lunedì 19 febbraio 2024

Sterben (Dying): la video recensione dello spiazzante film di Matthias Glasner in concorso alla Berlinale

Viene evocato espressamente, il maestro dell'implacabile dramma nordico familiare, Ingmar Bergman, con il protagonista che passa la notte di Natale rivedendo ogni anno la versione lunga televisiva di Fanny e Alexander. Si chiama Tom, anche lui ha un rapporto a dir poco complesso con la sorella, ma anche con i genitori, prossimi alla morte per malattia, non va molto meglio. Sterben, che suona in italiano come morendo, è uno spiazzante film di Matthias Glasner, con protagonista il bravo Lars Eidinger, presentato in concorso al Festival di Berlino.

La famiglia Lunies vive fra Berlino e Amburgo, sempre più sbriciolata e priva ormai di ogni legame reale, a parte episodiche telefonate. I due genitori settantenni si scoprono malati, di demenza lui e cancro lei, e sono prossimi alla morte. A proposito della quale il figlio Tom, direttore d'orchestra, sta lavorando alla prima di una composizione intitolata Sterben (morendo), come il fiilm, scritta dal suo migliore amico depresso e sempre sull'orlo del suicidio. Un oggetto misterioso, questo film di Matthias Glasner, da anni impegnato più nella serialità televisiva che al cinema, tre ore di eccessi e grottesco, superando la soglia del 'cringe' e del buon gusto, salvo passare ogni tanto alla diagnosi algida, su un ideale tavolo autoptico, delle relazioni fra familiari e protagonisti. Seguirà dibattito, è già qualcosa.

La video recensione di Mauro Donzelli dal Festival di Berlino 2024.



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domenica 18 febbraio 2024

Il Favoloso Mondo di Amelie: dopo il successo del film, Audrey Tautou voleva smettere di recitare

Chi non ha visto almeno una volta Il favoloso mondo di Amélie? La commedia del 2002, scritta e diretta da Jean-Pierre Jeunet, è diventata un vero e proprio classico. La sua protagonista, a tutti gli effetti, è un'icona del grande schermo, complice l'adorabile interpretazione di Audrey Tautou. Il regista è stato intervistato da People in occasione del ritorno del film nelle sale americane, in occasione di San Valentino. Ai microfoni del magazine, Jeunet ha svelato un retroscena dolceamaro che riguarda proprio l'attrice francese.

Amélie Poulain non ha bisogno di presentazioni. Il suo sguardo sbarazzino e la sua stravagante personalità hanno riscosso un successo monumentale in tutto il mondo (al box office, ha incassato 174 milioni di dollari). La pellicola, non a caso, ha ottenuto ben cinque nomination ai Premi Oscar. Per quei pochi che non la ricordassero o sono troppo giovani per averla vista, ecco la trama de Il Favolodo mondo di Amélie.

La protagonista (Audrey Tautou) vive a Parigi e lavora come cameriera al Cafè des 2 Moulins a Montmartre. Dopo la tragica perdita della mamma, Amélie si è immersa in un mondo tutto suo, fatto di piccole cose e buffi rituali.
In seguito ad una serie di curiosi eventi, la ragazza troverà la sua vocazione: rimettere a posto ciò che non funziona nella vita delle persone vicine. L'incontro con Nino Quincampoix (Mathieu Kassovitz), che colleziona fototessere gettate via, scuoterà improvvisamente il suo piccolo universo.

Jean-Pierre Jeunet, 70 anni, ha svelato che, quando ha realizzato il film, non aveva la minima idea di ciò Amélie sarebbe diventata per il mondo del cinema. "Quando sei davanti alla tua pagina bianca, pensi 'chi sarà interessato a questa m**da'? Hai qualche dubbio, è normale. E la prima reazione è stata pessima, perché era il Festival di Cannes." Proprio così: Il Favoloso Mondo di Amélie fu rifiutato dal team della kermesse.

Ma era la migliore pubblicità che potessimo avere, perché in Francia era uno scandalo. Ci ha portato bene, in effetti!

Delle cinque candidature ricevute dall'Academy, tuttavia, la commedia romantica non ha portato a casa nemmeno un premio. Una piccola sconfitta che brucia ancora un po' al regista. "Mi manca la statuetta, perché è bellissima. Mi manca sul mio scaffale. Probabilmente, la prossima volta che verrò su Hollywood Boulevard, ne comprerò una falsa."

