domenica 24 febbraio 2019

Yorgos Lanthimos dirigerà un film tratto da Pop. 1280 di Jim Thompson

Allo stesso libro è stato ispirato Colpo di spugna di Bertrand Tavernier.

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Se la strada potesse parlare vince gli Independent Spirit Awards 2019

E Barry Jenkins vince come miglior regista. A Suspiria miglior fotografia e Robert Altman Award. Tutti i premi per il cinema indipendente.

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Addio a Stanley Donen, che ci insegnò a cantare e ballare sotto la pioggia

Morto all'età di 94 anni il leggendario regista e coreografo, premio Oscar alla carriera nel 1997 e Leone d'Oro alla carriera nel 2004.

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Fare critica: intervista a Giovanni Veronesi

A Fare Critica, il festival dedicato alla critica teatrale e cinematografica, ideato e diretto da Gianlorenzo Franzì, che si è concluso ieri, sabato 23 febbraio, Close-Up ha avuto il piacere di incontrare e dialogare con Giovanni Veronesi, il regista di tantissimi successi come Manuale d'amore (2005), Italians (2009), Moschettieri del re – La penultima missione (2018), nonché sceneggiatore di Carlo Verdone, Leonardo Pieraccioni e Francesco Nuti.

Qual é, secondo lei, il compito del cinema, in un contesto storico così ipercinetico e sovraccaricato dalla costante evoluzione dei media?

Giovanni Veronesi: «Il compito del cinema é sempre lo stesso, quello di raccontare delle storie che si riferiscano in modo diretto alla realtà, o attraverso l'uso di metafore, che riportano, comunque, al mondo che stiamo vivendo, anche se si fa un film in costume o d'epoca. Il cinema deve sempre dire qualcosa, per cui é una specie di manifesto in cui viene racchiuso il pensiero dell'autore, e questo manifesto sarà poi apprezzato o meno dal pubblico. É una forma d'espressione popolare, che é anche pericoloso in mano a gente che potrebbe farne un cattivo uso.»

In un periodo in cui praticamente chiunque può scrivere sul web e ritagliarsi un profilo da critico, in che stato si trova, a suo parere, la critica italiana?

G.V.: «Siamo arrivati al punto che la critica oggi non vale più niente. Prima, sui giornali, c'erano firme competenti, preparate e autorevoli. Oggi, proprio perchè chiunque può aprire un blog e criticare un film – e qualcuno lo fa anche mascherato -, s'é perso tutto il valore di queste operazioni.»

Perché Giovanni Veronesi ama dirigere commedie?

G.V.: «Perché non riesco a concepire la vita in modo serio per più di cinque minuti. Ovunque io mi trovi, qualsiasi cosa stia facendo, dopo un pò mi vien da ridere. Riesco a esorcizzare il male con l'ironia.A volte posso apparire cinico, altre sarcastico, ma sto bene nei miei panni e, quindi, mi va bene esserlo un poco...»

Cosa l'ha particolarmente colpita di questo Festival?

G.V.: «Il vento... No, già il nome del festival mi incuriosiva, poi Carlo Verdone mi ha detto che é stato organizzato da persone competenti e quindi sono venuto. Mi piace conoscere le persone che amano il cinema, il mestiere per cui amo vivere, soprattutto se sono persone che racimolano qualche soldo e posti nascosti per metter su festival con il coraggio di chi vive di cinema e per me sono come supereroi che vanno sempre premiati. É uno scambio: a me infondono entusiasmo e io cerco di dare tutto quello che ho...»



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Fare Critica: intervista ad Alessandro Redaelli

A Fare Critica, il festival dedicato alla critica teatrale e cinematografica, ideato e diretto da Gianlorenzo Franzì, che si è concluso sabato 23 febbraio, Close-Up ha avuto il piacere di incontrare e dialogare con Alessandro Redaelli, regista, montatore e sceneggiatore italiano. Ha firmato diversi cortometraggi e nel 2017 è stato regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e montatore del documentario Funeralopolis - A suburban portrait, presentato in concorso nella sezione italiana della 13° edizione del Biografilm Festival.

É un artista molto giovane. Cosa l'ha spinta a intraprendere questo percorso?

Alessandro Redaelli: «Quella del filmmaker é una passione che ho fin da bambino: due anni fa ho ritrovato delle riprese realizzate con mia sorella, quando avevo otto anni, quindi suppongo che si tratti di una passione che ho covato dentro da sempre. Poi ho seguito il mio istinto, iniziando a realizzare cortometraggi, per poi studiare ina scuola di cinema, perchè sento l'esigenza di raccontare delle storie...»

Come e perché nasce il suo corto “Funeralopolis”?

A.R.: «Nasce per due motivi: il primo, perché volevo raccontare i due protagonisti, che conosco da diversi anni e con i quali condivido l'origine, infatti veniamo tutti dalla stessa frazione milanese; poi perché volevo realizzare un lungometraggio, così ho comprato una macchina da presa e ho provato a girare ciò che avevo in mente. Si tratta di un film che ho girato da solo, senza un direttore della fotografia e altro. Ho seguito il flusso dei protagonisti del film, con l'obiettivo di uniformare il mio sguardo al loro.
É girato in bianco e nero, nonostante l'uso del colore avrebbe potuto valorizzare alcune scene molto forti, presenti nel film¨ho voluto imporre questo filtro tra me e il film, anche se poi capisci che la realtà é il filtro stesso del cinema. Il formato é 1,66:1, che non usa praticamente nessuno e io ho voluto utilizzarlo proprio perché non esistono quasi degli strumenti che lo supportano: così come ciò che si vede nel film é un pò fuori dagli standard, volevo che anche il formato lo fosse.
Essendo un film molto spontaneo, che si poggia su un linguaggio volutamente sporco, non ho patito particolari difficoltà produttive. Il difficile é arrivato dopo, quando bisogna portare il film al pubblico.»

Le ha studiato e lavora con diverse tipologie di media. Cosa l'affascina maggiormente di questi strumenti? In quale campo preferirebbe specializzarsi?

A.R.: «Ho lavorato dappertutto: per il web, la televisione e così via...ma a me interessa solo il cinema e voglio continuare a farlo.»

Quali sono le sue sensazioni per aver partecipato a un Festival sulla critica? Cosa porterà con sé?

A.R.: «Sicuramente il confronto costruttivo con tutti coloro che ho avuto il piacere di incontrare. Sono da sempre un sostenitore della critica, avendo anche cominciato a quindici anni a scrivere per una rivista di cinema horror. Parlare di cinema, criticarlo é un'operazione che lega all'opera stessa, ed é di fondamentale importanza.
La critica al giorno d'oggi comporta delle novità positive e altre negative: é bello che ognuno possa esprimere la propria opinione, ma poi ci si accorge che alcuni non conoscono nulla del linguaggio cinematografico. Sono pochi i critici che resteranno nella storia...»



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sabato 23 febbraio 2019

Oscar 2019: Pronostici sui vincitori e i desideri dei nostri esperti

Oscar 2019, i pronostici sui vincitori: le previsioni e i desideri dei giornalisti di cinema della redazione di Comingsoon.it. Chi vincerà e chi dovrebbe vincere.

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Oscar 2019: i Candidati per il Miglior Film

Una guida alle nomination nella categoria più prestigiosa degli Oscar, fra polemiche e apertura al cinema popolare.

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