domenica 30 agosto 2026

Su Prime Video c'è il capolavoro anime che sembrava già Inception (ma uscì 4 anni prima)

Sono passati vent'anni da quando Satoshi Kon ha portato sul grande schermo un mondo in cui sogni e realtà potevano confondersi fino a diventare indistinguibili. Oggi Paprika è disponibile in Italia su Prime Video per il noleggio o l'acquisto e il ventesimo anniversario offre l'occasione perfetta per riscoprire uno dei film d'animazione più visionari degli anni Duemila. Anche perché, a distanza di anni, il confronto con Inception di Christopher Nolan continua a essere impossibile da ignorare.

Paprika era già un film sul futuro vent'anni fa

Uscito in Giappone nel novembre 2006, Paprika è il quarto e ultimo lungometraggio diretto da Satoshi Kon, morto nel 2010 a soli 46 anni. Il film nasce dal romanzo omonimo di Yasutaka Tsutsui, pubblicato nel 1993, ma Kon aveva iniziato a pensare a un adattamento cinematografico già nel 1998, molto prima che il progetto trovasse finalmente la strada per la produzione. Nel 2003 il regista incontrò Tsutsui, che gli diede la sua benedizione per trasformare il romanzo in un film.

La storia segue Atsuko Chiba, una psicologa che utilizza un dispositivo sperimentale chiamato DC Mini per entrare nei sogni dei pazienti. Nel mondo onirico, Atsuko assume l'identità di Paprika, una sorta di detective dei sogni. Quando alcuni prototipi del dispositivo vengono rubati, il confine tra realtà e subconscio comincia a sgretolarsi, trascinando i personaggi in una spirale sempre più surreale. Ma è proprio il modo in cui Kon racconta tutto questo a rendere Paprika così moderno.

Il regista non costruisce il mondo dei sogni come un universo ordinato, con regole precise che lo spettatore deve imparare. Al contrario, lascia che immagini, identità, ricordi e ambienti si trasformino continuamente davanti ai nostri occhi. Già nella sequenza iniziale il film mette in chiaro le proprie intenzioni: uno spazio si trasforma in un altro attraverso passaggi rapidissimi, creando una continuità visiva tra luoghi che, nella realtà, non potrebbero mai essere collegati. È un modo di raccontare i sogni attraverso le immagini prima ancora che attraverso la trama, esattamente come Kon spiegava di voler fare durante la lavorazione del film.

E poi è arrivato Inception

Paprika è particolarmente interessante per chi ama il cinema di Christopher Nolan. Quattro anni dopo l'uscita dell'anime di Kon, Inception avrebbe portato al grande pubblico un'altra storia costruita intorno alla possibilità di entrare nei sogni, esplorare il subconscio e muoversi attraverso livelli di realtà sempre più instabili. Le somiglianze non si fermano alla premessa. In entrambi i film, il sogno diventa un luogo fisico da attraversare, mentre corridoi, edifici e interi ambienti possono deformarsi, collassare o cambiare improvvisamente. Anche alcuni elementi visivi di Paprika, dagli spazi che si trasformano ai passaggi tra diversi livelli di coscienza, hanno inevitabilmente alimentato il confronto con il thriller interpretato da Leonardo DiCaprio.

Ed è proprio qui che bisogna fare una distinzione. Dire che Christopher Nolan abbia semplicemente copiato Paprika è una conclusione troppo netta. Le somiglianze sono state ampiamente notate da critici e studiosi, ma non esiste una prova solida che il film di Kon sia all'origine dell'idea centrale di Inception. La questione dell'influenza diretta è rimasta invece molto più sfumata. Negli anni si è parlato anche di un presunto riferimento di Nolan a Paprika per il personaggio di Ariadne (Ellen Page), ma non esiste una dichiarazione diretta e verificabile del regista che confermi questa teoria.

Il punto non è se Nolan abbia o meno preso spunto dall'anime di Kon, ma che due film realizzati in momenti e contesti completamente diversi sono arrivati a immaginare il mondo dei sogni in modi sorprendentemente vicini.

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Il capolavoro di Satoshi Kon che continua a sembrare moderno

La forza di Paprika sta nel modo in cui Kon utilizza l'animazione per fare qualcosa che il cinema tradizionale fatica a fare: rendere visibile il funzionamento caotico della mente. Il regista voleva spingere l'immaginazione oltre i limiti imposti dai suoi film precedenti, abbandonando in parte il realismo e lasciando che fossero soprattutto le immagini a guidare lo spettatore. Paprika nasce così come un film in cui il sogno non è una parentesi della realtà, ma un'altra forma di realtà, altrettanto concreta, pericolosa e affascinante.

È anche l'ultimo tassello di una filmografia breve ma straordinariamente influente. Dopo Perfect Blue, Millennium Actress e Tokyo Godfathers, Kon chiuse il suo percorso cinematografico con un'opera che raccoglie molte delle sue ossessioni: memoria, identità, cinema e il confine sempre più fragile tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo. Vent'anni dopo, Paprika non è semplicemente un anime da recuperare. Sembra ancora un film arrivato da un futuro che il cinema non ha ancora del tutto raggiunto.



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