a una forte pressione durante la produzione ma che, una volta trovata la soluzione, riusciva a procedere rapidamente.

Cox è arrivato a definire Singer “un regista straordinario”, sottolineando quanto fosse grato per la fiducia che gli aveva dato affidandogli il ruolo di Stryker.



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venerdì 21 agosto 2026

Ghostbusters, Dan Aykroyd svela il design originale delle tute: un dettaglio avrebbe rovinato tutto [FOTO]

Nel 1984 sono bastati una tuta beige e uno zaino protonico per trasformare Peter Venkman, Ray Stantz, Egon Spengler e Winston Zeddemore in alcuni degli eroi più riconoscibili della storia del cinema. Le tute dei Ghostbusters sono diventate iconiche proprio perché non sembravano quelle di una squadra di supereroi. Bill Murray e compari non indossavano costumi scintillanti né avevano identità segrete: erano, almeno nell'aspetto, quattro lavoratori alle prese con un mestiere decisamente fuori dal comune. Ma non tutti sanno che quel look leggendario avrebbe potuto essere molto diverso.

Dan Aykroyd mostra il primo design delle tute

Dan Aykroyd, co-creatore del film e interprete di Ray Stantz, ha condiviso sui social una vecchia immagine che mostra una delle prime idee per l'abbigliamento degli acchiappafantasmi. C'è un dettaglio che salta immediatamente all'occhio: i caschi. Il concept prevedeva infatti un copricapo molto più vicino a quello di un pilota militare, con un aspetto decisamente più aggressivo rispetto alle tute che sarebbero poi entrate nell'immaginario collettivo.

Anche Aykroyd, riguardando oggi quel progetto, ha le idee molto chiare. Il suo commento alla fotografia è stato: “Glad we lost the helmet”. Letteralmente, meno male che abbiamo eliminato il casco. Ammettiamolo: è difficile dargli torto. E il problema non è soltanto estetico. Una parte enorme della comicità di Ghostbusters nasce infatti proprio dalle reazioni dei quattro protagonisti di fronte all'assurdità di quello che sta succedendo.

Nessuno come Bill Murray riesce a trasformare uno sguardo impassibile in un momento esilarante, mentre Harold Ramis affronta ogni fenomeno paranormale con quella sua inconfondibile aria da scienziato affascinato. Con un casco a coprirne il volto, gran parte di questa alchimia sarebbe andata persa. Non è un caso, allora, che anche gli elementi che nel film coprono parzialmente il viso abbiano un aspetto decisamente più artigianale. Gli occhiali di Ray, per esempio, sembrano quasi assemblati in casa: esattamente il tipo di attrezzatura che ci si aspetterebbe da un gruppo di scienziati costretto a inventarsi da solo gli strumenti per fare un lavoro che nessun altro vuole fare.

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Quelle tute rendevano credibili persino i fantasmi

Il costume finale funziona così bene perché racconta i Ghostbusters come uomini normalissimi, che indossano una divisa da lavoro mentre affrontano Slimer, fantasmi, divinità sumere e un gigantesco omino dei marshmallow. Le loro tute sono pratiche, un po' sporche e piene di tasche, mentre gli zaini protonici sembrano apparecchiature messe insieme in un laboratorio improvvisato. E la verità è che questo contrasto rende ancora più divertente tutto ciò che accade nel film.

Se avessero indossato caschi da combattimento, il messaggio sarebbe stato molto diverso: avrebbero avuto l'aria di una squadra paramilitare pronta a entrare in guerra. Riguardando la fotografia postata da Aykroyd, è difficile non immaginare quanto quel piccolo dettaglio avrebbe potuto modificare l'identità visiva del film. Ghostbusters funziona perché non presenta i suoi protagonisti come eroi tradizionali, e le tute raccontano esattamente questo. Tanto che, più di 40 anni dopo, continuiamo a riconoscerle al primo sguardo.



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La Maison des Femmes, l'importanza dell'accoglienza in un film di Mélisa Godet

Aiutare chi è in cerca d'aiuto, allungare una mano per avvicinarsi al prossimo. Ispirato alla storia e alle attività della Maison des Femmes di Saint Denis, un centro di ascolto e di accoglienza per donne in difficoltà realmente esistente vicino a Parigi, arriva nelle sale italiane dal 29 ottobre, dopo un'accoglienza calorosa di critica e pubblico in Francia, La Maison des Femmes - la casa delle donne, opera prima della regista francese Mélisa Godet.

Il film ripercorre in chiave di finzione le sfide che operatrici e operatori devono affrontare quotidianamente nell’accogliere e sostenere chi si rivolge loro in cerca di aiuto. "In una società multiculturale sempre più in trasformazione come quella attuale dove alle disfunzioni della violenza di genere si uniscono abusi motivati da antichi e tradizionali retaggi patriarcali, il loro lavoro rappresenta una risorsa preziosa per affrontare le problematiche “al femminile”, dimostrando come una sincera dedizione e sensibilità possano davvero fare la differenza"

La Maison des Femmes-la casa delle donne, protagoniste Karin Viard, Laetitia Dosch e Eye Haïdara, sarà distribuito da Satine Film a partire dal 29 ottobre 2026 accompagnato da numerose anteprime, anche in collaborazione con la Fondazione Kering, che ha fortemente sostenuto il progetto di creazione della vera Maison des Femmes e il cui successo è stato replicato in seguito con la realizzazione di numerose altre sedi in Francia.

La trama di La Maison des Femmes

La dottoressa Diane Khoury dirige un centro di assistenza sanitaria e supporto unico nel suo genere: con ferrea determinazione e grande generosità, insieme all'ostetrica Manon, alla giovane tirocinante Inés e all'energica infermiera Awa, offre le cure e supporto necessari a donne che si trovano ad affrontare le sfide più difficili della vita.

La loro giornata è scandita da visite mediche, sessioni di gruppo e un costante coordinamento con assistenti sociali, psicologi e agenti di polizia. Alternando piccole vittorie e battute d’arresto, sfide e momenti critici per conciliare il lavoro con le esigenze personali, le operatrici sono più che semplici colleghe: sono diventate a loro volta una famiglia, unite dalla missione di aiutare e guarire. Con l’ ausilio di collaboratrici e collaboratori altrettanto motivati, come lo psicologo Alexandre e il contabile Gilles che cerca sempre faticosamente di far quadrare i conti gestendo le poche risorse disponibili, insieme si adoperano per “cambiare in meglio” la vita di tutte le donne che si rivolgono loro in cerca di aiuto.

Ma è proprio quando gli ispettori governativi visitano il Centro per verificarne l’ attività e sostenibilità finanziaria che Diane si trova ad affrontare la sua sfida più grande: con le crescenti esigenze economiche di cui ha bisogno e lo spazio limitato a disposizione per gestire l’ attività riuscirà a garantire il futuro del Centro prima che sia troppo tardi?



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