sabato 28 dicembre 2019

Joker: il link per scaricare lo script originale del film con Joaquin Phoenix


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Tolo Tolo, Checco Zalone regista secondo gli altri attori: "E' un grande direttore d'orchestra"


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venerdì 27 dicembre 2019

18 regali intervista video a Francesco Amato, regista del toccante melodramma


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Ryan Reynolds: "Stiamo lavorando a Deadpool 3 con il team della Marvel"


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Ritratto della giovane in fiamme

A girare un film ambientato nel ‘700 incentrato sul lento, inesorabile e ineludibile amore fra due donne, una delle quali, per giunta, è una pittrice, i rischi sono davvero incalcolabili: 1) ennesimo film con riferimenti all'iconografia pittorica settecentesca (con qualità da misurarsi in gradi di distanza da Barry Lyndon) e più in generale, anche dato l'argomento, eccesso di inquadrature che ambiscono appunto a essere tableaux vivants; 2) utilizzo della musica, preferibilmente dell'epoca ma non solo ad aumentare il rilievo dato all'ambientazione di questo period film; 3) appesantimento sociologico-gender: l'amore comunque proibito in un'epoca in cui alle donne ovviamente non era consentito un amore omosessuale ma in fondo, per lo meno in certi ambienti, nemmeno quello eterosessuale, vista l'alta densità di matrimoni combinati con scarsa o addirittura inesistente consultazione (coinvolgimento) della diretta interessata.

Complessivamente va dato atto a Céline Sciamma di essere riuscita a tener testa a queste tre tipologie di rischio, soprattutto in grazia di una regia molto personale, è la regia (e la scenografia e la fotografia) e non la sceneggiatura, a nostro avviso, il valore aggiunto del film, malgrado Sciamma sia stata premiata sia a Cannes che agli European Film Awards proprio per la sceneggiatura. Anzi una serie di piccoli tagli non avrebbero guastato. A cominciare forse dal prologo, o dato il tema: dalla cornice, ovvero il fatto che tutta la vicenda venga raccontata in forma di flashback, con la necessità, a quel punto, di aggiungere anche una voice over, soprattutto per l'epilogo. Lo scopo è evidente: aggiungere un ulteriore elemento di nostalgia per l'amore perduto, ma quella nostalgia era già abbondantemente contenuta nella storia, senza bisogno che la si raddoppiasse nella cornice.

L'intreccio, visto che il film è stato presentato a Cannes sette mesi fa, dovrebbe essere a tutti chiaro. Siamo nella parte più selvaggia della penisola bretone di Quiberon (dove qualche anno fa era ambientato il film su Romy Schneider), la contessa madre, interpretata con insolita grazia da Valeria Golino, convoca una pittrice talentuosa, Marianne (Noémie Merlant), per ritrarre la figlia, la secondogenita, originariamente destinata al convento, adesso che la primogenita non c'è più, avendo probabilmente deciso di scaraventarsi dalla scogliera piuttosto che andare in sposa a un ricco milanese a lei sconosciuto. Adesso tocca a Héloise (Adèle Haenel) quel matrimonio programmato a cui sarebbe stata destinata la sorella.

