venerdì 26 agosto 2022

Alex Garland da The Beach a Men: la folgorante carriera dello scrittore, sceneggiatore e regista inglese

Il suo nome, forse, non è ancora conosciuto come dovrebbe da parte del grosso del pubblico, ma ci sono ben pochi dubbi sul fatto che Alex Garland, nato a Londra nel 1970 ma cresciuto a Manchester, sia uno di quelli che hanno plasmato buona parte dell'immaginario cinematografico contemporaneo. E che l'abbia fatto ben prima di mettersi dietro la macchina da presa e dirigere film come quest'ultimo Men, presentato in prima mondiale alla Quinzaine des réalisateurs a Cannes 2022 e da poco nei cinema italiani, distribuito da Vertice360.

Già.
Perché Garland nasce come scrittore. Uno scrittore il cui popolarissimo romanzo d'esordio "L'ultima spiaggia", edito in Italia da Bompiani, ha ispirato uno dei titoli più noti e discussi del cinema degli anni Novanta, il The Beach diretto da Danny Boyle e interpretato da Leonardo DiCaprio, Virginie Ledoyen e l'immensa Tilda Swinton.
Il successo di The Beach, uscito nel 1996, spalancò per Garland le porte del mondo del cinema. Non solo perché anche il secondo dei suoi romanzi, "Black Dog", fu anch'esso adattato, questa volta da Oxide Pang, che diresse il thriller The Tesseract, ma soprattutto perché quel primo contatto con Boyle gli diede l'occasione di scrivere la sceneggiatura del film che, nel 2001, ha cambiato radicalmente il modo di intendere la figura dello zombie, ribaltando la prospettiva romeriana, introducendo l'elemento pandemico tutt'ora di scottante attualità e rendendolo adeguato alla frenesia isterica dei tempi moderni: 28 giorni dopo.

È stato quindi con l'inizio del Terzo Millennio che la carriera cinematografica di Garland ha avuto inizio, così intensa da fargli sostanzialmente mettere da parte la scrittura narrativa: il suo terzo e ultimo romanzo, mai portato al cinema, si intitola "Coma" risale all'oramai lontano 2004.
Dopo 28 giorni dopo Garland collabora di nuovo con Boyle nel fantascientifico Sunshine, film grandemente sottovalutato che, in qualche modo, mette a fuoco quello che diventerà il tema principale del Garland autore cinematografico: quello che gira attorno a una fantascienza declinata secondo coordinate esistenziali, con un grande interesse per l'incontro e lo scontro tra la razionalità scientifica e le emozioni umane.
Difatti, dopo alcune riscritture non accreditate del copione di 28 mesi dopo, Garland adatta un celebre romanzo di Kazuo Ishiguro e firma così la sceneggiatura del bellissimo Non lasciarmi di Mark Romanek, uno dei capisaldi della fantascienza esistenziale contemporanea.
E, dopo essersi fatto le ossa come regista (non accreditato, ancora una volta) nel remake di Dredd da lui stesso scritto e prodotto, ecco che nel 2015 esordisce ufficialmente dietro la macchina da presa con l'ambizioso Ex Machina, algida e sentimentale rivisitazione del mito di Frankenstein, con un giovane genio dell'informatica alle prese con un misterioso e sfuggente scienziato ma, soprattutto, con l'androide di sembianze umanissime e artificialissima e acuta intelligenza interpretato da Alicia Vikander in uno dei suoi primi ruoli di rilievo.

Dalle atmosfere asettiche ma morbose di Ex Machina, Garland passa poi a quelle lisergiche e costeggianti l'horror di Annientamento, adattamento dell'omonimo romanzo di Jeff VanderMeer targato Netflix dove ancora, una volta, l'inglese mescola con sapienza, e con grande attenzione allo spettacolo cinematografico, la scienza e la filosofia.
Annientamento, debitore di Alien ma non solo, era un film che parlava di mutazioni ed evoluzioni, e che adottava un punto di vista e una prospettiva tutte femminili: e allora, con tutte le differenze del caso, che sono tante e lo so sono a ragion veduta, non sorprende più di tanto che Garland abbia realizzato, con questo suo nuovo Men, un film che mette sì da parte scienza e filosofia, che sì abbraccia l'horror - il folk horror in particolare - in maniera ancora più netta di quanto non avvenisse in Annientamento, ma che porta alle estreme conseguenze l'adozione di un punto di vista femminile mostrando la (non) evoluzione degli atteggiamenti patriarcali che opprimono, spaventano e violentano le donne.
E, ricordando che nel 2020 Garland ha anche realizzato una miniserie tv intitolata Devs, che tratta ancora una volta di scienza (fisica quantistica), sentimenti (elaborazione del lutto) e filosofia (libero arbitrio) chissà cosa ci riserverà il suo prossimo progetto, un war movie contemporaneo intitolato invece Civil War, ambientato negli USA in un futuro prossimo distopico con un cast che comprende Kirsten Dunst, Wagner Moura, Stephen McKinley Henderson, Cailee Spaeny, Karl Glusman e Sonoya Mizuno.



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