martedì 2 gennaio 2024

I migliori film in streaming interpretati e/o diretti da Mel Gibson

Compie oggi 67 anni Mel Gibson, attore e regista che soprattutto negli anni ‘80 e ‘90 ha svolto un ruolo fondamentale per il cinema mainstream hollywoodiano. Nato negli Stati Uniti, trasferitosi in Australia all'età di dieci anni, Gibson ha ottenuto i primi successi grazie a registi del calibro di Peter Weir e George Miller, per poi diventare una delle maggiori star internazionali grazie al franchise di Arma letale. Ecco i cinque film in streaming con cui vogliamo ripercorrere in sintesi la carriera di una delle personalità maggiormente eccentriche - se non addirittura problematiche - del panorama dell'entertainment contemporaneo. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati e/o diretti da Mel Gibson

  • Interceptor 
  • Arma letale 
  • Braveheart - Cuore impavido
  • Signs 
  • La battaglia di Hacksaw Ridge

Interceptor (1979)

Il primo grande successo di pubblico arriva grazie al visionario George Miller e all’originale Mad Max. Il suo Interceptor si rivela infatti un film post-apocalittico vibrante e denso di pathos, con un protagonista al limite della follia - come il mondo che lo circonda - e almeno tre sequenze da storia del cinema di genere. Il mito di Gibson come istrione borderline inizia a sedimentarsi nell’immaginario collettivo. Con un film che a tratti davvero non lascia scampo. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes.

Arma letale (1987)

Grazie a Richard Donner dietro la macchina da presa, a Danny Glover come perfetto copilota e a un ritmo forsennato di azione e commedia magnificamente mescolate. Mel Gibson esplode come il divo di una generazione. Arma letale possiede pochissimi difetti, si dimostra un giocattolo perfetto per andare incontro alle esigenze del grande pubblico, così come i suoi numerosi sequel di successo. Ci si diverte, si viene trattenuti con intelligenza, Donner è un “artigiano” di classe e spessore. Davvero poco  nulla da aggiungere. Disponibile su Apple Itunes, NOW.

Braveheart - Cuore impavido (1995)

Dopo il buon esordio come regista grazie a L’uomo senza volto, Gibson centra l’Oscar per il miglior film e la regia grazie a questo colossal dell'eroe dell'indipendenza scozzese nel Medioevo. Braveheart si rivela puro, purissimo Gibson: generoso, straripante, spettacolare, messianico al limite del fanatismo. Con un finale emozionante e sequenze di grande cinema dovute anche alla fotografia notevole di John Toll. Nel cast anche un roccioso Brendan Gleeson alla prima prova in un film mainstream. Lo spettacolo è ottimamente organizzato, c’è davvero poco da dire…Disponibile su Apple Itunes, Disney +.

Signs - (2002)

Forse il film maggiormente complesso e sinuoso dell’intera carriera di Gibson, che diventa un enorme successo commerciale grazie soprattutto alla capacità del regista M. Night Shyamalan di giocare con il non visto, di terrorizzare con l’idea ancor prima che con la visione. Signs si avvale anche di un cast notevole che comprende anche Joaquin Phoenix e una giovanissima Abigail Breslin. Il finale è ancora una volta eccessivamente cristologico - capita spesso nei film di Mel… - ma il film in toto si rivela davvero notevole. E ti regala una paura boia…Disponibile su Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video, Disney +.

La battaglia di Hacksaw Ridge (2016)

Altra regia di indubbio spessore per un altro personaggio che fa del sacrificio umano la propria ragione di vita. Andrew Garfield si immola letteralmente in un film di guerra complesso, a tratti avvincente, purtroppo impregnato di un’ideologia in alcuni momenti fastidiosa. Poco importa, La battaglia di Hacksaw Ridge mette tutti d’accordo e arriva a conquistare la nomination all’Oscar per il film, la regia, il miglior attore protagonista. Anche in questo caso si vede cinema nerboruto. Inattaccabile dal punto di vista prettamente estetico. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Infinity +, Apple Itunes, Netflix, TIMVision, Amazon Prime Video.



