Si è conclusa il 25 settembre, con la cerimonia di premiazione, la ventottesima edizione di Ortigia Film Festival, il festival del cinema della città di Siracusa diretto da Lisa Romano e Paola Poli che ha portato nell’isola che costituisce la parte più antica della città siciliana film italiani e internazionali, incontri con autori e interpreti, documentari, cortometraggi e appuntamenti dedicati alla formazione e alle nuove generazioni.
La giuria del concorso Lungometraggi - Opere prime e seconde, presieduta da Carla Signoris e composta da Gloria Satta e Fabio Segatori, ha scelto La Gioia di Nicolangelo Gelormini come Miglior Film, con la seguente motivazione:
Pur essendo ispirato a un agghiacciante delitto realmente avvenuto, il film trascende la cronaca per indagare con grande profondità psicologica le dinamiche morbose e distruttive che hanno determinato i fatti. Il regista evita la ricostruzione documentaristica a favore di un racconto intessuto di tensione, che racconta una relazione dominata da inganni e manipolazioni, senza mai giudicare i personaggi, interpretati dagli straordinari e coraggiosi Valeria Golino, Saul Nanni e Jasmine Trinca.
Il Premio per il Miglior Interprete è andato, ex aequo, a Babak Karimi e Ivar Wafaei per Balcanica di Nicola Sorcinelli. Ecco la motivazione della giuria:
Nel ruolo di padre e figlio musicisti afgani, in fuga dai talebani che hanno bandito ogni forma d’arte, ci portano nel pieno della tragedia dei migranti. Nel corso di quel loro viaggio infinito attraverso gli scenari desolati della rotta balcanica, la loro fatica e la loro sofferenza diventano le nostre. La loro interpretazione drammatica eppure asciutta abbatte il confine tra schermo e platea. Ed emoziona senza un filo di sentimentalismo.
Hanno vinto il Premio Miglior Sceneggiatura, per La Gioia, Giuliano Scarpinato, Benedetta Mori, Nicolangelo Gelormini e Chiara Tripaldi con la seguente motivazione:
Una scrittura che ha saputo trasformare una storia vera in un racconto che non cede mai alla tentazione della cronaca, della spiegazione o del giudizio. Una scrittura essenziale, capace di restituire personaggi complessi e profondamente umani senza assolverli o condannarli, lasciando agli attori lo spazio per esplorarne contraddizioni, fragilità e zone d’ombra. Una sceneggiatura che non cerca il compiacimento né l’effetto, ma affida ai gesti, alle parole e ai silenzi il compito di raccontare ciò che, in una vicenda come questa, sarebbe stato fin troppo facile spiegare.
Una Menzione Speciale è andata a Edoardo Pesce per la sua performance ne Il Grande Giaffa di Marco Santi. Questa la motivazione della Giuria:
Per la sua versatilità e il coraggio che lo hanno portato, fin dall’inizio della carriera, a passare dai ruoli ironici a quelli drammatici con la stessa credibilità e intensità, sempre al di fuori dagli stereotipi. Bravissimo tanto nei panni di personaggi complessi, violenti o marginali come il pugile di Dogman, quanto in quelli remissivi e apparentemente perdenti come il protagonista di Il Grande Giaffa, Edoardo è stato anche un godibile Alberto Sordi giovane. E si conferma come uno dei talenti più solidi su cui oggi può contare il cinema italiano.
Per il Concorso Internazionale Documentari, la giuria presieduta da Mattia Colombo e composta dagli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia - sede Sicilia ha premiato Where the Waves Took Her di Jana Stallein con il Premio CSC Sebastiano Gesù Miglior Documentario. Auber 99 di Giuseppe Schillaci ha avuto invece una Menzione Speciale.
Tra gli altri riconoscimenti di Ortigia Film Festival ricordiamo il Premio Speciale OFF18/2026 a Scarpe Rotte di Roberta Torre, assegnato dalla Direzione Artistica, Il Premio Banco BPM alla Carriera, andato a Carla Signoris e il Premio all’Eccellenza cinematografica OFF18/2026 a Peter Greenaway e Claudia Gerini, che hanno incontrato il pubblico di Ortigia Film Festival nel corso della settimana nel corso della manifestazione. Ecco le due motivazioni:
A Peter Greenaway, per aver fatto del cinema un luogo in cui la pittura prende vita e il racconto si fa visione. Da I misteri del giardino di Compton House a Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, da L’ultima tempesta a The Pillow Boo”, Greenaway ha costruito un cinema inconfondibile, nutrito di pittura, musica, architettura, teatro e letteratura. Un universo in cui corpi, parole, colori e composizioni diventano materia narrativa e in cui ogni film nasce dall’incontro tra arti diverse. Un autore che ha scelto di non adattarsi al cinema, ma di reinventarlo, con la libertà di chi ha sempre osato oltre il tempo, oltre i confini del racconto e delle forme, continuando a spingere lo spettatore verso nuovi territori della visione.
La cintura nera di Taekwondo che ha ottenuto per meriti sportivi è forse la miglior sintesi delle qualità artistiche di Claudia Gerini, che con l'applicazione ferrea e con grande forza di volontà ha ottenuto risultati straordinari nello spettacolo italiano. Ironica e divertita per il suo mentore Carlo Verdone e per i fratelli Manetti, ha saputo ricoprire ruoli drammatici intensi per Giuseppe Tornatore, Sergio Castellitto e Mel Gibson. Si è dedicata alle opere prime e ai film diretti da registe. Ha affrontato con originalità la regia, la canzone e persino il doppiaggio di una memorabile Barbie in Toy Story. Di lei Enrico Lucherini, grande esperto e pungente esegeta del divismo, diceva: “È l’unica attrice italiana che puoi mettere dappertutto e saprà sempre essere a suo agio".
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