giovedì 15 ottobre 2026

La Bambola, l'amore dissacrante fa bene al cuore

Si può essere dissacranti eppure romantici, divertenti ma anche profondamente umani. Lo dimostra il viaggio surreale di un uomo e del suo grande amore. Una bambola. A questo si trova costretto dopo aver tanto sofferto, dopo essere stato lasciato senza pietà dalla compagna di più di dieci anni, senza troppe spiegazioni, se non un “ti vedo come un amico”. E allora il dolce Rémi, pronto a tutto per l’amore, così sensibile, ma non a rimetterci il cuore e la salute, opta per una decisione estrema.

Prima un paio di tentativi non riusciti, poi in Audrey trova la bambola giusta per lui, bionda e occhi azzurri, anche se non escono molto di casa, si godono per lo più il divano del salotto, in uno chalet in mezzo alla natura, guardando appassionanti documentari storici e di guerra. A lui piacciono tanto, lei non dice nulla, quindi sembra apprezzare altrettanto. Una quotidianità serena che va via liscia, almeno fino a quando, praticamente in contemporanea, come a dire, le bizzarre interferenze del destino, Audrey prende vita, e una nuova collega, Patricia, irrompe nella sua quotidianità.

A raccontare con gli strumenti del paradosso, ma con l’efficacia inattesa di un affresco intelligente e profondo sul ruolo della donna nella società di oggi, è Sophie Beaulieu, che ha scritto e diretto La Bambola, in sala dal 15 ottobre per No.Mad Entertainment. Il suo è stato un percorso inconsueto, proprio come il suo esordio, visto che è arrivata al cinema “dopo aver viaggiato molto, ho studiato nei licei francesi di Londra e New York, ho intrapreso studi linguistici in inglese, prima di lasciar perdere perché contemporaneamente stavo facendo teatro. Anche se amavo il cinema, non avrei mai immaginato di fare questo mestiere all'epoca. Ma ripensandoci, tra il teatro e il cinema c’è solo un passo. Un giorno, mentre leggevo un libro su Tarantino, mi è venuta voglia di girare, e allora ho scritto e diretto cinque cortometraggi e gli ultimi due sono stati selezionati in diversi festival internazionali”.

A rendere pienamente credibile questa storia paradossale contribuiscono i protagonisti, garanzia di risate ma anche emozione. Come non amare Vincent Macaigne, uno dei grandi attori del cinema francese, unico nel suo trasmettere tenerezza a una commedia, sempre però ancorando a un realismo grazie al quale è facile identificarsi con lui. E con Cécile de France che, a proposito di paradossi, nonostante il cognome è belga, altra fuoriclasse capace di svariare fra la risata e il dramma in costume senza alcun problema. Sono ovviamente Rémi, il nostro protagonista dal cuore a rischio, e Patricia, la nuova vicina di scrivania in ufficio, che irrompe a sostituire un collega impegnato per la nascita di un figlio nella società di erba sintetica in cui lavorano. Come dire, ogni giorno alle prese con una finzione, che sia la compagna/bambola a casa o un’erba artificiale durante il giorno.

La domanda che ha attraversato la testa di Beaulieu, e di noi spettatori, è cosa penserà la bambola, in questa relazione a senso unico con Rémi, un po’ mito di Pigmalione e un po’ Metamorfosi di Ovidio?. Il nostro protagonista sa che potrebbe essere giudicato, allora nasconde la vera natura della sua compagna a tutti, specie ai genitori e ai colleghi, confidandosi solo con la sorella. L’intelligenza, il gustoso paradosso comico di questo film, è domandarsi quale storia potrebbe mai avere la bambola, una volta diventata viva. Una Barbie di ordinanza, di grande bellezza, che una volta diventata umana interagisce senza freni inibitori, con una schiettezza diretta che diventa esilarante e rappresenta il motore per molte scene divertenti.

Ne emerge un triangolo bizzarro e spiazzante, in cui Rémy, Audrey e Patricia ci pongono di fronte ai luoghi comuni di una società istintivamente maschilista, giocando con gli elementi della commedia romantica, dall’incontro all’esplosione del sentimento, dall’ostacolo improvviso alla ricerca di un happy ending. Come dice la regista, “amo mescolare i generi.. È proprio inserendo una proposta folle, surreale e assurda in un universo realistico che la proposta viene accettata. Ci crediamo, ci entriamo dentro, ed è esattamente quello che ho provato a fare con La Bambola”.



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