Il Favoloso Mondo di Amélie, Audrey Tautou odiava essere famosa

Audrey Tautou, tuttavia, non ha vissuto con altrettanto entusiasmo l'esorbitante popolarità che ha fatto seguito alla sua interpretazione. Jeunet ha raccontato che l'attrice odia stare al centro dell'attenzione. Dunque, quando si è ritrovata sulla cresta dell'onda, ha rischiato di cadere in depressione.

Dopo Amélie, [Audrey, ndr] era totalmente depressa. E mi ha detto: 'Cambierò lavoro. Lascerò il lavoro perché odio essere riconosciuta per strada. Odio quando mi scattano una foto senza autorizzazione.' E io ho risposto: 'Va bene, stanno cercando una cassiera al supermercato, ci metto una buona parola per te'. E lei: 'Sì, lo so, sono fortunata'. 'Sì, sei fortunata - ho ribattuto - Non lamentarti. Ok? La vita è dura per tutti. Quindi fai uno sforzo e sopravviverai.

Il regista ha aggiunto che la Tautou, seppur riservata, è ironica e ha un carattere molto forte e spiritoso. A tal proposito, ha condiviso un piccolo aneddoto che riguarda l'incontro con il presidente Jacques Chirac per una proiezione privata de Il Favoloso Mondo di Amélie. Audrey è arrivata un po' in ritardo, così Chirac l'ha punzecchiata: "Oh, pensavo che non dovessi essere qui". L'attrice ha prontamente risposto: "Deve controllare le sue fonti".

Anche dal punto di vista professionale Jeunet ha speso splendide parole per la protagonista de Il Codice da Vinci: "È in grado di fare tutto. È divertente, sa piangere, sa ridere. Ed è molto precisa, in termini di tecnica. Per me è un'attrice perfetta, assolutamente perfetta".

In effetti, se escludiamo il già citato thriller diretto da Ron Howard, per il resto della sua carriera Audrey Tautou ha evitato con cura ruoli di grande richiamo in produzioni mainstream. Ha lavorato prevalentemente con registi francesi, tra cui Michel Gondry e Cédric Klapisch. La sua ultima apparizione sul grande schermo risale al 2019, nella commedia Jesus Rolls - Quintana è tornato!, scritta e diretta da John Turturro.

Chiudiamo con una piccola curiosità. Nel 2023, più di vent’anni dopo l’uscita del film, Jean-Pierre Jeunet ha realizzato La véritable histoire d’Amélie Poulain. Un cortometraggio che svela che Amélie Poulain, in origine, avrebbe dovuto essere in realtà una spia del KGB. Riuscite a immaginare la dolce e schiva cameriera raccogliere indizi per i servizi segreti?



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Connected, il documentario sull'IA in streaming su Prime Video e Apple TV+

L'Intelligenza Artificiale ha cominciato il suo viaggio nel ridefinire la nostra essenza? Ci attende un'utopia o una distopia? Questi sono i temi che tratta Connected, il documentario diretto da Simona Clo e prodotto da Luca Monaco, Global Head of Creative Production della multinazionale di consulenza BIP, che con questo lavoro entra nel settore dell'audiovisivo. Il film sarà distribuito da Direct To Digital su Prime Video e Apple TV in streaming, in settantaquattro paesi nel mondo, a partire dal 23 febbraio.

Connected, un film sul rapporto tra tecnologia e umanità

Il documentario Connected, dopo una presentazione a Milano presso il cinema Anteo il 22 febbraio in una serata ufficiale, sarà su Prime Video e Apple Tv dal 23 febbraio 2024. La sua struttura è particolare, perché alterna le classiche interviste (a manager, accademici, artisti, medici e politici) con una storia di fiction, dove si segue un musicista in crisi professionale, incerto di fronte a ciò che l'AI, l'Artificial Intelligence, potrà dargli: sarà per lui un passo avanti creativo o lo renderà del tutto inutile?
Connected non vuole essere manicheo, cercando di coprire ogni aspetto della questione, con l'idea di non lasciare indietro chi non ha accesso alla tecnologia e risulterà quindi più vulnerabile alla rivoluzione in atto. Il divario generazionale potrebbe pesare sempre di più, in un'epoca in cui la tecnologia è diventata parte integrante delle nostre vite, sotto tutti gli aspetti, nel privato, nella professione e nel sociale, come non era mai accaduto prima nella storia dell'essere umano. Non si tratta più di appoggiarsi alla tecnologia, ma di gestire la sua pervasività. Le conseguenze negative dell'IA dovranno essere affrontate dal punto di vista etico. La missione che si è posta BIP guarda al futuro. Citando il pressbook: "Piuttosto che soccombere a fantasie apocalittiche, il nostro sforzo collettivo dovrebbe essere orientato verso problemi concreti. I discorsi pubblici, i dibatti politici e l’azione istituzionale dovrebbero indirizzare la tecnologia e l’IA verso la creazione di un mondo sostenibile e inclusivo."



