giovedì 16 luglio 2026

L'Odissea di Omero e l'Odissea di Nolan: cosa è cambiato

Appartengo a quella generazione (e non lo dico per vantarmi ma perché è un dato di fatto e una premessa necessaria), che ha studiato greco e latino e il cui primo impatto con l'Odissea di Omero, fedelissimo e appassionante, fu quello con la serie televisiva (otto puntate, la trovate su RaiPlay) di Franco Rossi, che traumatizzò un'intera generazione di boomer con le introduzioni (perdute) di un grifagno Giuseppe Ungaretti e soprattutto con un Polifemo terrificante, realizzato in modo magistrale e artificiale da Mario Bava. Quello è stato l'imprinting con i temi e i personaggi del poema omerico che in seguito abbiamo approfondito al liceo e che abbiamo amato anche, sempre da bambini, nella versione parodistica musicale della Biblioteca di Studio 1 realizzata dal quartetto Cetra. Sono andata a vedere dunque l'Odissea di Nolan con un misto di curiosità e timore, ma essenzialmente aperta a tutto e ho trovato un'opera che ha dei momenti alti e delle notevoli cadute di stile (anche nel casting), sicuramente frutto di compromessi necessari per un film prodotto in America e che essenzialmente, accuse di woke a parte, deve arrivare ad un pubblico che dell'epica non sa niente e che la identifica tutt'al più coi cinecomic e personaggi come Thor, mutuato però dal fumetto.

L'obiettivo, per un film costato tanto e per cui Nolan ha fatto il giro del mondo con una troupe gigantesca e apparecchiature pesantissime (Federico Fellini avrebbe ricostruito il tutto con maggiore efficacia a Cinecittà, ma erano altri tempi), è quello di incassare il più possibile e in questo riconosciamo al regista la capacità di passare sopra a tante cose pur di raccontare il suo Odisseo, un reduce con stress post-traumatico consumato dal senso di colpa per aver provocato con il suo stratagemma la morte di una civiltà e con le sue scelte la strage dei suoi uomini. Che non è, ovviamente, l'Odisseo/Ulisse che conoscevamo. L'Odissea non è un libro sacro e ogni adattamento cinematografico è per sua natura un tradimento, ma qua vorremmo solo accennare ad alcuni dei cambiamenti che possono lasciare interdetti gli spettatori che conoscono il testo, fino ad oggi mai cambiato.

Polifemo

Ovviamente, come tutti, sono gli incontri con le creature quelli che aspettavamo con più curiosità, soprattutto dopo aver letto che per il personaggio del Ciclope era stato fatto costruire un animatronic di sei metri. Bene, a prescindere dal fatto che la creatura (con un occhio verticale!) non ci ha fatto impazzire, anzi, qua Nolan opera un cambiamento sostanziale. Nel poema, Ulisse e i suoi uomini in cerca di cibo entrano nella grotta ed è subito evidente che le dimensioni di chi la abita sono minacciose, tanto che i suoi compagni lo pregano di prendere qualcosa e allontanarsi. Ma lui insiste per restare e fare conoscenza col padrone di casa, convinto che non potrà sottrarsi alla legge di Zeus sull'ospitalità e che anzi lo onorerà con doni. Le cose ovviamente vanno malissimo e due uomini vengono subiti divorati. Siccome Ulisse è astuto, dopo che sono rimasti intrappolati nella grotta, escogita un piano: ubriacarlo con un vino in suo possesso, farlo addormentare, accecarlo e fuggire aggrappati al vello delle gigantesche pecore del Ciclope. Il quale, “riconoscente”, prima di addormentarsi gli chiede il suo nome a cui Ulisse risponde com'è noto “nessuno”, al che Polifemo gli dice che lo mangerà per ultimo. Alle grida del mostro accorrono i suoi fratelli, ma quando alla domanda “chi ti ha accecato?” la risposta è “nessuno”, se ne vanno. Una volta fuori dalla grotta, l'eroe non può resistere di vantarsi per la propria astuzia e gli rivela il suo vero nome, al che il ciclope invoca il padre Poseidone perché renda impossibile il titorno in patria dell'eroe. Nella versione di Nolan tutto avviene molto in fretta, ma la differenza principale è che nessuno prova a comunicare col ciclope. Solo dopo averlo accecato e averlo sentito invocare il padre, si stupiscono che parli e si chiedono se forse non sarebbe stato meglio provare a comunicarci. Poi fuggono, in qualche modo, e a quel punto Ulisse, sempre anonimo, scaglia un'inutile freccia verso il Ciclope, provocandone l'ira. Sicuramente Nolan ha modificato questa sequenza per motivi di durata e per non sacrificare quello che davvero gli stava a cuore.

Circe

Nelle loro peregrinazioni, Ulisse e i suoi uomini arrivano all'isola di Eea, dove abita Circe, una dea o maga che li trasforma in maiali con l'uso di pozioni magiche. L'eroe si salva grazie a un antidoto che gli ha dato Ermes e costringe Circe a restituire sembianze umane al suo equipaggio. Nolan trasforma questo personaggio in una strega ante litteram che trasforma gli uomini manipolandoli alla lettera (forse un omaggio al body horror contemporaneo?), non soltanto in maiali ma in vari tipi di creature (ampio uso di animatronic e/o CGI). Inserisce anche una nota umoristica, che diventa il modo con cui Ulisse ottiene il suo scopo. Questa Circe ce l'ha a morte con gli uomini, di cui conosce gli istinti belluini e preferisce prevenire invece di curare. Nel poema, dopo aver trascorso un anno nell'isola in compagnia di Circe, una delle numerose donne con cui si unisce nel corso dei suoi viaggi, Ulisse viene convinto dai suoi compagni a ripartire.

