Oltre 70 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Tour mondiali. 226 dischi di platino. Un Grammy e quattro Latin Grammy. Il Sanremo vinto nel 1993 con "La solitudine" nella sezione Novità, che lanciò la sua carriera. Eppure, nonostante tutto questo e una certa pluridecennale consuetudine con il successo, quando Laura Pausini ha vinto il Golden Globe prima, ed è stata candidata al Premio Oscar poi con la canzone "Io sì (Seen)", cantata per La vita davanti a sé, il film di Edoardo Ponti con Sophia Loren che trovate in streaming su Netflix, le sue reazioni sono state eclatanti.
Eclatanti e adeguatamente filmate e pubblicare sui suoi canali social, da dove, come si dice in questi casi, "hanno fatto il giro del web", qualsiasi cosa questa espressione voglia dire.
Oggi, all'indomani dell'annuncio delle candidature ai 93esimi Academy Awards, ecco che la stampa italiana è stata convocata per una conferenza stampa indetta dalla cantante, per comunicare le sue emozioni e le sue intenzioni in questo passaggio storico della sua carriera.
Laura Pausini e il successo
"Ho bisogno del vostro appoggio, di quello di tutti gli italiani," esordisce la cantante. "Ho bisogno di tanta energia e tanta positività, e spero che questa nomination porti a tutti, anche chi non mi segue e non ama la mia musica, una gioia che contrasti le difficoltà che stiamo vivendo."
Assieme alla nomination all'Oscar, ieri è arrivata la certificazione del triplo disco di platino dell'album "Fatti sentire", e "Io sì (Seen)" è nella classifica dei 20 brani più passati dalle radio statunitensi, ma Laura Pausini continua a chiedersi se davvero si merita tutto il suo successo: "È da quando ho vinto Saremo 28 anni fa che mi chiedo perché mi stia succedendo tutto questo. So anche, però, che è allora che è nato in me il desiderio di non accontentarmi, la voglia di essere come un'atleta disciplinata e allenata che porta avanti una sfida con sé stessa. Spesso mi chiedo se davvero ho voglia di tutta questa responsabilità," dice la Pausini, "e la risposta è sì, perché è un dovere nei confronti della mia vita e dei miei fan. Coi premi, la gente si aspetta di più, e io stessa mi aspetto di più da me."
Per Laura Pausini un premio non significa un punto di arrivo, ma "lo sprone a ricominciare, a cimentarmi con qualcosa di nuovo che non conosco. E son so se sono in grado, ma lo faccio lo stesso: mi spavento, ma invece di tirarmi indietro mi butto, sennò è finita. Più le cose diventano grandi più io mi sento piccola, e mi chiedo se mi merito tutto quel che mi capita, ma la paura che tutto finisca, che non ci siano più traguardi, è la cosa che mi spaventa di più."
Pausini, l'Italia e l'ansia da prestazione: Laura si commuove
Pausini torna continuamente a Sanremo, al Sanremo del 1993, e ancora a prima: a "quando facevo pianobar", a quando lo faceva suo padre, l'uomo cui ha già deciso dedicherà l'Oscar in caso di vittoria. Torna all'essenzialità del canto, perché "sul palco, col microfono in mano, è sempre la stessa cosa, al pianobar come negli stadi", e alla fragilità e la paura che aveva provato sul palco dell'Ariston e che non l'hanno mai abbandonata: "ho imparato tanto, da allora, ma ho la stessa ansia, le stesse paure e lo stesso modo di gioire di 28 anni fa. I traguardi che ho raggiunto mi hanno solo dato la voglia di spingere sull'acceleratore per vedere se davvero mi merito tutto quello che ho."
Insomma, Laura Pausini ha l'ansia da prestazione: "sono anche andata da una psicologa perché avevo un grande senso di colpa per il mio successo, e lo vivevo male."
A metterla in crisi, dice, è sopratutto l'Italia. La reazione degli italiani: "mi sento più tranquilla a parlare con Beyoncé che se mi chiama Pippo Baudo. Sono gli italiani che mi fanno più agitare." Forse anche perché, spiega, all'estero sente un certo riconoscimento anche da parte di chi non è suo fan, ma "in Italia mi sento invece in dovere di dimostrare di meritarmi il successo che ho, e sono solo i miei fan a farmi i complimenti, non altri."
