Come ogni anno il New York Film Festival appena conclusosi (64a edizione) ha regalato al pubblico una selezione approfondita di quanto proposto nei migliori festival di cinema del mondo, più una nutrita selezione di anteprime mondiali. Tra queste anche Artificial di Luca Guadagnino e Cameron Winter at Carnegie Hall di Paul Thomas Anderson, che purtroppo non abbiamo potuto vedere in quando non sono state organizzate proiezioni per la stampa. Ecco dunque i film più interessanti e/o compiuti visti al NYFF 64. Buona lettura.
Il New York Film Festival 2026 in cinque film
- 14th
- Behemoth!
- The Debut
- A Long Winter
- A Statement
14th

Sequel ideale del documentario diretto da Ava DuVernay 13th, uscito nel 2016 e candidato all’Oscar, questo nuovo lavoro presentato in anteprima mondiale al New York Film Festival continua la sua analisi precisa e non edulcorata sull’attacco alla Costituzione che il Governo Trump ha messo in atto negli ultimi ann. Questo nuovo documentario analizza con scrupolo il processo di corrosione che il Presidente degli Stati Uniti ha sistematicamente messo in atto per smentire i cardini democratici del Quattordicesimo Emendamento, redatto ed inserito nella Costituzione alla fine della Guerra Civile per garantire uguaglianza e diritti inalienabili alle minoranze presenti sul suolo americano. 14th è un lavoro diretto e montato con enorme attenzione alla capacità ricettiva del pubblico, e non manca di porre domande scottanti ma fondamentali su cosa sia diventata, e cosa potrebbe purtroppo diventare, la democrazia americana. Prodotto per Netflix come il precedente, 14th merita assolutamente una visione attenta. Ottimo lavoro.
Behemoth!
A quattordici anni dal suo precedente The Bourne Legacy, lo sceneggiatore e regista Tony Gilroy ha presentato in anteprima mondiale al NYFF 64 il suo nuovo Behemoth!, che vede protagonista assoluto un Pedro Pascal in gran forma. La storia ruota intorno ai problemi familiari e alle disavventure sentimentali del talentuoso violoncellista Alex Serian, il quale si trova a dover fare i conti con un nucleo familiare disfunzionale, amanti aggressive al limite dello stalking, fratelli che raccontano tutto ma tutto in un podcast, e una giovanissima direttrice d'orchestra che è un vero prodigio…Behemoth! si allontana dai lavori precedenti di Gilroy, è un character-study elegante nella messa in scena anche se non sempre ottimamente orchestrato nel ritmo del racconto. Alcune lentezze nel racconto vengono però sopperite da sottotrame spiritose - su tutte quella che vede protagonista una feroce Olivia Wilde - e gli ultimi quindici minuti che si rivelano oggettivamente commoventi. Un film non completamente riuscito ma capace in molti momenti di ipnotizzare.
The Debut

Dopo il successo di A Real Pain, con tanto di Oscar a Kieran Culkin come attore non protagonista e la nomination all’Oscar per la sceneggiatura originale, Jesse Eisenberg è tornato dietro la macchina da presa con The Debut, commedia dolceamara sull’amore per il teatro e i problemi che esso comporta. Protagonista assoluta del film è una Julianne Moore che impersona una casalinga disperata la quale perde e ritrova se stessa quando decide di partecipare al musical della cittadina in cui vive. Troverà nel regista dell’opera, ottimamente interpretato dal sempre affidabile Paul Giamatti, il burbero ma fondamentale alleato per la sua “rinascita” psicologica. The Debut è un film intelligente, scritto con arguzia e interpretato con notevole adesione ai personaggi. Un divertissement d’autore che non va sempre in profondità ma garantisce momenti di ottimo cinema di genere. Da vedere soprattutto per il cast estremamente affiatato, con in testa una Moore a tratti esplosiva.
A Long Winter

Andrew Haigh continua nella sua esplorazione dell’animo umano e dei rapporti affettivi con un altro lungometraggio dalla densità emotiva. Ispirato da un racconto breve di Colm Toibin, A Long Winter racconta di una famiglia che vive sulle montagne innevate, lontana dagli altri essere umani, e subisce in un modo o nell'altro questo isolamento. Magnificamente orchestrato nella messa in scena, il film adopera al meglio i bellissimi scenari naturali per costruire una storia di insoddisfazione esistenziale e di dolore del vivere. Più del giovane protagonista spiccano le prove a supporto di Caitriona Balfe e Ebon Moss-Bachrach, davvero perfetti nel raccontare i dissidi sepolti tra moglie e marito. Dopo All of Us Strangers, anche migliore di questo, arriva la conferma che Haigh è in un momento artistico e creativo di indubbio spessore.
A Statement

Dopo l’exploit de Il caso Spotlight e la conferma de La ragazza di Stillwater, Todd McCarthy mette in piedi un cast corale incredibile per raccontare del convegno che nel 1980, pochi giorni prima dell'elezione di Ronald Reagan, avrebbe potuto cambiare le dinamiche americane e mondiali per la lotta contro l’inquinamento. Scritto adoperando le trascrizioni reali della convention tenutasi in Florida, A Statement possiede un gruppo di attori in stato di grazia, in cui troviamo Jason Clarke, Amy Ryan, Paul Rudd, Tatiana Maslany, Dylan Baker, Nina Arianda. I migliori in scena sono ancora una volta Paul Giamatti, un John Turturro strepitoso e un Evan Peters totalmente in parte. Non ci sorprenderebbe se il film di McCarthy partecipasse da protagonista alla corsa per i premi nella categoria di attore/atrice non protagonista. Conferma vagamente giocosa e malinconica della bontà del cinema di questo cineasta.
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