Oggi è non è inusuale trovare nella programmazione delle sale cinematografiche concerti, opere liriche, spettacoli teatrali o eventi sportivi trasmessi in diretta. Il National Theatre Live, ad esempio, porta nei cinema di tutto il mondo i prestigiosi allestimenti del teatro londinese. Le partite di calcio sono, allo stesso modo, una ghiotta opportunità per i fan che vogliono vedere la nazionale in un constesto da grande schermo, in piazza o in una sala (si spera fra quattro anni). Quello che molti spettatori ignorano è che questa pratica affonda le proprie radici in una tecnologia nata ben prima dell’era digitale, ovvero la Closed-Circuit Television (CCTV).
Nel contesto dell’intrattenimento, la CCTV non era la videosorveglianza che conosciamo oggi, ma un sistema di trasmissione televisiva a circuito chiuso che consentiva di inviare un segnale video soltanto a luoghi autorizzati. La foto in alto (archivio Giancolombo) mostra la sala di un cinema di Carpi che offriva la possibilità agli spettatori, privi di TV a casa, di vedere Lascia o raddoppia, il programma televisivo più amato degli anni Cinquanta. La vera CCTV già dagli anni '40 negli Stati Uniti venne utilizzata per trasmettere eventi sportivi dal vivo in cinema, arene e auditorium. L'idea nasceva soprattutto come strumento per aumentare il pubblico di eventi che potevano essere visti soltanto da poche migliaia di persone presenti fisicamente.
L'ascesa del tubo catodico seminava il panico
La situazione cambiò radicalmente nella seconda metà degli anni '50, quando negli Stati Uniti il numero di televisori nelle abitazioni esplose. Si passò da circa il 9% delle famiglie nel 1950 che possedevano quella scatola magica, a oltre l'80% alla fine del decennio. Gli esercenti cinematografici si trovarono improvvisamente di fronte a un concorrente potentissimo. Molti spettatori preferivano restare comodamente a casa e il cinema registrò una significativa perdita di pubblico.
Fu proprio in questo contesto che l'industria cinematografica iniziò a sperimentare diverse strategie per differenziarsi dall'esperienza domestica. Di fatto, la sala comprese i propri superpoteri, ancor oggi imprescindibili: aggregazione e spettacolarità.
Arrivarono il Cinemascope, il Cinerama, il 3D e, in alcuni casi, anche gli eventi trasmessi tramite CCTV. Non era l'unica risposta alla crisi, ma certamente faceva parte di un tentativo più ampio di offrire qualcosa che la televisione di casa non poteva, e che anche oggi nel 2026 non può, garantire: la dimensione spettacolare e collettiva tipica dell'esperienza cinematografica.
Pugilato, musica e sport sul grande schermo
Il successo della CCTV fu legato soprattutto alla boxe. Il primo grande incontro distribuito con questo sistema fu il rematch tra Joe Louis e Jersey Joe Walcott nel 1948. Nel dicembre del 1952, l'opera Carmen venne trasmessa in diretta dal Metropolitan Opera di New York a ben trentuno cinema in ventisei città americane. Il successo spinse a trasmettere negli anni successivi anche musical di Broadway e concerti di musica classica.
Negli anni '60 e '70 il fenomeno raggiunse dimensioni enormi grazie alla boxe, le cui sfide venivano proiettate contemporaneamente in centinaia di sale e palazzetti. Eventi come il celebre Rumble in the Jungle (Muhammed Ali vs George Foreman) del 1974, svoltosi a Kinshasa, il successivo Thrilla in Manila (Muhammed Ali vs Joe Frazier) del 1975 e il mitico The War of the Worlds (Ali vs Antonio Inoki) a Tokyo che festeggia in questi giorni il 50° anniversario (in basso il manifesto per pubblicizzare l'evento a Londra, ritrasmesso in diretta nella storica sala Odeon Leicester Square con ingresso a mezzanotte).