Ora, se una ragazza si chiama Héloise di solito c'è poco da stare allegri: qui niente Abelardo, niente Saint Preux. Anche se Rousseau è il nume tutelare di questo film, tutto giocato com'è sulla dialettica che intercorre fra il libero dispiegamento dell'amore e degli istinti naturali (la potenza devastante della natura bretone ne costituisce il correlativo oggettivo, ma lo stesso vale anche la paganità di certi riti contadini) e le coercitive convenzioni sociali.
Il ritratto rappresenta la riproposizione di una tradizione familiare che la madre stessa, esponente di un'aristocrazia che probabilmente non naviga in ottime acque, ha subito e che decide di perpetuare e perpetrare ai danni della figlia, ai danni delle figlie: promesse de bonheur, portfolio per lo sposo milanese. E Héloise fa l'unica cosa che le resta da fare per opporsi, si sottrae alle sedute di posa, costringendo la pittrice a fingersi dama di compagnia e a spiarne i tratti del volto, sostituendo l'immaginazione alla mimesi, con risultati alla fine alquanto scarsi, anche perché – diciamolo pure – Marianne non è esattamente Vermeer.
Fin quando non avviene il punto di svolta e la modella, in apparenza solo scrutata ma in realtà altrettanto scrutante, decide di concedersi al pennello della pittrice, ciò che ben presto innesca quella dinamica di seduzione di cui si diceva all'inizio.
Anche qui, forse, il film presenta qualche lunghezza di troppo. E anche la vicenda parallela della domestica costretta a finire fra le grinfie della mamma per liberarsi di una gravidanza non voluta o non sostenibile non aggiunge un elemento particolarmente convincente al plot, se non come ulteriore variante della manipolazione della psiche e, soprattutto, dei corpi cui sono sottoposte le donne.

Ma, fatte salve queste pecche, si apprezzano una notevole serie di cose: lo splendido uso della luce, sia di quella naturale che, soprattutto di quella artificiale; lo splendido uso del sonoro con scarsissima musica solamente diegetica, con l'eccezione della meravigliosa e lunga scena finale (Sciamma ha dichiarato che il film si è articolato tutto intorno a questa scena conclusiva), con una sontuosa prova attoriale di Adèle Haenel, quando Marianne per l'ultima volta rivede Héloise, a teatro, e prende corpo la tempesta dell'Estate di Vivaldi che la pittrice aveva solo canticchiato evocando nella modella una nostalgia per qualcosa di mai ascoltato; certi estenuanti ritardi nell'uso del controcampo. Nulla da dire Céline Sciamma, e non è certo solo questo film a dimostrarlo (Tomboy del 2011, Diamante nero del 2014, oltre a varie sceneggiature, fra le quali spicca La mia vita da zucchina), è una regista di talento.

(Portrait del la jeune fille en feu); Regia: Céline Sciamma; sceneggiatura: Céline Sciamma; fotografia: Claire Mathon; montaggio: Julien Lacheray; scenografia: Thomas Grézaud;interpreti: Adele Haenel (Héloise), Noémie Merlant (Marianne), Luàna Bajrami (Sophie) Valeria Golino (la contessa); produzione: Arte France Cinema; distribuzione: Lucky Red; origine: Francia 2019; durata: 119'



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Tolo Tolo: Checco Zalone presenta il suo film alla stampa e al pubblico italiani


La grande attesa sta per finire: il film sarà in oltre mille cinema italiani dal 1° gennaio 2020.

Checco Zalone, finalmente, è tornato.
Mancava dallo schermo da quattro anni, come ricorda il suo produttore Pietro Valsecchi, e sarà nuovamente nei cinema dal 1° gennaio 2020 in più di mille copie, pronte a levitare fino a oltre 1200.
Torna con un film, Tolo Tolo, che lo vede per la prima volta dietro la macchina da presa, senza il Gennaro Nunziante dei film precedenti né il Paolo Virzì con cui ha sviluppato soggetto e sceneggiatura di questo; e che racconta sì il solito arci-italiano del Terzo Millennio, ma lo mette alle prese col grande tema della politica dei nostri anni: quella dell'immigrazione.
Perché, fuggito dall'Italia per evadere - letteralmente - dalle tasse, Checco dovrà farvi ritorno da migrante, con tanto di attraversata del deserto, detenzione in Libia e traversata in barcone, assieme a tre nuovi amici africani: Omar, che ha la la fissa del cinema e della cultura italiane, e Idjaba, ragazza misteriosa di cui Checco s'innamora perdutamente, e il bambino che si chiama Dudù "come il cane di Berlusconi".
Inevitabile che il suo incontro con la stampa, avvenuto oggi a Roma, girasse quasi esclusivamente attorno a questi due poli: la regia e la politica.

