Se potesse cambiare il destino di uno dei suoi personaggi, Russell Crowe sceglierebbe senza dubbio Massimo Decimo Meridio de Il Gladiatore, che salverebbe dalla morte e dai Campi Elisi. Se così facesse, andrebbe però a guastare un film che è entrato rapidamente e di diritto nel mito, soprattutto in Italia, dove l'attore ama spesso recarsi anche per una breve vacanza. Per questa ragione, Mr. Crowe non poteva certo dire no alla direttrice artistica del Taormina Film Festival Tiziana Rocca, che ha voluto rendergli omaggio con il Premio alla Carriera. Il riconoscimento è più che meritato, perché la filmografia del buon Russell è immensa, e i generi che ha attraversato in circa 35 anni quasi infiniti. Russell Crowe presenta a Taormina anche il suo nuovo film, un'action-comedy intitolata La Vendetta Perfetta - Bear Country e interpretata anche da Aaron Paul e da Nina Dobrev. In uscita con 01 Distribution il 28 agosto, verrà proiettata in anteprima nelle migliori arene estive dal 10 al 18 agosto ed è ambientata in una Los Angeles caotica e corrotta.
Prima della conferenza stampa d'ordinanza, Russell Crowe incontra il pubblico, che conquista immediatamente con la sua innata simpatia e la sua bella voce profondissima. Si parte ovviamente da Il Gladiatore e dalla vittoria inaspettata dell'Oscar per il miglior attore protagonista. Con la coda di cavallo e la barba bianca, e in tenuta sportiva, il John Nash di A Beautiful Mind sorride a chi è seduto nelle prime file e comincia il suo racconto: "Ne è passato di tempo dal Gladiatore! Abbiamo girato il film nel 1999 e per me è stato un po’ uno choc, perché niente di ciò che avevo fatto prima era così maestoso e imponente. Ricordo molto bene il mio primo giorno di lavoro. Accanto a me c'erano sei-settecento soldati romani e tre-quattrocento barbari. Era un set gigantesco e mi sono dovuto abituare piano piano. I premi, comunque, non hanno niente a che vedere con il lavoro che facciamo. Vai sul set e interpreti un personaggio, sei coperto di sangue e di fango, ti fa male tutto tutti i giorni, combatti con spade e asce, e devo riconoscere che essere colpito sulla faccia con un'ascia è un'esperienza formativa. Tutto ciò che fai quotidianamente è in funzione del ruolo che devi interpretare, e quindi ammetto di essere rimasto sorpreso dalla candidatura all'Oscar, e stare seduto in quel teatro, in preda alla sindrome dell'impostore e con l’idea di trovarmi in un contesto molto lontano da me, mi sembrava qualcosa di surreale. Poi hanno chiamato il mio nome e ho sentito la terra franare sotto i piedi. È stata un'esperienza incredibile, e adesso che sono decisamente più vecchio e ho interpretato tantissimi ruoli che, secondo la mia modesta opinione, sono altrettanto belli se non migliori, non avverto più quella tensione. Non è una sensazione scontata, così vado sul set e cerco di fare del mio meglio. Mi considero un uomo molto fortunato perché adoro il mio lavoro. Amo le conversazioni con il regista a proposito del ruolo che mi viene assegnato, le prove-costumi e gli oggetti di scena, e quando inizio a recitare, mi concentro unicamente sul personaggio senza preoccuparmi del mondo esterno, anche se mi fermo spesso a pensare a come reagirà il pubblico. Quando interpreto un ruolo, mi piace arricchirlo di piccoli frammenti di magia che solo gli spettatori più attenti sono in grado di cogliere: ad esempio un tremolio dell'occhio quando qualcuno offende il mio personaggio. Tutto questo mi piace e sono grato di avere la possibilità di farlo".
A porre la maggior parte delle domande a Russell Crowe sono i ragazzi della Giuria del Taormina Film Festival 2026 e si parla ancora del film di Ridley Scott, per la precisione di scene pericolose e di controfigure: "Dovete capire che all'epoca ero completamente matto. C'è soltanto una scena che non ho fatto: quella in cui, nella battaglia d'apertura, cadevo da cavallo. Ne ho girata una versione, ma poi è stata rifatta con una controfigura sopra una macchina, e la controfigura cadeva mentre "il cavallo" galoppava a 100 chilometri al'’ora, e se ben ricordate, in quella scena ho un taglio sul naso. Non mi sono tagliato io cadendo da cavallo ma è stata la controfigura quando è stata catapultata a terra, e quindi dovevo avere anche io la stessa ferita, ma in ogni altra scena e in ogni altro minuto de Il Gladiatore la persona che vedete sono io. Il fatto è che ero determinato a dare a Ridley il massimo. Avevo visto un film in cui c'era Arnold Schwarzenegger che pilotava un aereo. Prima lo riprendevano da vicino intento a pilotare e poi, nell'inquadratura successiva. appariva soltanto metà del suo corpo, e si capiva benissimo che non era lui. Non volevo che ci fosse niente di simile nel Gladiatore. Ripensandoci, avrei dovuto seguire i consigli di chi mi suggeriva di usare una controfigura nelle scene più pericolose, perché ormai, come sanno i più vecchi qui dentro, mi sono giocato tutti i tendini. È che mi sembrava che così il personaggio fosse più vero".
