giovedì 2 gennaio 2020

Gretel e Hansel: il trailer dell'horror di Oz Perkins!


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Il Cinema Ritrovato al cinema. Fellini 23½



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Il Cinema Ritrovato al cinema. Fellini 23½

In occasione del centenario della nascita del grande rimininese, riportiamo nelle sale italiane cinque suoi capolavori in versione restaurata: Lo sceicco bianco, I vitelloni, La dolce vita, 8½, Amarcord.

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Prima visione: 'Ritratto di una giovane in fiamme'

Palma d'Oro per la sceneggiatura a Cannes e candidato ai Golden Globes, il terzo film della talentuosa Céline Sciamma racconta due donne in lotta contro le convenzioni sociali nella Francia del Settecento.


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Una visita al Bates Motel (o di Psycho, come non lo avevate mai visto e pensato prima)

Pubblicato da Adelphi, il libro scritto da Guido Vitiello racconta uno dei capolavori di Alfred Hitchcock da una prospettiva insolita: analizzando trailer, dettagli, quadri e orpelli della scenografia del film.

In questo 2020 appena iniziato, si festeggeranno due importanti ricorrenze hitchcockiane: il quarantennale della morte del grande Alfred Hitchcock, avvenuta il 29 aprile del 1980; e il sessantennale dell'uscita di uno dei suoi più noti e amati capolavori: Psycho.
Passato tutto questo tempo, proprio quando si poteva pensare che sul genio di Hitchcock in generale, e su quel film in particolare, fosse stato legittimamente detto tutto, ecco che Guido Vitiello, docente di Teorie del cinema e dell'audiovisivo all'Università di Roma La Sapienza e collaboratore di testate come Internazionale e Il Foglio, arriva a sconvolgere queste apparenti certezze con un libro che getta una luce nuova, mistica e intrigante su quel film.
Il libro di Vitiello si chiama "Una visita al Bates Motel", è pubblicato da Adelphi e prende le mosse dal alcuni strani indizi: il misterioso ma significativo refuso dell'Hollywood Reporter, che nel 1959 annunciò come "Psyche" e non "Psycho" il titolo del nuovo film Hitchcock; e la presenza in una scena del film di una riproduzione di "Amore e Psiche giacenti" di Antonio Canova; una  sibillina dichiarazione del regista, che presentò Psycho alla stampa come un’"escursione nel sesso metafisico".
Partendo da qui, e dalla natura colta, ironica e complessa di Hitchcock, che aveva un passato da scenografo e che nelle sue apparizioni pubbliche era un sornione e solenne imbonitore, "Una visita al Bates Motel" esamina nel dettaglio i quadri, le riproduzioni, gli oggetti e le suppellettili che il regista aveva voluto - e che a volte aveva altrettanto volutamente trascurato, in apparenza - all'interno del Bates Motel e della cosiddetta "Bates Mansion", la casa sulla collina dove Norman vive con la vecchia madre.

Una visita al Bates Motel: la copertina del libro di Guido Vitiello

Secondo Vitiello, Hitchcock aveva fatto di quei luoghi delle Wunderkammern dove nessun dettaglio era casuale: e analizzando la presenza di oggetti come i celebri uccelli impagliati, certo, ma anche "Susanna e i vecchioni" di Willem van Meris, e la "Venere allo specchio" di Tiziano, e le statuine di Cupido e la "Primavera" di Edouard Bisson, Vitiello costruisce un divertente, colto e labirintico castello teorico, dove le coincidenze borgesiane si vanno a intrecciare con l'erotica misterica, la psicanalisi, la mitologia; un triangolo i cui vertici sono rappresentati da tre cicli mitologici infernali - Amore e Psiche, Orfeo ed Euridice, Demetra e Persefone - e al cui centro c'è il buco nero dei misteri eleusini, e del loro ciclo costante di morti e rinascite.

"Una visita al Bates Motel", capace di attrattive vertiginose e allo stesso tempo quasi ammiccante e sornione come l'Hitchcock che racconta, esplode tutte le potenzialità di Psycho proprio riducendo l'intero film a Wunderkammern, parla dell'esoterismo connaturato all'immagine cinematografica, ragiona sullo sguardo: che esso sia dello spettatore, dell'autore o del Norman che fissa la macchina da presa alla fine del film. Mescolando i livelli, confondendo le carte mentre le svela. L'importanza dello sguardo, e di ciò che si vede, è centrale nel libro stesso, inteso proprio come oggetto fisico, costellato com'è di immagini che vanno oltre l'illustrazione e la didascalia, e si fanno parte integrante e propulsoria del racconto e dell'analisi dell'autore.
E Vitiello, proprio come Hitchcock, si diverte a giocare col potere evocativo delle immagini, sui wormholes che conducono dalla pura rappresentazione al racconto, e alle sue molteplici sfaccettature. Portando avanti un'erutida investigazione, dove le digressioni e le strade laterali non sono mai meno importanti delle direttrici principali e delle loro conclusioni.

