Se c'è un animale che il cinema non ha mai smesso di amare, è il cane. Può essere un compagno fedele, una presenza capace di cambiare la vita del protagonista o persino il personaggio attraverso cui guardare il mondo. Da Hachiko a Lassie, da Toto de Il mago di Oz a Beethoven, passando per i grandi classici dell'animazione come Lilli e il Vagabondo e La carica dei 101, sono tantissimi i cani che hanno conquistato generazioni di spettatori. E proprio in occasione dell' International Dog Day, il cinema torna a raccontare questo legame con due film particolarmente interessanti.
Il primo è The Dog Stars, il nuovo film di Ridley Scott, tratto dal romanzo di Peter Heller, che arriva nelle sale italiane il 26 agosto. In un futuro devastato da una pandemia che ha cancellato gran parte dell'umanità, Hig (Jacob Elordi) vive isolato in un piccolo aeroporto del Colorado insieme al suo cane Jasper, compagno di viaggio e di vita. Ogni giorno i due affrontano un mondo ormai irriconoscibile, mentre Hig cerca di proteggere quel poco che gli è rimasto. È significativo che, in un film costruito intorno alla solitudine e alla possibilità di ritrovare un senso di umanità, Jasper non sia semplicemente l'animale domestico del protagonista, ma sia famiglia, compagno e una delle ragioni per continuare ad andare avanti.
Poche settimane dopo, precisamente il 24 settembre, arriverà un'altra storia costruita intorno a un uomo e al suo cane. In Heart of the Beast, diretto da David Ayer e interpretato da Brad Pitt, il protagonista rimane isolato nella natura selvaggia dell'Alaska insieme a Odin, un ex cane militare. Dopo un incidente aereo, i due devono affrontare un ambiente estremamente ostile, mettendo alla prova il loro rapporto e il loro istinto di sopravvivenza. In questo caso, il legame viene portato ancora più all'estremo: entrambi sono feriti, hanno un passato difficile e nessuno dei due potrebbe davvero farcela senza l'altro.
Da compagni fedeli a veri protagonisti: i cani al cinema
Questi due film mostrano quanto il rapporto tra uomo e cane possa raccontare qualcosa che va oltre il semplice affetto per un animale. E il cinema recente lo ha dimostrato più volte, affidando ai cani funzioni molto diverse all'interno delle proprie storie. In Anatomia di una caduta, per esempio, Snoop è quasi un testimone silenzioso. Il Border Collie interpretato da Messi non è semplicemente il cane della famiglia: la sua presenza contribuisce alla tensione del film e al mistero che circonda la morte di Samuel. È un animale che osserva, percepisce e reagisce, ma non può naturalmente raccontare ciò che ha visto.
Krypto, invece, è forse l'esempio più evidente di quanto il cane non sia più semplice comprimario. Dopo aver conquistato il pubblico in Superman, lo scalmanato supercane è tornato quest'estate anche in Supergirl, dove ha affiancato Milly Alcock nei panni di Kara Zor-El. Tra poteri, disastri e una buona dose di caos, Krypto è diventato uno dei personaggi a quattro zampe più riconoscibili del nuovo DCU. Il suo ruolo è però molto diverso da quello di Jasper o Odin: Krypto non è il simbolo della solitudine o della sopravvivenza, ma un vero membro della famiglia, con tutto il caos che questo comporta quando, oltre a essere un cane, si hanno anche i superpoteri. Non a caso il personaggio è stato ispirato dal cane del regista, Ozu, che Gunn ha adottato proprio mentre iniziava a lavorare al film con David Corenswet.
Da Argo a Indy: quando il cane diventa parte della storia
C'è poi Argo, il cane di Odissea, il kolossal di Christopher Nolan ispirato al poema di Omero. La sua presenza ha un significato particolare, perché Argo non è semplicemente un animale aggiunto alla storia: è uno dei cani più celebri della letteratura. Appartiene a Ulisse, ed è l'unico che riconosce il suo padrone quando torna a Itaca dopo vent'anni. Dal grande poema epico all'horror, il passo è sorprendentemente breve. In Good Boy, infatti, Indy è molto più di un semplice comprimario: il film diretto da Ben Leonberg, infatti, racconta gli eventi quasi interamente dal suo punto di vista. Il cane percepisce una presenza soprannaturale che il suo padrone Todd non riesce a vedere e cerca di proteggerlo. Per una volta, quindi, non siamo noi a osservare il cane: è il cane a mostrarci il mondo.
E persino il cane di John Wick assume un significato che va oltre quello di un semplice animale domestico. La sua morte rappresenta per il personaggio di Keanu Reeves la perdita dell'ultimo legame concreto con la moglie e con la vita che aveva cercato di lasciarsi alle spalle. È proprio quella perdita a trasformare il lutto in vendetta e a rimettere in moto la storia. In Io sono leggenda, infine, Sam diventa qualcosa di ancora più essenziale: in un mondo quasi completamente privo di esseri umani, è l'ultimo legame affettivo di Robert Neville con ciò che resta della sua vita precedente. La sua storia è una delle più dolorose rappresentazioni del rapporto tra uomo e cane viste al cinema negli ultimi vent'anni.
Forse è proprio questo il motivo per cui funzionano così bene: non devono necessariamente parlare, salvare il mondo o essere protagonisti assoluti. Basta che ci siano. Possono rappresentare la famiglia, la paura, la speranza o persino il nostro modo di guardare una storia. E mentre The Dog Stars e Heart of the Beast si preparano a riportare questa relazione al centro del cinema, l'International Dog Day è l'occasione perfetta per ricordare quanto, sul grande schermo come nella vita, un cane possa significare molto più di quanto sembri.
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