sabato 19 settembre 2026

Su Netflix c'è un anime folle con una sedia parlante, ma dietro c'è una tragedia reale

Se avete voglia di recuperare un anime capace di mescolare fantasy, avventura, romanticismo e una storia profondamente legata alla memoria del Giappone, su Netflix c'è Suzume, uno dei film più ambiziosi di Makoto Shinkai, il regista di Your Name. Il film è disponibile in streaming in Italia anche su Crunchyroll.

La storia segue Suzume Iwato, una studentessa di 17 anni che vive nel Kyushu. La sua vita cambia quando incontra Souta Munakata, un ragazzo misterioso che sembra avere un compito molto particolare: viaggiare per il Giappone alla ricerca di porte capaci di provocare terribili disastri e richiuderle prima che sia troppo tardi. La situazione diventa però decisamente più assurda quando Souta viene trasformato in una piccola sedia a tre gambe.

Da quel momento, Suzume si ritrova coinvolta in un viaggio attraverso il Paese insieme al ragazzo-sedia, cercando di chiudere tutte le porte rimaste aperte e impedire che altre calamità si abbattano sul Giappone. È una premessa completamente folle ma, dietro l'apparente leggerezza del film, si nasconde una storia molto più dolorosa.

La vera storia dietro le porte di Suzume

Le porte sono molto più di un semplice espediente fantastico. Ognuna conduce verso posti abbandonati, spazi che un tempo erano pieni di vita e che sono stati lasciati indietro. Scuole, abitazioni, parchi e intere comunità diventano così parte di un viaggio che parla soprattutto di persone, ricordi e perdita. È qui che Suzume rivela il suo lato più malinconico. I luoghi non sono semplicemente scenari spettacolari: rappresentano ciò che rimane quando una comunità scompare e quando il tempo sembra essersi fermato.

Suzume impara progressivamente che dimenticare non è l'unico modo per andare avanti e che alcuni ricordi possono continuare a far parte della nostra vita senza impedirci di proseguire. Questa componente non è casuale. Il film è infatti profondamente legato al terremoto e allo tsunami che colpirono il Giappone nel 2011, una tragedia che, nella storia personale di Suzume, assume un significato fondamentale. La protagonista ha perso la madre durante il disastro e il lutto continua a influenzare il suo rapporto con il passato.

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Shinkai trasforma quindi una storia fantastica in un racconto sulla capacità di convivere con una ferita che non può essere semplicemente cancellata.

Perché Suzume ha fatto discutere

È proprio questo aspetto ad aver generato alcune delle discussioni più interessanti intorno al film. Suzume è stato apprezzato per l'animazione, la musica, i personaggi e la capacità di alternare momenti divertenti a sequenze molto emotive, ma affrontare una tragedia reale come quella del 2011 attraverso una storia fantasy comportava inevitabilmente dei rischi. Per alcuni spettatori, la scelta di Shinkai permette di parlare del trauma attraverso una prospettiva accessibile e persino speranzosa.

Per altri, invece, trasformare una tragedia nazionale di questa portata in un'avventura fantastica può risultare problematico, soprattutto quando il dolore collettivo viene filtrato attraverso la storia personale di una sola ragazza. Sotto le porte misteriose, i disastri soprannaturali e perfino una sedia parlante, c'è però una riflessione molto più profonda sulla memoria e sul modo in cui una persona può imparare a convivere con ciò che ha perduto.

Un successo enorme per Makoto Shinkai

Il film è arrivato al cinema nel 2022 e ha confermato la capacità di Shinkai di trasformare storie profondamente giapponesi in fenomeni internazionali. Suzume ha incassato oltre 221 milioni di dollari nel mondo, diventando uno dei maggiori successi della carriera del regista. Ha inoltre consolidato la posizione di Shinkai tra i nomi più importanti dell'animazione giapponese contemporanea, dopo il successo mondiale di Your Name. e Weathering with You.

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Se vale la pena recuperare Suzume su Netflix è proprio perché a prima vista sembra la classica avventura anime piena di colori, creature bizzarre e situazioni impossibili. In realtà, dietro quella superficie spettacolare c'è un film che parla di lutto, terremoti e della necessità di continuare a vivere anche quando alcune ferite non scompaiono mai del tutto.



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