Psycho: il trailer



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Mr. Robot (Stagione 4) - Teste di Serie

«Hello, Elliot!»
(Darlene)

ESSERE ELLIOT ALDERSON

Il 2019 sul piccolo schermo si è chiuso col botto: Sam Esmail, è riuscito a portare a compimento il suo capolavoro, Mr. Robot, non una semplice serie urban-cyber-thriller, in cui il valoroso protagonista geek ha la meglio a colpi di codice sul megalomane aspirante dominatore del mondo. No. Diffidate di chiunque vorrà farvi credere che è così. Mr. Robot, nel corso di quattro sensazionali stagioni, si è rivelata, alla fine, per quello che realmente è: un complesso arazzo psicologico, intessuto da un geniale artigiano del mezzo cinematografico.

In verità, approcciarsi a quest'ultima sequela di episodi con la consapevolezza di essere giunti alla fine del viaggio, non è sufficiente per preparare lo spettatore al terremoto emotivo che ha come epicentro il già tormentato Elliot Alderson (un Ramik Malek già glorificato dall'Oscar per aver interpretato Freddie Mercury in Bohemain Rhapsody e qui autore di una prova sontuosa, affettata e a tratti delirante); quel che, nel corso dei tredici episodi finali si dipana dietro lo schermo è una discesa infernale alla scoperta e comprensione della verità, della reale e occultata identità di un protagonista che non era stato quasi mai presente nel corso dell'intera storia; ecco la prima magia di Esmail, illusionista del subconscio che dimostra un'abilità disarmante nell'essere riuscito a comprimere fino alla fine, fino al limite massimo, la verità sul suo eroe Elliot, personaggio tanto tormentato, quanto coraggioso e temerario nel voler portare avanti una guerra di proporzioni titaniche.

Una guerra che si sdoppia definitivamente, valicando in continuazione il limite tra realtà e immaginazione; una guerra globale e intima, collettiva e personale. Perché se l'aspro conflitto contro il ministro cinese Zang, in arte l'hacker Whiterose (uno straordinario e a tratti romantico BD Wong, nel suo incedere ambiguo e disilluso), conduce Elliot e Darlene (Carly Chaikin) più volte sul baratro della sconfitta, lupi solitari contro il cannibalesco mondo delle corporazioni che detengono e amministrano in modo ostracizzante la ricchezza del globo terracqueo, il conflitto ancor più pressante e montante che Elliot è costretto a combattere in prima linea, ovvero quello psicologico che lo metterà di fronte ad altre e impensabili versioni del proprio Io, conquista e trascina lo spettatore verso una dimensione apparentemente priva di logica e sconquassata dalle mira magniloquenti di Esmail. Nulla di più falso…

Perché se Breaking Bad – si, il paragone non è affatto scomodo ed è la qualità finale del prodotto che lo reclama! – può essere considerata “la rivincita dei nerd”, Mr. Robot diventa “la rivincita dei geek”, degli emarginati, degli ultimi che, nell'assordante silenzio delle loro apparentemente evanescenti esistenze infondono linfa vitale negli strati più bassi – e umili e importanti! – della società. E le affinità non si esauriscono di certo qui: l'aura di opera-culto che ricopre Mr. Robot, grazie anche al poco clamore che non ha permesso alla serie di ascendere – per ora… - a vero fenomeno di massa, così come fu anticipatamente per la creatura di Vince Gilligan, contribuisce a relegare la serie targata Usa Network come un prodotto di nicchia, per veri appassionati, considerata soprattutto la sua complessa stratificazione narrativa. Mr. Robot non è e non è mai stata una serie adatta a piegarsi a un largo e vasto consumo, proprio per la sua natura plurisfaccettata di creatura alchemica, immagine riflessa in continuazione di uno specchio iridescente, che si ripiega su se stessa come un caleidoscopio da cui una volta che si finisce attratti, non se ne può più fare a meno. Un viaggio infinito dentro se stessi, alla scoperta di ciò che c'è sempre stato, ma del quale non sospettiamo l'esistenza: la nostra vera indole.

E poi, l'arte magica di Sam Esmail. La sua tecnica da fine artigiano. Perché sul piccolo schermo, unico sul suo modo di filmare la tensione interiore, in contrasto con la fredda realtà esterna, nessuno muove la macchina da presa come Sam Esmail: carrellate laterali divorano lo spazio, trasformandosi spesso da primi piani a campi totali in una manciata di secondi sospesi nel vuoto dello spazio non filmato, totalizzanti e spiazzanti. Il regista e sceneggiatore statunitense non ha solo confermato le sue visionarie e lungimiranti doti in fase di scrittura, modellando alla perfezione un eroe schiavo di se stesso, allineato a un comparto personaggi dall'animo fragile e alla continua ricerca di speranza e stabilità; Esmail è al contempo un illusionista e un cultore della macchina da presa, un geek a sua volta intenzionato a sradicare i propri protagonisti da quella porzione di spazio filmico nella quale vengono collocati per farli “dialogare” con lo spettatore, attraverso un uso immersivo della camera fissa, che sa cogliere l'attesa del fuoricampo e mette in risalto le espressioni crucciate e, per lo più, indecifrabili dei volti degli attori in video – e questo è un aspetto perfettamente compiuto grazie soprattutto al carisma e alle abilità di un cast sopra le righe.

