Quante volte abbiamo detto o sentito dire “non ci sono più i produttori di una volta”, quelli che amavano il cinema e i registi coraggiosi e originali e che rischiavano anche di tasca propria e cercavano i migliori partner internazionali per permettere loro di realizzare i film che volevano. Uno di questi ultimi era sicuramente Jeremy Thomas, la notizia della cui morte, avvenuta l'11 settembre all'età di 77 anni, è arrivata proprio nel giorno di chiusura del festival di Venezia, sui cui schermi era apparso nel documentario di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci e dove in concorso c'era Bucking Fastard di Werner Herzog, mentre lo aspettavano a Toronto per il nuovo film di Takashi Miike, Bad Lieutenat: Tokyo, da lui prodotto. Nel 2021 Marc Cousins gli aveva dedicato il documentario The Storms of Jeremy Thomas, il cui trailer potete vedere sotto. Vincitore dell'Oscar nel 1988 dell'Oscar e il David di Donatello per il miglior film, il sontuoso L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, che per la prima volta aveva aperto al cinema occidentale le porte della Città proibita, Thomas ebbe un lungo sodalizio col regista italiano, ma non solo con lui.
La carriera di Jeremy Thomas
Thomas nasce in una famiglia legata al cinema: il padre Ralph e lo zio Gerald sono entrambi registi e fin da bambino sa che lavorare nell'ambiente è quello che vuole fare. Inizia in vari ruoli, tra cui il montaggio, lavorando anche a pellicole come Il viaggio fantastico di Sinbad e A Misfortune di Ken Loach. Nel 1974 inizia l'attività di produttore col film australiano Braccato a vista di Philippe Mora, cui segue L'urlo di Jerzy Skolimowski, di cui tornerà a produrre molti anni dopo Eo. Anche Julien Temple, per cui produce il debutto La grande truffa del rock'n'roll, lavorerà di nuovo con lui nel 2007 per il documentario Il futuro non è scritto: Joe Strummer e nel 2025 per I am Curious Johnny. Molti i registi che hanno potuto contare su di lui più di una volta: tra questi Nicolas Roeg (Il lenzuolo viola, Eureka, La signora in bianco), Bernardo Bertolucci (L'ultimo imperatore, Il té nel deserto, Piccolo Buddha, Io ballo da sola, The Dreamers), David Cronenberg (Crash, Il pasto nudo, A Dangerous Method), Matteo Garrone (Il racconto dei racconti, Dogman, Pinocchio), Takaski Miike (L'ultimo yakuza, L'immortale e il citato Bad Lieutenant: Tokyo), Wim Wenders (Non bussare alla mia porta, Palermo Shooting, Pina, Ritorno alla vita), Nagisa Oshima per cui produce i capolavori Furyo e Tabù – Gohatto. Terry Gilliam gli deve Tideland e L'uomo che uccise Don Chisciotte. E potremmo continuare a lungo a parlare di una carriera con cui ha dimostrato di saper stringere rapporti di fiducia e di amicizia con molti registi, Bertolucci in primis, e di non guardare esclusivamente al possibile successo commerciale ma al prestigio dei film su cui metteva il suo nome. Noi amanti del cinema gli dobbiamo sicuramente moltissimo.
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