Anche la musica, come citato prima, si difendeva bene. Nel marzo del 1964, il primo concerto dei Beatles negli USA al Washington Coliseum venne proiettato via CCTV in centinaia di cinema americani. Nelle sale vennero rimosse le poltrone per permettere ai fan di ballare e urlare esattamente come se si trovassero sotto il palco. A differenza della boxe, si trattava di una trasmissione della registrazione dell'esibizione avvenuta un mese prima. Il celebre concerto di Elvis a Honolulu del 1973, invece, fu il primo evento musicale trasmesso globalmente via satellite, proiettato in diretta in moltissime sale cinematografiche europee e asiatiche per i paesi che non coprivano la diretta televisiva standard (e con differita in alcuni casi per via del fuso orario).
Tra il 1964 e il 1970 la celebre corsa automobilistica di Indianapolis abbandonò la TV domestica per stringere un accordo con la CCTV ed essere esclusivamente trasmessa nei cinema. Per cinque edizioni le dodici telecamere del circuito offrivano uno spettacolo live in bianco e nero per gli spettatori delle sale. Soltanto l'ultima edizione fece il salto tecnologico passando al colore. La transizione tardiva al colore e una qualità di produzione considerata mediocre per gli standard cinematografici furono tra i motivi che decretarono la fine di questo esperimento, segnando così il ritorno al piccolo schermo.
La CCTV fu un business globale fino agli anni '80
Sebbene gli Stati Uniti rappresentassero il mercato principale, la CCTV si diffuse rapidamente anche in Canada, Regno Unito, Giappone e in numerosi altri Paesi. La tecnologia permetteva di sfruttare infrastrutture già esistenti e di raggiungere un pubblico enorme senza i limiti strutturali degli impianti sportivi. La risposta del pubblico fu entusiastica perché l’esperienza manteneva una forte dimensione collettiva. Le sale cinematografiche diventavano luoghi di aggregazione dove tifare, applaudire e vivere emozioni condivise, proprio come accadeva negli stadi o nei teatri.
I biglietti costavano generalmente più di una normale proiezione cinematografica, ma meno rispetto alla presenza dal vivo nell’arena che ospitava l’evento. Molte sale trasformavano l’occasione in una vera festa. Locandine dedicate, gadget, programmi stampati e allestimenti a tema contribuivano a creare l’illusione di assistere realmente all’incontro. La formula si estese anche al wrestling professionistico, culminando con il successo della prima edizione di WrestleMania nel 1985, seguita da oltre un milione di spettatori attraverso il circuito chiuso.
L’avvento della televisione via cavo e successivamente della pay-per-view domestica decretò il progressivo declino della Closed-Circuit Television tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90. Guardare un incontro o uno spettacolo da casa diventò più comodo e meno costoso, riducendo drasticamente la necessità di recarsi in una sala cinematografica. Sebbene il sistema non sia scomparso del tutto, il suo ruolo centrale nell’industria dell’intrattenimento terminò in quel periodo.
L’idea alla base della CCTV, però, è tornata in auge recentemente sotto una nuova veste. Grazie alla proiezione digitale e senza il pretesto di un evento in diretta, i cinema hanno ricominciato a ospitare contenuti alternativi. Concerti vintage di artisti come David Bowie, i Queen e Robbie Williams, opere liriche, balletti, spettacoli teatrali e perfino eventi sportivi, fanno sporadicamente parte della programmazione di alcune sale grazie a un sistema di distribuzione dedicato. L’attuale fenomeno dell’event cinema non è altro che l’evoluzione tecnologica di una pratica nata quasi ottant’anni fa, quando le sale cinematografiche scoprirono di poter essere molto più di semplici luoghi in cui vedere un film.
Il potere aggregativo e la dimensione spettacolare continuano a essere i muscoli che il cinema sa di poter mostrare di fronte al blob informe di contenuti social e in streaming. Anzi, per come il mondo si è parzialmente involuto con gli smartphone, diventando più rumoroso e superficiale, la sala cinematografica si è anche riscoperta detentrice di un altro valore, quello di offrire un prezioso isolamento da tutto questo chiasso.
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