Se questo gran finale ha un difetto, lo si riscontra nell'inspiegabile “abbandono” del personaggio di Tyrell Wellick, fondamentale per le geometrie della serie fino a questo momento: la sua dipartita avrebbe meritato una messa in scena più leggibile e meno fumosa, se non altro per omaggiare un personaggio sempre conturbante e in grado di risucchiare il calore intorno a lui – e gran parte del merito va a Martin Wallström, autore di una robusta e viscerale performance, quasi animalesca.

Si chiude così, Mr. Robot, con un altro primo piano, che si trasforma in un dettaglio, dopo aver sprigionato energia cosmica come una lunga carrellata, attraverso la luce (cinematografica) di un proiettore interiore, fino a occupare e riempire lo spazio esterno di un occhio spalancato, bagnanto dalle lacrime della liberazione. La liberazione che appartiene al vero Elliot, rinato e vittorioso sui suoi demoni, che si tratti dell'esercito oscuro o di quelli della sua vita passata; la liberazione dello spettatore, che ha finalmente compreso che anche chi resta nell'ombra, se spinto dal fuoco inestinguibile dell'amore verso la giustizia, è in grado di salvare il mondo e scoprire, finalmente, il proprio posto in esso.

(Mr. Robot); genere: thriller, drammatico; showrunner: Sam Esmail; stagioni: 4 (terminata); episodi quarta stagione: 13; interpreti: Rami Malek, Carly Chaikin, Portia Doubleday, Martin Wallström, Christian Slater, Michael Cristofer, Grace Gummer, BD Wong, Gloria Reuben, Elliot Villar; produzione: Universal Cable Productions, Anonymous Content; network: Usa Network (U.S.A., 6 ottobre-22 dicembre 2019), Mediaset Premium (Italia, 15 ottobre-31 dicembre 2019); origine: U.S.A., 2019; durata: 45'-50' per episodio; episodio cult quarta stagione: 4x05 - 405 Method Not Allowed (4x05 - Metodo non consentito); 4x07 - 407 Proxy Authentication Required (4x07 - Necessaria autenticazione proxy); 4x13 - Hello, Elliot (4x13 - Hello, Elliot)



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Uscite al cinema, 31 dicembre 2019-2 gennaio 2020

Sono quattro i titoli che ci accompagnano verso la conclusione del 2019, per accogliere il nuovo anno: il gran ritorno in sala di Checco Zalone, con una nuova e provocatoria commedia; un nuovo excursus di Ken Loach nelle vite di giovani coraggiosi, alle prese con una situazione finanziaria molto precaria; il commovente dramma diretto da Francesco Amato, con protagonisti Benedetta Porcaroli, Vittoria Puccini ed Edoardo Leo; il primo film sui giocattoli di marca tedesca Playmobil.

PLAYMOBIL: THE MOVIE
Regia: Lino DiSalvo; Genere: Animazione, commedia, avventura; Cast principale: J-Ax, Cristina D'Avena, Anya Taylor-Joy, Daniel Radcliffe, Jim Gaffigan, Gabriel Bateman (voci); Data di uscita: 31 dicembre.

Breve sinossi: Marla e suo fratello Charlie si ritrovano catapultati nel fantastico mondo dei Playmobil, finendo con l'essere trasformati a loro volta in giocattoli...

TOLO TOLO
Regia: Checco Zalone; Genere: Commedia; Cast principale: Checco Zalone, Souleymane Silla, Manda Touré, Nassor Said Birya, Alexis Michalik, Arianna Scommegna, Jean Marie Godet, Antonella Attili, Nunzio Cappiello, Gianni D'Addario, Eduardo Rejón, Nicola Nocella, Fabrizio Rocchi, Diletta Acquaviva, Maurizio Bousso, Sara Putignano, Barbara Bouchet, Nicola Di Bari, Francesco Cassano; Data di uscita: 1 gennaio.

Breve sinossi: Piccolo imprenditore pugliese fallito, con alle calcagna creditori e parenti dal dente avvelenato, Checco si rifugia in un resort africano. Lì conosce Oumar, che sogna l'Italia...

18 REGALI
Regia: Francesco Amato; Genere: Drammatico; Cast principale: Benedetta Porcaroli, Vittoria Puccini, Edoardo Leo, Sara Lazzaro, Marco Messeri, Betti Pedrazzi, Alessandro Giallocosta; Data di uscita: 2 gennaio.

Breve sinossi: Elisa é affetta da un male incurabile e sa che le resta poco da vivere. Anche dopo la sua scomparsa, la figlioletta Anna, grazie a un piano a lungo termine ideato dalla mamma, riceverà un regalo ogni suo compleanno, fino a quello che segnerà la maggiore età...

SORRY WE MISSED YOU
Regia: Ken Loach; Genere: Drammatico; Cast principale: Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor; Data di uscita: 2 gennaio.

Breve sinossi: Dopo la crisi economica del 2008, Ricky e Abby sono alle prese con due lavori sottopagati e una perenne condizione di vita precaria. Fin quando lei decide di acquistare un furgone e mettersi in proprio...



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