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Boxoffice di Capodanno: esordio forte per Siani e Miyazaki, Wonka vince su Wish al photo finish

La battaglia per il boxoffice italiano del weekend di Capodanno è stata combattuta e complessa, perché ieri 1° gennaio sono arrivati in sala Succede anche nelle migliori famiglie e Il ragazzo e l'airone, che hanno sparigliato le carte, guardando i dati Cinetel. Nella sola giornata di ieri la commedia di e con Alessandro Siani, impegnato con la famiglia a capire il desiderio di sua madre Anna Galiena di risposarsi, ha conquistato la vetta con 943.800 euro. Allo stesso tempo il ritorno di Hayao Miyazaki col suo ambizioso e visionario anime si è collocato subito al secondo posto con 843.300. Le feste non sono ancora finite, per fortuna degli spettatori e del cinema!



Tornando tuttavia ai titoli che erano già usciti prima della battaglia al botteghino italiano di Capodanno, il vincitore risulta Wonka con Timothée Chalamet: il prequel sul cioccolataio di Roal Dahl, raccontato dal regista Paul King, è al primo posto nella nostra classifica "ai numeri", con 2.539.300 euro. Il totale italiano ammonta a 10.519.400, quello mondiale a 384.862.800 dollari (fonte Boxofficemojo), a fronte di un budget sui 125 (fonte Variety): buon investimento per la Warner Bros.
Wonka ha vinto per pochissimo scarto sul disneyano Wish: la fiaba musicale animata che celebra i 100 anni della fondazione dell'azienda da parte di Walt si è infatti fermata poco sotto, a 2.497.200, per un discreto totale italiano di 5.619.000 dal 21 dicembre. Allargando tuttavia lo sguardo al mondo intero, la storia di Asha e del suo conflitto col re "rubasogni" Magnifico è più amara: con un introito mondiale di 176.870.600 dollari per un costo stimato tra i 175 e i 200 (fonti TheWrap e Deadline), il film di animazione è in rosso, confermando l'annata nera della Disney.

Al terzo posto troviamo invece Pio e Amedeo protagonisti e cosceneggiatori di Come può uno scoglio di Gennaro Nunziante: 1.773.400 euro nel weekend di Capodanno, 1.784.000 di totale. Il precedente lavoro dei due comici pugliesi, Belli Ciao, portò a casa 3.242.000: saranno raggiunti?
Si lecca invece le ferite in quarta posizione Aquaman e il regno perduto: il supereroe di Jason Momoa chiude il vecchio DC Extended Universe con 1.420.700 euro (3.956.000 di totale italiano). Nel mondo il cinecomic di James Wan arranca con 255.445.000 dollari, a fronte di un budget di oltre 200 (fonte Variety): non solo un flop, ma anche mostruosamente al di sotto dell'esito del primo capitolo, che toccò il 1.152.030.000 di dollari. Problemi transitori o siamo al capolinea del genere  (considerando l'analoga Caporetto di The Marvels della concorrenza?).
Quinto posto per lei, ancora e sempre lei, che ci ha reso così fieri scavalcando persino Barbie come miglior incasso del 2023, collocandosi in vetta al podio: C'è ancora domani di e con Paola Cortellesi, nonostante sia in sala dalla fine di ottobre (!!!), ha portato a casa un altro 1.225.200, per un totale monstre di 33.285.200 euro e 4.881.574 spettatori.

Il box office completo del weekend



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I registi da tenere d'occhio nel 2024

Il 2023, come potete verificare scorrendo la nostra Top 25 dei migliori film usciti al cinema nel corso di quei 12 mesi, è stato un anno decisamente ricco di bei film. La maggior parte dei quali, però, sono arrivati per mano di grandi autori, o da registi la cui carriera è comunque decisamente ben avviata e di chiara fama.
Chissà che il 2024, invece, non possa essere l’anno capace di consacrare, agli occhi del pubblico e degli addetti ai lavori, qualcuno dei tanti talenti emergenti che si muovono al momento, se non nell’ombra, perlomeno in quel sottobosco in cui sono conosciuti e apprezzati da pochi.
Sono molti i film di autori giovani o emergenti che vedremo nel corso dei prossimi mesi e che sono meritevoli della nostra e vostra attenzione. Tra i quali anche alcuni registi italiani.

A breve, per partire col più facile degli esempi, nei cinema arriverà Enea, opera seconda del giovane Pietro Castellitto che, dopo il notevole esordio di I Predatori, ha dimostrato di meritare il concorso veneziano e di essere una delle voci più personali e innovative del nostro cinema.