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Barbie, Michael Cera racconta del cameo inizialmente previsto di Ben Affleck

Non solo Sylvester Stallone: a quanto pare anche Ben Affleck non ha potuto prendere parte al film di Barbie. Inizialmente era previsto un cameo per l’attore hollywoodiano ma, a causa di conflitti d’agenda, non ha potuto prendere parte al chiacchieratissimo film diretto da Greta Gerwig. In attesa della notte degli Oscar, a cui il film parteciperà grazie a diverse nomination, Michel Cera che interpreta lo sfortunato Allan in carne ed ossa ha ammesso che in principio era previsto un cameo di Ben Affleck poi mai concretizzatosi.

Barbie, anche Ben Affleck avrebbe preso parte al film con un cameo

In Barbie Michael Cera interpreta Allan, una bambola outsider di Barbie Land che desidera scappare continuamente per poi non riuscire mai nell’impresa. Intervistato in una sessione di domande e risposte, l’attore ha ammesso che secondo un’idea originale del film avrebbe dovuto incontrare Ben Affleck. Secondo Cera, il cameo in questione era previsto nella scena della fuga finale di Allan, che sfida gli operai stradali per fuggire da Kenland dopo il sopravvento dei Ken. Come riporta Screen Rant, l’attore ha rivelato:

Non avrei dovuto nemmeno combattere nel film. Posso dire chi doveva farlo? Ben Affleck. È così. Mi è permesso dirlo? Penso che Ben volesse farlo, ma stava già lavorando al suo film. Mi dissero: ‘Ok, Ben è fuori, deve succedere qualcosa qui. Quindi li affronterai tu’. Ho dovuto unirmi alla squadra degli stuntman. Avevo appena superato il Covid, mi hanno fatto allenare e sono quasi morto. Ed era soltanto riscaldamento! Ho dovuto riprendermi nella mia roulotte sdraiato per un po’, hanno mandato l’infermiera a visitarmi e mi hanno rispedito a casa. Quindi abbiamo fatto un secondo tentativo ed è andato. Sostanzialmente è questa la storia.

Non è chiaro a quale film si riferisse Michael Cera in merito a Ben Affleck. Così come non è chiaro chi avrebbe dovuto interpretare nella scena in questione: un altro Ken? Oppure una seconda bambola Allan? A detta di Cera, Ben Affleck era interessato a Barbie ma, a causa di conflitti di programmazione, non è stato incluso nel progetto.



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Red Eye, Cillian Murphy lapidario sul thriller con Rachel McAdams: "Perché odiavo guardarmi in quel film"

Prima di Peaky Blinders e Oppenheimer, Cillian Murphy aveva alle spalle una lunga lista di film ed interpretazioni più o meno fortunate. Tra queste, c'è Red Eye (2005). Il thriller firmato da Wes Craven è uscito nello stesso anno di Batman Begins, in cui la star irlandese presta il volto al villain Spaventapasseri. Red Eye, seppur infinitamente meno noto del primo capitolo della trilogia di Christopher Nolan, è molto amato dai fans dell'attore 47enne. Quest'ultimo, al contrario, lo cancellerebbe volentieri dalla propria filmografia.

La protagonista del thriller è Lisa (Rachel McAdams), giovane dirigente di un albergo di lusso a Miami, nonché figlia del direttore. Un giorno, mentre aspetta un volo per tornare in Florida, fa amicizia con l'affascinante Jackson (Cillian Murphy), che sembra flirtare piacevolmente con lei. Una volta sull'aereo, i due scoprono di avere il posto uno accanto all'altra. Un segno del destino... oppure no? Il giovane, di lì a poco, rivela a Lisa di essere un terrorista pronto a uccidere un politico e la sua famiglia che alloggiano proprio nel suo albergo. Se la ragazza non farà ciò che dice, anche suo padre (Brian Cox) morirà. Riuscirà Lisa ad arrivare a terra sana e salva e, soprattutto, a fermare il pericoloso assassino?