Tolo Tolo: il trailer ufficiale

Tolo Tolo: Checco Zalone e la regia

"Se da neo regista mi sono mai sentito smarrito? Diciamo che ci sono stati giorni in cui mi sono sentito trovato," dice Zalone, al secolo Luca Medici. "Ero sempre smarrito, in preda all'ansia e allo stress: stare a capo della macchina che serve a fare un film è difficilissimo."
Con Nunziante, spiega, "siamo ancora amici, e nel nostro lavoro assieme mi ha sempre dato grande libertà, anche riguardo questioni tecniche." Mentre di Virzì dice che "il soggetto che aveva in mente e che abbiamo sviluppato quando abbiamo iniziato a frequentarci e scrivere l'ho fatto diventare sempre più mio, mano mano gliel'ho rubato. Ci sono stati momenti in cui il peso della responsabilità mi hanno fatto pensare sarebbe stato meglio ci fossero loro, a dirigere, ma poi quando le cose funzionavano ero contento di aver scelto di fare io il regista."
Zalone è pronto poi ad ammettere che i suoi modelli siano quelli della grande commedia all'italiana: "I Risi, i Sordi, con le dovute proporzioni ovvio." Ma se gli si chiede un modello non da comico ma da regista mette le mani avanti: "Per parlare di modelli in quel senso è ancora presto."
L'essere regista di Zalone, in Tolo Tolo, è stato anche un andare per tentativi. È lui stesso a fare un esempio, facendo riferimento a una scena in cui, mentre si reca in un villaggio assieme all'amico Omar, l'arrivo di guerriglieri armati trasforma quel luogo in un campo di battaglia, ma Checco sembra non accorgersi di nulla e continuare a pensare ai suoi problemi con le ex moglie e le tasse rimaste in Italia: "Avevamo provato a farla con me che mi spaventavo, ma mi sono accorto che non funzionava: e allora l'ho girata così, in modo grottesco, raccontandomi come uno che è capace solo di guardare ai suoi piccoli problemi contingenti. Ma senza diti puntati o moralismi: l'egoismo è qualcosa di congenito all'uomo, ce l'abbiamo dentro tutti."

Tolo Tolo: Checco Zalone e l'intolleranza

Per quanto - giustamente - restio a spiegare il suo film e le sue gag ("sono in imbarazzo, mi sembra di banalizzare tutto, se lo faccio"), Zalone indica un'altra cosa che, secondo lui e il suo film, abbiamo dentro tutti ed emerge "con lo stess e con il caldo, come la candida": l'intolleranza, che poi nel film è più esplicitamente il fascismo, con Checco che in qualche occasione sembra posseduto dallo spirito e dalla voce di Mussolini. "Inserire Mussolini mi pareva divertente," dice.
Ma se gli si chiede qualcosa di diretto circa i contenuti di Tolo Tolo e delle possibili reazioni della politica, Zalone si schermisce, ma non certo per ingnavia. "Che cazzo ne so io di cosa dirà Salvini del film," risponde a chi glielo chiede, per poi aggiungere: "Lui è l'espressione della gente, sarà la gente casomai che si sentirà chiamata in causa. Salvini nel film non c'è proprio, e io non faccio mica i film contro qualcuno. Qualcuno penserà l'abbia fatto? Boh."
Anche se, parlando del personaggio interpretato nel film da Gianni D'Addario, quello di un compaesano di Zalone che nell'arco del film passa gradualmente da disoccupato a Presidente della Commissione Europea, Checco si lascia scappare che "fa la carriera di Di Maio, veste come Conte e parla come Salvini: è un mostro dei nostri tempi. Non è una metafora, è proprio quello che succede davvero."
Ma quali sono i politici che Zalone vorrebbe vedessero il suo film? "Mattarella lo consideriamo un politico? Lui, comunque. E il Papa."