Attesi con interesse alla loro opera seconda sono anche Leonardo D’Agostini, quello dell’ottimo esordio Il Campione, che torna al cinema con una cupa storia di violenza intitolata Una storia nera (nel cast, anche Laetitia Casta); Gianluca Jodice, che dopo aver raccontato il D'Annunzio più crepuscolare in Il cattivo poeta si concentra sugli ultimi giorni di vita di Luigi XVI e Maria Antonietta in Il diluvio (protagonisti, Mélanie Laurent e Guillaume Canet); i siciliani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, quelli di Salvo e Sicilian Ghost Story che, con il loro nuovo Iddu, affrontano la figura dal boss mafioso Matteo Messina Denaro con un cast che comprende Elio Germano e Toni Servillo.
Esordiente puro è invece Filippo Barbagallo, non ancora trentenne, che alla scorsa Festa del Cinema di Roma ha presentato un’opera prima davvero notevole: si intitola Troppo azzurro, e non solo fa venire alla memoria i primi Moretti, Verdone e Troisi senza che questi nomi ingombranti diventino qualcosa che mette la personalità del giovane Barbagallo in ombra, ma è anche un film capace di centrare modi e toni delle crisi e delle insicurezze di una generazione.

Uscendo dai confini di casa nostra, sono ancora di più i nuovi nomi del cinema mondiale da tenere da conto.
Con il suo La fuga di Martha, uscito nel 2011, l’americano Sean Kurkin ha lanciato la carriera di Elizabeth Olsen, vinto il premio per la miglior regia al Sundance, e si è imposto come uno dei nuovi nomi del cinema indipendente americano. Il suo nuovo film, che potrebbe consacrarlo e che arriva dopo The Nest, si intitola The Warrior, ed è dedicato a un leggendario wrestler americano, Kevin Von Erich, e al resto resto della famiglia: protagonisti sono Zac Efron, il Jeremy Allen White di The Bear e Harris Dickinson, e la National Board of Review l’ha messo tra i 10 migliori film del 2023.

Altro statunitense da cui ci si aspetta molto è Michael Sarnoski, che è il regista di un film purtroppo molto poco noto ma davvero notevole, che si intitola Pig e ci ha regalato una delle migliori interpretazioni in assoluto della carriera di Nicolas Cage. Dopo Pig, la lui stesso sceneggiato, Sarnoski si è dedicato a A Quiet Place: Day One, sorta di spin off della serie horror ideata da John Krasinski che è stato scritto ancora una volta da lui.
Non è americano (viene dall’Uruguay) ma lavora a Hollywood Fede Álvarez, nome già ben noto agli appassionati di horror (suoi il remake di La casa e Man in the Dark), cui è stato affidato un progetto di quelli da far tremare le ginocchia: Alien: Romulus, nuovo capitolo della saga che, pare, sarà in qualche modo slegato da quelli precedenti.
Continuando a parlare di horror non possiamo non citare poi uno dei nuovi nomi più interessanti del settore, Osgood “Oz” Perkins, figlio dell’Anthony di Psyco, che torna alla regia con un film dal titolo Longlegs, che vede la Maika Monroe di It Follows nei panni di un’agente dell’FBI assegnata al caso di un misterioso serial killer che avrà risvolti davvero terrificanti. Nel cast anche il già citato Nicholas Cage, Alicia Witt e Blair Underwood.
Svedese è invece Johan Renck, l’ex musicista noto come Stakka Bo che, da qualche anno, è passato a dedicarsi alla regia firmando episodi di serie come Breaking Bad, e soprattutto dimostrando tutto il suo talento dirigendo la bellissima miniserie Chernobyl: a lui Netflix ha afficato l’ambizioso lungometraggio intitolato Spaceman, con Adam Sandler e Carey Mulligan, che vedremo alla prossima Berlinale.

Dopo aver diretto uno dei migliori western degli ultimi anni, Old Henry, presentato a Venezia, Potsy Ponciroli è diventato chiaramente uno dei nomi da tenere d’occhio, e da tenere d’occhio sarà il suo nuovo film, che si intitola Greedy People e che si presenta come una stravagante commedia poliziesca con nel cast Lily JamesJoseph Gordon-Levitt, il Tim Blake Nelson che era il protagonista di Old Henry e la ex pornostar Tracy Lords.
Anche Jeymes Samuel ha esordito con un western, il violento The Harder They Fall, ma per la sua opera seconda, che lo riunisce con Lakeith Stanfield, uno dei migliori nuovi attori in circolazione, ha abbandonato il vecchio West per la Palestina di più di 2000 anni fa: il suo The Book of Clarence promette di rivisitare in chiave comica e black alcune vicende della Bibbia, con un occhio a quanto fatto dai Monty Python con Brian di Nazareth.



