Il 16 luglio arriva finalmente al cinema Odissea, il nuovo kolossal diretto da Christopher Nolan, nonché uno dei film più attesi dell'anno. Il regista di Oppenheimer, Interstellar e Il Cavaliere Oscuro ha deciso di confrontarsi con una delle storie più celebri mai raccontate: il viaggio di Odisseo verso Itaca dopo la guerra di Troia.
Sulla carta, sembra il progetto perfetto per un autore abituato a raccontare grandi dilemmi umani, avventure impossibili e personaggi tormentati. Eppure c'è un motivo se, nel corso degli anni, adattare l'Odissea per il cinema si è rivelato molto più difficile del previsto. Nonostante la fama immortale del poema attribuito a Omero, infatti, le precedenti trasposizioni non hanno mai conquistato davvero il pubblico. Dal film Ulisse del 1954 con Kirk Douglas alla miniserie televisiva del 1997, passando per altri tentativi di portare sullo schermo il mito greco, il problema è sempre stato lo stesso: raccontare davvero chi è Ulisse non è affatto semplice.
E proprio questo sarà il primo grande ostacolo per Nolan.
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Odisseo non è l'eroe perfetto che il cinema vorrebbe raccontare
Uno dei problemi più grandi degli adattamenti dell'Odissea riguarda il suo protagonista. Il cinema spesso ha bisogno di un eroe con cui il pubblico possa identificarsi facilmente: qualcuno per cui tifare, un uomo giusto che combatte contro le avversità per tornare dalla propria famiglia. Ma Odisseo non è esattamente questo. Nel poema è un uomo intelligente, astuto e determinato, ma anche pieno di contraddizioni. Durante il suo viaggio verso casa trascorre anni lontano da Itaca, prima con la maga Circe e poi con la ninfa Calipso. Certo, desidera tornare dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco, ma il suo percorso non è quello di un uomo che pensa solo alla famiglia.
L'eroe della guerra di Troia è soprattutto un sopravvissuto. Un uomo capace di ingannare gli altri, manipolare le situazioni e usare la propria intelligenza come arma. E quando finalmente torna a Itaca, il suo ritorno non è una semplice riunione familiare: dopo aver scoperto che i Proci hanno invaso il suo palazzo, li massacra senza pietà insieme al figlio. È proprio questa parte più oscura del personaggio che spesso viene ammorbidita negli adattamenti moderni. Trasformare Odisseo in un eroe più rassicurante, però, significa perdere ciò che lo rende davvero interessante: la sua capacità di essere contemporaneamente geniale e spietato.
Leggi anche Odissea: quante attrici hanno interpretato Elena prima di Lupita Nyong’o? Due sono italianeIl finale dell'Odissea è uno dei problemi più grandi
Un altro ostacolo per chiunque provi ad adattare il poema di Omero riguarda il suo finale. A differenza di molte grandi storie epiche, l'Odissea non si conclude con un vero lieto fine. Il re di Itaca torna finalmente a casa, ritrova Penelope e riconquista il suo regno, ma la storia non termina davvero lì. Dopo la strage dei pretendenti, infatti, le famiglie degli uomini uccisi cercano vendetta e il rischio è quello di un nuovo ciclo infinito di violenza. A fermare lo scontro deve intervenire addirittura la dea Atena, imponendo una tregua.
Per il cinema, questa rappresenta una sfida enorme: il pubblico tendenzialmente si aspetta una conclusione chiara, una vittoria definitiva dell'eroe. Ma l'opera di Omero è molto più ambigua. E considerando che Nolan è famoso proprio per i suoi finali capaci di lasciare lo spettatore con domande e interpretazioni diverse, sarà interessante capire quale direzione prenderà il regista.
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Forse il motivo principale per cui tanti adattamenti non hanno funzionato è che hanno raccontato l'Odissea come una semplice avventura piena di mostri, battaglie e creature mitologiche, ma il poema di Omero è molto più complesso. Il viaggio di Odisseo non è soltanto un percorso fisico attraverso mari sconosciuti: è il racconto di un uomo distrutto dalla guerra, segnato da anni di violenza e costretto a fare i conti con ciò che ha vissuto.
Le tempeste, i ciclopi, le sirene e gli incontri con gli dei non sono solo ostacoli spettacolari, ma rappresentano anche il modo in cui Odisseo affronta le proprie paure, i propri ricordi e il peso delle sue scelte. Il rischio, quindi, è trasformare il protagonista in una versione antica di un eroe d'azione alla Indiana Jones o Jack Sparrow, dimenticando che, dietro il mito, c'è un uomo pieno di rimorsi, desideri e contraddizioni.
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È proprio qui che entra in gioco Christopher Nolan. Il regista ha molte delle caratteristiche necessarie per affrontare una storia così complessa: da sempre, nei suoi film, esplora personaggi tormentati, il rapporto tra memoria e identità e il confine tra ciò che è reale e ciò che percepiamo. Secondo le prime informazioni, Odissea dovrebbe iniziare dopo la guerra di Troia, seguendo il viaggio di Odisseo verso casa. Un terreno perfetto per Nolan, che potrà unire la spettacolarità delle battaglie e dei mostri mitologici con un racconto più intimo sul peso del passato.
Se c'è qualcuno in grado di trasformare il poema in qualcosa di più di una semplice avventura epica, potrebbe essere proprio lui. Perché il vero obiettivo dell'Odissea non è arrivare a Itaca, ma capire cosa resta di un uomo dopo aver attraversato l'inferno per tornare a casa.
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