Tolo Tolo: Checco Zalone, le polemiche e il pubblico

Zalone racconta che le polemiche nate dopo la diffusione del video di "Immigrato" "ce le aspettavamo, ma non fino a questo punto. All'inizio mi sono divertito, dopo un paio di giorni mi hanno un po' stancato, e non le ho seguite più. Certo sono state un bel battage pubblicitario."
Non lo preoccupano nemmeno le reazioni a una scena del film nella quale il naufragio di un barcone carico di immigrati di tramuta nell'occasione di fare un numero musicale quasi alla Ester Williams: "È una scena che nasce dalla canzone che avevo scritto, e che recita 'Da qualche parte nel planisfero c'è sempre uno stronzo un po' più nero'. I ragazzi che l'hanno girata si sono divertiti, e commossi. Non è una presa per il culo cinica e inutile. e non è una ruffianata."
Su una cosa però Checco Zalone vuole puntualizzare e rispondere: certe sceme accuse di sessismo: "A Manda Touré, che interpreta Idjaba, ho fatto fare un personaggio che penso sia interessante, e nel film non ho mai fatto vedere un culo, una tetta, una doccia. Altro che sessismo."
Pressione, casomai, Zalone l'ha sentita ("tantissima") per eguagliare i successi del precedente Quo Vado?: "Inutile fare gli ipocriti, siamo qui per fare i soldi." Ma non si dà pena a chiedersi se il suo pubblico capirà o meno il senso di Tolo Tolo: "A questo rispondo citando De Gregori: la gente sa benissimo dove andare: quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare."
È una citazione da "La storia siamo noi". La scelta non appare casuale. Anche perché, a naso, con Tolo Tolo Zalone sta per fare, un'altra volta, la storia della commedia italiana.

Immigrato: il video della canzone di Checco Zalone



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Per la Befana, Regala The Space Cinema


La qualità e la varietà di film già in sala e in arrivo nei primi giorni del 2020 sapranno accontentare tutti, ma proprio tutti.

Natale è passato, ma la festa della Befana è dietro l'angolo e l'occasione è ancora quella giusta per regalare cinema!
The Space Cinema offre l'opportunità di farlo nel modo più semplice e veloce (grande pregio, soprattutto per i regali dell'ultimo minuto da mettere nella calza della Befana, di grandi e piccoli), proponendo due soluzioni disponibili nei cinema The Space.
La Christmas Card (in tre versioni di prezzo, disponibile solo fino al 6 gennaio) oppure la classica The Space Card (in due versioni di prezzo). Entrambe includono anche una consumazione. La semplicità e la velocità non è solo dalla parte di chi fa il regalo ma anche di quella di chi lo riceve: essendo tessere che valgono online, si possono scegliere i posti via app o sul sito thespacecinema.it ed evitare le file, inevitabili in questi giorni di grande affluenza nelle sale.

L'inizio del 2020 si prepara, infatti, a regalarci ancora grande cinema. Dopo i film usciti durante le feste di Natale, dal nuovo Star Wars a Pinocchio, da Il Primo Natale a La Dea Fortuna, da Last Christmas a Jumanji The Next Level, nei primi giorni dell'anno nuovo arrivano sul grande schermo titoli di richiamo, per tutti i gusti: dall'attesissimo Tolo Tolo, il film di Checco Zalone in sala dal 1 gennaio ma che potrete vedere in anteprima nei The Space Cinema nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio, al commovente 18 regali, tratto da una storia vera, dal primo film con i Playmobil alla nuova versione del classico Piccole Donne (in sala dal 9 gennaio).
Insomma, anche in questi ultimi giorni di Festa l'occasione è giusta per regalare cinema a parenti e amici: un regalo che non contiene tanti, tanti quanti i film proposti in sala, e soprattutto un regalo per tutta la famiglia, visto che si possono usare anche più ingressi contemporaneamente anche per lo stesso film.

Per maggiori informazioni, vi rimandiamo alle pagine ufficiali di Christmas Card e The Space Card.



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