E poi, sempre tra gli americani, c’è Jeremy Saulnier, quello che in Italia è stato fatto conoscere dal Torino Film Festival gestione Emanuela Martini con il tesissimo revenge movie Blue Ruin, e che poi ha diretto film come Green Room e Hold the Dark: il suo nuovo film si intitola Rebel Ridge, ed è un film che promette di esplorare alcune ingiustiche sistemiche della società americana mescolando azione violenta e forsennata, suspense e black humor.

In tutto questo, non è che i registi europei stiano a guardare: negli ultimi anni hanno fatto la loro irruzione chiari talenti che nel corso del 2024 presenteranno i loro nuovi film.
Si parte con Andrew Haigh, quello di film davvero notevoli come Weekend e 45 anni, che sta per arrivare al cinema con il suo nuovo e bellissimo Estranei, interpretato da Andrew Scott e Paul Mescal, e accolto trionfalmente alla Festa del Cinema di Roma.

Altro talento puro è quello dell’ungherese Gábor Reisz, vincitore del Torino Film Festival 2018 con Bad Poems, che al Festival di Venezia di quest’anno ha presentato il suo nuovo, ambizioso film, Explanation for Everything, un'opera incredibilmente avvincente che, attraverso l’esame di maturità di un ragazzo, racconta le contraddizioni dell’Ungheria di questi anni, e che è stato ritenuto uno dei migliori film in assoluto visti alla Mostra.
Sempre a Venezia, nel 2023, si è rivelato Mika Gustavson, un esordiente svedese che, con il suo Paradise is Burning, anche questo in uscita nelle nostre sale, ha ottenuto il premio per la miglior regia nella sezione Orizzonti.

Dalla Francia si attendono conferme importanti da parte di alcuni autori che si sono presentati al pubblico con opere prime notevolissime: uno di loro è il Ladj Ly del potentissimo I miserabili, che tornerà a raccontare la realtà complessa e esplosiva delle banlieue in Les Indésirables (Bâtiment 5), che promette di essere altrettanto potente.



Poi ci sono, finalmente, due donne.
Una è Audrey Diwan, premiata con il Leone d’Oro nel 2021 per il suo La scelta di Anne - L'Événement, tratto dal libro di Annie Ernaux, che torna dietro la macchina da presa dirigendo Emmanuelle, nuova versione dello “scandaloso” romanzo di Emmanuelle Arsan che vede protagoniste questa volta Noemie Merlant, Anamaria Vartolomei, Naomi Watts e anche il grande Anthony Wong. L’altra è Coralie Fargeat, quella dell’ottimo revenge movie femminista Revenge, con protagonista Matilda Lutz, che torna con The Substance, misterioso body horror con Demi Moore e Margaret Qualley.
Parlando di registe, occhio anche a Celine Song, che ha diretto il bellissimo Past Lives presentato nel 2023 al Sundance prima e al Festival di Berlino poi, che è in arrivo a breve nelle sale, ma anche a un’altra esordiente, Jade Halley Bartlett, sceneggiatrice e regista di Miller’s Girl, film molto atteso che vede protagonisti Martin Freeman e la lanciatissima Jenna Ortega nei panni di un insegnante di scrittura creativa e di una sua talentuosa allieva che intrecciano una relazione potenzialmente molto, molto pericolosa.

Da segnalare anche un altro esordio al femminile, quello della brava attrice Zoë Kravitz, che ha diretto il compagno Channing Tatum, Adria Arjona, Alia Shawkat, Haley Joel Osment, Geena Davis, Christian Slater e Kyle MacLachlan in un thriller da lei stesso sceneggiato che si intitola Pussy Island.
Attenzione poi a uno bravissimo che viene dal Messico, e che si chiama Alonso Ruizpalacios: correte a recuperare il suo Museo (con Gael Garcia Bernal) e se ci riuscite anche il successivo Una película de policías. Il suo nuovo film si intitola La cocina, e parla della cucina di un ristorante di New York dove si intrecciano culture da tutto il mondo. Il cast è capitanato da Rooney Mara.