Se Il Gladiatore è stato fisicamente devastante per Russell Crowe, l'attore ha affrontato diverse altre sfide nell'arco della sua carriera: "A volte un film è mentalmente impegnativo, a volte lo è emotivamente e a volte tutte e tre le cose insieme. Film fisicamente impegnativi come Il Gladiatore e Cinderella Man hanno avuto certamente il loro grado di difficoltà, ma forse il film che in assoluto ho trovato più complicato da fare è stato A Beautiful Mind. Era molto insidioso ed emotivamente faticoso. Fisicamente parlando, anche Noah di Darren Aronofsky è stato stancante, prima di tutto perché ero più in là con l’età. Abbiamo girato per 36 giorni di seguito sotto la pioggia battente, e non una leggera pioggia reale, ma secchiate di pioggia finta che ti arrivano continuamente addosso, un po’ come nella tortura cinese. E che dire de L'Uomo d’Acciaio con quel costume che riuscivi a infilarti solo se eri super in forma? Una volta che lo indossavi, non potevi andare al bagno per almeno sei ore, perché ci volevano 3 persone e 30 minuti per togliertelo. Una follia! Quindi le sfide possono presentarsi in varie forme. Nemmeno girare Highlander è stato semplice. Il protagonista è Henry Cavill, mentre io interpreto Ramirez. Il film è fantastico. Lo ha diretto Chad Stahelski, a cui dobbiamo i vari film su John Wick. Vi piacerà moltissimo. Però io ho 62 anni, sono reduce da due settimane di scene di combattimento con la spada con Dave Bautista e sono distrutto".
Ogni risposta di Russell Crowe è seguita da un applauso scrosciante, e lattore parla della sua esperienza con Peter Weir in Master and Commander e della meraviglia di cantare e insieme recitare ne Les Misérables, in cui divideva il set con Hugh Jackman e Anne Hathaway. In quel film era la temibile guardia carceraria Javert, nemesi di Jean Valjean nonché uno dei rari villain interpretati dall'attore, che siamo abituati a vedere nei panni dell'eroe o comunque di personaggi positivi: "Da attore, desidero esplorare ogni aspetto della natura umana, e a volte mi capita di dover raccontare al pubblico la parte oscura di un individuo, e ammetto che a volte i personaggi malvagi hanno talmente tante sfumature che finiscono per attrarmi profondamente. Credo che tutto questo abbia molto a che vedere con l'essenza del male, che può davvero affascinare le persone. Molti qui avranno visto Norimberga. Quando studiavo il mio personaggio, mi domandavo spesso: perché le persone negli anni Trenta prendevano decisioni come quella di mettere Göring in una posizione di potere? Nel film mi interessava far vedere che quando si ha così tanta fiducia in sé stessi, si può essere molto persuasivi. Se vedete Norimberga ed entra in scena quel personaggio, sapete bene che è responsabile di tantissime cose brutte, ma mentre lo guardate, comincia a incuriosirvi e a volte perfino a piacervi. È una delle cose che non riusciamo a capire del male, e cioè che può essere carismatico. Guardate quello che sta succedendo nel mondo! Ci sono leader politici che si macchiano delle più disparate atrocità, eppure la gente li lascia fare per via del carisma che hanno. Quindi fate attenzione al carisma!".
A chi gli domanda qualche consiglio per diventare un bravo attore o comunque avere successo nel mondo del cinema, Russell Crowe raccomanda di mostrarsi collaborativo con i compagni di set e di prestare grande attenzione ai dettagli, mentre molto articolata e complessa è la sua opinione su pregi e difetti delle piattaforme streaming, che privano gli appassionati della settima arte del magnifico piacere dell'esperienza cinematografica: "La cosa positiva delle piattaforme streaming è che puoi trovare i film che ti interessano e vederli quando hai tempo e voglia, senza dover aspettare che arrivino al cinema. L'aspetto negativo, ma forse l'aggettivo negativo è troppo forte, è che ti privano dell'esperienza cinematografica, che per me è una cosa molto importante. Puoi guardare un film a casa tua, magari su uno schermo piuttosto grande, ma l'esperienza cinematografica, e cioè stare seduti tra persone che non necessariamente conosci e condividere con loro la visione di un film fa sì che venga sprigionata un'energia incredibile. Non possiamo lasciare che questo si perda, perché significa raccontare una storia a una comunità di persone. Quindi, quando vedete che al cinema danno un film che vi interessa, correte in sala, perché è questo che il regista ha sempre desiderato. Tornando allo streaming, sono stato contattato da Netflix un po’ di tempo fa. Volevano dirmi che, tra gli attori con cui non hanno mai lavorato, sono quello che ha avuto il più alto numero di film al primo posto sulla piattaforma. Continuano a comprare vecchi film, e infatti alcuni che ho girato in tempi non esattamente recenti, come The Next Three Days di Paul Haggis, sono schizzati in testa alle classifiche. A dodici anni dalla sua uscita, quel film ha avuto una seconda vita, perché chi non lo aveva visto ha finalmente recuperato, e forse succederà ancora, magari con Padri e figlie di Gabriele Muccino. Se non lo conoscete, dovete assolutamente vederlo. Vi spezzerà il cuore, è bellissimo. Grazie allo streaming, film che sono stati in sala pochi giorni o che non hanno avuto un’adeguata campagna pubblicitaria possono avere una nuova chance di popolarità. Alla fine, comunque, mi è toccato fare un film insieme a Netflix. Si intitola Unabomb e credo uscirà a settembre-ottobre".
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