Sono passati quasi vent’anni dall’uscita di V per Vendetta, eppure una delle domande più immediate continua a tornare ogni volta che si parla del film: chi c’è davvero sotto la maschera di Guy Fawkes?
Il passato di V viene ricostruito solo per frammenti. Sappiamo che è stato prigioniero a Larkhill, che è sopravvissuto agli esperimenti condotti dal regime e che da quel luogo è uscito completamente trasformato. Tutto ciò che apparteneva alla sua vita precedente, però, sembra essere scomparso insieme alle fiamme che distruggono il centro di detenzione.
Il suo vero nome non viene mai pronunciato. Il suo volto non viene mai mostrato.
L’uomo che esce da Larkhill non esiste più
A Larkhill, V è soltanto il prigioniero della stanza numero cinque. Il trattamento biologico sperimentato sui detenuti uccide quasi tutti, mentre su di lui produce una reazione diversa, rendendolo fisicamente più resistente e trasformandolo nel combattente che incontreremo anni dopo.
Quando V emerge dall’incendio, il film mette fine alla sua identità precedente. Non conosciamo la sua famiglia, la sua professione, il luogo da cui proviene. Nel corso degli anni sono nate teorie che lo vorrebbero vicino al Norsefire, forse per spiegare la sua conoscenza dei meccanismi del regime, oppure legato al mondo dell’arte e della cultura, vista la sua formazione quasi enciclopedica.
Sono però soltanto teorie: né il film né il fumetto hanno mai fornito elementi sufficienti per ricostruire con certezza la sua vita precedente.
La maschera è più importante del volto
Mostrare chi si nasconde sotto la maschera avrebbe cambiato inevitabilmente il modo in cui guardiamo V.
Un volto gli avrebbe restituito un’età, una storia, un’identità. Un nome lo avrebbe trasformato di nuovo in un singolo uomo, permettendo allo spettatore di leggere la sua missione soprattutto come la vendetta personale di una vittima contro i propri carnefici.
La maschera impedisce, invece, che questo accada.
V resta sospeso tra uomo e simbolo. Il dolore vissuto a Larkhill è il punto di partenza della sua storia, ma con il tempo la sua battaglia supera quella ferita personale e diventa qualcosa di più ampio. È per questo che il regime può tentare di ucciderlo senza riuscire davvero a cancellarlo: può colpire il corpo, ma non ciò che quel corpo ha finito per rappresentare.
Quando migliaia di persone iniziano a indossare la sua stessa maschera, l’identità del singolo ormai non ha più importanza.
Il finale risponde alla domanda, ma senza togliere la maschera
Ma allora chi è davvero V? La risposta arriva negli ultimi minuti del film, anche se non nel modo in cui potremmo aspettarci.
Dopo la morte di V, Londra si riempie di cittadini vestiti esattamente come lui. Per la prima volta quella maschera non appartiene più a una sola persona, ma a un’intera folla. V è diventato un’immagine nella quale chiunque può riconoscersi.
È anche per questo che, quando Finch chiede a Evey chi fosse davvero, la risposta non riguarda un nome o un volto. V coincide ormai con le persone che il regime ha schiacciato, con chi ha perso qualcuno e con chi ha scelto di ribellarsi.
Il film avrebbe potuto mostrarci il suo volto e risolvere il mistero negli ultimi secondi. Sceglie invece di lasciarlo intatto.
Perché l’identità di V, alla fine, non è necessaria per comprendere il personaggio. Il suo passato rimane volutamente senza risposta, mentre il film concentra l’attenzione sul significato che la sua figura assume per Evey e per il resto della popolazione.
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