martedì 2 giugno 2026

Gene Wilder, arriva il biopic del grande attore di Frankenstein Junior

Scomparso nel 2016, Gene Wilder è stato uno dei più grandi attori comici di Hollywood: normale ricordare Frankenstein Junior e Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato, ma la sua carriera iniziò molto prima sul palcoscenico, alla fine degli anni Cinquanta, per poi concludersi nei primi Duemila. Lui stesso raccontò la sua vita, per cui oggi il regista Dito Montiel ha deciso di tradurla per il grande schermo, in un biopic targato Intrinsic Value Films e Mgmt Entertainment. Ci domandiamo chi avrà il coraggio di vestire i panni di Gene. Leggi anche Mel Brooks celebra l'indimenticabile Gene Wilder: "Mi manca, quando è morto ero inconsolabile"

Gene Wilder raccontato in un biopic di Dito Montiel

Narra la leggenda che Gene Wilder decise di diventare un attore a 11 anni: era il 1944 e da allora impegnò tutto sé stesso per diventare un inattaccabile professionista. Ricevette due nomination all'Oscar, una come miglior attore non protagonista in Per favore, non toccate le vecchiette (1969) e un'altra per la miglior sceneggiatura non originale di Frankenstein Junior (1974), quest'ultima condivisa con Mel Brooks, regista di entrambi i film: sodale, partner artistico e grande fraterno amico. Sono comunque entrate nel mito altre sue interpretazioni, come quella di Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato (1971) e Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974), nonché commedie meno blasonate ma comunque in grado di garantire quel tot sicuro di audience in ogni palinsesto, nei decenni: Wagon-lits con omicidi (1976), Non guardarmi: non ti sento (1989), insieme alla sua regia La signora in rosso (1984), volano per l'iconica "I Just Called to Say I Love You" di Stevie Wonder (anche se tra le regie occupa un posto nel nostro cuore il delirante Il fratello più furbo di Sherlock Holmes, esordio dietro alla macchina da presa nel 1975). C'è tanto da raccontare non solo della carriera, ma anche della vita di Gene Wilder, da lui stesso riassunte nella caustica autobiografia "Baciami come uno sconosciuto. La mia ricerca dell'amore e dell'arte" (2006), includendo la sua storia d'amore con la moglie e collega Gilda Radner, prematuramente scomparsa per un cancro.
Il regista Dito Montiel si è sentito in dovere di accettare di dirigere il copione di Jeremy Roth, con l'intenzione di raccontare l'uomo dietro all'indimenticabile maschera: "Gene Wilder è stato tra le poche persone in grado di essere allo stesso tempo più buffo e più triste di chiunque fosse in una stanza con lui, in quel momento. Non è un personaggio, è una vita. Non potevo dire di no." In attesa di sapere chi avrà l'ardire di reincarnarsi per noi in Wilder sul grande schermo, ricordiamo che Montiel fu Leone d'Argento a Venezia per il suo debutto con Guida per riconoscere i tuoi santi (2006).



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