E chiudiamo segnalando un regista finlandese Teemu Nikki, uno che ha uno stile personalissimo confermato dall’ultimo La morte è un problema dei vivi, visto alla Festa del Cinema di Roma e in uscita al cinema, un taiwanese come Lee Hong-chi, che con il suo esordio Love is a Gun, presentato alla Settimana della Critica, ha vinto il Leone del futuro, e un inglese come Jack Huston, ennesimo rampollo della famiglia che vedeva il grande John nel ruolo del patriarca, che - anche lui a Venezia - ha presentato un film notevole, sul pugilato, come Il giorno dell'incontro.



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lunedì 1 gennaio 2024

I attesa di Perfect Days, cinque film in streaming diretti da Wim Wenders

Con l’arrivo nelle sale italiane di Perfect Days ritroviamo finalmente un Wim Wenders tornato al livello artistico che gli compete dopo alcuni anni di appannamento, almeno per quanto riguarda i film di finzione. Vogliamo quindi celebrare la carriera dell’autore tedesco - fondamentale a partire dagli anni ‘70 per l’esplosione di un tipo ben definito di cinema d’autore europeo - proponendo a voi lettori cinque dei suoi film in streaming. Mancano clamorosamente dalle piattaforme titoli come L’amico americano (1977), Paris, Texas (1984), Il cielo sopra Berlino (1987), Lisbon Story (1994) e molti altri picchi di una filmografia encomiabile. Speriamo che le piattaforme in Italia provvedano al più presto a colmare questa dolorosa lacuna. Come sempre buona lettura.

Cinque film in streaming diretti da Wim Wenders

  • Nel corso del tempo
  • Lampi sull’acqua - Nick’s Movie
  • Non bussare alla mia porta
  • Pina 3D 
  • Submergence

Nel corso del tempo (1976)

Uno dei lungometraggi fondamentali per la definizione del cinema tedesco degli anni ‘70, e con esso del cinema europeo in generale. Grazie a Nel corso del tempo Wenders offre allo spettatore uno spettacolo preciso che è anche una riflessione sul mezzo-cinema come produzione di cinema che (ri)produce la realtà, ma non la verità. Ritmo fluido, momenti di analisi filmica che diventa umana, un Rüdiger Vogler straordinario come del resto lo sarà in tutte le sue collaborazioni con l’autore tedesco. Titolo imprescindibile se si ama Wenders. E se si ama il cinema con un’impronta personale e teorica. Film di passaggio. Disponibile su Apple Itunes.

Lampi sull’acqua - Nick’s Movie (1980)

Il documentario con lampi di fiction dedicato al genio scorbutico e “maledetto” di Nicholas Ray diventa nelle mani di Wenders una nuova, affascinante ed estremamente dolorosa sul cinema come ragione e, perché no?, fonte di vita. Se intendiamo la vita anche come un viaggio artistico, emozionale ed umano che arriva a un termine senza compromessi, libero e arrabbiato come il grande Nicholas. Lampi sull’acqua - Nick’s Movie spezza il cuore, costringe a prese di posizione, ti permette di abbandonarti alla grandezza umana prima che cinematografica di due veri amanti del cinema americano. Disponibile su Apple Itunes.

Non bussare alla mia porta (2005)

Sequel ideale - anche se decisamente non all’altezza - di Paris, Texas, Non bussare alla mia porta segna una collaborazione sentita e sontuosa col grande Sam Shepard. Nel cast troviamo anche la sua amata Jessica Lange - magnifici i loro duetti - un emozionante Tim Roth e una dolcissima e perfetta Sarah Polley. Western stilizzato e malinconico, intriso di amore per il genere e la frontiera, ovviamente filtrato dalla sensibilità europea di Wenders. Con alti e bassi, almeno un paio di grandi sequenze e un finale che scalda il cuore. Ancora una volta: non il migliore dei suoi film, ma comunque un’opera che vale assolutamente la pena essere vista e vissuta. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Pina 3D (2011)

Una fusione artistica incredibile in nome del coraggio e della sperimentazione. Wim Wenders incontra l’arte della danza - e della vita - di Pina Bausch e decide di portarla sul grande schermo adoperando un 3D che ne enfatizza i gesti, la tensione dell’atto, la bellezza del gesto e della sua trattenuta mancanza. Pina 3D si regge su un’impalcatura emozionante a tratti davvero potentissima, che può essere percepita da chi ama la danza tanto quanto da chi ama il cinema. Nomination all’Oscar per il miglior documentario per un prodotto “spurio” di ispirazione e valore altissimi, quasi puri. La bellezza dei suoi, delle immagini, dei corpi e della loro energetica grazia sono un dono prezioso allo spettatore. Davvero il meglio del Wenders sperimentatore e teorico. Prezioso. Disponibile su Rakuten TV, Google Play.