Mentre dice tutto questo, mentre racconta che solo in Italia suona negli stadi ("non in Sudamerica come pensano tutti"), e mentre parla di quanto duramente lavora per promuovere i suoi lavori, perché "sono una storia per qualcuno, e io allora devo andare a parlare con tutti per raccontare le cose che faccio", Laura Pausini si commuove. Piange.
"Io lavoro tanto, ma tanta gente lavora tanto, e non ottiene lo stesso. Allora penso che non può essere solo fortuna, non solo culo, nonostante il mio sedere sia importante. Allora c'è qualcosa: ma io ho paura di sentirmi speciale. Se son così devo rendermene conto, sennò o piango o mi sento una merda."
Si scusa poi, Laura Pausini, per la sua fragilità. Colpa, dice, anche della situazione che stiamo vivendo: "Io di solito sto a casa venti giorni l'anno, e tutti gli altri sono in viaggio, sto con la gente del mondo: questo non è il mio equilibrio." Per sdrammatizzare dice "una boiata", e racconta della bevanda drenante che sta bevendo da ieri, perché "qui tocca mettersi eleganti". Per l'Oscar, ovviamente.
Laura Pausini racconta l'emozione della candidatura agli Oscar 2021: il video
E se lo vincesse, l'Oscar?
E se dovesse vincerlo, l'Oscar, Laura Pausini? "Ci sto pensando da quando siamo entrati nella quindicina: se vinco toccherà inventarci noi qualche premio nuovo. I miei compagni di scuola mi prendono in giro e mi dicono 'ti mancano solo le olimpiadi'. Io, di solito, faccio un gran lavoro di autoconvincimento preparandomi a perdere, così non ci rimango male, ma stavolta se non vinco mi arrabbio," dice.
Per lei il mondo del cinema "è una cosa nuova, sto imparando a conoscerlo in questi giorni", ed è rimasta stupita quando la classe di sua figlia, cui per volere della bambina ha detto della nomination in DAD, sapeva benissimo cosa fossero gli Oscar.
"Nei confronti di Sophia Loren e Edoardo Ponti sono piena di riconoscenza", dice. "A Sophia devo tutto, mi ha scelta lei, e tutto quel che sto e stiamo vivendo lo devo a lei. E a Edoardo, che mi ha seguito e diretto anche nel canto. Questa canzone è il proseguimento del messaggio di inclusione e tolleranza del film, di quel che loro volevano raccontare."
È la prima volta che una canzone in italiano ottiene una nomination all'Oscar, e una vittoria sarebbe storica. D'altronde, ammette pure la "normalissima" e timorosa Laura Pausini, "quando vai all'estero e cantano te, in italiano, tu cominci un pochino a tirartela."
I social, la mediocrità e i lupi: rivalutare la Pausini
In conclusione dell'incontro, quando le domande sbandano dallo specifico musicale fino alle curiosità statistiche, Laura Pausini confessa la sua ammirazione per Larissa Iapichino, e dimostra un equilibrio notevole quando le si chiede dei social network, e dello scontro con haters e troll: "Ho imparato in fretta che i momenti bui che vivi per via dei giudizi altrui non sono affatto paragonabili ai veri momenti bui della vita, a lutti, malattie o altre tragedie. Quando ho iniziato a seguire i social mi sono scontrata con una grande negatività: prima rispondevo, ora cancello. Ma il fatto è che in Italia, oggi, tutti posso dire tutto e tutti possono fare tutto: e questa mediocrità non mi va giù. La mediocrità è la rovina generale dell'essere umano, perché livella tutto verso il basso, e non sprona le persone a cercare il loro talento."
Stai a vedere che, coi tempi che corrono, tocca rivalutare anche Laura Pausini.
E allora in bocca al lupo per lei e per l'Oscar: "bisogna rispondere 'crepi il lupo', non 'viva': perché sennò non funziona. I detti mica possono essere cambiati."
Io sì (Seen): il video ufficiale della canzone
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