I Lestrigoni

Una delle sequenze che hanno lasciato più perplessi gli amanti dell'Odissea, a partire dal trailer, è quella in cui Ulisse e i suoi sbarcano su un'isola, dove trovano un bambino, che prima li guarda ridendo poi emette un grido stridulo a cui accorrono dei giganti dotati di luccicanti armature. Dopo aver verificato, visto che non ricordavamo un simile episodio, abbiamo scoperto che si tratta dei Lestrigoni, che vengono subito dopo Polifemo. Forse per la difficoltà di riprodurre, subito dopo il mostruoso ciclope, altre orrende e primitive creature (cannibali anch'esse), Nolan sceglie di dotarle di incongrue armature e pure la parte del cannibalismo non è chiara da quello che succede durante l'assalto alle navi.

Il cavallo di Troia

In quello che sembra un omaggio al finale de Il pianeta delle scimmie, Nolan fa trovare il gigantesco cavallo in compagnia di Sinone, che sacrifica al fine di attuare il suo piano. Il cavallo è in posizione verticale, quasi si ergesse dalla sabbia, e non è chiaro come i soldati incaricati di aprire le porte di Troia una volta operato l'inganno dell'offerta votiva alla dea, siano posizioni e sopravvissuti. Nel film, Sinone è ignaro di tutto e muore, mentre nell'epica è un disertore e spia che convince i troiani a introdurre il cavallo dentro le mura ed è lui ad aprire le porte all'esercito. Morirà nel viaggio tra Scilla e Cariddi. Tornando al cavallo, assistiamo al faticosissimo trasporto dentro le mura di Troia, in cui viene trascinato da funi disteso su un fianco, poi, finalmente, lo vediamo di fronte al tempio su quattro zampe. Non si capisce perché alcuni dei soldati siano annegati nell'attesa e soprattutto come siano sopravvissuti senza apparenti danni ai vari sballottamenti necessari per la faticosa operazione. Va anche detto, però, che la scena della distruzione di Troia è forse la migliore del film per cui passiamo sopra alle nostre perplessità “logistiche”.

Le sirene

Questa è sicuramente una delle sequenze più suggestive e difficili da realizzare. Nolan la risolve piuttosto in fretta e fedelmente, anche se aggiunge il voice-over di Ulisse su cosa significava il loro canto. Le creature non si vedono e a un certo punto un marinaio si toglie i tappi di cera e si tuffa dalla nave, andando incontro a ignoto destino.

Scilla e Cariddi

Qua Ulisse mente ai suoi uomini, a cui non rivela, su consiglio di Circe, quello che sa. La narrazione è fedele, non vediamo il mostro Cariddi che provoca il gorgo ma appare ovviamente Scilla, in una scena molto confusa che ci impedisce di vederlo bene e che ricorda le animazioni a passo uno del leggendario Ray Harryhausen. A meno che non sia stato un omaggio consapevole da parte di Nolan al maestro della stop motion, il risultato è deludente.

Nausicaa e i Feaci (e Calipso)

Per motivi probabilmente ancora legati alla durata, Nolan omette del tutto il lungo episodio dell'approdo all'isola del Feaci (e l'incontro con Nausicaa), che poi sono quelli che riportano Ulisse, ormai solo, dopo i sette anni con Calipso, finalmente ad Itaca, affidando il compito di farlo a quest'ultima e a una zattera di fortuna. Le assenze più cospicue sono comunque quelle degli dei, fondamentali nel poema. Forse perché in fondo Nolan crede che l'uomo sia arbitro del suo destino. Anche se non si capisce allora la presenza di Athena, che forse è solo una proiezione del protagonista in crisi. E già che ci siamo, riguardo a Calipso: la ninfa nel poema lo tiene prigioniero col suo canto finché gli dei non la convincono a liberarlo. Nel film, Nolan condensa nel personaggio di Calipso l'episodio dei Lotofagi, mangiatori del fiore dell'oblio, un popolo pacifico, da cui Ulisse deve allontanare i suoi uomini, prima che dimentichino loro missione.

Il riconoscimento di Ulisse

Il finale del film segue piuttosto fedelmente quello del poema (a parte l'incoronazione di Menelao, la partenza di Ulisse e Penelope e il riconoscimento da parte del padre Laerte, assente), Ovviamente è un'invenzione di Nolan la spilla che la moglie consegna al marito di modo da sapere se chi dice di averlo visto dice la verità, La commovente scena in cui Penelope riconosce Ulisse solo quando lui le descrive il letto di legno che ha intagliato con le sue mani, è sacrificata nel film in favore di questo oggetto. Insomma, le libertà che si è preso Nolan sono parecchie, molte motivate, altre probabilmente per venire incontro ai gusti del pubblico moderno. Sicuramente le critiche ai singoli elementi non inficiano l'insieme di un film che potete e dovete giudicare solo dopo averlo visto, al cinema, come noi abbiamo fatto.



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