
Uno degli artigiani di Hollywood che hanno frequentato spesso generi diversi, dall'amato thriller al musicale ai legal thriller.
Figlio di New York, ma, come ogni americano ha del sangue che arriva da lontano, dalla Svezia. Joel Schumacher è una figura eccentrica del cinema americano, una personalità dalla spiccata simpatia e dal sorriso sempre in agguato, che presto ha fatto coming out, rendendo pubblica la sua omosessualità. Ha cominciato come costumista, dopo aver compiuto i suoi studi in design e moda al Fashion Institute of Technology, in uno del film più eccentrici del primo Woody Allen degli anni 70, Il dormiglione.
Una carriera eccentrica per Schumacher
Il primo film significativo da regista è stato il musicale del 1985 St. Elmo’s Fire, seguito dal classico Linea mortale. Film che iniziano a segnalarlo come uno scopritore di giovani talenti, in quel caso ventenni dalla futura fama come Demi Moore, Rob Lowe, Emilio Estevez, Kiefer Sutherland. I suoi anni di gloria sono i Novanta, quando riceve il testimone da Tim Burton per dirigere due adattamenti dell’uomo pipistrello, Batman Forever (1995) e Batman & Robin (1997), diventando una sorta di regista guida degli adattamenti dei romanzi di John Grisham, tra gli inventori di un genere nato in quegli anni, il legal thriller. Il socio e il momento di uccidere sono probabilmente anche le versioni su grande schermo più convincenti dei lavori dello scrittore del sud degli Stati Uniti.
Trespass: l'ultimo thriller di Joel Schumacher
C’è però un genere in cui è stato particolarmente impegnato, il thriller. Senza essere un autore troppo talentuoso non si è mai tirato indietro dal raccontare storie scabrose, morbose, se non violente. Da buon artigiano di Hollywood ha poi diretto storie letteralmente claustrofobiche, in cui la spazialità, un ridotto spazio di manovra, aveva un ruolo centrale. Succede nel suo ultimo film diretto finora, Trespass, in cui nel 2011 ha messo Nicolas Cage, ricco mercante di diamanti e la sua bella moglie, Nicole Kidman, all’interno di un’enorme e algida villa piena di sistemi antifurto, incapaci però di mantenere all'esterno un gruppo di malintenzionati incappucciati. Un classico film di assedio del nido domestico, con scene ingegnose e grande tensione psicologica, ma anche ferite e violenze, presunte o reali. Una di quelle vicende in cui le maschere, quelle simboliche oltre a quelle reali, sia degli assalitori che degli assaliti, cadono piano piano nel corso della storia. Entrambi si scoprono esseri umani, magari con alcuni legami inattesi.
“Lascia in pace la mia famiglia”, urla Cage cercando di proteggere il proprio nucleo familiare e la sua casa.
La claustrofobia che rende folli
Un altro film claustrofobico di Schumacher uscì nel 2002, con un altro attore da lui amato come protagonista, Colin Farrell. Si intitola In linea con l’assassino, in originale Phone Booth, cabina del telefono. È proprio lì che il protagonista rimane per tutto il film, che prende il via quando risponde al telefono dopo aver finito una chiamata e dall’altra parte della cornetta uno squilibrato armato di un fucile di precisione minaccia di ucciderlo se mette giù la cornetta. Un gioco basato sulla tensione, uno dei preferiti del regista newyorkese.
Sempre la claustrofobia di un uomo bloccato nel traffico, chiuso in un sottopasso, ha un ruolo scatenante in quello che forse è il film più noto di Schumacher, Un giorno di ordinaria follia con Michael Douglas. Un uomo comune che si ribella contro le angherie di tutti i giorni perdendo il controllo.
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