Submergence (2017)

Un tentativo sghembo, sfrontato ma a tratti doloroso di ritorno al melodramma. Submergence possiede una storia traballante, momenti di melodramma che sono estremamente, spudoratamente “urlati”, eppure non si riesce a non volergli bene. Anche perché dentro c’è comunque tanto ma tanto cinema, oseremmo dire fin troppo. James McAvoy e Alicia Vikander possiedono comunque la giusta alchimia per entrare nel cuore dello spettatore. Tratto dal romanzo di J.M. ledgard, un film che esplicita ancora una volta l’amore di Wenders per il cinema di genere americano. Funziona troppo a sprazzi, ma quando funziona colpisce nel segno. Disponibile su Apple Itunes, Amazon Prime Video.



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Harry Potter, Gary Oldman svela qual è stata la scena più difficile da girare

L'intervista che Gary Oldman ha concesso a Josh Horowitz per il podcast Happy Sad Confused ha dato modo all'attore britannico di svelare retroscena inediti sulla sua brillante carriera. Una delle interpretazioni più note del Premio Oscar è quella di Sirius Black nella saga di Harry Potter. C'è una scena, in uno dei film, che per Oldman è stata in assoluto la più difficile da girare. Riuscite a immaginare quale? Probabilmente no, perché la risposta del 65enne è stata davvero inaspettata.

Dopo aver ammesso di trovare 'mediocre' la sua performance nei panni del padrino del famosissimo mago, Gary Oldman si è soffermato su un particolare aneddoto accaduto in fase di riprese. L'attore appare in quattro film del franchise nato dalla penna di J.K. Rowling: il primo è Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004) di Alfonso Cuarón, terzo capitolo della saga letteraria e cinematografica. Il prigioniero del titolo è proprio Black, ingiustamente condannato per l'omicidio di Peter Minus (Timothy Spall).

La sequenza alla quale Oldman fa riferimento non è stata particolarmente ostica a livello emozionale o interpretativo. Tuttavia, lo ha messo seriamente a dura prova dal punto di vista fisico. Ecco cos'ha raccontato la star de L'Ora più Buia (2017) a Horowitz:

In uno degli Harry Potter c'era questo maledetto lago ghiacciato e, nella scena, il mio personaggio giace a terra come morto, mentre la sua anima sta lentamente lasciando il suo corpo. Sono rimasto sdraiato sul lago ghiacciato per una settimana, giorno dopo giorno, senza fare nulla, mentre finivano di girare l'intera sequenza. A volte non mi sentivo più i reni.

E ancora: "Di tanto in tanto mi mettevano una piccola borsa d'acqua calda sotto la schiena, e continuavo a starmene sdraiato lì così. Sì, la cosa più difficile che ho dovuto fare è stata sdraiarmi accanto a un lago ghiacciato".

Probabilmente questa non è la risposta che i fans di Sirius Black si aspettavano, alla luce del profondo ed intimo rapporto che lega l'erede della Casata dei Black ad Harry Potter (Daniel Radcliffe). È da apprezzare tuttavia la schiettezza di Gary Oldman, che, ancora una volta, ha dimostrato di prendere molto seriamente il proprio lavoro... almeno quanto è coerente nel non prendere sul serio se stesso.



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Wonka, anche Tom Holland e Ryan Gosling presi in considerazione per il ruolo da protagonista

Oltre a Timothée Chalamet, sono stati presi in considerazione altri attori per interpretare il giovane cioccolatiere in Wonka, come Tom Holland e Ryan Gosling.

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Stasera in TV: Film da vedere Lunedì 1 Gennaio, in prima serata

Stasera in TV, Lunedì 1 Gennaio 2024: Scopri cosa c'è da vedere in TV oggi con la nostra Guida TV completa con i Migliori Film in prima serata su Rai, Mediaset e su tutti i principali canali tv in chiaro gratuiti.

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