In linea di massima, il film ha riscosso un discreto successo di critica. Niente male anche al box office: Red Eye, infatti, ha incassato quasi 100 milioni di dollari. L'unico ad essere scontento del risultato, probabilmente, è proprio Cillian Murphy. Intervistato da GQ, l'attore ha affermato che, probabilmente, ad aver colpito i fans è il dualismo del suo personaggio. Quel passare in modo repentino da affascinante corteggiatore a spietato criminale pronto a tutto.

Certamente, dopo averlo visto nei panni di Spaventapasseri, gli ammiratori hanno avuto la conferma della versatilità di Murphy e di quanto profondamente riuscisse a calarsi nel ruolo dell'antagonista, dipingendone in modo convincente ogni sfumatura. Tuttavia, malgrado si sia divertito a girare il film e abbia adorato recitare con Rachel McAdams, l'attore non ha una grande considerazione per la pellicola di Wes Craven.

Non penso che sia un bel film. È un buon film di serie B.

In un'intervista rilasciata nel 2021, l'interprete di Tommy Shelby ha spiegato che Red Eye è arrivato in un particolare momento della sua vita. Una fase in cui aveva difficoltà a rivedere i film che interpretava, poiché si sentiva a disagio. Questo ha influenzato anche il giudizio rispetto alla sua performance nel thriller.

La risposta onesta è che non vedo quel film da quando è uscito, tipo 15 o 16 anni fa, in qualsiasi momento. Penso anche che, quando ero un attore più giovane, ero davvero, davvero duro con tutto ciò che ero.

E ancora: "Odiavo guardarmi. Odiavo vedermi sullo schermo. Ricordo che quando l'ho visto [Red Eye, ndr] ho pensato: 'Oh, è una specie di film di serie B. Rachel McAdams è eccellente.' Ma non pensavo di aver dato una performance molto convincente".

Con la maturità Cillian sarà diventato meno severo con se stesso? Sicuramente le sei collaborazioni con Christopher Nolan avranno giovato alla sua autostima. Soprattutto se consideriamo che l'ultima, il già citato Oppenheimer, gli è valsa la prima nomination della sua carriera al Premio Oscar come Migliore Attore Protagonista.



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sabato 17 febbraio 2024

Stasera in TV: Film da vedere Sabato 17 Febbraio, in prima serata

Stasera in TV, Sabato 17 Febbraio 2024: Scopri cosa c'è da vedere in TV oggi con la nostra Guida TV completa con i Migliori Film in prima serata su Rai, Mediaset e su tutti i principali canali tv in chiaro gratuiti.

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Romeo è Giulietta: l'intervista a Pilar Fogliati, Sergio Castellitto e Giovanni Veronesi

Lo scorso anno Giovanni Veronesi e Pilar Fogliati hanno collaborato per la sceneggiatura di Romantiche, primo film da regista dell'attrice, che ha raccontato la vita sentimentale di quattro ragazze che sono nate, si sono trasferite oppure vivono nella provincia di Roma. In questo primo scampolo di 2024 il sodalizio si è rinnovato per Romeo è Giulietta, di cui Veronesi, oltre che sceneggiatore, è regista, mentre Pilar è protagonista femminile e autrice del copione. Poi c'è Sergio Castellitto, che si ritaglia il ruolo di protagonista maschile e torna a essere diretto da Giovanni Veronesi a 15 anni da Italians.

Giovanni Veronesi, che ha dedicato ben 3 film all'amore, torna a parlare di gradi sentimenti, stavolta osteggiati dal destino. Lo fa attraverso il teatro, vale a dire seguendo le vicissitudini di un grande regista alle prese con il suo ultimo spettacolo. Il testo che andrà in scena è Romeo e Giulietta di William Shakespeare, e a fare il provino per il ruolo di Giulietta è una giovane donna di nome Vittoria che ha talento ma deve pagare lo scotto di un errore che le ha pregiudicato la carriera.

Come dovrebbe fare ogni buona commedia, Romeo è Giulietta fa ridere ma contiene anche dell'amarezza. In più Giovanni Veronesi mette la tenerezza nel film, e il motivo di questa scelta forse inconsapevole dipende dal suo vissuto. Lui stesso ce ne parla in un'intervista che abbiamo realizzato nel giorno della presentazione del film ai giornalisti. C'erano anche Sergio Castellitto e Pilar Fogliati.

Romeo è Giulietta è in sala dal giorno di San Valentino distribuito da Vision Distribution. Nel cast troviamo anche Maurizio Lombardi, Geppi Cucciari e Domenico Diele.



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