Qualcuno doveva pur pensarci, e chi meglio dei registi britannici, appartenenti a un popolo capace di scherzare su se stesso al punto da produrre nel 1973 una commedia dal titolo Niente sesso siamo inglesi? La Directors U.K., che conta più di 7000 membri, riferisce Variety, ha pubblicato un libretto intitolato "Intimacy in the Time of COVID-19", che contiene le linee guida su come comportarsi in sicurezza se i film o le serie richiedono scene di sesso, appunto. Si parla ovviamente di una fase successiva e ulteriore all'applicazione di tutti gli altri generici protocolli per proteggere troupe e cast dal contagio. E ci sono dei risvolti interessanti e perfino divertenti, che vi riassumiamo.
Si parte dalla sceneggiatura: la guida suggerisce che il regista, lo sceneggiatore e il produttore rivedano insieme le varie scene e decidano se sia necessario o meno mostrare scene di intimità o - nel caso di serie tv - se sia possibile rinviarle. In puro spirito hitchcokiano (anche se lui parlava di delitti) si afferma: "La costruzione di una scena intima a volte può essere più eccitante della scena stessa" e "L'intimità emotiva può essere coinvolgente come quella fisica".
Per la preparazione delle scene, qualora le si voglia o debba girare, la guida raccomanda di farlo verso la fine delle riprese e, se è previsto contatto tra gli attori, questi devono disinfettarsi mani, pelle e vestiti subito prima e nel caso di baci devono esser stati sottoposti a test medici. E qui arriva un'altra perla, che, se ci fa sorridere, da un lato ci ricorda quanto era bello il cinema quando non tutto si poteva far vedere e gli autori erano costretti ad aggirare in modo creativo e divertente le leggi restrittive in materia:
"Potrete addirittura trovare ispirazione rivedendo film classici come Accadde una notte (1943) o Casablanca (1943): alcune delle più belle storie d'amore mai realizzate sono state fatte sotto il Codice Hays, che proibiva la rappresentazione del sesso sullo schermo. Considerate quali strumenti offrono i classici alla narrazione contemporanea".
Tra gli altri consigli, considerare l'ipotesi di riprendere gli attori fianco a fianco invece che uno di fronte all'altro per unirli poi al montaggio, farli stare in quarantena per due settimane e usare degli obiettivi a focale lunga che diano un senso di intimità maggiore pur mantenendo la distanza di sicurezza. Durante le prove, se si fanno, il regista deve discutere le scene con un coordinatore di intimità, se disponibile, per organizzarle al meglio, lo spazio delle prove deve ovviamente essere disinfettato e consentire il distanziamento e gli attori devono poter esplorare e suggerire possibili alternative senza il rischio di ripercussioni.
E qui arriva un'altra parte interessante e divertente, che in alcuni casi fa riferimento ancora a quello che si faceva un tempo: invece che concentrarsi come si fa di solito su corpi nudi e sudati che si agitano, ci si può soffermare sulle reazioni dei personaggi, far loro dire cosa si faranno a vicenda invece di farlo vedere, inserire videochiamate, telefonate e messaggi erotici. Si può farli vedere mentre si rivestono dopo, staccare sulla porta della camera da letto che si chiude e lasciare il resto all'immaginazione dello spettatore. Oppure usare delle metafore (avete presente il treno che entra in galleria? Se avete visto la bellissima sigla di Masters of Sex ce ne sono decine): utilizzare oggetti, ombre e silhouette, scene di danza, o la preparazione del cibo e il piacere di mangiarlo (avrete visto Nove settimane e mezzo, no?). E poi ci sono le alternative "tecniche" e qui ogni consiglio è buono: ogni attore indossa a turno la mascherina quando nella scena a due non è inquadrato, lasciando poi al montaggio il compito di dare unità al tutto, si può poi utilizzare lo split screen, un voiceover su uno schermo nero, materiale d'archivio appropriato, motion capture e performance digitali, green screen o animazione per unire l'azione, oppure - e questa è davvero geniale - scritturare coppie anche nella vita così che non ci sia bisogno di alcun distanziamento.
A compilare questa guida - confessiamo che da quando abbiamo letto quanto vi abbiamo riferito ci piacerebbe tantissimo averla - sono stati due membri dell'associazione, Bill Anderson e Susanna White, con la coordinatrice d'intimità Vanessa Coffey. Anderson ha dichiarato: "I registi hanno un ruolo fondamentale da svolgere per assicurare che il cinema e l'industria audiovisiva riprendano nel modo più sicuro possibile. Ora più che mai abbiamo bisogno di far diventare il pubblico, affamato dell'intimità dei rapporti, e contribuire ad una cultura creativa che si è dimostrata utilissima per noi durante questa pandemia. "Abbiamo sempre utilizzato la nostra arte per raccontare storie e relazioni intime sullo schermo e adesso dobbiamo farlo in modo più creativo che mai" ha aggiunto White.
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